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La delegazione torinese della Fondazione Veronesi al suo terzo charity event per l’oncologia pediatrica.

Pubblicato da alle 13:29 in EATpiemonte, Economia, Eventi, Prima pagina | 0 commenti

La delegazione torinese della Fondazione Veronesi al suo terzo charity event per l’oncologia pediatrica.

La Responsabile della Delegazione di Torino di Fondazione Umberto Veronesi, Adele Artom, ha mostrato ancora una volta il suo impegno nei confronti dell’oncologia pediatrica, organizzando la terza edizione della cena di gala torinese. L’evento di raccolta fondi si è tenuto nella serata di mercoledì 16 maggio presso il Castello di Rivoli, in Piazzale Mafalda di Savoia a Rivoli, e la giornalista Cristina Parodi è stata la conduttrice della serata.   “L’annuale cena di raccolta fondi rappresenta un evento importante perché i torinesi dimostrano con la loro partecipazione di essere legati alle iniziative di Fondazione e soprattutto perché i fondi sono destinati a Gold for Kids, il progetto a sostegno dell’oncologia pediatrica. L’anno scorso abbiamo finanziato la creazione di una rete di collegamento tra presidi territoriali e centri per l’oncologia pediatrica mentre quest’anno la sfida è avviare un protocollo internazionale di cura sulla leucemia linfoblastica acuta. Sono progetti ambiziosi che però grazie alla generosità dei torinesi potranno trovare una realizzazione. La delegazione si occupa anche della prevenzione nei giovani e per questo abbiamo fatto un incontro divulgativo con studenti degli ultimi anni dei licei. Altrettanto importante è stato l’incontro sui vaccini e quello relativo alle dipendenze. La nostra delegazione è molto attiva su molti fronti ed io sono una convinta sostenitrice delle idee del grande Professor Umberto Veronesi e tutte noi della delegazione di Torino speriamo di poter realizzare, almeno in parte, alcuni dei suoi meravigliosi sogni” – ha affermato Adele Artom, Responsabile della Delegazione di Torino, in occasione della annuale cena di raccolta fondi.     Per maggiori informazioni è possibile contattare la Delegazione di Torino di Fondazione Umberto Veronesi all’indirizzo email:...

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[ Non ] Capire il Paesaggio. Un convegno tra Università di Torino e l’Industrial Landscape Biella

Pubblicato da alle 14:01 in DOXA segnalazioni, Economia, Eventi, galleria home page | 0 commenti

[ Non ] Capire il Paesaggio. Un convegno tra Università di Torino e l’Industrial Landscape Biella

