Addio a Gianfranco Morgando, una vita dedicata alla politica e alla formazione culturale dei giovani all’impegno pubblico
Ci ha lasciato un grande uomo e un politico di razza, Gianfranco Morgando, 76 anni, ne avrebbe compiuti 77 il 20 dicembre. Lottava con serenità e qualche preoccupazione con una malattia del sangue, poi la diagnosi leucemia, ma senza darsi per vinto aveva provato nuove cure. Infine, la crisi con la polmonite e la morte per arresto cardiaco dopo un ricovero non previsto. Morgando lascia la moglie Carmen, il figlio Andrea con la famiglia, la sorella Teresina e il fratello Severino, Riposerà a Borgiallo tra le sue campagne e i suoi cari. Come scrive la Fondazione Carlo Donat-Cattin di cui fu tra i fondatori e per molti anni direttore “Gianfranco Morgando ci ha lasciati senza fare rumore come era nel suo carattere schivo ed essenziale.
Mancherà a tutti noi della Fondazione Donat-Cattin. Il suo consiglio, la sua intelligenza, la sua preparazione sono stati per anni un bene prezioso di cui gli saremo grati per sempre”. Era nato appunto a Borgiallo nel canavese. Il suo paese, il suo ritiro, la sua famiglia, la sua campagna. Era un uomo garbato, sobrio, essenziale, curioso. Ha attraversato nella sua esistenza la storia della politica locale, torinese, regionale e nazionale, dentro le pieghe e le piaghe della politica dalla Prima Repubblica ai giorni nostri, sempre coerente e fiero nel suo essere cattolico, democratico, laico nel suo incedere e nel suo modo di intendere il mondo, la società, l’uomo. Dal momento della notizia della sua morte è stato un diluvio di ricordi, parole di riconoscenza, apprezzamento, amicizia. Generazioni diverse, uomini di fede, della politica, della società civile, del sindacato e dell’impresa, della cultura uniti nel dolore e nella fortuna e nel dono di aver incontrato Morgando nella loro esistenza.
Difficile indicarli tutti, sicuramente i suoi antichi amici della Democrazia Cristiana, di quella sinistra sociale che si scontro dopo il preambolo del 1980 tra i due grandi padri politici di Morgando, Carlo Donat-Cattin e Guido Bodrato. E oggi Pier Luigi Castagnetti che ha scritto e pensavi alla solidità dell’uomo politico ti veniva in mente Gianfranco Morgando. Pure se pensavi alla serietà, al rigore, alla competenza, al distacco personale, ti veniva in mente sempre lui. Come cattolici democratici momenti difficili ne abbiamo vissuto, lui c’era sempre. Diversamente da chi approfitta va di questi momenti per farsi una vacanza, “tanto ci penserà qualcun altro”, lui prendeva il treno e scendeva a Roma, per “dare una mano a risolvere”. I suoi consigli erano sempre meditati e preziosi. Oltre che distaccati sul piano personale. In politica più che “cucinatore”, era un grande “cucitore”, cioè mediatore, facilitatore, costruttore, solutore”, parole a cui hanno fatto eco quelle di Giorgio Merlo che con Morgando ha ricostruito l’itinerario della sinistra sociale in Piemonte e non solo, Domenica Genisio e poi i pensieri del sindaco Stefano Lo Russo che deve molto alle sue fortune politiche alla scuola del maestro cattolico democratico di Borgiallo, come gli esponenti di rilievo dell’ala del Pd cattodem Stefano Lepri e Monica Canalis che hanno scritto messaggi di amicizia profonda e riconoscenza commossa e poi tanti altri ancora i giovani Valle e Lubatti, e il navigato Piero Fassino, Mercedes Bresso solo per dire di alcuni. La capacità di tessere reti, di dialogare con tutti, di tenere coerentemente il proprio punto ma senza mai attaccare e delegittimare gli avversari, sono la cifra di un imprinting politico d’altri tempi.
Gianfranco Morgando non arringava l’uditorio lo faceva ragionare, lo spingeva allo studio, all’analisi, al confronto. Poi magari si perdeva per troppa prudenza, come i giovani leoni tra i popolari, la Margherita e il primo Pd gli facevano notare. Ma quella lezione, oggi e domani, la ricorderanno, perché la complessità della realtà contemporanea non si riduce alla sterile contrapposizione o all’effimero post e reel social, ha bisogno di sostanza e contenuti.
