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Peacekeeping operations: Lezioni di pace alla Scuola di Applicazione dell’Esercito  

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Peacekeeping operations: Lezioni di pace alla Scuola di Applicazione dell’Esercito  

“Il nostro obiettivo è contribuire alla formazione di leader civili e militari in grado di utilizzare linguaggi e strumenti comuni, a beneficio della pace e della sicurezza in Italia e nel mondo”. Con queste parole il generale Claudio Berto, Comandante della Scuola di Applicazione dell’Esercito ha dato il via al 9° corso di orientamento alla stabilizzazione e ricostruzione dei territori compromessi dagli esiti di un conflitto armato, presso la Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino. L’organizzazione è stata curata dal Centro Studi sulle Operazioni di Post-Conflict, sezione dell’Esercito specializzata nell’analisi e nell’insegnamento delle discipline legate al tema della sicurezza. La 9° edizione del corso si rivolge a un gruppo selezionato di funzionari civili, ufficiali superiori delle Forze Armate e studenti universitari interessati ad acquisire le competenze per operare nelle aree destabilizzate da scontri armati e nelle quali la comunità internazionale ha il mandato di provare a ristabilire pace e sicurezza. “La sinergia con il mondo accademico, diplomatico e universitario è il principio a cui si ispira questa nuova proposta didattica” sostiene il generale Claudio Berto. Sarà di grande peso la partecipazione di studenti e osservatori stranieri provenienti da Camerun, Georgia, Macedonia (FYROM), Oman e Tunisia la cui presenza denoterà l’interesse suscitato dall’approccio italiano al delicato tema del “post-conflict” e l’elevata qualità degli insegnamenti impartiti a Torino, in lingua inglese, da insegnanti militari, docenti universitari e specialisti delle Nazioni Unite. In queste due settimane di studio saranno affrontati temi di grande rilevanza come il ruolo dell’ONU, dell’Europa e delle agenzie non governative, l’assistenza alle forze di sicurezza locali, il diritto umanitario internazionale, il problema dei “bambini – soldato”, l’impatto delle differenze etniche, religiose e culturali nei diversi contesti in cui è necessario ripristinare le fondamenta di una società dilaniata da un...

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A Torino 111 porte si aprono per 2 giorni con il progetto OpenHouse.

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A Torino 111 porte si aprono per 2 giorni con il progetto OpenHouse.

