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Visto due volte. L’opera di Giulio Squillacciotti per l’Arte Irregolare torinese.

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Visto due volte. L’opera di Giulio Squillacciotti per l’Arte Irregolare torinese.

Quando l’ordinario diventa straordinario Visto due volte è il progetto espositivo di Giulio Squillacciotti, artista visivo romano, classe 1982, che utilizzando il mezzo audio-video in chiave documentaristica e performativa, indaga storie universali e narrazioni particolari dai profondi esiti socio-antropologici. Si tratta di un processo di analisi e interpretazione di esperienze di vita, credenze religiose e cultura popolare volto alla creazione di nuovi racconti possibili. La mostra, terminata da qualche giorno e allestita presso la sede dell’Associazione Barriera, è stata curata da Annalisa Pellino e Beatrice Zanelli di Arteco – associazione torinese che si dedica a progetti di valorizzazione del patrimonio storico-artistico, di promozione di giovani artisti e di educazione –  che hanno invitato l’artista in residenza a Torino, nel marzo scorso, a riflettere, attraverso il processo costitutivo del suo fare arte, sulla pratica di archiviazione dell’Arte Irregolare, storicamente definita come art brut o outsider art. Il lavoro in mostra verte sulle riflessioni di Squillacciotti rispetto a tre archivi torinesi di Arte Irregolare, luoghi distinti, ma accomunati dalla stessa storia fatta di soggetti autodidatti, eccentrici, visionari che hanno operato attraverso forme creative singolari, fuori dal circuito dell’arte mainstream: il MAET – Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università degli Studi di Torino , quello di opere realizzate nell’ex Ospedale Psichiatrico di Collegno e l’Archivio Mai Visti e altre storie della Città di Torino. Una sorta di scenografia teatrale – Scenografia, per monologo, 2017 – fatta di opere scultoree di tempera, tele e telai in legno, illuminate da fasci di luce puntata, invitava lo spettatore ad accedere ad una realtà irregolare, in cui l’ordinario diventa straordinario: i disegni in superficie sono liberamente tratti da un quaderno dell’autore Luigi Sapetti, conservato al MAET. Si proseguiva poi con tre grandi schermi disposti in successione che presentano l’opera video La Storia, in generale (2017) in cui in maniera parallela è posto in evidenza, con intima cura, il lavoro nascosto, ma concreto di conservazione e catalogazione svolto dai tre responsabili dei tre archivi sopracitati: Gianluigi Mangiapane, Calogero Baglio e Tea Taramino. Lo spazio dell’archivio è finalmente svelato e valorizzato nella sua essenza attraverso le azioni e i gesti di chi per primo crede alle sue finalità mnestiche. Il percorso si concludeva con il film che dà il titolo al progetto espositivo, Visto due volte, in cui gli spazi apparentemente musealizzati della Certosa di Collegno, sede dell’ex-Ospedale Psichiatrico fanno da sfondo ad una visita guidata realizzata dagli studenti del Liceo Artistico Renato Cottini, coinvolti nelle riprese. Il “visionario” testo vocale dell’audioguida cita le parole tratte da un lavoro di Gaetano Carusotto, artista irregolare dell’Archivio Mai Visti, riadattato per l’occasione: si tratta di un nuovo modo di “vedere” e rielaborare le storie, attivando anche nuovi percorsi espressivi. Come commenta Annalisa Pellino nel suo testo: “Ad andare in scena è una sorta di rituale re-enacted da non-attori che recitano se stessi e ci mostrano immagini già viste, luoghi già visitati, parole già scritte”. Mediante il lavoro di Giulio Squillacciotti alcune opere di Arte Irregolare sono esposte e considerate quindi nella loro essenza creativa; come sostiene Beatrice Zanelli – “attraverso un semplice filtro, l’artista le declina, aumentandone la portata e contravvenendo a quel trend che ha portato finora il contemporaneo a emarginare l’outsider art. In questo senso la ricerca artistica di Squillacciotti ha interessato anche la nuova direttrice di Artissima...

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A Torino il primo Workshop Nazionale sulle Gestione delle Emergenze.

Pubblicato da alle 11:57 in DOXA segnalazioni, Eventi, galleria home page, Innovazione, talenTO, Università | 0 commenti

A Torino il primo Workshop Nazionale sulle Gestione delle Emergenze.

