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RALLY ERA 2017, le stelle, i campioni e le vetture che hanno fatto la storia del rally.

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RALLY ERA 2017, le stelle, i campioni e le vetture che hanno fatto la storia del rally.

Sabato 29, domenica 30 aprile e lunedì 1° maggio Asti ospiterà la seconda edizione di Rally Era, un evento che ha l’obiettivo di valorizzare la storia dell’automobilismo sportivo in un contesto territoriale (quello di Asti e del Monferrato) ricco di tradizioni, cultura ed eccellenze. Rally Era 2017 avrà come filo conduttore e tematica principale la Lancia Delta pluricampione del mondo rally, che celebra i 30 anni dal debutto agonistico avvenuto in occasione del Rallye di Montecarlo 1987. Un’icona dei rally moderni che, in varie versioni ed evoluzioni, ha dominato il Campionato del Mondo Rally dal 1987 al 1992, conquistando 10 titoli mondiali: 6 consecutivi per i Costruttori e 4 per i Piloti. È la vettura dei record. È l’esempio di un’eccellenza italiana senza rivali. È la regina dei rally che ancora oggi accende l’entusiasmo degli appassionati.     Ospiti d’eccezione di Rally Era saranno i piloti che più hanno vinto al volante di una vettura che è già leggenda: primi fra tutti, il due volte campione del mondo Miki Biasion (iridato nel 1988 e 1989) e il finlandese Markku Alen, che ha legato la sua carriera rallistica ai marchi italiani Fiat e Lancia, debuttando con la 124 Abarth nel 1974 per concludere sulla Delta Integrale nel 1989. Insieme a queste due star internazionali ci saranno gli altri campioni europei ed italiani Alex Fiorio, Fabrizio Tabaton, Dario Cerrato, Piero Liatti, Piero Longhi e Piergiorgio Deila. Sono i personaggi che animeranno il Rally Era Talk Show, vero e proprio spettacolo “live” in programma domenica 30 aprile alle 21 sul palco del Teatro Alfieri di Asti. Una serata con ingresso gratuito accompagnata dalla musica della band di Francess, voce black che si sta imponendo nel panorama soul & blues europeo. Ma il primo appuntamento di Rally Era è previsto sabato 29 aprile alle 10.30 presso il Polo Universitario di Asti, dove i ragazzi del Team 037 4WD-Hybrid del Politecnico di Torino illustreranno il progetto che vede protagonista una gloriosa Lancia Rally 037 del 1984 dotata di moderna trazione integrale ibrida: una straordinaria iniziativa che unisce passato e futuro, tradizione e nuove tecnologie. Parteciperà all’evento anche l’ingegner Claudio Lombardi, già direttore tecnico dell’Abarth negli anni Ottanta e Novanta che sta seguendo gli studenti del Team 037 4WD-Hybrid nella loro avventura. Il ricco programma di Rally Era 2017 si completa con le iniziative concentrate nel centro di Asti, in piazza Alfieri: l’esposizione statica delle vetture che hanno caratterizzato la storia dei rally (con un particolare schieramento di Lancia Delta dotate di pedigree sportivo), le esibizioni sul tracciato appositamente allestito in piazza, ed un raduno di auto storiche e sportive che, lunedì 1° maggio, percorreranno le strade più suggestive del Monferrato, partendo da piazza Alfieri alle 10.30 per ritornarvi alle 16.30 al termine di una “Cavalcata Aleramica” del secondo millennio.   Il Monferrato è un territorio ricco di bellezze naturali e architettoniche; le strade che lo attraversano sono lo strumento ideale per coinvolgere gli appassionati di auto storiche in un tour alla scoperta del paesaggio e delle tradizioni locali: combinazioni vincenti che hanno portato all’inserimento di Rally Era tra le iniziative di Monferrato 1050 e di Monferrato European Community of Sport 2017. Luca Gastaldi RALLY ERA 2017 TUTTE LE INIZIATIVE IN PROGRAMMA RALLY ERA UNIVERSITY Sabato 29 aprile alle 10.30 presso il Polo Universitario di Asti...

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Il Quartetto Lyskamm, vincitore del Borletti Buitoni Music Prize, suona al Lingotto.

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Il Quartetto Lyskamm, vincitore del Borletti Buitoni Music Prize, suona al Lingotto.