111 saranno gli spazi pubblici e privati che saranno aperti durante la prima edizione di Open House Torino, il 10 e 11 giugno. Open House è un progetto nato a Londra nel 1992, da un’idea di Victoria Thornton: appartamenti privati, uffici, edifici storici, generalmente chiusi aprono gratuitamente le loro porte al pubblico per un solo fine settimana all’anno, per farsi conoscere e per rivelare i diversi modi di vivere. Attualmente Open House London apre ben 700 spazi e conta su 300mila visitatori. Per questa sua prima edizione, Open House Torino aprirà appartamenti privati dal design originale in edifici storici come Palazzo Saluzzo di Paesana, alcuni villini liberty di Cit Turin e San Donato, gli edifici riqualificati e trasformati in centri culturali o terziario come l’ex INCET o il Lanificio di Torino, le case-studio dei professionisti come Zucca Architettura Factory e Studio Carlo Ratti Associati, hotel di design contemporaneo come l’NH Carlina, il Duparc Contemporary Suites, l’AC Hotel o Camplus Lingotto, gli edifici religiosi come la Sinagoga, Santa Pelagia o la chiesa del Sacro Volto. E poi il Palazzo della Luce, gioiello neobarocco nel cuore del Quadrilatero romano, ex sede Enel in cui sono stati realizzati moderni uffici e un pionieristico concept residenziale, con appartamenti che diventano ville urbane dotate tutte di ampi giardini privati; Palazzo Bricherasio rimasto chiuso per anni dopo la stagione d’oro come centro espositivo, Palazzo Birago e Palazzo Affari della Camera di Commercio di Torino, gli spazi educativi della Scuola Chagall, della ludoteca il Paguro e il laboratorio di lettura del villino Caprifoglio; i grandi edifici in cerca di nuova funzione come Palazzo del Lavoro, Torino Esposizioni e Motovelodromo, in un dialogo continuo tra storia e architettura, tra presente e passato, tra diversi modi di pensare, di vivere e di essere nella nostra città. Nella lista dei 111 spazi aperti ci sono Casa Hollywood, Verde 25, le Torri Pitagora, Sermig – ex Sellerie, Piazza dei Mestieri, Casa Jasmina, Bivacco Urbano, Galleria Franco Noero, Casa Pazza, Casa Okumé, Sala da ballo Le Roi, Casa Baloire, Spazio R3, Lombroso 16, Tre Colori, Domino, Casa Y, Casa Pomba, Archivio Tipografico, Casa Ozanam e Orto Alto, Gruppo Abele – ex Cimat, Luoghi Comuni – Porta Palazzo, Casa Bossi, Casa Oz, Casa nel Parco. Qui la lista completa delle architetture visitabili, con le schede di ognuna: http://openhousetorino.it/ edifici/. Open House Torino coinvolge tutti i quartieri della città, dal centro alla periferia alla collina e invita i visitatori a costruirsi i propri itinerari, seguendo i propri interessi: la Torino dall’alto offerta dal campanile di Faa’ di Bruno, dalle Torri Pitagora e dalla Fondazione Monaco; la Torino del liberty rivisitato dal design contemporaneo di Cit Turin e San Donato; la Torino degli edifici ex industriali reinterpretati dalla cultura contemporanea o ancora in cerca di destinazione come l’ex DAI di Mirafiori Sud. Ma anche la curiosità di scoprire la Torino contemporanea di The Number 6, la casa più bella del mondo, di Verde 25, con i suoi grandi alberi in facciata, dei cortili di ex CEAT ed ex Tobler, ripensati come ampi spazi verdi. Le visite sono gratuite, sono organizzate in modo diverso nei vari luoghi aperti, hanno in genere una cadenza regolare (ogni 20-30 minuti) e a volte sono condotte dagli stessi progettisti, così da soddisfare le eventuali curiosità dei visitatori. L’associazione appartiene al network internazionale...

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Lo scrittore indiano Amitav Ghosh a Torino per parlare di cambiamenti climatici. Prima l’Off poi il Lingotto.

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Lo scrittore indiano Amitav Ghosh a Torino per parlare di cambiamenti climatici. Prima l’Off poi il Lingotto.

Doppio impegno per lo scrittore indiano Amitav Ghosh a Torino. Il soggiorno in città comincerà con il Salone Off 2017, dove giovedì 18 maggio alle 16.00 nelll’Aula Magna del Campus Einaudi, parteciperà ad un incontro sul tema “La narrativa dei cambiamenti climatici nell’era dell’Antropocene” aperto a tutti. Con lui interrverranno in conversazione i docenti dell’Università di Torino, Roberto Beneduce (Culture, Politica, Società), Carmen Concilio (Lingue, Letterature straniere e culture moderne) e Daniela Fargione (Studi Umanistici). Per l’incontro è prevista la presenza dei traduttori Anna Nadotti e Norman Gobetti. Il giorno seguente, venerdì 19 maggio alle ore 17.00 in Sala Azzurra al Lingotto , organizzato dall’editore Neri Pozza parteciperà al Festival Incroci di Civiltà di Venezia nell’ambito del Superfestival. Nato a Calcutta nel 1956, laureato in antropologia alla St. Hedmund di Oxford, ha inizialmente lavorato come giornalista per l'”Indian Express” di New Delhi. Vive tra il suo Paese natale e New York, dove, dal 1999, è stato professore universitario alla City University di New York e a Harvard, fino al 2005. È considerato uno dei più importanti scrittori indiani in lingua inglese, noto anche per la sua “trilogia della Ibis”, ambientata in India durante la guerra dell’oppio, di cui sono già comparsi i primi due volumi: “Mare di Papaveri” (Neri Pozza, 2009) e “Il fiume dell’oppio” (Neri Pozza, 2011). Tra le altre pubblicazioni in lingua italiana ricordiamo: “Il paese delle maree” (Neri Pozza, 2005), “Il palazzo degli specchi” (Neri Pozza, 2007), “Il cromosoma Calcutta” (Neri Pozza, 2008), “Lo schiavo del manoscritto” (Neri Pozza, 2009), “Le linee d’ombra” (Neri Pozza,...

