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Smorzare il Sole. Si surriscalda il dibattito sul riscaldamentro globale.

Pubblicato da alle 16:02 in Economia, galleria home page, Innovazione | 0 commenti

Smorzare il Sole. Si surriscalda il dibattito sul riscaldamentro globale.

Smorzare il sole — Senza scendere nei meriti del dibattito sul riscaldamento globale, una certezza chiara è emersa. Mentre i ricercatori che se ne occupano restano convinti dell’apocalisse in arrivo, il momento politico per farci qualcosa sta rapidamente passando. Una lezione recente l’hanno impartita i gilet jaunes in Francia—rimandando tra i denti di Emmanuel Macron un aumento delle tasse per finanziare il passaggio a un’economia più “verde”. L’ha ribadita poi il Presidente polacco Andrzei Duda, che all’apertura della conferenza sul clima COP24 di Katowice—per l’appunto in Polonia—ha dichiarato che il suo Paese “non può rinunciare al carbone”. Al momento copre l’80% del fabbisogno energetico polacco. L’argomento parrebbe essere un altro di quei temi—come l’economia o l’immigrazione—in qualche modo “troppo grandi” per essere affrontati dai governanti del momento. Perfino i fedayyin dell’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’Onu che studia il cambiamento climatico, hanno dovuto cedere all’eresia e autorizzare un primo esperimento di geoingegneria che mira a vedere se sia possibile “smorzare il sole” con mezzi tecnologici per contrastare l’aumento delle temperature. Tentativi del genere sono stati lungamente osteggiati dagli attivisti che preferiscono intervenire attraverso una revisione del comportamento umano. Nella prima metà del 2019 invece, un’equipe di Harvard condurrà una prova sul campo nel sudovest degli Stati Uniti per confermare se si possa ridurre l’impatto riscaldante del Sole rendendo l’atmosfera marginalmente più riflettente ai suoi raggi. La natura stessa ha condotto una prova di fattibilità nel 1991, quando l’eruzione del vulcano Pinatubo nelle Filippine ha iniettato milioni di tonnellate di anidride solforosa nella stratosfera, creando una sorta di sottile foschia che ha bloccato una parte dei raggi solari in arrivo, abbassando la temperatura globale di circa mezzo grado. Per 18 mesi la Terra è tornata al clima dell’epoca pre-industriale. I ricercatori americani sperimenteranno una sostanza meno allarmante della molto reattiva anidride solforosa. Piccole quantità di carbonato di calcio, un ingrediente degli antiacidi come l’Alka-Seltzer e dei dentifrici, saranno portate nella stratosfera da palloni teleguidati che, una volta rilasciate le dosi—un etto ciascuno —torneranno sui propri passi per misurare la dispersione del particolato bianco. Il pericolo maggiore secondo molti osservatori—specialmente di chi si oppone alla ricerca di soluzioni “non sociali”—è che possa funzionare, perché è lì che casca l’asino politico. Inoltre, ad “abbassare il termostato” all’intero pianeta, è inevitabile che ci saranno popolazioni che si sentiranno derubate della propria luce solare o temeranno che qualche vicino possa appropriarsi della loro pioggia. Dovrebbero essere proprio gli Usa i primi a soffrirne, ma non basterà. Secondo alcune stime, il riscaldamento globale degli ultimi anni avrebbe migliorato la resa degli sterminati campi di mais americani di circa il 20%. In sé, l’esperimento è modesto, un punto di partenza. Uno dei ricercatori, la dr.ssa Zhen Dai, ha detto alla rivista Nature: “Non è poi una bomba nucleare”. Un’attivista dall’altra parte della barricata, il canadese Jim Thomas, ribatte che l’esperimento potrebbe “cambiare delle norme sociali” ed è pertanto “al dl là dei limiti accettabili per la scienza”. È, per dire, una bomba dopotutto. Courtesy James Douglas...

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Un nuovo Manifesto bussa alla porta dei cittadini d’Europa. Per cambiare le politiche della Ue.

Pubblicato da alle 12:17 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page | 0 commenti

Un nuovo Manifesto bussa alla porta dei cittadini d’Europa. Per cambiare le politiche della Ue.

