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Licia Mattioli: l’imprenditore? Un eroe coraggioso.

Pubblicato da alle 21:13 in .Arte, EATpiemonte, Economia, galleria home page, I nuovi Shop | 0 commenti

Licia Mattioli: l’imprenditore? Un eroe coraggioso.

Licia Mattioli, titolare della omonima azienda, ambasciatrice con il suo marchio del gusto italiano del gioiello contemporaneo nel mondo, è energia allo stato puro: creativa, estremamente femminile, concreta, determinata. Di lei colpiscono, dosate in raro equilibrio, l’entusiasmo “puro” di chi non ha timore di parlare di “sogni” e una grinta imprenditoriale insolita, propria di chi possiede una visione chiara, che traduce in parole scelte, rapide. Una visione che l’ha portata, nel corso degli ultimi vent’anni, a percorrere un cammino professionale sempre in ascesa, non solo coronato da successi in ambito economico confortati da fatturato e posti di lavoro, ma da personali prese di posizione (e di responsabilità) nel contesto socio – economico del Paese: ha infatti ricoperto, prima donna, ruoli chiave come quello di Presidente dell’Unione Industriale di Torino, concluso nel 2016, e di Federorafi, l’associazione che riunisce le imprese italiane del settore. Oggi è Vicepresidente di  Confindustria con delega per l’internazionalizzazione e attrazione investimenti esteri di Confindustria, vicepresidente della Compagnia di San Paolo e nel giugno 2017 è stata nominata Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La incontriamo nella sede dell’azienda, nei giorni in cui Torino è capitale della General Assembly di World Design Organization (WDO)™, dopo più di trent’anni dall’ultimo convegno in Italia. In occasione della conferenza stampa per la presentazione della Torino Design week, in rappresentanza della Compagnia di San Paolo che ha in parte sostenuto economicamente l’evento, ha affermato che creatività deve far rima con produzione (di nuovo il sogno e la sua concreta realizzazione) ma ha anche ribadito l’importanza di potenziare un sistema pubblico di formazione dei giovani e il ruolo essenziale di relazioni permanenti tra politiche pubbliche e private. Cito le sue parole, “l’imprenditore è un eroe coraggioso”. Ci racconta la storia del marchio Mattioli e dei momenti che come imprenditrice di successo ha dovuto affrontare con “coraggio”? Il mio percorso imprenditoriale è nato quasi per caso, sulla base però di qualche segno del destino precedente che bisognerebbe poter rileggere alla luce del cammino fatto: già da piccola fabbricavo i gioielli con le perline di Murano e  mi sarebbe piaciuto lavorare in un’azienda; questo è un Paese tuttavia dove non ti raccontano cosa voglia dire concretamente il lavoro in fabbrica nelle sue diverse accezioni, e qui si potrebbe aprire  il tema dell’orientamento al lavoro ai giovani: un tema fondamentale, perché significa valorizzare i talenti degli studenti dando  valore aggiunto alla società. La scelta sbagliata crea persone infelici ma danneggia anche gli altri. Dopo la maturità ho scelto di studiare legge anche per seguire le orme materne, (mia madre è un notaio), ma decido comunque di fare uno stage in un’azienda in cui, e dico purtroppo, mi tengono tre mesi a fare fotocopie, cosa che è lontanissima dalla mia idea di stage e che inevitabilmente mi riporta alla mia laurea in legge. Nel frattempo mio padre, dirigente di una multinazionale, rileva un’azienda di gioielli, l’Antica Ditta Marchisio, uno dei più antichi laboratori orafi artigianale di Torino, titolare del primo punzone rilasciato dalla città, “1 TO”, e ancora prima di concludere il suo precedente percorso professionale mi coinvolge in modo attivo, quasi a sua sostituzione in attesa di entrare fattivamente in azienda. Passo lunghi periodi, senza lasciare gli studi per il concorso notarile, sia in reparto per capire i processi di fabbricazione...

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Una mostra “distillata” per celebrare i 260 anni di storia del marchio Cinzano.

Pubblicato da alle 10:17 in Economia, Eventi, Mostre, Prima pagina, talenTO | 0 commenti

Una mostra “distillata” per celebrare i 260 anni di storia del marchio Cinzano.

