7,5 milioni di turisti ogni anno. Eppure, chi pensa a Torino come città turistica?

C’è stato un momento preciso in cui Torino ha smesso di essere una città chiusa in se stessa per diventare qualcosa di più: una meta turistica. Era il 2006, l’anno delle Olimpiadi invernali. Un evento che ha cambiato il volto urbano e la percezione esterna della città. È lì che nasce, forse, il nuovo turismo cittadino: un turismo culturale, sportivo e urbano, che oggi rappresenta il cuore dell’attrattività torinese.

A diciannove anni di distanza, la città sabauda continua a ricevere visitatori da tutta Italia e da molti Paesi europei. I motivi? Sono numerosi. Eppure resta una domanda sospesa: Torino è davvero promossa come merita? Oppure si è persa l’onda lunga delle Olimpiadi?

I dati parlano chiaro: a Torino il turismo non manca, anzi, cresce. Il 2024 ha segnato un record per il capoluogo e per tutto il Piemonte. Secondo Visit Piemonte, il territorio torinese ha registrato oltre 7,5 milioni di presenze. La permanenza media si attesta sulle 2,5 notti per turista, segno che la città sta imparando a trattenere chi arriva, offrendo più di un motivo per restare. Gli stranieri rappresentano ormai oltre il 50% delle presenze, con un’impennata proveniente da Cina e Stati Uniti. Eppure, sui media nazionali e internazionali, Torino rimane spesso ai margini del racconto turistico italiano.

Il paradosso è tutto italiano. In un Paese dove Roma, Firenze, Venezia e Napoli catalizzano l’attenzione, città complesse e affascinanti come Torino fanno fatica a emergere. Mentre Milano ha saputo ritagliarsi uno spazio come città europea, il capoluogo piemontese resta in una posizione intermedia: elegante, sobria, ma forse troppo silenziosa.

In una città che ha fatto della raffinatezza la sua cifra stilistica, anche l’enogastronomia racconta una storia sobria, ma potente. Torino è infatti la patria del bicerin, della gianduja e del vermouth; è la capitale del cioccolato d’autore, dei caffè storici, delle pasticcerie liberty. Ma su cosa punta davvero il capoluogo piemontese?

Oltre a un’offerta culturale solida – Museo Egizio, Museo del Cinema, Fondazioni, Palazzi Reali – il turismo torinese è alimentato da un carburante potente: gli eventi. E non solo quelli culturali (Salone del Libro, Artissima, Torino Film Festival, Biennale Democrazia). La città è al centro di un sistema turistico in cui sport, convegni, musica e cultura si intrecciano. Le ATP Finals hanno trasformato novembre in un mese caldo per il turismo, con appassionati che prenotano anno dopo anno per garantirsi un posto in città. In questo senso, Torino ha saputo conservare la capacità di attrarre pubblico attraverso lo sport, con strutture che, in parte, risalgono proprio al 2006.

A riprova di ciò, ad agosto Torino ospiterà la partenza della Vuelta, con un evento straordinario che inizierà dalla Reggia di Venaria: una vetrina per l’intero territorio. È la prima volta che la famosa corsa ciclistica spagnola parte dall’Italia. In questo quadro, il turismo congressuale rappresenta un’altra colonna portante. L’Italia è il primo Paese europeo – e secondo al mondo dopo gli Stati Uniti – per il turismo congressuale. Torino si inserisce in questa dinamica come una delle città italiane più attive nell’organizzazione di conferenze, fiere e summit.

Un altro aspetto spesso sottovalutato è la posizione geografica. Vicina alla Francia e alla Svizzera, perfettamente collegata con Milano e le Alpi, Torino è una porta d’ingresso all’Italia per molti viaggiatori stranieri. Eppure, non si presenta come l’Italia delle guide turistiche. Torino è piemontese prima che italiana, francese più che mediterranea. Nei caffè storici, nelle piazze porticate, nell’architettura sabauda, la città offre un volto che sorprende chi si aspetta i classici cliché italiani. Torino ha un’identità precisa, che richiederebbe un racconto consapevole, fresco, senza nostalgie.

La narrazione nazionale tende a trattare l’ex capitale come un’alternativa “di nicchia”. D’altronde, Torino è una città che si offre, ma non si impone. Una città visitata, ma non sempre vista. È ora che si decida se continuare a esistere per chi la cerca, o farsi finalmente trovare da chi non la conosce ancora.

Gaia Bertotti