Manifesto per la democratizzazione dell’Europa Era il 1941, esattamente settantasette anni fa quando, posti al confino sull’isola di Ventotene, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, scrissero il Manifesto di Ventotene, il cui titolo originale è: “Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto”. Le basi di quella che è divenuta l’Unione Europea, infatti il Manifesto di Ventotene prefigurava la necessità di istituire una federazione europea dotata di un parlamento e di un governo democratico con poteri reali in alcuni settori fondamentali, come economia e politica estera. Quella di un’Europa unita e federale all’epoca era un’idea impensabile come la proposta di un nuovo corso politico per le sfide del futuro post-bellico, superabili solo con l’unione degli Stati europei. Il cuore utopico di quel pensiero ha trovato, incredibilmente, forma, per quanto parziale, nell’Unione Europea odierna. E forse proprio per salvaguardare quanto di buono c’era in quel progetto, a condizioni e tempi molti mutati che un nuovo Manifesto bussa alla porta dei cittadini europei. Si chiama “Manifesto per la democratizzazione dell’Europa”e, a firmarlo sono oltre 120 intellettuali, giuristi e responsabili politici di 16 Paesi europei, tra cui Thomas Piketty, un manifesto che negli intenti vuole cambiare “profondamente le istituzioni e le politiche” Ue.  Nel documento, pubblicato dal quotidiano francese Le Monde, i firmatari evocano la creazione di istituzioni maggiormente democratiche, come un'”Assemblea sovrana” che sia competente in materia di bilancio. Il Manifesto per la democratizzazione dell’Europa e l’insieme delle proposte sono disponibili sul sito tdem.eu. Questo il testo del Manifesto Noi, cittadini europei, provenienti da contesti e paesi diversi, lanciamo oggi questo appello per una profonda trasformazione delle istituzioni e delle politiche europee. Questo Manifesto contiene proposte concrete, in particolare un progetto per un Trattato di democratizzazione e un Progetto di budget che può essere adottato e applicato nella sua forma attuale dai paesi che lo desiderino, senza che nessun altro paese possa bloccare quanti aspirino al progresso. Può essere firmato on-line (www.tdem.eu) da tutti i cittadini europei che in esso si riconoscono. Può essere modificato e migliorato da qualunque movimento politico. Dopo la Brexit e l’elezione di governi antieuropeisti a capo di diversi paesi membri, non è più pensabile continuare come prima. Non possiamo limitarci ad aspettare le prossime uscite o un ulteriore smantellamento senza apportare cambiamenti radicali all’Europa di oggi. Oggi il nostro continente è preso tra i movimenti politici il cui programma è limitato alla caccia agli stranieri e ai rifugiati, un programma che ora hanno iniziato a mettere in atto, da un lato. Dall’altro, abbiamo partiti che pretendono di essere europei, ma che in realtà continuano a considerare che il duro liberalismo e la diffusione della concorrenza a tutti (Stati, imprese, territori e individui) sono sufficienti per definire un progetto politico. In nessun modo riconoscono che è proprio questa mancanza di ambizione sociale che porta alla sensazione di abbandono. Oggi, da un lato il nostro continente è intrappolato tra movimenti politici il cui programma si limita alla caccia a stranieri e rifugiati, programma che ora hanno iniziato ad attuare; dall’altro, vi sono partiti che si dichiarano europei, ma che in realtà sono ancora convinti che il liberalismo di base e la diffusione della concorrenza a tutti (Stati, imprese, territori e individui) siano sufficienti a definire un progetto politico. Non riconoscono in alcun modo che è esattamente questa mancanza di ambizione...

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Raccogliere energia per donare energia. Roadshow di EnerCasa Coop al Superstore Botticelli.

Pubblicato da alle 08:58 in Economia, galleria home page, I nuovi Shop, ONG piemontesi | 0 commenti

Raccogliere energia per donare energia. Roadshow di EnerCasa Coop al Superstore Botticelli.

