Economia

economia torino

Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura. Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura. economia torino

economia torino

Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura. Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura. economia torino

economia torino

http://www.comune.torino.it/ Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura. Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura.

La Fondazione CRT rielegge il Professor Giovanni Quaglia come Presidente.

Pubblicato da alle 17:39 in Economia, Prima pagina, talenTO | 0 commenti

La Fondazione CRT rielegge il Professor Giovanni Quaglia come Presidente.

Come era facile immaginare il Professor Giovanni Quaglia è stato rieletto all’unanimità Presidente della Fondazione CRT per i prossimi quattro anni, nella seduta di insediamento del Consiglio di Indirizzo appena rinnovato.   Nel discorso programmatico per il mandato 2019-2023, il Presidente Quaglia ha ringraziato i Consiglieri di Indirizzo per averlo eletto con voto unanime, e rivolto un cordiale saluto al Consiglio di Amministrazione e al Segretario Generale della Fondazione CRT con tutta la struttura. Nel sottolineare “il rapporto sereno e proficuo con le istituzioni civili, economiche e religiose, le fondazioni e associazioni del territorio, le tante realtà culturali, imprenditoriali, del mondo del lavoro e delle professioni, il variegato e fondamentale mondo del terzo settore”, il Presidente Quaglia ha salutato la Sindaca di Torino e i primi cittadini del Piemonte e Valle d’Aosta, i Presidenti, gli Assessori e i Consiglieri di entrambe le Regioni, delle Province e i responsabili di tutte le realtà territoriali, in particolare di quelle situate in aree marginali e che fanno più fatica: “A loro – ha detto – va l’assicurazione di un convinto riconoscimento del difficile compito di amministrare la cosa pubblica e del primato delle Istituzioni”. Ai Presidenti delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte, riuniti nell’omonima Associazione da lui stesso presieduta, Quaglia ha espresso “la disponibilità a continuare e, se possibile, rendere più pregnante ed efficace un condiviso comune servizio al territorio”.   “La scelta unanime che avete effettuato – ha detto il Presidente rivolgendosi ai Consiglieri di Indirizzo della Fondazione CRT – dà certamente più forza e autorevolezza alla mia Presidenza, ma conferisce un prestigio e una forza straordinari allo stesso CdI. Inoltre, la pressoché unanime modalità di designazione e di scelta di ognuno di voi, smentisce ricorrenti insinuazioni di interferenze o pressioni dall’esterno. Abbiamo l’orgoglio di essere uomini liberi! Pertanto, sarò difensore attento, al vostro fianco, dell’autonomia della Fondazione, delle vostre libere scelte, delle decisioni che andrete ad assumere, soprattutto negli appuntamenti cruciali, tra due anni per il rinnovo del CdA e, tra quattro, per la nomina del mio successore. Mi auguro che tutte le Istituzioni, ai vari livelli, abbiano la stessa determinazione, la stessa autonomia, la stessa libertà di giudizio e la stessa trasparenza che ha e che avrà la Fondazione CRT”.   “Rivendicare con forza il proprio ruolo – ha spiegato il Presidente Quaglia – significa rafforzare e rendere chiara la propria identità, che sta certamente in quello che abbiamo fatto e facciamo, ma anche, e forse soprattutto, nella relazione con il territorio e i suoi attori”. Quindi, dopo aver ricordato che, in oltre 27 anni, “la Fondazione è cresciuta, si è consolidata, ha rafforzato e differenziato il patrimonio, potendo così svolgere un ruolo significativo nella promozione della coesione sociale, economica e culturale del Piemonte, della Valle d’Aosta e, con le altre Fondazioni, del Paese”, il Professor Quaglia ha aggiunto: “Il profilo dell’impegno del mondo delle Fondazioni, nell’attuale scenario, dovrà sempre più privilegiare le partnership con altri soggetti, per poter rispondere in modo efficace ed efficiente alle sfide del cambiamento e creare così valore per le comunità e per il territorio”.   “Per il futuro ci saranno di grande aiuto le indicazioni emerse nella prima fase degli Stati Generali, la grande operazione di ascolto collettivo per ridefinire mission, vision e strategie della Fondazione per i prossimi anni. E questo, nella...

Continua

Prendi i soldi e scappa. All’estero preferibilmemte. Ricchi in fuga.

Pubblicato da alle 12:13 in Economia, galleria home page | 0 commenti

Prendi i soldi e scappa. All’estero preferibilmemte. Ricchi in fuga.