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RALLY ERA 2017, le stelle, i campioni e le vetture che hanno fatto la storia del rally.

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RALLY ERA 2017, le stelle, i campioni e le vetture che hanno fatto la storia del rally.

Sabato 29, domenica 30 aprile e lunedì 1° maggio Asti ospiterà la seconda edizione di Rally Era, un evento che ha l’obiettivo di valorizzare la storia dell’automobilismo sportivo in un contesto territoriale (quello di Asti e del Monferrato) ricco di tradizioni, cultura ed eccellenze. Rally Era 2017 avrà come filo conduttore e tematica principale la Lancia Delta pluricampione del mondo rally, che celebra i 30 anni dal debutto agonistico avvenuto in occasione del Rallye di Montecarlo 1987. Un’icona dei rally moderni che, in varie versioni ed evoluzioni, ha dominato il Campionato del Mondo Rally dal 1987 al 1992, conquistando 10 titoli mondiali: 6 consecutivi per i Costruttori e 4 per i Piloti. È la vettura dei record. È l’esempio di un’eccellenza italiana senza rivali. È la regina dei rally che ancora oggi accende l’entusiasmo degli appassionati.     Ospiti d’eccezione di Rally Era saranno i piloti che più hanno vinto al volante di una vettura che è già leggenda: primi fra tutti, il due volte campione del mondo Miki Biasion (iridato nel 1988 e 1989) e il finlandese Markku Alen, che ha legato la sua carriera rallistica ai marchi italiani Fiat e Lancia, debuttando con la 124 Abarth nel 1974 per concludere sulla Delta Integrale nel 1989. Insieme a queste due star internazionali ci saranno gli altri campioni europei ed italiani Alex Fiorio, Fabrizio Tabaton, Dario Cerrato, Piero Liatti, Piero Longhi e Piergiorgio Deila. Sono i personaggi che animeranno il Rally Era Talk Show, vero e proprio spettacolo “live” in programma domenica 30 aprile alle 21 sul palco del Teatro Alfieri di Asti. Una serata con ingresso gratuito accompagnata dalla musica della band di Francess, voce black che si sta imponendo nel panorama soul & blues europeo. Ma il primo appuntamento di Rally Era è previsto sabato 29 aprile alle 10.30 presso il Polo Universitario di Asti, dove i ragazzi del Team 037 4WD-Hybrid del Politecnico di Torino illustreranno il progetto che vede protagonista una gloriosa Lancia Rally 037 del 1984 dotata di moderna trazione integrale ibrida: una straordinaria iniziativa che unisce passato e futuro, tradizione e nuove tecnologie. Parteciperà all’evento anche l’ingegner Claudio Lombardi, già direttore tecnico dell’Abarth negli anni Ottanta e Novanta che sta seguendo gli studenti del Team 037 4WD-Hybrid nella loro avventura. Il ricco programma di Rally Era 2017 si completa con le iniziative concentrate nel centro di Asti, in piazza Alfieri: l’esposizione statica delle vetture che hanno caratterizzato la storia dei rally (con un particolare schieramento di Lancia Delta dotate di pedigree sportivo), le esibizioni sul tracciato appositamente allestito in piazza, ed un raduno di auto storiche e sportive che, lunedì 1° maggio, percorreranno le strade più suggestive del Monferrato, partendo da piazza Alfieri alle 10.30 per ritornarvi alle 16.30 al termine di una “Cavalcata Aleramica” del secondo millennio.   Il Monferrato è un territorio ricco di bellezze naturali e architettoniche; le strade che lo attraversano sono lo strumento ideale per coinvolgere gli appassionati di auto storiche in un tour alla scoperta del paesaggio e delle tradizioni locali: combinazioni vincenti che hanno portato all’inserimento di Rally Era tra le iniziative di Monferrato 1050 e di Monferrato European Community of Sport 2017. Luca Gastaldi RALLY ERA 2017 TUTTE LE INIZIATIVE IN PROGRAMMA RALLY ERA UNIVERSITY Sabato 29 aprile alle 10.30 presso il Polo Universitario di Asti...