 Il roadshow al Superstore Botticelli a Torino – Energia per fare il bene. EnerCasa Coop per i Centri Antiviolenza EMMA Onlus Donne e futuro Non si tratta solo di vendere energia ma di farlo anche in favore di realtà di volontariato. Di questo si è parlato oggi nel nuovo Superstore Botticelli a Torino. Raccogliere energia per donare energia alle onlus, alle associazioni e agli enti benefici del territorio è infatti l’obiettivo del  roadshow di EnerCasa Coop da oggi a domenica nel nuovo Superstore di via Botticelli, 85 a Torino. Il ricavato dell’iniziativa sarà devoluto al sostegno dei Centri Antiviolenza E.M.M.A. Onlus “Donne e Futuro” Torino che si impegna nel contrasto alla violenza contro le donne. Da martedì 4 a Domenica 9 dicembre (da martedì a sabato dalle 8.00 alle 21.00 e domenica dalle 9.00 alle 20.00), presso il corner allestito all’interno del Superstore sarà possibile aderire liberamente alla campagna, partecipando a una “staffetta della solidarietà” per creare energia pedalando su due bicigeneratori, in grado di convertire la potenza cinetica sprigionata in energia elettrica. I kilowattora prodotti nel corso di questi giorni da tutti i “ciclisti solidali” verranno moltiplicati per 2500 da EnerCasa Coop e devoluti ai Centri Antiviolenza E.M.M.A. Onlus “Donne e Futuro” di Torino, per sostenere il suo fabbisogno energetico annuale. EnerCasa Coop è il nuovo marchio di NOVA AEG Spa, società che opera nel mercato dell’energia per la fornitura di luce e gas, pensato per l’utenza domestica. Chiarezza, trasparenza e convenienza sono le caratteristiche di questo brand che, in vista della fine del mercato di maggior tutela dell’energia, si ispira ai valori cooperativi della controllante Nova Coop e alla garanzia di qualità per i consumatori di cui è sinonimo il Prodotto a Marchio Coop.   Tutta l’energia di EnerCasa Coop è ottenuta da fonti rinnovabili e certificata dall’opzione Viviverde! I nuovi clienti che aderiranno al contratto EnerCasa Coop entro il 31 dicembre 2018 avranno in omaggio l’opzione Viviverde! per dodici mesi. Massimo Candellone, Direttore commerciale NOVA AEG – EnerCasa Coop ha dichiarato «Ogni giorno onlus, associazioni e realtà benefiche del privato sociale accendono la speranza delle persone in difficoltà, in particolare in questa tappa sosteniamo i Centri Antiviolenza E.M.M.A. Onlus Donne e futuro di Torino, aiutando le persone che si rivolgono a loro nei propri percorsi di vita e nei bisogni quotidiani. Come EnerCasa Coop siamo una società dell’energia che si ispira ai valori cooperativi e vogliamo sottolineare la specificità che ci distingue sul mercato dando energia e valore aggiunto a queste realtà, esattamente come facciamo con i nostri clienti e i Soci Coop, ai quali ci rivolgiamo con la distintività e la qualità del nostro prodotto a marchio». Anna Maria Zucca, presidente Centri Antiviolenza E.M.M.A. Onlus ha detto «Abbiamo accolto con entusiasmo l’iniziativa propostaci da EnerCasa Coop, non solo per l’entità del sostegno di cui l’associazione potrà beneficiare a seguito dell’evento, conseguente all’abbattimento dei costi di gestione dei Centri Antiviolenza E.M.M.A Onlus Donne e Futuro, ma anche perché in tal modo si potrà richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul fenomeno della violenza contro le donne, che purtroppo  è tema di stretta attualità dei giorni nostri. La sensibilizzazione della popolazione, attraverso il coinvolgimento con una modalità ludica e di più agevole richiamo, potrà offrire l’opportunità di far riflettere sul tema e consentirà di porre in essere un’efficace comunicazione in merito...

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Arte in asta benefica. Opere per i bambini del Mozambico da Febo e Dafne.

Pubblicato da alle 12:21 in .Arte, Economia, I nuovi Shop, Mostre, Prima pagina | 0 commenti

Arte in asta benefica. Opere per i bambini del Mozambico da Febo e Dafne.