Ricchi in fuga — I ricchi non emigrano, “espatriano”, che è più elegante. La ricerca di livelli di tassazione minore è certamente un elemento importante, ma non è l’unico. Dei primi cinque paesi di destinazione preferiti dai danarosi in fuga—nell’ordine: Australia, Stati Uniti, Canada, Svizzera e gli Emirati Arabi Uniti—solo l’ultimo ha la mano fiscale veramente leggera. La Svizzera da tempo non entra più nel novero dei paradisi fiscali. Secondo l’Agenzia Bloomberg, l’anno scorso 108mila “High Net Worth Individuals” (familiarmente, ricconi) hanno cambiato paese di residenza, un aumento del 14% rispetto all’anno precedente e il doppio del 2013. Gli stati che hanno perso più multimilionari nel 2018 sono Cina (meno circa 15mila), Russia (-7mila), India (-5mila), Turchia (-4mila) e la Francia (-3mila). L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’UNHCR, riferisce invece che gli sbarchi dei migranti sulle coste italiane sono passati dai 119.369 nel 2017 ai 23.371 nell’ultimo anno. In totale, sulle coste europee l’anno scorso sarebbero giunti 138.882 migranti, perlopiù africani. È ovvio che le due situazioni sono molto diverse, ma il paragone sottolinea che, come c’è un movimento di interi popoli fuori dall’Africa, ci sia anche un’emigrazione di massa nel mondo da parte di quelli che posseggono molti soldi, in fuga da paesi d’origine che gli danno evidentemente da pensare. Il flusso parrebbe essere, a giudicare dalle destinazioni elencate sopra—sempre togliendo gli Emirati Arabi— principalmente verso giurisdizioni note per la stabilità, e non solo quella finanziaria. La suggestione trova riscontro nel caso della Gran Bretagna, che non arriva ai livelli della Francia—nemmeno di tassazione né di disordine—ma comunque ha perso anche lei quasi 3mila residenti particolarmente ricchi nel 2018, allarmati, almeno così si suppone, sia dalla rafforzata tassazione sia dalla Brexit. Andrew Molis, della New World Wealth—specializzata nell’assistenza agli emigranti ricchi che vogliono cambiare paese e nazionalità—ha detto alla Bloomberg che le preoccupazioni dei suoi clienti arrivano pure dalla criminalità, dalle scarse opportunità di fare affari e dalle tensioni religiose, ma possono anche essere la spia di un futuro buio. “Può essere un brutto segno, dato che spesso i primi a scappare sono quelli con forti patrimoni… Hanno i mezzi per partire, a differenza della borghesia”. Molti però sono ancora fermi al primo passo, la ricerca di un secondo passaporto. Secondo la Knight Frank, una consulente che procura nuove cittadinanze per chi investe nel paese di destinazione, quest’anno il 26% dei multimilionari globali comincerà almeno a preparare il possibile spostamento a lidi più ameni, una tendenza che allarma il fisco di molti governi che pensano di aumentare ancora le aliquote. L’Ocse ha recentemente messo sulla sua Lista Nera due centri mediterranei, Cipro e Malta, per l’eccessiva disponibilità a venire incontro alla domanda, cedendo un po’ troppo allegramente la propria cittadinanza in cambio di investimenti. Teme che così incoraggino l’evasione fiscale. Ora, i ricchi non solo hanno più denaro dei comuni cittadini, tendono anche ad essere meglio informati. Sanno qualcosa che non sappiamo noi? O è solo che hanno i soldi per mettersi al riparo prima? Courtesy: James Douglas...

Continua

Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Vincenzo Ilotte.

Pubblicato da alle 11:57 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page | 0 commenti

Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Vincenzo Ilotte.

