I thriller non subiscono il lockdown.

Noi sappiamo come inizia. Abbiamo letto in anteprima qualche pagina. Come il respiro cambia leggendo, giusto di un soffio, mentre la storia allunga una mano invisibile e afferra il bavaglio della curiosità e ci tira dentro con fare deciso ad una Torino percorsa dal Tenente Colonnello Sodano, dal Capodipartimento di Torino della Dia, Ambra Laurenti,  dall’ambiguo Commissario Tonio Natuzzi. Gente dura, alle prese con situazioni difficili, feroci. Abituata a criminali di ogni tipo anche se questa volta qualcosa varca i confini degli orizzonti già attraversati.

I thriller non subiscono il lockdown

Dove siamo ? Siamo dentro alle pagine dell’ultimo libro di Andrea Monticone, caporedattore del quotidiano CronacaQui, vincitore del Premio Vitaliano Brancati, un esperto di cronaca nera e dei segreti della città. Intitolato Carne mangia Carne, edito da Buendia Books, il libro è un istant novel che appoggia la storia nel momento del confinamento collettivo, dove apparentemente tutto si è fermato.

GazzettaTorino lo ha raggiunto e intervistato.

Cominciamo con il capire come si fa a passare la giornata a scrivere di nera e non solo e poi trovare il tempo per costruire altra scrittura. Un romanzo chiede tempo e l’unica fonte sono le cose che si sanno e la fantasia. Insomma quando trovi il tempo?

“In effetti all’inizio della mia carriere di romanziere le due cose andavano di pari passo: mi occupavo solo di cronaca nera e poi scrivevo noir. Credo che le due cose si alimentassero: la cronaca forniva spunti utili per i romanzi e la cura del linguaggio nei romanzi mi aiutava a fare articoli meno banali. Adesso mi occupo di molti più temi nel mio lavoro e anche il romanzo ne risente, per fortuna. Il tempo… bella domanda: scrivo quando sono nelle condizioni giuste, magari dopo che per mesi ho accumulato appunti e spunti, immaginato scene e personaggi, tracciato schemi. Mi capita di scrivere la sera tardi, nei pomeriggi liberi nella mia casa in campagna, ho scritto anche in vacanza in passato e, di recente, ho scritto persino in ospedale. Non sono disciplinato, non sono uno di quelli che dice ora mi metto alla scrivania e scrivo tot parole, oppure per tot ore di seguito… Ma quando sono ben preso dalla storia, può capitarmi di scrivere anche per molte ore di seguito”

Cosa spinge tutti noi alla curiosità per i noir? Cosa nascondono queste storie terribili da renderci affamati di curiosità?

“Il noir è come la cronaca nera, attira come un magnete la curiosità, stimola il desiderio di sapere di più. Sesso, soldi, sangue sono le tre S dell’editoria popolare, dell’intrattenimento in cui però non devono mancare la cura e la scrittura adeguate. Poi si fa presto a dire noir, oggi molti libri in cui c’è un delitto e una specie di investigazione vengono definiti noir, o peggio ancora thriller. Si sta cavalcando ancora una moda di molti anni fa: in certi romanzi si cerca il finale rassicurante, cosa che non mi appartiene per nulla, io sono per i romanzi noir vecchia scuola, dove non c’è finale consolatorio”.

I thriller non subiscono il lockdown

Andrea Monticone

In questo libro, che non è il tuo primo,  porti la storia dei tuoi personaggi dentro il lockdown che per loro non esiste davvero. Un elemento di maggior tensione. Vuoi forse dirci che il mondo della malavita vive una realtà parallela nella quale noi non possiamo entrare?

“Mi piaceva l’idea del lockdown vissuto come un nuovo proibizionismo e con la criminalità che offre ciò che la normalità non può offrire, mi piaceva questo panorama che emergeva man mano che andavo avanti nella scrittura. Poi, possiamo anche pensare che la criminalità viva una realtà parallela ma non è vero che non possiamo entrarci, perché è lei che penetra nelle nostre esistenze. Sono altre le realtà proibite ai comuni mortali, come i giochi sporchi dell’alta finanza, le storture della globalizzazione, le dinamiche dell’1 per cento che governa il restante 99. La criminalità invece è in mezzo a noi e si arricchisce proprio per questo”

Nel tuo nuovo romanzo Torino che tipo di ruolo copre?

“E’ lo scenario e la protagonista insieme. Uno scenario persino allucinante, che rievoca notti grigie e dense di tensioni di decenni fa. Diventa protagonista la Torino che si vede poco, la Torino di chi tenta di ribellarsi a una criminalità che facciamo persino difficoltà a immaginare”

Chi è davvero il Colonnello Sodano. Si avvicina a qualcuno che hai conosciuto o un insieme di caratteristiche colte altrove e unite nel suo profilo? 

“All’inizio era il mix di due ufficiali dei carabinieri con cui ho avuto molto a che fare, per motivi di lavoro, uno dei due diciamo che era un po’ prevalente. Tempo fa, a un festival letterario con Andrea Pinketts c’eravamo tutti e due, io come scrittore lui come criminologo, infatti ci hanno chiesto se la location bastava a contenere entrambi i nostri ego. Poi però nel tempo Sodano è cambiato, maturato magari no perché il suo carattere e il suo modo di fare sono semmai peggiorati: oggi è forse più libero e politicamente scorretto, è un personaggio più completo. Qualcuno sostiene che abbia anche molte mie caratteristiche, ma al di là che ascoltiamo la stessa musica penso sia inevitabile nel gioco autore-personaggio, no? Certo poi gli riservo anche degli scherzetti: visto che ho smesso io, sto obbligandolo a smettere di fumare”

Andrea Monticone ci ha concesso un assaggio del suo noir. Importante ricordare che i diritti d’autore di questo libro verranno devoluti alla Croce Rossa Italiana.

Una telefonata in piena notte sveglia Ambra Laurenti, il capodipartimento di Torino della Dia, la direzione investigativa antimafia. Stranezza, chiamare in piena notte la Dia per un omicidio. La Laurenti sveglia il colonnello Gabriele Sodano, che dorme accanto a lei, e lo manda sul posto. (La loro relazione non è nota né dichiarata, forse è la prima volta che vanno a letto insieme. Lui per inciso ha ancora la ex fiamma che gli piomba in casa e gli causa grande eccitazione, e per inciso lei è una consulente giudiziaria che si diverte a complicare la vita della Laurenti). Perplesso, il attraversa in moto la città, una città deserta e blindata per il coronavirus, e raggiunge piazza Crispi, luogo di ritrovamento del cadavere. Sul posto c’è la polizia, nella persona , il capo della “squadra Natuzzi”, un gruppo di poliziotti corrotti, dediti anche a pestare e derubare spacciatori, ma decorato e rispettato, nonostante le inchieste giudiziarie su di lui, conclusesi in un “patto tra istituzioni” come avevamo già scoperto in “Un assist per morire” (dove non c’era Sodano) e “La mano del morto” (primo episodio della “nuova” serie di Sodano). Il cadavere è quello di un pensionato, ex ambulante di origine calabrese, e quello che gli hanno fatto è la ragione per cui Natuzzi ha chiesto l’intervento dell’antimafia: al cadavere manca il cuore, strappato dal petto, una chiara firma della mafia nigeriana.