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Il diritto d’autore dopo il voto del Parlamento Europeo. Il copyright Gattopardo.

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Il diritto d’autore dopo il voto del Parlamento Europeo. Il copyright Gattopardo.

Il Parlamento Europeo ha adottato la sua posizione sulla riforma del diritto d’autore, che include norme specifiche per proteggere le piccole imprese e la libertà di espressione. Il mandato negoziale del Parlamento per i colloqui con i Ministri UE al fine di giungere ad un testo definitivo è stata approvato con 438 voti a 226, con 39 astensioni. Il testo apporta alcune modifiche importanti alla proposta della commissione affari giuridici di giugno. Le grandi compagnie web dovrebbero condividere i loro ricavi con artisti e giornalisti Molte delle modifiche apportate dal Parlamento alla proposta originaria della Commissione europea mirano a garantire che i creativi, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, nonché editori e giornalisti, siano remunerati per il loro lavoro quando questo è utilizzato da piattaforme di condivisione come YouTube o Facebook e aggregatori di notizie come Google News. Dopo la votazione, il relatore Axel Voss (PPE, DE) ha dichiarato: “Sono molto lieto che, nonostante il forte lobbying dei giganti di Internet, la maggioranza dei deputati al Parlamento europeo sia ora a favore della necessità di tutelare il principio di una retribuzione equa per i creativi europei. Il dibattito su questa direttiva è stato molto acceso e credo che il Parlamento abbia ascoltato con attenzione le preoccupazioni espresse. Abbiamo quindi affrontato le preoccupazioni sollevate in merito all’innovazione escludendo dal campo di applicazione i piccoli e micro aggregatori o piattaforme. Sono convinto che, una volta che le acque si saranno calmate, Internet sarà libera come lo è oggi, i creatori e i giornalisti guadagneranno una parte più equa degli introiti generati dalle loro opere, e ci chiederemo per quale motivo tutto questo clamore“. Pagamento equo per gli artisti e i giornalisti, incoraggiando al tempo stesso le nuove imprese La posizione del Parlamento rafforza la proposta della Commissione europea in materia di responsabilità delle piattaforme e degli aggregatori riguardo le violazioni del diritto d’autore. Questo vale anche per i cosiddetti snippet, dove viene visualizzata solo una piccola parte del testo di un editore di notizie. In pratica, tale responsabilità imporrebbe a tali soggetti di remunerare chi detiene i diritti sul materiale, protetto da copyright, che mettono a disposizione. Il testo richiede inoltre espressamente che siano i giornalisti stessi, e non solo le loro case editrici, a beneficiare della remunerazione derivante da tale obbligo di responsabilità. Allo stesso tempo, nel tentativo di incoraggiare le start-up e l’innovazione, il testo esclude esplicitamente dalla legislazione le piccole e micro imprese del web. Tutela della libertà di espressione I deputati hanno introdotto nuove disposizioni che hanno lo scopo di non ostacolare ingiustamente la libertà di espressione che caratterizza Internet. Pertanto, la semplice condivisione di collegamenti ipertestuali (hyperlink) agli articoli, insieme a “parole individuali” come descrizione, sarà libera dai vincoli del copyright. Qualsiasi misura adottata dalle piattaforme per verificare che i contenuti caricati non violino le norme sul diritto d’autore dovrebbe essere concepita in modo da evitare che colpisca anche le opere che non violano il copyright. Le stesse piattaforme dovranno inoltre istituire dei meccanismi rapidi di reclamo (gestiti dal personale della piattaforma e non da algoritmi) che consentano di presentare ricorsi contro una ingiusta eliminazione di un contenuto. Wikipedia e software open source esclusi Il testo specifica che il caricamento di contenuti su enciclopedie online che non hanno fini commerciali, come Wikipedia, o su piattaforme per la condivisione...

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A Milano il primo Starbukcs. Due insegnanti, uno scrittore e da Torino il gelato di Alberto Marchetti.

Pubblicato da alle 17:26 in EATpiemonte, Economia, galleria home page, Innovazione, Notizie | 0 commenti

A Milano il primo Starbukcs. Due insegnanti, uno scrittore e da Torino il gelato di Alberto Marchetti.

