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Il Centro per la Conservazione e il Restauro: “splendido scrigno” d’eccellenza culturale a Venaria.

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Il Centro per la Conservazione e il Restauro: “splendido scrigno” d’eccellenza culturale a Venaria.

  Una conversazione con il Presidente Stefano Trucco e la storica dell’arte Sara Abram. La Fondazione Centro per la Conservazione e il Restauro (CCR) dei Beni Culturali “La Venaria Reale” nasce nel 2005 quale Istituto per l’Alta Formazione e la ricerca nell’ambito del restauro e della conservazione del patrimonio culturale. I Soci Fondatori sono il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, il Comune di Torino, il Comune di Venaria, l’Università degli Studi di Torino, il Politecnico di Torino (oggi dimesso), la Fondazione per l’Arte (oggi Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura) della Compagnia di San Paolo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino. Gli scopi statutari del CCR includono la formazione, la ricerca sperimentale, la promozione dello sviluppo di imprese sul territorio e la partecipazione a programmi internazionali di studio e conservazione, in particolare la convenzione con l’Università degli Studi di Torino è alla base del Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali. Il Centro si fonda su una metodologia integrata di competenze di restauratori, storici dell’arte e professionalità scientifiche, come la processualità del restauro suggerisce nell’ottica del confronto multidisciplinare e condiviso in termini di ricerca e innovazione. Siamo stati accolti nella sede del Centro, il monumentale complesso “La Venaria Reale”, negli spazi delle ex Scuderie e Maneggio settecenteschi progettati da Benedetto Alfieri e abbiamo conversato con Stefano Trucco, Architetto e Presidente del CCR, affiancato da Sara Abram, storica dell’arte e responsabile del settore Sviluppo Arte Contemporanea e Design. Con un’esperienza pluriennale da architetto restauratore, nel 2015 viene nominato Presidente del Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale. Quali sono gli obiettivi che intende raggiungere nel corso del suo mandato?  Quando mi sono insediato, conoscevo molto bene la realtà “architettonica” del CCR, dopo aver lavorato come architetto restauratore per 35 anni, di cui 7 come responsabile del back office della Reggia di Venaria. Fin da subito mi sono occupato di obiettivi “architettonici”, che ritenevo indispensabili al buon funzionamento organizzativo del Centro come l’ottimizzazione degli spazi interni per creare migliori condizioni lavorative per i restauratori e gli altri professionisti che qui sono impiegati. Come prima cosa ho provveduto a far sgomberare la grande navata di fronte ai laboratori di restauro – un tempo adibita a deposito – e a far montare porte a vetri di accesso a ciascun laboratorio per consentirne una migliore fruibilità anche dall’esterno, senza dover interferire con le condizioni igrometriche interne. Inoltre mi sono adoperato affinchè tutti gli uffici fossero spostati in un’unica area, perché ho sempre ritenuto che la vicinanza personale possa velocizzare e snellire alcune pratiche gestionali, e mi sono impegnato per ottenere il certificato di prevenzione incendi per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Mi sono, anche interessato al recupero e al restauro della pensilina – elemento identificativo del restauro del CCR, ad opera dell’architetto De Rossi – che un tempo univa le due ali dell’edificio sede del Centro. La pensilina venne smontata per una mostra e da quel momento fu stoccata nei magazzini. Oggi vorrei ricollocarla nella sua sede originaria e in occasione del nuovo insediamento organizzare un convegno di esperti sull’Architettura italiana dagli anni Sessanta ai Duemila. Tale intervento di ripristino sarà possibile grazie al benestare dell’Architetto Luisa Papotti, Soprintendente Belle Arti e Paesaggio per...

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Tre lezioni-concerto al DAMS in collaborazione con la De Sono. Gratuiti e aperti a tutti.

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Tre lezioni-concerto al DAMS in collaborazione con la De Sono. Gratuiti e aperti a tutti.