La Compagnia di San Paolo ha lanciato una linea di finanziamento per progetti proposti da gruppi di studio delle Università piemontesi che abbiano potenziali ricadute di interesse sul territorio piemontese o sue parti. Una valente opportunità per le unità di ricerca dell’università, in perenne fame di risorse ; e forse anche un’occasione di riscatto per i frequentatori di materie considerate normalmente troppo astratte e distanti dalle esigenze che animano la società fuori dalle mura dell’accademia. E’ così che un gruppo di filosofi estetici e teorici dei media, capeggiato dal professor Federico Vercellone, ha elaborato  « ILaB – Industrial Landscape Biella ».   Trattasi di un progetto interdisciplinare che ha come obiettivo di studiare i processi di identità e di reciproco riconoscimento alla luce delle loro tracce sul paesaggio. Già la filosofia politica si occupa di identità e di riconoscimento, in termini di conflitto tra forze sociali, di riconoscimento dei diritti e di istituzioni, etc. La novità del progetto ILaB è doppia. Da una parte, esso si propone, sotto il profilo teorico, di legare il dibattito sul riconoscimento (i cui riferimenti sono Habermas, Honneth, Ricœœur) allo stato sesibile dei luoghi. Profondi cambiamenti economici, sconvolgimenti occupazionali, ma anche evoluzioni demografiche, religiose e culturali possono mettere in crisi i rapporti di reciproco riconoscimento interni a una comunità, nonché la percezione di sé e del proprio luogo di appartenenza nel contesto di un mondo che cambia troppo rapidamente. Lo studio estetico interviene a questo punto, nella misura in cui è in grado di cogliere, nelle trasformazioni sensibili del paesaggio, nelle sue ferite e cicatrici, nelle tracce di ciò che c’era e non è più e nei segnali di ciò che potrebbe essere, ma non è ancora, lo stato di un’identità culturale e i suoi orizzonti di possibilità. La seconda novità è rappresentata dal fatto che questo studio teorico viene svolto in concomitanza con un lavoro di campo, svolto da un assegnista di ricerca. L’obiettivo è quello di comprendere le trasformazioni del paesaggio attraverso le interpretazioni che ne danno gli attori che ogni giorno hanno a che fare con esse. Sono stati intervistati per ora una quindicina tra istituzioni pubbliche, rappresentanze sindacali e datoriali, fondazioni culturali e associazioni informali. La prima restituzione del lavoro svolto finora si terrà durante il convegno « (NON) capire il paesaggio », che si terrà il 25-26 maggio presso la sede di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, nell’ambito della manifestazione artistica da quest’ultima organizzata: « Arte al Centro ». Il convegno presenta un parterre di relatori di primo livello, dal notissimo antropologo Marc Augé al celebre studioso dei media Peppino Ortoleva, dallo studioso di public management alla Bicocca Giorgio Bigatti al professore di meccanica applicata dell’Istituto Superiore Sant’Anna Massimo Bergamasco, dallo stesso Federico Vercellone alla docente di storia del cinema Chiara Simonigh, i quali si alterneranno tra la mattina del 25 e la mattina del 26. Il pomeriggio del 25, invece, sarà svolto nella forma di tavoli di lavoro, aperti a tutti, in cui in particolare gli attori e stakeholders locali saranno invitati a ragionare insieme su un obiettivo pratico comune : la realizzazione di un itinerario turistico di patrimonio industriale, la messa in rete degli archivi tessili, la demolizione intelligente di capannoni abbandonati inutilizzabili sono solo alcuni esempi che saranno sottoposti alla pubblica discussione. Il convegno, aperto al pubblico, rappresenta una sfida per pensare in modo proattivo il cambiamento...

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I Mille questa volta sono alberi e sbarcano tutti a Torino.

Pubblicato da alle 11:57 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

I Mille questa volta sono alberi e sbarcano tutti a Torino.

Saranno gli Acer Campestre, i Celtis Australis, i Quercius Robur e i Sobus Aucuparia a trovare nuova dimora in città. Infatti è‘ prevista per domenica 20 maggio – condizioni climatiche permettendo – con inizio verso le ore 10 fino alle 13, la piantumazione da parte di cittadini volontari  di 600 nuovi alberi – che si aggiungono agli altri 600 piantati a novembre – nello spazio verde di via Gorini 50, nei pressi dell’inceneritore, tangenziale sud, non lontano dal cimitero.  L’intervento sarà svolto in collaborazione con i tecnici del Comune e il gruppo Badili Badola Guerrilla Gardening (Official) Turin. Piante, pale e zappe saranno messe a disposizione dal Servizio Verde Pubblico della Città di Torino. L’invito a partecipare da parte della Città è rivolto a tutti i torines e per via social, chi è interessato a prendere parte a questa iniziativa, può selezionare “parteciperò” all’evento su Facebook. Una parte degli alberi che troveranno dimora in via Gorini è stata acquistata grazie al contributo di compensazione della “carbon footprint”, dalla società IRIS srl nell’ambito del progetto di ricerca “BOREALIS”: un laboratorio condiviso a livello europeo da centri di ricerca di sei Paesi e finanziato dall’Unione europea (Horizon 2020, Grant Agreement n°636992) per realizzare una macchina in grado di produrre componenti metallici complessi in “produzione additiva”, ovvero con tecniche di stampa in 3D. L’intervento di Borealis prevede il contributo alla Città di Torino di seimila euro per l’acquisto e la messa a dimora di alberi, che troveranno casa in via Gorini. Quello del 20 maggio è il quarto appuntamento di “1000 Alberi a Torino”, e segue quelli del 21 novembre 2016, in Circoscrizione 6 (lungo Stura Lazio) e del 14 maggio 2017, in Circoscrizione 8 (via Zino Zini); il primo appuntamento in via Gorini è stato il 19 novembre 2017. Pier Sorel   In caso di maltempo l’iniziativa sarà...

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Lavoro. La Fondazione Asti Musei cerca il suo primo direttore.

Pubblicato da alle 18:53 in Economia, Eventi, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Lavoro. La Fondazione Asti Musei cerca il suo primo direttore.