  Il Quartetto Lyskamm è stato il vincitore del Borletti Buitoni Trust Special Chamber Music Prize, assegnato a Londra nel gennaio 2016 «in honour of Claudio Abbado», e mercoledì 26 aprile 2017 alle 20.30 sarà protagonista dell’ultimo appuntamento di Lingotto Giovani 2016-2017, la rassegna cameristica di Lingotto Musica che da alcuni anni imposta la propria programmazione reclutando strumentisti e formazioni risultate vincitrici di recenti concorsi o premi assegnati da prestigiose istituzioni europee. Il Quartetto Lyskamm – formato dalle violiniste Cecilia Ziano e Clara Franziska Schötensack, la violista Francesca Piccioni e il violoncellista Giorgio Casati – è infatti una delle espressioni più significative del panorama cameristico emergente italiano, già vincitore di numerosi concorsi internazionali e ospite ormai regolare di prestigiose sedi concertistiche in Italia e all’estero. Fondato nel 2008 nel Conservatorio di Milano è stato allievo del Quartetto Artemis presso l’Università delle Arti di Berlino, nonché del violista Hatto Bayerle, uno dei componenti e fondatori del leggendario Quartetto Alban Berg. Il programma della serata, che si svolge come di consueto presso la Sala Cinquecento del Lingotto, si apre con il Quartetto in fa maggiore op. 77 n. 2 Hob. III:82 di Franz Joseph Haydn, ultimo lavoro completato dal compositore austriaco per quartetto d’archi, genere che accompagnò l’attività di Haydn per tutto il corso della sua vita; fu commissionato nel 1799 dal principe Maximilian Lobkowitz, uno dei principali mecenati di Beethoven, e pubblicato tre anni dopo a Londra. Segue il Quartetto n. 6 Sz 114 di Bela Bartók; iniziato in Svizzera nell’agosto del 1939 e terminato a Budapest in novembre, è l’ultima composizione scritta in Europa prima che il compositore fosse costretto a emigrare in America a causa del dilagare della dittatura nazista. Il Quartetto infatti era stato commissionato dal Quartetto Ungherese, ma Bartók era stato costretto a fuggire prima che fosse possibile eseguirlo in Ungheria e la prima esecuzione ebbe luogo a New York nel 1941 da parte del Quartetto Kolisch che ne ricevette anche la dedica. Grazie all’accordo con l’Università di Torino e il corso di laurea in DAMS il concerto è introdotto da una breve guida all’ascolto a cura dello studente Fabrizio...

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“La fotografia tra carta e digitale” è stato il tema del Piemonte Visual Contest.

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“La fotografia tra carta e digitale” è stato il tema del Piemonte Visual Contest.

L’indiscusso valore storico delle immagini, quello che documenta, e va al di là dell’estetica, senza dimenticarsene. Lo sanno bene gli organizzatori del Piemonte Visual Contest che hanno dedicato un incontro dell’edizione 2017 al tema «La fotografia tra carta e digitale» per discutere della storia e dell’evoluzione del Piemonte attraverso la fotografia.     Un titolo già ambiguo: il termine ‘carta’ si riferisce alle fotografie cartacee, analogiche del ‘900; ma ‘carta’ è anche la rappresentazione visiva di una realtà, una mappa, una cartografia. D’altronde il Piemonte Visual Contest 2017 tratta proprio di questo, di Novecento in Piemonte. A partire da mappe, open data e visualizzazioni multimediali digitali, i partecipanti al concorso sono chiamati a raccontare il territorio (il suo passato e il suo presente), le sue problematiche e i suoi sviluppi. Per fare ciò, ognuno potrà servirsi di dati liberamente accessibili, scaricabili e utilizzabili. Il Fondo Mario Gabino, per esempio, conta 16 mila fototipi, tra foto urbane e alpine. Questi documenti, oltre a rappresentare un patrimonio del valore inestimabile, si rivelano ancora oggi funzionali nell’ottica di uno studio di confronto: com’è cambiata la città nel Novecento? E i ghiacciai che Gabino amava fotografare esistono ancora? È così che si scoprono gli scavi di via Roma, pensati per la metropolitana e che oggi sono diventati parcheggi. Questa «Torino che scompare» – titolo del concorso vinto da Mario Gabino per documentare i cambiamenti di inizio Novecento – oggi vuole essere ri-raccontata e, nell’incontro con le nuove tecnologie, con le piattaforme digitali ha la possibilità di rinascere. Riappare, nelle fotografie aeree geo-referenziate, nelle mappe in sovrimpressione del portale del Piemonte, nello Street Museum, l’applicazione in realtà aumentata che permette di visualizzare tramite smartphone geo-localizzato immagini storiche nel luogo in cui sono state scattate, per uno spettacolo di presente e passato a confronto. Insieme al Fondo Gabino, anche lo Urban Center Metropolitano e i Geoportali del Piemonte (realizzati dal CSI: www.geoportalepiemonte.it) offrono open data per la partecipazione al concorso. Federico...

