A tu per tu con Leonardo. Esposizione straordinaria ai Musei Reali di Torino 

I Musei Reali di Torino aprono le porte della Biblioteca Reale per ammirare un’esposizione straordinaria del Codice sul volo degli uccelli e dei 13 disegni, tra i quali anche il celebre Autoritratto. Dal 15 al 25 aprile 2022 Tutti i giorni dalle 9 alle 19 piazza Castello 191, quindi rimangono solo due giorni per poter vedere il famoso ritratto, meglio affrettarsi.

A tu per tu con Leonardo

Leonardo: il genio manovale.

L’ovale dell’anticamera, tappezzata da scaffali di libri dai dorsi bruni e filigranati, si apre come per magia, rivelando una porta dove i volumi erano solo disegnati. Oltre la porta si allunga una galleria, un tempio silenzioso e austero, severo nelle linee, nei legni, nei medaglioni dei fascioni del soffitto. L’eco ovattato dei passi si confonde al mormorare segreto di oltre duecentomila volumi, allineati su due piani, con monacale metodica.

La biblioteca reale si presenta al visitatore nella sua religiosa essenza, statica nel fondamento della cultura ma così leggera nell’ariosità dell’ambiente che, man mano che si procede verso il soffitto, affrescato dai pittori Angelo Moia e Antonio Trefogli, consente alla luce dei grandi finestroni di riflettere sui vetri ondulati delle vetrine, sulla lucidità degli scaffali, respingendo la paludata faziosità del reperto conservato per renderlo fruibile e vivo a chi lo voglia consultare.

È una creazione di Carlo Alberto, uomo attento alla cultura e all’arte, creatore di altre raccolte come la Galleria Sabauda. Il Savoia ottiene che sia l’architetto di corte Pelagio Pelagi a recuperare l’ambiente al piano terreno e trasformarlo in biblioteca nel 1842. Affida poi al Volpato l’incarico di acquistare oltre 1500 disegni che andranno ad integrare la collezione di volumi. Solo il trattato sul volo di Leonardo non viene acquistato, frutto di una donazione spontanea.

Donato ad Umberto I dal collezionista e studioso russo Teodoro Sabachnikoff, il piccolo quaderno di appunti sul volo, scritto tra il 1505 e il 1506, era stato più volte trafugato e smembrato in seguito alla dispersione dei manoscritti di Leonardo seguita alla morte del loro primo erede e custode, Francesco Melzi, giungendo a Torino a fine Ottocento ancora mutilo di quattro carte. I fogli mancanti sono stati ritrovati sul mercato antiquario nel 1920 dal ginevrino Enrico Fatio, il quale, dopo averli acquistati, li ha donati al Re Vittorio Emanuele III, permettendo così la ricomposizione del prezioso codice.”

Al lato estremo, lo stesso ovale, la stessa porta. Afferisce ad una serie di scalini che conducono al bunker sotterraneo dove la giusta quantità di luce, l’umidità e la temperatura controllata consentono a tredici capolavori leonardeschi di esaltare la propria presenza, composta ma non timida, dai gialli ai blu della carta, dai tratteggi che già da lontano reclamano più che uno sguardo; sirene cantilenanti che rapiscono il più grezzo degli ottusi per trasportarlo in un limbo sospeso, piacevole e stordente.

A più di 500 anni dalla sua morte, il talento di Leonardo da Vinci continua ad essere una fonte di illimitata ispirazione. Le sue molteplici intuizioni, opere e invenzioni sono capaci ancora oggi di sorprenderci e influenzarci, testimonianze dell’inesauribile curiosità che ha sempre alimentato la ricerca del grande maestro – spiega Enrica Pagella, Direttrice dei Musei Reali -. Questa esposizione vuole essere una guida per affacciarsi sul mondo di un sommo artista che ha fatto della conoscenza e della sperimentazione una legge di vita”.

Le definizioni attribuite a Leonardo da Vinci si sprecano, senza tuttavia riuscire a cogliere l’essenza del genio vinciano: uomo del proprio tempo e anticipatore straordinario.