Con il primo incontro in programma lunedì 20 febbraio alle 17.30 prende il via un nuovo progetto per la De Sono in sinergia con l’Università degli Studi di Torino. Il DAMS presenta infatti un ciclo di incontri pensati per stimolare i giovani a riflettere sui problemi dell’esecuzione musicale dal vivo. Tre lezioni-concerto destinate agli studenti universitari, ma aperte a tutti gli appassionati, che saranno occasioni preziose per dialogare con giovani interpreti, selezionati dalla De Sono, che hanno già avviato interessanti carriere internazionali. Gli incontri saranno moderati da Paolo Gallarati e Andrea Malvano, entrambi docenti di storia della musica presso l’Ateneo torinese. Ad aprire questo ciclo, i cui appuntamenti si svolgono nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Torino (via Verdi 8), ci saranno la clarinettista Maura Marinucci, fresca vincitrice del Premio Renzo Giubergia 2016 e da poco assoldata tra le fila della prestigiosa Gustav Mahler Jugendorchester, accompagnata dalla pianista Giorgia Delorenzi, già borsista della De Sono negli anni passati.  Clarinettologia è il titolo di questo primo incontro che prevederà l’esecuzione al clarinetto del Capriccio n. 24 di Niccolò Paganini, Hommage à Bach di Bela Kovacs, le Tre Romanze op. 94 di Robert Schumann e l’Allegro appassionato della Sonata op. 120 n. 2 di Johannes Brahms. Gli incontri proseguiranno lunedì 20 marzo con il percussionista Simone Rubino, borsa di studio De Sono dal 2011 al 2013 e strumentista ormai lanciatissimo ai più alti livelli di un carriera internazionale (basti pensare all’esordio con i Wiener Philharmoniker lo scorso settembre) che sembra non avere ostacoli. Con lui sarà esplorato il variegato universo degli strumenti a percussione con improvvisazioni ed esecuzioni di brani dedicati alla più ampia delle famiglie strumentali. Il ciclo si conclude il 24 aprile con un appuntamento dedicato al repertorio barocco e a tutti i problemi della prassi esecutiva ad esso correlati. Protagonisti saranno Alena Dantcheva (soprano), Emilia Gliozzi (violoncello), Paola Poncet (clavicembalo) e Francesco Olivero (tiorba), anch’essi tutti borsisti o ex borsisti dell’Associazione. Presenteranno una serie di pagine vocali e strumentali di Antonio Vivaldi, tratte dalle preziose raccolte Foà e Giordano custodite presso la Biblioteca Nazionale di Torino, che contengono la stragrande maggioranza degli autografi vivaldiani arrivati ai giorni nostri.Gli incontri saranno a ingresso...

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Il progetto di Confindustria sceglie Torino. Nascerà qui il primo Digital Innovation Hub.

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Il progetto di Confindustria sceglie Torino. Nascerà qui il primo Digital Innovation Hub.