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Presentato il Progetto SAR-GEN, uno studio innovativo per la cura dei tumori rari.

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Presentato il Progetto SAR-GEN, uno studio innovativo per la cura dei tumori rari.

Medicina del futuro, ma per i mali del passato. Quelli che ancora oggi, malgrado la loro rarità, toccano migliaia di individui, soprattutto bambini. Si sta parlando di sarcomi, tumori dell’osso e dei tessuti molli le cui percentuali di guarigione restano al 60% vista la complessità e la difficoltà di trattamento delle metastasi. Una speranza c’è, arriva da Torino, e la si riscontra presso il reparto di oncoematologia pediatrica del Regina Margherita e da quest’anno, anche presso il Cto. Il progetto in questione si chiama Sar-Gen: si tratta di uno studio multicentrico nato dall’alleanza fra Aieop (Associazione italiana di ematologia oncologia pediatrica) e Hugef (Human genetic foundation). «L’obiettivo», ha spiegato Ruggero de Maria, presidente di Hugef alla conferenza stampa di presentazione, insieme a Franca Fagioli, ideatrice e direttrice del reparto di oncoematologia pediatrica del Regina Margherita, «è far dialogare tecnologie innovative nella pratica clinica nella medicina di precisione». Lo definisce «progetto visionario», il prof. Pelicci di Alleanza contro il cancro: le armi biotecnologiche hanno bisogno di una grande capacità organizzativa. Ma non impossibile, soprattutto se con il contributo di due grandi enti radicati sul territorio: la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Veronesi. Francesco Profumo, presidente della Compagnia, ne sottolinea il tema culturale: «il nostro impegno nel settore della sanità è volto a promuovere iniziative che riportino l’attenzione alla persona e al cittadino. Ogni paziente è un pezzo di ricerca». L’approccio è innovativo: non si tratta solo di sviluppare strategie personalizzate, ma di incrementare la conoscenza della malattia e delle sue cure ad ogni paziente, portatore di una propria identità singolare. Federico...

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Gli studenti piemontesi premiati a Milano dalla Commissione Europea per “I giovani e le scienze” .

Pubblicato da alle 18:46 in Innovazione, Medicina, Notizie, Prima pagina, talenTO, Università | 0 commenti

Gli studenti piemontesi premiati a Milano dalla Commissione Europea per “I giovani e le scienze” .

