C’è una Torino sotterranea, silenziosa, che dal 28 ottobre al 9 novembre 2026 si apre a un dialogo inatteso tra pietra, tessuto e luce. La Cripta di San Michele Arcangelo, in Piazza Cavour, accoglie DAL SEGNO ALLA VOCE, la mostra monografica che Barbara Nejrotti dedica a dodici anni del proprio lavoro, sotto la cura di Ermanno Tedeschi. Il progetto nasce in collaborazione con l’Associazione Culturale Acribia e con il patrocinio del Comune di Torino.

Dietro questa mostra c’è una storia di fedeltà. Dieci anni fa era stato proprio Tedeschi a curare la prima personale dell’artista torinese, e oggi Nejrotti ha voluto affidargli di nuovo il racconto del suo percorso, come a chiudere un cerchio per aprirne subito un altro. Lei stessa lo descrive così: “Tornare a esporre con Ermanno Tedeschi dà a questo momento un significato particolare: è come ritrovare un filo e scoprire dove può ancora condurmi”.

E il filo, nel suo caso, non è soltanto una metafora. Tutto comincia nel 2014, quando Nejrotti trasforma la passione per il cucito in un linguaggio artistico del tutto personale, che chiama Arte dello Spessore. Due tele vengono cucite insieme e modellate con spessori interni, fino a diventare superfici che respirano, che hanno profondità e corpo. L’ago non decora: interviene sulla struttura dell’opera, ne cambia le tensioni, costruisce rilievi sui quali la luce va a posarsi generando ombre.

Nei primi anni questa ricerca tecnica si intreccia con uno sguardo rivolto all’essere umano. Compaiono orme, figure in bilico, uomini immersi nelle onde: immagini di presenza e di fragilità, di equilibrio cercato e mai del tutto raggiunto. È già un universo riconoscibile, che si misura con l’eredità delle ricerche spaziali del Novecento e in cui la tela proietta la propria ombra su se stessa.

Poi arriva il lockdown, e con esso un’opera che segna un passaggio. La tela viene cucita direttamente al telaio, e il gesto si riduce all’essenziale: il rapporto tra il tessuto e ciò che lo sostiene. È un momento di raccoglimento, quasi una pausa per guardare da capo le possibilità della materia, e la mostra lo legge proprio come una soglia.

Da lì il lavoro cambia natura. Nelle opere più recenti la tela trattiene l’ombra del soggetto cucito, che resta impressa come una memoria, mentre la luce naturale continua a proiettarne un’altra, mobile e legata all’istante. Due ombre convivono sulla stessa superficie, una ferma e una in continuo divenire, e il linguaggio di Nejrotti approda a un minimalismo rigoroso, in cui ogni elemento superfluo è scomparso.

Difficile immaginare un luogo più adatto della Cripta per accogliere questo percorso. Lo spazio sotterraneo, denso di storia e di spiritualità, amplifica il silenzio delle opere e lascia che sia la luce a guidare il visitatore, invitandolo a spostarsi, a cambiare angolazione, a scoprire come rilievi e ombre si trasformano a ogni passo. È proprio in questo dialogo con la luce che emergono la matericità e la tridimensionalità che rendono riconoscibile il lavoro dell’artista.

“Quello che mi ha catturato da subito è stata la dedizione quasi ostinata alla materia, una pratica artigianale complessa, mai fine a sé stessa”, racconta Tedeschi. “Ho visto in quelle superfici il tentativo di dare corpo all’ombra, al tempo, a ciò che scorre. Con questa mostra desidero accompagnare chi guarda dentro un’esperienza lenta, quasi tattile, dove l’opera non si esaurisce a un primo sguardo.” Per Nejrotti, invece, la mostra è “un punto di arrivo, ma soprattutto un nuovo punto di partenza”.

Nata e cresciuta a Torino, dove tuttora vive e lavora, Barbara Nejrotti ha costruito la propria cifra espressiva fondendo tecniche diverse, dalla lavorazione del legno al cucito, dalla pittura al taglio. Ha esposto in Italia e all’estero, tra cui il Parlamento Europeo di Bruxelles nel 2017 e la Chagall House di Tel Aviv nel 2018. Nel 2020 l’incontro con il Maestro Leonardo Mosso, insieme all’accompagnamento di Enrico Baleri, ha segnato il suo passaggio dal formale all’informale. Le sue opere sono state presentate in musei italiani e stranieri, nelle fiere d’arte con la Galleria Ferrero di Ivrea, e fanno parte di collezioni pubbliche e private.

La mostra è visitabile gratuitamente tutti i giorni dalle 15:30 alle 19:30, oppure su appuntamento, fino al 9 novembre 2026.