Mentre la città è abitata dai suoi rituali estivi tra asfalti roventi e kermesse post-industriali, c’è una Torino che preferisce ri-salire la collina, lungo i tornanti sinuosi di Borgo Po, fino a raggiungere asilo tra le geometrie barocche di Villa della Regina, adagiata sul chaise long della dorsale tra la Val San Martino e la Val Salice, ai piedi del parco cittadino di Villa Genero.

È qui, nella magnifica cornice di Villa della Regina, che è andata in scena la rassegna “Musica Regina in Villa” International Music Festival: un ciclo di appuntamenti presentati e organizzatati dall’Associazione Apeiron, sostenuti da mecenati e imprenditori, vede la collaborazione con Residenze Reali Sabaude, Direzione di Villa della Regina e Associazione Amici di Villa della Regina.
La kermesse non è stata soltanto un felice pretesto per spalancare i cancelli della seicentesca residenza sabauda al tramonto. Al cuore della proposta culturale si è avvertito un fil rouge preciso, un tributo implicito quanto doveroso all’intelletto visionario che di questo luogo tracciò il destino: Ascanio Vitozzi.
Fu proprio l’architetto orvietano, intorno al 1615, a concepire per il Cardinale Maurizio di Savoia il disegno originario di quella che nacque come una sontuosa “villa di delizie” fuori dalle mura.
Vitozzi, che in quegli stessi anni stava ridisegnando la spina dorsale di Torino con la monumentale Piazza Castello e il Palazzo Reale, intuì prima di chiunque altro le potenzialità teatrali della collina torinese, importando in Piemonte il modello delle grandi ville romane. E sebbene la morte lo colse proprio in quel 1615, lasciando il testimone ai Castellamonte, l’impronta del suo genio, quella fusione millimetrica tra il rigore della struttura e lo spartito naturale dei giardini digradanti, è rimasta intatta, come uno scheletro armonico mai sbiadito dal tempo.
La rassegna musicale è sembrata così l’esatta prosecuzione, a distanza di quattro secoli, di quell’Accademia dei Solinghi che il Cardinale Maurizio riuniva proprio in questi padiglioni per discutere di arti, scienze e filosofia. I concerti si sono inseriti nello spazio non come un elemento estraneo o puramente decorativo, ma come un restauro acustico. Le vibrazioni del pianoforte e degli strumenti hanno accarezzato le volte e si sono propagate verso gli esterni, amplificate da quell’acustica naturale che le quinte geometriche del giardino sanno creare.
Il vero e proprio zenit di questa operazione culturale, intitolata non a caso alle “Visioni”, si è compiuto durante l’ultima e attesissima serata della rassegna. Per la prima volta nella secolare storia di Villa della Regina, la residenza sabauda ha spalancato le porte a un’intera formazione orchestrale, ospitando la prestigiosa Filarmonica TRT del Teatro Regio di Torino.
Il palcoscenico scelto per questa prima storica non poteva che essere il punto più scenografico e vitozziano del complesso: il Gran Rondeau, la maestosa esedra posteriore. Sotto la direzione elegante della direttrice d’orchestra Cinzia Pennesi, le arcate in pietra e le terrazze digradanti del giardino si sono trasformate in un monumentale teatro a cielo aperto, una cassa di risonanza barocca per un repertorio di rara intensità.

La prima parte della serata ha visto un intenso dialogo tra l’orchestra e il pianoforte solista del valente Francesco Mazzonetto, ideatore e direttore artistico del Festival, sulle note del Concerto n. 20 in re minore K 466 di Mozart. A seguire, lo spazio dell’Esedra è stato inondato dall’energia vitale della Sinfonia n. 4 di Beethoven, un capolavoro di equilibrio classico che è parso specchiarsi simmetricamente nel rigore formale dell’architettura circostante con le luci tese dell’estate che ai attenuavano dolcemente
In un’epoca di festival di massa consumati frettolosamente, l’iniziativa ha ricordato la bellezza del dettaglio. Vedere e ascoltare questa rassegna, non un semplice intrattenimento serale ma un modo, squisitamente sabaudo e profondamente colto, di restituire al genio visionario di Vitozzi la più nobile e grandiosa delle risonanze.
Pier Sorel