Premiati a Milano diversi studenti piemontesi. Rappresenteranno l’Italia alla finale europea del concorso europeo I GIOVANI E LE SCIENZE della Direzione Generale Ricerca della Commissione europea a Tallin dal 22 al 27 settembre , che prevede premi sino a 7mila euro, gli studenti che hanno realizzato il prototipo e il progetto intitolato: “CardioID: dimmi come batte il tuo cuore e ti dirò chi sei!” sono Mattia Borgna (1998), Andrea Domenico Mourglia (1998), Filippo Pairotti (1998) dell’Istituto Internazionale ‘E. Agnelli’ di Torino. “Il nostro progetto consente di  fare identificazione personale con battito cardiaco e prototipo di orologio da polso per farsi riconoscere ed è applicabile anche con servizi vari come l’e-banking”, spiegano. CardioID è un dispositivo capace di riconoscere l’identità di una persona attraverso l’analisi del segnale elettrocardiografico (ECG), ovvero il segnale elettrico generato dal cuore durante una contrazione. Il sistema consta di un amplificatore ECG, una scheda di acquisizione e trasmissione wireless ed un dispositivo mobile (Smartphone o Tablet). L’amplificatore ECG, per mezzo di elettrodi posti sui polsi, amplifica e preleva il segnale corrispondente alla prima derivazione cardiaca. Tra gli altri premiati vincono il viaggio e la partecipazione a  TISF, fiera scientifica internazionale di Taiwan (www.ntsc.gov.tw), febbraio 2018;(Premio AIM, Associazione italiana di metallurgia) per il loro progetto intitolato “Nanozimi: particelle inorganiche che  imitano gli enzimi” gli studenti Martina Boarino (1998), Francesco Gardini (1997)  dell’ IS ‘A. Sobrero’ di  Casale Monferrato, Alessandria. Inoltre vincono viaggio e partecipazione a 8a INESPO, olimpiade internazionale dell’ambiente e della sostenibilità (www.inespo.org), Amsterdam, settembre per il loro progetto “ iBreathe: studio delle relazioni e interazioni tra condizioni climatiche e inquinamento atmosferico”, gli studenti Federico Gambedotti (1999), Lorenzo Ugoccioni (2000) del Liceo Scientifico Statale ‘G. Ferraris’, Torino. Vince viaggio e partecipazione a Expo Sciences Belgio, Bruxelles, aprile 2018 (Premio Salvetti Foundation)- per il suo progetto intitolato: Protesi robotiche: nuove frontiere. Costi sempre più bassi per una diffusione globale” la studentessa Giorgia Ladislao (1998) del Liceo Scientifico Statale ‘L. Cocito’, Alba, Cuneo. Il Piemonte per l’edizione 2017 del concorso europeo “I giovani e le scienze” si è distinto per qualità di progetti e per numero di partecipanti rispetto ad altre regioni italiane. Per altri dettagli sul concorso europeo- selezione italiana che è annuale si può contattare la FAST-Federazione delle Associazioni Scientifice e...

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La potente debolezza delle immagini. Se ne è parlato al Goethe-Institut.

Pubblicato da alle 17:53 in DOXA segnalazioni, Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

La potente debolezza delle immagini. Se ne è parlato al Goethe-Institut.

Mercoledì 15 marzo al Goethe-Institut di Torino si è svolto un dibattito con tema:  “Etica dell’immagine” a cui hanno preso parte Federico Vercellone, Maria Tilde Bettetini e Adriano Fabris. Federico Vercellone, Professore all’università di Torino ha introdotto l’argomento che è stato poi sviluppato dagli altri due partecipanti: in particolare, Maria Tilde Bettetini (IULM Milano), ha fatto un excursus su come fosse vista l’immagine nel passato, parlando di Ebraismo, Cristianesimo, di Lutero e dell’Islam. Il Professor Adriano Fabris (Università di Pisa), ha fatto riferimento all’oggi, ed è stato proprio lui a rendere vivo questo dibattito, facilitando, all’interno della Sala Grande, l’immedesimarsi e il ritrovarsi nelle sue parole. In evidenza sulla cartolina d’invito troviamo una fotografia tratta da Postcards from Europe dell’artista Eva Leitolf che ha immortalato un albero d’arancio: qui possiamo notare la quantità di frutti caduti ai piedi dell’albero e i pochi rimasti sui rami. Quale è il nesso tra l’immagine scelta e questo dibattito il cui intento è volutamente transdisciplinare?  La lettura proposta da Fabris, parte dall’assunto che nella nostra epoca osserviamo migliaia di immagini ogni giorno, diversamente rispetto al passato dove raramente si potevano osservare immagini al di fuori delle chiese o dei musei. Al giorno d’oggi le fotografie non sono qualcosa di straordinario, ma sono divenute ordinarie e, per la maggior parte di noi, non hanno una vera forza iconica, non hanno peso; alcune restano e permangono nella mente altre, la maggior parte, spesso contingenti, già conosciute e che quindi non colpiscono la nostra mente, non trovano spazio nella nostra memoria e scivolano via senza lasciare traccia. “Potente debolezza” questo è l’ossimoro che è stato affiancato alla parola “immagine” da Adriano Fabris, un elemento che compare e scompare: è potente in quanto colpisce ma allo stesso tempo debole perché non ha durata. Questa debolezza è quasi irrilevante, infatti, le immagini sono necessarie e raggiungono un’autonomia tale da avere un’individualità rispetto allo spazio della realtà e dell’oggettività: esse sono in grado di sostituirsi all’esperienza diretta della realtà, portandoci poi a cercare di conoscere ciò che ritraggono e descrivono. Al significato e alla storia che l’immagine ha catturato ci si arriva soltanto in seguito rispetto alla visione nell’immediatezza, siamo incuriositi e nasce in noi la voglia di una spiegazione, di parole che caratterizzino la scena. Non solo le fotografie ci permettono di vivere, vedendole, le vicende di qualcun altro ma intaccano anche la nostra stessa realtà: questa è mediata dalle tecnologie e dai supporti che le veicolano. Ad essi vi giungiamo, ancora una volta per mezzo di un’icona, piccola immagine convenzione simbolica che compare sul monitor e rappresenta una porta, la quale ci permette di entrare in un altro mondo, quello virtuale. La domanda quindi è: la concentrazione sulla parola, in un mondo nel quale l’immagine è anteposta a tutto per attirare l’attenzione, è ormai superata? Gaia Della...

