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Nuovo strumento della Borsa Italiana per i finanziamenti: l’Elite Basket Bond.

Pubblicato da alle 16:52 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Nuovo strumento della Borsa Italiana per i finanziamenti: l’Elite Basket Bond.

Elite Basket Bond : La piemontese Officine Metallurgiche tra i primi dieci. Attivato un nuovo strumento della Borsa Italiana che consente anche alle imprese medie e medio-piccole di ottenere finanziamenti non dalle banche, ma dal mercato e, in particolare, dagli investitori istituzionali, normalmente interessati alle grandi aziende. Ecco, in poche parole, cos’è l’Elite Basket bond, obbligazione dalle caratteristiche assolutamente originali e iniziativa che, appena varata, appare già destinata a un’ampia diffusione. Dieci le imprese che partecipano alla prima operazione di Elite Basket Bond, da 122 milioni di euro. Tra queste spicca la piemontese Officine Metallurgiche G.Cornaglia. L’azienda dell’omonima famiglia torinese, che ne è anche alla guida, condivide con le altre nove, pro quota, il prestito obbligazionario decennale sottoscritto dalla Bei (Banca europea degli investimenti) per il 50%, dalla Cdp-Cassa Depositi e Prestiti per il 33% e da altri investitori istituzionali per la parte restante. Il nuovo bond, ideato e strutturato da Banca Finint, è peculiare anche per la garanzia fornita in forma mutualistica dalle stesse società emittenti, così che ognuna è responsabile (entro certo limiti) della performance delle altre nel caso di mancato pagamento del capitale o degli interessi relativi alla propria quota dell’obbligazione “consortile”. Ognuna delle dieci imprese, tutte appartenenti al Progetto Elite, che sostiene le Pmi e ne favorisce la quotazione in Borsa, ha emesso un proprio minibond, che poi è stato impacchettato insieme agli altri dalla società veicolo che a sua volta, strutturata appunto da Banca Finint, ha emesso le obbligazioni Elite Basket. Il successo del primo Elite Basket Bond, presentato pochi giorni fa a Piazza Affari, è tale da giustificare la previsione che ne sarà emesso il secondo entro l’estate. Rodolfo Bosio...

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L’Università di Torino tra le migliori d’Italia. MIUR docet.

Pubblicato da alle 17:14 in Economia, Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

L’Università di Torino tra le migliori d’Italia. MIUR docet.

L’Università di Torino è tra le migliori d’Italia. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) ha reso noto l’elenco dei 180 Dipartimenti che sono risultati assegnatari del Fondo di finanziamento quinquennale (2018-2022) dei Dipartimenti di Eccellenza degli Atenei Italiani per rafforzare e valorizzare l’eccellenza della ricerca, con investimenti in capitale umano, infrastrutture e attività didattiche di alta qualificazione. Dei 15 Dipartimenti dell’Università di Torino ammessi a presentare un progetto per accedere al finanziamento, ne sono stati selezionali 10 (più il Dipartimento Interateneo con il Politecnico di Torino di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio), distribuiti nelle tre grandi macro-aeree disciplinari: 3 per l’Area Medica (Scienze Mediche, Scienze Chirurgiche e Neuroscienze “Rita Levi Montalcini”) 4 per l’Area Umanistica economica e sociale (Filosofia e Scienze dell’Educazione, Scienze economico-sociali e matematico-statistiche, Giurisprudenza e Culture Politiche e società) 3 per l’Area scientifica e tecnologica (Fisica, Scienze agrarie, forestali e alimentari e Scienze veterinarie) La selezione è avvenuta sulla qualità del progetto presentato e della ricerca effettuata dal Dipartimento e valutata nell’ambito della VQR 2011/2014 (Valutazione della Qualità della Ricerca). L’Università di Torino riceverà un finanziamento complessivo di 81.575.410 euro per il quinquennio 2018-2022, cioè oltre 16 milioni in più per anno. I fondi saranno impiegati per l’acquisto di infrastrutture strumentali utili sia alla ricerca che alla didattica di alta qualificazione e per assumere almeno 20 nuovi ricercatori, 20 nuovi docenti (professori ordinari e associati) e 10 nuovi tecnici della ricerca. Il brillante risultato ottenuto dimostra che l’Università di Torino si colloca fra i migliori Atenei d’Italia (terzo posto complessivo per numero di Dipartimenti finanziati) e conferma il trend positivo degli ottimi risultati sulla VQR presentati a febbraio 2017 dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema universitario e della ricerca...

