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E’ meglio investire un anziano, un bambino, due suore, tre liceali? Cosa sceglie un automa?

Pubblicato da alle 14:41 in Economia, Innovazione, MotorInsider, Prima pagina | 0 commenti

E’ meglio investire un anziano, un bambino, due suore, tre liceali? Cosa sceglie un automa?

Macchine morali — Ingegneri e programmatori in tutto il mondo sono impegnati in una corsa all’oro per creare auto autonome che possano girare sulle strade con il traffico umano. Sensori su sensori, computer potenti, servo-meccanismi, tutta la più avanzata tecnologia—e poi quelle maledette vetture trovano qualcuno che non dovrebbe esserci su un passaggio pedonale e lo investono. La difficoltà è che le automobili senza conducente, più di ogni altro tipo di robot, devono simulare il comportamento umano, almeno di chi guida le macchine convenzionali o comunque frequenta le strade. Il caso etico che ne nasce è noto come il “trolley problem”, il problema del tram, e si applica alla determinazione di cosa dovrebbero fare gli automi quando, in un emergenza, tocca loro decidere chi sacrificare: il pedone che sbuca, i passeggeri sul mezzo, su un altro mezzo? E, se le condizioni obbligassero assolutamente a una scelta, è meglio mettere sotto un giovane adulto, un anziano, un bambino, due suore, tre liceali? Gli umani risolvono il problema reagendo a casaccio, con la confusione e il panico. Le macchine robot possono scegliere a mente fredda, ma a far cosa? Bisogna trasferirgli i concetti di etica da chi li possiede, le persone. Ciò è il tema di un grande progetto di ricerca—The Moral Machine—del MIT-Massachusetts Institute of Technology sul comportamento etico alla guida. Ha coinvolto 2,3 milioni di persone intorno al mondo. L’indagine è consistita nell’illustrare con una sorta di videogioco 13 scenari in cui è inevitabile che ci sia una vittima—situazioni rare, ma non impossibili—obbligando i partecipanti a scegliere chi “salvare” tra giovani e vecchi, guidatori o pedoni, femmine o maschi, agiati o poveri, e così via. L’equipe del MIT ha trovato che il mondo si divide in tre macro-gruppi morali: il primo con Nord America e molti paesi europei (Italia compresa) dalla tradizione cristiana, il secondo i paesi come Giappone, Indonesia e Pakistan, con tradizioni confuciane o islamiche. Il terzo gruppo comprende paesi del Sud e Centro America, la Francia e le ex colonie francesi. Il primo gruppo, gli “occidentali”, esprime una marcata preferenza per salvare i giovani rispetto ai vecchi, mentre gli “asiatici” non distinguono per gruppi d’età. Il Sud francofono e latino-americano invece mostra una preferenza per salvare le donne rispetto agli uomini. C’entrano altri fattori. I paesi dalla forte tradizione legalitaria, Giappone e Finlandia per esempio, hanno scelto più spesso di investire chi attraversa fuori dalle strisce rispetto ad altre nazioni meno legalistiche, come Nigeria e Pakistan. Gli scenari che obbligavano a scegliere tra la morte di un uomo d’affari o un senzatetto hanno rispecchiato i dislivelli economici nelle culture. La Finlandia, dalle limitate distanze economiche tra le classi, non ha espresso chiare preferenze, mentre il rispondente medio della Colombia, paese caratterizzato da grandi disparità economiche, non ha esitato a scegliere di investire il povero. Le lezioni sono due. Prima, non è vero che tutto il mondo sia “paese”. Le auto autonome dovranno, semmai, cambiare etica quando passano il confine. La seconda è che non siamo pronti per insegnare il comportamento alle auto senza conducente. Vedono le cose come stanno, non come vorremmo noi. Prima di andare d’accordo con gli umani, i robot dovranno almeno imparare a “venirci un po’ incontro”. Courtesy James Douglas...

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Vialattea, un comprensorio sciistico in continua evoluzione.

Pubblicato da alle 10:49 in Economia, galleria home page, Notizie, Sport | 0 commenti

Vialattea, un comprensorio sciistico in continua evoluzione.