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“Coloriamo la ricerca”. La Fondazione Veronesi a sostegno dell’oncologia pediatrica.

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“Coloriamo la ricerca”. La Fondazione Veronesi a sostegno dell’oncologia pediatrica.

Matite colorate a sostegno dell’oncologia pediatrica. Al via la prima edizione dell’iniziativa di piazza.  Sostenere la ricerca scientifica nell’oncologia pediatrica per garantire le migliori cure possibili ai bambini malati di tumore e aumentare le loro aspettative di guarigione. È questo l’obiettivo per cui sabato 25 e domenica 26 marzo, i volontari di Fondazione Umberto Veronesi saranno nelle piazze di tutta Italia per la prima edizione di “Coloriamo la ricerca”. L’iniziativa si svolgerà nelle principali città italiane e vedrà oltre 900 volontari distribuire confezioni di dodici matite colorate di Fila-Giotto a fronte di una donazione minima di 10 euro che contribuirà a sostenere il progetto Gold for Kids, con cui la Fondazione finanzia la ricerca scientifica e contribuisce alla copertura dei costi di avviamento e di gestione dei progetti di ricerca. Con il progetto Gold for Kids dal 2014 Fondazione Umberto Veronesi sostiene la ricerca scientifica e le cure mediche nel campo dell’oncologia pediatrica. Grazie al ricavato di “Coloriamo la ricerca” in particolare si impegna a finanziare per il 2017 il lavoro di 15  medici e ricercatori di altissimo profilo che hanno deciso di dedicare il proprio lavoro allo studio di migliori e più efficaci terapie per la cura di tumori di bambini e adolescenti.     Per maggiori info e per conoscere la piazza più vicina: www.fondazioneveronesi.it oppure telefonare al numero dedicato 373...

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Giovani Ufficiali a Marengo sulle orme di Napoleone per un battlefield tour.

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Giovani Ufficiali a Marengo sulle orme di Napoleone per un battlefield tour.

Lo storico Jacques de Norvins, autore di una Storia di Napoleone scrisse: «Così una sola battaglia vinta dopo dodici ore d’una ritirata offensiva, ma perigliosa, ha nuovamente posto sotto l’influenza della Francia, la Lombardia, il Piemonte, la Liguria e le dodici piazze fortificate che difendono tali Stati».   Venendo al presente, e ricordando la storia, si è tenuta una lezione di storia militare sul campo di battaglia di Marengo (AL) per gli ufficiali della Scuola di Applicazione dell’Esercito. I centoquattordici tenenti del 196° corso “Certezza” hanno partecipato a un battlefield tour, termine inglese che indica la visita di reale luogo di combattimento, organizzato dal professore Giovanni Cerino Badone, docente universitario di storia militare e capitano della riserva selezionata dell’Esercito. Nel luogo in cui il 14 giugno 1800 Napoleone Bonaparte sconfisse le truppe austriache guidate dal generale Michael von Melas, i giovani ufficiali hanno potuto tradurre in pratica le nozioni di storia, tattica e logistica apprese a Palazzo Arsenale confrontandosi con la realtà di un vero campo di battaglia. Guidati dal titolare della cattedra di storia alla presenza di insegnanti e comandanti, i futuri quadri dell’Esercito hanno vissuto un’esperienza formativa indubbiamente rilevante, che affonda le sue radici nella tradizione militare anglosassone e che ancora oggi mantiene inalterata la propria valenza didattica. Terminata l’osservazione del campo di battaglia di Marengo, ancora oggi perfettamente conservato, gli ufficiali hanno avuto l’opportunità di visitare la settecentesca Cittadella di Alessandria, straordinario esempio di fortificazione permanente progettato da Ignazio Bertola sulla scorta delle conoscenze maturate durante l’assedio di Torino del 1706. Lo studio ragionato della storia militare, l’approccio multidisciplinare alla materia e la contestuale possibilità di cimentarsi nella soluzione di problemi tattici sempre attuali costituisce per i giovani ufficiali dell’Esercito una preziosa opportunità formativa nella quale, alla Scuola di Applicazione, si crede fortemente....

