Riccardo Gualino imprenditore ed umanista. Il Centro Studi Piemontesi edita una nuova biografia.

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All’inizio dell’anno alla Galleria Sabauda, museo reale che deve molto alla donazione dell’imprenditore mecenate biellese Riccardo Gualino, amante dell’arte e finanziatore del cinema di Federico Fellini e Mario Sodati, tramite la sua Lux cinematografica che metteva in scena anche gli spettacoli di Erminio Macario nel Teatro di Torino in via Verdi, prima lo Scribe, nato sotto l’egida del biellese è stata presentata un’aggiornata biografia su Riccardo Gualino edito dal Centro Studi Piemontesi.

Centro Studi Piemontesi

Riccardo Gualino – dipinto di Felice Casorati

La biografia gualiniana dell’economista Claudio Bermond riempe un vuoto nella letteratura documentaria sotto la Mole e va ad affiancarsi  alla recente biografia dell’imprenditore umanista di Valerio Occhetto, già responsabile della settore Storia della Rai su Adriano Olivetti. Mancano ancora all’appello una biografia attendibile, come le suddette, sul risorgimentale Costantino Nigra e sull’intellettuale irregolare, Giacomo Noventa,  amico di Gramsci e Gobetti. Peccato perché si tratta di uomini che vissero nelle più vivaci dal punto di vista artistico e politico di Torino.

Nigra, come si sa, fu uomo politico risorgimentale come lo fu Quintino Sella, zio della famiglia di banchieri biellesi in ottimi rapporti sia con Gualino che con Olivetti. Entrambi furono travolti da grandi crack finanziari del Novecento, forse perché erano imprenditori lungimiranti che non guardavano al profitto come fine, ma come mezzo.  Alla bancarotta  si sono opposti con le forze che ancora gli restavano dopo una vita inimitabile. Gualino perché liberale, pure in economia, si era opposto all’economia autarchica del Ventennio e per questo mandato al confino a Lipari. L’Olivetti fu affossata – con molte probabilità – dalle speculazioni di Carlo De Benedetti e Roberto Colaninno.

Allora non c’era il recente fondo interbancario in favore della finanza: il cosiddetto decreto salvabanche. E Claudio Bermond alla Galleria sabauda lo ha fatto ben capire, illustrando in un incontro l’avventura finanziaria del biellese manager della Banca Agricola Italiana, confluita nell’Istituto bancario San Paolo.

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Riccardo Gualino

Nel suo libro spiega come il Duce lo tenesse d’occhio, attraverso l’Iri e la Banca d’Italia. Un po’ come è stato fatto ora con Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca. L’obiettivo dei governi è sempre stato quello di monitorare il sistema creditizio. La stringente attualità di Gualino, ma anche di Olivetti, la cui gloriosa azienda è appena stata sotto processo per le morti di amianto, sta proprio qui.

Curiosa coincidenza è, poi, che la redazione torinese del Corriere della sera aperta da un mese si trovi proprio in Galleria San Federico dove Riccardo Gualino incontrava Mario Sodati e Felice Casorati che lo riconoscevano come il mecenate per eccellenza. Accanto a a piazza San Carlo c’è ancora il cinema Lux che almeno nel nome ricorda la casa cinematografica gualiniana, fiore all’occhiello della Settima arte tra le due guerre.

Amedeo Pettenati

Centro Studi Piemontesi

 

Redazione GT

Autore: Redazione GT

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