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Il Quartetto Lyskamm, vincitore del Borletti Buitoni Music Prize, suona al Lingotto.

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Il Quartetto Lyskamm, vincitore del Borletti Buitoni Music Prize, suona al Lingotto.

  Il Quartetto Lyskamm è stato il vincitore del Borletti Buitoni Trust Special Chamber Music Prize, assegnato a Londra nel gennaio 2016 «in honour of Claudio Abbado», e mercoledì 26 aprile 2017 alle 20.30 sarà protagonista dell’ultimo appuntamento di Lingotto Giovani 2016-2017, la rassegna cameristica di Lingotto Musica che da alcuni anni imposta la propria programmazione reclutando strumentisti e formazioni risultate vincitrici di recenti concorsi o premi assegnati da prestigiose istituzioni europee. Il Quartetto Lyskamm – formato dalle violiniste Cecilia Ziano e Clara Franziska Schötensack, la violista Francesca Piccioni e il violoncellista Giorgio Casati – è infatti una delle espressioni più significative del panorama cameristico emergente italiano, già vincitore di numerosi concorsi internazionali e ospite ormai regolare di prestigiose sedi concertistiche in Italia e all’estero. Fondato nel 2008 nel Conservatorio di Milano è stato allievo del Quartetto Artemis presso l’Università delle Arti di Berlino, nonché del violista Hatto Bayerle, uno dei componenti e fondatori del leggendario Quartetto Alban Berg. Il programma della serata, che si svolge come di consueto presso la Sala Cinquecento del Lingotto, si apre con il Quartetto in fa maggiore op. 77 n. 2 Hob. III:82 di Franz Joseph Haydn, ultimo lavoro completato dal compositore austriaco per quartetto d’archi, genere che accompagnò l’attività di Haydn per tutto il corso della sua vita; fu commissionato nel 1799 dal principe Maximilian Lobkowitz, uno dei principali mecenati di Beethoven, e pubblicato tre anni dopo a Londra. Segue il Quartetto n. 6 Sz 114 di Bela Bartók; iniziato in Svizzera nell’agosto del 1939 e terminato a Budapest in novembre, è l’ultima composizione scritta in Europa prima che il compositore fosse costretto a emigrare in America a causa del dilagare della dittatura nazista. Il Quartetto infatti era stato commissionato dal Quartetto Ungherese, ma Bartók era stato costretto a fuggire prima che fosse possibile eseguirlo in Ungheria e la prima esecuzione ebbe luogo a New York nel 1941 da parte del Quartetto Kolisch che ne ricevette anche la dedica. Grazie all’accordo con l’Università di Torino e il corso di laurea in DAMS il concerto è introdotto da una breve guida all’ascolto a cura dello studente Fabrizio...

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“La fotografia tra carta e digitale” è stato il tema del Piemonte Visual Contest.

Pubblicato da alle 15:59 in Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

“La fotografia tra carta e digitale” è stato il tema del Piemonte Visual Contest.