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Ricercatori torinesi scoprono alcune funzioni del “vestito” del DNA

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Ricercatori torinesi scoprono alcune funzioni del “vestito” del DNA

  Risale a poco tempo addietro la rilevante scoperta, nel campo della biologia molecolare, frutto della ricerca di un team di ricercatori torinesi, che ha messo in luce una nuova funzione della metilazione del DNA. Il DNA (acido desossiribonucleico) è una molecola contenuta nelle cellule che contiene informazioni essenziali per il corretto funzionamento del nostro corpo. La metilazione è una modificazione del DNA, non strettamente legata alla sua sequenza, che protegge i geni da una lettura errata, garantendo, in questo modo, l’assenza di errori nell’interpretare queste informazioni. Questo meccanismo è frequentemente alterato nei tumori e in altre patologie. La scoperta è stata pubblicata su “Nature”, una delle più importanti riviste scientifiche internazionali. Il team protagonista del progetto di ricerca è formato da giovani e brillanti ricercatori coordinati dal Prof. Salvatore Oliviero, responsabile dell’Unità di ricerca di Epigenetica, la branca della biologia molecolare che studia le mutazioni genetiche e la trasmissione di caratteri ereditari che non interessano direttamente la sequenza del DNA, presso la Human Genetics Foundation (HuGeF) di Torino. La HuGeF è una fondazione costituita alcuni anni fa dalla compagnia di San Paolo, dall’Università degli Studi di Torino e dal Politecnico di Torino proprio allo scopo di sviluppare una ricerca di eccellenza nel campo della genetica, genomica e proteomica umana. Abbiamo incontrato il Prof. Oliviero ed il suo gruppo di lavoro per comprendere meglio l’importanza e l’impatto della loro scoperta. Potete spiegarci in che cosa consiste il vostro lavoro e qual è l’importanza della recente scoperta? Il DNA contiene tutte le informazioni per far funzionare una cellula e, quindi, un organismo. Queste informazioni devono però essere lette in maniera corretta dalle cellule, affinché le loro normali funzioni si possano svolgere adeguatamente. Immaginiamo che il DNA sia un insieme di lettere e di parole le une attaccate alle altre, senza spazi. È necessario comprendere quali sono le parole che lo compongono per capirne il senso: se si iniziasse a leggere dal centro di una parola oppure se non si concludesse la lettura nel punto esatto, non si potrebbe capire il significato. Per poter funzionare al meglio, il DNA è sempre associato a numerose modificazioni che, pur lasciando inalterata la sequenza delle lettere e delle parole, possono rendere più facile o più difficile la lettura. In altre parole, sappiamo che il DNA è controllato da proteine di regolazione ed enzimi che ne creano il “vestito”, rendendolo più o meno accessibile e determinando così l’attivazione o l’inibizione di alcuni geni. La nostra recente scoperta ha evidenziato che uno di questi enzimi, chiamato metiltransferasi, agisce all’interno dei geni producendo delle modificazioni che li proteggono da una lettura sbagliata. In questo modo, impedisce che si verifichino errori. Nel nostro laboratorio è anche in corso uno studio sul ruolo dell’RNA,-  molecola grazie alla quale vengono prodotte le proteine all’interno delle cellule-  probabilmente molte funzioni sono legate alla sua capacità di assumere complesse strutture tridimensionali. Quali sono le possibili applicazioni pratiche della vostra ricerca nell’approccio diagnostico e terapeutico alle patologie e, nello specifico, ai tumori? In generale, a che punto siamo nella battaglia contro il cancro? Sappiamo che molto spesso nei tumori l’enzima metiltransferasi non è presente o è presente in quantità ridotte e, di conseguenza, la lettura del DNA può risultare poco fedele e vengono prodotte proteine alterate, portando all’insorgenza o alla progressione maligna dei...