La Fondazione Asti Musei cerca il suo primo direttore. Chi aspira all’incarico può presentare la propria candidatura alla Praxi, la prestigiosa società specializzata nella ricerca e selezione delle risorse umane, cliccando: http://recruitment.praxi/Ricercheaperte/Dettaglio/15632/ES10582/Direttore-Fondazione-Asti-Musei. La risorsa, in possesso di adeguate competenze ed esperienze di management nel settore culturale, sarà chiamata a partecipare alla definizione degli assetti organizzativi della neo costituita Fondazione per poi curarne la gestione operativa. Alla Fondazione Asti Musei, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e dal Comune, saranno conferiti alcuni specifici edifici, musei e luoghi di particolare interesse storico-culturale, con gli obiettivi di una gestione integrata e sinergica, di una maggiore valorizzazione e promozione del patrimonio culturale locale e di un incremento dei visitatori e dei...

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Gli studenti dell’Istituto Ettore Majorana di Moncalieri incontrano il Congo e la sua economia.

Pubblicato da alle 18:02 in Economia, ONG piemontesi, Prima pagina | 0 commenti

Gli studenti dell’Istituto Ettore Majorana di Moncalieri incontrano il Congo e la sua economia.

  Perché un uomo decide di spendere la propria esistenza per realizzare un sogno? Perché marciare senza mai arrivare e arrivare per poi ripartire? Perché parlare di un paese ricco – anzi tanto ricco! –  annientato dalla ingordigia delle società multinazionali e dalle guerriglie locali?    Perché John  Mpaliza non poteva più stare zitto e perché è un uomo che crede nel valore della pace. Si può sperare in un cambiamento? Si può migliorare uno status quo che impoverisce civilmente l’uomo e la società? Sì può dare un futuro ad un paese– il Congo – dilaniato da una guerra senza fine, inumana e silenziosa? John Mpaliza è fiducioso e non demorde. Un passo guadagnato è una piccola vittoria e ogni singola voce può essere importante per arrivare lontano.  Una marcia per la rinascita, dunque, di tutti i popoli oppressi dai sistemi politici ed economici, che annientano le civiltà e le dignità dell’essere umano. John Mpaliza ci crede e percorre le strade di tutta Europa per incontrare giovani e adulti, per risvegliare quella coscienza sopita di giustizia sociale, doverosa e necessaria per proteggere il bene dell’uomo. Gli studenti dell’I.I.S. Ettore Majorana di Moncalieri, sezione Tecnico-Economica lo hanno incontrato. E non è stato un incontro che passa in sordina. Attenti ed interessati hanno ascoltato la sua storia, conosciuto le sue battaglie, condiviso le sue paure e le sue speranze. Ingegnere informatico di 49 anni John  Mpaliza è nato a Bukavu nella Repubblica Democratica del Congo. Cittadino italiano a tutti gli effetti ha lavorato come programmatore informatico presso il Comune di Reggio Emilia. Circa sette anni fa ha deciso di lasciare tutto e di dedicarsi pienamente alla causa del suo popolo. Gira a piedi per l’Europa per parlare dell’oppressione della sue gente. Il suo intento? Sensibilizzare persone ed istituzioni sulla reale situazione di sfruttamento del popolo congolese, promuovere una’economica più responsabile e presentare una petizione al Parlamento Europeo di Bruxelles sulla tracciabilità del cobalto e del coltan e sulla necessità impellente di far cessare un genocidio che sta distruggendo un’intera nazione. Perché? Perché il Congo è un paese ricco di risorse minerarie e soprattutto di coltan, un materiale strategico per l’economia mondiale. Il coltan ottimizza le prestazioni dei circuiti elettrici presenti nei chip di cellulari, tablet, pc, consolle, airbag, fibre ottiche, attrezzature chirurgiche, macchine fotografiche, laptop. Tutti i moderni apparecchi dell’hi-tech. Ma per estrarlo vengono schiavizzati – anche da  gruppi mercenari locali – civili innocenti, soprattutto donne e bambini. Scavano a mani nude, per ore ed ore, alla  ricerca di questo materiale fortemente radioattivo che a lungo andare provoca la morte. Il Congo possiede circa l’80% delle riserve mondiali di coltan e tutte le grandi multinazionali sono interessate ad estrarlo, a qualunque costo. A discapito del popolo congolese, sfruttato e condannato anche dall’inerzia del governo locale. John Mpaliza marcia anche per informare soprattutto i giovani sull’utilizzo improprio dei mezzi elettronici. Agli studenti ha ribadito l’importanza della riparabilità e del riciclo, della spesa intelligente, del giusto valore da dare alle cose materiali. E’ bene pensare alle persone che partecipano per costruire il nostro benessere. Un piccolo passo, quello di ognuno, che se ben fatto può salvare molte vite umane. Maria Giovanna...