Una mostra “distillata” per celebrare i 260 anni di storia e di eccellenza del marchio Cinzano al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Una donna dai folti capelli scuri, avvolta da un candido vestito bianco e cinta da nastri dorati, si staglia su uno sfondo nero illuminato dal drappo giallo che la circonda. Adagiata su due grappoli d’uva, l’eterea figura femminile, a metà tra l’umano e il divino, è intenta a offrire una bottiglia di vino spumante all’osservatore. È con questa stampa litografica di Leonetto Cappiello che si è inaugurata oggi la mostra “Cinzano: da Torino al mondo. Viaggio alla scoperta di un’icona italiana”, volta a tutelare e a valorizzare l’eredità del brand ed elaborata con il contributo di un comitato scientifico di spicco, coordinato da Paolo Cavallo, che ha curato il riordino dell’archivio storico. Il manifesto, immagine guida non solo dell’esposizione, ma anche delle celebrazioni per i 260 anni del marchio, è uno dei pezzi più iconici di quest’ultimo: l’uva, infatti, materia prima della produzione di vermouth e di vini spumanti, diventa qui protagonista insieme alla donna-ambasciatrice del brand. Le sezioni tematiche della mostra sono tre: la prima è dedicata alla comunicazione pubblicitaria, con l’eccezionale produzione artistica che Cinzano ha promosso avvalendosi della collaborazione dei più importanti illustratori e grafici pubblicitari del Novecento: sono, infatti, 26 i manifesti d’epoca visibili e restaurati recentemente per l’occasione; la seconda traccia una storia complessiva del marchio, dalle origini sabaude al consolidamento internazionale, attraverso una linea del tempo che illustra le tappe principali della storia della famiglia e dell’azienda; la terza, infine, mette in scena le collezioni di oggetti storici del brand, quali targhe promozionali, vassoi, bicchieri, shaker e antiche bottiglie risalenti all’Ottocento.     La storia di Cinzano inizia a Torino a metà del XVIII secolo. È qui che, nel 1757, il confettiere Carlo Stefano Cinzano impianta la sua attività, in via Dora Grossa (l’attuale via Garibaldi), raggiungendo le vette più alte della sua arte e divenendo anche fornitore della Casa Reale. Ma è a inizio Ottocento che Francesco Cinzano trasforma un’attività artigianale a conduzione familiare in una grande impresa industriale, legando indissolubilmente il proprio cognome con l’arte della produzione di vermouth, liquori e vini. Infatti, grazie a un’astuta strategia pubblicitaria e al lavoro di infaticabili viaggiatori di commercio – quali Giuseppe Lampiano e i fratelli Carpaneto – già a inizio Novecento il marchio conquista in poco tempo i più importanti mercati nazionali e internazionali, apparendo sui cartelloni, nei negozi e nei locali pubblici di ogni paese. Tra le opere esposte, che hanno caratterizzato la storia e l’ascesa di Cinzano, si ricordano, in particolare: “Il dio Pan”, il primo manifesto dell’azienda, realizzato nel 1898 da Adolf Hohenstein, il quale ritrae il dio Pan intento a suonare lo zufolo e sullo sfondo una ninfa che spreme un grappolo d’uva in una coppa di alabastro: le divinità, entrambe legate alla terra e alla fertilità dei campi, sottolineano l’importanza dell’uva quale principale materia prima per la realizzazione dei prodotti; “La zebra” – uno dei simboli emblematici del brand – compiuta nel 1910 da Leonetto Cappiello e raffigurante un uomo, probabilmente Zeus, nel ruolo di ambasciatore, a cavallo di una zebra di un rosso brillante, nell’atto di offrire il suo bene più prezioso, il vermouth; e, ancora, “Bottiglia con bandiere”, sempre di Cappiello, al cui centro...

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Intesa San Paolo: dalla web reputation al web embarassment. Quel che può rubare un video.

Pubblicato da alle 17:40 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page | 0 commenti

Intesa San Paolo: dalla web reputation al web embarassment. Quel che può rubare un video.