Impianti di risalita all’avanguardia, piste di gara tecniche e spettacolari e una rete di innevamento programmato potenziata e altamente tecnologica, circa un terzo dell’area sciabile è coperto dai “cannoni”: questo è il comprensorio Vialattea. Il domaine è vastissimo, uno dei più estesi d’Europa, e si sviluppa tra Italia e Francia, spaziando da Sestriere a Sauze d’Oulx, da Sansicario, a Cesana, a Claviere, sino alla francese Montgenèvre; ed è possibile accedere alle piste del comprensorio anche da Pragelato con la funivia Pattemouche – Anfiteatro. Le piste sono 249, collegate sci ai piedi e servite da 70 impianti di risalita, che si collocano tra i 1.380 metri di Cesana e i 2.800 metri della cima del monte Motta. “La nostra dodicesima stagione – ha sottolineato Giovanni Brasso, presidente della Sestrieres Spa, nel presentare alla stampa l’attività di Vialattea – si è conclusa in modo soddisfacente nonostante le numerose giornate di cattivo tempo, di vento e, per non farci mancare nulla, di pioggia battente”. E ha snocciolato una serie di dati sui passaggi sugli impianti e sulla vendita degli skipass, con un particolare riferimento all’impianto di innevamento che, con la sostituzione delle 167 aste, ha dato ottimi risultati in termini di produzione di “materia bianca”. Non sono mancate, però, alcune note polemiche sulla mancata commercializzazione di un numero significativo di posti alberghieri, a causa della chiusura anticipata di alcune strutture ricettive, che ha costretto la società a ritoccare i prezzi del giornaliero, 38 euro, uno in più, dopo tre anni e del bi-giornaliero. Una situazione che soltanto il prolungamento della stagione e il cambiamento delle abitudini da parte della clientela potrebbe sanare, anche a fronte della salvaguardia dei 50.000 lavoratori impegnati nel settore. Per quanto riguarda le novità tecniche della stagione, ormai alle porte – l’apertura è prevista il 7 dicembre – da segnalare la riapertura delle piste del Colletto Verde, nell’area di Clavière, dell’utilizzo della storica pista 32 (dalla sciovia La Motta a Borgata) e del miglioramento del “nodo Fraiteve”, aumentando lo spazio destinato allo sbarco degli sciatori provenienti da Sestriere, Sansicario e Sauze d’Oulx. Sono stati installati, inoltre, presso le biglietterie del comprensorio, sistemi che consentono l’acquisto del biglietto con lo smartphone o alle casse automatiche, un aspetto tecnologico che, unitamente alla vendita on line, sta iniziando a dare buoni risultati. Sul fronte commerciale, continua la partnership di alcune aziende con Vialattea, ad iniziare da Audi (che sarà Title Sponsor del 38° Uovo d’Oro, la prestigiosa gara per giovanissimi) e da Basic Net (con i suoi brand Robe di Kappa, Kway e Superga), che offrono vantaggiose promozioni sull’acquisto dei propri prodotti ai clienti di skipass giornalieri e stagionali. Non poteva mancare un accenno alla mancata candidatura del Piemonte alle Olimpiadi del 2026. Sergio Chiamparino, presidente della Regione, a questo proposito è stato molto chiaro: “Delusione sì, tanta, ma rimane ancora aperta una strada. Noi abbiamo voluto dare un segnale forte di responsabilità e così abbiamo ribadito la nostra disponibilità a mettere a disposizione impianti e strutture atte allo svolgimento dell’evento. Lo diciamo non per rinvigorire passate polemiche, ma per rafforzare la candidatura e darle maggiore peso.” Pier Luigi...

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Spendiamo sempre di più per prepararci a fare ciò che poi non facciamo. Two to tango.

Pubblicato da alle 16:46 in DOXA segnalazioni, Economia, Fashion, galleria home page | 0 commenti

Spendiamo sempre di più per prepararci a fare ciò che poi non facciamo. Two to tango.

