Un convegno a Palazzo Carignano di memoria e progetto
Centocinquant’anni per la Voce del Popolo e ottanta per il nostro tempo, da dieci riuniti nel settimanale diocesano della Chiesa torinese sotto la testata La Voce e Il Tempo sono traguardi talmente importanti da festeggiare con la riconoscenza e i crismi che meritano. Un percorso iniziato negli anni Settanta dell’Ottocento, nel periodo post-risorgimentale tra tensioni e prime avvisaglie di qual cambiamento epocale conosciuto come rivoluzione industriale.
Nella Torino dei santi della carità, del cardinale Richelmy, del Non expedit e la furia anticlericale, tra cattolici intransigenti e sociali e transigenti liberali, le gazzette, i fogli, i giornali diocesani sviluppano la loro missione pastorale. L’ispiratore del foglio delle Unioni Operaie Cattoliche fu il futuro santo Leonardo Murialdo nel 1876 insieme al ferroviere Pio Perazzo, poi beato, a Domenico Giraud primo direttore e al suo successore don Reffo. Un giornale per la gente comune in grado di formare una coscienza civica, per allora una impresa titanica, come fu quella dei settimanali diocesani sorti negli ultimi trent’anni del XIX secolo e i primi anni del XX. Alla fine dell’Ottocento diventava La Voce dell’Operaio e si distingueva tra i tanti fogli cattolici e vicini alle masse contadine, insieme a due colossi come Il Momento e L’Armonia.

I padri Giuseppini del Murialdo ne furono proprietari per decenni e di fatto la testata restò sempre registrata a loro nome. Negli anni del fascismo dovette cambiare nome perché l’operaio richiamava mondi e ideali da estirpare nella logica del regime. Nel 1933 diventa La Voce del Popolo e con la direzione di don Casalis diventa sempre di più foglio di riferimento per la vasta diocesi subalpina negli anni dell’episcopato di mons. Maurilio Fossati.
La guerra semina morte e disperazione, i giornali resistono, anche quelli cattolici, e ritornano con la libertà riconquistata e il nuovo mondo democratico e repubblicano nel 1946. La Voce del Popolo diventa il settimanale cattolico della diocesi battagliero e fieramente sostenitore della Dc di De Gasperi, contro il comunismo, ma anche promotore del sostegno alle masse popolari e al sindacato bianco. Il direttore è mons. Jose Cottino fino al 1969 e segue i passi salienti della trasformazione antropologica della città fabbrica della Fiat, l’immigrazione, la stagione del boom economico e la crisi del 68.
Racconta la primavera del Concilio e il passaggio del testimone del Cardinale Fossati al vescovo professore Michele Pellegrino. Negli anni Settanta la svolta con la direzione di don Franco Peradotto, il direttore e poi vicario generale negli anni del post-Concilio animatore del giornalismo cattolico a livello nazionale, maestro e guida di generazioni di cronisti poi affermatisi nei quotidiani nazionali e in televisione, dalla Rai a La Stampa, dalla Gazzetta del Popolo ad Avvenire.
Infine, la lunga direzione di Marco Bonatti, allievo di Peradotto, con le Ostensioni della Sindone dal 1978 e le visite di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e la crisi dell’industria, il mutamento strutturale della città che culmina con la morte degli Agnelli e le Olimpiadi del 2006. L’ultimo capitolo è quello della direzione Rolandi che porta alla fusione con l’altro settimanale della Diocesi, il nostro tempo. Il foglio nato nel dicembre 1946 fortemente voluto dalla classe colta, della Resistenza democratico cristiana, degli uomini della ricostruzione democratica dell’Azione Cattolica, della Fuci e dei Laureati cattolici fu una idea geniale e vincente di mons. Carlo Chiavazza, ex cappellano in Russia. Un prete giornalista capace, insieme ai Padri Enrico di Rovasenda, Celso Pera agli intellettuali cattolico e politici del tempo da Gabrio Lombardi a Silvio Golzio, da Eugenio Minoli a Valdo Fusi di realizzare un foglio culturale davvero di profondità di analisi e qualità di pensiero unico. Nella città dove si pubblicavano cinque quotidiani La Stampa, La Gazzetta del Popolo, Il Popolo Nuovo diretto da Carlo Trabucco popolare e amico di Frassati, L’Unità senza dimentica Tuttosport, il nostro tempo per qualità e valore delle sue firme di letterati, scrittori, filosofi, teologi e poi anche scienziati e analisti politici internazionali ebbe un grande successo negli anni Sessanta e fino agli anni Ottanta, ben oltre i confini della diocesi.
I direttori dopo Chiavazza furono Domenico Agasso senior e Beppe Del Colle, condirettrice storica Maria Pia Bonanate. Poi nel 2016 la scelta di fondere i giornali La Voce del Popolo e il Nostro Tempo, sotto la direzione dell’attuale guida Alberto Riccadona, seconda una felice intuizione del vescovo mons. Cesare Nosiglia. Una lunga storia che sarà raccontata sabato 9 maggio in una giornata di studi Il Museo del Risorgimento (Palazzo Carignano, piazza Carlo Alberto, Torino) ospita sabato 9 maggio dalle 9 alle 18 il convegno «Torino ieri, oggi e domani», organizzato dal nostro giornale per celebrare i 150 anni della stampa cattolica locale.
Fra passato e futuro il Convegno intende ragionare sull’area torinese, la città e le sue campagne. La mattina le relazioni sulla storia dei giornali (Giovenale Dotta, Marco Bonatti, Maria Pia Bonanate, don Andrea Bisacchi; presiede Marina Lomunno). Nel pomeriggio dalle 15 alle 18.30 tre dibattiti di attualità: «Dove sta andando Torino» (Stefano Lo Russo, Paolo Damilano, Valentino Castellani); «La presenza locale e globale del giornale diocesano» (Alberto Riccadonna, Giampiero Gramaglia); «Dove sta andando l’informazione torinese» (Gianni Armand Pilon de «La Stampa», Antonello Micali de «Il Risveglio del Canavese», Carmine Festa de «Il Corriere della Sera», Marco Bardesono di «Torino Cronaca», Roberta Pellegrini dell’Associazione Stampa Subalpina). Presiede Federica Bello. Dibattiti moderati da Andrea Ciattaglia, Chiara Genisio e Alberto Chiara.
Luca Rolandi