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Il ritorno dei conti. Osti della Luna Piena in città.

Pubblicato da alle 18:48 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page | 0 commenti

Il ritorno dei conti. Osti della Luna Piena in città.

Città di Torino E se avessero ragione ? Se davvero, al di là del modo e delle forme con cui agiscono, avessero ragione nel provare a mettere ordine nei conti. Rammemorando l’Oste della Luna Piena di manzoniana memoria sanno che la legge spesso si accanisce sugli ultimi arrivati e i poco accorti. Se Veritas filia temporis, se la verità è figlia del tempo chissà se questi sono i tempi giusti perché alcune cose emergano dopo essere state sottaciute per troppo tempo ? Potrebbe darsi. I fatti più incresciosi su cui l’attuale amministrazione cittadina è coinvolta sono molto diversi tra loro ma possiedono una caratteristica comune: il peso determinante della gestione economica di alcuni enti afferenti alla città. A partire dal Salone del Libro, diamante della cultura torinese che ad un certo punto si è temuto che fosse soltanto uno zircone. Infatti la Fondazione per il Libro è stata sciolta, passando direttamente all’avvio della procedura di liquidazione. Il Salone è stato posto nella mani di altre Fondazioni, quella del Circolo dei Lettori e quella di Cultura Torino. Si direbbe da una Fondazione all’altra. Decaduti i monarchi Picchioni e Ferrero, il primo con indegnità, il secondo per scadenza del mandato, non son cadute però le domande su quanto realmente sapessero delle condizioni economicamente drammatiche in cui si dibatteva il Salone. E difficilmente lo riveleranno mai. Caso analogo è la vicenda che sta accadendo alla Fondazione Torino Musei. Inattesi licenziamenti, la colpevole e delittuosa volontà di chiudere una biblioteca dedicata all’arte, il Borgo Medievale in cessione, forse la fine del rapporto con il Museo della Resistenza, probabili nuovi tagli alla Galleria d’Arte Moderna e a Palazzo Madama.    Dietro a tutto ciò c’è la scelta da parte del Comune di aver ridotto i fondi di oltre un milione di euro senza aver previsto le ovvie conseguenze o peggio avendole previste e preferito una strategia da struzzo. A questo punto e in tali condizioni anche il clamore per la riduzione del numero dei visitatori ai musei civici nell’anno passato diviene meno importante. Se tagliare i fondi fosse stata una manovra architettata per evidenziare i problemi, si può dire che ha funzionato perfettamente. Il punto è che adesso i problemi sono ancora più gravi e la risoluzione richiede maggior visione e cospicua pecunia. Altro caso emblematico da annoverare è l’affaire GTT, il Gruppo Trasporto Pubblico che si trova con un buco intorno ai 25 milioni e la preoccupazione di come gestire circa 700 esuberi. GTT fa capo alla FCT Holding S.r.l., società finanziaria controllata dal Comune di Torino. Dopo la risibile campagna pubblicitaria per bippare, quasi fosse il modo di sostituire una parolaccia, ci si è accorti che le questioni importanti si timbreranno su carta bollata per validare il nuovo piano industriale per stare a galla, sul quale incombe la certezza della copertura finanziaria.  La speranza è che Amiat non rilasci sorprese analoghe, per il momento pare di no, ma il pessimismo tipicamente torinese non può escluderlo a priori. Ma possibile che tutti questi dissesti vengano fuori solo adesso? Tutto in un anno solo ? Forse covavano sotto la cenere da troppo tempo e aspettavano il momento giusto per uscire allo scoperto. Prima erano volutamente celati o cosa ? Si riuscirà a venirne a capo? A scanso di fraintesi di critiche o encomi, i problemi che il 2017 ha messo sul...