Two to tango — Parrebbe in corso, almeno nei paesi economicamente sviluppati, un generalizzato declino dell’attività sessuale umana. Risultati indicativi della tendenza sono stati trovati negli ultimi anni in Finlandia, in Giappone, negli Usa, nel Regno Unito, in Germania e altrove. Il calo sembra presente in maniera essenzialmente indifferenziata tra i giovani, le coppie sposate e gli anziani. Almeno negli Stati Uniti—sempre avanti nella raccolta di statistiche del genere—l’anno del “peak sex” sarebbe stato il 1988. Allora, secondo dati del US Center for Disease Control and Prevention, rispetto ad oggi gli indici d’attività sessuale tra i teenager sarebbero stati più alti del 22% tra i maschi e del 14% tra le femmine. Il fenomeno si rispecchia in Giappone dove, secondo la Japan Family Planning Association, il 45% delle donne nel gruppo d’età tra i 16 e i 24 anni si dichiara “o non interessata o di disprezzare attivamente il contatto sessuale”. Un quarto del campione maschile è stato d’accordo. L’indifferenza giapponese all’atto riproduttivo contribuisce al drammatico crollo demografico in corso nel Paese. Altrove non è chiaro quanto lo scarso desiderio sia un problema, almeno “di massa”. Negli Usa il GSS- General Social Survey, un’indagine condotta annualmente dal National Opinion Research Center dell’University of Chicago, indica che l’attività sessuale sarebbe comunque distribuita in maniera molto poco regolare: all’incirca il 15% degli adulti è responsabile della metà degli amplessi nella categoria. La disponibilità del sesso, in altre parole, sarebbe ancora più esclusiva di quella dei soldi in quanto, negli Stati Uniti, il 20% della popolazione possiede la metà della ricchezza… Se il fenomeno della nuova astensione è abbastanza chiaro nei contorni, altrettanto non si può dire delle sue cause. Si è ipotizzato di tutto, a partire dall’arrivo dei televisori nelle camere da letto e l’invadenza degli smart phone, all’accresciuta disponibilità della pornografia in Internet oppure ai ritmi di lavoro frenetici, al consumo (o meno) della carne, all’arrivo dei prodotti della soia nelle diete occidentali, al generico “crollo del desiderio”, all’obesità, alla riduzione del testosterone maschile e perfino al “troppo sesso nelle pubblicità”—con il suggerimento che la gente, semplicemente, “se n’è stufata”… Le spiegazioni profferte spesso sembrano dipendere soprattutto dalla particolare critica del mondo moderno che più incontra i gusti di chi le propone. È interessante la compresenza di un altro fenomeno imparentato e che, forse solo per un caso statistico, sembra occupare simili spazi sociali ed economici. L’attività sessuale, nelle fasce d’età che ne sono più ossessionate, è costosa: sia in termini di soldi sia nel dispendio di tempo richiesto per i preparativi, il corteggiamento e “l’esecuzione”. Parallelamente al boom dell’astensione e in maniera proporzionale, è invece molto cresciuta in Occidente la spesa economica e temporale dedicata alla cura della persona: alla cosmesi, alle diete, agli esercizi “tonificanti” del corpo e a tutti gli aspetti della moda e dell’apparire. Non è detto che ci sia un nesso. Tuttavia, i dati di mercato indicano che spendiamo sempre di più per prepararci a fare ciò che poi non facciamo. Il relativo (e calzante) modo di dire americano è: “All dressed up and no place to go”. Courtesy James Douglas...

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Il Premio Biella Letteratura e Industria per raccontare il mondo dell’economia e del lavoro.

Pubblicato da alle 13:45 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Il Premio Biella Letteratura e Industria per raccontare il mondo dell’economia e del lavoro.

Arriva alle battute finali il XVII Premio Biella Letteratura e Industria, che a breve annuncerà il vincitore di questa edizione (oltre agli altri riconoscimenti) ma, nel frattempo, ha già premiato i cinque finalisti, durante un evento che si è tenuto il 13 ottobre presso la Città Studi di Biella. Cinque saggi, cinque opere che raccontano il mondo dell’economia e dell’industria. «Questa è un’annata fortunata – ha commentato il presidente della giuria del premio, Pier Francesco Gasparetto – perché la saggistica ha un tono diverso dalla narrativa. Così si fa conoscenza di un mondo che di solito non si conosce, sono fatti reali nella vita di tutti i giorni, in un’ottica che i media nascondono o esagerano. Questi autori sono economisti ed esperti che danno informazioni da corso universitario rivolte a un pubblico di lettori». I finalisti sono stati selezionati fra 28 opere da tutta Italia e dall’estero, che hanno mantenuto l’edizione di quest’anno, dal punto di vista numerico, in linea con quelle passate. Le opere in finale sono: Storia del mondo attuale 1968-2017, di Tommaso Detti e Giovanni Gozzini (Laterza); Storia economica della felicità di Emanuele Felice (Il Mulino); Non ti riconosco. Viaggio eretico nell’Italia che cambia di Marco Revelli (Einaudi); La sindrome di Eustachio di Massimo Sideri (Bompiani); e Capire l’economia in sette passi di Leonardo Becchetti (minimum fax). Ogni libro ha ricevuto un riconoscimento di 1000 euro, mentre si attende di conoscere il vincitore finale, che sarà annunciato il 17 novembre durante una cerimonia alla Città Studi di Biella. Nel frattempo, un altro riconoscimento è già stato assegnato. Si tratta del Premio speciale, andato a Ferruccio De Bortoli per il suo Poteri forti (o quasi) edito da La nave di Teseo e comunicato durante l’ultimo Salone Internazionale del Libro di Torino. Nelle prossime settimane, poi, dovrebbero essere comunicati i primi dati del concorso dedicato alle scuole, altra colonna portante del Premio Biella, la cui giuria è presieduta da Christian Zegna, del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale Biellese. Al momento, si contano già 65 gruppi partecipanti da tutto il...