Proprio dove sorgeva la corte dei duchi longobardi, la Curia Ducis, da cui deriva il nome della piazza, Piazza Cordusio, ex sede di Poste Italiane, ha aperto il primo Starbucks italiano. Si tratta del format Reserve™ Roastery, la scelta premium del gruppo di Seattle, presente solo nella sede di Seattle, appunto, e a Shangai. Uno sbarco italiano in grande stile, che preannuncia aperture future gestite dal gruppo Percassi, scelto come licenziatario unico di Starbucks in Italia, il quale sarà proprietario e gestore dei locali. Parrebbe inoltre, che il gruppo bergamasco stia cercando a Torino uno spazio adatto ad ospitare una delle sue caffetterie, ma per ora non c’è ancora nulla di ufficiale.   Quello di Milano è il locale più grande d’Europa, uno spazio di 2.400 metri quadrati dove i clienti potranno fare un viaggio nel mondo del caffè. C’è una nota romantica che riguarda l’ideazione di Starbucks:  Howard Schultz, executive chairman e fondatore, ha raccontato che l’ispirazione  gli è venuta durante un viaggio a Milano nel 1983: “La mia immaginazione venne catturata dal caffè italiano, dal romanticismo, dalla teatralità del gesto nella preparazione nei bar, per me il caffè al bar è il terzo luogo fondamentale nella vita quotidiana degli italiani. Questo terzo posto tra casa e lavoro è stata l’ispirazione italiana di quello che in futuro sarebbe poi diventato Starbucks”. E forse, anche per questo, Schultz non si è mai sentito pronto ad entrare nel mercato italiano col concetto classico, proprio per il rispetto per la cultura del caffè del nostro paese, e ha voluto entrare solo con qualcosa di davvero unico e spettacolare. In primo luogo la Roastery è una vera e propria torrefazione, dove vengono tostati diversi caffè rari. Nel negozio c’è un pannello simile a quello degli aeroporti che comunica in tempo reale i caffè che stanno venendo torrefatti e si assiste al trasporto dei chicchi di caffè attraverso tubi penumatici. Oltre al caffè presso la Roastery si possono trovare più di 100 altre bevande tra cui i tè Teavana, preparati con il nitrogeno e altre nuove tecniche. Oltre a oggetti e caffettiere in vendita, c’è anche una piccola biblioteca con più di 200 titoli legati al caffè. Altre sorprese riguardano le collaborazioni avviate da Starbucks a Milano. La prima con la bakery milanese Princi (http://www.princi.it/), non solo limitata al negozio di Milano, ma si tratta di una collaborazione mondiale, con la possibilità di acquistare pane, focacce e pasticceria italiana al banco. La seconda con il maestro gelatiere torinese Alberto Marchetti (https://www.albertomarchetti.it/).  Una delle grandi novità di questa apertura è infatti l’introduzione nel menu di una nuova, inedita referenza: il nitro gelato affogato, il gelato molecolare. Alberto Marchetti è stato scelto da Starbucks per unire, con la sua esperienza, la tradizione italiana del gelato artigianale al gusto unico del caffè americano utilizzando ingredienti selezionati e rigorosamente Made in Italy.  Il nitro gelato affogato verrà offerto fresco al momento, con una preparazione scenografica , direttamente di fronte agli occhi dei clienti in 3 gusti: fiordilatte, crema al caffè e sorbetto al caffè. Il primo negozio Starbucks fu aperto il 31 marzo 1971 a Seattle, da tre ragazzi che frequentarono l’università: Jerry Baldwin, un insegnante di inglese, Zev Siegl, un insegnante di storia, e Gordon Bowker, uno scrittore. Starbucks piacerà così tanto anche in Italia? Si vedrà. La sua particolarità è quella di...

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Il giardino atomico. Piante mutanti da crescere nei giardini di casa.

Pubblicato da alle 19:07 in Economia, Medicina, Prima pagina | 0 commenti

Il giardino atomico. Piante mutanti da crescere nei giardini di casa.

