Economia

economia torino

Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura. Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura. economia torino

economia torino

Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura. Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura. economia torino

economia torino

http://www.comune.torino.it/ Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura. Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura.

Parte il progetto Entrepreneurs for Social Change, sosterrà 25 giovani imprenditori.

Pubblicato da alle 13:06 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Parte il progetto Entrepreneurs for Social Change, sosterrà 25 giovani imprenditori.

  L’Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO) e Fondazione CRT lanciano il progetto Entrepreneurs for Social Change, per formare e sostenere 25 giovani imprenditori sociali dell’area euro-mediterranea. Entrepreneurs for Social Change aiuterà gli imprenditori euro-mediterranei under 35 a specializzarsi in settori industriali particolarmente promettenti, puntando in particolare sull’economia verde per il 2017 e 2018, sulle industrie creative e sull’imprenditoria digitale negli anni successivi. Il programma si focalizzerà sulla creazione di nuovi posti di lavoro, a partire dai Paesi dove forte è il fenomeno migratorio. Il bando per selezionare i migliori giovani talenti presenti nei 26 Paesi con sbocco sul Mediterraneo è aperto fino al 15 agosto sul sito di Entrepreneurs for Social Change www.e4sc.org. I vincitori parteciperanno al training a Torino in autunno. Successivamente, e per un anno, ai 25 selezionati verranno forniti gli strumenti e le tecniche più efficaci per avviare o ingrandire un’impresa sociale nel proprio Paese d’origine: la formazione riguarderà temi quali business sociale, fundraising, marketing, leadership e dialogo interculturale, tutti fattori chiave del successo nell’imprenditoria sociale. “Il nostro obiettivo è formare una nuova generazione di imprenditori sociali capaci sia di creare opportunità d’impiego, sia di essere ‘ambasciatori’ di un cambiamento positivo attraverso il dialogo, la conoscenza, il rispetto reciproco al di là delle divisioni – afferma il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia –. Anche così si costruiscono ‘ponti’ in una regione del mondo segnata da grandi sfide, come l’emergenza migranti, le difficoltà di occupazione specie tra i giovani e le donne, le tensioni politico-sociali, le ferite degli estremismi e dei conflitti”.   “E4SC, giunto quest’anno alla quarta edizione, è stato ideato e realizzato dalla Fondazione CRT in collaborazione con le Nazioni Unite – dichiara il Segretario Generale della Fondazione CRT Massimo Lapucci –. Il progetto vuole essere innanzitutto una scommessa sul futuro del Mediterraneo: puntiamo sui giovani di talento, che sono un elemento strategico per lo sviluppo e la crescita di ogni società. I giovani imprenditori sociali che verranno temporaneamente a Torino dai vari paesi dell’area euro-mediterranea, costituiscono un vero e proprio ponte con il nostro territorio, contribuendo a rafforzare i legami con i vari paesi soprattutto nel medio e lungo termine”. “La zona euro-mediterranea – spiega il direttore dell’UNIDO Li Yong – vive una fase turbolenta dove una persistente instabilità economica si mischia a crescenti fenomeni migratori difficili da gestire. L’imprenditoria sociale può essere un veicolo di sviluppo e di coesione e può avere successo solo grazie allo sforzo congiunto di governi, organizzazioni internazionali, enti non profit e imprese private. Questo è l’obiettivo di Entrepreneurs for Social Change e della nostra partnership con la Fondazione CRT”.   Nei tre anni di sperimentazione che hanno preceduto il lancio del nuovo programma di Fondazione CRT con l’ONU, Entrepreneurs for Social Change ha selezionato e formato 60 imprenditori sociali. Le candidature, provenienti dai 26 Paesi del Mediterraneo, sono quasi quadruplicate, passando da 350 nella prima edizione sperimentale del 2013 a oltre 700 nella seconda, fino al picco di 1.230 nella terza (a fronte di 20 posti disponibili ogni anno). Alcuni partecipanti, proprio grazie al programma della Fondazione CRT e delle Nazioni Unite, sono stati eletti tra i migliori giovani imprenditori del proprio Paese, e hanno potuto ampliare le opportunità di impiego, budget e beneficiari delle proprie attività fino a 10 volte di più rispetto all’inizio della propria attività.  ...

Continua

La Famiglia Ceretto: vino e arte contemporanea. Marina Abramovič l’ospite d’autunno.

Pubblicato da alle 12:22 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page, talenTO | 0 commenti

La Famiglia Ceretto:  vino e arte contemporanea. Marina Abramovič l’ospite d’autunno.