GazzettaTorino, ha deciso di raccogliere opinioni, pareri, punti di vista, sul futuro della città, rivolgendo sei domande, sempre le stesse, a persone impegnate a diverso titolo nella società, nella politica e nella cultura, su un tema rilevante del dibattito pubblico, a nostro avviso trascurato: la Torino di domani. La città appare in questo momento, come si suol dire “sotto lo zelo di Abramo”, ossia pronta ad essere sacrificata senza sapere bene per chi o per che cosa. E noi, come Isacco, vorremmo che alla fine si salvasse. Vincenzo Ilotte è il Presidente della Camera di Commercio di Torino. Lo ringraziamo per la  partecipazione a Torino Domani. Dopo un viaggio all’estero, al rientro la città e talvolta l’Italia tutta appare più piccola, bloccata, come fosse imprigionata dentro ad un incantesimo cattivo. Prova anche lei questa sensazione, e se la risposta è si da cosa reputa sia dettato questo sentimento. Come imprenditore lavoro molto all’estero, soprattutto in Germania e negli Stati Uniti, mentre come presidente della Camera di commercio mi rapporto con le maggiori Camere europee e incontro istituzioni e associazioni internazionali. Certo, ogni tanto questa sensazione ce l’ho, ma questo non vuol dire che in Italia si vive in un “incantesimo cattivo”. Credo che nelle imprese italiane ci sia innanzitutto un problema di fiducia in se stesse che mina la nostra competitività, anche se tutto il mondo riconosce le nostre grandi capacità creative, produttive e di adattamento alle esigenze delle aziende straniere. Nell’area torinese ci sono 220.000 imprese: lo sapete che oltre 210.000 (il 95,5%!) sono micro-imprese con meno di 10 persone, 8.500 (il 3,9%) sono piccole imprese con meno di 50 persone, circa 1.100 (lo 0,5%) sono medie imprese con meno di 250 dipendenti? E che le grandi aziende sono circa 227? Ed è così in tutta l’Italia. Questo significa – e lo dico come Presidente della Camera di commercio – che c’è bisogno di far comprendere agli italiani che questa creatività, questa capacità di produrre deve subito migliorare e andare verso una maggior digitalizzazione tecnologica, come già stanno facendo alcune nostre imprese e come avviene nei Paesi più avanzati all’estero. Il dibattito sul futuro di Torino, su cosa voglia divenire, cosa ambisca a rappresentare, quale tipo di identità desideri per se ed i suoi abitanti sembra inabissarsi e virare ad un pensiero che verte solo sui conti, sui debiti, sulle spese; una grande liquidazione dei progetti e dei sogni. Come siamo arrivati a questo? Una maggiore sicurezza economica è cercata da tutti e in Italia si sono sempre avuti valori etici e civili che sorreggono questo desiderio concreto e che ispirano una politica seria. Ora però emergono solo gli aspetti negativi che non fanno vedere che le spese possono essere investimenti per il futuro, e prevalgono alcuni comportamenti individuali di chi ha cercato di arrivare per esempio con l’illegalità oppure con il disprezzo della sostenibilità o con il deprezzamento della cultura e della formazione. Qualcuno ha guardato ad altri obiettivi, altri hanno cercato altri mezzi per raggiungerli, altri ancora non hanno dato spazio ai giovani e ai loro sogni reali e che ora stiamo vedendo rappresentati anche in cortei mondiali. A Torino da qualche tempo manca un piano strategico pluriennale della città e della regione, per condividere con tutti che si è d’accordo su alcuni chiari obiettivi di...

Continua

Il mondo delle auto storiche trorinesi ha un nuovo Hub: FCA Heritage.

Pubblicato da alle 10:46 in Economia, galleria home page, Innovazione, MotorInsider | 0 commenti

Il mondo delle auto storiche trorinesi ha un nuovo Hub: FCA Heritage.