Giardinaggio atomico — Il 6 e il 9 agosto del 1945 le forze americane sganciarono le atomiche sui porti giapponesi di Hiroshima prima e Nagasaki poi, mettendo fine alla Seconda Guerra mondiale nel Pacifico. Le vittime dirette sono state stimate in 100mila nella prima città e 200mila nella seconda. Oggi la visione convenzionale dei fatti atomici è del tutto negativa, ma è una convinzione cresciuta perlopiù con la grande ondata di revisionismo degli anni Sessanta, probabilmente dovuta all’evolversi della Guerra Fredda. Nei primi anni post-bellici, la percezione anglo-americana dell’ “era atomica” era invece esageratamente ottimistica, in una maniera che oggi sembra quasi perversa. Una delle più curiose manifestazioni del fenomeno—oltre alla scherzosa adozione del nome “bikini” (un’isola sito di una prova atomica) per un costume da bagno allora scioccante—fu quella del “giardinaggio atomico”. Nel 1959 una simpatica signora inglese, Muriel Howorth, fondò la Atomic Gardening Society, che si occupava della distribuzione ai soci in patria e all’estero di semi irradiati con i raggi gamma. Lo scopo del trattamento era quello di creare piante mutanti da crescere nei giardini di casa per identificare mutazioni potenzialmente utili: una forma precoce di “crowdsourcing”. Mrs. Howorth finì personalmente sui giornali per le prime “noccioline americane atomiche” prodotte con il sistema. Il fenomeno—che vide la distribuzione di almeno 3,5 milioni di semi mutanti—durò solo pochi anni, ma dette vita ai cosiddetti “gamma gardens”, grandi orti annessi a centri di ricerca dove si espongono le piante alle radiazioni atomiche nella speranza di provocare mutazioni nel loro DNA, mutazioni permanenti che possano essere adottate nelle coltivazioni commerciali. La tecnica—brutale, ma economica—ha prodotto non pochi successi: per fare un esempio familiare, il pompelmo “rosa”, un colore che questi frutti non avevano in natura. Fuori dall’Europa avanza l’ingegneria genetica, ma le forti obiezioni europee agli “OGM” fanno sì che il Continente continui a preferire la creazione di mutazioni casuali attraverso l’irradiamento delle piante con potenti isotopi atomici artificiali come il cobalto-60. Il più noto di questi centri—insieme, forse paradossalmente, al giapponese Institute of Radiation Breeding —è il laboratorio di Nuclear Techniques in Food and Agriculture a Seibersdorf, Austria, operato congiuntamente dalla FAO e la IAEA-Agenzia internazionale per l’energia atomica, sempre dell’ONU. La FAO, a giudicare dalla scarsa attenzione dedicata alle mutazioni sul proprio sito Internet, parrebbe un po’ in imbarazzo davanti al tema, ma la IAEA lo ama molto. Parla con entusiasmo del rilascio di oltre 3.200 nuove specie vegetali “mutanti” agli agricoltori del mondo. La cosa curiosa di tutto ciò è che queste colture sono sicuramente “geneticamente modificate”, ma non le si definiscono tali. La giustificazione è interessante. Secondo Pierre Lagoda, “Section Head, Plant Breeding & Genetics” del laboratorio FAO/IAEA, non c’è niente di più naturale di procedere a casaccio per vedere poi cosa succede: un concetto che illustra ai visitatori gettando dei dadi sul tavolo mentre parla. Ne consegue che sarebbe “meno naturale”, perfino sospetto, tentare di sapere prima cosa si sta combinando: l’approccio dell’ingegneria genetica. Meglio lanciare i dadi e metterci nelle mani di Dio… Courtesy James Douglas...

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Aumentate di oltre il 71% le denunce di estorsione. Con usura nessuno ha una solida casa di pietra squadrata.,

Pubblicato da alle 19:50 in DOXA segnalazioni, Economia, Prima pagina | 0 commenti

Aumentate di oltre il 71%  le denunce di estorsione. Con usura nessuno ha una solida casa di pietra squadrata.,

Quasi mille le denunce di estorsione fatte nelle tre regioni del Nord Ovest, nel 2016 (ultimi dati disponibili). Nel 2010 erano state 566. Da allora sono aumentate di oltre il 71% (due anni fa, per la precisione, sono state 970). Un tasso superiore al 59,7% medio nazionale.  L’aumento appare ancora più significativo se si considera che le estorsioni e, soprattutto l’usura, sono reati che le vittime tendono a non denunciare, per paura di gravi e pericolose ritorsioni anche sulla propria persona e sui propri familiari. D’altra parte, le estorsioni e l’usura sono prevalentemente praticate dalle organizzazioni di stampa mafioso che, notoriamente, usano metodi molto “convincenti” per ottenere quello che vogliono e per dimostrare la loro forza. Non per nulla, le denunce per usura restano limitatissime (mediamente circa 400 all’anno, in tutta l’Italia e una trentina nel Nord Ovest), nonostante la legge che mira ad aiutare le vittime, le quali, però, per ottenere i benifici previstati dalle norme, devono innanzi tutto presentare la denuncia alle forze dell’ordine. Un atto che richiede coraggio. L’usura è una piaga in fortissima espansione, un po’ in tutto il Paese, a prescindere da quello che dicono le statitistiche, le quali, in questo caso non rispecchiano la situazione reale. L”usurato si vergogna della sua situazione, tende a nascondere il problema persino ai familiari, teme per l’incolumità sua e dei suoi cari e, fra l’altro, spesso è convinto che il suo strozzino sia l’unico in grado di aiutarlo concretamente, dandogli ulteriori soldi, che, comunque, porteranno la vittima alla rovina economica definitiva e, in qualche caso, al peggio. L’usura è lo stadio finale del sovraindebitamento, cioè della condizione generata dai troppi debiti, diventati perciò insostenibili. Il sovraindebitamento, a volte involontario (per esempio, quando è provocato da forti spese impreviste o dalla perdita del lavoro piuttosto che da costose separazioni), però, è un problema ancora risolvibile, pur comportando l’inaccessibilità a ulteriori prestiti da parte del sistema bancario e finanziario. Il sovraindebitato, infatti, può essere aiutato dalle fondazioni antiusura, le quali hanno i mezzi e le capacità per evitare alle famiglie di finire nelle grinfie dei “cravattari”, ristrutturando i loro debiti, garantendo un nuovo finanziamento bancario e insegnando l’uso responsabile del denaro. Tornando ai dati, rielaborati dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, le denunce di usura nel 2016 sono risultate 21 in Piemonte, sei in Liguria e una in Valle d’Aosta. Invece, le denunce per estorsione sono state 646 in Piemonte (+ 57,9% rispetto al 2010), 305 in Liguria (+98,1%) e 19 in Valle d’Aosta (+533,3%). Infatti, nel 2010, la regione alpina ne aveva registrate 3, il Piemonte 409 e la Liguria 154. A livello nazionale, le denunce per estorsione sono passate dalle 5.992 del 2010 (nel Nord Ovest 566) alle 9.568, con un incremento del 59,7%, equivalente a 3.576 unità. Come sottolineato dalla Cgia, associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, secondo i dati di Transcrime, centro di ricerca dell’Università Cattolica di Milano, il fatturato complessivo dell’estorsione organizzata oscilla, in Italia, tra i 2,7 e i 7,7 miliardi di euro all’anno. Courtesy Enordovest. http://www.enordovest.com/2018/08/quasi-mille-denunce-locali-di.html Rodolfo...