  L’Associazione Italiana Cultura Qualità con Thales Alenia Space ( J.V. tra Thales e Leonardo) ha organizzato il primo Workshop Nazionale sulle Gestione delle Emergenze.  Il convegno si aprirà con i saluti della Sindaca Chiara Appendino , del Vice Presidente del Consiglio Regionale Nino Boetti, della  Presidente AICQ Giorgia Garola e del Vicepresidente di Thales Alenia Space Walter Cugno. Il chairman del Convegno è Mario Ferrante Thales Alenia Space e Vicepresidente AICQ. Il convegno farà il punto  sullo stato dell’arte nella Gestione e Prevenzione delle Emergenze, crea un forum periodico su questo tema, promuovere il trasferimento di metodologie ed esperienze da un settore all’ altro, rafforza la consapevolezza che le tecnologie spaziali e moderne contribuiscono a migliorare la gestione delle emergenze per condividere l’esperienza delle industrie, agenzie spaziali, associazioni internazionali, università e servizi. L’ AICQ ha sempre avuto un’attenzione particolare non solo ai temi classici della Qualità, ma anche a temi che riguardano la Qualità della Vita del cittadino. L’AICQ e Thales Alenia Space hanno organizzato un evento di notevole interesse. Nel 2016 si mise in opera il primo Workshop Nazionale sulla “Gestione dell’errore Umano” con interventi nel settore Spaziale, Accademico e Sanitario e nel 2017 su questo nuovo tema anch’esso trasversale  sulla “Gestione delle Emergenze”. La Qualità migliora sicuramente nel confronto e nella condivisione. Dai tempi antichi ai giorni nostri l’emergenza è un aspetto che ha coinvolto tutto il nostro Pianeta  Esempi ci sono dati dalle api che in mancanza di fiori producono il miele, utilizzando le secrezioni di altri insetti, oppure dalle formiche che in caso di alluvioni, per proteggere la regina, costruiscono con i loro corpi una zattera.  Anche nelle antiche civiltà precolombiane c’era una particolare attenzione alla prevenzione, basti osservare la tecnica di costruzione degli edifici per ridurre il rischio di collasso in caso di terremoti (Peru – Ollantaytambo). Per Thales Alenia Space, che ha come vision “Lo Spazio come orizzonte dell’Umanità per costruire sulla Terra una vita migliore e sostenibile”,  il contributo all’ organizzazione di questo convegno rappresenta sicuramente un fatto positivo. I satelliti forniscono un notevole supporto alla gestione delle Emergenze come nel caso di COSMO-SkyMed  sistema duale  dell’ ASI e del Ministero della Difesa e Sentinel dell’ESA. Da non dimenticare anche la prevenzione delle Emergenze nello Spazio ed in particolare sulla Stazione Spaziale dove l’Azienda ha realizzato il 50% del Volume Abitabile negli stabilimenti di Torino. L’obiettivo di questo convegno non è alimentare allarmismi, ma far conoscere la straordinaria competenza ed eccellenza su questo tema ed evidenziare nei diversi domini, da quelli ad alta tecnologia come lo Spazio, ai Servizi, alla Sanità, alle Industrie, lo stato dell’arte dell’Emergenza in termini di Prevenzione e Gestione. L’ importanza della partecipazione a questo evento è dettata dall’attualità dell’argomento affrontato con relazioni da parte di esperti, anche di fama internazionale, che spaziano in tutti i campi. Valorizzare e promuovere i risultati raggiunti  Il convegno, grazie al contributo di Intesa San Paolo nonché di altri importanti sponsor, si terrà in un luogo molto suggestivo: il Grattacielo Intesa San Paolo di Torino. Le istituzione hanno dato il massimo supporto a questo evento insieme agli Ordini professionali e ai vari Sponsor che hanno riconosciuto e sostenuto l’importanza di questo tema . Il Workshop è indirizzato sia al grande pubblico che alla Comunità Industriale, Scientifica, Sanitaria, Universitaria , Servizi, Professionisti e Istituti di ricerca....

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A Torino è nata la prima Università Popolare italiana. A raccontarci tutto il Presidente Eugenio Boccardo.

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A Torino è nata la prima Università Popolare italiana. A raccontarci tutto il Presidente Eugenio Boccardo.

