Quest’anno ricorre un importante anniversario: 700 anni dalla morte di Dante Alighieri! E’ stato istituito il Dantedì: il 25 marzo di ogni anno si ricorderà in tutta Italia e nel mondo questo grande genio, che ancora oggi ha qualcosa da dirci. Dante Alighieri non è solo il padre della lingua italiana o colui che ha saputo parlare all’uomo di Dio e della fede.
Dante Alighieri

Ph. wikicommons. Divina Commedia

Dante è Dante: un figlio del suo secolo, figlio ben voluto o mal voluto dai fiorentini illustri e dagli uomini di cultura, un letterato, che ha preoccupato e occupato i professori e gli studenti di tutti i tempi.

Parlare di Dante non è facile.

Direi che è anche rischioso: vuol dire confrontarsi con la mente, la fantasia, la fede e la speranza di un uomo esiliato, condannato, deriso, tradito, perseguitato dalla politica e dalla storia, dalla religione e dalla scienza, dalla letteratura e dall’arte.
Tanto ci sarebbe da dire e tanto dovrebbe ancora essere detto. E non servirannoi riconoscimenti o le commemorazioni per improvvisare le lodi e i tributi che gli sono dovuti. Forse bisognerebbe fare come hanno fatto Gassmann e Benigni: imparare a pensare Dante, come lui vorrebbe essere pensato, imparare a leggere Dante, capire, amare o anche odiare la sua prosa scaltra e la sua poesia illustre.
E anche sull’amore ha qualcosa da dirci. Non si limita a lodare Beatrice, ma la divinizza rendendo eterno ogni suo sguardo e ogni sua parola.
Il suo saldo percorso creativo continua ad intenerire l’umanità intera, che sogna e immagina, in un continuum emozionale, il suo mondo interiore, le sue passioni ancestrali, la sua intoccabile fede.
Per un docente di Lingua e letteratura italiana parlare di Dante vuol dire forse parlare di sé. Perché Dante è Dante: un argomento importante della propria professionalità e della propria cultura, un incontro atteso, temuto e, in qualche modo, sempre cercato.
Dante non è solo amore e fede. E’ molto di più: è un uomo che sa riflettere sull’uomo e il suo destino, che sa proporre all’uomo una scelta, qualunque essa sia, che sa ricomporre l’uomo diviso, spezzato, annullato dal dubbio, inebriato dall’illusione di qualche facile conquista, dimenticato dalla fortuna. Deriso dalla storia.
Dante è un temerario, un avventuriero passionale, un artista “di strada”, perché vuole percorrere con tutti un itinerario ardimentoso: quello della conoscenza attraverso la propria coscienza. Per questo Dante è il “grande Dante“, che ognuno, anche attraverso le opere minori, imparerà col tempo ad apprezzare.
E non c’è occasione migliore di quest’anno per ripercorrere, attraverso la lettura meditata, la sua vita e riscoprire la sua grandezza.
Parlare di Dante è utile e necessario, imparare Dante è lodevole!
Maria Giovanna Iannizzi