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Il web: un mondo di possibilità per le aziende. La manifattura digitale nel Piano Nazionale Impresa.

Pubblicato da alle 17:43 in Economia, I nuovi Shop, Innovazione, Prima pagina, Università | 0 commenti

Il web: un mondo di possibilità per le aziende. La manifattura digitale nel Piano Nazionale Impresa.

Maniffatura digitale. Investire sul digitale è da qualche anno una strategia vincente per le imprese, piccole e non, in Italia e nel mondo. Sempre più aziende si stanno espandendo online, scoprendo nuovi mercati, nuovi clienti e nuovi modi di farsi conoscere. Nonostante il nostro paese non sia così avanzato sotto questo aspetto, sta cercando di prendere la rincorsa. Secondo i dati diffusi dal Politecnico di Milano sulla Manifattura Digitale, nel 2015, il 38% delle aziende italiane non aveva nessuna conoscenza delle tecnologie 4.0, e solo il 10% pensava che nuovi modelli di business fossero necessari per decollare in un mondo sempre più connesso. A distanza di pochi anni, i dati sono migliorati, ma non così tanto come ci si augurerebbe: i dati ISTAT relativi alle imprese piemontesi dimostrano di essere in linea con le tendenze nazionali: con una grande diffusione della banda larga, ma poca presenza online, soprattutto per vendere. Sono inoltre presenti molte differenze fra diverse zone, anche a livello regionale. Tuttavia, ad esempio, la città di Torino si sta dimostrando più attiva su questo fronte e più disposta ad aprirsi ai mercati internazionali anche tramite Internet, con molte aziende presenti in rete, molte incubatrici di start-up tecnologiche, anche attraverso le università, come il Politecnico di Torino.   L’introduzione del Voucher Digitali I4.0 nell’ambito del Piano Nazionale Impresa 4.0 del Ministero dello Sviluppo Economico e del progetto Punto Impresa Digitale PID, e offerto dalla Camera di commercio di Torino si dirige nella direzione giusta per la digitalizzazione sempre più dinamica che si sta verificando in Italia. Si tratta di una cifra di 700.000 euro, a fondo perduto, dedicata alle imprese di dimensione ridotta, da micro a medie imprese, e pensata per coloro che vogliono investire in consulenze e formazione sulle nuove tecnologie digitali in ogni tipo di attività. Tutti possono quindi trarne vantaggio, ma vediamo insieme delle altre tecniche free da poter utilizzare per dare slancio al vostro business. In questo contesto, l’aumento della presenza sui social network è necessario, non solo per farsi conoscere, ma anche per capire i trend del mercato, quindi di quali prodotti o tecnologie il potenziale cliente ha bisogno. Una buona strategia per iniziare e farsi conoscere online è quindi creare un’attività di e-commerce, ovvero vendere i propri prodotti tramite la creazione di un sito proprio o attraverso i canali di e-shopping. Proprio su queste piattaforme, sarà possibile collaborare con altri brand per far apparire i propri prodotti nelle prime pagine di ricerca o in altri siti come featured products. Questa tattica potrà essere molto utile per le piccole e medie imprese con tanta voglia di crescere, soprattutto se nel settore export possono contare sul fascino ancora forte del made in Italy. Non finisce qui: l’utilizzo di strategie di marketing definite inbound permette di trasformare potenziali clienti in affezionati compratori, o customer, attraverso pochi passaggi e ponendo le necessità dell’utente al centro del percorso. Alcuni esempi di siti di successo sono quelli che si pongono come guide per l’utente, facendogli scoprire i siti più vantaggiosi o più sicuri dove fare shopping online. Si tratta di servizi utili, visto che spesso i clienti non sanno destreggiarsi nel modo migliore nel mare di offerte presenti nella rete, e hanno bisogno di fidarsi per spendere. Siti del genere sono ancora più di successo se in grado di offrire bonus e promozioni sui siti terzi, dai quali ricevono ovviamente delle sponsorizzazioni. Per esempio, un sito che tratta articoli o servizi nel settore wellness potrà facilmente includere un link ad un’azienda che distribuisce...