La sede dell’Unione Industriale di Torino è stata scelta, prima in Italia, per la nascita e la Presentazione del primo Digital Innovation Hub. Questa Officina 4.0 sarà un soggetto che metterà in relazione i Competence Center, localizzati presso università e istituti di ricerca, luoghi ideali per sviluppare progetti ad alto contenuto tecnologico – e le imprese. Il piano prevede di aprirne una quindicina in tutta Italia. Nel suo intervento Elio Catania, Presidente di Confindustria Digitale, senza parafrasare ha evidenziato uno dei grandi problemi italiani, ossia la lentezza con cui abbiamo affrontato la rivoluzione digitale, un gap di circa 15 anni ci separa da altri paesi come la Germania. A questo problema si sta cercando una soluzione e i Digital Hub sono un passo nella direzione giusta. Necessitiamo una vera e propria trasformazione digitale finalizzata a rendere il paese più competitivo. Nel saluto rivolto alla platea ospitata nella sala dei 500, Dario Gallina, Presidente dell’Unione Industriale di Torino, ha ribadito che “la denominazione “Officina” intende sottolineare i caratteri tipici della cultura del lavoro propri della nostra area; concretezza, attenzione al particolare, capacità realizzative e nel contempo d’innovazione.  Nello stesso tempo, con il riferimento ad officina non intendiamo limitare alle attività manifatturiere questa indispensabile evoluzione, ma applicarla anche a tutte le attività di servizio.Quello che si prospetta è infatti un compito importantissimo, cruciale, per rendere più dinamiche ed efficienti le nostre imprese.  Si tratta di un passaggio fondamentale per consentire alla nostra manifattura e ai nostri servizi di restare competitivi a livello internazionale e al passo con i tempi. In concreto, il Digital Innovation Hub del Piemonte sarà a disposizione delle imprese per: sensibilizzarle rispetto alle opportunità di Industria 4.0, supportarle nell’accesso agli strumenti di finanziamento pubblici e privati e nella pianificazione degli investimenti, sostenerle nella crescita con un’attività di mentoring. Ma affinché l’operazione abbia successo è necessario che siano molte, moltissime le aziende che si rivolgeranno al Digital Innovatin Hub. E se non verrete voi da noi, verremo noi da voi. Perché oggi la trasformazione digitale è un passaggio fondamentale e necessario per ogni impresa che abbia a cuore il proprio futuro e che voglia confrontarsi ad armi pari con i concorrenti.  Sulla stessa linea Fabio Ravanelli, Presidente di Confindustria Piemonte, “vogliamo che la Governance di questo nuovo Digital Innovation Hub sia la più rappresentativa possibile, affinché ogni missione e ogni bandiera vi si possa riconoscere in un obiettivo condiviso. Presente anche Fabrizio Gea, Coordinatore Nazionale Hub Digitali, inserito nel gruppo di lavoro Nazionale guidato da Elio Catania, insieme hanno portato all’attenzione del Ministro Carlo Calenda.“I Digital Innovation Hub rappresentano un modello snello e concreto di supporto innovativo alle imprese con un coinvolgimento bottom up di territori, università e centri di ricerca di eccellenza e costituiscono un asset strategico per la crescita e lo sviluppo economico e industriale del nostro Paese. Il progetto ha l’obiettivo di creare una rete di “centri di competenza digitale” in grado di sviluppare servizi di orientamento, accompagnamento, studi di fattibilità e pre-analisi che consentano alle imprese di scegliere l’innovazione e applicarla in tempi e modi che ne consentano la massima valorizzazione sul piano tecnologico ed...

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Associazione Arteco: creatività, ricerca e valorizzazione prendono forma a Torino.

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Associazione Arteco: creatività, ricerca e valorizzazione prendono forma a Torino.

  E’ del dicembre scorso la notizia che l’Associazione Arteco di Torino è tra le 57 imprese culturali, under 35, meritevoli di un contributo a sostegno della propria attività, nell’ambito del bando nazionale Funder35, edizione 2016, promosso dall’Acri, l’organizzazione che rappresenta 18 Casse di Risparmio e Fondazioni di Origine Bancaria in Italia. Si tratta di un virtuoso esempio torinese che pone in evidenza la creatività e l’intraprendenza culturale del territorio. Abbiamo incontrato e intervistato Annalisa Pellino e Beatrice Zanelli, storiche dell’arte, curatrici e project art manager di Arteco, presso gli uffici della Circoscrizione 8 della Città di Torino, sede dell’Archivio di Arte Irregolare Mai Visti e Altre Storie, un progetto ideato da Tea Taramino (già fondatrice per il Comune di Torino del laboratorio LA GALLERIA) a cura di Arteco, con il sostegno di Compagnia di San Paolo. Arteco è un’associazione culturale che nasce nel 2010 con una duplice mission: la valorizzazione del patrimonio storico-artistico e la promozione dei giovani artisti. In che modo? L’idea nasce nel momento in cui i tre soci fondatori stavano conducendo, presso l’Accademia Albertina di Torino, un lavoro di schedatura del patrimonio del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe e delle opere della Pinacoteca Albertina, mentre dall’altra parte venivano sollecitati dal contatto diretto con giovani artisti che avevano in quel momento l’esigenza di trovare occasioni di visibilità. Il primo progetto di Arteco è stato infatti Torino-Anversa: andata e ritorno, in cui tredici artisti italiani e tredici belgi sono stati chiamati a confrontarsi sul tema Lands of immigrants and emigrants con un affondo sull’immigrazione italiana in Belgio negli anni Cinquanta. Va da sé poi che il lavoro con i giovani ci abbia portato ad affrontare, sin dall’inizio, anche la questione della loro (e della nostra) formazione continua Del resto l’obiettivo educativo e formativo è diventato, negli anni, sempre più importante per Arteco, tanto da estendersi ad ambiti prettamente museali. Quali sono i modelli di riferimento del processo di mediazione culturale che espletate? Qual è l’esperienza che vi ha restituito i migliori risultati? Oggi in questo settore si hanno all’attivo partnership con la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Camera – Centro Italiano per la Fotografia e Artissima, possibili grazie alla collaborazione di mediatori culturali che provengono da esperienze formative differenti (educatore, artista, storico dell’arte) e che apprezzano la condivisione e il confronto nell’ottica di crescere a livello personale e professionale. Si tratta di una metodologia di conoscenza e formazione continua e di dialogo costruttivo tra i vari attori che partecipano alla produzione di un progetto espositivo o educativo. Sicuramente il network ZonArte e i Dipartimenti Educazione dei musei torinesi sono un esempio eccezionale a cui far riferimento per quanto riguarda il tema education. Come Arteco ci si propone un’attività composita che prenda ispirazione anche da modelli internazionali, guardando alle direttive europee sulla formazione artistica e alle attuali categorie di pensiero che riguardano anche il coinvolgimento di nuovi pubblici. I risultati ottenuti sinora, con gli enti, ci hanno dato e continuano a darci molte soddisfazioni, ma vorremmo citare anche un’esperienza circoscritta fatta in collaborazione con la Fondazione Agnelli, per la quale abbiamo curato, tra il 2013 e il 2014, il progetto 123 Click!: una riflessione sugli spazi scolastici attraverso la fotografia.   In quest’occasione è stato interessante coinvolgere quattro educatori e quattro artisti. Ivan Catalano, Francesca Cirilli, Vittorio Mortarotti e Sara Medici, nella realizzazione...

