Nell’anno d’oro dell’horror, che ha visto nel successo strepitoso di Obsession e Backrooms la conferma della sua incredibile forza trainante per il largo pubblico, sempre più produttori hanno iniziato a cogliere il potenziale economico del cinema dell’orrore.
Infatti è frequente ormai imbattersi in continue nuove uscite pronte a capitalizzare il rinnovato interesse nei confronti del filone, che meglio di tanti altri riesce a raccontare appieno i tempi terrificanti che stiamo vivendo. Inoltre, cosa non da poco in un’industria come quella cinematografica, rende tantissimo a fronte di spese spesso molto ridotte. Uno dei tanti che ha osservato il fenomeno e deciso di scommetterci su è stato James Gunn, da pochi anni boss dei DC Studios insieme a Peter Safran, che, nel disegnare il suo nuovo universo cinematografico supereroistico, ha voluto dedicare un film a Clayface, storico nemico di Batman.

La storia è quella di Matt Hagen, un attore nominato all’Oscar che all’apice del successo seduce la classica “pupa del gangster” e viene per questo verrà sfigurato dal criminale, mettendo fine alla sua carriera. Nel tentativo disperato di tornare come prima, decide di affidarsi alle cure sperimentali di una scienziata per ricostruire il suo volto, tentativo che però sfuggirà di mano mutandolo in una creatura mostruosa in grado di modellare il suo corpo a piacimento.
Il regista James Watkins vuole omaggiare il body horror, cioè quella tipologia di film in cui l’orrore riguarda il corpo, il suo decadimento e le sue ripugnanti trasformazioni, e i b-movie, pellicole spesso di genere con minori valori produttivi ma a volte piene di inventiva e libere da restrizioni. Purtroppo le sue intenzioni non riescono a venire trasposte adeguatamente sullo schermo. Il film per lunghi tratti sembra essere un film TV o da piattaforma di basso livello, con recitazione dimenticabile, scrittura pigra e messa in scena molto sciatta, con in particolare scenografie che spesso danno l’impressione di essere dei set e non di essere “vissute” dai suoi personaggi.
Non si percepisce mai davvero il dramma del protagonista e tutto appare asettico, finto. Watkins sembra più interessato a puntare tutto sugli ottimi effetti speciali, sul trucco prostetico e sui buoni effetti digitali. Il regista ricalca con fedeltà gli stilemi del genere e ci regala diverse sequenze sanguinose intriganti quando Matt Hagen utilizza i suoi poteri di mutaforma senza scrupoli, ma non si ha mai l’impressione di vedere qualcosa di fresco.

Troppe cose sono già state viste in film migliori, come The Substance per citarne uno molto recente, e di certo l’essere derivativi non aiuta un film che cerca di farsi spazio in un mercato molto competitivo. Inoltre Watkins si è fermato troppo a metà strada: probabilmente lavorare in un genere come quello di supereroi, che vuole e deve essere molto pop, non ha aiutato un film che doveva spingere molto di più sul gore e sul “disturbare” lo spettatore. Però non è tutto da buttare via. Alcuni momenti hanno un loro perché e funzionano, come ad esempio il volto di Matt che reagisce alle sue condizioni psicologiche e quando è agitato inizia a liquefarsi, esteriorizzando ciò che ha dentro; il fatto che un attore di mestiere come lui riesca davvero a prendere le sembianze di tutti e a cambiare il proprio aspetto a piacimento; infine le sequenze della vendetta di Matt contro chi gli ha rovinato la vita, gustose. C’è molta curiosità nel vedere se questo esperimento di Gunn di mescolare l’horror con il supereroistico verrà premiato dal botteghino.
Edoardo Rosso