La Famiglia Ceretto, il vino e l’arte: l’eccellenza dell’esperienza, e una vocazione al mecenatismo tutta internazionale. E in autunno arriva Marina Abramovič. La terza generazione della Famiglia Ceretto, Lisa, Roberta, Alessandro e Federico, figli di Marcello e Bruno, i Barolo Brothers, come li definì negli ‘80 la rivista Wine Spectator dandogli una consacrazione mondiale nel panorama vinicolo, condividono il colore degli occhi, di un raro verde-azzurro trasparente, e una pari visione cristallina sul futuro della loro impresa: uniti guardando al futuro, pur nella diversa gestione delle competenze tecniche, per una crescita aziendale in continuo sviluppo, anche da un punto di vista tecnico e non solo di mercato (a partire dalla vendemmia 2015 tutti i prodotti hanno ottenuto la Certificazione Biologica). Grandi capacità nella vinificazione, attenzione alla qualità come prima regola, e altrettanto grande capacità nel comunicare non solo un prodotto quanto la filosofia che li anima. La Ceretto experience, come ben espresso dal loro sito, coinvolge più aspetti, naturalmente il vino, in primis il Barolo e il Blangè, il cibo (il tristellato Piazza Duomo con lo chef Enrico Crippa e la Piola, a cui si aggiunge il rilancio del torrone e la coltivazione della nocciola con l’azienda Relanghe) l’architettura (le avveniristiche costruzioni il Cubo della Cantina Bricco Rocche dove è stato posizionato di recente il cancello di Valerio Berruti e  l’Acino  per la Tenuta Monsordo Bernardina nel 2009), e infine l’arte, che negli anni ha visto nomi dell’arte contemporanea internazionale, da Anselm Kiefer, Francesco Clemente, Kiki Smith, inaugurare mostre sul territorio albese su diretta committenza della famiglia, che per loro ha costruito persino una residenza ad hoc, la Casa dell’Artista (2010), sulla collina sovrastante la Tenuta Monsordo Bernardina. La punta di diamante rimane la cappella del Barolo alle Brunate di La Morra: costruita nel 1914 e mai consacrata, la Cappella intitolata alla SS. Madonna delle Grazie fu acquistata dalla famiglia Ceretto nel 1970 assieme a 6 ettari di vigneto circostante. Ormai rudere, si è trasformata in uno degli edifici simbolo delle Langhe grazie all’intervento di Sol LeWitt e David Tremlett (che ne hanno affrescato rispettivamente le superfici esterne e interne) nel 1999. A quasi vent’anni di distanza rimane un luogo visitatissimo e molto amato dai langaroli in primis.   La conversazione con Roberta Ceretto, responsabile comunicazione, rapporti con la stampa e marketing, sviluppo dei progetti culturali dell’azienda è un fluire brillante di energia, consapevolezza, capacità di trascinare l’ascoltatore in quello che è prima di tutto un’attitudine familiare a considerare il lavoro come responsabilità, impegno, ma anche come espressione di una gioia di vivere che deve coinvolgere tutti sensi sino a diventare un’esperienza, appunto, di vita. Non a caso Federico Ceretto, fratello di Roberta, dichiara: “Il nostro è un divertimento. Una certezza è il metodo impostato di mio padre: far vivere ai clienti la nostra cultura e conoscere la bellezza del nostro territorio, le Langhe”. In particolare negli anni la famiglia Ceretto si è contraddistinta per operazioni culturali di grandissimo livello, che li porta a ricoprire a buon titolo il complesso ruolo da mecenati, per un nuovo rinascimento che da vent’anni ha investito le Langhe e il Roero, dal 2015 dichiarati Patrimonio Unesco. Come è nato questo vostro specifico interesse per l’arte? Molti mi chiedono come sia nata la “strategia” di marketing che ha portato ad occuparsi di arte, ma non vi...

Continua

V come vivere, viaggiando. L’HomeExchange per scambiare città e abitazioni.

Pubblicato da alle 12:21 in Economia, Innovazione, Pagine svelate, Prima pagina | 0 commenti

V come vivere, viaggiando. L’HomeExchange per scambiare città e abitazioni.