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Nuovo bando Erasmus + per progetti di cooperazione diretti a istruzione e formazione.

Pubblicato da alle 13:15 in DOXA segnalazioni, Innovazione, Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

Nuovo bando Erasmus + per progetti di cooperazione diretti a istruzione e formazione.

  Nell’ambito del programma Erasmus + è stato pubblicato un bando per “progetti europei di cooperazione lungimiranti nei settori dell’istruzione e della formazione”. I progetti di cooperazione lungimiranti sono progetti di cooperazione transnazionale volti a identificare, sperimentare, sviluppare o valutare approcci politici innovativi che abbiano il potenziale di essere integrati e fornire input utili a migliorare i sistemi di istruzione e formazione. Gli obiettivi specifici del presente invito sono i seguenti: avviare modifiche a più lungo termine e sperimentare sul campo soluzioni innovative alle sfide nei campi dell’istruzione e della formazione, che possano essere integrate e avere un impatto sostenibile e sistemico sui sistemi di istruzione e formazione; sostenere la cooperazione transnazionale e l’apprendimento reciproco su tematiche lungimiranti tra attori chiave; facilitare la raccolta e l’analisi di elementi di prova a sostegno di politiche e pratiche innovative. Possono partecipare le autorità pubbliche a livello nazionale/regionale/locale responsabili di istruzione e formazione; organizzazioni senza scopo di lucro (ONG), private o pubbliche; centri di ricerca; scuole e altri istituti d’istruzione; istituti di istruzione superiore; camere di commercio; reti di soggetti interessati; centri di riconoscimento; organismi di valutazione/garanzia della qualità; organizzazioni di categoria e datori di lavoro; sindacati e associazioni professionali; servizi per l’orientamento professionale;organizzazioni della società civile e culturali; imprese; organizzazioni internazionali appartenenti ai 28 Stati membri, ai paesi EFTA/SEE: Islanda, Liechtenstein e Norvegia; ai paesi candidati all’adesione all’UE: ex Repubblica jugoslava di Macedonia e Turchia. Le attività devono iniziare il 1o novembre 2017, il 1o dicembre 2017 o il 1o gennaio 2018 e la durata del progetto deve essere compresa tra 24 e 36 mesi. Le domande devono essere inviate entro e non oltre il 14 marzo 2017. Per ulteriori informazioni:...

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Mercoledì il Cinema Massimo dedica una proiezione alla memoria di Gianni e Nicola Rondolino.

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Mercoledì il Cinema Massimo dedica una proiezione alla memoria di Gianni e Nicola Rondolino.