Se c’è una nuova definizione di quella che un tempo era la rispettabilità, il prestigio o addirittura l’onorabilità, l’abbiamo affidata all’espressione “web reputation”, ossia quello che delle attività, aziende o enti filtra attraverso la rete e delinea il profilo di chi sarebbero; questo agli occhi di coloro che vedono come comunichiamo, cosa diciamo e che formule impieghiamo. Ciò accade nel rettangolo retroilluminato dei lap top, finestra e punto di fuga in cui oggi si concentra la visione del mondo. Malgrado i tempi l’antico e rigido concetto di rispettabilità continua ad essere inseguito e desiderato da aziende grandi o piccole che siano. Se conquistarla è un percorso lungo e piuttosto arduo perderla è questione di un minuto, o di pochi, sventati minuti di un raccapricciante e sventurato video, scivolato via di mano e approdato sull’indistinta spiaggia del web. Ed ecco che Banca Intesa San Paolo si ritrova nell’increscioso imbarazzo di essere caduta dalla web reputation al web embarassment o più crudelmente allo sputtanamento nazionale per motu proprio. L’accaduto risulta imperdonabile sotto ogni aspetto. Se un breve e grottesco video, in realtà più di uno, sfugge al controllo di una Banca, il correlato immediato è che anche i dati sensibili dei clienti possano, nello stesso modo, sgusciare fuori dai forzieri.  In pratica si sono fatti rubare la reputazione. La talpa, che è una costante di ogni rapina, è all’interno dell’azienda e per qualche insondabile ragione, forse troppi film di Vanzina, o i Talent, o anni trascorsi a bagno nel trash più indecoroso, lo hanno portato a ordire un colpo che nemmeno Assange, i Bassotti o Arsenio Lupin avrebbe mai organizzato, e ovviamente sotto il segno della motivazione. Rubare quanto di buono in decine e decine di anni impiegati e personale hanno cercato faticosamente di fare. Obbligandoli a rendersi ridicoli, a trasformare il lavoro in circo, la professionalità in maschere da clown, farli canticchiare felici e pronunciare frasi stupide e ributtanti. Un retropensiero induce a chiedersi se una direttrice di filiale può concedersi senza ritegno alla più trita indecenza, se il disdoro lessicale e sociale che promuove non investa qualcosa di più importante e se il coinvolgere altri in quest’impresa non sia al limite del reato del buon gusto. A scanso di fraintesi le banche non sono una famiglia, come ripetuto in uno dei video, padri e madri i soldi li donano: non li prestano dietro interesse; nel porgerli ci sono i pensieri, i più nobili, e c’è cuore, che detta fiducia e speranza. Confondere i significati delle parole è una forma di circonvenzione, molto simile a quelle clausole impossibili da interpretare e sempre vessatorie, inserite in molti contratti bancari.  Forse all’impavida soubrette deve essergli sfuggito, in tutti questi anni, la storia di Bartleby lo Scrivano, il suo “I would prefer not to”, il preferirei di no scritto da Melville per il mondo della finanza di Wall Street. Quello che offende maggiormente nel guardare questa pochade è constatare nelle facce il disagio l’impaccio e il senso di un obbligo increscioso in cui ognuno di noi avrebbe  potuto trovarsi. E’ possibile che sia stato questo ad incattivire i commenti in rete, la sensazione che una società sottoposta al peggio dello spettacolo possa arrivare a coinvolgerci tutti, ad  abbruttirci, a rendere spietatamente palese che per sopravvivere si debba non solo faticare ma anche cantare io ci sto. Uno dei più...

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La manualità femminile non è affatto passata di moda. Al Lingotto senza Irina Palm.

Pubblicato da alle 12:47 in Economia, Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

La manualità femminile non è affatto passata di moda. Al Lingotto senza Irina Palm.

E’ ritornata a Torino “Manualmente”, la kermesse totalmente dedicata a tutte le tecniche del “fai da te”, tradizionalmente femminili. Molti gli stand che hanno riempito il padiglione 1 di Lingotto fiere, giungendo da tutta Italia ed Europa, per questo secondo appuntamento del 2017.     Questa edizione è stata infatti quella autunnale, che fa seguito a quella primaverile, svoltasi ad aprile e ha contato oltre 10.000 visitatori. Quasi raddoppiato invece il numero in questi giorni: la fiera ha infatti chiuso con 17.500 ingressi.  L’allestimento di settembre da sempre è stato dedicato ai temi invernali, dove a farla da padrone sono tutte le idee e i piccoli oggetti legati al Natale e agli addobbi. Ma questo è solo una piccola parte di quello che abbiamo potuto vedere scorrendo i vari stand, che presentavano tutto l’occorrente per il cucito creativo, per lo scrapbooking (creazione di biglietti, inviti, album), per il cake food and design tanto di moda oggi, oltre al classico ricamo, uncinetto e bijoux.  Inoltre, ampio spazio è dedicato alla decorazione della casa e a tutte quelle altre piccole arti in cui bisogna avere una buona manualità e pazienza. La quantità di pubblico che ruota intorno a queste tecniche è davvero incredibile. L’uncinetto, il punto croce e questi passatempi che credevamo fossero retaggio delle nostre nonne e degli anni ’60, tornano sempre più in auge, anche fra le giovanissime. Sembra incredibile che nell’era del digitale, della realtà virtuale, del tutto e subito, siano di nuovo alla ribalta questo tipo di arti che richiedono l’abilità manuale, la pazienza e, soprattutto, il tempo. Ma forse è proprio il nostro correre nella vita quotidiana che ci ha stufato, facendoci riscoprire noi stessi e la necessità di “muovere le mani” per creare qualcosa di completamente nostro e concreto. L’agenda degli appuntamenti è stata fittissima: oltre 200 in programma, fra corsi, dimostrazioni e workshop, tutti rigorosamente divisi a seconda dei diversi temi. Grande importanza è stata data anche al mondo della “prima infanzia”, in cui si potevano trovare tante creazioni fatte a maglia, uncinetto e punto croce per i bimbi. Interessante anche la novità della Vetrina delle Creatività, uno spazio ampio dedicato alle creazioni realizzate con queste varie tecniche manuali dai partecipanti. Presenti anche alcuni stilisti che nella sezione dedicata alla moda, presentavano capi interamente creati a mano. Patrizia Costelli...