L’austero Palazzo di origine seicentesca, da sempre al centro sia della delle vicende storiche sia della città, ora porta il nome di Felice Cordero di Pamparato detto “Campana”, in ricordo del partigiano che liberò l’edificio nell’aprile del 1945. Qui da allora ha sede l’Università Popolare di Torino. Poco distante, in via Po 18, la sera del 12 novembre del 1900 ebbe inizio presso l’allora Regia Università la storia della prima università popolare italiana. A voler essere precisi bisogna tornare indietro di un anno, al 1899 quando alcuni docenti universitari costituirono la Società di Cultura, con l’intento di “promuovere la cultura scientifica e letteraria nel popolo”, come riporta l’art 1 dello Statuto, molti di questi erano legati agli ambienti della massoneria cittadina. Chi volesse ripercorrere la lunga storia di questa istituzione si troverebbe di fronte a notevoli sorprese. Scoprirebbe l’apporto di Cesare Lombroso, scienziato di fama più discusso che conosciuto, troverebbe un giovane Vittorio Valletta insegnante allora totalmente ignaro della Fiat. Le personalità che da qui sono transitate meriterebbe un discorso a parte, indagare gli archivi regalerà a chi avrà voglia e curiosità soddisfazioni non da poco. Per conoscere meglio l’Università Popolare e i suoi attuali 118 corsi abbiamo incontrato l’attuale Presidente il dott. Eugenio Boccardo. Come è giunto ad occuparsi di questa  istituzione ?  Son capitato per caso. All’inizio c’era bisogno di dare una mano, e così giorno su giorno mi ha coinvolto. E’ un impegno che mi ha dato moltissimo. Quando sono arrivato ad occuparmi dell’Università Popolare, circa trent’anni fa, vi erano 15 corsi e 425 iscritti, oggi mettiamo a disposizione 118 corsi per circa 4500 iscritti. Contrastiamo l’analfabetismo, diamo libera cultura, per farci conoscere stiamo tentando anche la strada dei social ma con molta prudenza, per rispetto alle persone che si avvicinano. Come funziona ? E’ un luogo aperto a tutti, ci si iscrive e si può andare tutti i giorni a tutti i corsi che si desiderano, a titolo pieno, inoltre organizziamo tre concerti all’anno gratuiti, nella sala del Conservatorio o al San Giuseppe, dove abbiamo a disposizione alcune aule. Il nostro mondo è laico e questo è una garanzia per tutti, l’importante che sia sempre rispettata la dignità dell’uomo. Quali sono stati gli anni di svolta ? Siamo divenuti Fondazione 15 anni fa, poi Onlus, e recentemente ci siamo accreditati presso il Ministero come Ente Nazionale di Formazione per insegnanti, di primo e secondo livello, inizieremo dal prossimo anno, dal 2018 possiamo cominciare questa nuova attività. Gli insegnanti, secondo me non sono riconosciuti come si dovrebbe, sono essenziali per avere una nazione democratica; una nazione dove possono lavorare i migliori e i migliori escono da una buona formazione scolastica. Come vi finanziate ? Viviamo solo delle iscrizioni dei nostri allievi, paghiamo tutti, e come staff siamo a titolo gratuito. Diversamente non potremmo stare in piedi. Con pazienza e coraggio, non dobbiamo niente a nessuno. Se mogli o figli vogliono seguire i corsi devono pagare come tutti gli altri iscritti. Inoltre paghiamo la guardiania per le lezioni, per sicurezza dei nostri allievi, per accedere ai corsi bisogna presentare una tessera munita di fotografia, è obbligatorio. Abbiamo fondato una casa editrice con il nostro nome, testi dei nostri docenti e no, e da 14 anni abbiamo una rivista scientifica che facciamo con l’Università di Genova, di sociologia politica, si chiama: Cahier. Alcuni insegnanti danno dispense...

