C’è un celebre racconto con cui lo scrittore americano David Foster Wallace aprì nel 2005 il suo discorso ai giovani laureati del Kenyon College: due giovani pesci nuotano tranquilli quando incontrano un pesce più anziano che li saluta dicendo: «Buongiorno ragazzi, com’è l’acqua?». I due continuano a nuotare finché uno si gira verso l’altro e chiede: «Che diavolo è l’acqua?». Il senso di quel metaforico incipit era disarmante: le realtà più ovvie, trasparenti e vitali sono spesso quelle più difficili da vedere e di cui prendere consapevolezza.

Stasera a Settimo Torinese, ore 21 e 30, nella rinnovata Piazza degli Alpini, quella stessa metafora diviene bronzo, acciaio Corten e flussi cristallini. L’artista Nino Ventura ha realizzato la sua nuova scultura monumentale, intitolata “Pesci fuor d’acqua“, trasfigurando la memoria industriale di un territorio in una profonda riflessione collettiva sul senso di comunità e sulla consapevolezza del vivere insieme.

Per comprendere l’opera bisogna conoscere la storia di quello che era un luogo molto diverso e inversamente piccolo. Tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60, sotto l’urto del boom economico e la nascita dei grandi complessi industriali, Settimo si trasformò radicalmente: da piccolo borgo agricolo di appena 13.000 anime a cittadina fabbrica con oltre 40.000 abitanti. Un terremoto sociale e demografico che costrinse migliaia di persone, giunte da ogni angolo d’Italia con le proprie identità e tradizioni, a sentirsi, letteralmente: “pesci fuor d’acqua“.

Nata dall’ispirazione del docufilm “Eco Tempo” di Piavioli (con Mariella Fabbris), che raccoglieva narrazioni e ricordi di ex lavoratori, la nuova fontana vuole essere il monumento a quel faticoso lavoro che andava a costituire una nuova comunità. La vasca disegna una morbida “S”, richiamando il tracciato della strada romana che collegava la città a Torino (a sette miglia da Augusta Taurinorum, da cui il nome Settimo). Sopra di essa si erigono sette parallelepipedi rivestiti in metallo, simboleggianti lo skyline storico e industriale del territorio:

  1. La Torre Medievale (circa 1300), memoria delle origini;
  2. La Torre della Paramatti (1913), la “torre del colore”;
  3. La Torre della Farmitalia (1907);
  4. La Torre della Siva (circa 1950), lo stabilimento di cui fu direttore Primo Levi;
  5. La Torre della centrale termica del Villaggio Fiat (1950);
  6. La Torre della Lucchini (l’altoforno);
  7. La Torre dell’Acquedotto (recente memoria abbattuta).

Lungo i fianchi di queste torri, sottili fessure svelano bassorilievi con pesci che dialogano sotto il flusso costante dell’acqua, evocando il Rio Freidano, il canale artificiale che per secoli ha alimentato l’economia locale. Ma è sulla sommità che “nuota” il messaggio: sette pesci in bronzo, realizzati con l’antica tecnica etrusca della cera persa, spiccano il volo librandosi verso il cielo e tracciando coreografie d’acqua.

Se per David Foster Wallace “l’acqua” rappresenta l’invisibile trama delle nostre vite quotidiane, della routine e della complessità sociale in cui siamo immersi senza accorgercene, l’opera di Ventura spinge il concetto ancora oltre. La fontana celebra chi un tempo era “fuor d’acqua” ma, grazie alla costanza, all’operosità e a una visione lungimirante, è stato capace di adattarsi, mettere le ali e superare i propri limiti.

Come ha dichiarato Elena Piastra, Sindaco della città: «La fontana evoca le radici storiche ma soprattutto rappresenta lo spirito profondo della nostra comunità: una realtà che ha saputo evolversi passando da tradizione contadina a polo di innovazione. Proprio come quei pesci capaci di mettere le ali, Settimo continua a guardare al futuro con coraggio».

Sulla vasca figurano due date simbolo: 1958 (l’anno del titolo di Città) e 2026 (l’oggi). Un arco temporale che riassume un messaggio chiaro: l’acqua della storia scorre e cambia, ma solo prendendone consapevolezza si può imparare a volare.