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Formazione gratuita per studenti, ricercatori e imprenditori che credono nell’innovazione.

Pubblicato da alle 12:58 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Formazione gratuita per studenti, ricercatori e imprenditori che credono nell’innovazione.

    Saranno 40 i posti disponibili  per studenti, ricercatori e imprenditori che vogliano imparare da esperti come si crea un’azienda dedicata all’innovazione, in particolar modo applicata al settore delle Smart City  A partire dal 25 ottobre, e per 10 settimane, si terrà il primo corso di formazione dedicato alle start up indirizzato al mercato delle ‘Smart City’. “Company Creation” è il nome del programma di formazione e lo ha ideato StarBoost Academy in collaborazione con Planet Idea. StarBoost è un movimento imprenditoriale, parte di un importante gruppo industriale con esperienza decennale nel campo dell’innovazione digitale, che aggrega imprenditori, investitori, advisor e mentori per formare, supportare e valorizzare i talenti nel processo di creazione della propria azienda. Mentre Planet Idea è un centro di competenze che sviluppa progetti per integrare l’innovazione in ambito urbano. È specializzato nella progettazione di edifici, complessi residenziali, quartieri o interi ecosistemi urbani. I partecipanti al corso avranno a disposizione un team di professionisti che li aiuteranno, a mettere a punto un business model e impostare la società nel modo più solido dal punto di vista legale e societario.  “Grazie al nostro modello di Company Creation evitiamo il fenomeno dell’alta percentuale di fallimento delle start up in fase di partenza, proprio perché affianchiamo l’innovatore nell’analisi del suo modello di business fornendo strumenti strategici a livello legale e contrattuale ed aiutandolo nella delicata fase di costruzione di un team coeso,“Con la prima Smart City al mondo rivolta al social Housing, Planet ha tra i suoi obiettivi anche quello di delineare una nuova definizione di smart city: non più ambito teorico e progetto utopico, realizzabile solo con alti investimenti ma prototipo di modello ecologicamente sostenibile e promotore di sviluppo economico locale attraverso modelli di sharing e collaborative economy –afferma Gianni Savio, Presidente di Planet Idea, che prosegue – “promuovendo i programmi di Company Creation StarBoost, Planet ambisce a diventare un Hub di innovazione sociale e di sviluppo di nuove idee creando le condizioni per svilupparle al meglio e valorizzarle al massimo all’interno del proprio progetto”. Iscrizioni entro e non oltre il 16 ottobre: academy.starboost.it/planet-idea Il corso si svolgerà dal 25 ottobre 2017 al 24 gennaio 2018, tutti i mercoledì dalla 18:30 alle 21:00 a Torino nella sede di Planet Idea c/o Spazio Copernico, Corso Valdocco, 2.  ...

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La luce come non la si era mai vista. Ad accenderla è la Slux, qualcosa di nuovo sotto il sole.

Pubblicato da alle 12:26 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page, Innovazione, talenTO | 0 commenti

La luce come non la si era mai vista. Ad accenderla è la Slux, qualcosa di nuovo sotto il sole.