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L’area del Parco Dora nella sua età del ferro e dell’acciaio. Diverrà museo.

Pubblicato da alle 16:47 in Economia, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

L’area del Parco Dora nella sua età del ferro e dell’acciaio. Diverrà museo.

La città disporrà presto di un parco culturale dedicato alla Torino industriale, motore dello sviluppo manifatturiero del nostro Paese per un lungo periodo del Novecento e oggi distretto a più vocazioni. Nel comprensorio verde di Parco Dora, nel medesimo territorio un tempo sito siderurgico, poi dismesso e oggi trasformato in fatiscente e per niente invitante parco senza verde. Qui saranno messi a punto dei percorsi tematici dedicati a costituire un autentico museo a cielo aperto, volti a rappresentare le suggestioni, ma speriamo non solo quelle,  di un passato produttivo di Torino. Perché i ricordi di chi in quella siderurgia ha lavorato non sono suggestioni ma anni di fatiche e salute regalata. L’idea è frutto di un concorso lanciato lo scorso fine gennaio dalla Città e incentrato sul recupero della memoria. Ad aggiudicarsi il premio di 10 mila euro per la migliore proposta avanzata è stato il raggruppamento temporaneo Ri.Co.Di.Ri.Tu rappresentato dall’architetto torinese Angelo Rinallo. La proposta esprime la volontà di raccontare le stratificazioni storiche dell’area attraverso la realizzazione di quattro percorsi tematici che narreranno: il contesto geografico e storico dell’ottocento, l’età del “ferro e dell’acciaio”, la successiva deindustrializzazione e la contemporanea sfida della rigenerazione. Questi percorsi saranno fruiti attraverso un doppio sistema di allestimento costituito da allestimenti materiali e allestimenti virtuali. Detti allestimenti daranno vita ad un vero e proprio anello espositivo che si svilupperà sfruttando gli attuali sentieri pedonali lungo i quali verrebbero disposti elementi di arredo – panchine, elementi di copertura, spiazzi, pannelli grafici, sistemi per effetti luminosi e sonori – con i quali creare spazi esperienziali di osservazione, di pausa, riflessione e comprensione delle emergenze architettoniche post-industriali ancora presenti nell’area parco. Per l’allestimento virtuale del parco Iron Valley, orientato alla fruizione di contenuti digitali in possesso della Città, ma anche dei cittadini che vogliano condividerli, potrebbe essere utilizzata la piattaforma multifunzionale MOVIO, molto utile a coinvolgere e guidare il pubblico attraverso percorsi tematici gallerie multimediali, timeline, slide-shows, mappe concettuali, mappe georeferenziate che narrando la storia del sito, che ne rendono interattivo l’approfondimento. L’iniziativa è parte del più complesso programma AxTO costituito da 44 azioni per la riqualificazione delle periferie torinesi finanziate con 18 milioni di euro.    ...

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Un nuovo portale per l’occupazione. Informalavoro Torino e Piemonte.

Pubblicato da alle 12:54 in Economia, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Un nuovo portale per l’occupazione. Informalavoro Torino e Piemonte.