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Le Fondazioni bancarie piemontesi. Ben conosciute e apprezzate.

Pubblicato da alle 11:33 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page, Notizie | 0 commenti

Le Fondazioni bancarie piemontesi. Ben conosciute e apprezzate.

Fondazioni bancarie Piemontesi. Operano da venticinque anni, in molteplici settori che interessano l’intera collettività – arte, cultura, istruzione, formazione, ricerca, sviluppo, sanità, alla cultura, all’arte, sanità, welfare, volontariato, per citare i principali ambiti di intervento – ma le Fondazioni di origine bancaria (Fob), sono generalmente ancora poco riconosciute per quello che realmente sono e fanno. Molti le confondono ancora con le banche, dalle quali hanno tratto origine; pochi sanno quali soggetti possono beneficiare dei loro contributi, da dove ricavano le loro risorse, come agiscono e a quali norme fanno riferimento. In Piemonte, però, le Fondazioni di origine bancaria sono ben più conosciute e apprezzate che altrove. D’altra parte, qui si trovano 12 delle 88 Fob italiane. E tre di loro – Compagnia di San Paolo, Fondazione Crt (Torino) e Fondazione Crc (Cuneo) – spiccano nel gruppo delle otto più grandi, in Italia, per l’entità del patrimonio. Insieme, le 12 Fob del Piemonte potevano vantare, al 31 dicembre 2016, un patrimonio netto di poco inferiore agli 11,4 miliardi di euro (11.393.474.879 per la precisione), equivalente al 28,7% della somma dei patrimoni di tutte le Fondazioni di origine bancaria del nostro Paese. Ancora maggiore è risultata la quota delle erogazioni delle Fob piemontesi: l’anno scorso, il loro valore complessivo è ammontato a 298 milioni di euro, il 29% del totale nazionale di 1,03 miliardi. Nei primi dieci mesi di quest’anno, le due maggiori Fob piemontesi (Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt) hanno deliberato oltre 1.700 nuovi stanziamenti, per un valore complessivo di circa 191 milioni di euro, per progetti sia propri (diretti o dei loro enti strumentali) sia di terzi, cioè di soggetti non profit beneficiari dei contributi. Naturalmente, nello stesso periodo, anche tutte le altre Fob piemontesi hanno perseguito gli scopi istituzionali, come dimostra la loro l’attività, intensa e significativa. Non per tutte le nuove iniziative, però, sono stati ancora ufficializzati numeri e importi, per cui anche il pre-consuntivo al 31 ottobre è provvisorio. Inoltre, a oggi, appare prematuro ipotizzare i dati del bilancio “consolidato” delle Fob piemontesi, anche perché nuovi stanziamenti sono stati deliberati dopo il 31 ottobre. Proprio la quantità e la qualità delle azioni promosse e sostenute, tutte generatrici di effetti positivi, a volte persino provvidenziali, nelle rispettive comunità di riferimento, spiegano perché, in Piemonte, le Fondazioni di origine bancaria, a prescindere dalla loro dimensione, godano di una maggiore reputazione e figurino tra i principali interlocutori delle Amministrazioni pubbliche locali, delle organizzazioni di volontariato, degli enti culturali, delle università e degli istituti scolastici, di Curie e parrocchie, di società sportive dilettantistiche, di cooperative e imprese sociali, di fondazioni non bancarie e, fra l’altro, di aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche. Rodolfo Bosio...

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L’Environment Park promuove le tecnologie eco-friendly. Le aziende si tingono di verde.

Pubblicato da alle 09:57 in Economia, Innovazione, Prima pagina, Università | 0 commenti

L’Environment Park promuove le tecnologie eco-friendly. Le aziende si tingono di verde.