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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Alberto Barberis.

Pubblicato da alle 11:49 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page | 0 commenti

Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Alberto Barberis.

GazzettaTorino, ha deciso di raccogliere opinioni, pareri, punti di vista, sul futuro della città, rivolgendo sei domande, sempre le stesse, a persone impegnate a diverso titolo nella società, nella politica e nella cultura, su un tema rilevante del dibattito pubblico, a nostro avviso trascurato: la Torino di domani. La città appare in questo momento, come si suol dire “sotto lo zelo di Abramo”, ossia pronta ad essere sacrificata senza sapere bene per chi o per che cosa. E noi, come Isacco, vorremmo che alla fine si salvasse. Alberto Barberis è il Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale di Torino, lo ringraziamo per la partecipazione a Torino Domani. Dopo un viaggio all’estero, al rientro la città e talvolta l’Italia tutta appare più piccola, bloccata, come fosse imprigionata dentro ad un incantesimo cattivo. Prova anche lei questa sensazione, e se la risposta è si da cosa reputa sia dettato questo sentimento. In realtà no. Mi spiego meglio: quando torno da un viaggio all’estero mi rendo conto di quante siano le potenzialità personali e le capacità industriali del nostro paese e del nostro territorio. Lo percepisco parlando con la gente e notando i molti marchi italiani che il mondo ci invidia. Ad esempio lo scorso anno, al rientro da una missione in Silicon Valley con alcuni Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale di Torino, il sentimento comune era di orgoglio e di consapevolezza che l’Italia è un grande paese e gli imprenditori italiani hanno delle capacità creative, estetiche, culturali decisamente più spiccate di altri. Ciò è dovuto al fatto che viviamo circondati dalla bellezza, dalla storia, dall’arte, dalla cultura. Non ce ne accorgiamo, ma l’ambiente in cui viviamo caratterizza fortemente le nostre abilità e predisposizioni. A vederla positiva, è questa pressochè perenne instabilità politica che probabilmente ci aiuta ad essere così’ abili nella gestione degli imprevisti e nel saper trovare rapidamente soluzioni. L’unico rammarico è che se avessimo un paese un po’ più organizzato e con maggiore visione strategica, evidentemente non saremmo nella situazione complicata in cui ci troviamo oggi, sia a livello locale che nazionale.   Il dibattito sul futuro di Torino, su cosa voglia divenire, cosa ambisca a rappresentare, quale tipo di identità desideri per se ed i suoi abitanti sembra inabissarsi e virare ad un pensiero che verte solo sui conti, sui debiti, sulle spese; una grande liquidazione dei progetti e dei sogni. Come siamo arrivati a questo? Ci siamo arrivati per mancanza di visione strategica e di capacità di osare. Putroppo troppo spesso si preferisce concentrare l’attenzione sugli alibi, anziché ragionare sulle opportunità e puntare sulla voglia di mettersi in gioco nel fare le cose difficili. Alla notizia dell’esclusione di Torino dalla candidatura per i Giochi Olimpici Invernali del 2026 il mio primo pensiero è andato al discorso del 1961 dell’allora Presidente USA, John F. Kennedy, in cui annunciava l’intenzione di portare il primo uomo sulla Luna. “Scegliamo di andare sulla Luna entro dieci anni non perché sia semplice, ma perché è difficile. E perché una meta del genere ci aiuterà ad organizzare e mettere in campo il meglio delle nostre energie ed abilità.” Ecco, se siamo arrivati al punto in cui siamo, penso sia proprio per la mancanza di una visione di questo tipo, l’assenza di reale consapevolezza delle proprie capacità.    Cosa sarebbe opportuno fare per ripristinare...

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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Maria Rizzotti.

Pubblicato da alle 12:18 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page | 0 commenti

Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Maria Rizzotti.