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Un Convegno sul lavoro e le professioni nel mondo musicale. Fare il musicista è possibile ?

Pubblicato da alle 16:34 in D'Uomo, Economia, Eventi, galleria home page, Musica, Università | 0 commenti

Un Convegno sul lavoro e le professioni nel mondo musicale.  Fare il musicista è possibile ?

  Il Conservatorio statale di musica “G. Verdi” di Torino, il 18 e 19 Marzo propone una riflessione sulle professioni artistiche e dello spettacolo, attraverso il confronto tra rappresentanti delle istituzioni musicali di tradizione e quelli appartenenti a nuove realtà culturali dotate di un forte carattere innovativo: –  Cosa vuol dire oggi fare della musica e dello spettacolo una professione? Quale ruolo potrebbe avere l’Alta Formazione Musicale nell’orientare e formare gli studenti verso i diversi ambiti delle nuove professioni musicali? –  Come si pone il dibattito sull’utilizzo delle risorse pubbliche rispetto alla sperimentazione e alla produzione del ‘nuovo’ rispetto alla conservazione della tradizione? Quanto le strategie politiche possono incidere sul mondo del lavoro in campo artistico? –  È possibile trasformare la ‘passione’ da vuoto stereotipo a preziosa risorsa da ‘scambiare sul mercato’, aiutando i giovani musicisti a sostenersi economicamente? Le tematiche proposte allo studio ed alla riflessione condivisa dei relatori e del pubblico coinvolgono in modo particolare: amministratori pubblici, operatori culturali, musicisti professionisti, studenti delle Università e delle Istituzioni di Alta Formazione Artistico-Musicale. L’attività convegnistica – a partecipazione gratuita e integralmente aperta al pubblico – si articolerà su due giornate. È prevista una sessione mattutina con due incontri/discussione, sulle tematiche individuate e aperte al pubblico. Ogni incontro, della durata di 1 ora e 30′ ciascuno, prevede la presenza di un moderatore e di vari relatori (rappresentanti di organizzazioni, ambiti progettuali e formazioni molto differenziate). Nella sessione pomeridiana saranno poi creati alcuni tavoli di lavoro e discussione con la presenza di un moderatore e degli ospiti (musicisti, docenti e professionisti dei vari settori) che avranno il compito di animare la discussione portando diverse esperienze e punti di vista. I partecipanti potranno pertanto approfondire le seguenti tematiche: 1. CHE COSA FARÒ DA GRANDE… Aspettative e reali opportunità lavorative in ambito musicale Cosa vuol dire oggi essere un professionista della musica? È possibile immaginare il conservatorio come un’agenzia formativa in grado di offrire una preparazione ottimale che consenta un reale ingresso nel mondo musicale professionale? Come valorizzare le competenze dei docenti rispetto a questo aspetto della formazione del giovane musicista? 2. SIAMO NANI SULLE SPALLE DEI GIGANTI… Le risorse Il ruolo delle politiche culturali rispetto al dilemma tra conservazione del patrimonio e della tradizione e investimento nella produzione del nuovo pone il problema della destinazione delle risorse. Comprendere quali siano e come si realizzino le politiche per la cultura e in particolare per la musica per i prossimi anni è tema assolutamente da non trascurare, se vogliamo mantenere un’identità culturale e creare le condizioni per far crescere artisti innovativi, creatività, quindi occupazione per tutto l’indotto. 3. CHI SIAMO, COSA FACCIAMO .. MA PER CHI? Il pubblico L’audience development, ovvero l’ingaggio e la partecipazione del pubblico come leva per crescita di nuovi progetti e di nuove professioni musicali. Ormai non ci sono più dubbi: saranno gli spettatori i nuovi protagonisti dei progetti culturali e di spettacolo. Confronteremo significativi esempi di festival e alcuni progetti innovativi che prevedono il coinvolgimento attivo del pubblico e discuteremo insieme sul ruolo delle future politiche culturali italiane ed europee. 4. INVESTIRE LA PROPRIA CREATIVITÀ INNOVANDO Nuovi progetti a confronto Negli ultimi anni accanto all’offerta di spettacolo tradizionale sono nati e cresciuti centinaia di nuovi progetti sfruttando i numerosi bandi dedicati all’innovazione culturale, rivolti a piccole organizzazioni formate da...

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