  In tempi in cui emissioni, inquinamento e ambiente diventano sempre più i termini obbligati del lessico della politica e delle aziende, Torino si attrezza di un polo d’avanguardia che punta a coniugare diverse esperienze e idee aziendali per accelerare le innovazioni. Si tratta dell’Environment Park, Parco Scientifico Tecnologico per l’Ambiente, situato in via Livorno 60.  Il concetto che propone è quello di far comunicare imprese ed enti sensibili allo sviluppo di tecnologie eco-efficienti. Una sorta di campus in cui le imprese trovano la possibilità di raccogliere e unificare idee, progetti, strategie. Un metodo operativo che promuove la sensibilità per lo smaltimento rifiuti, energia pulita, risparmio energetico e tutto ciò che possa rientrare nella categoria “green”.  Co questa prospettiva l’EnviPark ha ospitato una conferenza stampa per raccontare la storia di quattro aziende che hanno puntato su Torino per lanciare il proprio business. Si tratta di Altair, Axodel, Iljin e Irion, quattro realtà di successo che, usufruendo delle infrastrutture e delle risorse dell’Environment Park, hanno potuto trovare terreno fertile per i loro investimenti e occasione per accrescere e sviluppare le loro attività.  Compattare i tempi e i costi della produzione di prodotti, servizi di telematica “on board”, soluzioni energeticamente più efficienti e attente alle emissioni inquinanti, sviluppo di software per la gestione dei Big Data. Questi sono gli obiettivi e la stella polare della ricerca delle quattro aziende che ieri hanno raccontato la propria storia all’Environment Park. Grossi fatturati annui e assunzioni in espansione, sembrano essere gli indicatori di un mercato, quello che va dalla gestione dei big data al settore dell’automotive, in forte crescita che sta determinando la fortuna di queste aziende. Certamente puntare su Torino è il risultato di un’operazione strategica: la forte tradizione automobilistica presente sul territorio, la possibilità di collaborazione con il Politecnico di Torino, lo sfruttamento dell’EnviPark e la vicinanza con città strategiche dal forte potenziale economico, ha permesso a queste quattro imprese di trasformare il proprio progetto in realtà vincenti e di successo. Emanuele Oliva Home...

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Conversazione con Cesare Verona: l’Officina della Scrittura, un sogno realizzato, nel segno di Aurora.

Pubblicato da alle 10:01 in .Arte, Economia, Mostre, Prima pagina | 0 commenti

Conversazione con Cesare Verona: l’Officina della Scrittura, un sogno realizzato, nel segno di Aurora.