Torino Domani GazzettaTorino, ha deciso di raccogliere opinioni, pareri, punti di vista, sul futuro della città, rivolgendo sei domande, sempre le stesse, a persone impegnate a diverso titolo nella società, nella politica e nella cultura, su un tema rilevante del dibattito pubblico, a nostro avviso trascurato: la Torino di domani. La città appare in questo momento, come si suol dire “sotto lo zelo di Abramo”, ossia pronta ad essere sacrificata senza sapere bene per chi o per che cosa. E noi, come Isacco, vorremmo che alla fine si salvasse. Maria Rizzotti è Senatrice della Repubblica, la ringraziamo per la partecipazione a Torino Domani. Dopo un viaggio all’estero, al rientro la città è talvolta l’Italia tutta appare più piccola, bloccata, come fosse imprigionata dentro un incantesimo cattivo. Prova anche lei questa sensazione e se la risposta è sì da cosa reputa sia dettato questo sentimento? Credo che questo sentimento sia dettato principalmente dal fatto che quando visiti una città come turista o per lavoro frequenti le parti più curate e d’interesse. Per conoscere realmente i pregi e difetti di una città devi viverla non solo “attraversarla”. Torino ha da sempre la vocazione di capitale nel DNA ma non riesce a sfruttare appieno il suo potenziale. È patria di grandi invenzioni, qua sono nate grandi aziende e brand, grandi scrittori hanno tessuto le lodi di Torino ma come una eterna cenerentola quando arriva il momento di fare il grande salto si blocca. Il limite probabilmente siamo proprio noi torinesi che difficilmente riusciamo a fare squadra per raggiungere gli obiettivi e per difendere il nostro patrimonio di eccellenze. Il dibattito sul futuro di Torino, su cosa voglia divenire, cosa ambisca a rappresentare, quale tipo di identità desideri per sé e i suoi abitanti sembra inabissarsi e virare ad un pensiero che verte solo sui conti, sui debiti, sulle spese; una grande liquidazione dei progetti e dei sogni. Come siamo arrivati a questo? Una grande responsabilità è da addebitare alla gestione di Chiamparino e Castellani delle Olimpiadi, sia dal punto di vista economico sia per la gestione del patrimonio di infrastrutture che ci ha lasciato. Dal punto di vista economico l’ex sindaco di Torino difende il Toroc, peccato che numerose piccole aziende sono fallite proprio a causa dei debiti non pagati da questo Ente. Ancora oggi Torino è la città più indebitata d’Italia ma nessuno si assume la responsabilità di questa situazione, anzi continua a pontificare. Credo però che il fallimento più grande sia da ricercare nell’incapacità di dare un dopo a tutte quelle strutture che abbiamo realizzato. Gli investimenti per realizzare grandi opere sono doverosi ma devono poi creare reddito per la Città e il Paese: su questo punto non si è avuta inventiva e si sono alimentati solamente i soliti carrozzoni ispirati al “provincialismo”. Torino come sottolineato dal Rapporto Rota è nuovamente una città in declino ma una certa classe politica fa lo struzzo perché accettandolo dovrebbe bocciare il suo operato. Cosa sarebbe opportuno fare per ripristinare la fiducia, grinta, carattere alla città? Trovare un modello da seguire, che so Amsterdam o Londra, per dinamismo e opportunità, o dobbiamo individuare e inventarci un’altra strada? Riavere le Olimpiadi del 2026 a Torino sarebbe stata una grande opportunità per correggere gli errori fatti nel 2006. Quell’evento lo posso riassumere con la frase “l’operazione...

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Caserta e Stupinigi, unite da “La Pizza delle Dure Regge”. Ricerca, sperimentazione e innovazione.

Pubblicato da alle 13:05 in EATpiemonte, Economia, I nuovi Shop, Prima pagina | 0 commenti

Caserta e Stupinigi, unite da “La Pizza delle Dure Regge”. Ricerca, sperimentazione e innovazione.