Asta benefica. Inaugurerà giovedì 6 dicembre la mostra collettiva a scopo benefico Un’opera d’arte per Voi e un aiuto per Loro. L’iniziativa è stata organizzata dalla galleria Febo e Dafne in collaborazione con l’associazione Abbecedario, le opere sono messe a disposizione da collezione privata ed il ricavato delle vendite sarà devoluto in beneficenza a favore dei bambini del Monzambico. L’ABBECEDARIO o.n.l.u.s. Associazione di volontariato nata nel 2007, ha il piacere di presentare una nuova iniziativa benefica resa possibile dalla collaborazione del socio Roberto Rey e della galleria Febo e Dafne. Dal 6 al 22 dicembre in via della Rocca 17 saranno esposte opere su carta di autori del novecento, tra gli altri: Mario Schifano, Mimmo Rotella, Man Ray, Hans Richter, Aldo Mondino, Giacomo Soffiantino. Il ricavato dalle vendite sarà devoluto in beneficenza ai bambini del Mozambico che da anni l’ABBECEDARIO aiuta offrendo loro la refezione scolastica. Trovare tutti i giorni il pranzo pronto e gratuito rappresenta per loro un sostanziale incentivo a frequentare la scuola. In occasione dell’inaugurazione il presidente dell’associazione Fabrizio Daniele introdurrà al pubblico gli scopi benefici dell’iniziativa e le attività svolte dall’associazione Abbecedario. Durante le festività natalizie la mostra sarà visitabile previo appuntamento da concordare al numero 331 3962965 Inaugurazione giovedì 6 dicembre – dalle ore 18.00 alle 22.00 Via della Rocca 17, Torino dal martedì al venerdì 14.30 – 19.30 / sabato 11 – 19...

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Giocattoli politici. Indottrinare i piccoletti al pensiero politico.

Pubblicato da alle 16:32 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Giocattoli politici. Indottrinare i piccoletti al pensiero politico.

Giocattoli Politici Giusto in tempo per Natale, un’azienda americana, la Keep & Bear, ha lanciato una linea di Maga Toys  – il nome viene dallo slogan Trumpiano “Make America Great Again” – per aiutare a indottrinare i piccoletti al pensiero politico retto e sobrio. Il pezzo forte della linea è un kit in stile Lego che permette ai giovani costruttori di edificare quel muro per tenere fuori gli immigranti latino-americani che è stato uno dei pezzi forti della campagna presidenziale di Donald Trump nel 2016. Il muro  ancora non c’è, ma ora i giovani conservatori del futuro potranno farselo in casa. Il giocattolo – un centinaio di mattoncini più un piccolo e ringhiante Trump con il casco e la cravatta rossa “marchio di fabbrica” – arriva in una confezione dove si intravede sullo sfondo, pronto a varcare il confine, un immigrante messicano con tanto di sombrero per chiarire la nazionalità e il concetto. È in vendita a $29,95. I giocattoli politici hanno una lunga tradizione negli Usa. Già ai tempi dell’opposizione alla guerra nel Vietnam i contestatori usavano apparire con la maschera dell’allora Presidente Nixon. Il kit muro rovescia la consuetudine che voleva il giocattolo “di sinistra” di fronte ai Repubblicani sobri e impettiti a destra. È un cambiamento che forse riflette anche l’inattesa trasformazione del Partito Democratico, ormai dominato elettoralmente dai sobborghi ricchi delle grandi città americane, mentre i Repubblicani sempre più rappresentano la classe operaia e la delusa popolazione dei meno abbienti rurali. Courtesy James...

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E’ meglio investire un anziano, un bambino, due suore, tre liceali? Cosa sceglie un automa?

Pubblicato da alle 14:41 in Economia, Innovazione, MotorInsider, Prima pagina | 0 commenti

E’ meglio investire un anziano, un bambino, due suore, tre liceali? Cosa sceglie un automa?

