Riceviamo e pubblichiamo.

UNA GRANDE SFIDA PER TORINO

Da qualche anno sul tavolo della politica cittadina pesa la questione dei due nuovi ospedali, che un ambizioso progetto regionale ha messo pista. Da una parte la ventennale vicenda del Parco della Salute, o meglio le nuove Molinette, e dall’altra il progetto del nuovo Maria Vittoria che dovrebbe essere costruito con fondi Inail e che dovrebbe inglobare anche l’ Amedeo di Savoia.

Ma è proprio su quest’ultimo progetto che si accende dal 2022 la polemica . Già perché su indicazione comunale l’ospedale viene progettato in quell’area del parco della Pellerina oggi sede temporanea di circhi e giostrai. Una decisione che scavalca financo la Circoscrizione e che trova una decisa opposizione da parte della cittadinanza che si concretizza in due comitati (Assemblea Pellerina NoOspedale nel Parco e Salviamo la Pellerina )

Di qui si origina attraverso i comitati una operazione di informazione, elaborazione di osservazioni al progetto, invito alla partecipazione attraverso assemblee pubbliche etc. Una opposizione che unisce al rigore della contestazione nel merito lo strumento della democrazia partecipata. Ma che trova sino ad oggi una ostinata contrarietà delle istituzioni comunali e regionali.

Eppure se provate a spiegare alla prima persona che incontrate per strada che in quel fazzoletto di terra del parco della Pellerina compresso fra la Dora e corso Regina Margherita, corso Appio Claudio e corso Lecce, hanno deciso di costruirvi un ospedale di 6 torri da 5 piani più la “main street “ di collegamento e che l’ingresso per utenti ed ambulanze sarà a 6 metri di altezza per stare sopra il livello di esondazione della Dora, in genere il vostro interlocutore penserà che lo stiate prendendo in giro.

Perché anche un bambino capisce che se andate a piazzare un edificio di quelle dimensioni e ci aggiungete tutto quello che sarà a regime l’indotto che vi graviterà attorno, voi avrete la buona probabilità di devastare per sempre il restante parco adiacente. Subito dopo vi chiederà se non c’erano altre soluzioni ! E qui inizia l’altro aspetto di questa vicenda : quello delle domande senza risposta e delle omissioni.

E già perché ciò che nessuno sia tecnico che politico dice, ma è scritto nella relazione generale che accompagna il progetto, è che le dimensioni della location non consentono: la presenza di una farmacia con tutte le funzioni annesse, ne una emoteca con centro trasfusionale ne aule o laboratori per gli specializzandi in Malattie Infettive ( l’Amedeo di Savoia è polo regionale universitario) ne le cucine . A queste assenze si ovvierà con citiamo testualmente “ una robusta rete informatica “.

Lasciamo al lettore la interpretazione di tale asserzione.

Quanto poi alla dotazione relativa ai servizi dedicati al personale interno, quelle cose come un servizio di babysitteraggio ad esempio che dovrebbero rendere più appetibile il lavorare nel servizio pubblico, neanche l’ombra . Perchè , considerato che ad oggi Maria Vittoria ed Amedeo di Savoia dispongono all’incirca di 370 posti letto , il nuovo ospedale è progettato per 503 posti letto ? Perché per una dotazione di 503 p.l sono previsti solo 770 posti auto mentre per il progetto del nuovo ospedale a Cambiano per 350 p.l ne sono previsti oltre un migliaio ?

Perché la sede alternativa di via Traves è stata scartata con la sola apodittica motivazione di una sua inaccettabile perifericità? Queste sono solo le prime osservazioni che vengono in mente ad una lettura superficiale delle relazioni progettuali.

In realtà il Dossier preparato da geologi, urbanisti, medici ed esperti di Diritto Ambientale dei due Comitati ed inviato a tecnici e politici contiene un esaustivo elenco di motivazioni che controindicano il progetto in esame nella sua allocazione attualmente designata. E allora come si fa a conciliare l’esigenza di avere un ospedale moderno per il quadrante Nord-Ovest di Torino con il rispetto rigoroso del territorio destinato a parco e il non perdere la opportunità di avere i finanziamenti Inail ?

Bisogna avere il coraggio politico di un ripensamento della scelta fatta ed in nome della tanto sbandierata “concordia istituzionale “ fra Regione e Comune convocare un tavolo di concertazione cui far sedere tutti coloro, non importa a quale schieramento politico appartengano, che avendo ruoli istituzionali locali, regionali e nazionali possono contribuire a sciogliere il nodo del problema di tenere insieme soldi, salute, e la integrità di uno storico parco torinese .

Nel 2027 ci sarà una importante appuntamento elettorale che riguarda Torino e molti altri importanti Comuni dell’area metropolitana. C’è qualcuno di lor signori che pensa di possedere un consenso così granitico da infischiarsene del voto di quanti esplicitamente o silenziosamente hanno espresso il loro dissenso nelle vicende del Meisino o di corso Belgio e per l’ospedale alla Pellerina o per le altre numerose criticità che una città in trasformazione epocale sta attraversando ?

Questo è un appello al vecchio ma assai prezioso buon senso

Franco Rubiola