Il Palazzo dell’Esposizione Internazionale del Lavoro, meglio noto come Palazzo del Lavoro o Palazzo Nervi, dal nome del suo progettista, l’ingegnere Pier Luigi Nervi (Sondrio 1891 – Roma 1979), è un pregevole esempio di architettura strutturale della seconda metà del Novecento, che rompe i paradigmi formali del razionalismo moderno seguendo l’ardita soluzione tecnico – costruttiva di adottare sedici “grandi ombrelli” autoportanti in cemento armato a struttura dell’edificio.
Il risultato è un padiglione di 47.000 mq realizzato in collaborazione con l’ingegnere Gino Covre e inaugurato nel 1961 in occasione del Centenario dell’Unità d’Italia per ospitare la grande mostra dal titolo L’uomo al lavoro ‐ Cento anni di sviluppo tecnico e sociale: conquiste e prospettive, curata dall’architetto Giò Ponti.
Icona di architettura contemporanea italiana nel mondo, Palazzo Nervi ha sempre goduto di un’ottima fortuna critica: dal 2011 è vincolato dalla Soprintendenza ed è stato schedato come premessa per una futura catalogazione all’interno della World Heritage List dell’UNESCO. 
Differente è stato l’esito della fruizione dell’edificio: dopo l’eccellente esordio degli anni sessanta è stato utilizzato, in maniera discontinua, come sede di eventi fieristici, mostre, esposizioni internazionali e, fino alla metà degli anni novanta, di alcuni uffici del Centro Internazionale B.I.T. – Agenzia delle Nazioni Unite; successivamente dismesso per gli ingenti costi di gestione, ha subito un lento e progressivo processo di degrado e versa oggi in un deprecabile stato di abbandono.

Marzia Migliora exhibition at LiaRumma Gallery

In un periodo di transizione, dopo il disastroso incendio avvenuto nell’agosto 2015 e la prossima riqualificazione (sic) approvata dal Consiglio Comunale di Torino che prevede, entro il 2018, la riconversione del Palazzo del Lavoro in un centro commerciale di lusso, l’artista Marzia Migliora (Alessandria, 1972) dedica il suo ultimo progetto espositivo dal titolo Forza Lavoro proprio a Palazzo Nervi come testimone e memoria socio-culturale di un preciso momento storico.
Le nuove produzioni dell’artista sono ospitate dalla galleria Lia Rumma a Milano fino al 31 marzo prossimo su tutti e tre i piani della sede milanese: per ogni livello si concentra un aspetto specifico della ricerca di Marzia Migliora sul Palazzo, simbolo di integrazione di arte e scienza del costruire e dell’occupazione lavorativa come partecipazione attiva alla sfera sociale del territorio.
E’ l’installazione L’ideazione di un sistema resistente è atto creativo ad accogliere il visitatore nella hall della galleria: una grande struttura di mattoncini in carbone pressato definisce sul pavimento il modulo della soletta a nervature isostatiche, concepita e brevettata da Nervi già nel 1949, introducendo all’accezione più fisica della definizione di forza lavoro.
Al piano superiore l’artista presenta la serie fotografica In the Country of Last Things ovvero cinque impressioni realizzate mediante l’utilizzo di dispositivi a foro stenopeico concepiti e assemblati da Marzia Migliora con vari frammenti raccolti all’interno degli spazi dismessi del Palazzo. Le immagini ottenute sono portatrici di una sospensione densa di significati, sono nature morte involontarie abbinate, in esposizione, alle macchine stenopeiche e ad una serie di monocromi neri risultanti dalla fusione dei residuali di combustione del recente incendio e da altre polveri di scarto ottenute dalla lavorazione dei metalli.
Il gesto di amalgamare i composti volatili nocivi alla salute, normalmente impercettibili, e renderli visibili agli occhi del fruitore sottolinea il desiderio di denunciare la quotidiana dipendenza da parte dell’uomo dai derivati del petrolio e dalle loro innumerevoli manifatture.

All’ultimo piano, a chiusura del percorso espositivo, vi è la proiezione del video Vita Activa. Pier Luigi Nervi, Palazzo del Lavoro, Torino, 1961-2016. Ispirandosi al testo Vita Activa di Hannah Arendt, Marzia Migliora realizza, insieme al musicista Francesco Dillon – che crea diversi suoni percuotendo vari detriti dell’edificio e fondendoli con la sua personale esecuzione a violoncello di alcuni estratti dal Requiem in Re minore k626 di Mozart – una narrazione sinestetica dedicata alla storia della struttura.
La celebrazione dello sviluppo tecnico e sociale del Paese, da cui inizia il racconto, non trova un coerente esito nella situazione attuale di decadenza e abbandono dell’edificio: la vita attiva dell’uomo, di cui esso è metafora – che prevede un percorso segnato dal lavoro, dalla produzione di oggetti e dall’azione, intesa come relazione sociale positiva –  si confronta qui con il binomio vita – morte e induce ad una riflessione sulle dinamiche fallimentari di coloro che, pur potendo, non hanno compreso tali potenzialità.
La riconversione potrà restituire nuova dignità ad un simbolo della “vita attiva” del Paese?

Courtesy dell’artista e Galleria Lia Rumma Milano Napoli

 

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