Al n° 6 di Piazza Egidi, ideale proseguimento di Via della Basilica, nel cuore medioevale di Torino, c’è la casa in cui Torquato Tasso, gigante della letteratura italiana e mondiale, dimorò per qualche tempo nel 1578, come ricorda una targa sulla facciata. Coincidenza curiosa e significativa, proprio in questa stessa palazzina, quattro secoli dopo, – esattamente nel 1919 – venne fondata l’Aurora, azienda italiana di eccellenza nell’ambito degli strumenti di scrittura, ad oggi una importante realtà produttiva del nostro Paese: 50 dipendenti e un fatturato che per oltre il 65% è realizzato all’estero, in oltre 50 paesi. Sempre nella stessa casa il grande critico francese Michel Tapié, nel 1960, apriva l’ICAR, l’International Center of Aesthetic Research, galleria sperimentale che segnò per un ventennio il panorama culturale internazionale facendo conoscere al grande pubblico i Gutai, Jackson Pollock e l’Arte Informale. Non poteva che essere uno dei più grandi scrittori nazionali e una grande vocazione alla creatività il genius loci di una realtà imprenditoriale che ha fatto scrivere intere generazioni di Italiani e che tuttora è uno dei leader mondiali in questo settore. Dietro a questo percorso una famiglia di imprenditori appassionati, a partire da Cesare Verona Sr, che per primo importò in Italia la macchina da scrivere, una Remington, di cui rimase licenziatario in esclusiva per l’Italia; a questa fece seguire, intelligentemente, i primi corsi di dattilografia. Grazie alla sua attività intensa e fruttuosa, la famiglia Verona fu investita ufficialmente dall’ex Re d’Italia come fornitore ufficiale. Oggi, sotto la guida di Cesare Verona jr, che rappresenta la quarta generazione, Aurora è diventata un marchio globale, costantemente alla ricerca delle soluzioni più innovative che coniughino tecnologia e tradizione manifatturiera. Il cuore di questa tradizione, orgogliosamente e tenacemente difesa dalle più facili soluzioni di delocalizzazione all’estero o all’esternalizzazione di alcune parti, fa sì che Aurora sia l’unica azienda italiana ed una delle poche al mondo che realizza al suo interno l’intera produzione, incluso il pennino: quest’ultimo si fregia del punzone 5 TO, uno dei primissimi punzoni orafi rilasciati a Torino e il più antico in attività continuativa. Nella storia dell’Aurora, nome beneaugurante scelto come inizio di un nuovo cammino, di nuovi inizi in realtà ce ne sono stati più di uno: certamente il più drammatico fu quello che seguì il bombardamento della fabbrica nel 1943, obbiettivo sensibile poiché si lavorava il metallo.  Nel 1944 la produzione si spostò in una ex filanda adiacente al complesso dell’Abbazia benedettina di San Giacomo di Stura, nella periferia torinese adiacente San Mauro: qui, nell’ottobre 2016, grazie a un grande progetto di recupero e adattamento architettonico a cura dell’architetto Carlo Alberto Rigoletto, ha trovato sede una nuova realtà che affianca l’azienda, l’Officina della Scrittura. Oltre 2.500 metri quadri di sale e spazi diversi suddivisi in aree distinte profondamente interconnesse, per un racconto che si dipana delle origini del segno sino ai giorni nostri, con spazi per laboratori e mostre temporanee. Un sogno avverato per Cesare Verona, da sei anni Presidente di Aurora Penne, collezionista egli stesso di strumenti di scrittura, che questo progetto lo ha ideato ben 12 anni prima e lo ha fortemente voluto. A questo fine ha creato l’Associazione Aurea Signa per gestire il museo, costato 8 milioni di euro e finanziato con fondi della famiglia, dell’Unione Europea e di sponsor privati che hanno creduto...

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Piemontesi alla ribalta, molti i premiati a Cavalieri del Lavoro.

Pubblicato da alle 12:23 in Economia, Elezioni, Eventi, galleria home page | 0 commenti

Piemontesi alla ribalta, molti i premiati a Cavalieri del Lavoro.