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“L’infinita curiosità. Un viaggio nell’universo in compagnia di Tullio Regge”

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“L’infinita curiosità. Un viaggio nell’universo in compagnia di Tullio Regge”

Dall’immensamente grande all’estremamente piccolo con la mostra “L’infinita curiosità. Un viaggio nell’universo in compagnia di Tullio Regge” Nella cornice di un’Accademia delle Scienze recentemente ristrutturata e riconsegnata alla cittadinanza, si è inaugurata la mostra “L’infinita curiosità. Un viaggio nell’universo in compagnia di Tullio Regge”. Il progetto è realizzato nell’ambito delle attività del Sistema Scienza Piemonte, un accordo promosso dalla Compagnia San Paolo e sottoscritto dai principali enti torinesi che si occupano di diffusione della cultura scientifica. Invitati permanenti ai tavoli di lavoro anche la Regione Piemonte, la Città di Torino e la Città metropolitana di Torino. “La ristrutturazione degli spazi adibiti alla mostra”, ha spiegato Alberto Piazza, il presidente dell’Accademia delle Scienze, “ha avuto inizio nel 2016, grazie all’importante sostegno della Compagnia San Paolo, ed è terminata nel gennaio 2017, interessando gli spazi che, nell’edificio originario dell’Accademia – risalente al 1687 – ne costituivano la cappella. Senza il contributo della Compagnia San Paolo oggi non saremmo qui a celebrarne la realizzazione, e vorrei, a questo proposito, sottolineare che il finanziamento di quest’ultima ha sempre obbedito a un disegno preciso e lungimirante di riqualificazione sia culturale sia edilizia del tessuto cittadino: infatti, dal 2005 a oggi, la Compagnia San Paolo ha investito oltre 9 milioni di euro per la cura del palazzo dell’Accademia. Grande, quindi, è il nostro senso di gratitudine nei suoi confronti, e con questa mostra, dal tema quanto mai attuale, ospitata in tali locali rinati a nuova vita, vorrei sottolineare l’impegno di tutti coloro che hanno partecipato alla sua riuscita, per promuovere l’innovazione e la propagazione di progetti di ricerca e della conoscenza, favorendo il nostro spirito critico e un dialogo tra scienza e società”. La mostra, suddivisa in sei sezioni, ha lo scopo di esplorare i temi più affascinanti della fisica contemporanea, dalle onde gravitazionali ai buchi neri, dalla relatività ai quanti, dalle particelle elementari ai macrosistemi: un viaggio immaginario nell’universo, dall’immensamente grande all’estremamente piccolo, attraverso lo spazio, il tempo e la materia. Guida ideale di quest’ultimo sarà Tullio Regge, uno dei più celebri scienziati della seconda metà del Novecento, autore di importanti scoperte scientifiche nel campo della fisica e appassionato divulgatore scientifico. Ed è proprio la sua curiosità, che dà il titolo all’esposizione – accostata all’aggettivo infinita perché “Regge”, come ha specificato Alberto Piazza, “non si è dedicato solo a temi propriamente scientifici, ma anche alla politica, agli organismi geneticamente modificati, al disegno e non solo” – a rappresentare il filo conduttore dell’intero percorso. Questo “si snoda attraverso le due grandi teorie che consentono di interpretare l’universo”, ha affermato Piero Bianucci, curatore della mostra insieme a Vincenzo Barone, “ossia la relatività generale di Einstein e la fisica quantistica, con un passaggio nel “mondo di mezzo” che riguarda molecole, particelle e simili”. “Ci sono, inoltre, due registri, all’interno della rassegna: uno pop, con installazioni, ambienti immersivi, video, exhibit interattivi, che forniscono delle intuizioni e suscitano emozioni, e uno più raffinato, costituito dai testi e dalle bacheche in cui sono esposti i documenti storici che presentano gli studi fondamentali circa questa materia”. “Regge”, infine, “ne è la guida ideale perché, nel corso della sua vita, ha toccato e studiato tutti i temi qui affrontati”. La rassegna sarà, inoltre, accostata a un ricco programma di eventi collaterali che prevedono incontri con grandi scienziati e divulgatori, incroci e contaminazioni...

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Peacekeeping operations: Lezioni di pace alla Scuola di Applicazione dell’Esercito  

Pubblicato da alle 16:40 in Eventi, Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

Peacekeeping operations: Lezioni di pace alla Scuola di Applicazione dell’Esercito  

