A Torino, sabato 9 maggio, il Teatro San Giuseppe si è trasformato in un vero laboratorio del meraviglioso con una lunga giornata dedicata alla storia della stregoneria, esplorata da ogni prospettiva possibile, grazie al convegno sulla organizzato dalla casa editrice Yume, nel quale accademici, professori, ricercatori, studiosi, si sono alternati a divulgatori, giornalisti, scrittori e voci della cultura contemporanea, insieme a istituzioni e artisti, per comporre un mosaico ricchissimo e sfaccettato.
Ne è nato un percorso che ha intrecciato storia e antropologia, simboli e società, scienza e immaginario, un’indagine ampia, capace di restituire tutta la complessità di un fenomeno che continua a parlarci, a inquietarci e a risuonare nel presente, anche grazie al recente revival legato ai movimenti neopagani.
L’iniziativa, che ha richiamato esperti da ogni parte d’Italia, è stata promossa dalla casa editrice e Centro studi Yume, dall’Accademia Vis Vitalis, dedicata agli studi folklorici e alla medicina popolare, e dall’associazione Rue Morgue, attiva nella ricerca sulla storia della criminologia.
Il sottotitolo scelto, “Silenziosa è la notte”, ha guidato l’intera giornata, si è trattato di un invito a riascoltare le voci dimenticate che abitano il buio, quel territorio liminale dove mito e memoria si incontrano e dove, secondo le tradizioni, le streghe prendono forma. La notte come soglia, come archivio di storie sopravvissute all’ombra, come spazio in cui l’immaginazione amplifica ciò che la storia rischia di perdere.

Tra i relatori l’antropologo torinese Massimo Centini ha fatto inizialmente un cappello introduttivo alla storia della stregoneria, per poi approfondire il ruolo del folklore e del mito nella costruzione e nella trasmissione della stregoneria, mettendo in luce come racconti popolari, leggende e simboli abbiano contribuito a definire l’immaginario della strega. Intervistato a fine convegno, lo studioso ha dichiarato che: “Eventi come quello del convegno Yume sono sempre più rari perché il modo in cui fruiamo la cultura è cambiato radicalmente. L’ecosistema digitale ha frammentato l’attenzione, accelerato i tempi e spostato molte discussioni in spazi virtuali, più rapidi ma anche più effimeri. Oggi la conoscenza circola in modo diverso, non attraverso grandi momenti collettivi, ma tramite micro contenuti, video brevi, post, commenti. È un flusso continuo, ma spesso privo di profondità. Per questo incontri come questo hanno un valore enorme, perché sono in grado di restituire alla cultura la sua dimensione lenta di apprendimento e condivisione. Creano un luogo fisico dove il pensiero può sedimentare, dove le persone possono guardarsi negli occhi e costruire qualcosa di più”.
Agli effetti anche parte del pubblico arrivava da varie zone dell’Italia e l’incontro ha creato uno spazio di vera condivisione. Le conferenze della mattinata sono state quindi propedeutiche a comprendere meglio il fenomeno della stregoneria, infatti è stata analizzata la figura della masca, strega o herbaria con la sottoscritta, per dimostrare come la strega sia oggi un prodotto culturale che ha subito profonde modifiche nel corso della storia e poi è stato proiettato un contributo visivo dell’associazione Accademia Vis Vitalis sui testi più importanti usati nella caccia alle streghe.

Sono state molto apprezzate anche le conferenze di Marina Montesano, docente universitaria riconosciuta come il massimo esponente sugli studi attuali della stregoneria, che ha parlato di episodi particolarmente significativi, che mostrano quanto il timore del maleficio abbia influenzato la vita delle comunità, sospetti che si diffondevano rapidamente, accuse che prendevano forma e rituali di protezione messi in atto per difendersi dall’ignoto.
E poi Monia Montechiarini, giurista e scrittrice che, attraverso fonti storiche e processi inquisitoriali, ha messo in fatto risaltare alcune vicende locali e le convergenze con fenomeni analoghi in Europa, spaziando tra le varie pratiche usate contro la strega o gli stregoni, in particolare nel nord Europa. Andrea Maraschi docente bolognese ha invece affrontato l’argomento del rapporto tra alimentazione, pratiche magiche e immaginario stregonesco, facendo emergere come il cibo sia stato percepito non solo come nutrimento, ma come veicolo di potere e di trasgressione. Non sono mancati i casi più attuali, con Emiliano Russo, ricercatore e blogger conosciuto, che ha esaminato la stregoneria contemporanea nel suo intreccio con radici storiche e pratiche attuali. Un ruolo importante è stato svolto anche dalle istituzioni piemontesi. Il caso di Levone, tornato alla ribalta sui giornali negli ultimi anni per l’episodio di stregoneria del 1474, mostra come un piccolo comune abbia scelto di valorizzare questa memoria investendo in attività culturali e in un documentario, Masche. Le streghe di Levone, presentato al convegno dal regista Andry Verga.
Il case history letterario di Valentina Marcias, storica della Valtellina, ha raccontato la vicenda delle streghe di Piuro, in provincia di Sondrio, che l’autrice ha descritto nel libro “Le streghe di Piuro”, Yume edizioni. Infine è stato anche affrontato il dilemma della tecnologia con Clacson Media e Alessandro Casale: oggi si può parlare di stregoneria usando la rete? Casale ha dimostrato che è possibile presentando il nuovo progetto in partenza il 26 settembre, un podcast sulla storia delle streghe.

Un programma davvero ricco che è passato anche attraverso una fiaba stregonesca raccontata in giullarese da Lorenzo Tamagnone, che con una bravura incredibile ha saputo scuotere la platea e portarla nel passato, quando i poeti trovatori si spostavano di luogo in luogo, raccontando storie la cui potenza rimaneva negli animi di tutti.
Per un giorno la stregoneria non è stata un tema da osservare da lontano, ma un terreno condiviso su cui far circolare idee, intuizioni, memorie, dove le persone non si sono limitate ad ascoltare, ma hanno portato parti di sé, domande, ricordi familiari. Il convegno ha rimesso in moto fili che spesso restano sparsi, la storia, il mito, la ricerca, la vita quotidiana, e li ha fatti incontrare. Ha dato alle persone la sensazione di partecipare a qualcosa che le riguarda davvero, qualcosa che continua a vibrare anche dopo che le luci si sono spente.
Katia Bernacci