Macchine morali — Ingegneri e programmatori in tutto il mondo sono impegnati in una corsa all’oro per creare auto autonome che possano girare sulle strade con il traffico umano. Sensori su sensori, computer potenti, servo-meccanismi, tutta la più avanzata tecnologia—e poi quelle maledette vetture trovano qualcuno che non dovrebbe esserci su un passaggio pedonale e lo investono. La difficoltà è che le automobili senza conducente, più di ogni altro tipo di robot, devono simulare il comportamento umano, almeno di chi guida le macchine convenzionali o comunque frequenta le strade. Il caso etico che ne nasce è noto come il “trolley problem”, il problema del tram, e si applica alla determinazione di cosa dovrebbero fare gli automi quando, in un emergenza, tocca loro decidere chi sacrificare: il pedone che sbuca, i passeggeri sul mezzo, su un altro mezzo? E, se le condizioni obbligassero assolutamente a una scelta, è meglio mettere sotto un giovane adulto, un anziano, un bambino, due suore, tre liceali? Gli umani risolvono il problema reagendo a casaccio, con la confusione e il panico. Le macchine robot possono scegliere a mente fredda, ma a far cosa? Bisogna trasferirgli i concetti di etica da chi li possiede, le persone. Ciò è il tema di un grande progetto di ricerca—The Moral Machine—del MIT-Massachusetts Institute of Technology sul comportamento etico alla guida. Ha coinvolto 2,3 milioni di persone intorno al mondo. L’indagine è consistita nell’illustrare con una sorta di videogioco 13 scenari in cui è inevitabile che ci sia una vittima—situazioni rare, ma non impossibili—obbligando i partecipanti a scegliere chi “salvare” tra giovani e vecchi, guidatori o pedoni, femmine o maschi, agiati o poveri, e così via. L’equipe del MIT ha trovato che il mondo si divide in tre macro-gruppi morali: il primo con Nord America e molti paesi europei (Italia compresa) dalla tradizione cristiana, il secondo i paesi come Giappone, Indonesia e Pakistan, con tradizioni confuciane o islamiche. Il terzo gruppo comprende paesi del Sud e Centro America, la Francia e le ex colonie francesi. Il primo gruppo, gli “occidentali”, esprime una marcata preferenza per salvare i giovani rispetto ai vecchi, mentre gli “asiatici” non distinguono per gruppi d’età. Il Sud francofono e latino-americano invece mostra una preferenza per salvare le donne rispetto agli uomini. C’entrano altri fattori. I paesi dalla forte tradizione legalitaria, Giappone e Finlandia per esempio, hanno scelto più spesso di investire chi attraversa fuori dalle strisce rispetto ad altre nazioni meno legalistiche, come Nigeria e Pakistan. Gli scenari che obbligavano a scegliere tra la morte di un uomo d’affari o un senzatetto hanno rispecchiato i dislivelli economici nelle culture. La Finlandia, dalle limitate distanze economiche tra le classi, non ha espresso chiare preferenze, mentre il rispondente medio della Colombia, paese caratterizzato da grandi disparità economiche, non ha esitato a scegliere di investire il povero. Le lezioni sono due. Prima, non è vero che tutto il mondo sia “paese”. Le auto autonome dovranno, semmai, cambiare etica quando passano il confine. La seconda è che non siamo pronti per insegnare il comportamento alle auto senza conducente. Vedono le cose come stanno, non come vorremmo noi. Prima di andare d’accordo con gli umani, i robot dovranno almeno imparare a “venirci un po’ incontro”. Courtesy James Douglas...

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Vialattea, un comprensorio sciistico in continua evoluzione.

Pubblicato da alle 10:49 in Economia, galleria home page, Notizie, Sport | 0 commenti

Vialattea, un comprensorio sciistico in continua evoluzione.