Architetto, anatomista, pittore, visionario genio poliedrico, il Vasari lo definì “genio inconcludente”, oggi, in una felice analisi suggerita da una guida esperta della biblioteca reale, è fondamentale collocare Leonardo su sulla sella che divide due mondi completamente diversi tra loro. Nasce manovale e muore intellettuale. Andando più a fondo si scopre che nasce, banalmente, quando la via occidentale alle Indie è ancora sconosciuta e muore nel fermento del nuovo carattere da stampa.

Oscard Wilde avrebbe detto che “definire è limitare” e mai aforisma si potrebbe meglio adattare alla figura di Leonardo. Egli è il garzone che prepara i colori nella bottega del Verrocchio, ma è lo stesso che supererà il proprio maestro trovando un proprio linguaggio, unico ed originale.

A tu per tu con Leonardo

Ritratto di fanciulla

La vita del Maestro è quella dell’artista che vende le proprie opere, nulla di strano. È un mancino che, non corretto nell’infanzia, trova più comodo scrivere da destra verso sinistra, semplicemente per non sporcarsi, non certo per criptografare qualche strana simbologia di browniana memoria. Non inventa la bicicletta, ma è certamente l’anticipatore del deltaplano. Non verrà mai chiamato in Vaticano al contrario di tutti i suoi concorrenti, nessuno escluso: Michelangelo, Raffaello, Filippo Lippi, semplicemente perché Leonardo, il genio inconcludente, non usa la tecnica dell’affresco. Il cervello di Leonardo è un laboratorio in continua ricerca, perenne sperimentazione. Adotta tecniche nuove nella pittura o modifica quelle preesistenti, non curandosi minimamente della durata della sua creazione: è già genio; ha già abbandonato la necessità stringente del compiacere il committente, ha del tutto alienato la velleità dell’eternità dell’opera d’arte.

La battaglia di Anghiari, nel salone dei 500 di Palazzo Vecchio a Firenze è la testimonianza poco tangibile del genio realizzativo pittorico destinato a sciogliersi, materialmente, nel breve volgere di qualche mese, semplicemente perché l’utilizzo della cera, secondo una antica tecnica romana, mal si adatta alla conservazione del colore. Lo splendido affresco databile al 1503 e commissionato da Pier Solderini, che troviamo nella sala del Gran Consiglio è un rifacimento del Vasari. La parete a sinistra fu invece affrescata da Michelangelo e risulta ancora oggi ben visibile nella sua rappresentazione della battaglia di Cascina.

Eppure avrebbe dovuto saperlo. Il famoso cenacolo databile al 1494-1498 e realizzato su commissione di Ludovico il Moro nel refettorio del convento adiacente al s santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano, viene realizzato tramite una tecnica mista su intonaco. L’umidità dell’ambiente mal si prestava alla conservazione del colore che, in effetti, andava sempre più ad assomigliare ad una macchia illeggibile e beffarda. Oggi, dopo un recupero durato ventun anni e conclusosi nel 1999, è fortunosamente ancora possibile ammirare le figure che circondano il Cristo nella sua ultima cena e cucire su molte di queste, simbologie arcane che proprio Leonardo sembra voler suggerire, incitando, consapevolmente o meno, ad una rilettura profana del nuovo testamento aprendo spiragli su un diverso corso della storia, esoterico, criptico, sicuramente eretico. La V del femminino sacro ottenuta dallo spazio tra Gesù e la pseudo Maddalena, il richiamo al Graal come al sangue reale di Gesù Cristo tramandato alla dinastia merovingia, sono tutti richiami e strizzatine d’occhio che l’ambiguità rappresentativa del pittore non confermano e non negano.

La simbologia, quella meno romanzesca, è infatti sempre presente negli studi leonardeschi che vanno dai particolari della muscolatura umana alle ali semitrasparenti di un insetto in una creazione ciclica che dalla terra porta al cielo, dall’umano al divino, dal suolo all’aria e poi al contrario, per tornare indietro, per ricominciare tutto daccapo, dando per sottinteso, o quasi, che l’elevazione necessaria è ottenibile tramite il volo.

Il volo. Il demone perenne che lo impegnerà dall’inizio alla fine, alla ricerca di un riscatto, forse, al peso umano. Il volo come liberazione. Il volo come ricongiungimento ultimo, mancante, alla parte divina di Adamo.

