Con un atto di gravissima vigliaccheria, di terrorismo, oggi un commando armato ha spezzato le matite e le vite di 12 giornalisti del periodico satirico francese Charlie Hebdo. Dodici le vittime, tra cui due poliziotti e venti i feriti.
Per fermare quelle matite, per combattere l’ironia dell’intelligenza, il potere smascherante della satira l’unica strada che sono riusciti ad escogitare, ad opporre è stata la voce brutale dei  kalashnikov.
Combattere sullo stesso piano non avrebbero mai potuto. Rispondere, ribattere utilizzando le stesse armi gli sarebbe stato impossibile.
Troppa strada da fare. Capire Rabelais, Cervantes o intraprendere tutta quella strada tortuosa che porta un popolo a scegliere la laicità non gli si addiceva davvero.
Quello strano e disadattato mestiere di provare a raccontare il mondo con un libro, un articolo, un disegno, una caricatura o una foto, resta sempre sospetto, equivoco; così sicuro di sé e così disperatamente vulnerabile. Vulnerabile ed inerme come gli uomini che lo praticano.
Oggi, in pagina, copriamo con un velo di spessa grafite nera le vite che dietro un sorriso o l’irrisione mordace sapevano di cosa e di chi parlavano quando, a rapido tratto, nelle loro vignette li indicavano.