Impianti di risalita all’avanguardia, piste di gara tecniche e spettacolari e una rete di innevamento programmato potenziata e altamente tecnologica, circa un terzo dell’area sciabile è coperto dai “cannoni”: questo è il comprensorio Vialattea. Il domaine è vastissimo, uno dei più estesi d’Europa, e si sviluppa tra Italia e Francia, spaziando da Sestriere a Sauze d’Oulx, da Sansicario, a Cesana, a Claviere, sino alla francese Montgenèvre; ed è possibile accedere alle piste del comprensorio anche da Pragelato con la funivia Pattemouche – Anfiteatro. Le piste sono 249, collegate sci ai piedi e servite da 70 impianti di risalita, che si collocano tra i 1.380 metri di Cesana e i 2.800 metri della cima del monte Motta. “La nostra dodicesima stagione – ha sottolineato Giovanni Brasso, presidente della Sestrieres Spa, nel presentare alla stampa l’attività di Vialattea – si è conclusa in modo soddisfacente nonostante le numerose giornate di cattivo tempo, di vento e, per non farci mancare nulla, di pioggia battente”. E ha snocciolato una serie di dati sui passaggi sugli impianti e sulla vendita degli skipass, con un particolare riferimento all’impianto di innevamento che, con la sostituzione delle 167 aste, ha dato ottimi risultati in termini di produzione di “materia bianca”. Non sono mancate, però, alcune note polemiche sulla mancata commercializzazione di un numero significativo di posti alberghieri, a causa della chiusura anticipata di alcune strutture ricettive, che ha costretto la società a ritoccare i prezzi del giornaliero, 38 euro, uno in più, dopo tre anni e del bi-giornaliero. Una situazione che soltanto il prolungamento della stagione e il cambiamento delle abitudini da parte della clientela potrebbe sanare, anche a fronte della salvaguardia dei 50.000 lavoratori impegnati nel settore. Per quanto riguarda le novità tecniche della stagione, ormai alle porte – l’apertura è prevista il 7 dicembre – da segnalare la riapertura delle piste del Colletto Verde, nell’area di Clavière, dell’utilizzo della storica pista 32 (dalla sciovia La Motta a Borgata) e del miglioramento del “nodo Fraiteve”, aumentando lo spazio destinato allo sbarco degli sciatori provenienti da Sestriere, Sansicario e Sauze d’Oulx. Sono stati installati, inoltre, presso le biglietterie del comprensorio, sistemi che consentono l’acquisto del biglietto con lo smartphone o alle casse automatiche, un aspetto tecnologico che, unitamente alla vendita on line, sta iniziando a dare buoni risultati. Sul fronte commerciale, continua la partnership di alcune aziende con Vialattea, ad iniziare da Audi (che sarà Title Sponsor del 38° Uovo d’Oro, la prestigiosa gara per giovanissimi) e da Basic Net (con i suoi brand Robe di Kappa, Kway e Superga), che offrono vantaggiose promozioni sull’acquisto dei propri prodotti ai clienti di skipass giornalieri e stagionali. Non poteva mancare un accenno alla mancata candidatura del Piemonte alle Olimpiadi del 2026. Sergio Chiamparino, presidente della Regione, a questo proposito è stato molto chiaro: “Delusione sì, tanta, ma rimane ancora aperta una strada. Noi abbiamo voluto dare un segnale forte di responsabilità e così abbiamo ribadito la nostra disponibilità a mettere a disposizione impianti e strutture atte allo svolgimento dell’evento. Lo diciamo non per rinvigorire passate polemiche, ma per rafforzare la candidatura e darle maggiore peso.” Pier Luigi...

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Spendiamo sempre di più per prepararci a fare ciò che poi non facciamo. Two to tango.

Pubblicato da alle 16:46 in DOXA segnalazioni, Economia, Fashion, galleria home page | 0 commenti

Spendiamo sempre di più per prepararci a fare ciò che poi non facciamo. Two to tango.