Cattolico, più volte parlamentare, aveva mosso i suoi primi passi politici nella sinistra democristiana. Tra i fondatori del Partito Popolare, esponente della Margherita, infine punto di riferimento a Torino e in Piemonte dell’area cattolica del Partito democratico. Con lui se ne va un uomo di grande integrità morale che ha saputo attraversare la politica con grande sensibilità umana e con l’animo predisposto, a volte non sempre compreso, alla mediazione per dare valore all’incontro tra le idee. Lascia un vuoto umano ancora prima che politico che Torino e il Piemonte dovranno onorare. Era più di un maestro, un amico, una persona garbata capace di dare contenuti, valori e profondità di pensiero alla politica fosse quella del piccolo borgo nel quale era nato, alle vicende nazionali. Morgando, esponente del cattolicesimo democratico, ha iniziato la propria carriera politica come amministratore comunale nella sua Borgiallo e a Cuorgnè, nelle file della Dc, vicino alle posizioni della “sinistra sociale” del partito, quelle rappresentate da Carlo Donat-Cattin e da Guido Bodrato.
Consigliere provinciale a metà degli anni ’80, assessore all’Istruzione e poi al Bilancio dell’ente, nel 1992 per la prima volta vola a Roma in Parlamento. Nel 1994 è tra i fondatori del Partito Popolare Italiano, di cui è stato primo segretario regionale in Piemonte. Ritorna alla Camera nel 1996 in rappresentanza dell’Ulivo e diventa sottosegretario all’Industria del primo e del secondo governo D’Alema; quindi, sottosegretario a Tesoro, Bilancio e Programmazione Economica nel secondo governo Amato. Dal 2001 è membro e capogruppo della Margherita alla Commissione Tesoro, Bilancio e Programmazione. Eletto al Senato nel 2006 nel gruppo parlamentare dell’Ulivo, resta in carica fino allo scioglimento anticipato della legislatura nel 2008. Eletto segretario regionale nel Pd nell’ottobre 2007, in una testa a testa con un altro popolare Gianluca Susta, è rimasto in carica fino al 2013. Dal 2018 era direttore della Fondazione Carlo Donat Cattin di Torino, con la quale aveva lavorato in stretta collaborazione con il presidente Claudio Donat-Cattin e poi con Maria Pia Donat-Cattin, la famiglia e il Consiglio di Amministrazione e il Comitato Scientifico. Aveva sostenuto anche come delegato degli Enti nel Cda l’affermazione del Polo del 900, di cui la Fondazione Donat-Cattin è ente di rilievo.
Morgando sarà ricordato per il suo rigore, la preparazione e la competenza nell’affrontare gli incarichi affidatigli; persona di grande equilibrio, in un mondo politico sempre più incline ad affermare “ad alta voce” le proprie istanze, ha saputo mediare e argomentare con pacatezza, sempre alla ricerca delle convergenze piuttosto che dello scontro. Sul piano culturale, rimarrà prezioso il suo lavoro di ricerca e tutela delle radici rispetto al movimento cattolico piemontese e il suo impegno in ambito sociale. Negli anni è diventato soprattutto il saggio maestro di cultura politica gli devono molto personaggi che oggi ricoprono ruoli importanti nella politica locale e nazionale, nelle istituzioni e nella società civile. Il 3 settembre non aveva mancato l’appuntamento dell’apertura della festa dell’Unità a Torino al Parco Ruffini per ritrovare gli amici e ascoltare Graziano Del Rio.
È stato l’ultimo maestro tra i Popolari, l’ultimo anello di congiunzione tra quella grande stagione di ricostruzione democratica tra le temperie degli anni Settanta e gli anni Novanta, con il passaggio traumatico dalla Dc, al PPI, dalla Margherita e l’approdo non scontato al Partito Democratico. Lascia aperte strade di ricerca su carte, fondi, archivi che negli anni della sua direzione alla Fondazione Carlo Donat-Cattin ha saputo seminare e fare fiorire e che oggi andranno coltivati e custoditi. Ora lo speriamo nella luce di Dio e per chi l’ha conosciuto mancherà la sua parola per tutti, la telefonata in cui esordiva con “novità”, un suggerimento, un consiglio, sempre con lo stile e il rispetto di una persona di alti valori morali, voglia sempre di studiare e approfondire.
Luca Rolandi