Sarà stato un richiamo Pindarico quello che sin da giovanissimo Alessandro Pasquali ha perseguito con caparbietà e dedizione, frutto di una curiosità per quel dono fondamentale e misterioso che è la luce; fatto sta, che l’inseguire e cercare qualcosa nei fasci luminosi lo ha portato a volare molto in alto.  La dimostrazione è venuta alla luce, per giocare con le parole, qualche sera fa nel castello di Carrù, perché anche se altamente tecnologica sempre di una piccola favola si tratta: quindi il castello, il giardino e, una festa aperta a tutti per la fine dell’estate. La scoperta di questo giovane scienziato, supportato dal socio Bob Tal e Norberto Bertaina, è divenuta una start-up italo svizzera, in grado di rivoluzionare le trasmissioni wireless sostituendo le onde radio con fasci di luce, onde luminose. Una tecnologia nuova, inattesa, che lascia sconcertati e affascinati. Apparentemente semplice, quando la si vede in azione, fendere l’aria come una spada bianca e innocua, frutto però di moltissime sperimentazioni e miglioramenti continui. A credere in questo germoglio di futuro è stata la Banca Alpi Marittime di Carrù, che ha deciso di supportarne la crescita organizzando la prima presentazione pubblica con un concerto e uno spettacolo di grande coinvolgimento. Sul palco l’orchestra Baravalle di Fossano, alle loro spalle un grande schermo come quello di un cinema all’aperto su cui sono passano materiali d’archivio, foto, filmati e una voce guida che ha narrato con particolare qualità, la storia della banca sorta nel 1899 dentro un affresco storico sociale, intervallato da canzoni rappresentative di alcuni momenti del cambiamento del paese.  Non si può dire che non abbia colpito sentir cantare Bella Ciao e La locomotiva di Guccini in uno spettacolo del genere, canzoni che non hanno sfiorato il direttore Carlo Ramondetti, vero mattatore della kermesse. Quando afferma che la “visione – della Banca –  è orientata alle innovazioni più illuminate” coglie davvero nel segno, infatti il concerto è stato trasmesso con il sistema Li-Fi promosso dalla Slux e a fine concerto si è lanciato con un raggio blu un segnale verso le stelle. Lo spirito seriamente orientato alla ricerca vuole sempre giungere alle cose, espandere le conoscenze. Come le carte dei navigatori che, attraversavano gli oceani dopo Colombo, resero navigabile l’imprevedibilità dei mari grazie a un sistema di informazioni, così le nuove possibilità insite nella luce sono una nave, un veicolo di trasporto sicuro per moltissimi tipi di dati, fisseranno i futuri percorsi e probabilmente muteranno il conosciuto con scenari nuovi. Vicini alla luce misteriosa di Slux innesca il desiderio di essere lì dove le cose accadono, dove il domani ha poggiato i suoi passi, accanto alle scoperte e alle persone che le hanno pensate. Per ora, fortunatamente, la Slux vola lontano dai soli delle grandi multinazionali, speriamo che sia attenta a non avvicinarsi troppo e bruciarsi le...

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Oggierre. Il grande WoW. Le Officine Grandi Riparazioni in anteprima.

Pubblicato da alle 11:37 in Economia, Eventi, galleria home page, Innovazione | 0 commenti

Oggierre. Il grande WoW. Le Officine Grandi Riparazioni in anteprima.

  E’ il giorno in cui i giornalisti sono stati invitati dalla Fondazione Crt ad un sopralluogo delle rinnovate Officine Grandi Riparazioni della città. La Fondazione Crt come un piccolo atlante torinese se le è caricate in spalla e mira a lanciarle nel futuro. Non per una punizione inflitta da Zeus, come riporta la mitologia, ma per decisione volontaria o meglio come scelta di venture philanthropy su un unico grande progetto, quasi sicuramente il più grande d’Europa.  La punizione di Atlante avvenne per essersi alleato con il padre di Zeus, Crono, che ordì una rivolta contro l’Olimpo. Fatte le debite proporzioni, rimettere in sesto e far fiorire a nuove possibilità le Ogr possiamo quasi considerarlo una rivolta contro l’Olimpo delle difficoltà del nostro paese, non solo della città; per quanto riguarda il tempo, crono aspetta tutti, implacabile, il 30 settembre. Giorno dell’inaugurazione ufficiale.  Ai giornalisti, entrando, è stato consegnato un simpatico caschetto di plastica bianco, di quelli che gli operai utilizzano durante i lavori, corretto simbolo di quanto lavoro è stato compiuto nei mille giorni di cantiere e scaramantica protezione dai fulmini di qualsivoglia critica possa arrivare. Insieme al caschetto c’era il grigio ardesia della cartella stampa. Un indovinato grigio treno, binario, polvere d’officina su cui spicca il bellissimo logo celeste delle nuove Ogr. All’interno della cartella, tradotto in parole e cifre impressionanti, ciò che è stato fatto per trasformare quella che era una cattedrale della storia industriale abbandonata in uno straordinario pavillon unico e dalle enorme proporzioni. Oltre agli spazi coperti si scoprono due grandi piazze aperte fiancheggiate dalle fiancate restaurate in maniera conservativa. Nel visitare questi spazi immensi, dalle capriate altissime e al momento colme di un insondabile e profetico vuoto non si può trattenere un grande wow, senza meno, che il tipico contegno torinese fa risuonare soltanto nel propri pensieri. Per chi non lo rammentasse le Ogr sono le più antiche officine ferroviarie italiane, vennero realizzate a Torino, intorno alla metà dell’Ottocento, in concomitanza con la realizzazione delle linee di collegamento con Genova (1853) e con Novara (1856). Le nuove OGR, riqualificate e restituite alla città dalla Fondazione CRT, danno vita al Distretto della Creatività e dell’Innovazione. Ospiteranno, in continua rotazione, mostre, spettacoli, concerti, eventi di teatro, danza e arti performative, laboratori, start up, imprese innovative volte a unire le idee e i valori della creatività con gli strumenti e i linguaggi delle nuove tecnologie digitali. L’incrocio urbanistico in cui sorgono le Ogr, prossimo al centro e fortunatamente lontano da incurabili periferie, sposterà il baricentro della mobilità e della curiosità, rinnovando abitudini e percorsi. Il 30 settembre Torino ritornerà capitale. Con significati e valori diversi per ognuno. Se vorranno vedere di cosa si tratta dovranno venire qui, in questa strana e difficile città. Nel cauto sorriso dei torinesi c’è il sottile piacere e la certezza che questa meraviglia i milanesi o chiunque altro, non potranno, in alcun modo, portarsela via.     Tutte le informazioni sul sito ufficiale:...