“Il nostro obiettivo è contribuire alla formazione di leader civili e militari in grado di utilizzare linguaggi e strumenti comuni, a beneficio della pace e della sicurezza in Italia e nel mondo”. Con queste parole il generale Claudio Berto, Comandante della Scuola di Applicazione dell’Esercito ha dato il via al 9° corso di orientamento alla stabilizzazione e ricostruzione dei territori compromessi dagli esiti di un conflitto armato, presso la Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino. L’organizzazione è stata curata dal Centro Studi sulle Operazioni di Post-Conflict, sezione dell’Esercito specializzata nell’analisi e nell’insegnamento delle discipline legate al tema della sicurezza. La 9° edizione del corso si rivolge a un gruppo selezionato di funzionari civili, ufficiali superiori delle Forze Armate e studenti universitari interessati ad acquisire le competenze per operare nelle aree destabilizzate da scontri armati e nelle quali la comunità internazionale ha il mandato di provare a ristabilire pace e sicurezza. “La sinergia con il mondo accademico, diplomatico e universitario è il principio a cui si ispira questa nuova proposta didattica” sostiene il generale Claudio Berto. Sarà di grande peso la partecipazione di studenti e osservatori stranieri provenienti da Camerun, Georgia, Macedonia (FYROM), Oman e Tunisia la cui presenza denoterà l’interesse suscitato dall’approccio italiano al delicato tema del “post-conflict” e l’elevata qualità degli insegnamenti impartiti a Torino, in lingua inglese, da insegnanti militari, docenti universitari e specialisti delle Nazioni Unite. In queste due settimane di studio saranno affrontati temi di grande rilevanza come il ruolo dell’ONU, dell’Europa e delle agenzie non governative, l’assistenza alle forze di sicurezza locali, il diritto umanitario internazionale, il problema dei “bambini – soldato”, l’impatto delle differenze etniche, religiose e culturali nei diversi contesti in cui è necessario ripristinare le fondamenta di una società dilaniata da un...

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A Torino 111 porte si aprono per 2 giorni con il progetto OpenHouse.

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A Torino 111 porte si aprono per 2 giorni con il progetto OpenHouse.

111 saranno gli spazi pubblici e privati che saranno aperti durante la prima edizione di Open House Torino, il 10 e 11 giugno. Open House è un progetto nato a Londra nel 1992, da un’idea di Victoria Thornton: appartamenti privati, uffici, edifici storici, generalmente chiusi aprono gratuitamente le loro porte al pubblico per un solo fine settimana all’anno, per farsi conoscere e per rivelare i diversi modi di vivere. Attualmente Open House London apre ben 700 spazi e conta su 300mila visitatori. Per questa sua prima edizione, Open House Torino aprirà appartamenti privati dal design originale in edifici storici come Palazzo Saluzzo di Paesana, alcuni villini liberty di Cit Turin e San Donato, gli edifici riqualificati e trasformati in centri culturali o terziario come l’ex INCET o il Lanificio di Torino, le case-studio dei professionisti come Zucca Architettura Factory e Studio Carlo Ratti Associati, hotel di design contemporaneo come l’NH Carlina, il Duparc Contemporary Suites, l’AC Hotel o Camplus Lingotto, gli edifici religiosi come la Sinagoga, Santa Pelagia o la chiesa del Sacro Volto. E poi il Palazzo della Luce, gioiello neobarocco nel cuore del Quadrilatero romano, ex sede Enel in cui sono stati realizzati moderni uffici e un pionieristico concept residenziale, con appartamenti che diventano ville urbane dotate tutte di ampi giardini privati; Palazzo Bricherasio rimasto chiuso per anni dopo la stagione d’oro come centro espositivo, Palazzo Birago e Palazzo Affari della Camera di Commercio di Torino, gli spazi educativi della Scuola Chagall, della ludoteca il Paguro e il laboratorio di lettura del villino Caprifoglio; i grandi edifici in cerca di nuova funzione come Palazzo del Lavoro, Torino Esposizioni e Motovelodromo, in un dialogo continuo tra storia e architettura, tra presente e passato, tra diversi modi di pensare, di vivere e di essere nella nostra città. Nella lista dei 111 spazi aperti ci sono Casa Hollywood, Verde 25, le Torri Pitagora, Sermig – ex Sellerie, Piazza dei Mestieri, Casa Jasmina, Bivacco Urbano, Galleria Franco Noero, Casa Pazza, Casa Okumé, Sala da ballo Le Roi, Casa Baloire, Spazio R3, Lombroso 16, Tre Colori, Domino, Casa Y, Casa Pomba, Archivio Tipografico, Casa Ozanam e Orto Alto, Gruppo Abele – ex Cimat, Luoghi Comuni – Porta Palazzo, Casa Bossi, Casa Oz, Casa nel Parco. Qui la lista completa delle architetture visitabili, con le schede di ognuna: http://openhousetorino.it/ edifici/. Open House Torino coinvolge tutti i quartieri della città, dal centro alla periferia alla collina e invita i visitatori a costruirsi i propri itinerari, seguendo i propri interessi: la Torino dall’alto offerta dal campanile di Faa’ di Bruno, dalle Torri Pitagora e dalla Fondazione Monaco; la Torino del liberty rivisitato dal design contemporaneo di Cit Turin e San Donato; la Torino degli edifici ex industriali reinterpretati dalla cultura contemporanea o ancora in cerca di destinazione come l’ex DAI di Mirafiori Sud. Ma anche la curiosità di scoprire la Torino contemporanea di The Number 6, la casa più bella del mondo, di Verde 25, con i suoi grandi alberi in facciata, dei cortili di ex CEAT ed ex Tobler, ripensati come ampi spazi verdi. Le visite sono gratuite, sono organizzate in modo diverso nei vari luoghi aperti, hanno in genere una cadenza regolare (ogni 20-30 minuti) e a volte sono condotte dagli stessi progettisti, così da soddisfare le eventuali curiosità dei visitatori. L’associazione appartiene al network internazionale...