Una serata in memoria di Gianni e Nicola Rondolino con la proiezione di ‘Tre punto sei’ di Nicola Rondolino è prevista al  Cinema Massimo, Mercoledì 11 gennaio 2017, ore 20.30. A un anno dalla scomparsa di Gianni Rondolino, il Museo Nazionale del Cinema e l’Università degli Studi di Torino ricordano il grande storico del cinema, che ha tenuto a battesimo generazioni di studiosi e di operatori culturali che alla sua lezione hanno sempre fatto riferimento.   Coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di studiare con lui hanno incontrato una persona allegra, curiosa e aperta che ha saputo insegnare, sopra ogni cosa, la disponibilità all’ascolto e al confronto. Rondolino, in effetti, sapeva ascoltare le idee degli altri, anche quelle lontane dal suo pensiero, le analizzava e ne comprendeva il valore. Senza di lui non ci sarebbe oggi il Torino Film Festival ma, più in generale, il cinema nella nostra città avrebbe un peso ben più modesto, perché le sale hanno bisogno di spettatori e il pubblico va formato da chi sa trasmettere con generosità una passione autentica. Ricordare Gianni Rondolino significa, inevitabilmente, tenere viva la memoria dell’amatissimo figlio Nicola, di cui riproponiamo il lungometraggio d’esordio Tre punto sei l’ingresso sarà libero. Tre punto sei (Italia 2002, 90’, 35mm, col.) ‘Tre punto sei’ è la formula dell’eroina che ha trasformato San Salvario in una polveriera sempre sul punto di esplodere. La malavita organizzata controlla prostituzione e spaccio di droga e governa la vita degli abitanti, le cui vicende si intrecciano. Salvo (Valerio Binasco) e Dante (Marco Giallini), amici fin dall’infanzia – uno poliziotto corrotto, l’altro malavitoso – continuano a fare affari insieme finché saranno divisi dall’amore per la stessa donna. Scritto da Nicola Rondolino e Luca...

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Un archivio con tanti Zeri. Disponibile online la fototeca della Fondazione Federico Zeri

Pubblicato da alle 10:27 in DOXA segnalazioni, Eventi, galleria home page, Innovazione, Università | 0 commenti

Un archivio con tanti Zeri. Disponibile online la fototeca della Fondazione Federico Zeri

Esistono in Italia eccellenze internazionali sconosciute ai più. Non è una novità. Di solito questi fiori nel deserto nascono per la paziente volontà di qualche santo laico che decide di ostinarsi a vita nel fare la cosa giusta in un paese  sbagliato. Per fortuna, i discepoli non mancano a volte di gratitudine e così si formano persino istituzioni virtuose. Un caso di questo genere è quello della Fondazione Federico Zeri. Un centro di ricerca e formazione specialistica nel campo della Storia dell’arte istituito nel 1999 dall’Università di Bologna con lo scopo di tutelare e divulgare l’opera e la figura di Federico Zeri, in particolare conservando e valorizzando il prezioso lascito dello studioso: una biblioteca d’arte (46.000 volumi, 37.000 cataloghi d’asta) e una fototeca (290.000 fotografie di opere d’arte). Per rendere disponibile alla comunità scientifica questo patrimonio, la Fondazione ha intrapreso un innovativo progetto per la catalogazione informatizzata e la messa online dei nuclei più significativi della fototeca e della biblioteca. Il database della Fototeca Zeri è oggi considerato il più importante repertorio sull’arte italiana presente sul web con oltre 150.000 immagini di pittura e scultura disponibili gratuitamente sul sito http://www.fondazionezeri.unibo.it. Proprio a partire da un simile monumentale lavoro di archiviazione e diffusione è possibile portare l’attenzione sull’inestimabile valore culturale dell’invenzione della fotografia. Studiosi come Zeri, Berenson, Longhi e molti altri poterono estendere i loro studi ed approfondirli molto più delle generazioni di studiosi dell’epoca pre-fotografica perché seppero trarre vantaggio dalla riproducibilità tecnica delle opere d’arte. Una fotografia difatti è prima di tutto la traccia ottica di un fenomeno visibile ridotto nei limiti tecnici del congegno fotografico e reso durevole come immagine. Certamente non può mai sostituire l’originale, ma sapendo osservare una fotografia con competenza e consapevolezza si possono trarne indicazioni utilissime sia in assenza del soggetto sia in sua presenza, avendone un’immagine differente e quindi con informazioni diverse, a volte non rinvenibili all’osservazione diretta. Sembrerebbe un’applicazione scientifica, e quindi utilitaristica e riduttiva del fotografico, eppure intelligenze come quella di Ando Gilardi, non a caso professionista della riproduzione fotografica di opere d’arte, seppero cogliere in questo potere riproduttivo, e quindi sostitutivo nel percorso mediale, l’essenza stessa del mondo iconografico in cui sempre più viviamo. Una rete fotografica connessa in modo così pervasivo da spingerci ormai nell’era del post fattuale. Ecco che per questo motivo la Fondazione compie un’operazione di eccezionale valore portando sul web le fotografie raccolte in vita da Federico Zeri. Esse costituiscono non solo un’occasione di studio estesa globalmente, ma anche l’occasione per riflettere sul rapporto tra originale e copia fotografica nel suo sviluppo storico e culturale. Un mare magno di nuovi stimoli per studiosi aperti all’analisi iconografica evoluta, cioè consapevole della rivoluzione in atto dal 1839 e ancora solo ai suoi albori oggi.    Fulvio Bortolozzo        ...