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Il 9 maggio è la Festa dell’Europa. Dodici Comuni metropolitani siglano un protoccollo.

Pubblicato da alle 10:18 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page, Innovazione | 0 commenti

Il 9 maggio è la Festa dell’Europa. Dodici Comuni metropolitani siglano un protoccollo.

Unione Europea. Far conoscere l’Europa e facilitare l’accesso alle informazioni sull’Unione Europea è l’obiettivo del protocollo che 12 comuni firmeranno il 9 maggio, in occasione della Festa dell’Europa, con la Città metropolitana. La festa dell’Europa del 9 maggio celebra la pace e l’unità in Europa. La data è stata scelta per ricordare la storica dichiarazione  resa proprio il 9 maggio del 1950  dall’allora ministro degli esteri francese Robert Schuman, in cui proponeva la sua idea di una nuova forma di cooperazione politica per l’Europa, che avrebbe reso impensabile una guerra tra le nazioni europee. Nel 1950, le nazioni europee cercavano ancora di risollevarsi dalle conseguenze devastanti della Seconda guerra mondiale, conclusasi cinque anni prima. Determinati ad impedire il ripetersi di un simile terribile conflitto, i governi europei giunsero alla conclusione che la fusione delle produzioni di carbone e acciaio avrebbe fatto sì che una guerra tra Francia e Germania, storicamente rivali, diventasse – per citare Robert Schuman – “non solo impensabile, ma materialmente impossibile“. Si pensava, giustamente, che mettere in comune gli interessi economici avrebbe contribuito ad innalzare i livelli di vita e sarebbe stato il primo passo verso un’Europa più unita. L’adesione alla CECA era aperta ad altri paesi. Con queste parole apre la dichiarazione il ministro Shuman: “La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent’anni antesignana di un’Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L’Europa non è stata fatta : abbiamo avuto la guerra. L’Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L’unione delle nazioni esige l’eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l’azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania. A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l’azione su un punto limitato ma decisivo. Il governo francese propone di mettere l’insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un’organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei”. Con lo stesso intento mercoledì 9 maggio alle 11 nello spazio dello Europe Direct Torino in corso Inghilterra 7, sede della Città metropolitana, i sindaci dei Comuni di Alpignano, Balangero, Carmagnola, Condove, Moncalieri, Pomaretto, Rivalta, Rivoli, San Mauro Torinese, Settimo Torinese, Vidracco e Villarfocchardo sottoscriveranno con la Città metropolitana un protocollo di intesa che rafforza il loro impegno nella promozione e condivisione di azioni di informazione e comunicazione sull’Europa e sull’Unione europea, e promuove la dimensione europea per lo sviluppo economico e sociale del territorio attraverso al gestione di sportelli informativi denominati Antenna Europa. La giornata della Festa dell’Europa del 9 maggio 2018 sarà anche l’occasione per presentare ufficialmente il nuovo spazio dedicato allo sportello Europe Direct Torino nella sede della Città metropolitana di corso Inghilterra 7 a Torino. All’inaugurazione, alle 10,  prenderanno parte il vicesindaco e la consigliera delegata alle politiche europee della Città metropolitana. Dalle 9 alle 16 verranno distribuite pubblicazioni gratuite e verrà svolto un servizio di informazione e consulenza per vivere, studiare formarsi e lavorare in Europa. Dal 10 al 14 maggio lo Europe...

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I top manager amano gli sport estremi.

Pubblicato da alle 17:57 in Economia, Innovazione, Prima pagina, Sport | 0 commenti

I top manager amano gli sport estremi.