La Pizza delle Due Regge è la prima manifestazione che vuole unire due luoghi Patrimoni Mondiali riconosciuti dall’Unesco come la Reggia di Caserta e la Palazzina di Caccia di Stupinigi. E lo vuole fare attraverso l’arte del pizzaiolo, creando pizze gourmet con gli ingredienti di questi due territori. A rendere reale questo progetto, due pilastri della pizza italiana: da Caserta arriverà Franco Pepe, pizzaiolo noto in tutto il mondo, punto di riferimento internazionale per gli amanti della vera pizza italiana e per il secondo anno consecutivo miglior pizzaiolo al mondo secondo Top Pizza. Sarà inoltre protagonista con i suoi prodotti il Consorzio tutela mozzarella di Bufala Campana con altri produttori selezionati.   Mentre Stupinigi e il suo territorio saranno rappresentati dai pizzaioli piemontesi guidati da Luigi Acciaio, maestro specializzato in impasti, i Consorzi D.O.P. e i Maestri del Gusto della Provincia di Torino e del Piemonte, i produttori  dell’Associazione Stupinigi è…, la filiera della Farina di Stupinigi, il Consorzio di Tutela e Valorizzazione delle DOC Freisa di Chieri e Collina Torinese, il Presidio del Sedano Rosso di Orbassano e altri presidi Slow Food. Cosa significa Pizza Gourmet? non si tratta di una pizza “creativa” ma è il risultato di un processo di ricerca, sperimentazione e innovazione che coniuga perfettamente l’amore per i prodotti tipici, in questo caso, di Piemonte e Campania e la passione per il sapere enogastronomico. Senza dimenticare che anche l’arte del pizzaiolo è patrimonio culturale Unesco dell’Umanità. L’evento si aprirà il 12 Ottobre con un confronto istituzionale tra Caserta e Stupinigi. La giornata proseguirà poi con il Gran Galà della Pizza dove, la Citroniera della Palazzina di Caccia di Stupinigi farà da cornice a questa serata inaugurale che permetterà ai partecipanti di gustare in esclusiva la Pizza delle due Regge, realizzata dai pizzaioli campani e piemontesi utilizzando gli ingredienti d’eccellenza dei due rispettivi territori. I tavoli della Pizzeria Reale, 300 posti in totale distribuiti su 30 tavoli da 10 posti, saranno riservati su prenotazione a chiunque decida di regalarsi questa esperienza unica e irripetibile. Le giornate del 13 e del 14 Ottobre vedranno la Pizzeria Reale e la Citroniera di Levante aperte al pubblico. Saranno organizzate degustazioni, laboratori didattici, show coking e master class. Durante la giornata di Domenica 14 Ottobre l’evento farà sinergia con la “457 Stupinigi experience by Ruzza Torino”, kermesse internazionale dedicata alla vera sede natia della FIAT 500, presentata nel 1955 proprio a Stupinigi. Per onorare con la dovuta solennità questo appuntamento delle FIAT 500, i Maestri Pizzaioli le dedicheranno la “Pizza 457” che suggellerà la collaborazione tra Ruzza Torino e l’associazione “Stupinigi è…”, e sarà veicolo di diffusione del rapporto nativo fra la FIAT 500 e Stupinigi. Nel giardino Reale sarà esposta la FIAT 500 con immatricolazione più vecchia al mondo. Insomma una tre giorni ricca di appuntamenti ma anche di collaborazioni istituzionali e non. Un bell’esempio di sinergia e di unione il tutto accompagnato dalla pizza, uno dei cibi più amati e consumati, simbolo di unità, amicizia e allegria. La Pizza delle Due Regge, organizzata e ideata dall’associazione “Stupinigi è…” e promossa dai comuni di Nichelino, Candiolo, Orbassano, None, Vinovo, Beinasco, si terrà presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi il 12,13 e 14 Ottobre. Per consultare il programma dettagliato e per prenotazioni potete consultare il sito www.lapizzadelledueregge.it Elena...

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 Il futuro del Motorismo Storico in convegno al Senato della Repubblica.

Pubblicato da alle 15:38 in Economia, Eventi, MotorInsider, Prima pagina | 0 commenti

 Il futuro del Motorismo Storico in convegno al Senato della Repubblica.