E’ on line il nuovo portale Informalavoro Torino Piemonte, frutto di un’intesa istituzionale tra Regione Piemonte e Città di Torino, in collaborazione con Agenzia Piemonte Lavoro. Rivolto a giovani e non solo, il nuovo portale si presenta come una vetrina delle offerte di lavoro e formazione messe a disposizione dai Centri per l’Impiego piemontesi e dalle agenzie per il lavoro, a cui si aggiungono le attività per lo sviluppo dell’occupazione finanziate dal Fondo sociale europeo, le iniziative di orientamento e le opportunità all’estero gestite dalla rete Eures. “Pur senza pretese di esaustività assoluta – dichiara l’assessora al Lavoro della Regione Piemonte Gianna Pentenero –, pensiamo che riunire in un unico contenitore le informazioni rivolte a chi sta cercando lavoro, o vuole migliorare le proprie competenze, rappresenti un utile servizio per i cittadini piemontesi. Grazie alla collaborazione con Città di Torino e Apl, inoltre, consolidiamo una buona pratica e permettiamo una diffusione più capillare delle opportunità messe in campo dalla Regione grazie al Fondo sociale e delle attività dei centri per l’impiego, di cui è stato, tra l’altro, recentemente definito il nuovo assetto”. “La realizzazione di questo nuovo portale che parte dall’esperienza e dal know how di Informalavoro – afferma l’assessore al Lavoro del Comune di Torino Alberto Sacco – rappresenta un risultato particolarmente significativo della collaborazione che si è sviluppata in questi ultimi anni tra la Città di Torino e la Regione Piemonte sui temi del lavoro“. “Le persone in cerca di occupazione possono ora trovare le offerte di lavoro dei servizi pubblici su un unico portale regionale – aggiunge il direttore di Agenzia Piemonte Lavoro, Claudio Spadon – dove gli operatori e le operatrici dei 30 centri per l’impiego piemontesi e dei servizi di APL, Eures e Alte professionalità e grandi reclutamenti, intervengono direttamente pubblicando e aggiornando le richieste di lavoro. Oltre alle offerte delle aziende sono presenti le opportunità di avviamento presso gli enti pubblici, art. 16, e i Progetti di Pubblica di Utilità. E’ un’importante iniziativa a cui l’Agenzia Piemonte Lavoro collabora, che consente per la prima volta una visibilità regionale omogenea delle offerte di lavoro dei servizi pubblici del Piemonte”. Finanziato grazie alle risorse previste dal piano di comunicazione del Fondo sociale europeo, il portale presenta una specifica sezione con più di 300 offerte di lavoro (gestite dai centri per l’impiego e dalle agenzie per il lavoro), oltre a concorsi, borse di studio, stage e ricerche rivolte alle alte professionalità. L’homepage del sito consente inoltre di accedere al sistema regionale della formazione professionale e degli Istituti Tecnici Superiori e sono presenti sezioni dedicate all’orientamento alle professioni e alla normativa sul mercato del lavoro. In evidenza, un focus sull’auto-imprenditoria, con informazioni sul programma regionale Mip-Mettersi in Proprio e consigli rivolti a chi ha un’idea d’impresa. Non mancano infine approfondimenti sulle politiche attive del lavoro (dall’assegno di ricollocazione nazionale al Buono Servizi della Regione) e notizie in evidenza con appuntamenti utili per chi cerca lavoro. Il portale, concepito per una facile consultazione anche da dispositivi mobili, viene costantemente aggiornato da una redazione dedicata, composta da operatori di Regione Piemonte, Città di Torino e Agenzia Piemonte Lavoro....

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Per l’Unione Industriale di Torino questa è “una città per investire”.

Pubblicato da alle 19:25 in Economia, galleria home page, Innovazione, Università | 0 commenti

Per l’Unione Industriale di Torino questa è “una città per investire”.