Se ne parlava da tempo, ma da oggi, finalmente, il nuovo FCA Heritage Hub è realtà. Il presidente di FCA John Elkann ed il responsabile del dipartimento Heritage Roberto Giolito hanno inaugurato il nuovo spazio interamente dedicato alla storia dei marchi automobilistici Fiat, Lancia, Abarth e Alfa Romeo. È stato ricavato negli spazi dell’ex Officina 81 di via Plava, nel complesso industriale Mirafiori di Torino, ed è un immenso ambiente sospeso tra passato e futuro: una sede di lavoro, di servizi e di vendita, ma anche un’emozionante vetrina e un percorso istruttivo. L’ambiente originale è stato oggetto di un restauro conservativo che ne ha rispettato la natura industriale. Alzando lo sguardo si può ammirare la mostra sospesa sulla storia di Mirafiori, un percorso di pannelli fotografici e testuali che racconta le vicende più significative dello stabilimento attraverso una fruizione coinvolgente, a ottant’anni dalla sua inaugurazione. Ma la sorpresa più significativa riguarda l’esposizione delle automobili: i 15.000 mq dell’Hub ospitano infatti oltre 250 vetture – alcune mai mostrate in pubblico – che rendono la struttura un luogo di formazione e di emozione: non uno spazio museale tradizionale, ma un vero e proprio “archivio tridimensionale” in costante arricchimento e un incubatore di idee che sarà possibile ammirare attraverso visite guidate. L’area centrale accoglie otto mostre tematiche, ciascuna delle quali ospita otto vetture di epoche e marchi diversi: dal 1908 al 2008. Un secolo di storia in sessantaquattro automobili, apparentemente lontane tra loro per tipologia, età e marchio, ma capaci di rappresentare concretamente il tema dell’area di appartenenza, secondo un criterio espositivo innovativo. Tra le “Archistars” vi sono i modelli nei quali le esigenze funzionali e produttive hanno indirizzato il progetto; dream car e concept car sono riunite nella sezione “Concepts and Fuoriserie”; in “Eco and sustainable” riflettori puntati sui progetti del Gruppo Fiat che sin dai primi anni Settanta hanno avuto a cuore le questioni ambientali; la sezione “Epic journeys” raggruppa una selezione di automobili che si sono rese protagoniste di avventure straordinarie; sotto l’insegna “Records and races” sono riunite automobili che hanno contrassegnato la partecipazione alle corse di velocità, di durata e i tentativi di battere record mondiali; “Small and safe” è dedicata alla massima sicurezza in dimensioni contenute; automobili di epoche diverse che, per caratteristiche e personalità, hanno rappresentato in modo efficace l’identità dei rispettivi marchi di appartenenza e hanno proposto contenuti stilistici innovativi che sono successivamente diventate delle vere e proprie tendenze, sono nella sezione “Style marks”; infine, “The rally era” con le vittoriose vetture Lancia, Fiat e Abarth che si sono aggiudicate i titoli mondiali della specialità. Lo spazio sarà presto aperto al pubblico, ma con modalità ancora da definire. Luca...

Continua

Domanda e offerta del trasporto viaggiano sul web. Macingo connette.

Pubblicato da alle 12:30 in Economia, I nuovi Shop, Prima pagina | 0 commenti

Domanda e offerta del trasporto viaggiano sul web. Macingo connette.

Alcuni parlano con il tono grave, proprio di un evento drammatico, del loro ultimo trasloco. Chissà cosa hanno visto, cosa è successo, se qualcosa è andato perso, infranto o dimenticato. Per solidarietà si annuisce. Si cerca di capire. Dopodiché se si vuole essere utili, si prova ad allungare un consiglio. Prima timidamente, poi pian piano con maggior convinzione. Soprattutto se le nostre esperienze sono state diverse, positive, rasserenanti e con ottimi risultati.  Ecco che salta subito fuori il nome di Macingo, per risparmiare tempo, per tagliare i costi e per trasportare le cose con sicurezza. Il nome è il frutto dell’unione delle parole inglesi match’n go (abbina e vai). Macingo fa incontrare velocemente grazie al web richieste e offerte di trasporto che così si abbinano e vanno dove si richede. E’ possibile trasportare dal trattore al pianoforte a coda, dalle bevande ai cavalli, dai mangimi al calcestruzzo, dalle barche agli elettrodomestici semplicemente compilando un agile format sul sito di Macingo per muovere cosa interessa su tutto il territorio nazionale e internazionale. Le aziende di trasporto presenti sulla piattaforma sono dotate di tutte le attrezzature, gli automezzi e le tecnologie adatte al trasporto merci nazionale e internazionale. Inoltre i trasportatori affiliati a Macingo hanno tutte le autorizzazioni per il trasporto in città e nei centri storici, possono accedere alle ZTL e provvederanno ad ottenere tutti i permessi burocratici necessari al trasloco senza alcuna preoccupazione. Poter scegliere la formula di trasloco che si preferisce: dal fai da te o comprensivo dei servizi di imballaggio o deposito dei mobili è la formula più elastica e concorrenziale. Pochi minuti online e si ricevono i preventivi a prezzi competitivi,  o  ci si può avvalere del supporto dello staff per completare la richiesta inserendo tutti i mobili, la cucina, il salotto e tutti gli oggetti di casa, che si ratti dell’appartamento o dell’azienda. Con più di 100 traslocatori in tutta Italia, il trasloco sarà più facile e...

Continua

L’AIRVO presente al Senato per chiedere un tavolo per i rivenditoi di auto usate.

Pubblicato da alle 13:27 in Economia, MotorInsider, Prima pagina | 0 commenti

L’AIRVO presente al Senato per chiedere un tavolo per i rivenditoi di auto usate.