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La Fortuna del Barocco in Italia. Prezioso convegno della Fondazione 1563 a Torino.

Pubblicato da alle 12:34 in DOXA segnalazioni, Eventi, galleria home page, Innovazione, Università | 0 commenti

La Fortuna del Barocco in Italia. Prezioso convegno della Fondazione 1563 a Torino.

Si è svolto presso l’Auditorium Vivaldi della Biblioteca Nazionale Universitaria, totalmente rinnovato e restituito alla città nel settembre 2015 grazie all’intervento della Compagnia di San Paolo e l’Associazione Amici della Biblioteca Nazionale il convegno Fortuna del Barocco in Italia: le grandi mostre del Novecento, promosso dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo che gestisce e valorizza l’Archivio Storico della Compagnia e sostiene un articolato programma di ricerca sul Barocco, anche attraverso un bando annuale per borse di alti studi rivolto a giovani ricercatori. La pubblicazione digitale dell’imponente materiale storico rappresenta una delle attività più recenti e di ampio richiamo internazionale e, in particolare, il Programma di studi sull’Età e la Cultura del Barocco costituisce una delle principali attività della Fondazione e ha preso avvio con il progetto Antico e Moderno. Parigi, Roma, Torino 1680-1750 articolato in due sezioni e curato dalla professoressa Michela di Macco (La Sapienza, Roma) e dal professor Giuseppe Dardanello (Università degli Studi di Torino), il cui il convegno torinese costituisce un fondamentale momento di riflessione.   In una sala gremita da studiosi, appassionati, studenti, ma anche cittadini che hanno occupato tutti i 200 posti, si è ripercorso un secolo di mostre dedicate a questo movimento culturale analizzandolo da più prospettive, l’architettura, l’arte figurativa, la scultura, le arti applicate. L’esposizione del 1937 che si svolse a Palazzo Carignano, e per la quale malauguratamente non fu realizzato il catalogo, è stata brillantemente ricordata con una preziosa serie di documenti, fotografie e video provenienti dall’Archivio dell’Istituto Luce dalla Dottoressa Sara Abram del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale: il momento più sorprendente è stato rivedere il trasporto e l’allestimento (con ampio uso di arenile, nel tentativo di ricreare una “spiaggia padana”)  a Palazzo Carignano della peota reale, il più incredibile dei manufatti di Casa Savoia, l’ultima imbarcazione veneziana originale del Settecento esistente al mondo – oggi esposto alla Reggia di Venaria –. Il Professore Giuseppe Dardanello ha ripercorso la  grande Mostra del Barocco Piemontese curata da Vittorio Viale  e realizzata a Torino nel 1963 fra Palazzo Reale, Palazzo Madama e la Palazzina di Stupinigi, straordinario evento durato da giugno a ottobre di quell’anno, raccontato in un documentario a cura di Carlo Casalegno, oggi custodito nelle Teche Rai. Tra gli altri intervenuti al convegno la professoressa Mercedes Viale Ferrero, figlia del grande direttore Viale e anch’ella grande studiosa, che partecipò attivamente alla realizzazione della mostra del ’63 e che offerto il prezioso ricordo di quei giorni e il prof. Giovanni Romano dell’Università degli studi di Torino, il quale ha approfondito alcuni aspetti dell’ esposizione del 1989 “Diana trionfatrice” sottolineando con sagacia e acume anche alcune criticità di quell’esposizione, rileggendola a distanza di quasi trent’anni come interessante tentativo critico, in assenza di omogeneità di stile, di leggere non solo la diffusione ma anche le contraddizioni del barocco. Tra le presenze internazionali il prof. Joseph Connors, docente di storia dell’arte e dell’architettura alla Harvard University, che ha affrontato il tema dell’Italia vista dall’estero attraverso le mostre di architettura. Nel secondo giorno del convegno sono state ricordate anche le grandi mostre del barocco a Firenze, Bologna e a Napoli, in particolare La pittura napoletana dei secolo XVII-XVIII-XIX (1938), Civiltà del Settecento a Napoli (1979) e Civiltà del Seicento a Napoli (1984-1985); per le mostre romane, è stato proiettato il video dell’esposizione L’idea del Bello. Viaggio per Roma nel Seicento con...