Un sito, homeexhange.com, apre una prospettiva diversa sul viaggio per scambiare città e abitazioni. Avete presente quella cinematografia che offre un diversivo alla stanchezza mentale e vi pone in una condizione di meri spettatori?  Nel 2006  il film “L’amore non va in vacanza” con Cameron Diaz, Kate Winslet e Jude Law riprodusse sul grande schermo l’idea dello scambio casa, ispirandosi al progetto ‘HomeExchange’ creato e avviato, qualche anno prima, nel 1992, da Ed Kushins, un pioniere del consumo collaborativo di Los Angeles. Sono i numeri, oggi, a parlar chiaro: oltre un milione di scambi dal 1992 ad oggi,  67.000 soci di HomeExchange e, solo nel 2016,  135.000 scambi in 150 Paesi. Da marzo 2017 HomeExchange, acquisita dalla società GuesttoGuest , diventa francese e, pur mantenendo immutata la sua vision, si rende ancora più appetibile  per  un pubblico  giovane. A divulgare storia, filosofia ed esperienze legate all’homeexchange, ci ha pensato  Cristina Pagetti, da 15 anni referente per l’Italia dell’organizzazione internazionale HomeExchange.com e “scambista per casa” convinta, con il suo libro “ Benvenuto a casa tua”, una  riflessione culturale ma anche personale, sullo  Scambio Casa, una delle forme più autentiche di “sharing economy”, il cui obiettivo è quello di  viaggiare per il mondo, senza alcun costo se non l’iscrizione al sito. Costi contenuti, quindi, ma fino a che punto? « L’iscrizione a ScambioCasa.com – la costola italiana di HomeExchange.com – costa 130 euro l’anno e poi è possibile fare tutti gli scambi che si vogliono». Ci ricorda Cristina, ribadendo che, a differenza di altri  circuiti non è previsto alcun costo per l’alloggio, ma la semplice reciprocità su cui si basa il circuito internazionale che esiste in Italia dal 2000. Cinque, i must dello scambio casa: viaggiare con un budget preciso e stare comodi,  una modalità di fare vacanza differente dagli hotel e dalle case in  affitto, la propria “Casa dolce Casa” diventa un passaporto per viaggiare ovunque nel mondo, legalità e nessuna tassa,  un ecosistema basato sulla fiducia e sulla cordialità. Incuriositi da una nuova prospettiva del viaggio ci apriamo direttamente allo scambio casa e  sperimentiamo una diversa avventura sulla nostra pelle. Cosa cambia, dunque,  da un affitto casa qualsiasi all’homeexchange? Sicuramente, ciò che muta è la  lente, l’angolatura con cui si vive una città, lo sguardo. Un guardare che ha fatto a pugni con il solo vedere  per poter immergersi  nell’hummus di un’altra storia. La casa parigina di Emmanuelle e Sebastienne, a due passi dallo storico cimitero di Pere Lachaise, aveva un corpo e un’eco. Era bella, questo sì. Ma bella perchè vissuta. Legno, vetro e un inconfondibile amore per le cose del passato la caratterizzavano. Intonaci naturali, esotici o provenzali, un pout pourri di stili e poi, libri, chitarre, olii essenziali, collezioni di specchi rococò e spazzolini da denti anni ’30. Detta così potrebbe sembrare la fotografia di un museo. E, invece, era il contrario: la precisa e puntuale incarnazione del luogo con la l maiuscola. La Ville Lumiere,  con le sue luci e le sue ombre, ci è parsa così più  familiare:  un corpo da conoscere, da attraversare con scarpe meno strette ma più calde. Una mappa di cui scoprire la parte classica e quella più nascosta, gli angoli meno meno battuti e, soprattutto, i gusti dei  suoi abitanti. All’incirca la stessa cosa è accaduta con un breve soggiorno...

Continua

Dai Rinascimenti Sociali ai Rinascimenti culturali. Il Polo Artigianelli si apre alla città.

Pubblicato da alle 11:09 in D'Uomo, EATpiemonte, Economia, galleria home page, I nuovi Shop | 0 commenti

Dai Rinascimenti Sociali ai Rinascimenti culturali. Il Polo Artigianelli si apre alla città.