Si devono al Piemonte due dei quattro Cavalieri del Lavoro donne, che, ieri, hanno ricevuto la prestigiosa onorificenza dal Presidente del Repubblica, Sergio Mattarella.   Ben nota è Licia Mattioli, torinesissima, anche se nata a Napoli, amministratore delegato dell’omonima impresa di gioielli, vice presidente di Confindustria, dopo essere stata al vertice dell’Unione Industriale di Torino. E’, fra l’altro, vice presidente della Compagnia di San Paolo e consigliere di amministrazione di alcune società, fra le quali le quotate Pininfarina e Sias (gruppo Gavio). Sposata, due figli, iscritta all’Ordine degli avvocati, numerosi premi e riconoscimenti, Licia Mattioli è definita la regina del gioiello italiano.   Catia Bastioli, novarese ad honorem, è l’amministratore delegato di Novamont, leader mondiale nello sviluppo e nella produzione di bioplastiche e biochemicals (600 dipendenti, fatturato annuo di 170 milioni, portafoglio di un migliaio di brevetti, alcuni stabilimenti in Italia e sedi anche in varie parti del mondo). Ma, dal 2014, è anche presidente di Terna, uno dei maggiori gestori europei di reti per la trasmissione dell’energia elettrica.  Primo inventore di circa 80 famiglie di brevetto nel settore dei biopolimeri e dei processi di trasformazione di materie prime rinnovabili, Bastioli può vantare anche premi quali l’European Inventor of the year 2007 ricevuto dall’European Patent Office (Epo), l’Eureka per l’innovazione tecnologica, il Premio Energia Sostenibile, il Giulio Natta per la chimica e persino il Panda d’Oro assegnatole dal Wwf nel 2016. Laureata in Chimica pura , ha poi frequentato la Scuola di business administration “Alti Potenziali Montedison” della Bocconi. Inseguito, l’Università di Genova le ha conferito la laurea honoris causa in chimica industriale e quella di Palermo in Ingegneria dei materiali. GLI ALTRI CAVALIERI DEL NORD OVEST A ricevere l’ambita croce di Cavaliere del Lavoro 2017 sono stati anche Urbano Cairo, Massimo Perotti e Giuseppe Recchi. Di Urbano Cairo, fra l’altro patron del Torino Calcio, si sa molto. E’ a capo di un gruppo che conta oltre 4.500 dipendenti e che comprende, oltre alla Cairo Comunication, la Rcs MediaGroup: società entrambe quotate a Piazza Affari, controllate, presiedute e guidate personalmente. Massimo Perotti, nato nel 1960 a Torino, dove si è laureato in Economia e commercio, è presidente e amministratore delegato, oltre che azionista di controllo, della Sanlorenzo, azienda leader, a livello internazionale, nella cantieristica da diporto. Ha cantieri ad Ameglia, Viareggio e La Spezia. Conta oltre 300 dipendenti diretti e più di mille indiretti. Nel 2016 ha fatturato 314 milioni di euro. Giuseppe Recchi, laurea in Ingegneria civile al Politecnico di Torino, ha iniziato la sua attività nell’impresa subalpina di famiglia, operante nel settore delle grandi opere edili. Dal settembre scorso è vice presidente operativo della Telecom Italia (66.000 dipendenti, fatturato di 19 miliardi di euro nel 2016) dopo esserne stato presidente dal 2014. Prima, dal 2011, è stato presidente dell’Eni. Al vertice del colosso petrolifero era giunto dalla General Electric, nel quale era entrato nel 1999.    A Giovanni Quaglia un doppio riconoscimento. Cavaliere di Gran Croce all’Ordine di San Gregorio Magno: ad assegnare questo titolo a Giovanni Quaglia è stato Papa Francesco, che ha poi delegato il cardinale emerito Severino Poletto alla consegna. L’onorificenza vaticana, massima per un laico, precede di poco quella di cittadino onorario del Comune di Cherasco, che gli riconosce la grande attenzione e il sostegno dedicati alla comunità locale. La nuova cittadinanza onoraria si aggiunge...

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La migliore offerta per il MAU. Predisposta un’asta pubblica per sostenere il Museo d’Arte Urbana

Pubblicato da alle 13:23 in .Arte, Economia, Eventi, I nuovi Shop, Prima pagina | 0 commenti

La migliore offerta per il MAU. Predisposta un’asta pubblica per sostenere il Museo d’Arte Urbana