L’indiscusso valore storico delle immagini, quello che documenta, e va al di là dell’estetica, senza dimenticarsene. Lo sanno bene gli organizzatori del Piemonte Visual Contest che hanno dedicato un incontro dell’edizione 2017 al tema «La fotografia tra carta e digitale» per discutere della storia e dell’evoluzione del Piemonte attraverso la fotografia.     Un titolo già ambiguo: il termine ‘carta’ si riferisce alle fotografie cartacee, analogiche del ‘900; ma ‘carta’ è anche la rappresentazione visiva di una realtà, una mappa, una cartografia. D’altronde il Piemonte Visual Contest 2017 tratta proprio di questo, di Novecento in Piemonte. A partire da mappe, open data e visualizzazioni multimediali digitali, i partecipanti al concorso sono chiamati a raccontare il territorio (il suo passato e il suo presente), le sue problematiche e i suoi sviluppi. Per fare ciò, ognuno potrà servirsi di dati liberamente accessibili, scaricabili e utilizzabili. Il Fondo Mario Gabino, per esempio, conta 16 mila fototipi, tra foto urbane e alpine. Questi documenti, oltre a rappresentare un patrimonio del valore inestimabile, si rivelano ancora oggi funzionali nell’ottica di uno studio di confronto: com’è cambiata la città nel Novecento? E i ghiacciai che Gabino amava fotografare esistono ancora? È così che si scoprono gli scavi di via Roma, pensati per la metropolitana e che oggi sono diventati parcheggi. Questa «Torino che scompare» – titolo del concorso vinto da Mario Gabino per documentare i cambiamenti di inizio Novecento – oggi vuole essere ri-raccontata e, nell’incontro con le nuove tecnologie, con le piattaforme digitali ha la possibilità di rinascere. Riappare, nelle fotografie aeree geo-referenziate, nelle mappe in sovrimpressione del portale del Piemonte, nello Street Museum, l’applicazione in realtà aumentata che permette di visualizzare tramite smartphone geo-localizzato immagini storiche nel luogo in cui sono state scattate, per uno spettacolo di presente e passato a confronto. Insieme al Fondo Gabino, anche lo Urban Center Metropolitano e i Geoportali del Piemonte (realizzati dal CSI: www.geoportalepiemonte.it) offrono open data per la partecipazione al concorso. Federico...

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Presentato il Progetto SAR-GEN, uno studio innovativo per la cura dei tumori rari.

Pubblicato da alle 10:07 in Innovazione, Medicina, Prima pagina, Università | 0 commenti

Presentato il Progetto SAR-GEN, uno studio innovativo per la cura dei tumori rari.

Medicina del futuro, ma per i mali del passato. Quelli che ancora oggi, malgrado la loro rarità, toccano migliaia di individui, soprattutto bambini. Si sta parlando di sarcomi, tumori dell’osso e dei tessuti molli le cui percentuali di guarigione restano al 60% vista la complessità e la difficoltà di trattamento delle metastasi. Una speranza c’è, arriva da Torino, e la si riscontra presso il reparto di oncoematologia pediatrica del Regina Margherita e da quest’anno, anche presso il Cto. Il progetto in questione si chiama Sar-Gen: si tratta di uno studio multicentrico nato dall’alleanza fra Aieop (Associazione italiana di ematologia oncologia pediatrica) e Hugef (Human genetic foundation). «L’obiettivo», ha spiegato Ruggero de Maria, presidente di Hugef alla conferenza stampa di presentazione, insieme a Franca Fagioli, ideatrice e direttrice del reparto di oncoematologia pediatrica del Regina Margherita, «è far dialogare tecnologie innovative nella pratica clinica nella medicina di precisione». Lo definisce «progetto visionario», il prof. Pelicci di Alleanza contro il cancro: le armi biotecnologiche hanno bisogno di una grande capacità organizzativa. Ma non impossibile, soprattutto se con il contributo di due grandi enti radicati sul territorio: la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Veronesi. Francesco Profumo, presidente della Compagnia, ne sottolinea il tema culturale: «il nostro impegno nel settore della sanità è volto a promuovere iniziative che riportino l’attenzione alla persona e al cittadino. Ogni paziente è un pezzo di ricerca». L’approccio è innovativo: non si tratta solo di sviluppare strategie personalizzate, ma di incrementare la conoscenza della malattia e delle sue cure ad ogni paziente, portatore di una propria identità singolare. Federico...

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Gli studenti piemontesi premiati a Milano dalla Commissione Europea per “I giovani e le scienze” .

Pubblicato da alle 18:46 in Innovazione, Medicina, Notizie, Prima pagina, talenTO, Università | 0 commenti

Gli studenti piemontesi premiati a Milano dalla Commissione Europea per “I giovani e le scienze” .