  La grande tradizione torinese dei santi sociali, che ha segnato tra Ottocento e Novecento la storia economica e sociale della nostra città con un modello di welfare pubblico-privato alternativo e in anticipo sui tempi, continua e si fa sentire, oggi come allora, come risposta urgente e autonoma ai momenti di crisi.  Lo fa attualizzandosi ai tempi delle start up e ampliando al contempo l’offerta culturale: è stato presentato il progetto Rinascimenti Culturali, un nuovo polo che trova spazio all’interno del Collegio Artigianelli, casa madre della congregazione dei Giuseppini del Murialdo (fondata da San Leonardo Murialdo, Torino 1828-1900) sita tra corso Palestro, via Juvarra e via Manzoni, oggetto negli ultimi anni di un’importante azione di rigenerazione architettonica. Il Collegio Artigianelli è da 150 anni un centro di aggregazione, progettazione e implementazione di servizi a sostegno dell’infanzia, dei giovani, della famiglia e del lavoro. Rinascimenti Culturali si sviluppa a ideale completamento di Rinascimenti Sociali, il primo programma di accelerazione a impatto sociale nato a Torino nel 2015, sempre ad opera dei Giuseppini, per selezionare soluzioni innovative alle più pressanti sfide sociali, accompagnarle nel processo di strutturazione, generando nuova economia e impatto sociale. Con il completamento progressivo degli interventi di ristrutturazione nel 2017 prende forma il nuovo polo, un luogo che sarà dedicato alla cultura del cibo, alle arti performative, teatrali e alle arti visive. La Congregazione dei Giuseppini, attraverso EtikØ, l’impresa sociale culturale ART 9 – Arte Brachetti, il Teatro della Caduta e la Fondazione Museo Ettore Fico sono parti attive nella progettazione delle attività artistiche ed enogastronomiche, fruibili da tutta la cittadinanza. Nell’autunno al Teatro Artigianelli prenderà avvio la programmazione di Music-Hall, questo il nuovo nome della struttura, con la direzione artistica di Arturo Brachetti e del Teatro della Caduta. A questo si affianca il recupero del Café Artigianelli, molto conosciuto in città negli anni ’90 come locale alternativo ed eclettico, aperto a mostre, artisti emergenti, musica, reading, tango. Oggi questo spazio sarà gestito dalla Fondazione Museo Ettore Fico e diventa MEF Outside, sede espositiva in continuità progettuale con il MEF; al momento sono in programma due mostre, una antologica dedicata a Niki de Saint Phalle a partire da mese di ottobre e l’esposizione Tarocchi. Dai Visconti ai Social Media. Incontriamo Don Danilo Magni dei Padri Giuseppini per parlarci di queste iniziative e illustrarci le attività del Polo Artigianelli, che, come evocato dal diminutivo, suggerisce atmosfere vagamente dickensiane, ma in realtà prepara giovani capaci di affrontare il mondo del lavoro con un mestiere concreto, sostenuti da una rete di formazione pienamente inserita nel contesto contemporaneo. Come arrivano qui i ragazzi oggi, da quali situazioni provengono? Ci sono diversi canali: la rete legata ai servizi sociali, al Tribunale dei Minori e al carcere minorile; il pensionato per gli studenti, le famiglie che debbono far seguire l’obbligo formativo ai ragazzi, i portatori di handicap. Infine c’è un canale per cui i ragazzi arrivano direttamente a noi attraverso l’attività aggregativa e pastorale. Per i ragazzi dai 14 ai 18 anni sono attivi i corsi professionali, poi ci sono tipologie di corsi anche per persone più grandi con disabilità fisiche e cognitive. Sulla formazione professionale seguiamo circa 2000 ragazzi, con sede qui in corso Palestro, una a Mirafiori, una a Nichelino, una a Pinerolo e una più piccola a Chieri. Come è organizzata la comunità dei Giuseppini? Qui a Torino siamo 9 religiosi, in tutta Italia siamo una quarantina di comunità e in...

Continua

La grafia fotografica di Franco Fontana a Palazzo Madama nella mostra “Paesaggi”.

Pubblicato da alle 17:09 in .Arte, Economia, galleria home page, Mostre | 0 commenti

La grafia fotografica di Franco Fontana a Palazzo Madama nella mostra “Paesaggi”.

Apre oggi nella corte medievale di Palazzo Madama a Torino una mostra fotografica di Franco Fontana. Si tratta di 25 stampe di medie e grandi dimensioni in tiratura limitata, in prevalenza realizzate durante il suo primo periodo (fine anni Settanta, inizio Ottanta) e di proprietà della Unicredit Art Collection. La mostra è curata da Walter Guadagnini, l’attuale direttore di Camera – Centro Italiano per la Fotografia, che come responsabile delle acquisizioni di fotografia d’arte Unicredit fu colui che scelse le stampe ora in mostra.  Si tratta quindi di un’operazione di valorizzazione pubblica di una collezione privata, con i facilmente comprensibili vantaggi economici sul capitale investito, che possono poi eventualmente essere messi a frutto nelle aste di settore. L’allestimento, pur ben curato, è in realtà recuperato da mostre precedenti e non mi risulta che sia stato stampato un catalogo. Come corollario della mostra, che chiuderà i battenti il 23 ottobre prossimo, sono previsti incontri e altri appuntamenti didattici. Le stampe esposte, alcune delle quali risentono di una non perfetta conservazione, presentano immagini ben conosciute e altre meno delle serie sui paesaggi, compresi quelli urbani. La tesi curatoriale di fondo, espressa anche in conferenza stampa, è che Fontana sia uno dei primissimi pionieri del colore nella fotografia artistica a livello non solo nazionale. L’ardito accostamento implicito a personaggi del calibro di un William Eggleston o Stephen Shore non mi appare però per nulla convincente. Per l’esperienza diretta che ne ebbi all’epoca, Franco Fontana ebbe un successo immediato nel piccolo mondo antico della fotografia amatoriale italiana, ancora attardata su modelli neorealistici o di purismo accademico, rigorosamente in bianco e nero, proprio per l’uso, quasi blasfemo, delle diapositive a colori, allora pensabile solo in campo commerciale, accompagnate da audaci scelte tecniche – la grana grossa, gli alti valori ASA/DIN, la sottoesposizione, la saturazione delle stampe in Cibachrome, le lunghe focali usate a mano libera con il conseguente micromosso, ecc.-. Il tutto conduceva a fotografie poco fotografiche e molto grafiche che nell’esaltazione dei colori industriali dell’epoca trovavano il loro punto di forza. A dare una mano di coerenza erano richiami formali ad esperienze pittoriche degli anni Cinquanta, già abbondantemente esaurite e storicizzate nei tardi Settanta. Non fu Franco Fontana quindi a portare il colore della fotografia all’arte, ma il suo caro amico Luigi Ghirri, che aveva assorbito e ripreso le lezioni concettuali contemporanee, anche se il cosiddetto mondo dell’arte italiana ha finito per accorgersene davvero, con grave ritardo culturale, solo nel volgere del Millennio. Detto questo, se Fontana piace, e non vedo perché non dovrebbe, saranno otto euro spesi bene. Diversamente, investirli in qualche monografia a lui dedicata sarebbe forse persino meglio. Fulvio Bortolozzo http://borful.blogspot.it Palazzo Madama  Piazza Castello, Torino www.palazzomadamatorino.it Orario lun-dom 10.00-18.00, chiuso il martedì. La biglietteria chiude 1 ora prima Tariffe Biglietto mostra: intero 8 euro, ridotto 5 euro Biglietto mostra+museo: 15 euro Gratuito minori di 6 anni, possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Torino + Piemonte...

