Case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale: la mostra I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer, ospitata presso il Museo Ettore Fico di Torino, è questo e molto altro. L’approccio scelto dai curatori è essenziale quanto efficace: un’esposizione semplice e lineare, priva di orpelli celebrativi. Un’iniziativa, questa, dell’Associazione Enrico Berlinguer, della Fondazione Duemila e dei centri studi Renato Zangheri, nata per valorizzare il patrimonio storico e politico della sinistra italiana.

Un’accurata selezione di fotografie, video interattivi e documenti olografici consente al pubblico di ripercorrere tematicamente i passi compiuti da Berlinguer fino al 1984, anno della sua prematura scomparsa. A emergere è l’uomo più che il politico: il sorriso sincero rivolto alla folla e lo sguardo attento ai bisogni della gente restituiscono la cifra morale di una figura che chi ha vissuto quegli anni può ancora oggi testimoniare.

Dopo Roma, Bologna, Cagliari, Sassari e Firenze, la mostra approda nella città dove vi fu la Fiat. Torino, città segnata dalle lotte operaie, entra a pieno titolo in questo racconto visivo. Non manca infatti la testimonianza fotografica di Berlinguer davanti ai cancelli delle fabbriche durante i famosi “trentacinque giorni” a ribadire la vicinanza del PCI al mondo del lavoro e dei lavoratori.

La mostra si articola in cinque sezioni principali, ciascuna dedicata a un aspetto distintivo della vita di Berlinguer. Gli affetti rievocano la dimensione privata e familiare, mentre Il dirigente ripercorre l’attività politica dal suo ingresso nella sezione giovanile del PCI di Sassari nel 1943 fino all’elezione a vicesegretario nel 1969. La sezione Nella crisi italiana racconta il periodo della segreteria del PCI (1972-1984), segnato dalle tensioni politiche e sociali del Paese. La dimensione globale illustra il ruolo internazionale di Berlinguer, con approfondimenti su eurocomunismo, rapporti con Unione Sovietica, Cina e movimenti di liberazione. Infine, Attualità e futuro analizza l’eredità politica del leader, evidenziandone la rilevanza ancora oggi.

Mappe e linee del tempo aiutano a inquadrare con maggiore precisione il contesto storico-politico dell’Italia della Prima Repubblica. Dal bianco e nero del primo numero de l’Unità al rosso della bandiera comunista, l’esposizione restituisce colore a ricordi ormai sbiaditi. Una mostra che va oltre l’orientamento politico dello spettatore e che lascia parlare immagini e fatti, senza rifugiarsi in facili elogi. Si potrebbe quindi dire che sia stato rispettato lo stile berlingueriano: nessun ossequio, nessuna agiografia. Lo spettatore, inizialmente accolto dal sorriso dell’uomo del compromesso storico, si avvia infine verso l’uscita con composta commozione.

Mostra gratuita e aperta al pubblico fino al 15 marzo 2026.

Gaia Bertotti