Il motorismo storico genera un valore economico annuo di 2 miliardi e 200 milioni di euro. Il consistente apporto economico è costituito prevalentemente da due voci: la spesa di manutenzione e restauro dei veicoli, che genera lavoro per migliaia di artigiani, e quella legata al turismo durante gli eventi e le manifestazioni. Questo il dato più significativo emerso al convegno organizzato dall’Automotoclub Storico Italiano giovedì 20 settembre presso il Senato della Repubblica, Sala Koch, Palazzo Madama a Roma, intitolato “Il futuro del Motorismo Storico, un patrimonio culturale, turistico ed economico da salvaguardare e sviluppare”. “Non abbiamo petrolio e miniere, ma possiamo primeggiare nel mondo con la fantasia”: con le parole di Enzo Ferrari il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ha aperto  i lavori: «Un settore», lo ha definito, «ancorato nel passato ma che continua ad ispirare le forme del domani. Le nostre auto e le moto d’epoca non sono semplicemente mezzi di trasporto, ma espressione di libertà, velocità, dinamismo, creatività. Evocano epoche e momenti storici ma anche i paesaggi, i colori, gli odori e perfino i sapori del made in Italy più autentico. Hanno in sé una componente artistica ed estetica che tutto il mondo ci invidia. Basti pensare al successo internazionale riscosso dai nostri grandi designer – Pininfarina tra tutti – e dalle loro auto, valutate all’estero come vere e proprie opere d’arte al pari di un Picasso o di un De Chirico, definite “sculture in movimento” e degne di essere esposte al Moma di New York, come nel caso della Cisitalia 202 ma anche della 500 F, altra icona del prodotto Italia. Le quattro e le due ruote incarnano la bellezza ma anche la cultura. Penso alle opere di Pavese, Luzi, Montale, ai dipinti di Boccioni, al connubio che le automobili e le moto italiane hanno avuto con il cinema, la musica, la cultura di massa del ‘900. Film come il “Sorpasso” o “Vacanze Romane” fanno ormai parte della memoria collettiva non solo italiana. È del tutto evidente quindi che il patrimonio culturale e artistico del motorismo storico italiano non ha pari al mondo. E anche per questo deve essere salvaguardato, tutelato, divulgato e sviluppato». “L’Asi con questo appuntamento – ha sottolineato il Presidente dell’Asi  Maurizio Speziali –  ha inteso focalizzare ciò che rappresenta il veicolo storico in termini di crescita economica del nostro Paese attraverso diversi settori, da quello tecnico legato al restauro e alla manutenzione a quello turistico con migliaia di manifestazioni che interessano i comparti alberghieri e della ristorazione”. In questo senso, di assoluto interesse sono stati anche altri  dati emersi dalla ricerca dell’Istituto Piepoli:  due italiani su tre manifestano interesse per il motorismo storico e hanno assistito a eventi ad esso dedicati. Di questi ben il 43% pensa o immagina di acquistare prima o poi un’automobile o una moto d’epoca. In questo quadro sono significativi altri dati che riguardano l’uso dei veicoli storici, oggi penalizzato in quasi tutte le grandi città per motivi di inquinamento. “L’Asi– ha detto Maurizio Speziali –  vuole dare il suo apporto alla crescita del Paese continuando con passione l’attività certificativa e ponendosi come interlocutore serio e qualificato con il mondo della politica e delle Amministrazioni locali”. Ai lavori, ai quali ha portato il suo saluto anche il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, hanno partecipato anche  i Presidenti di Fiva Patrick Rollet...

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E se il il Salone del Gusto fosse destinato a sparire?

Pubblicato da alle 10:29 in DOXA segnalazioni, EATpiemonte, Economia, galleria home page, Notizie | 0 commenti

E se il il Salone del Gusto fosse destinato a sparire?

Il 24 settembre si è conclusa la dodicesima edizione del Salone del Gusto che ha chiuso eguagliando il risultato del 2014, quando si era svolta l’ultima edizione nei padiglioni del Lingotto. I passaggi  si aggirano attorno alle 220mila presenze. Ma, a dispetto dei numeri ufficiali, questa edizione ha creato un po’ di scontento generale.  Gli stand erano decisamente meno rispetto alle edizioni passate e il bel tempo caldo, forse, non ha aiutato questa edizione al chiuso del Lingotto Fiere e dell’Oval (anticipata oltretutto di un mese rispetto alle precedenti ) che ha sostituito quella del 2016 all’aperto tra parco del Valentino e centro città, e soprattutto senza il biglietto d’ingresso che, c’è da dire, quest’anno era piuttosto economico: 5 € se acquistato online (+ 1 euro di prevendita), 10 € se acquistato in biglietteria e 20 € per gli abbonamenti online (+ 2,50 euro di prevendita), che garantivano l’accesso per tutti i cinque giorni dell’evento. Chi ha pagato il prezzo più caro  – in tutti i sensi – sono stati gli espositori che, a detta loro, rispetto al costo dello stand,  hanno avuto non solo un basso introito nella vendita dei loro prodotti ma anche i contatti B2B sono stati piuttosto miseri. Altra “cattiva intuizione” è stata il dividere il Salone metà al Lingotto e metà in centro città con alcuni food truck e l’enoteca in piazzetta Reale, privando così tutto il padiglione espositivo dei vini. Vogliamo aggiungere che dopo gli incidenti di piazza San Carlo è diventato più difficile l’organizzazione e la gestione delle manifestazioni?   Anche la scarsa comunicazione dell’evento non è stata certo d’aiuto. Inoltre, come ha detto Petrini, grazie al lavoro divulgativo di Slow Food, molti prodotti e cibi che una volta si trovavano solo al Salone del Gusto ora si possono acquistare in tanti posti come da Eataly ad esempio, o nei vari eventi gastronomici che si organizzano in tutta Italia e a cui partecipa sempre più gente. Abbiamo parlato con un produttore che ha partecipato alle edizioni passate ma a questa no chiedendogli il perché di tale decisione e lui ha risposto dicendo che ha puntato su altre fiere più indirizzate specificatamente agli operatori, poi perché il Salone del Gusto non gli ha mai dato alcun riscontro dal punto di vista commerciale, finiva per essere solo un’occasione di incontro con altre aziende. Infine perché la  sensazione era quella che si fosse un po’ perso il filo della manifestazione riducendola a una grossa carrellata di prodotti. Non era uscito né con lo stupore né con lo spirito che aveva avuto ad altre fiere e questo lo ha spinto a decidere di non partecipare. Possiamo allora dire che il Salone del Gusto con questa formula è destinato a morire? Se forse la risposta è affermativa altrettanto non si può dire per Terra Madre che è invece è in gran forma! Si sono assaggiati piatti mai visti preparati con alimenti che arrivano dall’altra parte del mondo, si sono conosciute culture diverse, si sono conosciuti contadini e produttori del territorio italiano e straniero che hanno raccontato i loro valori e le loro tradizioni… insomma forse il Salone del Gusto dovrà solamente più essere Terra Madre? Elena...

