Verrà presentato al Politecnico di Torino, il testo a più voci “Laboratorio mediterraneo” Luoghi, miti e forme dell’abitare, edito da Lettera Ventidue, curato dall’architetto e docente in composizione architettonica Milena Farina. L’appuntamento inserito nel ciclo LiberiLibri si terrà mercoledì 28 gennaio, alle ore 17:00 presso la Biblioteca Centrale di Ingegneria, Sede Centrale – Corso Duca degli Abruzzi 24, Torino.

I partecipanti dell’incontro saranno: Laura Milan, Sergio Pace, Enrico Camanni e lo scrivente.

Ventuno occasioni per conoscere, capire ed entrare attraverso la porta concettuale delle case selezionate dagli autori chiamati a scrivere, il rapporto tra il Mediterraneo e le abitazioni costruite sulle sue coste, il volume è inoltre corredato da un raffinato apparato iconografico esplicativo, fatto di schizzi, mappe, piante, sezioni e fotografie.

Nel Novecento il Mediterraneo è diventato un riferimento centrale per l’architettura moderna, trasformandosi da spazio geografico complesso in un potente mito culturale. L’idea di una cultura dell’abitare mediterranea, al tempo stesso locale e universale, ha influenzato profondamente il progetto architettonico, riducendo la varietà dei paesaggi a pochi principi ricorrenti: rapporto con il suolo, centralità della luce, continuità tra interno ed esterno.

È soprattutto nella casa, e in particolare nella residenza unifamiliare o di vacanza, che questo immaginario prende forma. Le abitazioni diventano laboratori sperimentali in cui l’architettura si misura con il paesaggio attraverso terrazzamenti, spazi intermedi, patii e logge, e si configura come dispositivo per la visione del mare e dell’orizzonte. L’abitare si struttura come una sequenza di soglie, più che come uno spazio continuo, mentre la luce intensa genera contrasti e atmosfere sospese.

Questo mito, tuttavia, mostra le sue ambiguità. La ricerca di autenticità e isolamento si scontra con il turismo di massa, l’urbanizzazione delle coste e il consumo del suolo, oggi aggravati dalle questioni della migrazione e del cambiamento climatico. Eppure il Mediterraneo continua a offrire una lezione attuale: non come modello da imitare, ma come processo aperto, capace di interrogare il senso contemporaneo dell’abitare e il rapporto tra architettura, ambiente e società.

Abbiamo interpellato Milena Farina che ha dato vita a questa pregevole occasione di lettura.

Come è nata l’idea di questa pubblicazione, come ha scelto e coinvolto i vari autori?

L’idea della pubblicazione è nata da un’esperienza didattica di qualche anno fa al Dipartimento di Architettura di Roma Tre, dove insegno dal 2016. Si trattava del Laboratorio di Progettazione Architettonica del primo anno, dove studenti e studentesse compiono la prima esperienza progettuale affrontando il tema della casa unifamiliare. Avevo assegnato un lotto inedificato a Sperlonga, una cittadina laziale ricca di suggestioni: il borgo storico arroccato su un promontorio a picco sul mare, la presenza del Circeo che domina il paesaggio, la villa di Tiberio con la grotta, le linee morbide del paesaggio punteggiato da torri naturali e grotte, e non ultimo le case realizzate da due maestri dell’architettura moderna italiana come Luigi Moretti e Mario De Renzi: le Ville Valdoni e la “Casa per sé“, che interpretano diversamente i caratteri del luogo. Il sito offriva dunque agli studenti tanti stimoli diversi, per un tema di progetto che a tutti gli effetti si configurava come una “casa mediterranea“.

Gran parte dei esempi che mostravo durante il Corso facevano riferimento proprio a questa idea di abitare mediterraneo, che assume spesso i contorni del mito e che tanto ha affascinato gli architetti del Novecento, da Bernard Rudofsky a Gio Ponti. Ciascuno di loro ha offerto una personale interpretazione del tema lavorando a un’architettura della casa fatta di volumi elementari e superfici bianche intonacate, senza ornamenti ma dal potente valore plastico, con forti contrasti chiaroscurali dati dalla luce e un’articolazione di spazi dalle diverse gradazioni che mediano il passaggio tra esterno e interno.