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Viaggio premio a Seattle per gli studenti torinesi vincitori degli Innovation Award di Amazon

Pubblicato da alle 18:35 in Economia, Innovazione, Prima pagina, talenTO | 0 commenti

Viaggio premio a Seattle per gli studenti torinesi vincitori degli Innovation Award di Amazon

    Giunti alla seconda edizione, gli Innovation Award, lanciato da Amazon Italia in collaborazione con alcune università, con l’obiettivo di stimolare gli studenti a mettere in gioco le proprie conoscenze e la propria creatività elaborando idee e soluzioni originali ed innovative, anche grazie all’uso di nuove tecnologie. La prima edizione, svoltasi nel 2016, aveva visto il coinvolgimento degli studenti del Politecnico di Milano. Quest’anno l’iniziativa si è svolta parallelamente in tre città: Torino, in partnership con il Politecnico e l’Università; Roma con l’Università di Tor Vergata; Milano, con il Politecnico. Nelle tre città hanno partecipato al contest complessivamente oltre 400 studenti. L’evento odierno è quindi il primo di tre appuntamenti: oltre alla tappa torinese, il 20 settembre a Roma saranno premiati gli studenti dell’Università di Tor Vergata e il 25 settembre a Milano quelli del Politecnico milanese. “Last mile deliveries”, ovvero l’organizzazione del percorso finale di consegna dei prodotti acquistati, è il tema della seconda edizione degli Amazon Innovation Award, sul quale gli studenti del Politecnico di Torino e dell’Università degli Studi di Torino, in team di tre/cinque persone, si sono sfidati elaborando un progetto originale. Tutti gli studenti che hanno aderito all’iniziativa hanno avuto modo di visitare il centro di distribuzione Amazon di Castel San Giovanni per vedere da vicino come opera la logistica di Amazon. Gli elaborati presentati dagli studenti sono stati valutati da una giuria composta da manager di Amazon. I criteri che hanno guidato la scelta del team vincitore sono stati fattibilità, scalabilità, impatto sul cliente, applicabilità delle tecnologie oltre ai quattro principi di leadership di Amazon: pensare in grande, inventare e semplificare, insistere sugli standard più elevati e analizzare in profondità. Ad aggiudicarsi il primo premio è stato il team composto da Mirko Raimondi, Virginio Giulio Clemente e Tommaso Ruffino, che ha sviluppato un sistema basato sull’integrazione del modello di consegna dell’azienda con altri soggetti esterni, con l’obiettivo di ottimizzare, velocizzare e rendere flessibili le consegne ai clienti finali, migliorando l’esperienza degli utilizzatori. I tre studenti, premiati da Gabriele Sigismondi, Director IT Amazon Logistics, parteciperanno a un viaggio premio a Seattle, che include la visita ad alcuni dei più innovativi centri di distribuzione di Amazon. I componenti del team classificatosi al secondo posto si sono aggiudicati ciascuno un Kindle e-reader, mentre il team terzo classificato è stato premiato con un Fire tablet per ciascun componente. “L’Amazon Innovation Award 2017 rappresenta una sfida vinta per Torino: diventare una piattaforma abilitante per immaginare e testare nuove soluzioni ai problemi della città. Problemi concreti come la logistica dell’ultimo miglio sono stati analizzati da gruppi di studenti delle due Università, che con la loro creatività e le loro competenze hanno sviluppato soluzioni originali non solo con un approccio tecnologico ma anche sociale. Modelli sociali di innovazione, tecnologie e testing delle soluzioni sul nostro territorio sono gli ingredienti principali per sviluppare innovazione nella nostra Città. Intendo ringraziare la Sindaca Chiara Appendino e gli Assessori Maria Lapietra, Alberto Sacco, Marco Alessandro Giusta per l’impegno e la collaborazione” ha dichiarato Paola Pisano, Assessore all’Innovazione e alla Smart City del Comune di Torino nella sua introduzione all’evento. Marco Pironti Direttore del Centro di Innovazione Tecnologica ICxT dell’Università degli Studi di Torino ha affermato: “Questo progetto testimonia ancora una volta l’enorme valore derivante dalla collaborazione tra i docenti e gli studenti dei...

