Addio a monsignor Nosiglia arcivescovo di Torino per dodici anni 2010-2022

All’età di 80 anni è scomparso mons. Cesare Nosiglia, prete, vescovo e arcivescovo di Torino dal 2010 al 2022. Era di Campoligure anche se è nato a Rossiglione, alture liguri, diocesi di Acqui Terme. Classe 1944 la sua formazione è degli anni in cui la Chiesa è attraversata dall’aggiornamento del Concilio Vaticano II, studi in seminario ad Acqui, poi Rivoli (il primo contatto con Torino) e infine studi teologici a Roma.

L’anno dell’ordinazione presbiterale ad Acqui Terme è emblematica, 1968, tempo di “rivoluzioni” dei costumi, speranze, illusioni e violenze. Poi la lunga stagione romana dal 1968 al 2003, praticamente quasi una vita. L’applicazione del Concilio ma soprattutto la sequela evangelica tra i più poveri, i dimenticati delle periferie romane, l’azione pastorale di un giovane prete che conosce la carità attraverso le parrocchie, la Caritas, Sant’Egidio.

Poi i primi incarichi anche nella formazione e nella catechesi, diventa vicario a Roma e poi è nominato vescovo da Giovanni Paolo II all’inizio degli anni Novanta. Diventa ausiliare a Roma, ha compiti importanti, come il coordinamento del grande Giubileo del 2000. Lo accostano al cardinale Ruini, che allora guida la chiesa italiana tra luci e ombre.

Non è un intellettuale, non è un teologo e biblista, è semplicemente un pastore con virtù e debolezze. Poi la chiamata a Vicenza come vescovo e il ritorno al nord nel 2003 e infine l’ingresso a Torino esattamente 15 anni fa nel 2010. Trova una Città molto cambiata da questo l’aveva sfiorata negli anni del seminario di Rivoli. Il peso di episcopati importanti da Pellegrino passando per Ballestrero, poi Saldarini e infine Poletto, il cardinale che aveva fortemente voluto cambiamenti radicali soprattutto nelle strutture nella chiesa torinese, con la nascita del Santo Volto e lo spostamento della Curia.

Nosiglia non perde tempo, fatica ad intra ed è amato ad extra: poveri, migranti, nomadi, anziani, giovani, lavoro le sue priorità, le sue sofferenze. Molto amato dal popolo, come ha ricordato il giorno delle esequie il suo successore il cardinale Roberto Repole, meno a suo agio con le istituzioni che però ha convocato in una serie di Agorà del sociale con il preciso compito di ricucire le due città: quella benestante e quella in affanno, in una Torino alla ricerca di una nuova identità dopo quella industriale e post-industriale. A fianco, fino quasi a diventare “sindacalista” degli operai e delle loro famiglie dall’Embraco alla Agrati, dalla FCA alle più piccole realtà in crisi. Il presepe di Natale con gli ultimi, gli anziani soli, i senza fissa dimora. La carità come segno distintivo del cristiano. Perché tutto passa e scorre, resta solo l’amore e l’abbraccio con Dio che per don Cesare, vescovo e amico è giunto alla fine di una estate.

Luca Rolandi