Se almeno una volta, tutti hanno sentito nominare la bioetica, non molti saprebbero definirla con precisione. Da un lato, la colpa è dovuta alla giovane età della materia; dall’altro, dalla complessità degli argomenti che tratta, tutti accumunati da una domanda: qual è il limite etico e morale della scienza di fronte al valore e alla dignità umana?
Il termine è stato coniato, come lo conosciamo oggi, dall’oncologo americano Van Rensselaer Potter nel 1971, sottolineando l’importanza di una disciplina che studiasse le implicazioni etiche della medicina e della biologia e che facesse dialogare le scienze biologiche e i valori umani.
La bioetica è un campo di studi complesso, che tocca questioni morali spinose: tuttavia, è fondamentale che come società, ma soprattutto come individui, si faccia lo sforzo di affrontare questi temi che coinvolgono molto da vicino. La bioetica si occupa specificatamente di tutte le questioni morali, sociali e giuridiche che emergono dall’ambito biomedico. È necessario sapere quando e perché, storicamente, si è iniziato a studiare un’etica della vita che fosse formalmente condivisa.

I primi passi politici sono stati mossi a seguito del Processo di Norimberga, quando la World Medical Association, una federazione di associazioni nazionali di medici, adottò i primi due codici di etica per prevenire gli orrori che si erano visti durante la Seconda Guerra Mondiale e bloccare gli esperimenti illegali. Da quel momento, la bioetica ha avuto un’evoluzione molto rapida e interessante, sempre in stretto contatto con i valori pilastri della società, ma anche diramandosi in vari filoni più o meno rigidi, come ad esempio nel dibattito teologico.
Nella pratica, i grandi temi contemporanei sono quattro, definibili in base al dilemma a cui provano a rispondere. Il primo dilemma è: qual è lo status dell’embrione? La discussione è sull’inizio della vita: alcuni dei temi più rilevanti riguardano la procreazione assistita (fecondazione in vitro), la maternità surrogata e la selezione embrionale. Passando poi al suo opposto temporale, il dilemma è sul fine vita: quando la vita è vita e chi decide la sua fine? Il dibattito riguarda l’eutanasia, il suicidio assistito, l’accanimento terapeutico e il testamento biologico. Un altro tema che, per quanto sembri distopico, è in realtà estremamente attuale riguarda le nuove tecnologie: fino a che punto possiamo “migliorare” l’essere umano? Di questo si argomenta sull’ingegneria genetica, l’intelligenza artificiale in medicina e la nanomedicina. Infine, l’ultimo tema sempre più presente anche nell’opinione pubblica, riguarda la bioetica ambientale e globale. Questioni legate agli OGM (organismi geneticamente modificati), ai cambiamenti climatici e all’impatto sulla salute umana provano tutte a rispondere alla domanda: quanto è ampio il nostro cerchio morale di considerazione? Include solo noi stessi, le persone più vicine, o l’intera biosfera, compreso il futuro non ancora nato?
Questo per mettere in evidenza come le questioni bioetiche, che a prima vista sembrano lontane, siano in realtà molto vicine alla nostra quotidianità. Il dibattito è frammentato e la diversità di prospettive religiose e culturali ne rende difficile la conciliazione: proprio di fronte a questa complessità, non possiamo delegare il nostro giudizio. Per questo è fondamentale costruirsi una cassetta degli attrezzi critica, per poter analizzare ogni dilemma con consapevolezza e rigore e partecipare attivamente alle scelte che definiranno il nostro futuro.
Chiara Varricchio