Continua

Al “cartello” dei costruttori di autocarri una sanzione dall’Europa. Il Piemonte sa dei risarcimenti ?

Pubblicato da alle 12:00 in D'Uomo, Economia, galleria home page, MotorInsider | 0 commenti

Al “cartello” dei costruttori di autocarri una sanzione dall’Europa. Il Piemonte sa dei risarcimenti ?

    E’ trascorso quasi un anno da quando la Commissione Europea con un comunicato stampa – 19 luglio 2016 –  ha pubblicato la notizia di uno storico provvedimento sanzionatorio contro le case costruttrici MAN, Volvo/Renault, Daimler, Iveco e DAF che hanno violato la normativa comunitaria in materia di Antitrust. Nello specifico, è stata riscontrata la sussistenza di un “cartello” per tutto lo spazio economico europeo, che ha gravemente falsato il mercato e la concorrenza. La danese Margrethe Vestager, commissaria responsabile della politica della concorrenza, dichiarò: “Oggi abbiamo inviato un messaggio chiarissimo, comminando ammende record a seguito di gravi infrazioni. Sulle strade europee circolano in tutto più di 30 milioni di autocarri, che effettuano circa i tre quarti del trasporto di merci su gomma in Europa e svolgono un ruolo vitale per l’economia europea. È inaccettabile che i costruttori MAN, Volvo/Renault, Daimler, Iveco e DAF, che insieme producono i nove decimi degli autocarri medi e pesanti costruiti in Europa, facessero parte di un cartello anziché essere in concorrenza tra di loro. Per 14 anni hanno stretto accordi collusivi in materia di prezzi e di trasferimento ai clienti dei costi per adeguarsi alla normativa ambientale. In questo modo inviamo un chiaro messaggio alle imprese: i cartelli sono inaccettabili.” In pratica la Commissione europea ha accertato che i costruttori MAN, Volvo/Renault, Daimler, Iveco e DAF hanno violato la normativa antitrust dell’UE.  Per 14 anni i citati costruttori di autocarri hanno stretto accordi collusivi in materia di prezzi degli autocarri e sul trasferimento ai clienti dei costi per conformarsi a norme più rigorose in materia di emissioni. La Commissione ha comminato un’ammenda record di 2,93 miliardi di euro. All’impresa MAN non è stata comminata un’ammenda in quanto ha rivelato alla Commissione l’esistenza del cartello. Tutti i costruttori citati hanno riconosciuto gli addebiti e hanno convenuto di regolare la controversia. Ora un decreto legislativo datato gennaio 2017, inerente a chi opera in regime di cartello, sostiene che si debbano pagare i danni ai soggetti danneggiati per violazione delle norme europee ed italiane in materia di concorrenza. Le violazioni, che hanno interessato tutto lo Spazio economico europeo, sono durate 14 anni, dal 1997 al 2011, anno in cui la Commissione ha effettuato ispezioni senza preavviso presso le imprese. A partire dal 2004 il cartello si è organizzato attorno alle affiliate tedesche dei costruttori di autocarri e i contatti sono avvenuti per lo più per via elettronica. Per 14 anni le discussioni tra le imprese hanno avuto per oggetto le stesse tematiche, ovvero gli aumenti di prezzo dei rispettivi “listini all’ingrosso”, la tempistica di introduzione delle nuove tecnologie di riduzione delle emissioni e il trasferimento ai clienti dei costi delle tecnologie di riduzione delle emissioni. E questi sono gli incresciosi fatti che la Commissione Europea ha rilevato e giustamente sanzionato. Ma scendendo a livello regionale, il Piemonte, ha fatto qualcosa per informare o aiutare coloro che in passato hanno acquistato autoveicoli dalle 6 alle 16 tonnellate, nel periodo compreso dal 1997 al 2011 ? La possibilità di un risarcimento dovrebbe aggirarsi, detto con la dovuta prudenza, intorno al 10% sul volume complessivo, sia per gli Enti pubblici che per i privati. Per esempio in Veneto La Confartigianato Trasporti ha già predisposto una “class action” contro le case costruttrici. Qui, invece, per ora, tutto tace.  L’Europarlamentare Daniele Viotti,...