Leonardo è anche l’anatomo patologo che si fa consegnare i cadaveri per sezionarli, studiarli in profondità. Al limite della profanazione eretica, scende sotto la superficie dell’epidermide per visionare le fibre muscolari, le pieghe di grasso, la tensione dei tendini, la duttilità delle cartilagini: tutto riproposto nei bozzetti, negli studi, nei dipinti, nelle statue. L’Ercole contro il leone o il guerriero di spalle ad Anghiari sono la celebrazione del gesto umano esaltato nel momento in cui viene compiuto e sottolineato dal polpaccio flesso, dal tendine che lo fa guizzare nel compimento dell’atto.

La ricerca del dettaglio e la simbologia si uniscono ancora nel celebre autoritratto dove, a 64 anni, Leonardo appare come un vecchio saggio, le gote volutamente troppo cadenti, la barba iconicamente troppo lunga e canuta, le rughe accentuate, le macchie cutanee ben visibili, a donare un senso di ieratica saggezza mai ottenuto prima.

Il bozzetto per la figura dell’angelo nella Vergine delle rocce, rappresenta un’altra novità assoluta. Il volto di donna sembra voltarsi stupito ad un richiamo che la lascia di tre quarti consentendo alla luce di colpire i particolari più delicati, dal collo al profilo dell’ovale al ciuffo di capelli che sembra scappare nell’atto di voltarsi. È impressionante notare come un ritratto delle dimensioni di un fazzoletto possa essere ingrandito di oltre venti volte per realizzare la locandina simbolo della mostra che accoglie il visitatore a grandezza naturale, senza che alcun dettaglio venga perso o sgranato. Inoltre ancora oggi i fotografi sfruttano questo genere di posizione, il tre quarti leonardesco, per catturare meglio la luce sul modello.

Leonardo muore intellettuale, figlio del proprio tempo, imparando tardi il latino, utile solo più nei documenti ufficiali. Eppure sembra davvero rappresentare il genio venuto da lontano: l’idraulica, la matematica, l’ingegneria lo portano allo studio febbrile di fortificazioni, carri falciati, bombarde multiple, bombarde corazzate semoventi. Il tempo lascia spazio alla visione in un continuo correggere e immaginare che lo eleva al pari di altri geni non comuni, ispiratori di fantascientifiche interpretazioni che colpiranno altri geni ed altri ambiti come il magnetismo e lo scienziato Nikola Tesla.

Non riesce a realizzare la statua equestre di Francesco Sforza per i ripetuti rifacimenti del progetto: il cavallo impennato su due zampe rischia di far crollare a terra l’intero gruppo bronzeo; va ristudiato e ripensato nell’atto di sollevare una sola zampa. I bozzetti fin dal 1482, si sprecano, in graffite o sanguigna, catturano lo zampillare del muscolo della coscia, il fluire sanguigno della vena sotto il ginocchio. Poi i Francesi prendono Milano e il gruppo equestre resta inconcluso e imballato nella sua ostentata ricerca della perfezione assoluta.

Alberto Busca


Nota (ufficio stampa Musei reali di Torino):

L’esposizione è il secondo appuntamento di una rinnovata modalità di visita dell’importante nucleo di opere di Leonardo. Le particolari caratteristiche delle opere su carta, particolarmente fragili e sensibili alle variazioni di temperatura e umidità e alla luce, com’è noto, limitano le possibilità di fruizione pubblica imponendo tempi di esposizione brevi, seguiti da adeguati periodi di riposo conservativo. Considerato il grande interesse dei visitatori, i Musei Reali hanno scelto di concedere l’occasione di ammirare questi capolavori più frequentemente, ma per periodi molto ridotti.
La mostra A tu per tu con Leonardo sarà visitabile tutti gli anni nella settimana di Pasqua, le prossime date: 8-16 aprile 2023, 30 marzo-7 aprile 2024 e 19-27 aprile 2025.

Presso il bookshop dei Musei Reali, è inoltre disponibile la guida breve alla collezione dei disegni di Leonardo da Vinci, realizzata con il sostegno della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino come strumento di approfondimento delle opere del grande maestro e di supporto alla visita del corpus della Biblioteca Reale.