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Lo scrittore indiano Amitav Ghosh a Torino per parlare di cambiamenti climatici. Prima l’Off poi il Lingotto.

Pubblicato da alle 13:31 in Notizie, Pagine svelate, Prima pagina, Università | 0 commenti

Lo scrittore indiano Amitav Ghosh a Torino per parlare di cambiamenti climatici. Prima l’Off poi il Lingotto.

Doppio impegno per lo scrittore indiano Amitav Ghosh a Torino. Il soggiorno in città comincerà con il Salone Off 2017, dove giovedì 18 maggio alle 16.00 nelll’Aula Magna del Campus Einaudi, parteciperà ad un incontro sul tema “La narrativa dei cambiamenti climatici nell’era dell’Antropocene” aperto a tutti. Con lui interrverranno in conversazione i docenti dell’Università di Torino, Roberto Beneduce (Culture, Politica, Società), Carmen Concilio (Lingue, Letterature straniere e culture moderne) e Daniela Fargione (Studi Umanistici). Per l’incontro è prevista la presenza dei traduttori Anna Nadotti e Norman Gobetti. Il giorno seguente, venerdì 19 maggio alle ore 17.00 in Sala Azzurra al Lingotto , organizzato dall’editore Neri Pozza parteciperà al Festival Incroci di Civiltà di Venezia nell’ambito del Superfestival. Nato a Calcutta nel 1956, laureato in antropologia alla St. Hedmund di Oxford, ha inizialmente lavorato come giornalista per l'”Indian Express” di New Delhi. Vive tra il suo Paese natale e New York, dove, dal 1999, è stato professore universitario alla City University di New York e a Harvard, fino al 2005. È considerato uno dei più importanti scrittori indiani in lingua inglese, noto anche per la sua “trilogia della Ibis”, ambientata in India durante la guerra dell’oppio, di cui sono già comparsi i primi due volumi: “Mare di Papaveri” (Neri Pozza, 2009) e “Il fiume dell’oppio” (Neri Pozza, 2011). Tra le altre pubblicazioni in lingua italiana ricordiamo: “Il paese delle maree” (Neri Pozza, 2005), “Il palazzo degli specchi” (Neri Pozza, 2007), “Il cromosoma Calcutta” (Neri Pozza, 2008), “Lo schiavo del manoscritto” (Neri Pozza, 2009), “Le linee d’ombra” (Neri Pozza,...

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RALLY ERA 2017, le stelle, i campioni e le vetture che hanno fatto la storia del rally.

Pubblicato da alle 10:59 in galleria home page, MotorInsider, Spettacoli, Sport, Università | 0 commenti

RALLY ERA 2017, le stelle, i campioni e le vetture che hanno fatto la storia del rally.

