Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Virgilio Maroso, Mario Rigamonti, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Valentino Mazzola, Guglielmo Gabetto, Romeo Menti, Franco Ossola, Danilo Martelli. E ancora Egri Erbstein, Leslie Lievesley, Ottavio Corina. Saranno i loro nomi ad aprire, oggi, la cerimonia commemorativa alla Basilica di Superga, nel giorno dell’anniversario del disastro aereo che nel 1949 cancellò la squadra del Grande Torino. Un appuntamento che si rinnova ogni 4 maggio e che continua a rappresentare uno dei momenti più intensi per la città.

Sul colle che domina Torino sono attesi istituzioni, tifosi e rappresentanti del mondo sportivo, uniti dal desiderio di rendere omaggio a una squadra entrata nella storia non solo per i successi, ma per i valori espressi dentro e fuori dal campo. Il ricordo degli Invincibili si staglia contro la mole imponente della Basilica, capolavoro architettonico di Filippo Juvarra che con la sua cupola e le sue geometrie perfette sorveglia la città da secoli. In questo luogo, dove l’arte barocca tocca il suo apice, la tragedia sportiva incontra la solennità della storia più antica.

Sotto le navate progettate dallo Juvarra, nel cuore della collina, riposano infatti in un silenzio eterno altri tipi di re. Sono i sovrani del passato, i Re di Sardegna e i principi che hanno governato queste terre ben prima dell’Unità d’Italia, le cui spoglie riposano nelle cripte reali sottostanti. Questa convivenza silenziosa tra la maestà dei regnanti e il sacrificio degli eroi del campo conferisce a Superga un’aura di sacralità laica, rendendola un punto di riferimento identitario unico al mondo.

Il programma della mattinata prevede momenti di raccoglimento, la lettura dei nomi dei caduti e gli interventi delle autorità, in una cornice di sobrietà e partecipazione. Un rito civile che negli anni ha assunto un significato sempre più ampio, diventando patrimonio condiviso ben oltre i confini cittadini. Il ricordo del 4 maggio 1949 resta una ferita aperta, ma anche un punto di riferimento fondamentale: il Grande Torino, simbolo di un calcio capace di rappresentare un intero Paese nel dopoguerra, continua a essere evocato come esempio di spirito di squadra, disciplina e appartenenza.

Anche le nuove generazioni partecipano a una memoria che si trasmette nel tempo, risalendo i tornanti della collina per onorare una storia che non hanno vissuto direttamente. Superga, in questo senso, non è soltanto un luogo della commemorazione, ma uno spazio vivo dove la bellezza monumentale dello Juvarra, la presenza solenne delle tombe dei sovrani e l’emozione per i campioni granata si fondono in un unico abbraccio. Oggi, ancora una volta, Torino salirà fin quassù per ricordare, con la consapevolezza che quella storia continua a parlare al presente.

Renata Abegg