“Un Carabiniere lo si conosce solo quando muore”: la vita di Felice Maritano in un romanzo civile
A cinquant’anni dal tragico scontro con le Brigate Rosse, il libro di Alberto Busca ricostruisce la figura del Maresciallo Maggiore nel nucleo antiterrorismo di Dalla Chiesa. Non una semplice biografia, ma un tributo all’uomo dietro la divisa.
«Per la gente comune, la divisa di un servitore dello Stato è quasi sempre anonima, anonima fino a quando un fatto eclatante, e purtroppo il più delle volte tragico, ricorda loro che quella divisa ha un grado, un nome e una famiglia». In questa frase, pronunciata dall’allora Colonnello dei Carabinieri Giuseppe Franciosa nel ricordare il Maresciallo Maggiore Felice Maritano, risiede il nucleo profondo di una nuova opera che scuote la memoria collettiva del nostro Paese.
A cinquant’anni da quel tragico epilogo che ha segnato la storia della Repubblica, lo scrittore e storico Alberto Busca firma un potente romanzo civile intitolato “FELICE MARITANO. Un Carabiniere lo si conosce solo quando muore”. Un’opera necessaria, nata dal bisogno di restituire un volto, una voce e un’anima a un nome troppo spesso confinato nell’elenco ufficiale delle vittime del terrorismo.
Per Alberto Busca, storico appassionato di Medioevo ed ex Carabiniere perché «Carabinieri lo si resta per tutta la vita», spiega, misurarsi con la storia recente ha rappresentato una sfida complessa e delicata. Evitando le secche di una pedante biografia specialistica o il rischio di un’agiografia nozionistica, l’autore ha scelto la via del romanzo biografico. Una formula che, senza scalfire la rigorosa storicità dei fatti, permette al lettore di addentrarsi nell’intimo di una vita straordinaria, fruendo delle emozioni e dei pensieri più profondi dei protagonisti.

Il volume, arricchito da documenti, testimonianze e memorie familiari, traccia il ritratto completo di Maritano. Cresciuto tra i monti della Val Sangone in un’Italia che cercava faticosamente di rimarginare le ferite del secondo conflitto mondiale, il futuro Maresciallo scelse presto la strada dell’Arma, trasformando il senso del dovere in una vera e propria missione di vita. Dalle trincee e dalle dure esperienze nei Balcani durante la Seconda Guerra Mondiale, fino agli anni più bui e complessi della storia repubblicana, il percorso di Maritano attraversa i decenni di trasformazione del nostro Paese.
L’incontro con Dalla Chiesa e il sacrificio estremo Il culmine della sua carriera coincide con uno dei momenti più drammatici per le istituzioni italiane: l’ascesa delle Brigate Rosse. Maritano entra a far parte del nucleo antiterrorismo guidato dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, diventando in breve tempo uno degli uomini di punta e più validi su cui l’Arma potesse contare.
Ciò che rende la figura di Maritano un esempio luminoso, come sottolineato dal Presidente Angelo Torelli durante la presentazione ufficiale del libro alla presenza delle massime autorità civili e militari, è una scelta di puro slancio e generosità: a pochissimi giorni dal meritato pensionamento, il Maresciallo scelse di offrirsi volontario per continuare a combattere in prima linea contro il terrorismo. Una dedizione che pagò con la vita il 15 ottobre 1974, giorno del suo estremo sacrificio.
Un’eredità per il presente insignito della Medaglia d’oro al Valor Militare con la motivazione “Lasciando ai posteri fulgido esempio di elette virtù”, Maritano viene descritto dai suoi superiori dell’epoca come l’archetipo del perfetto servitore dello Stato: un uomo in cui si compendiavano le virtù del soldato, del cittadino e del padre di famiglia premuroso.

Il libro di Busca non vuole essere un semplice esercizio di memoria, ma un ponte verso il presente. In un contesto civile in cui la società ha un disperato bisogno di punti di riferimento e linee guida valoriali, la storia di Felice Maritano smette di essere una polverosa pagina di archivio per trasformarsi in una parte viva della coscienza italiana. Ci ricorda, oggi più che mai, quanto alto possa essere il prezzo della libertà e della difesa delle istituzioni democratiche.
Renata Abegg