Imprenditori, dirigenti di banche d’investimento, consulenza e Borsa: sottoposti a elevatissimi livelli di stress, forti impatti emotivi e ritmi decisamente frenetici. La continua lotta contro il tempo e la pressione di dovere prendere decisioni importanti, rendono la corsa, il ciclismo, il triathlon e gli sport estremi (arrampicata, alpinismo e scialpinismo, skyrunning, kitesurfing e parapendio, immersioni…) la migliore attività fisica per questi profili. Questi sport permettono, infatti, di allenarsi all’aperto e di liberare la mente, incrementare la resistenza fisica e psichica alla fatica e la forza di volontà. È per questo motivo che non è raro vedere amministratori delegati di grandi aziende sulla griglia di partenza di una maratona, che si entusiasmano non solo quando “danno i numeri” di fatturati ma anche per performance sportive stellari, meglio se personali. E sono sempre di più i top manager che ai pomeriggi sul campo da golf preferiscono levatacce per correre una ventina di chilometri sognando l’Ironman. Gli sport estremi sono la nuova passione dei top manager. Che siano adrenalinici, specialità dove un cedimento può costare la vita come praticando parapendio, immersioni, kitesurfing, arrampicata, freeride oppure di resistenza (in primis, maratone e triathlon) poco importa: quello che conta è che le attività richiedano impegno e fatica e soprattutto spingano verso il limite. Del resto “exercise furiously” (fare sport “furiosamente”) è al secondo posto (dopo lo scontato “svegliarsi prima che il gallo canti”) tra le «14 attività che la persona di successo fa prima di colazione» secondo il World Economic Forum. Perché questi sport, che chiedono il massimo alla mente ma soprattutto al corpo, hanno fatto breccia nelle “Board room”? La risposta più ovvia è che competizione e gusto del rischio portino chi ha posizioni di responsabilità a mettersi in gioco e sfidarsi anche nel (poco) tempo libero. Ma secondo gli esperti ci sono fattori più complessi in gioco. Per Giuseppe Vercelli (psicologo della prestazione, tre Olimpiadi alle spalle, responsabile area psicologica della Federazione italiana sport invernali e canoa kayak, nonché consulente Juventus) questo tipo di attività è spesso un pretesto per allenare meccanismi comportamentali manageriali, in primis il controllo emotivo e l’uso delle emozioni. Nell’alpinismo, per esempio, creatività, calcolo del rischio e capacità di prendere decisioni ad alta velocità sono fattori chiave, come nella gestione di un business. Fra l’altro, è emerso che solo per il 10% vincere è importante. Per gli altri, gare e allenamenti sono occasioni per incontrare persone con cui hanno almeno due cose in comune: lavoro stressante e passione per lo sport all’aperto. Chi inizia ad allenarsi dopo i 45 anni, infatti, è più interessato alla competizione con se stesso e contro il tempo che con gli altri. Gli sport estremi sono la scelta di uno stile di vita: attivo, all’aperto, salutare, elitario ma autentico. Che si sceglie per sentirsi e essere diversi, ritrovare un legame con la natura e persone affini: non a caso l’esplosione di questo fenomeno è avvenuta con i social network. Infine, le attività di performance all’aperto insegnano il coraggio e soprattutto l’umiltà, ovvero la coscienza della propria piccolezza come esseri umani. Se non è questa una lezione di vita per chi gestisce patrimoni e destini professionali delle persone, cos’altro può esserlo? Marina Bosio Una fonte preziosa di questo post è stato il blog di Laura Traldi Design@Large. https://enordovest.blogspot.it...

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Il futuro dell’Europa ? Se ne discute dal 9 maggio al Polo del ‘900.

Pubblicato da alle 17:37 in DOXA segnalazioni, Economia, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Il futuro dell’Europa ? Se ne discute dal 9 maggio al Polo del ‘900.