Dalla raccolta di questi esempi nasce l’idea del libro. Il volume ha assunto via via i contorni di un’opera collettiva grazie al contributo di venti studiosi che hanno condensato nei saggi le loro ricerche sugli architetti e i progetti selezionati. Questi abbracciano un arco temporale di circa un secolo, dalle ville degli anni Venti ai nostri giorni, includendo anche progetti che declinano l’idea di Mediterraneo in altre aree geografiche. Gli autori dei saggi sono stati scelti proprio perché avevano già studiato a fondo queste case, privilegiando architetti e docenti di progettazione in grado di offrire non solo una ricostruzione storica ma anche un’interpretazione critica suggestiva per i progettisti di oggi.

Presenterà il testo nel freddo torinese di gennaio al Politecnico. Eppure la casa al mare e il Mediterraneo lo percepiamo sempre in una stagione estiva. Le abitazioni selezionate prendono vita, corpo, significato, solo in una stagione toccata dal sole?

Iniziare le presentazioni di un libro sul Mediterraneo in una città circondata da montagne, per di più in pieno inverno, può apparire singolare. Il mio legame con Torino e con il Politecnico, dove ho fatto il Dottorato vent’anni fa, spiega in parte questa circostanza. L’associazione tra abitare mediterraneo, casa al mare e stagione estiva è in realtà uno stereotipo che si è consolidato nel secondo Novecento, con la diffusione delle seconde case per vacanze, un fenomeno che ha interessato anche la montagna. C’è in questo luogo comune l’idea di un rapporto con la natura (il clima, il sito) edulcorato e armonioso, mentre l’ambiente mediterraneo è in molti casi violento e aggressivo: la casa deve difendersi dall’assedio del vento, del sole, da una luce violenta che acceca, da una vegetazione selvaggia e da terreni impervi. Questa condizione è esacerbata dai fenomeni estremi legati al cambiamento climatico, come abbiamo visto questi giorni in Sicilia.

Molti architetti del Novecento hanno interpretato questo rapporto con il luogo attraverso case introverse, che stabiliscono un rapporto misurato con il paesaggio attraverso piccole feritoie nelle superfici scabre dei muri, che animano lo spazio con un gioco di ombre mutevoli. Penso in particolare alle case di Riva a Stintino.

Quale tra le case proposte sceglierebbe per sé, e soprattutto oggi da chi si farebbe costruire una casa al mare?

Il libro raccoglie case molto diverse tra loro, per linguaggio, struttura spaziale, rapporto con il paesaggio e dimensioni. Mi affascinano molto le sperimentazioni che alcuni architetti – Rudofky, Riva, Konstantinidis, Utzon, Tusquets e Clotet – hanno portato avanti sull’idea di una casa primordiale, concepita come un riparo essenziale per una vita a contatto con la natura. Ma le stanze all’aperto o le case suddivise in nuclei di ambienti separati tra loro sono in realtà difficilmente abitabili, e non è un caso che in questi esempi gli spazi siano stati radicalmente trasformati. Rispetto alla selezione proposta dal libro, alcuni architetti come Moretti, Ponti, Coderch e Oiza riescono invece a raggiungere un perfetto equilibrio tra comfort dell’ambiente domestico e relazione organica con il contesto naturale. Nelle loro case la dimensione dello svago e del riposo sembra prevalere rispetto alla condizione un po’ punitiva di un vivere improntato all’essenziale, e il rapporto con la natura sembra più rassicurante. Seguendo le traiettorie creative suggerite dal libro, un progetto ideale di casa al mare potrebbe rielaborare le suggestioni mediterranee offerte dalle sperimentazioni di questi autori, adattandole a un diverso contesto e alle esigenze della cultura abitativa contemporanea. Ma in fondo la necessità di limitare il consumo di suolo e le conseguenze del cambiamento climatico ci suggeriscono modalità diverse di insediamento in territori fragili come quelli costieri. In ogni caso le culture abitative mediterranee, con il loro carattere adattivo e informale, ci offrono un repertorio di strategie e un immaginario che ci possono ancora ispirare.

Milena Farina

Milena Farina è architetta, PhD e Professoressa Associata in Composizione Architettonica e Urbana presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre. Nella sua attività didattica, di ricerca e di sperimentazione progettuale si è interessata in particolare all’architettura dell’abitare nella città moderna e contemporanea, agli spazi di uso collettivo e ai processi di rigenerazione urbana. È autrice delle monografie Spazi e figure dell’abitare. Il progetto della residenza contemporanea in Olanda (Quodlibet 2012), Borgate romane. Storia e forma urbana (Libria 2017), Colonie estive su due mari. Rovine, progetto e restauro del moderno (GBE 2021).