Un progetto speciale unisce gli studenti del Liceo Albe Steiner e il personale medico dell’Ospedale Infantile di Torino per trasformare le pareti del reparto in un grande “Luna Park” a colori, con il fondamentale sostegno dell’Associazione CHICHI e del Rotary Club Torino Sabauda.

Esistono mondi che scorrono paralleli, divisi dalle mura della quotidianità: da un lato la scuola, scandita dai tempi delle lezioni; dall’altro gli ospedali, dove il tempo si dilata e le giornate dei piccoli pazienti sono fatte di terapie e attese. A Torino, però, questi due mondi si sono incontrati dando vita a un’iniziativa straordinaria che porta il nome di “La scuola che cura”.

Il progetto ha visto la realizzazione di un grande murale a tema “Luna Park”, lungo oltre 30 metri, destinato a decorare e colorare i corridoi del reparto di Chirurgia Pediatrica dell’Ospedale Infantile Regina Margherita. Per capire a fondo le radici, le emozioni e le sfide tecniche di questa iniziativa, abbiamo rivolto alcune domande a chi questo percorso lo ha ideato e guidato passo dopo passo.

Come nasce questo progetto e il Vostro coinvolgimento?

Il progetto “La scuola che cura” nasce dal desiderio di due amiche, alle prese, ogni giorno, con bambini e ragazzi: con i loro occhi, la loro immaginazione, il modo in cui guardano il mondo e lo descrivono. La prima è una dottoressa del pronto soccorso dell’Ospedale Regina Margherita, la dott.ssa Patrizia Magro; la seconda una docente di Design e discipline pittoriche dell’I.I.S. Albe Steiner, la prof.ssa Paola Gandini.

Il progetto a cui hanno pensato si propone di decorare il reparto di chirurgia del Regina Margherita, attraverso la creazione di un murales, a tema “Luna Park”: ogni immagine è stata progettata e realizzata dagli allievi di design dell’I.I.S. Albe Steiner, con il supporto e la guida della docente di indirizzo, Paola Gandini.

In questo modo, la scuola è entrata in Ospedale, ponendosi il delicato obiettivo di sollevare il morale dei piccoli pazienti, portando loro la visione dei ragazzi e il frutto del loro lavoro, e l’Ospedale è entrato a scuola, per raccontare come esistano anche altri mondi, altri ragazzi e bambini che non hanno le stesse possibilità, il cui quotidiano non è scandito dal suono di una campanella o da ore di lezione.

Quali sono state le reazioni degli studenti che hanno partecipato?

Gli studenti hanno partecipato al progetto, che rientrava nell’ambito della Formazione Scuola Lavoro con entusiasmo ed anche un pizzico di magone, poiché alcuni di loro hanno familiari o piccoli amici ricoverati presso lo stesso ospedale.Il loro impegno è stato davvero enorme, poiché hanno disegnato più di 30 metri di decorazione, che è poi stata applicata lungo i corridoi del reparto, durante l’estate, poiché il lavoro è stato davvero lungo ed impegnativo.

L’espressione artistica in un contesto di difficoltà come quello di un ospedale pediatrico deve rispondere a esigenze particolari. Come vi siete orientati per scegliere immagini, colori, figure, contestualizzandoli in quel tipo di ambiente, portando un messaggio di serenità e allegria?

Ci siamo affidati all’immaginazione ed all’empatia dei ragazzi, che naturalmente sono più vicini per età ai piccoli pazienti (quando abbiamo iniziato il progetto erano in Terza, dunque avevano 15/16 anni) ed alla loro naturale empatia; la scelta finale è stata operata dai medici e dal personale infermieristico che conoscono le esigenze dei bambini.

In secondo luogo abbiamo dovuto rispettare i canoni della sicurezza: materiale ignifugo, progettazione a scuola, personale per il montaggio finale ridotto (max 5 allievi) ed in buona salute, il tutto per tutelare la sicurezza e la salute dei piccoli pazienti.

Le decorazioni realizzate non sono perfette, hanno qualche piccolo difetto, ma l’obiettivo, naturalmente, non è mai stato la perfezione: a guidarci sono state la passione, gli ideali, la pazienza che ha animato e dato corpo alla realizzazione di queste decorazioni. Un ringraziamento speciale va all’Associazione CHICHI, che supporta tali progetti, e al Rotary Club Torino Sabauda., che ha finanziato il progetto.

Il risultato finale che si può ammirare camminando oggi per il reparto non è soltanto un modo per ingentilire ma un murales di prospettiva giocosa e rasserenante. Le decorazioni, fatte dalla classe 5 C, portano con sé piccoli difetti che le rendono umane, vive, vicine. Come emerso dalle parole dei protagonisti, a guidare la mano degli studenti dell’Albe Steiner non è mai stata la ricerca di una perfezione estetica sterile, bensì la passione, l’ideale e una straordinaria pazienza.

Valori visibili in ogni centimetro di quel Luna Park colorato che oggi, grazie all’impegno comune di medici, docenti, ragazzi, dell’Associazione CHICHI e del Rotary Club Torino Sabauda., regala un sorriso e un po’ di meritata leggerezza a chi sta affrontando la battaglia più difficile.

Renata Abegg