Comincia mercoledì 9 maggio nella Sala Novecento, alle ore 17, con ingresso libero, al Polo del ‘900 il ciclo “Europa” organizzato dalla Fondazione Carlo Donat-Cattin per Polo Presente, dal titolo “Europa: la difficile strada verso l’Unità e l’apporto dell’idea federalista”   Nel tempo dei populismi e delle prospettive nazionaliste e sovraniste l’Europa sembra perdere la sua centralità politica. Ma il processo di integrazione economica, culturale e sociale e in futuro politica resta irreversibile nel mondo globale e interdipendente nel quale siamo tutti immersi. La riflessione singolare e autorevole del federalismo europeo cosa può ancora insegnare e dare alla elaborazione di una nuova stagione europeista. L’incontro sarà condotto da un’attenta lecture di Giorgio Grimaldi. Grimaldi insegna Storia delle relazioni internazionali alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ed è redattore del Bibliographical Bulletin on Federalism. A questo seguiranno tre incontri di approfondimento: lunedì 28 maggio, 4 e 11 giugno ore 18 presso la Sala Didattica del Polo del ‘900. Lunedì 28 maggio 2018 ore 18 I padri dell’Europa e il difficile processo di integrazione A cura di Gianfranco Morgando Lunedì 4 giugno 2018 ore 18 Quale Europa, il secolo breve e la parabola politica del continente A cura di Luca Rolandi Lunedì 11 giugno 2018 ore 18 Cittadinanza europea e globalizzazione A cura di Giorgio Aimetti     Il primo giugno alle 18 e 30, stessa sede, nell’ambito del progetto “Il futuro dell’Europa” la Fondazione Donat-Cattin – Polo del ’900 organizza una conferenza intitolata “Il futuro dell’Europa. Radici, crisi e nuova cittadinanza”. Tra i partecipanti Bernard Guetta, giornalista esperto di geopolitica, autore di Intima convinzione. Come sono diventato europeo (add editore), Lucio Caracciolo, direttore del mensile “Limes”, Franco Chittolina, già funzionario europeo presidente di Apice, Maurizio Cotta, docente di scienza politica all’Università degli Studi di Siena. Il convegno verrà moderato dal giornalista Luca Rolandi.   Pier Sorel       www.fondazionedonatcattin.it...

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Il Teatro Regio senza regia. La lettera dei lavoratori per il teatro.

Pubblicato da alle 11:47 in Economia, Musica, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Il Teatro Regio senza regia. La lettera dei lavoratori per il teatro.

 Teatro Regio di Torino Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Dopo le dimissioni del sovrintendente del Teatro Regio, Walter Vergnano, si respira un clima di preoccupazione tra i lavoratori del Teatro e i sindacati. 204 lavoratori del Teatro Regio hanno scritto una lettera al Consiglio di Indirizzo per richiamare l’attenzione sui problemi del Teatro.   Il Teatro Regio di Torino negli ultimi 20 anni ha conosciuto uno sviluppo e una visibilità straordinari in tutto il mondo, grazie all’impegno e alla qualità dei suoi lavoratori, al clima di correttezza nelle relazioni interne e all’intesa con i vertici. Questo insieme di fattori ha permesso al nostro Teatro di affrontare positivamente la lunga e profonda crisi che da molti anni mina la stabilità del nostro settore, e che ha compromesso l’attività della maggior parte delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche italiane. Il rispetto dell’impegno e della professionalità dei dipendenti del Teatro è un elemento imprescindibile per noi che viviamo giornalmente con dedizione il nostro lavoro: senza questo presupposto il Teatro perderebbe vitalità, passione e spirito di partecipazione, elementi chiave per il coinvolgimento del pubblico e per il risultato artistico. Le voci sulle improvvise dimissioni dell’attuale Sovrintendente Walter Vergnano, e l’ipotesi apparsa sugli organi di stampa per la sua sostituzione, giungono inaspettate e spingono i dipendenti a esprimere profonda preoccupazione circa il proprio futuro. Confidiamo che il Consiglio di Indirizzo, nella sua totale autonomia e con le necessarie condizioni di serenità decisionale, saprà valutare scrupolosamente l’opportunità o meno di interrompere anticipatamente l’esperienza di questa Sovrintendenza. Ma nel caso in cui non vi siano alternative a questa frattura, rivolgiamo alla Sindaca e Presidente e ai Consiglieri l’auspicio e la richiesta di una attenta selezione dei candidati alla carica di Sovrintendente, senza limitarsi ad avallare scelte e decisioni verosimilmente prese in sedi diverse da quelle previste dalla legge e dallo statuto della Fondazione. Grati per l’attenzione, Considerando il delicatissimo momento finanziario del Teatro e richiamando qui i rischi connessi a un eventuale declassamento in caso di mancato pareggio di bilancio, riteniamo . indispensabile che il futuro Sovrintendente venga individuato in una figura di altissimo profilo manageriale e gestionale e che possieda specifiche competenze nell’ambito dello spettacolo dal vivo, affinché si possano risolvere le criticità presenti e restituire al Teatro Regio quella solidità di cui ha bisogno per poter continuare il percorso virtuoso di crescita e sviluppo. La lettera è indirizzata a: Gent.ma Sindaca e Presidente della Fondazione Teatro Regio Chiara Appendino Egr. Consiglieri di Indirizzo Paolo Cantarella Angelica d’Auvare Musy Filippo Fonsatti Cristina Giovando Giambattista Quirico Vittorio Sabadin e p.c. Egr. Sovrintendente Walter...

