Le foto della Robert Mapplethorpe Foundation per impersonare un senso estremo di libertà

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Solo due. Quindi inusuali, quanto rare fotografie a colori, sono presenti ed esposte alla terza mostra, una personale, allestita in questi giorni presso la Galleria Franco Noero di Via Mottalciata /b a Torino, per celebrare il trentennale della sua prematura dipartita; a conferma che l’utilizzo esclusivo del “bianco e nero”, per Robert Mapplethorpe, eccentrico fotografo statunitense, (New York, 4 novembre 1946 – Boston, 9 marzo 1989) non è mai stato frutto di un equivoco, ma di una scelta ben precisa.

Robert Mapplethorpe Foundation

CLIFTON, 1981© ROBERT MAPPLETHORPE FOUNDATION.USED BY PERMISSION. COURTESY GALLERIA FRANCO NOERO, TORINO

Dal 26 febbraio al 20 aprile 2019,  una settantina di foto scattate nell’intervallo tra gli anni settanta e novanta, ci trasporteranno nel suo universo immaginifico e fatto d’immagini, viventi, quello in cui l’assenza di colore non riduce, bensì ne amplifica l’interpretazione evocativa, l’intenzione e l’anima.

Il contrasto caravaggesco, tra luce-ombra, rivela tutta la sua antitetica potenza, nella ricerca tracciabile di una precisa definizione linea dei soggetti fotografati, eguagliabile solo alla ricerca ossessiva della bellezza riposta nei corpi nudi e scultorei, quelli che nulla hanno da invidiare, rimandando alla plasticità ispiratrice delle statue greche, così all’espressività’ riposta nei volti e nei gesti di quegli uomini, nudi, che rappresentano da sempre soggetto e tema omoerotico prediletto dall’artista, dichiaratamente omosessuale o pansessuale, che se ne dica.

Robert Mapplethorpe Foundation

MOLISSA FENLEY, 1984© ROBERT MAPPLETHORPE FOUNDATION.USED BY PERMISSION. COURTESY GALLERIA FRANCO NOERO, TORINO

Nota la sua relazione con la cantante Patty Smith, sua unica amante ed eterna amica. Bisognerà, in ogni caso, allontanarsi da una curiosa e certa qual “pruderie”, nell’accostarsi e nello scrutare le sue foto, da vicino, senza limitarsi a indagare visibilmente la dimensione dei sessi esplicitamente esposti, tracciando uno o il confine della legittimità, nell’attribuzione di significato, di senso estetico: pornografia o erotismo?

A fugare ogni dubbio artistico, la medesima, il modo con cui Mapplethorpe riesce a fotografare i fiori, i petali sottili, la verginità delle calle bianche, simbolismo evocativo di un erotismo delicato, tra i pistilli e nelle cavità senza fondo, per poi giungere alla rappresentazione fotografica, quasi teatrale, delle scene più esplicite, per taluni, ipoteticamente, le più abominevoli: dalle pratiche di feticismo e di bondage, alle scene sado-maso. Una raffinatezza unica, e mai volgare, lo contraddistingue e lo eleva, nel vasto panorama fotografico della sua epoca, ma non solo, pressoché o sempre identico.

Robert Mapplethorpe Foundation

LAURENCEW EINER, 1982© ROBERT MAPPLETHORPE FOUNDATION.USED BY PERMISSION. COURTESY GALLERIA FRANCO NOERO, TORINO

Spesso definito come il fotografo della contro-cultura, inseguendo la sua finalità: l’esser dentro e far parte, vivere intensamente la fotografia come protagonista, sentirla “ a pelle” e non come distante, asettico e inemozionale osservatore, Mapplethorpe trasporrà sempre, esperienzialmente, sino a far coincidere un autentico e turbolento vissuto personale con la sua arte.

L’opera di questo grande artista, in cui la trasgressione si trasforma e finisce per  coincidere  con una raffinatezza del gusto, ha travalicato e modernizzato l’estetica del suo tempo fino a combaciare con il nostro.

Eva Gili Tos

Redazione GT

Autore: Redazione GT

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