Francesco Jodice

Francesco Jodice

Dopo Atlante, film presentato all’interno della mostra Proportio a Palazzo Fortuny durante l’ultima Biennale di Venezia e American Recordings, video installazione esposta al Castello di Rivoli fino a gennaio scorso – assaggi di un complesso lavoro di collage di materiali filmici ready made –  l’eclettismo di Francesco Jodice (Napoli, 1967) approda a Torino da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, in tutta la sua pienezza. 
Panorama è il titolo scelto dal curatore Francesco Zanot a significare la vasta gamma di implicazioni semantiche e tecniche incluse nella prima retrospettiva dedicata al poliedrico fotografo e film-maker partenopeo, di casa a Milano ma cittadino del mondo. La mostra racconta i vent’anni di carriera dell’artista attraverso due linee guida che si intersecano tra loro: da una parte un’approfondita ricognizione sulla processualità della sua ricerca e dall’altra un’attenta investigazione dello scenario geopolitico contemporaneo con le sue trasformazioni sociali e urbanistiche.
Attraverso un’ampia selezione di fotografie, video e installazioni lo spettatore è coinvolto in un percorso vivace e stimolante. In cinque sale espositive, che si affacciano sul corridoio, opere compiute (o quasi) si alternano ad una sezione laboratoriale fatta di mappe, libri, ritagli di giornale, immagini di backstage, provini, interviste, filmati tutto presentato su un tavolo modulare di oltre 40 metri. Quest’ultimo, collocato nel corridoio, rappresenta l’atelier di Jodice trasferito in blocco a CAMERA da Milano e diventato il fulcro dell’intera esposizione.

Da qui il visitatore può partire e tornare per scandagliare la suggestiva ricerca dell’artista, ovvero calarsi nel suo operare creativo: tra l’interno e l’esterno, tra la veglia e i pensieri, tra il presente e il futuro. L’intero progetto espositivo, a cura dell’architetto Roberto Murgia, conduce il fruitore verso un’interazione libera ed intuitiva con l’opera di Jodice.
Sei i progetti scelti per la mostra, dal 1995 ad oggi, che in maniera esaustiva percorrono l’esperienza ventennale dell’artista attorno a cinque nuclei tematici fondamentali: la partecipazione, il networking, l’antropometria, lo storytelling e l’investigazione.
What we want (1995 – 2016) è un atlante fotografico che racconta l’evoluzione del paesaggio socio-culturale in 150 città del mondo dalla metà degli anni Novanta ai nostri giorni. Jodice stesso sostiene: “è il mio vero grande progetto fotografico, e quindi al suo interno faccio anche delle verifiche sul mutamento del mio rapporto con la fotografia e prendo atto dei cambiamenti dei codici linguistici dei media, o dei dispositivi culturali che riguardano la fotografia”.

What We Want Tokyo

Secret Traces (1997 – 2007) è una video installazione su più schermi che, attraverso centinaia di scatti segreti, rubati dall’artista a gente comune, tramite una piccola telecamera nascosta in un marsupio, descrive il senso di appartenenza alla propria comunità.
Solid Sea, (2002) è un progetto realizzato dall’agenzia di ricerca territoriale Multiplicity, di cui Francesco Jodice è socio-fondatore insieme a Stefano Boeri, Maddalena Bregani, Francisca Insulza, Giovanni La Varra e John Palmesino. L’opera, presentata per la prima volta al pubblico in occasione di Documenta 11 è dedicata al Mar Mediterraneo, un tempo luogo di incontro di culture diverse, oggi spazio che da liquido si fa solido nell’accogliere quelle contraddizioni socio-culturali e politiche che inducono allo scontro.
Citytellers (2006-2010) è un’opera composta da tre film – per un totale di circa 3 ore di proiezione – che indagano i mutamenti socio politici, economici e religiosi di tre megalopoli contemporanee: San Paolo, Aral e Dubai. I film sono girati con uno stile che, mescolando fatti documentati ad una narrazione cinematografica, permette una trasmissione ibridata di frammenti del quotidiano.
Il progetto Ritratti di classe (2005-2009) realizzato tra Torino, Vicenza, Ischia e Sassuolo, ritraendo gli studenti di alcune scuole elementari e medie, ferma l’immagine di quella che sarà l’Italia futura.
The Room (2009-2016) è un’installazione che presenta centinaia di pagine di quotidiani assemblate e verniciate con una pittura nera in modo da lasciare scoperte e leggibili solo singole frasi: il risultato è un mosaico di notizie, circa 400 titoli, che ricoprono un’intera stanza illuminata solo dalla luce di una lampadina, una caleidoscopica istantanea degli umori dell’Italia di oggi.

Panorama CAMERA Torino

L’intero progetto espositivo – sottolinea l’artista –  declina a più livelli il concetto di contaminazione che caratterizza il fare contemporaneo. Non solo. Focalizza l’attenzione sull’inaffrontabilità del contemporaneo, sulla frustrazione dell’ingovernabilità dei frammenti e per contrasto sul piacere per l’infinito e l’incompiuto. In effetti se il visitatore volesse leggere tutti i testi e fruire in maniera approfondita di ogni lavoro in mostra ci vorrebbero ben 24 ore!” Il lavoro di Francesco Jodice, in mostra fino al 14 agosto, emerge qui con una profondità ed una consistenza culturale e politica fuori dal comune, perché è costruito sulle incertezze, sui confronti ma anche sulle prese di posizione, che restituiscono alla pratica dell’arte il suo status di impegno civile.
Si ricorda, inoltre, nell’ambito della rassegna I giovedì in CAMERA, l’incontro “Francesco Jodice. Fotografie, video, installazioni, dal 1995 a oggi”, che si terrà domani, giovedì 26 maggio 2016, ore 19.00 nella Sala Gymnasium di CAMERA: l’artista racconterà il suo lavoro in conversazione con il curatore Francesco Zanot.
www.camera.to

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