Premiati a Milano diversi studenti piemontesi. Rappresenteranno l’Italia alla finale europea del concorso europeo I GIOVANI E LE SCIENZE della Direzione Generale Ricerca della Commissione europea a Tallin dal 22 al 27 settembre , che prevede premi sino a 7mila euro, gli studenti che hanno realizzato il prototipo e il progetto intitolato: “CardioID: dimmi come batte il tuo cuore e ti dirò chi sei!” sono Mattia Borgna (1998), Andrea Domenico Mourglia (1998), Filippo Pairotti (1998) dell’Istituto Internazionale ‘E. Agnelli’ di Torino. “Il nostro progetto consente di  fare identificazione personale con battito cardiaco e prototipo di orologio da polso per farsi riconoscere ed è applicabile anche con servizi vari come l’e-banking”, spiegano. CardioID è un dispositivo capace di riconoscere l’identità di una persona attraverso l’analisi del segnale elettrocardiografico (ECG), ovvero il segnale elettrico generato dal cuore durante una contrazione. Il sistema consta di un amplificatore ECG, una scheda di acquisizione e trasmissione wireless ed un dispositivo mobile (Smartphone o Tablet). L’amplificatore ECG, per mezzo di elettrodi posti sui polsi, amplifica e preleva il segnale corrispondente alla prima derivazione cardiaca. Tra gli altri premiati vincono il viaggio e la partecipazione a  TISF, fiera scientifica internazionale di Taiwan (www.ntsc.gov.tw), febbraio 2018;(Premio AIM, Associazione italiana di metallurgia) per il loro progetto intitolato “Nanozimi: particelle inorganiche che  imitano gli enzimi” gli studenti Martina Boarino (1998), Francesco Gardini (1997)  dell’ IS ‘A. Sobrero’ di  Casale Monferrato, Alessandria. Inoltre vincono viaggio e partecipazione a 8a INESPO, olimpiade internazionale dell’ambiente e della sostenibilità (www.inespo.org), Amsterdam, settembre per il loro progetto “ iBreathe: studio delle relazioni e interazioni tra condizioni climatiche e inquinamento atmosferico”, gli studenti Federico Gambedotti (1999), Lorenzo Ugoccioni (2000) del Liceo Scientifico Statale ‘G. Ferraris’, Torino. Vince viaggio e partecipazione a Expo Sciences Belgio, Bruxelles, aprile 2018 (Premio Salvetti Foundation)- per il suo progetto intitolato: Protesi robotiche: nuove frontiere. Costi sempre più bassi per una diffusione globale” la studentessa Giorgia Ladislao (1998) del Liceo Scientifico Statale ‘L. Cocito’, Alba, Cuneo. Il Piemonte per l’edizione 2017 del concorso europeo “I giovani e le scienze” si è distinto per qualità di progetti e per numero di partecipanti rispetto ad altre regioni italiane. Per altri dettagli sul concorso europeo- selezione italiana che è annuale si può contattare la FAST-Federazione delle Associazioni Scientifice e...

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La potente debolezza delle immagini. Se ne è parlato al Goethe-Institut.

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La potente debolezza delle immagini. Se ne è parlato al Goethe-Institut.