Maglietto pronto in mano al battitore per l’asta in programma sabato 2 dicembre dalle 18.30 alle 21.30 alla Galleria del MAU via Rocciamelone 7: “L’Arte per il Museo d’Arte Urbana” . Sono stati coinvolti molti artisti contemporanei di varie generazioni, i quali offriranno un’opera per un’asta, condotta da Edoardo Di Mauro e Domenico Graglia, con quotazioni contenute, di lavori medio-piccoli il cui ricavato, sotto forma di donazione liberale, sarà impiegato unicamente a sostegno del mantenimento della sede del MAU. Ingresso libero e rinfresco offerto ai presenti. Sarà possibile aderire anche acquistando, al costo di 20 euro, una OpenSourceCard del MAU, prodotta dal media partner Officine Brand, che da diritto a sconti presso istituzioni culturali, musei, negozi, ristoranti le opere in asta sono di Gec, Ernesto Jannini, Angelo Barile, Corn79, Spider, Roberta Fanti, Marco Abrate REBOR, 3Vetro, Santo Leonardo, Roberta Toscano, Daniele D’Antonio, Leonardo Santoli, Theo Gallino, Giuliana Milia, Mono Carrasco, Gabriele Bosco, Ugo Venturini, Nk, Viola Gesmundo, Ion Koman, Gianni Cella, Massimo Romani, Davide Ferro, Alberto Bongini. www.museoarteurbana.it   Nella stessa giornata sono previste altre iniziative: Alle ore 15.30 : partenza dal sagrato della Chiesa di San Alfonso, corso Tassoni ang. via Cibrario, visita guidata gratuita alle opere del Museo d’Arte Urbana ed al Borgo Campidoglio con il Direttore Artistico Edoardo Di Mauro, in collaborazione con Abbonamento Musei Torino Piemonte Ore 17.00 : discesa dalla torretta di Piazza Risorgimento lato via Rosta, visita con guida al Rifugio Antiaereo, in collaborazione con il Museo Diffuso della Resistenza. Ingresso euro 4,00. Prenotazioni Numero Verde 800 329...

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Il grande esodo dei giovani italiani.

Pubblicato da alle 12:16 in Economia, Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

Il grande esodo dei giovani italiani.

Arrivederci Italia. O, forse, addio. L’Istat l’ha appena confermato: sono sempre di più gli italiani che vanno a vivere all’estero. E tra quelli che lasciano il loro Bel Paese, sono sempre di più i laureati. Come ha comunicato l’Istituto nazionale di statistica, nel 2016 sono risultati 157.000 gli italiani che si sono cancellati dall’anagrafe per trasferirsi oltre i confini della Penisola. Rispetto all’anno prima, l’incremento è del 7% e ancora maggiore è l’aumento dei laureati che hanno lasciato l’Italia; infatti, sono stati 25.000, il 9% in più. I giovani dotati di laurea sono risultati il 31% degli oltre 81.000 italiani con più di 25 anni che sono emigrati, nel 2016. Più di 5.000 sono andati nel Regno Unito (nonostante la Brexit), oltre 3.300 in Germania e poco meno di 2.500 in Svzzera. Le altre mete raggiunte dai laureati sono, in ordine decrescente, la Francia (quasi 2.000), il Brasile (1.539), gli Usa (1.469), la Spagna (1.303), poi il Belgio (564), l’Australia (536) e l’Irlanda (533). A fronte dei laureati italiani che hanno lasciato il loro Paese, l’Istat ha censito 10.199 laureati stranieri che sono immigrati in Italia. La maggior parte proveniente dal Brasile (1.322), dal Regno Unito (1.208) e dalla Germania (953). I laureati immigrati hanno rappresentato il 37,4% dei 27.274 stranieri con più di 25 che sono venuti a vivere in Italia. Il saldo 2016 emigrati/immigrati con più di 25 anni è negativo per poco meno di 54.000 unità complessivamente e di circa 15.000 per i laureati in particolare. Al contrario, anche nel 2016, le iscrizioni alle anagrafi italiane dall’estero, quasi 301.000 (+7% rispetto al 2015) sono state più delle 157.000 cancellazioni dalle anagrafi italiane da parte di persone che sono emigrate (+7%). Pertanto, il saldo migratorio netto dell’Italia con l’estero è risulato positivo per 144.000 unità, oltre 10.000 e l’8% in più rispetto all’anno precedente. A venire in Italia sono stati, in maggior numero, i romeni (45.000 nuovi iscritti alle anagrafi), i pakistani, 15.000, come i nigeriani e i marocchini, oltre che gli albanesi (13.000) e i cinesi (12.000). Tra l’altro, l’Istat ha ricordato che al 31 dicembre scorso l’Italia contava 60.589.445 abitanti, dei quali 5.047.028 stranieri. Nell’anno, i nati sono stati 473.438 e i morti 61.261. Rodolfo Bosio...

