C’è qualcosa di squisitamente poetico, quasi teatrale, in ciò che sta accadendo a ventisette metri da terra sulla facciata di Palazzo Madama. Una di quelle parabole involontarie che sembrano uscite da una tragedia greca, ma lette con il sorriso di chi la commedia umana la conosce fin troppo bene.
Mentre le gru sollevano con imponente lentezza le quattro monumentali sculture — la Giustizia, la Magnanimità, l’Abbondanza e la Virtù Militare, assistiamo al trionfo dell’allegoria del Buon Governo. L’architettura ritrova la sua maestosità, la piazza il suo colpo d’occhio. Tutto impeccabile, se non fosse per quel piccolo, delizioso dettaglio che trasforma la solennità in ironia: quelle che vediamo salire verso il cielo sono, a tutti gli effetti, delle copie.
Fatte in marmo di Carrara sono state realizzate dalla società Litix Torart di Carrara per restituire la configurazione originale della facciata voluta da Filippo Juvarra, mentre le statue originali, scolpite da Giovanni Baratta tra il 1722 e 1724, sono state restaurate e trasferite lo scorso settembre nei sotterranei di quella che era la Galleria Carlo Emanuele I, nell’ambito del grande progetto di restauro e valorizzazione di Palazzo Madama.

È una metafora di una raffinatezza rara. Il Buon Governo originale, quello vero, scolpito tre secoli fa e segnato dal tempo, è stato giudicato troppo fragile per affrontare il mondo esterno. Troppo delicato per resistere alle intemperie della realtà. Così lo abbiamo preso, con ogni riguardo, e lo abbiamo riposto al sicuro, al buio, giù nei sotterranei. Al suo posto, bene in vista sulla facciata del potere, abbiamo preferito sistemare una replica perfetta. Splendida, intonsa, incapace di deteriorarsi perché priva di memoria. Una controfigura di marmo che recita la parte delle grandi virtù a beneficio dei passanti, mentre la sostanza riposa comodamente in cantina, al riparo da qualsiasi rischio.
In fondo non si può che sorriderne con indulgenza. È la rassicurante arte delle apparenze: perché affannarsi a custodire le virtù autentiche all’aria aperta, quando basta una buona ditta per scolpirne un’illusione impeccabile da mettere in quota? L’importante è che la facciata risplenda. Lassù, a ventisette metri d’altezza, il simulacro fa la sua figura; quaggiù, noi continuiamo a camminare, consapevoli che il Buon Governo è un’ottima scenografia.