Mercoledì 15 marzo al Goethe-Institut di Torino si è svolto un dibattito con tema:  “Etica dell’immagine” a cui hanno preso parte Federico Vercellone, Maria Tilde Bettetini e Adriano Fabris. Federico Vercellone, Professore all’università di Torino ha introdotto l’argomento che è stato poi sviluppato dagli altri due partecipanti: in particolare, Maria Tilde Bettetini (IULM Milano), ha fatto un excursus su come fosse vista l’immagine nel passato, parlando di Ebraismo, Cristianesimo, di Lutero e dell’Islam. Il Professor Adriano Fabris (Università di Pisa), ha fatto riferimento all’oggi, ed è stato proprio lui a rendere vivo questo dibattito, facilitando, all’interno della Sala Grande, l’immedesimarsi e il ritrovarsi nelle sue parole. In evidenza sulla cartolina d’invito troviamo una fotografia tratta da Postcards from Europe dell’artista Eva Leitolf che ha immortalato un albero d’arancio: qui possiamo notare la quantità di frutti caduti ai piedi dell’albero e i pochi rimasti sui rami. Quale è il nesso tra l’immagine scelta e questo dibattito il cui intento è volutamente transdisciplinare?  La lettura proposta da Fabris, parte dall’assunto che nella nostra epoca osserviamo migliaia di immagini ogni giorno, diversamente rispetto al passato dove raramente si potevano osservare immagini al di fuori delle chiese o dei musei. Al giorno d’oggi le fotografie non sono qualcosa di straordinario, ma sono divenute ordinarie e, per la maggior parte di noi, non hanno una vera forza iconica, non hanno peso; alcune restano e permangono nella mente altre, la maggior parte, spesso contingenti, già conosciute e che quindi non colpiscono la nostra mente, non trovano spazio nella nostra memoria e scivolano via senza lasciare traccia. “Potente debolezza” questo è l’ossimoro che è stato affiancato alla parola “immagine” da Adriano Fabris, un elemento che compare e scompare: è potente in quanto colpisce ma allo stesso tempo debole perché non ha durata. Questa debolezza è quasi irrilevante, infatti, le immagini sono necessarie e raggiungono un’autonomia tale da avere un’individualità rispetto allo spazio della realtà e dell’oggettività: esse sono in grado di sostituirsi all’esperienza diretta della realtà, portandoci poi a cercare di conoscere ciò che ritraggono e descrivono. Al significato e alla storia che l’immagine ha catturato ci si arriva soltanto in seguito rispetto alla visione nell’immediatezza, siamo incuriositi e nasce in noi la voglia di una spiegazione, di parole che caratterizzino la scena. Non solo le fotografie ci permettono di vivere, vedendole, le vicende di qualcun altro ma intaccano anche la nostra stessa realtà: questa è mediata dalle tecnologie e dai supporti che le veicolano. Ad essi vi giungiamo, ancora una volta per mezzo di un’icona, piccola immagine convenzione simbolica che compare sul monitor e rappresenta una porta, la quale ci permette di entrare in un altro mondo, quello virtuale. La domanda quindi è: la concentrazione sulla parola, in un mondo nel quale l’immagine è anteposta a tutto per attirare l’attenzione, è ormai superata? Gaia Della...

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“Coloriamo la ricerca”. La Fondazione Veronesi a sostegno dell’oncologia pediatrica.

Pubblicato da alle 16:42 in DOXA segnalazioni, Economia, Eventi, Medicina, Prima pagina, Università | 0 commenti

“Coloriamo la ricerca”. La Fondazione Veronesi a sostegno dell’oncologia pediatrica.

Matite colorate a sostegno dell’oncologia pediatrica. Al via la prima edizione dell’iniziativa di piazza.  Sostenere la ricerca scientifica nell’oncologia pediatrica per garantire le migliori cure possibili ai bambini malati di tumore e aumentare le loro aspettative di guarigione. È questo l’obiettivo per cui sabato 25 e domenica 26 marzo, i volontari di Fondazione Umberto Veronesi saranno nelle piazze di tutta Italia per la prima edizione di “Coloriamo la ricerca”. L’iniziativa si svolgerà nelle principali città italiane e vedrà oltre 900 volontari distribuire confezioni di dodici matite colorate di Fila-Giotto a fronte di una donazione minima di 10 euro che contribuirà a sostenere il progetto Gold for Kids, con cui la Fondazione finanzia la ricerca scientifica e contribuisce alla copertura dei costi di avviamento e di gestione dei progetti di ricerca. Con il progetto Gold for Kids dal 2014 Fondazione Umberto Veronesi sostiene la ricerca scientifica e le cure mediche nel campo dell’oncologia pediatrica. Grazie al ricavato di “Coloriamo la ricerca” in particolare si impegna a finanziare per il 2017 il lavoro di 15  medici e ricercatori di altissimo profilo che hanno deciso di dedicare il proprio lavoro allo studio di migliori e più efficaci terapie per la cura di tumori di bambini e adolescenti.     Per maggiori info e per conoscere la piazza più vicina: www.fondazioneveronesi.it oppure telefonare al numero dedicato 373...

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