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Parte il progetto Entrepreneurs for Social Change, sosterrà 25 giovani imprenditori.

Pubblicato da alle 13:06 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Parte il progetto Entrepreneurs for Social Change, sosterrà 25 giovani imprenditori.

  L’Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO) e Fondazione CRT lanciano il progetto Entrepreneurs for Social Change, per formare e sostenere 25 giovani imprenditori sociali dell’area euro-mediterranea. Entrepreneurs for Social Change aiuterà gli imprenditori euro-mediterranei under 35 a specializzarsi in settori industriali particolarmente promettenti, puntando in particolare sull’economia verde per il 2017 e 2018, sulle industrie creative e sull’imprenditoria digitale negli anni successivi. Il programma si focalizzerà sulla creazione di nuovi posti di lavoro, a partire dai Paesi dove forte è il fenomeno migratorio. Il bando per selezionare i migliori giovani talenti presenti nei 26 Paesi con sbocco sul Mediterraneo è aperto fino al 15 agosto sul sito di Entrepreneurs for Social Change www.e4sc.org. I vincitori parteciperanno al training a Torino in autunno. Successivamente, e per un anno, ai 25 selezionati verranno forniti gli strumenti e le tecniche più efficaci per avviare o ingrandire un’impresa sociale nel proprio Paese d’origine: la formazione riguarderà temi quali business sociale, fundraising, marketing, leadership e dialogo interculturale, tutti fattori chiave del successo nell’imprenditoria sociale. “Il nostro obiettivo è formare una nuova generazione di imprenditori sociali capaci sia di creare opportunità d’impiego, sia di essere ‘ambasciatori’ di un cambiamento positivo attraverso il dialogo, la conoscenza, il rispetto reciproco al di là delle divisioni – afferma il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia –. Anche così si costruiscono ‘ponti’ in una regione del mondo segnata da grandi sfide, come l’emergenza migranti, le difficoltà di occupazione specie tra i giovani e le donne, le tensioni politico-sociali, le ferite degli estremismi e dei conflitti”.   “E4SC, giunto quest’anno alla quarta edizione, è stato ideato e realizzato dalla Fondazione CRT in collaborazione con le Nazioni Unite – dichiara il Segretario Generale della Fondazione CRT Massimo Lapucci –. Il progetto vuole essere innanzitutto una scommessa sul futuro del Mediterraneo: puntiamo sui giovani di talento, che sono un elemento strategico per lo sviluppo e la crescita di ogni società. I giovani imprenditori sociali che verranno temporaneamente a Torino dai vari paesi dell’area euro-mediterranea, costituiscono un vero e proprio ponte con il nostro territorio, contribuendo a rafforzare i legami con i vari paesi soprattutto nel medio e lungo termine”. “La zona euro-mediterranea – spiega il direttore dell’UNIDO Li Yong – vive una fase turbolenta dove una persistente instabilità economica si mischia a crescenti fenomeni migratori difficili da gestire. L’imprenditoria sociale può essere un veicolo di sviluppo e di coesione e può avere successo solo grazie allo sforzo congiunto di governi, organizzazioni internazionali, enti non profit e imprese private. Questo è l’obiettivo di Entrepreneurs for Social Change e della nostra partnership con la Fondazione CRT”.   Nei tre anni di sperimentazione che hanno preceduto il lancio del nuovo programma di Fondazione CRT con l’ONU, Entrepreneurs for Social Change ha selezionato e formato 60 imprenditori sociali. Le candidature, provenienti dai 26 Paesi del Mediterraneo, sono quasi quadruplicate, passando da 350 nella prima edizione sperimentale del 2013 a oltre 700 nella seconda, fino al picco di 1.230 nella terza (a fronte di 20 posti disponibili ogni anno). Alcuni partecipanti, proprio grazie al programma della Fondazione CRT e delle Nazioni Unite, sono stati eletti tra i migliori giovani imprenditori del proprio Paese, e hanno potuto ampliare le opportunità di impiego, budget e beneficiari delle proprie attività fino a 10 volte di più rispetto all’inizio della propria attività.  ...