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Quello strano connubio tra aziende e arte. Quindici giorni per scoprirlo.

Pubblicato da alle 12:35 in Economia, I nuovi Shop, Mostre, Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

Quello strano connubio tra aziende e arte. Quindici giorni per scoprirlo.

Art for Excellence giunge alla sua seconda edizione, incentivando la collaborazione tra artisti e aziende del territorio attraverso le varie forme dell’arte contemporanea.   LE AZIENDE Le aziende, selezionate dalla Project Manager Sabrina Sottile, in collaborazione con Camera di Commercio e Unione Industriale di Torino, sono la testimonianza tangibile del ricco patrimonio produttivo piemontese, connotato da un forte attaccamento alle tradizioni del territorio, una brand identity di successo; un elevato standard qualitativo dei prodotti e dei servizi offerti, tecnologia ed una propensione alla sostenibilità ambientale. Chi lavora con chi. ARTI GRAFICHE PARINI ANDREA PIOTTO (FOTOGRAFIA) AZIENDA AGRICOLA CHIALVA BIRRA MENABREA MAX PETRONE (PITTURA) BORBONESE – STJEPAN SANDRK (PITTURA) BOSCA LUISA VALENTINI (SCULTURA) CHIUSANO & C. IMMOBILIARE JONATHAN GUAITAMACCHI (PITTURA E FOTOGRAFIA) ESTETICA – MARK COOPER (PITTURA E FOTOGRAFIA) GALUP – MAX FERRIGNO (PITTURA) HARRIDGE DEIMILLE MATTIA LUPARIA (PITTURA) IPPOCAMPO – CARLA SECCO (PITTURA) LENTI SILVANO PUPELLA (FOTOGRAFIA) MAZZE XEL (SCULTURA) MONVISO LUCA SAINI (VIDEO) NOBIS COMPAGNIA DI ASSICURAZIONI MASSIMO SIRELLI (PITTURA) DOTT.SSA REYNALDI MARCO MULAS (VIDEO) SOMMO FRATELLI NAZARENO BIONDO (SCULTURA) Art for Excellence ha sede nelle Sale dell’Archivio Storico di Torino; palazzo realizzato da Filippo Juvarra tra il 1731 ed il 1733, custode di volumi e documenti di grande importanza storica. GLI ENTI SOSTENITORI Art for Excellence, che nel corso del 2016 ha ottenuto un importante riconoscimento Incubatore degli studi di Torino, come miglior progetto imprenditoriale in ambito culturale del 2016, vanta il sostegno di Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT. GLI SPONSOR Due realtà imprenditoriali appartenenti a due differenti settori produttivi, ma entrambe dotate di valorizzazione di progetti con valore aggiunto: Ippocampo gioielli e Gruppo Ferrero. CHARITY PARTNER UFFICIALE DI ART FOR EXCELLENCE 2016 Art for Excellence si apre al sociale con CasaOz (www.casaoz.org), associazione Onlus nata a Torino nel 2007, spedale Infantile Regina Margherita. Luogo di accoglienza e sostegno per i bambini che incontrano la malattia e le loro famiglie, vera e propria casa dove ritrovare la dimensione domestica perduta e dove ambienti, arredamento, relazioni, attività sono pensati per recuperare quotidianità e...