Sabato 29, domenica 30 aprile e lunedì 1° maggio Asti ospiterà la seconda edizione di Rally Era, un evento che ha l’obiettivo di valorizzare la storia dell’automobilismo sportivo in un contesto territoriale (quello di Asti e del Monferrato) ricco di tradizioni, cultura ed eccellenze. Rally Era 2017 avrà come filo conduttore e tematica principale la Lancia Delta pluricampione del mondo rally, che celebra i 30 anni dal debutto agonistico avvenuto in occasione del Rallye di Montecarlo 1987. Un’icona dei rally moderni che, in varie versioni ed evoluzioni, ha dominato il Campionato del Mondo Rally dal 1987 al 1992, conquistando 10 titoli mondiali: 6 consecutivi per i Costruttori e 4 per i Piloti. È la vettura dei record. È l’esempio di un’eccellenza italiana senza rivali. È la regina dei rally che ancora oggi accende l’entusiasmo degli appassionati.     Ospiti d’eccezione di Rally Era saranno i piloti che più hanno vinto al volante di una vettura che è già leggenda: primi fra tutti, il due volte campione del mondo Miki Biasion (iridato nel 1988 e 1989) e il finlandese Markku Alen, che ha legato la sua carriera rallistica ai marchi italiani Fiat e Lancia, debuttando con la 124 Abarth nel 1974 per concludere sulla Delta Integrale nel 1989. Insieme a queste due star internazionali ci saranno gli altri campioni europei ed italiani Alex Fiorio, Fabrizio Tabaton, Dario Cerrato, Piero Liatti, Piero Longhi e Piergiorgio Deila. Sono i personaggi che animeranno il Rally Era Talk Show, vero e proprio spettacolo “live” in programma domenica 30 aprile alle 21 sul palco del Teatro Alfieri di Asti. Una serata con ingresso gratuito accompagnata dalla musica della band di Francess, voce black che si sta imponendo nel panorama soul & blues europeo. Ma il primo appuntamento di Rally Era è previsto sabato 29 aprile alle 10.30 presso il Polo Universitario di Asti, dove i ragazzi del Team 037 4WD-Hybrid del Politecnico di Torino illustreranno il progetto che vede protagonista una gloriosa Lancia Rally 037 del 1984 dotata di moderna trazione integrale ibrida: una straordinaria iniziativa che unisce passato e futuro, tradizione e nuove tecnologie. Parteciperà all’evento anche l’ingegner Claudio Lombardi, già direttore tecnico dell’Abarth negli anni Ottanta e Novanta che sta seguendo gli studenti del Team 037 4WD-Hybrid nella loro avventura. Il ricco programma di Rally Era 2017 si completa con le iniziative concentrate nel centro di Asti, in piazza Alfieri: l’esposizione statica delle vetture che hanno caratterizzato la storia dei rally (con un particolare schieramento di Lancia Delta dotate di pedigree sportivo), le esibizioni sul tracciato appositamente allestito in piazza, ed un raduno di auto storiche e sportive che, lunedì 1° maggio, percorreranno le strade più suggestive del Monferrato, partendo da piazza Alfieri alle 10.30 per ritornarvi alle 16.30 al termine di una “Cavalcata Aleramica” del secondo millennio.   Il Monferrato è un territorio ricco di bellezze naturali e architettoniche; le strade che lo attraversano sono lo strumento ideale per coinvolgere gli appassionati di auto storiche in un tour alla scoperta del paesaggio e delle tradizioni locali: combinazioni vincenti che hanno portato all’inserimento di Rally Era tra le iniziative di Monferrato 1050 e di Monferrato European Community of Sport 2017. Luca Gastaldi RALLY ERA 2017 TUTTE LE INIZIATIVE IN PROGRAMMA RALLY ERA UNIVERSITY Sabato 29 aprile alle 10.30 presso il Polo Universitario di Asti...

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Il Quartetto Lyskamm, vincitore del Borletti Buitoni Music Prize, suona al Lingotto.

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Il Quartetto Lyskamm, vincitore del Borletti Buitoni Music Prize, suona al Lingotto.