L’AIRVO, l’Associazione italiana rivenditori veicoli d’occasione nata a Torino, è stata presente al Senato della Repubblica per chiedere l’istituzione di un tavolo nazionale dedicato al comparto come soluzione alle attuali criticità, e base per la ripartenza economica. Un allarme che i rivenditori sentono salire e che è in cerca di soluzione. “Il mercato dell’auto in Italia è in forte crisi. A pagarne le conseguenze sono già gli Operatori del settore e le Famiglie” dice in sostanza AIRVO. Tra le richieste spicca l’introduzione di uno standard nazionale per calcolare la vita residua dei veicoli usati attraverso un algoritmo specifico chiamato PDR realizzato appositamente dal Politecnico di Torino. Co queste parole Ercole Messina, presidente AIRVO, sintetizza il problema. “Dobbiamo correre immediatamente ai ripari  adoperandoci per invertire questa tendenza; e per questo proponiamo l’istituzione di un tavolo che dia impulso ad un Piano Industriale di sviluppo quinquennale. Il Governo deve farsi carico delle necessità e delle perplessità degli operatori del settore, e non barricarsi dietro silenzi Istituzionali che enfatizzano la ormai cronica assenza di interlocutori soprattutto nei confronti dei consumatori e dei cittadini i quali stanno subendo provvedimenti spesso inutili se non dannosi”. Sulla stessa linea è Salvatore Gravina, segretario generale Airvo quando dice  «La linea politica in ambito automotive adottata dal nostro attuale Governo, sta provocando duri contraccolpi in Italia.  Operatori e Famiglie ne stanno già pagando le conseguenze, subendo impassibili lo scenario di recessione che indubbiamente avrà riflessi anche in Europa». L’antefatto è la recente normativa in materia di tutela ambientale, relativa all’Ecobonus e all’Ecotassa, che si sta rivelando inefficace rispetto agli obiettivi che teoricamente si prefiggeva. Per Occuparsi davvero di ambiente è fondamentale predisporre anche incentivi per accelerare il rinnovo del parco auto a livello nazionale; istituire ulteriori “negativi contraccolpi” economici come l’ecotassa rischia di inibire ulteriormente un mercato già in forte crisi. La normativa “bonus malus” sta avendo un impatto molto negativo sul comparto sostengono i soci dell’AIRVO. “Sono necessarie iniziative a sostegno dell’usato aziendale non inquinante e anche km0 – aggiunge Salvatore Gravina.  Lo scenario attuale sta già portando alla perdita di posti di lavoro e rappresenta un contraccolpo per le famiglie che non possono permettersi di acquistare un’auto nuova. Chiediamo al nostro Paese un Piano industriale quinquennale che coinvolga anche la categoria dei rivenditori e che si ponga come obiettivo di rinnovare il parco usato circolante, prevedendo bonus e incentivi anche per l’acquisto di veicoli usati a bassa emissione”. Accanto alla normativa ambientale a mettere in difficoltà il comparto sono anche le leggi che riguardano la tutela del consumatore. L’art 129 del Codice italiano del Consumo ha infatti introdotto il concetto di “ragionevole aspettativa” nei confronti del veicolo acquistato, senza però definire un parametro in grado di oggettivare tale aspettativa. Un vuoto normativo che sta generando numerosi contenziosi. Su questo tema il Senatore Marco Perosino dice “E’ stata richiesta la definizione di uno standard nazionale per calcolare la vita residua del veicolo, al fine di prevenire i contenziosi. La questione non può essere affidata al giudizio soggettivo, serve un metodo scientifico per certificare le informazioni che vengono fornite nel contratto di compravendita a tutela di chi compra e di chi vende. Questo è stato reso possibile dal Politecnico di Torino.” E’ stata altresì ufficialmente presentata a livello nazionale la ricerca del Politecnico di Torino, coordinato dal prof. Maurizio Galetto, che...

Continua

Ci sono notizie che in Italia non arrivano. Per esempio su Trump e i gay.

Pubblicato da alle 18:07 in Economia, Eventi, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Ci sono notizie che in Italia non arrivano. Per esempio su Trump e i gay.