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“ORA ! Linguaggi contemporanei e produzioni innovative” Le strategie d’intervento della Compagnia di San Paolo

Pubblicato da alle 11:33 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page, Notizie | 0 commenti

“ORA ! Linguaggi contemporanei e produzioni innovative”  Le strategie d’intervento della Compagnia di San Paolo

  Una riflessione a partire dalla ricerca effettuata dal Bando, volto alla produzione di cultura contemporanea, al Toolbox Coworking di Torino. Nell’ambito del proprio impegno a favore dell’innovazione culturale, la Compagnia di San Paolo, a ottobre 2015, ha promosso il Bando “ORA! Linguaggi contemporanei, produzioni innovative”, prefissandosi i seguenti obiettivi: in primo luogo, promuovere, a livello nazionale, la produzione culturale attraverso il sostegno a progetti nelle arti visive, performative e negli altri linguaggi espressivi della cultura contemporanea; poi, arricchire l’offerta della cultura contemporanea di Piemonte e Liguria, attraendo nuovi soggetti a produrre sul territorio, connettendoli e sistematizzandoli con le istituzioni; e, infine, favorire lo sviluppo di realtà e progetti dotati di una prospettiva strategica della propria proposta culturale e della propria sostenibilità economica. Il modello di intervento si è articolato in 7 fasi che, partendo dall’analisi del contesto e dei suoi bisogni, ha portato all’individuazione del bando come strumento di azione, alla sua realizzazione e alla selezione dei progetti finanziati, quindi allo sviluppo di un percorso dedicato di empowerment per gli enti vincitori. Il bando, chiusosi il 7 febbraio 2016, ha ricevuto oltre 250 candidature, pervenute da 36 diverse province italiane. A conclusione delle procedure di selezione, il Comitato di Gestione della Compagnia San Paolo ha deliberato contributi per la realizzazione di 33 progetti, per un impegno complessivo di 1.200.000€. A fronte della forte risposta ricevuta, la Compagnia ha, poi, deciso di capitalizzare le informazioni raccolte sul bacino delle candidature per poter sviluppare future strategie di intervento, realizzando, così, una ricerca sui soggetti e sui progetti, che ha consentito di tracciare una panoramica sui partecipanti al bando e di rilevare anche una serie di caratteristiche comuni. L’indagine ha evidenziato che hanno aderito a quest’ultimo soprattutto le associazioni nate dopo il 2010: in pochi casi, al loro interno, è presente un vero e proprio progettista culturale, e solo il 45% della forza lavoro delle organizzazioni è contrattualizzato. Molte di queste realtà, inoltre, hanno un fatturato non superiore a 20.000€. L’età media dei team attivi sui progetti è, poi, al di sopra dei 35 anni e l’età media degli artisti coinvolti è di 41 anni: si assiste, quindi, a una mancanza di artisti giovani e giovanissimi. Ancora, performing arts e arte contemporanea appaiono essere gli ambiti di lavoro prevalenti, mentre sono solo sette le realtà che lavorano in maniera diretta sul digitale. A proposito di quest’ultimo, sono pochi i progetti che ne prevedono un utilizzo come elemento di produzione: per la maggior parte, esso rimane un mezzo confinato alla distribuzione e al consumo. In generale, la crossdisciplinarietà non è la modalità di lavoro più diffusa tra le organizzazioni culturali: prevale, infatti, una concezione della stessa come somma di diversi settori, anziché come compenetrazione e attivazione di reti di livello nazionale e internazionale. L’analisi ha permesso di individuare le cinque caratteristiche ricorrenti nei soggetti e nei progetti più convincenti, che hanno permesso di delineare il profilo del “candidato ideale”, ossia: la capacità di lavorare in team – la progettazione, infatti, risulta particolarmente efficace se il lavoro è concepito come corale e se la figura creativa è affiancata da un progettista, fin dalla fase di ideazione; le competenze monodisciplinari, che consentono al candidato di sviluppare progetti complessi e crossdisciplinari; la capacità di attivare reti internazionali; la propensione verso un aggiornamento costante; e, infine,...

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