  Il Quartetto Lyskamm è stato il vincitore del Borletti Buitoni Trust Special Chamber Music Prize, assegnato a Londra nel gennaio 2016 «in honour of Claudio Abbado», e mercoledì 26 aprile 2017 alle 20.30 sarà protagonista dell’ultimo appuntamento di Lingotto Giovani 2016-2017, la rassegna cameristica di Lingotto Musica che da alcuni anni imposta la propria programmazione reclutando strumentisti e formazioni risultate vincitrici di recenti concorsi o premi assegnati da prestigiose istituzioni europee. Il Quartetto Lyskamm – formato dalle violiniste Cecilia Ziano e Clara Franziska Schötensack, la violista Francesca Piccioni e il violoncellista Giorgio Casati – è infatti una delle espressioni più significative del panorama cameristico emergente italiano, già vincitore di numerosi concorsi internazionali e ospite ormai regolare di prestigiose sedi concertistiche in Italia e all’estero. Fondato nel 2008 nel Conservatorio di Milano è stato allievo del Quartetto Artemis presso l’Università delle Arti di Berlino, nonché del violista Hatto Bayerle, uno dei componenti e fondatori del leggendario Quartetto Alban Berg. Il programma della serata, che si svolge come di consueto presso la Sala Cinquecento del Lingotto, si apre con il Quartetto in fa maggiore op. 77 n. 2 Hob. III:82 di Franz Joseph Haydn, ultimo lavoro completato dal compositore austriaco per quartetto d’archi, genere che accompagnò l’attività di Haydn per tutto il corso della sua vita; fu commissionato nel 1799 dal principe Maximilian Lobkowitz, uno dei principali mecenati di Beethoven, e pubblicato tre anni dopo a Londra. Segue il Quartetto n. 6 Sz 114 di Bela Bartók; iniziato in Svizzera nell’agosto del 1939 e terminato a Budapest in novembre, è l’ultima composizione scritta in Europa prima che il compositore fosse costretto a emigrare in America a causa del dilagare della dittatura nazista. Il Quartetto infatti era stato commissionato dal Quartetto Ungherese, ma Bartók era stato costretto a fuggire prima che fosse possibile eseguirlo in Ungheria e la prima esecuzione ebbe luogo a New York nel 1941 da parte del Quartetto Kolisch che ne ricevette anche la dedica. Grazie all’accordo con l’Università di Torino e il corso di laurea in DAMS il concerto è introdotto da una breve guida all’ascolto a cura dello studente Fabrizio...

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“La fotografia tra carta e digitale” è stato il tema del Piemonte Visual Contest.

Pubblicato da alle 15:59 in Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

“La fotografia tra carta e digitale” è stato il tema del Piemonte Visual Contest.

L’indiscusso valore storico delle immagini, quello che documenta, e va al di là dell’estetica, senza dimenticarsene. Lo sanno bene gli organizzatori del Piemonte Visual Contest che hanno dedicato un incontro dell’edizione 2017 al tema «La fotografia tra carta e digitale» per discutere della storia e dell’evoluzione del Piemonte attraverso la fotografia.     Un titolo già ambiguo: il termine ‘carta’ si riferisce alle fotografie cartacee, analogiche del ‘900; ma ‘carta’ è anche la rappresentazione visiva di una realtà, una mappa, una cartografia. D’altronde il Piemonte Visual Contest 2017 tratta proprio di questo, di Novecento in Piemonte. A partire da mappe, open data e visualizzazioni multimediali digitali, i partecipanti al concorso sono chiamati a raccontare il territorio (il suo passato e il suo presente), le sue problematiche e i suoi sviluppi. Per fare ciò, ognuno potrà servirsi di dati liberamente accessibili, scaricabili e utilizzabili. Il Fondo Mario Gabino, per esempio, conta 16 mila fototipi, tra foto urbane e alpine. Questi documenti, oltre a rappresentare un patrimonio del valore inestimabile, si rivelano ancora oggi funzionali nell’ottica di uno studio di confronto: com’è cambiata la città nel Novecento? E i ghiacciai che Gabino amava fotografare esistono ancora? È così che si scoprono gli scavi di via Roma, pensati per la metropolitana e che oggi sono diventati parcheggi. Questa «Torino che scompare» – titolo del concorso vinto da Mario Gabino per documentare i cambiamenti di inizio Novecento – oggi vuole essere ri-raccontata e, nell’incontro con le nuove tecnologie, con le piattaforme digitali ha la possibilità di rinascere. Riappare, nelle fotografie aeree geo-referenziate, nelle mappe in sovrimpressione del portale del Piemonte, nello Street Museum, l’applicazione in realtà aumentata che permette di visualizzare tramite smartphone geo-localizzato immagini storiche nel luogo in cui sono state scattate, per uno spettacolo di presente e passato a confronto. Insieme al Fondo Gabino, anche lo Urban Center Metropolitano e i Geoportali del Piemonte (realizzati dal CSI: www.geoportalepiemonte.it) offrono open data per la partecipazione al concorso. Federico...

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