Circondata di ingenti forze di Polizia e Carabinieri la Nuvola, nuova sede della Lavazza, ha ospitato, al riparo dal sole, l’affollatissima  Assemblea generale dell’Unione Industriale di Torino. Molto attesa anche per l’iniziativa lanciata dall’Unione per accogliere idee e suggerimenti per il futuro della città. Domani.To il nome dell’iniziativa promossa via web, che ha raccolto oltre quattrocento voci; un esperimento mai fatto prima, sintomo di un’apertura nuova e necessaria per coinvolgere e individuare nuove energie. La capriata altissima della sala allestita per la riunione, contiene passato e presente del mondo manifatturiero. Il passato nelle mura e l’alta tecnologia nella trasformazione in luogo del presente.  La relazione del Presidente dell’Unione Dario Gallina, ha riscosso lunghi applausi e, ha messo in gioco, tra le altre, una proposta importante: candidare Torino come Capitale della cultura italiana per il 2021.  Di seguito una parte del suo discorso odierno. “La Nuvola è un nuovo luogo simbolo della Torino che crede nel proprio futuro.  Qui si fondono una lunga tradizione imprenditoriale di famiglia, uno sguardo rivolto al futuro e un legame forte con Torino. Il tema che abbiamo scelto per questa nostra assemblea è proprio il futuro della nostra Città. TORINO  Crediamo che un futuro migliore sia possibile.  Il format di quest’anno ci ha portati a coinvolgere le Istituzioni locali in un modo meno rituale rispetto al passato; anziché con il tradizionale saluto iniziale, abbiamo chiesto alla Sindaca Chiara Appendino e al Presidente Sergio Chiamparino di contribuire attivamente al dibattito nel corso della successiva tavola rotonda.  …abbiamo lanciato la Call for ideas chiamata DOMANI.TO e vogliamo tradurre le idee e i suggerimenti pervenuti dai torinesi, in progetti per il futuro della Città.  Abbiamo svolto un’ampia consultazione degli stakeholder del sistema locale, ed abbiamo raccolto le idee di valore che saranno approfondite e diffuse attraverso il blog OPEN UI e i canali Social.  L’elaborazione è stata affidata al Prof. Giorgio Barba Navaretti che ringrazio caldamente.  È inoltre doveroso ringraziare i Professori Giuseppe Berta e Domenico Siniscalco per i loro contributi; così come la Camera di Commercio di Torino per il sostegno ricevuto.  Mi preme sottolineare che non abbiamo, con questa iniziativa, alcuna intenzione egemonica e non coltiviamo nessuna ambizione politica.  Spero che ciò che abbiamo fatto col lavoro di questi mesi possa diventare, da subito, una buona base di partenza per tutti i soggetti che hanno a cuore Torino e che vogliono lavorare insieme.  Solo il lavoro in comune consentirà di ottenere dei risultati di valore. E per centrare l’obiettivo è necessario operare sulla frontiera della contemporaneità    Ciò significa essere una città aperta, profondamente integrata nell’economia globale, in grado di sfruttare sinergie significative con le altre città metropolitane del Nord Italia, Milano e Genova in primo luogo.  Significa anche essere una città inclusiva, capace di attrarre e integrare investimenti dall’estero e di esportare; di lavorare alla frontiera di tecnologia e ricerca, integrando industria e digitale, economia tangibile e intangibile.  Ma vuol anche dire essere un melting pot di discipline e specialità: industria e innovazione con la cultura, arte contemporanea e patrimonio dei musei, con le esperienze del sociale e del terzo settore, industria del food e del turismo.  Sono convinto che Torino, oggi più che mai, abbia questo nella propria missione, se vuole puntare al futuro.  Alla politica competono le scelte strategiche per ottenere crescita e benessere. ...

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Ultrasettantenni in pole position nelle aziende piemontesi.

Pubblicato da alle 11:19 in Economia, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Ultrasettantenni in pole position nelle aziende piemontesi.

Alle “pantere grigie” oltre 132.000 posti crescono le cariche aziendali degli over 70 Altro che “rottamazione” dei senior. Sarà per l’infinita crisi economica, sarà per la volontà di aiutare figli e nipoti, sta di fatto che, nelle tre regioni del Nord Ovest, le “pantere grigie” si tengono stretto il posto e, anzi, guadagnano posizioni. A prescindere dalla legge Fornero e con gioia del presidente Tito Boeri, che vede entrare nelle casse dell’Inps i contributi anche degli ultrasettantenni.   Già, perchè sono in aumento le cariche tenute nelle imprese dagli “over 70”. Il fenomeno emerge dai dati di Infocamere (Unioncamere). Al 31 marzo 2018, infatti, le cariche imprenditoriali tenute da persone con più di settant’anni nel Nord Ovest – cariche di amministratore o socio o titolare di azienda – sono risultate 132.386, oltre 4.000 in più rispetto alla stessa data dell’anno scorso. L’incremento è del 3,17%. In Piemonte le cariche ricoperte dagli “over 70” a fine marzo erano 91.323 (+2,9% rispetto al 31 marzo 2017), in Liguria 38.704 (+3,6%) e in Valle d’Aosta 2.359 (+3,4%). In particolare, per quanto riguarda la carica di amministratore, Infocamere ha rilevato che quelle detenute dalle “pantere grigie” erano 43.067 in Piemonte (41.439 un anno prima), 17.946 in Liguria (17.196) e 1.030 in Valle d’Aosta (984). Invece, le cariche di socio in capo a ultrasettantenni erano 23.509 (22.697) in Piemonte, 11.572 (11.233) in Liguria e 722 (696) in Valle d’Aosta. Infine, le cariche di titolare: Infocamere ne ha censite 18.125 (18.000) in Piemonte, 6.370 (6.179) in Liguria e 469 (456 in Valle d’Aosta). Disaggregando i dati per provincia, emerge che le cariche di amministratore tenute da ultrasettantenni a fine marzo 2018 erano 3.235 nell’Alessandrino (3.082 alla stessa data 2017), 1.682 nell’Astigiano (1.588), 1.919 nel Biellese (1.855), 5.602 nel Cuneese (5.374), 2.681 nel Novarese (2.575), 1.159 nel Verbano-Cusio-Ossola (1.100) e 1.128 nel Vercellese (1.062); 10.949 nella provincia di Genova (10.505), 2.357 nell’Imperiese (2.259), 1.928 nello Spezzino (1.807) e 2.712 nel Savonese (2.625) e nella provincia di Aosta 1.030 (984). Quanto alle cariche di socio, gli “over 70” ne avevano 2.321 nella provincia di Alessandria (2.240 al 31 marzo 2017), 1.033 nell’Astigiano (1.011), 2.096 nel Biellese (2.048), 2.181 nel Cuneese (2.124), 1.136 nel Novarese (1.110), 502 nel Verbano-Cusio-Ossola (493) e 989 nel Vercellese (937); 7.713 nella provincia di Genova (7.467), 1.335 nell’Imperiese (1.310), 1.055 nello Spezzino (1.013), 1.469 nel Savonese (1.443) e 722 nella provincia di Aosta (696). Infine, gli ultrasettantenni titolari di impresa, suddivisi per provincia, al 31 marzo 2108: Alessandria 2.987 (3.056 alla stessa data 2017), Asti 1.795 (1.818), Biella 560 (527), Cuneo 4.721 (4.646), Novara 815 (773), Verbania 384 (358), Vercelli 690 (662), Genova 2.966 (2.848), Imperia 21.281 (1.244), La Spezia 752 (730), Savona 1.371 (1.357), Aosta 469 (456). Rodolfo Bosio...

