Palazzo Nuovo è la sede dei Dipartimenti di Studi Storici, Filosofia e scienze dell’educazione, Studi umanistici, Lingue e letterature straniere e culture moderne dell’Università degli studi, ed è uno dei primi edifici progettati e realizzati in acciaio con struttura a vista a Torino negli anni 60.

Venne definito come un grattacielo sdraiato, alto 28m, ospita aule di diverse dimensioni al primo piano mentre uffici e dipartimenti sono disposti nei quattro livelli soprastanti, in questi anni è stato oggetto di una ristrutturazione importante. I cantieri per il rifacimento delle tre grandi aule al primo piano sono appena partiti. Il Palazzo, che non ha mai incontrato grande consenso estetico, possiede però caratteristiche particolari, l’architetto Marco Visconti, incaricato della ristrutturazione, ne rivela alcune che lo connettono sorprendentemente al Beaubourg e allo stile di Carlo Mollino.

Architetto che tipo di struttura ha questo Palazzo? Quali i suoi meriti e i suoi limiti?

Palazzo Nuovo, progettato fra il 1958 al 1968 dagli architetti Levi Montalcini, Bardelli, Hutter e Morelli è il primo edificio universitario realizzato in Europa grazie all’impiego di un evidente sistema costruttivo industriale. La sua architettura è scandita da un’ossatura esposta, figlia di geometrie strutturali in travi e colonne d’acciaio disegnate per assecondare le necessità costruttive e funzionali legate alla rinascita industriale, viabilistica e navale del nostro dopoguerra.

Con anni di anticipo rispetto al più radicale Beaubourg, un insieme tecnologico retto dalla stessa matrice ha realizzato a Torino una moderna megastruttura contenente aggetti e grandi luci, in grado di accogliere spazi d’avanguardia, dinamici luminosi flessibili. Tale autorappresentazione basata su una nuova tecnologia, era però incapace di incorporare un pur semplice collegamento formale al contesto urbano, sorvolando anche sulle questioni di isolamento termico e comfort che hanno trasformato Palazzo Nuovo in una macchina energivora, solo di recente aggiornata con l’applicazione di nuove facciate.

Inevitabili critiche lo assimilavano ad un’astronave impropria, atterrata nel centro di Torino, è interessante ricordare che le stesse critiche investirono il centro Pompidou, progettato dal mio maestro Piano assieme agli architetti Rogers e Bianchini, che presto divenne il monumento al mondo culturale e sociale parigino.

Quali sono le difficoltà più rilevanti che ha riscontrato nel progetto di ristrutturazione delle tre Grandi Aule?

Le tre grandi aule sono racchiuse da un corpo dinamico posto poco distante dal suolo e proiettato verso la Mole Antonelliana. Lo stato dei luoghi mostrava un edificio estremamente grezzo e datato, in balia di un’acustica errata e di crescenti sbalzi di temperatura. Il nostro progetto parte dall’esterno con la costruzione di nuove coperture e facciate isolanti.

La poderosa struttura portante in aggetto che da sempre ospita le aule viene rivestita ed uniformata a volume puro impiegando elementi metallici che assicurino il filtraggio della luce naturale e la produzione di energia.

Il progetto di interni invece è caratterizzato dalla messa in opera di un nuovo pavimento a gradoni, posato sulla soletta di calpestio inclinata. Gli impianti sono completamente integrati al pavimento e al soffitto, entrambi rivestiti di legno naturale protetto. Le sedie originali verranno ricondizionate e posizionate sulle nuove gradinate. La forma volumetrica del soffitto a falde interne composto da aste di legno, permette di contenere le varie esigenze ingegneristiche delle tre sale alloggiando un sistema di illuminazione sia diffuso che concentrato sulle cattedre e sui leggii. Da un punto di vista contestuale i colori e i materiali si ispirano alla coeva sala del Teatro Regio di Torino, progettata poco distante da Carlo Mollino.

Il nome Palazzo ha sempre destato stupore, non si è mai capito come gli fosse stato assegnato, per coloro che lo frequentarono in passato era il “termosifone”. Nome poco complimentoso ma in fondo affine alla sua funzione: ha sempre dato calore alle materie umanistiche.

Marco Visconti si è laureato in architettura all’Università di Genova, ha conseguito un master post-laurea in Progettazione Architettonica presso la UCLA di Los Angeles e una laurea in Ingegneria al Politecnico di Torino. A Genova ha collaborato con Renzo Piano dal 1984 al 1986. Dal 1987 al 2006 è stato a capo del gruppo di progettazione architettonica di Fiatengineering e successivamente di Maire Tecnimont. Nel gennaio 2007 ha fondato uno studio di architettura focalizzato sulla sostenibilità.
Tra i progetti nei settori dell’industria, della formazione professionale e della cultura: il capannone di produzione motori e il padiglione verniciatura Ferrari, nonché il ristorante Ferrari a Maranello; il centro di formazione Iveco a Torino; il centro ricerche Fiat Sata a Melfi; il centro di formazione Hitachi a Lecce; la sala conferenze del Museo Nazionale dell’Automobile di Torino; l’edificio servizi dell’autodromo del Mugello a Firenze; Centrale idroelettrica e di cogenerazione Iren a Moncalieri; torre uffici Zucchetti a Lodi.