Continua

Cosa succede al Museo Diffuso delle Resistenza di Torino ?

Pubblicato da alle 19:11 in DOXA segnalazioni, Economia, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Cosa succede al Museo Diffuso delle Resistenza di Torino ?

Un museo, qualunque museo, con il suo carico di storia, rappresenta l’abbandono del tempo che passa per entrare in quello che dura. Cosa succede al Museo Diffuso delle Resistenza di Torino ? Dopo le recenti dimissioni del Presidente Pietro Mercenaro, un appello redatto in questi giorni, sottoscritto da nomi importanti della cultura, evidenzia la difficoltà economiche con cui il Museo si sta misurando; esso chiede l’intervento degli Enti pubblici per non comprometterne l’attività, lo stesso appello viene rivolto a tutti i cittadini. Per meglio comprendere il momento abbiamo interpellato Guido Vaglio, attuale Direttore del Museo che, con pazienza e accuratezza, ci ha dato qualche ragguaglio in più per comprendere la situazione. Ci spiega che il Museo vive un problema di reale difficoltà economica, al punto da aver esaurito il fido bancario e temere per gli stipendi dei dipendenti. La sofferenza di liquidità è per molti aspetti imputabile al ritardo con cui Regione Piemonte e Comune di Torino, entrambi soci fondatori insieme alle ex Provincia, erogano i fondi pattuiti. Ma a destare maggior preoccupazione per il Direttore è la mancanza di una prospettiva chiara per il futuro del Museo. GazzettaTorio auspica che la situazione si risolva con celerità e che venga individuata una strategia di lungo periodo per il Museo e per ciò che rappresenta. E’ certo che l’arrivo del Polo del ‘900, con cui molte attività si integrano ma al contempo si sovrappongono, possa aver portato ad una difficile gestione dei ruoli, delle competenze, e del sostegno che Fondazioni come quella di San Paolo erogavano. In particolare per esposizioni e attività culturali. Come ben ricordato nell’appello a Torino è stata conferita la medaglia d’oro al valor militare, onorificenza che non si è ottenuta con discorsi di circostanza ma con atti concreti. Pare giunto il momento di ricordarsi di cosa è fatto un atto. Qui di seguito l’appello e le istruzioni per chi volesse offrire il proprio contributo. Alla liberazione dell’Italia dal fascismo e dalla guerra Torino e il Piemonte hanno dato un contributo inestimabile, pagato con il sacrificio di migliaia di giovani e testimoniato dalle lapidi e dai monumenti che in ogni vallata, in ogni paese ricordano l’eroismo, le sofferenze e il dolore della nostra comunità. Un contributo solennemente riconosciuto dal conferimento della medaglia d’oro al valor militare alla città di Torino.  Il Museo della Resistenza di Torino è da anni prezioso presidio di quelle pagine di storia, realizzando quotidianamente un’opera di ricostruzione storica e di memoria che ha consentito di trasmettere a intere generazioni conoscenza della storia del Paese e consapevolezza di quanto i valori della Resistenza e della Costituzione siano fondamento irrinunciabile della vita democratica del nostro Paese.  Per questo non possiamo tacere la nostra preoccupazione di fronte al rischio che l’attività del Museo della Resistenza venga compromessa dalla insufficienza di risorse e dal venir meno dell’indispensabile sostegno delle istituzioni.  Ci rivolgiamo perciò alle istituzioni cittadine e regionali perché vogliano assicurare, come è avvenuto fino ad oggi, il sostegno e le risorse necessarie alla continuità operativa del Museo e delle sue attività.  Al tempo stesso sentiamo il dovere morale e civile di fare appello alla società torinese e ai suoi tanti mondi perché con generosità vogliano contribuire a questo sostegno aderendo alla sottoscrizione di fondi che, come firmatari di questo appello, sentiamo la responsabilità di promuovere e di sostenere noi per...

Continua

Massimiliano Caretto, quarta generazione di galleristi dell’antico. Galleristi si nasce e si diventa.

Pubblicato da alle 11:14 in .Arte, Economia, galleria home page, talenTO | 0 commenti

Massimiliano Caretto, quarta generazione di galleristi dell’antico. Galleristi si nasce e si diventa.