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La Famiglia Ceretto: vino e arte contemporanea. Marina Abramovič l’ospite d’autunno.

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La Famiglia Ceretto:  vino e arte contemporanea. Marina Abramovič l’ospite d’autunno.

La Famiglia Ceretto, il vino e l’arte: l’eccellenza dell’esperienza, e una vocazione al mecenatismo tutta internazionale. E in autunno arriva Marina Abramovič. La terza generazione della Famiglia Ceretto, Lisa, Roberta, Alessandro e Federico, figli di Marcello e Bruno, i Barolo Brothers, come li definì negli ‘80 la rivista Wine Spectator dandogli una consacrazione mondiale nel panorama vinicolo, condividono il colore degli occhi, di un raro verde-azzurro trasparente, e una pari visione cristallina sul futuro della loro impresa: uniti guardando al futuro, pur nella diversa gestione delle competenze tecniche, per una crescita aziendale in continuo sviluppo, anche da un punto di vista tecnico e non solo di mercato (a partire dalla vendemmia 2015 tutti i prodotti hanno ottenuto la Certificazione Biologica). Grandi capacità nella vinificazione, attenzione alla qualità come prima regola, e altrettanto grande capacità nel comunicare non solo un prodotto quanto la filosofia che li anima. La Ceretto experience, come ben espresso dal loro sito, coinvolge più aspetti, naturalmente il vino, in primis il Barolo e il Blangè, il cibo (il tristellato Piazza Duomo con lo chef Enrico Crippa e la Piola, a cui si aggiunge il rilancio del torrone e la coltivazione della nocciola con l’azienda Relanghe) l’architettura (le avveniristiche costruzioni il Cubo della Cantina Bricco Rocche dove è stato posizionato di recente il cancello di Valerio Berruti e  l’Acino  per la Tenuta Monsordo Bernardina nel 2009), e infine l’arte, che negli anni ha visto nomi dell’arte contemporanea internazionale, da Anselm Kiefer, Francesco Clemente, Kiki Smith, inaugurare mostre sul territorio albese su diretta committenza della famiglia, che per loro ha costruito persino una residenza ad hoc, la Casa dell’Artista (2010), sulla collina sovrastante la Tenuta Monsordo Bernardina. La punta di diamante rimane la cappella del Barolo alle Brunate di La Morra: costruita nel 1914 e mai consacrata, la Cappella intitolata alla SS. Madonna delle Grazie fu acquistata dalla famiglia Ceretto nel 1970 assieme a 6 ettari di vigneto circostante. Ormai rudere, si è trasformata in uno degli edifici simbolo delle Langhe grazie all’intervento di Sol LeWitt e David Tremlett (che ne hanno affrescato rispettivamente le superfici esterne e interne) nel 1999. A quasi vent’anni di distanza rimane un luogo visitatissimo e molto amato dai langaroli in primis.   La conversazione con Roberta Ceretto, responsabile comunicazione, rapporti con la stampa e marketing, sviluppo dei progetti culturali dell’azienda è un fluire brillante di energia, consapevolezza, capacità di trascinare l’ascoltatore in quello che è prima di tutto un’attitudine familiare a considerare il lavoro come responsabilità, impegno, ma anche come espressione di una gioia di vivere che deve coinvolgere tutti sensi sino a diventare un’esperienza, appunto, di vita. Non a caso Federico Ceretto, fratello di Roberta, dichiara: “Il nostro è un divertimento. Una certezza è il metodo impostato di mio padre: far vivere ai clienti la nostra cultura e conoscere la bellezza del nostro territorio, le Langhe”. In particolare negli anni la famiglia Ceretto si è contraddistinta per operazioni culturali di grandissimo livello, che li porta a ricoprire a buon titolo il complesso ruolo da mecenati, per un nuovo rinascimento che da vent’anni ha investito le Langhe e il Roero, dal 2015 dichiarati Patrimonio Unesco. Come è nato questo vostro specifico interesse per l’arte? Molti mi chiedono come sia nata la “strategia” di marketing che ha portato ad occuparsi di arte, ma non vi...

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