Trump paladino dei gay — Ci sono notizie americane—anche di peso—che non possono essere riprese in Italia. In parte, può essere che i corrispondenti dagli Usa non abbiano voglia di scriverle. Ma anche quando giungono in redazione, se non rientrano nella “narrativa” precostituita è difficile trattarle. Richiedono tempo e spazi extra che forse non ci sono per spiegarle correttamente ai lettori. Altrimenti potrebbero farsene un’idea sbagliata… Il 19 febbraio, quando l’amministrazione Trump ha annunciato un’iniziativa globale per sconfiggere—sì—la criminalizzazione dell’omosessualità, i giornali italiani hanno ritenuto di non riferire della novità. Erano appena stati arrestati i genitori di Renzi e il Movimento 5 Stelle era sembrato spaccarsi per risparmiare un processo a Salvini. Poteva anche bastare così. Il giorno dopo poi, beh, era già una notizia “vecchia”. Del resto, anche la copertura Usa è stata scarsa, forse per la sorpresa. La NBC News—uno dei principali TG serali—ha titolato: “Amministrazione Trump lancia iniziativa globale per fermare la criminalizzazione dell’omosessualità” e il Washington Post ha offerto a denti stretti: “L’amministrazione Trump vuole aiutare la popolazione LGBTQ all’estero”, impiegando una sigla che cresce di una lettera ogni volta che si aggiunge una variante sessuale. Per ora sono: “Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender e Queer”. L’iniziativa sarà guidata da un diplomatico, l’Ambasciatore americano in Germania, Richard Grenell, un omosessuale conservatore in auge nell’amministrazione. Ha subito convocato a Berlino attivisti gay—et al.—da tutta l’Europa per “strategizzare” insieme. Nell’annunciare l’incontro, Grenell ha citato l’impiccagione a gennaio nell’Iran di un uomo accusato di avere violato le leggi del Paese che vietano la sodomia. “Esecuzioni pubbliche barbare sono fin troppo comuni nel Paese, dove i rapporti omosessuali consensuali sono criminalizzati e punibili con la fustigazione e la morte”, ha detto Grenell, aggiungendo che, “i politici, l’ONU, i governi democratici, la diplomazia e la brava gente ovunque dovrebbero farsi sentire, e a voce alta”. La strategia per promuovere la depenalizzazione è ancora incerta, ma si fa sapere che, oltre all’Onu, coinvolgerebbe i paesi membri dell’Ocse in Europa, come anche altri stati che hanno già concesso i diritti ai gay—diritti ancora negati in 72 paesi attorno al globo. Citando l’Iran, Grenell ha dato una mano alla stampa liberale americana, fornendo una potenziale motivazione negativa per la mossa. Per la NBC, “è possibile che l’amministrazione possa vedere l’enfasi sul trattamento degli omosessuali come una leva per persuadere l’Europa ad appoggiare lo sforzo per il contenimento dell’Iran”, una motivazione che la stessa testata concede: “metterebbe però sotto stress i rapporti con gli alleati arabi che Trump vorrebbe invece con se”. Trump è uno svitato, ma quando si tratta di togliere l’erba da sotto i piedi dell’opposizione si rivela un genio. Gli oppositori stanno ancora annaspando, ridotti a sbraitare, come si legge in un titolo della rivista gay Out, che: “Il piano di Trump per legalizzare l’omosessualità è un vecchio trucco razzista”. Secondo la rivista, “l’atteggiamento iraniano contro i gay si è comunque ammorbidito negli ultimi tempi”. Non citano la recente impiccagione. Courtesy James...

Continua

TAV: perché non è solo una questione di trasporti.

Pubblicato da alle 12:28 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page | 0 commenti

TAV: perché non è solo una questione di trasporti.