Massimiliano Caretto, classe 1986, è un giovane uomo che dimostra subito, nel vestire ricercato (dandy ma non troppo), nell’eleganza dei gesti e nell’accurata scelta delle parole, la precisa scelta di uno stile personale che pure appare del tutto naturale, e che fa intuire subito, prima che se ne conosca la professione, meglio, la vocazione familiare, l’appartenenza ad un mondo del tutto particolare. Un mondo, quello antiquario, che ha conosciuto grandi fasti ma che oggi deve fare i conti con una tassazione fiscale sempre crescente, che penalizza il commercio e a maggior ragione l’ambito “velleitario” dell’arte, e con una più agguerrita concorrenza dovuta ad un accesso più facile al mercato e in particolare alle aste grazie alla rete. Discorso diverso è quello del gusto per l’antico: questo pare avere uno zoccolo duro di estimatori che semmai, nel tempo, si fa più esigente. Massimiliano è la quarta generazione di una genia di celebri galleristi torinesi, la Luigi Caretto, dal nome del suo fondatore, specializzati nella pittura nord europea e in particolare nella pittura fiamminga e olandese del XVI e XVII secolo. La galleria, che ha superato il secolo di vita, ha sede nello storico palazzo di via Maria Vittoria angolo Carlo Alberto, luogo reso celebre negli anni ‘70, pur con nomi di fantasia, nella Donna della Domenica di Fruttero e Lucentini come ritrovo torinese d’élite. Quando e come è nata la galleria? Il fondatore della galleria è Luigi Caretto, che, pur provenendo dal mondo delle banche, nel 1911 decide di aprire la galleria nei locali di Via Maria Vittoria; galleria che solo pochi anni dopo il figlio Giorgio si trova, giovanissimo, a dover condurre: il primo quadro comprato è un Tintoretto che lui si carica in spalla, in bicicletta, portato da casa in galleria. Giorgio decide di specializzarsi sempre di più nell’arte fiamminga e olandese del Secolo d’Oro, genere molto presente nelle collezioni d’arte museali torinesi poiché amato dai Savoia e ormai radicato nella cultura locale, ma che risulta ancora inesplorato per il resto d’Italia. Affiancato dalla moglie Luciana, affina le sue conoscenze e riscuote da subito ottimi risultati, prima a Torino poi in Italia e all’estero. Giorgio Caretto era, tra l’altro, un personaggio carismatico, molto noto nella società del tempo, la sua figura ha ispirato diversi personaggi di romanzi ambientati a Torino. Questa sua ricerca di specificità, e alcune intuizioni come l’idea di organizzare una mostra senza fini di vendita, ha premiato il lavoro della galleria nel corso dei decenni. Negli anni ’80 Giorgio è ormai affiancato dai figli Patrizia (che poi si specializzerà in pittura del XVIII e XIX secolo) e Luigi, così chiamato in onore dell’avo. Proprio a mio padre, a cavallo tra gli ’80 e i ’90, verrà affidato il compito di guidare l’attività di famiglia nel nuovo millennio.       Ci puoi raccontare come hai iniziato a interessarti all’arte, considerando l’inevitabile influenza della tradizione familiare? Il mio interesse è stato naturale, ma devo molto alla mia famiglia che non mi ha mai obbligato a seguire un percorso che poteva apparire già prefissato: mi è sempre stata lasciata totale libertà nell’indirizzarmi verso i miei interessi, anche se certamente sono cresciuto in un humus particolare, dove ho respirato arte sin dall’inizio. Personalmente mi affascinava  l’ambito scientifico, e in particolare il mondo della paleontologia; detto questo un giorno mi...

Continua

E se Torino si candidasse e vincesse il Premio Capitale Verde Europea ?

Pubblicato da alle 16:58 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

E se Torino si candidasse e vincesse il Premio Capitale Verde Europea ?

Stoccolma nel 2010 poi Amburgo, la spagnola Victoria-Gasteiz, Nantes e Copenhagen, poi Bristol e Ljubljana seguiti da Essen e Nijmegen e già decretata per il 2019 Oslo. Queste sono le città che hanno vinto il  Premio capitale verde europea, istituito nel 2008 dalla comunità europea. Il premio si rivolge alle città europee di almeno 100.000 abitanti. Dal 2015 è stato anche istituito il Premio foglia verde europea, aperto alle città che hanno fra i 20.000 e i 99.999 abitanti, e da allora i due premi viaggiano in parallelo. Per la prima volta allo scopo di celebrare i 10 anni del contest per la Capitale Verde d’Europa e per incoraggiare più città a partecipare, la Commissione Europea premierà con un incentivo finanziario  di 350mila euro la città vincitrice del titolo per il 2020 e di 75mila euro il vincitore del titolo European Green Leaf 2019. I vincitori delle edizioni passate delle due competizioni hanno visto un incremento dei livelli di turismo, una copertura della stampa mondiale, la crescita del profilo internazionale, maggiori opportunità di fare rete, alleanze, investimenti stranieri, sostegno finanziario pubblico a progetti ambientali e al continuo miglioramento della eco-sostenibilità, quindi hanno ottenuto risultati concreti. Purtroppo fino ad oggi l’Italia non è mai salita sul podio di questa competizione, per cui sarebbe particolarmente importante se vincesse l’edizione 2020. Torino possiede molte delle caratteristiche che la mettono in grado di competere. L’importante è candidarsi. Ricordando che per entrambi i premi il termine per l’invio delle candidature è il 18 ottobre 2017. A questo link tutti i dettagli....