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C’è chi le chiama chiocciole ma i più lenti le chiamano ancora lumache.

Pubblicato da alle 18:15 in EATpiemonte, Economia, Eventi, Prima pagina | 0 commenti

C’è chi le chiama chiocciole ma i più lenti le chiamano ancora lumache.

Per i francesi sono le escargot, per alcuni sono le lumache, ma per i più informati sono le chiocciole. Tra questi ci sono sicuramente quelli dell’Istituto Internazionale di Elicicoltura e l’Associazione Nazionale Elicicoltori che a Cherasco dal 28 settembre al 1 ottobre organizzano il 47° Incontro Internazionale di Elicicoltura e il 13° Festival della Chiocciola in cucina. Il termine elice ha un ventaglio di significati, di accezioni davvero singolare. Dall’antico nome dell’Orsa maggiore, così detta perché gira intorno al polo celeste, delle volute minori del capitello corinzio, alla curva esterna del padiglione dell’orecchio, alla forma a chiocciola della scala per le librerie fino alla gustosa chiocciola da mettere in tavola.  Quindi Cherasco si prepara a indossare la veste ornamentale di Chiocciole con una nuova formula che quest’anno vedrà l’evento svolgersi in una nuova location: al Palachiocciola fuori le mura di Cherasco. Una kermesse che per 4 giorni vedrà avvicendarsi appassionati e tecnici della elicicoltura 2.0, chef e le loro inedite preparazioni culinarie a base di chiocciole e non solo, artisti del calibro di Marco Berry che la domenica 30 si esibirà in uno spettacolo imperdibile, laboratori per i grandi e per i piccoli tenuti all’Accademia, street food dai mille sapori, cene al Palagastronomico a base di chiocciole e non solo, grandi nomi della cucina regionale quali Francesco Oberto dello stellato Da Francesco e Paolo Meneguz del FRE di Monforte d’Alba, intrattenimenti internazionali quali i balli occitani e performance musicali.     Il PalaChiocciola, ExpoChiocciola e la Piazza degli Elicicoltori saranno i punti cardinali per vivere un’esperienza intensa nel mondo della Chiocciola. La kermesse avrà inizio venerdì 28 ottobre con il taglio del nastro e l’apertura ufficiale in Expochiocciola, una vera e propria piazza dove degustare le prelibatezze culinarie, godere di pranzi e cene di alta gastronomia con i ristoranti delle Osterie d’Italia e i migliori chef di Cherasco e divertirsi scoprendo l’incredibile virtuosità della lumaca, tra uno stand di prodotti cosmetici e uno di street food. Sabato 30 all’interno del Palachiocciola avrà luogo la Giornata Informativa, mentre domenica 30 il Convegno Internazionale: occasioni fondamentali per chi vuole essere introdotto al mondo dell’elicicoltura 2.0, condite da case history di successo, consigli preziosi e visite agli impianti elicicoli. Nelle stesse giornate, due pullman Bus Company saranno a disposizione per accompagnare il pubblico agli allevamenti di chiocciole più vicini. Nella Piazza degli Elicicoltori, gli stand degli allevatori italiani più rappresentativi del Metodo Cherasco e i loro variatissimi prodotti: dal gelato alla fragola alle creme a base di bava di lumaca. Poco distante, l’Accademia dell’Istituto, inaugurata durante la scorsa edizione del Festival. La struttura di ricerca e innovazione ospiterà imperdibili laboratori di cucina e di abbinamenti food&beverage per adulti e...

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