Le Professioni Sanitarie tengono testa al nuovo accesso a Medicina: iscrizioni stabili e infermieri ancora indispensabili
Si temeva una debacle nel numero di iscritti ai test delle Professioni Sanitarie che invece mantengono la loro attrattività.
Le Professioni Sanitarie reggono il colpo del cambio di modalità di accesso ai Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia: da quest’anno, infatti, si entra liberamente e sarà la successiva scrematura a scegliere i futuri medici. Questa nuova modalità di cernita dei camici bianchi avrebbe potuto influire significativamente sulla scelta dei neodiplomati nell’optare al percorso per diventare soprattutto infermiere, ma anche fisioterapista, ostetrica o una delle altre professioni sanitarie che oggigiorno in Italia ammontano a 20 riconosciute dal Ministero.
Il numero di iscritti al test di ingresso, svoltosi a livello nazionale nella mattina di lunedì 8 settembre, è rimasto pressoché invariato anche a fronte dell’aumento dei posti a disposizione. Il rapporto tra domande e potenziali nuovi professionisti si è dunque abbassato, ma nulla in confronto a quanto si sarebbe potuto temere, ovvero una netta trasmigrazione verso la professione medica. Il fatto che rimane è la necessità tanto di medici quanto anche di infermieri che diano linfa ai tanti pensionamenti in vista nei prossimi anni e al crescente fabbisogno per le malattie croniche, così come previsto dalla missione 6 del tanto discusso PNRR. Le stime sul fabbisogno di soli infermieri si aggira intorno ad almeno ulteriori 60mila unità per i prossimi anni, mentre le attuali iscrizioni sarebbero sufficienti al solo rimpiazzo di coloro che terminano la propria carriera.

Al netto dei piani organici auspicati, gli infermieri temevano di rimanere orfani dell’agognato camice bianco, che riscontra maggiore attrattività ideale all’occhio dei giovanissimi, soprattutto per le prospettive di carriera e per lo stipendio. Quest’ultimo aspetto è proprio uno dei più dibattuti per le professioni sanitarie e in particolare per gli infermieri che ritengono ancora insufficienti le manovre politiche previste. La professione attende infatti ancora certezze sulle lauree magistrali cliniche che dovrebbero dare adito a carriere più definite all’interno e fuori dagli ospedali, in particolar modo concentrandosi sulle cure primarie, le cure pediatriche e neonatali e le cure intensive e nell’emergenza. L’obiettivo di questi nuovi percorsi formativi sarebbe di espandere le competenze e le capacità decisionali degli infermieri e andare verso le prescrizioni infermieristiche per trattamenti e dotazioni sanitarie.
Dimonte, professore di infermieristica di UniTo, ha recentemente commentato che “i giovani di oggi sono pragmatici e guardano con interesse alla professione ma sono attenti alla carriera che verrà”. L’interesse si è sostanziato “raddoppiando i posti a disposizione in Piemonte” prosegue Dimonte” ma servono ancora significativi sforzi istituzionali per valorizzare l’infermieristica tra la popolazione generale”.
Sospesi tra l’opportunità di percorsi accademici innovativi e la contingenza dei numeri che preoccupa non poco l’assessorato regionale, reduce dal recente viaggio in Albania per verificare l’attrattività tra gli infermieri albanesi a svolgere la professione in Italia, l’Ordine degli Infermieri di Torino non è rimasto a guardare. Nel corso dell’ultimo anno sono state molteplici le iniziative per sensibilizzare i giovanissimi a intraprendere la professione infermieristica in seguito alla maturità. Per informare e promuovere la consapevolezza dei liceali verso una professione che necessita sempre e più di nuove leve, la Consulta Giovani dell’ordine torinese si è infatti spesa negli scorsi mesi per andare direttamente a bussare alla porta degli istituti superiori della provincia. Il progetto “Nurses for Future: un giorno per conoscere una professione”, patrocinato dalla Regione Piemonte e realizzato in collaborazione con i Corsi di Laurea in Infermieristica di UniTo, ha raggiunto dieci scuole, formando e sensibilizzando circa 500 studenti sia alla conoscenza della professione infermieristica sia cogliendo l’occasione per insegnare la rianimazione cardiopolmonare, in un senso di indispensabile educazione civica.
“Il progetto” dicono Ivan Bufalo e Ilaria Carbonero, presidente dell’Ordine e Coordinatrice dei Giovani, “è stato un vero successo che, tra dicembre 2024 e aprile 2025, ha permesso di unire formazione, prevenzione e orientamento professionale, portando gli infermieri di domani direttamente tra i banchi di scuola”. Aggiunge la responsabile del progetto, Elena Casabona “il patrocinio della Regione ha significato un interessamento delle istituzioni ad affrontare il problema partendo dalle basi, ovvero sensibilizzando fin dal ciclo di studi precedente, perché solo un’azione congiunta può ottenere i risultati necessari a garantire la salute del futuro”.

Sarà anche l’inizio di questo nuovo anno accademico alle porte ad accendere dunque la luce su quali potranno essere gli scenari della sanità piemontese nei prossimi anni e quanto realmente sarà possibile usufruire dei servizi annunciati dal PNRR, come le case della salute e l’infermieristica di famiglia e comunità, ribadite all’interno del nuovo piano sociosanitario regionale, fortemente voluto dall’Assessore Riboldi.
Jacopo Olagnero