In Svizzera cominceranno entro l’anno gli studi per portare i binari di AlpTransit da Lugano al confine con l’Italia. Intanto, a Roma si discute all’infinito sulla costruzione della tratta che unirebbe il nord del Paese al tracciato Lisbona – Kiev. Il confronto non potrebbe essere più illuminante. L’Italia preferisce l’alleanza con la Cina: quando deve scegliere tra Oriente e Occidente, il governo italiano di oggi non ha dubbi.  Corriere del Ticino e Corriere della sera, 8.3.2019 | © Luca Lovisolo Il confronto tra la prima pagina del quotidiano svizzero Corriere del Ticino e quella dell’italiano Corriere della sera dell’otto marzo non potrebbe essere più illuminante. Mentre in Italia si discute all’infinito sulla costruzione di una tratta ferroviaria che unirebbe il nord del Paese al tracciato Lisbona – Kiev e in prospettiva verso la Cina, la Svizzera dà il via agli studi per prolungare la tratta ferroviaria veloce AlpTransit da Lugano, dove arriverà nei prossimi mesi, fino all’estremo sud del Paese, al confine con l’Italia. AlpTransit non è una ferrovia ad alta velocità in senso tecnico, è un tracciato più veloce e parallelo, rispetto alla gloriosa Ferrovia del Gottardo. La vecchia linea non regge più i volumi in transito e obbliga i treni a salire alla quota di 1150 metri, attraverso un tortuoso percorso che rappresentò, quando fu realizzato, nella seconda metà dell’Ottocento, un capolavoro d’ingegneria, con i suoi ponti e le gallerie elicoidali. La nuova ferrovia, già oggi in esercizio sul troncone centrale, entra in un tunnel lungo 57 chilometri poco a nord di Bellinzona ed esce ad Erstfeld, a 80 chilometri da Zurigo. Ha ridotto drasticamente il tempo di percorrenza tra due importanti città svizzere, cambiando la vita a molti pendolari e incentivando l’industria turistica, oltre al traffico merci. In aggiunta, è un asse di trasporto essenziale tra nord e sud Europa. A fine anno entrerà in funzione il troncone che unisce, quasi totalmente in sotterranea, Lugano a Bellinzona. I tempi di viaggio complessivi si accorceranno di un’altra ventina di minuti e vi sarà anche un sensibile vantaggio per la mobilità all’interno del Canton Ticino. Nei giorni scorsi è stato annunciato che entro fine 2019 cominceranno gli studi per portare i binari di AlpTransit da Lugano fino al confine con l’Italia. Gli studi saranno pronti nel 2025: gli aspetti di cui tenere conto sono molti, anche di carattere ambientale, su un terreno geograficamente difficile e limitato (il territorio svizzero da Lugano al confine di Chiasso è una striscia densa di rilievi e larga pochi chilometri). Vi saranno discussioni e dibattiti, ma si può essere ragionevolmente certi che l’opera si farà, e si farà, come è già stato per il resto della tratta, senza chiedere soldi a nessuno, neppure ai Paesi confinanti, che pur beneficeranno indirettamente dell’opera. La consapevolezza ecologica, in Svizzera, è proverbiale: eppure, le opere si realizzano. Quando AlpTransit arriverà a Chiasso, c’è da prevedere che ci si troverà nella situazione seguente: chi partirà da Milano impiegherà ancora, come oggi, da 45 a 90 minuti circa, oltre i frequenti ritardi, per compiere i 50 chilometri che separano il capoluogo lombardo dal confine svizzero, a dipendenza del treno scelto; da Chiasso in poi viaggerà su una delle infrastrutture ferroviarie più moderne d’Europa, costruita, per ironia della sorte, con la partecipazione di non poche imprese e maestranze italiane. Le...

Continua

Car colors. I misteri del bianco.

Pubblicato da alle 15:55 in Economia, MotorInsider, Prima pagina | 0 commenti

Car colors. I misteri del bianco.

La Vauxhall ‘Prince Henry’ Sports Torpedo, del 1914, è generalmente considerata la prima vera macchina sportiva, una “bomba” da 25 cavalli. Era bianca. Da allora, il bianco perlopiù va bene per le ambulanze, come il nero per i carri funebri. Fino, cioè, ai tempi recenti. Ora, negli Stati Uniti – che per le dimensioni del mercato tendono a dettare legge nel marketing automobilistico – nero e bianco sono di gran lunga i due colori più popolari per le auto di tutti i tipi. Secondo dati della rete nazionale CarMax, nel periodo 1/12/2017-30/11/2018, oltre il 40% delle vetture vendute negli Usa sono state o nere o bianche. Insieme con la soluzione di compromesso, il grigio, il terzo colore automobilistico più popolare, si arriva appena sotto il 60% di tutte le auto vendute. Andando per tipo di carrozzeria, è possibile pensare che almeno per le macchine sportive potrebbero andare dei colori meno sottomessi – poniamo un bel rosso fiammante – ma non è così. Il nero domina in maniera pesante i segmenti coupé, berlina a quattro porte, decappottabili e sportive. Il bianco regna invece per le camionette, i minivan, e le station wagon – i mezzi scelti per i ruoli percepiti come d’utilità, come i taxi in Italia. L’unica macchina italiana a figurare nella lista delle “best seller” americane – la Fiat 500L – si vende meglio nel colore “verde bosco”, la scelta del 14% degli acquirenti della vettura. Ovviamente esistono ancora i veicoli dai colori più vivaci, ma la distribuzione geografica delle vendite di questi è controintuitiva. Le auto rosse si vendono meglio in assoluto nello Utah, lo stato dei Mormoni, con circa il 12% del mercato locale. Le auto arancioni (sì) invece vanno meglio nello sperduto stato di Nebraska, mentre in California un quarto di tutte le macchine vendute è di colore bianco. Le mode e i gusti nazionali negli Usa non nascono nello Utah o nel Nebraska. Una volta gli americani erano noti – quasi famosi – per una sorta di debolezza nazionale per i colori sgargianti, o almeno “poco severi”. Pare non sia più così. Courtesy James...