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Il lavoro del collettivo Officine Sintetiche alla Fondazione 107. Un itinerario interiore dei migranti che attraversano il mare.

Pubblicato da alle 18:00 in DOXA segnalazioni, Mostre, Prima pagina, Università | 0 commenti

Il lavoro del collettivo Officine Sintetiche alla Fondazione 107. Un itinerario interiore dei migranti che attraversano il mare.

  Con particolare sensibilità, dapprima istintiva e poi sempre più informata due artisti torinesi, Vanessa Vozzo e Stefano Sburlati del collettivo Officine Sintetiche, hanno iniziato nel 2015 una ricerca sui migranti e il mare. Attraverso un complesso approfondimento sulle tecnologie immersive e interattive dal gennaio del 2016 Vanessa e Stefano guidano e collaborano con gruppi di studenti dell’Università degli Studi e del Politecnico di Torino per esplorare e proporre un itinerario interiore attraverso la dimensione emozionale dei migranti che attraversano il mare. APNEA è un’opera d’arte contemporanea, una mappa di sentimenti e paure cartografata attraverso tecnologie modernissime, interattive, e attraverso l’esposizione di tanti oggetti recuperati e ritrovati in mare. Sono infatti le cose dei migranti, appartenenze che sono storie personali tenere e dolorose, a costituire il corpus di APNEA. Il team di lavoro di questo progetto si è infatti trasferito a Lampedusa nell’agosto del 2016 e nell’isola, vera porta d’Europa, ha realizzato tutti i contenuti dell’opera. In collaborazione con Valerio Cataldi, giornalista che da anni si occupa di migranti, e Tareke Brhane, mediatore culturale e rifugiato residente in Italia, entrambi fondatori del Comitato 3 Ottobre (lo stesso team che ha organizzato il ricordo del 3 Ottobre di quest’anno), APNEA filma e fotografa, ma soprattutto rende tangibili gli oggetti delle vittime di alcuni naufragi avvenuti nei mari del canale di Sicilia e intorno a Lampedusa, in particolare quelli del 3 ottobre 2013. Oggetti che erano stati esposti nel museo temporaneo “Verso il museo della fiducia e del dialogo per il Mediterraneo” e che ora stanno lentamente tornando dai parenti delle vittime.  Nei mari di Lampedusa è stato interamente realizzato il video a 360° che APNEA mostrerà al pubblico attraverso un visore di realtà virtuale: un progetto audiovisivo speciale perché costruito con la disponibilità e competenza di Simone di Simone d’Ippolito, uno dei sommozzatori che ha aiutato nel recupero dei corpi ritrovati in mare il 3 ottobre 2013. In mare, poi, è stata filmata la scultura realizzata e donata al progetto dall’artista Rossella Fida, oggi residente a Parigi. In APNEA tre diversi ambienti offrono allo spettatore diversi gradi d’interattività per un viaggio personale all’interno delle proprie emozioni. Si parte da un’esposizione composta da fotografie e video che isolano e decontestualizzano gli oggetti delle vittime del naufragio, distanti e sospesi nell’assenza, sguardo e mente si trovano sul fondo della storia e nella memoria dell’acqua. Proprio l’acqua, il mare e gli oggetti sono l’elemento centrale dei successivi momenti studiati per far vivere allo spettatore un’esperienza individuale. Uno spazio con una proiezione avvolgente e interattiva riporta ad un’esperienza immersiva nei fondali marini accompagnati dal ricordo di voci scomparse. Il movimento del visitatore modifica l’ambiente in tempo reale. Infine il visitatore potrà fruire di una esperienza di immersione nei mari di Lampedusa attraverso la visione di un video a 360. Lo stesso video sarà messo a disposizione anche sulla piattaforma Youtube e sul sito officinesintetiche.it. Fondazione 107 tende da sempre nel suo programma a privilegiare le tematiche sociali e geopolitiche ed è così che il progetto APNEA si inserisce per le tematiche trattate in un continuum con la mostra in corso AMIANTO, antologica dell’artista torinese Federico Piccari che esplora attraverso l’installazione, la pittura, la scultura, il video la difficoltà nel definire un equilibrio nei rapporti tra gli uomini con origini differenti (oriente ed occidente). Il tema del corpo, dell’uomo,...

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