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Il volto di Torino Magazine in copertina per celebrare trent’anni di attività.

Pubblicato da alle 12:03 in Economia, Fashion, galleria home page, Pagine svelate | 0 commenti

Il volto di Torino Magazine in copertina per celebrare trent’anni di attività.

E’ dal 1998 che una testata racconta la città di Torino utilizzando un volto, una faccia, un viso di un persona nota dedicandogli lo spazio dell’intera copertina. Colto in primo piano, il personaggio, talvolta è capace di interpretare il momento, il carattere, l’indole, la natura di quella categoria sfuggente e inafferrabile che rappresenta la comunità dei cittadini di una piccola metropoli. Le foto rispettano il tratto individuale del prescelto e non trasformano mai le persone in personaggi, interpretando perciò al meglio la sottile diffidenza tipica del torinese che ama la ribalta per il tempo di un minuto per poi dedicarsi subito a cose concrete. Dietro a questa scelta c’è probabilmente molta della filosofia che guida una rivista al traguardo dell’età adulta: trenta primavere. Arrivandoci in piena salute, solida, apprezzata e vivace di curiosità leggera e  ben informata.    Per i suoi trent’anni cambia solo apparentemente modello e, in copertina mette se stessa. Fondo argentato, testo in rosso, anni di percorrenza in bianco in posizione centrale e 252 pagine di interviste esclusive e reportage con l’obiettivo di informare i torinesi, mostrando loro il meglio che Torino aveva e avrà da offrire. Uno storytelling corale che dal 1988 prosegue ancora oggi continuando ad animare e colorare il territorio. Dice il Direttore Guido Barosio “Se ci voltiamo indietro ad osservare il lavoro fatto non possiamo che farci prendere dall’emozione. Nelle nostre trentamila pagine abbiamo accompagnato la città nel suo cammino, abbiamo visto Torino trasformarsi e raccogliere tante sfide: le Olimpiadi, il Salone del Libro e quello del Gusto, i centocinquantanni dell’unità d’Italia, il rinnovamento urbanistico che oggi esibisce il grattacielo Intesa Sanpaolo, la nuova Porta Susa, la metropolitana e le OGR. E noi ci siamo stati sempre, abbiamo raccontato e abbiamo anticipatolo lo spirito dei tempi. Come quando Torino Magazine ha avvicinato la città a Expo 2015. Raccontare il patrimonio storico e culturale della città, documentare con attenzione il presente attraverso gli occhi dei protagonisti che nel corso del tempo si sono avvicendati tra le pagine e con questo spirito che oggi Torino Magazine si rivolge al futuro confermando il proprio legame con Torino.  Tiene a precisare Andrea Cenni, direttore editoriale della testata, «Questa è l’occasione per dire un grazie sincero a tutti i torinesi che in questi anni si sono ‘dati da fare’ in mille modi per questa città. sappiamo perfettamente che senza di loro Torino Magazine non sarebbe potuto esistere». Tornado ai volti che campeggiano le copertine di centinaia di numeri tornano in mente le parole di una canzone di Renato Zero che sembrano ben attagliarsi: Dietro questa maschera, c’è un uomo e tu lo sai! L’uomo di una strada che è la stessa che tu fai. E mi trucco perché la vita mia, non mi riconosca e vada via… Ogni giorno racconto la favola mia La racconto ogni giorno, chiunque tu sia… E mi vesto di sogno per darti se vuoi, L’illusione di un bimbo che gioca agli...

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