Continua

La fuga dei cervelli in Scandinavia, tra i feroci Vichinghi e gli Abba.

Pubblicato da alle 12:16 in Economia, Musica, Prima pagina | 0 commenti

La fuga dei cervelli in Scandinavia, tra i feroci Vichinghi e gli Abba.

La Scandinavia non è come il resto del mondo. Oscilla tra i feroci razziatori vichinghi e gli Abba, il gruppo pop più blando e di maggiore successo di tutti i tempi. Hanno venduto oltre 400 milioni di dischi. Cos’è intervenuto tra i due episodi? I “rimasti a casa” — Oltre all’occasionale cenno alla “fuga dei cervelli” che scappano all’estero, l’attenzione in Italia alla migrazione è quasi completamente focalizzata sull’impatto domestico dei nuovi arrivati in Patria. Il tema è molto politico e molto emotivo. Per considerarlo con serenità, forse è utile estraniarci, guardando all’esperienza di una parte “non mediterranea” dell’Occidente. Tra il 1850 e il 1920 l’allora miserevole Scandinavia perse il 25% dei suoi abitanti, fuggiti all’estero in cerca di lavoro e—in fondo—di qualcosa da mangiare. L’epoca tra i due secoli vide molti esodi del genere, con interi popoli in movimento, ma i dati migliori sono quelli dei pignoli paesi nordici. Ora l’economista svedese Anne Sofie Beck Knudson, dell’Università di Lund, in un recente studio—“Those Who Stayed: Individualism, Self-Selection and Cultural Change during the Age of Mass Migration”—ha riaperto quegli archivi per esaminare l’effetto a lungo termine dell’ esodo su quelli rimasti a casa. Secondo un’ipotesi comunemente accettata, ad emigrare sono perlopiù le persone dal carattere più individualista, quelli che—in termini economici “soffrono un costo minore” nell’abbandonare i loro rapporti sociali pre-esistenti. La studiosa si è posta l’interessante problema di vedere quale fosse l’impatto quando un paese perde in maniera massiccia la parte della popolazione più portata alle iniziative individualistiche, ipotizzando che con l’uscita dei più attivi crescesse il relativo peso degli abitanti stanziali, rendendo pertanto la nazione mediamente più conformista e omogenea—e dunque socialmente più incline al collettivismo e al conformismo sociale. Però, mentre era relativamente facile contare il numero di individui che partivano, non era altrettanto semplice dire quanto questi fossero di più o di meno propensi all’individualismo, specialmente su larga scala. Qui la ricercatrice ha impiegato una forma di jujitsu accademico, utilizzando come indice dell’inclinazione anti-conformista la tendenza di dare nomi insoliti ai propri figli… In altre parole, l’assunto era di supporre che più fossero statisticamente rari i nomi della prole, allora più tendenti all’anticonformismo sarebbero stati gli ambiti familiari in cui quei nomi venivano scelti. Partendo da dati sugli emigrati dalla Svezia, la Norvegia e la Danimarca nel periodo citato, la Knudson ha ottenuto risultati che indicherebbero come: “…gli individualisti avevano una maggiore probabilità di emigrare che non i collettivisti, e che i paesi scandinavi sarebbero oggi più individualistici e più culturalmente diversi se l’emigrazione non fosse mai avvenuta”. Ciò in quanto il cambiamento culturale che si è verificato in questi paesi: “è stato sufficientemente profondo da lasciare un impatto a lungo termine sulla cultura scandinava contemporanea”. I risultati saranno controversi—specialmente in vista dell’implicazione che i paesi diventino più disposti al collettivismo in rapporto a quanto manchi gente disposta ad agire in proprio pur di migliorare la loro condizione di vita. Forniscono però un’intrigante ipotesi per spiegare come mai la Scandinavia, che una volta esportava principalmente dei brutali razziatori vichinghi, è oggi più nota per le tranquille socialdemocrazie, le fotomodelle bionde e la produzione di mobili in legno chiaro. Courtesy James Hansen...

Continua