Continua

Quando il divertimento “collide” con la sicurezza. A Barolo un programma d’ottima annata.

Pubblicato da alle 12:05 in Economia, Eventi, galleria home page, Musica, Spettacoli | 0 commenti

Quando il divertimento “collide” con la sicurezza. A Barolo un programma d’ottima annata.

Luglio si ravviva con le giornate di Collisioni e della magnifica cittadina che lo ospita: Barolo. Concerti, feste, ottimo cibo, scrittori, attori, e un clima di serena allegria che negli anni lo ha reso una meta d’attrazione. Peccato con questa manifestazione “collida” un difficile momento internazionale, il timore vero o presunto, di attacchi terroristici ha cambiato le regole d’accesso alla cittadina durante la manifestazione. Quindi l’elenco di ciò che è vietato portare in città è più lungo di tutti gli appuntamenti in programma. La precauzione e l’attenzione all’incolumità del pubblico sono il segno che Barolo e il suo Festival si impegnano per far sì che tutto si svolga nel migliore dei modi, eppure la sensazione che se ne ricava è di giornate blindate e guardie sempre all’erta, lo stesso tipo di vita che da anni conduce uno scrittore invitato a questa edizione: Roberto Saviano. Molti vorrebbero essere egualmente protetti dalla pleonastica presenza della Littizzetto, anche lei invitata, nella speranza che cambi copione almeno qui, grazie ai vini raffinati e al buon cibo. Va segnalato, oltre i concerti e agli artisti,  il parterre di uomini di cultura invitati a intrattenersi con il pubblico è di notevole livello. Da Peter Handke al Premio Nobel Gao Xingjian, da Dave Eggers a Paolo Virzì, da Jonathan Coe a Jeffrey Eugenides e la presenza della scrittrice Joyce Carol Oates. Di seguito il programma con i concerti e gli incontri. Venerdì 14 luglio ORE 21:00 – PIAZZA ROSSA Daniele Silvestri, Carmen Consoli e Max Gazzè – in concerto Sabato 15 Luglio ORE 10:30 – PIAZZA BLU Antonino Cannavacciuolo presenterà al pubblico il suo libro Mettici il cuore, in cui racconta come nascono le sue ricette preferite: non solo dall’ unione dei singoli ingredienti, ma anche dai legami con la famiglia, dalle esperienze dell’infanzia e dalle tradizioni della sua terra natia. Modera Carlo Lucarelli . ORE 11:00 – PIAZZA ROSA Chiara, una giovane cantante salita alla ribalta nel 2012, grazie alla vittoria della sesta edizione di X Factor. Dopo il successo iniziale, la cantante ha all’attivo tre partecipazioni al Festival di Sanremo e diverse collaborazioni con star della musica nazionali ed internazionali, come Mika, Fiorella Mannoia ed Ornella Vanoni. Modera Ernesto Assante . ORE 12:00 – PIAZZA BLU Aldo Cazzullo, scrittore, inviato ed editorialista nato e cresciuto ad Alba, presenterà a Collisioni il libroLe donne erediteranno la Terra. Il nostro sarà il secolo del sorpasso in cui racconta innumerevoli storie di donne coraggiose, forti, capaci di imporsi e di vincere in un mondo che invece le respinge. ORE 12:00 – PIAZZA ROSA Levante, la cantautrice e scrittrice italiana, a Collisioni presenterà il suo primo romanzo Se non ti vedo non esisti, alla quarta ristampa nelle prime due settimane dall’uscita. Modera Ernesto Assante . ORE 12:00 – PIAZZA VERDE Riccardo Marcuzzo, in arte Riki, è un giovanissimo cantante, classificato secondo all’edizione 2017 di Amici . ORE 13:00 – PIAZZA ROSA Peter Handke scrittore, drammaturgo, saggista, poeta, reporter di viaggi. Qualsiasi mestiere abbia come chiave di volta l’azione di reggere in mano una matita e scrivere, può essere attribuito a lui. Nella sua lunga carriera ha avuto modo di cimentarsi nella saggistica, nella narrativa, nel teatro e nel cinema, collaborando con registi del calibro di Wim Wenders per il film Il cielo sopra Berlino. Per la prima volta a Collisioni. Handke parlerà al pubblico del mestiere di scrittore. ORE 13:30 – PIAZZA BLU Luca Argentero, attore tra i più apprezzati nel panorama italiano, che vanta collabo razioni...

Continua