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La Compagnia di San Paolo rimette in gioco villa Abegg. Un bando come una Fenice.

Pubblicato da alle 19:05 in Economia, galleria home page, Innovazione, Notizie | 0 commenti

La Compagnia di San Paolo rimette in gioco villa Abegg. Un bando come una Fenice.

La Fondazione Abbegg a sede a Riggisberg, nei pressi di Berna in svizzera, essa raccoglie e studia tessuti storici dalle origini fino al 1800, provenienti prevalentemente dall’area europea e del Mediterraneo. Inoltre, grazie alla collezione privata di Werner e Margaret Abegg, possiede anche una raccolta significativa di opere di arte applicata, pittura e plastica. Nel dicembre del 1961 Werner e Margaret Abegg fondarono, dopo una lunga attività di raccolta privata, l’Istituto della Fondazione Abegg,  a Riggisberg, in Svizzera nei pressi di Berna. Sin dai primi anni dedicarono il loro interesse e impegno allo studio e alla preservazione dei tessuti antichi. La collezione di tessuti della Fondazione Abegg gode di fama mondiale. Essa comprende piu di 7000 tessuti provenienti da tutta Europa, dal Vicino Oriente e dalle regioni delle vie della seta, datati tra il IV secolo a.C. e il 1800. La Fondazione Abegg possiede inoltre una significativa collezione di opere dell’arte applicata, pittura e opere d’arte scultorea. Oltre ai tessuti la fondazione presenta opere d’arte dei più diversi generi, volti a illustrare con maggiore chiarezza la loro reciproca «fecondazione» e influenza.   Nel 1927 fu proprio la famiglia di Werner Abegg, industriale svizzero del tessile e collezionista, ad acquistare e trasformare la La Vigna di Madama Reale di Torino in un centro studi internazionale, in stretto rapporto con il Museo Civico di Palazzo Madama e con Vittorio Viale, suo direttore dal 1930 al 1965. Nel 1983 i signori Abegg donano la proprietà alla Città di Torino e l’Istituto Bancario San Paolo di Torino acquista la proprietà superficiaria della Villa e l’uso di parte dei giardini . La restante porzione del Parco fa parte del Verde pubblico di Torino, Parchi collinari, ed è aperta alle visi e (sabato e domenica). La Vigna di Madama Reale, restaurata negli anni Ottanta, è sede di rappresentanza e ospita l’Archivio Storico della Compagnia di San Paolo. Oggi la Compagnia di San Paolo, in accordo con Intesa Sanpaolo e Città di Torino, lancia un bando di idee per dare nuova vita alla Vigna di Madama Reale, con una gestione che potrebbe durare fino a sessant’anni dal titolo The Phoenix Renewed, la fenice rinnovata. L’avviso è aperto ad una molteplicità di enti: italiani e stranieri, pubblici e privati, singoli o in raggruppamento. Le attività possibili sono moltissime, tutte quelle previste dalla normativa locale. Dall’istruzione inferiore, superiore e universitaria alle fondazioni culturali e i centri di ricerca; dai servizi sociali alle attività per il tempo libero e sportive, oltre a molte altre. La Compagnia di San Paolo è inoltre disponibile a valutare un sostegno alla realizzazione di interventi di manutenzione straordinaria dell’immobile, al fine di consentire la realizzazione dell’attività prevista dal progetto che verrà selezionato. Il Progetto The Phoenix Renewed è promosso in collaborazione con la coppia di scrittori ed intellettuali Bruce Sterling e Jasmina Tesanovic, che si sono conosciuti e innamorati a Torino e attratti dalla bellezza e dal fascino della cultura subalpina hanno deciso di vivere qui. Infatti saranno loro a vivere e lavorare all’interno della villa. “Con questo progetto la Fondazione si pone l’obiettivo di richiamare su Torino energie e risorse, progettualità e intelligenze, anche per contribuire a rafforzare il prestigio a livello internazionale della città” dichiara Piero Gastaldo, Segretario Generale della Compagnia di San Paolo. L’intento è quello di rivalutare non solo la Villa – caratterizzata da una straordinaria bellezza...

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