Feeling the Egyptian Blues: All’Istituto Steiner di Torino l’Antico Egitto incontra il Futuro
Dalle sponde del Nilo alle rive della Dora, gli studenti dell’Albe Steiner hanno ricreato il primo pigmento sintetico della storia, aprendo una finestra inaspettata sulle tecnologie di domani. Torino si tinge di un azzurro millenario grazie a un’iniziativa che unisce archeologia, chimica e arte contemporanea. Presso lo Spazio Steiner, l’Istituto Albe Steiner ha recentemente inaugurato la mostra sperimentale “Feeling the Egyptian Blues – dal Nilo alla Dora – un laboratorio archeo-empirico”. Il progetto rappresenta il culmine di un percorso corale che ha visto gli studenti trasformarsi in moderni alchimisti per riportare in vita la cosiddetta Fritta Azzurra, meglio conosciuta come Blu Egizio.

Creato originariamente circa cinquemila anni fa per ovviare alla scarsità del prezioso lapislazzulo, il Blu Egizio è ufficialmente il primo pigmento sintetico della storia. Gli studenti ne hanno ripercorso l’antichissima ricetta attraverso una sequenza rigorosa di fasi: dalla miscelazione accurata dei componenti minerali alla cottura in forno ad altissime temperature, passando per la macinazione della pepita e i successivi lavaggi necessari a eliminare ogni impurità fino a ottenere la brillantezza desiderata.
Ciò che rende questo pigmento unico non è però solo la sua valenza storica, ma una proprietà fisica stupefacente: la capacità di emettere una vivida luminescenza rilevabile esclusivamente ai raggi infrarossi. Questa peculiarità ha acceso l’interesse della scienza moderna, che ne sta studiando applicazioni rivoluzionarie in ambiti che spaziano dal fotovoltaico alla diagnostica per immagini, fino alla verniciatura di carrozzerie intelligenti. Durante l’inaugurazione, la presenza del ricercatore Marco Nicola ha permesso ai visitatori di osservare questa magia invisibile in tempo reale, grazie a un particolare visore che ha svelato la luce segreta emessa dalle opere.

Il percorso espositivo propone una raffinata stilizzazione grafica di capitelli egizi. Partendo dalla loro naturale struttura fitomorfa, le studentesse e gli studenti sono approdati a un’essenzialità di linee e forme dal gusto contemporaneo attraverso una graduale sintesi visiva. La mostra non espone solo prodotti finiti, ma racconta un processo che ha coinvolto tutti gli indirizzi di studio dell’istituto. Il lavoro si snoda tra prove pittoriche, fotografie agli infrarossi, progettazione di cataloghi e una suggestiva videoinstallazione in aula immersiva che narra l’intero cammino creativo.

Il successo dell’iniziativa è stato reso possibile dal coordinamento della Prof.ssa Serena Parodi per il pigmento e il laboratorio artistico, del Prof. Francesco Guglielmino per la parte fotografica, della Prof.ssa Paola Gandini per la grafica, del Prof. Guido Mori per la videoinstallazione e della Dott.ssa Raffaella Salani per le impaginazioni e le stampe.
La mostra è un’occasione rara per scoprire come la storia più antica possa dialogare con l’innovazione tecnologica. Per chi desidera visitarla, l’esposizione è aperta su prenotazione chiamando il numero 011 5217969.
Renata Abegg