Two to tango — Parrebbe in corso, almeno nei paesi economicamente sviluppati, un generalizzato declino dell’attività sessuale umana. Risultati indicativi della tendenza sono stati trovati negli ultimi anni in Finlandia, in Giappone, negli Usa, nel Regno Unito, in Germania e altrove. Il calo sembra presente in maniera essenzialmente indifferenziata tra i giovani, le coppie sposate e gli anziani. Almeno negli Stati Uniti—sempre avanti nella raccolta di statistiche del genere—l’anno del “peak sex” sarebbe stato il 1988. Allora, secondo dati del US Center for Disease Control and Prevention, rispetto ad oggi gli indici d’attività sessuale tra i teenager sarebbero stati più alti del 22% tra i maschi e del 14% tra le femmine. Il fenomeno si rispecchia in Giappone dove, secondo la Japan Family Planning Association, il 45% delle donne nel gruppo d’età tra i 16 e i 24 anni si dichiara “o non interessata o di disprezzare attivamente il contatto sessuale”. Un quarto del campione maschile è stato d’accordo. L’indifferenza giapponese all’atto riproduttivo contribuisce al drammatico crollo demografico in corso nel Paese. Altrove non è chiaro quanto lo scarso desiderio sia un problema, almeno “di massa”. Negli Usa il GSS- General Social Survey, un’indagine condotta annualmente dal National Opinion Research Center dell’University of Chicago, indica che l’attività sessuale sarebbe comunque distribuita in maniera molto poco regolare: all’incirca il 15% degli adulti è responsabile della metà degli amplessi nella categoria. La disponibilità del sesso, in altre parole, sarebbe ancora più esclusiva di quella dei soldi in quanto, negli Stati Uniti, il 20% della popolazione possiede la metà della ricchezza… Se il fenomeno della nuova astensione è abbastanza chiaro nei contorni, altrettanto non si può dire delle sue cause. Si è ipotizzato di tutto, a partire dall’arrivo dei televisori nelle camere da letto e l’invadenza degli smart phone, all’accresciuta disponibilità della pornografia in Internet oppure ai ritmi di lavoro frenetici, al consumo (o meno) della carne, all’arrivo dei prodotti della soia nelle diete occidentali, al generico “crollo del desiderio”, all’obesità, alla riduzione del testosterone maschile e perfino al “troppo sesso nelle pubblicità”—con il suggerimento che la gente, semplicemente, “se n’è stufata”… Le spiegazioni profferte spesso sembrano dipendere soprattutto dalla particolare critica del mondo moderno che più incontra i gusti di chi le propone. È interessante la compresenza di un altro fenomeno imparentato e che, forse solo per un caso statistico, sembra occupare simili spazi sociali ed economici. L’attività sessuale, nelle fasce d’età che ne sono più ossessionate, è costosa: sia in termini di soldi sia nel dispendio di tempo richiesto per i preparativi, il corteggiamento e “l’esecuzione”. Parallelamente al boom dell’astensione e in maniera proporzionale, è invece molto cresciuta in Occidente la spesa economica e temporale dedicata alla cura della persona: alla cosmesi, alle diete, agli esercizi “tonificanti” del corpo e a tutti gli aspetti della moda e dell’apparire. Non è detto che ci sia un nesso. Tuttavia, i dati di mercato indicano che spendiamo sempre di più per prepararci a fare ciò che poi non facciamo. Il relativo (e calzante) modo di dire americano è: “All dressed up and no place to go”. Courtesy James Douglas...

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Il Premio Biella Letteratura e Industria per raccontare il mondo dell’economia e del lavoro.

Pubblicato da alle 13:45 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Il Premio Biella Letteratura e Industria per raccontare il mondo dell’economia e del lavoro.

Arriva alle battute finali il XVII Premio Biella Letteratura e Industria, che a breve annuncerà il vincitore di questa edizione (oltre agli altri riconoscimenti) ma, nel frattempo, ha già premiato i cinque finalisti, durante un evento che si è tenuto il 13 ottobre presso la Città Studi di Biella. Cinque saggi, cinque opere che raccontano il mondo dell’economia e dell’industria. «Questa è un’annata fortunata – ha commentato il presidente della giuria del premio, Pier Francesco Gasparetto – perché la saggistica ha un tono diverso dalla narrativa. Così si fa conoscenza di un mondo che di solito non si conosce, sono fatti reali nella vita di tutti i giorni, in un’ottica che i media nascondono o esagerano. Questi autori sono economisti ed esperti che danno informazioni da corso universitario rivolte a un pubblico di lettori». I finalisti sono stati selezionati fra 28 opere da tutta Italia e dall’estero, che hanno mantenuto l’edizione di quest’anno, dal punto di vista numerico, in linea con quelle passate. Le opere in finale sono: Storia del mondo attuale 1968-2017, di Tommaso Detti e Giovanni Gozzini (Laterza); Storia economica della felicità di Emanuele Felice (Il Mulino); Non ti riconosco. Viaggio eretico nell’Italia che cambia di Marco Revelli (Einaudi); La sindrome di Eustachio di Massimo Sideri (Bompiani); e Capire l’economia in sette passi di Leonardo Becchetti (minimum fax). Ogni libro ha ricevuto un riconoscimento di 1000 euro, mentre si attende di conoscere il vincitore finale, che sarà annunciato il 17 novembre durante una cerimonia alla Città Studi di Biella. Nel frattempo, un altro riconoscimento è già stato assegnato. Si tratta del Premio speciale, andato a Ferruccio De Bortoli per il suo Poteri forti (o quasi) edito da La nave di Teseo e comunicato durante l’ultimo Salone Internazionale del Libro di Torino. Nelle prossime settimane, poi, dovrebbero essere comunicati i primi dati del concorso dedicato alle scuole, altra colonna portante del Premio Biella, la cui giuria è presieduta da Christian Zegna, del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale Biellese. Al momento, si contano già 65 gruppi partecipanti da tutto il...

