Il capolavoro pacifista del compositore inglese inaugura la ventesima edizione del festival. Sul podio della Scala e dell’Auditorium Rai di Torino sale Simone Young alla guida dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.
«In musica l’armonia non è assenza di tensione: è relazione tra voci diverse, è equilibrio costruito attraverso ascolto, attrito, movimento». Si apre sotto il segno di questo profondo ammonimento concettuale la ventesima edizione di MITO SettembreMusica, che segna l’esordio di Speranza Scappucci alla direzione artistica del festival. Un traguardo celebrato inaugurando la rassegna con uno dei monumenti della musica del Novecento, il War Requiem op. 66 di Benjamin Britten, eseguito in un doppio imperdibile appuntamento tra il Teatro alla Scala di Milano e l’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino.
Il festival sceglie così di unire il cinquantenario della scomparsa del compositore inglese con il tema guida di questa edizione, battezzata appunto Harmonia. Una parola antica e simbolica che, come spiega la stessa Scappucci, affonda le sue radici mitologiche nell’unione tra Ares e Afrodite, le divinità della guerra e dell’amore, ricordando che l’armonia autentica non consiste nell’eliminare il conflitto, ma nel trasformarlo in una straordinaria possibilità di ascolto reciproco in un tempo segnato da fratture e polarizzazioni.
«La dea Harmonia nasce dall’unione di Ares e Afrodite, divinità della guerra e dell’amore. L’armonia, dunque, non è eliminare il conflitto, ma trasformarlo in possibile ascolto.» — Speranza Scappucci

Composto nel 1962 per la consacrazione della ricostruita Cattedrale di Coventry — distrutta dai bombardamenti della Luftwaffe nel novembre del 1940 in un evento che generò il tragico neologismo bellico “coventrizzare” —, il War Requiem è una partitura mastodontica e lacerante. La struttura dell’opera si articola su tre piani sonori che dialogano continuamente: la grande orchestra, il coro e il soprano che intonano il testo liturgico della Missa pro defunctis a rappresentare la tradizione sacra; due voci soliste maschili, tenore e baritono, accompagnate da un’orchestra da camera per dare voce ai versi crudi e disperati del poeta Wilfred Owen, morto in trincea a venticinque anni alla vigilia dell’armistizio; e infine un coro di voci bianche sostenuto dall’organo, simbolo di purezza e innocenza.
A interpretare questo capolavoro sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, affiancata dal Coro e dal Coro di Voci Bianche del Teatro Regio di Torino guidati da Gea Garatti Ansini e Claudio Fenoglio, sarà la direttrice australiana Simone Young. Accanto a lei si muoverà un cast vocale d’eccezione composto dal soprano Elena Guseva, dal tenore Allan Clayton e dal baritono Bo Skovhus, in un debutto torinese e milanese che si annuncia memorabile.
L’apertura della ventesima edizione del Festival MITO si sviluppa in due serate d’eccellenza. Si comincia domenica 6 settembre alle ore 20:00 al Teatro alla Scala di Milano, con trasmissione in diretta su Rai Radio3, per poi replicare lunedì 7 settembre alle ore 20:00 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino. Protagonista musicale è l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Simone Young, con i cori del Teatro Regio di Torino e le voci soliste di Elena Guseva, Allan Clayton e Bo Skovhus.

La visione artistica di Speranza Scappucci per questo 2026 punta a far dialogare autenticamente la tradizione e la contemporaneità, rifiutando l’idea che la musica classica debba essere semplificata per parlare al pubblico. Accanto a orchestre e interpreti di immenso prestigio — come Riccardo Chailly alla guida della Filarmonica della Scala, lo stesso Michele Mariotti con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, William Christie con Les Arts Florissants, Jakub Hrůša con i Bamberger Symphoniker, Il Pomo d’Oro e l’Orchestra I Pomeriggi Musicali —, il cartellone riserva uno spazio centrale a giovani ensemble italiani e stranieri di straordinaria vitalità, portatori di un’energia e di una libertà interpretativa capaci di lasciare il segno fin dal primo ascolto.

La musica del presente trova il suo culmine nella commissione e nell’ospitalità di KAOS di Paola Prestini, tra le compositrici italiane più originali della scena internazionale, pensata appositamente per questa edizione. Non mancano inoltre progetti formativi e di prospettiva, come il concerto speciale dedicato ai giovani dei Conservatori di Milano e Torino — diretto e offerto dalla stessa Scappucci alle due città come momento di crescita per le generazioni future —, e l’ambizioso percorso che, attraverso l’integrale dei quartetti per archi di Beethoven affidata al Quartetto d’archi del Teatro alla Scala, guarda già al bicentenario della morte del grande compositore nel 2027, configurandosi come un cammino lungo, paziente e costruito nel tempo.
Pier Sorel

