Nel cuore della Svizzera ad Econe vive da sempre il cuore del tradizionalismo lefebvriano ma nel quadrante del nordovest in particolare nell’area piemontese la presenza della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ha basi solide e consolidate negli anni con cappelle, priorati e comunità di fedeli distribuiti tra Torino, il Cuneese e il Canavese.

In Italia Genova è l’altra città in cui la presenza dei tradizionalisti e negli anni del primo grande strappo del 1988 su mandato di Giovanni Paolo II, lo storico cardinale e arcivescovo Giuseppe Siri aveva tentato un’ultima mediazione fallita con monsignor Marcel Lefebvre. Negli anni successivi i rapporti con la Santa Sede hanno vissuto fasi alterne. Benedetto XVI aveva revocato le scomuniche del 1988, aprendo una stagione di dialogo. Tuttavia, la piena comunione canonica non è mai stata ristabilita. Tornando al Piemonte è il canavese la terra di elezione dell’esperienza della comunità cristiana tradizionalista in particolare a Montalenghe ha sede il priorato di San Carlo Borromeo dalla fine degli anni Settanta.

La Fraternità monsignor Lefebvre l’aveva istituita nel 1970 e in Italia proprio negli anni del post-concilio nel cuore della diocesi di Ivrea di uno dei più attivi ricettori delle applicazioni conciliari monsignor Luigi Bettazzi, prendeva forma la realtà che proprio il Vaticano II contestata nelle sue forme e indicazioni.

La casa di Montalenghe, acquistata nel 1979, è diventata il centro di formazione religiosa e teologica, ritiri spirituali, catechesi e celebrazioni liturgiche. E ad Ivrea i rapporti con la chiesa cattolica e con i vescovi che si sono succeduti a Bettazzi, dal cardinale Miglio all’oratoriano Cerrato e ora il nuovo pastore Daniele Salera non sono stati sempre sereni, anzi. Negli ultimi mesi le tensioni sono affiorate anche in considerazione di un pellegrinaggio quaresimale organizzato proprio dal Priorato di Montalenghe al santuario della Madonna Addolorata di Cuceglio a fine marzo guidato da don Aldo Rossi, priore di Montalenghe, la celebrazione della santa messa nella sua versione latina antica sabato 25 aprile, presieduta don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità alla quale ha fatto seguito una conferenza sui “problemi della Chiesa” e infine la promozione della proiezione al cinema Splendor nel cuore della città eporediese del film sulla vita Lefebvre “Un vescovo nella tempesta” il 28 maggio. Una intensa attività pastorale dei tradizionalisti nell’area di Ivrea che si accompagna alla presenza di fedeli provenienti da altre parti d’Italia e dall’estero osservata non senza qualche preoccupazione dalla diocesi.

Ma non c’è solo Ivrea anche nel cuneese la presenza della comunità fa capo alla cappella di Sanfrè mentre a Torino nella Cappella Regina del Santo Rosario, viene celebrata regolarmente la liturgia secondo il rito tradizionale latino. Ma in questo caso la situazione è diversa perché non c’è stato strappo con la Chiesa di Roma ma solo il legame con la tradizione del messale latino e il richiamo al Concilio tridentino e al magistero di Pio X, il Papa santo per tutti chiesa ufficiale e tradizionalisti.

Un mondo composito e in crescita ma con numeri che non elevati e una certa dialettica interna che divide coloro che pur di garantire continuità alla propria struttura ecclesiastica comprendono il rischio di un ulteriore irrigidimento dei rapporti con Roma. Dopo la rottura formale con la consacrazione dei vescovi ad Econe il Dicastero per la dottrina della fede nel decreto pubblicato il 2 luglio, con il quale vengono dichiarati scomunicati i vescovi direttamente coinvolti nell’atto e vengono precisate le conseguenze canoniche per l’intera Fraternità.

Un questione dunque molto delicata, aperta e in evoluzione nella quale anche le comunità presenti in Piemonte sono fortemente coinvolte e sulla quale non si conoscono esiti e prospettive.

Luca Rolandi

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