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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Alberto Barberis.

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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Alberto Barberis.

GazzettaTorino, ha deciso di raccogliere opinioni, pareri, punti di vista, sul futuro della città, rivolgendo sei domande, sempre le stesse, a persone impegnate a diverso titolo nella società, nella politica e nella cultura, su un tema rilevante del dibattito pubblico, a nostro avviso trascurato: la Torino di domani. La città appare in questo momento, come si suol dire “sotto lo zelo di Abramo”, ossia pronta ad essere sacrificata senza sapere bene per chi o per che cosa. E noi, come Isacco, vorremmo che alla fine si salvasse. Alberto Barberis è il Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale di Torino, lo ringraziamo per la partecipazione a Torino Domani. Dopo un viaggio all’estero, al rientro la città e talvolta l’Italia tutta appare più piccola, bloccata, come fosse imprigionata dentro ad un incantesimo cattivo. Prova anche lei questa sensazione, e se la risposta è si da cosa reputa sia dettato questo sentimento. In realtà no. Mi spiego meglio: quando torno da un viaggio all’estero mi rendo conto di quante siano le potenzialità personali e le capacità industriali del nostro paese e del nostro territorio. Lo percepisco parlando con la gente e notando i molti marchi italiani che il mondo ci invidia. Ad esempio lo scorso anno, al rientro da una missione in Silicon Valley con alcuni Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale di Torino, il sentimento comune era di orgoglio e di consapevolezza che l’Italia è un grande paese e gli imprenditori italiani hanno delle capacità creative, estetiche, culturali decisamente più spiccate di altri. Ciò è dovuto al fatto che viviamo circondati dalla bellezza, dalla storia, dall’arte, dalla cultura. Non ce ne accorgiamo, ma l’ambiente in cui viviamo caratterizza fortemente le nostre abilità e predisposizioni. A vederla positiva, è questa pressochè perenne instabilità politica che probabilmente ci aiuta ad essere così’ abili nella gestione degli imprevisti e nel saper trovare rapidamente soluzioni. L’unico rammarico è che se avessimo un paese un po’ più organizzato e con maggiore visione strategica, evidentemente non saremmo nella situazione complicata in cui ci troviamo oggi, sia a livello locale che nazionale.   Il dibattito sul futuro di Torino, su cosa voglia divenire, cosa ambisca a rappresentare, quale tipo di identità desideri per se ed i suoi abitanti sembra inabissarsi e virare ad un pensiero che verte solo sui conti, sui debiti, sulle spese; una grande liquidazione dei progetti e dei sogni. Come siamo arrivati a questo? Ci siamo arrivati per mancanza di visione strategica e di capacità di osare. Putroppo troppo spesso si preferisce concentrare l’attenzione sugli alibi, anziché ragionare sulle opportunità e puntare sulla voglia di mettersi in gioco nel fare le cose difficili. Alla notizia dell’esclusione di Torino dalla candidatura per i Giochi Olimpici Invernali del 2026 il mio primo pensiero è andato al discorso del 1961 dell’allora Presidente USA, John F. Kennedy, in cui annunciava l’intenzione di portare il primo uomo sulla Luna. “Scegliamo di andare sulla Luna entro dieci anni non perché sia semplice, ma perché è difficile. E perché una meta del genere ci aiuterà ad organizzare e mettere in campo il meglio delle nostre energie ed abilità.” Ecco, se siamo arrivati al punto in cui siamo, penso sia proprio per la mancanza di una visione di questo tipo, l’assenza di reale consapevolezza delle proprie capacità.    Cosa sarebbe opportuno fare per ripristinare...

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