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Intervista al numero due del Politecnico: il Prorettore Patrizia Lombardi.

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Intervista al numero due del Politecnico: il Prorettore Patrizia Lombardi.

Il nuovo Prorettore del Politecnico di Torino è Patrizia Lombardi, Professore Ordinario del Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio, Membro effettivo del Collegio di Architettura e Membro effettivo del Collegio di Pianificazione e Progettazione. Abbiamo deciso di incontrarla per conoscerla e per rivolgerle qualche domanda. Poco tempo addietro avevamo intervistato l’attuale Rettore del Politecnico, il professor Guido Saracco al momento della sua candidatura. Qui il link all’intervista. http://www.gazzettatorino.it/18004-2 L’ufficio dove ci accoglie il nuovo Prorettore è luminoso, arredato con  sobrietà ma pregiato dal design di un tavolo progettato da Mollino. La prima domanda riguarda cosa comporta questa importante carica, quali sono i doveri che le competono. Il mio ruolo è di fare le veci del Rettore, in sua assenza o per impedimenti, oltre a ciò sono impegnata in tutta una serie di doveri e adempimenti, tra questi presenziare nel senato e nel cda e naturalmente supportare il Rettore nelle sue attività. Non ho delle deleghe specifiche, tranne una. La delega nel campo della sostenibilità. Questo esplicitamente voluto, perché io prima avevo questo come incarico; nel team del Politecnico il gruppo di lavoro che si occupa della sostenibilità, cioè rendere più sostenibili i processi, in un campus grande come il nostro è molto importante. L’università ha tre missioni principali, la prima è l’educazione la seconda la ricerca e la terza è di avere un ruolo attivo nella società; non solo il trasferimento tecnologico, ma il coinvolgimento e la condivisione della conoscenza, quindi l’attenzione alle risorse del pianeta. Il Poltecnico ha aderito dell’Agenda 2030. L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Gli Obiettivi per lo Sviluppo vertono su un insieme di questioni importanti per lo sviluppo: la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, per citarne solo alcuni. ‘Obiettivi comuni’ significa che essi riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui: nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità. Quindi ci sono questi tra gli obiettivi in capo al Prorettore…? Si certo. Prendiamo l’Energia.. Dal 2008 abbiamo messo a punto una cabina di regia che si chiama living Lab, che si occupa di monitorare i consumi energetici di tutta la struttura, abbiamo quattro sedi. Il Living Lab è l’unità di controllo centralizzato di tutti i sistemi di monitoraggio attivi. Permette di verificare l’andamento dei consumi delle diverse fonti energetiche utilizzate dal Politecnico e costituisce un laboratorio dimostrativo delle potenzialità di efficientamento degli edifici e impianti dell’ateneo. Esiste un portale Living Lab che rappresenta l’interfaccia di comunicazione e interazione con gli utenti allo scopo di sensibilizzare e rafforzare la cultura della sostenibilità e del risparmio energetico. L’utilizzo consapevole, informato e responsabile delle fonti energetiche di cui si approvvigiona il Politecnico per garantire servizi quali l’elettricità, il riscaldamento, la climatizzazione, rappresenta un fattore chiave per contribuire a ottimizzare i consumi e favorire il risparmio energetico. Inoltre il Poli produce energia e compra energia verde. Il nostro impatto risulta molto forte sulla mobilità. Il problema è proprio quello, su questo aspetto dobbiamo lavorare in sinergia con la città. Aderendo all’agenda 2030, dovremmo diminuire dell’80% le nostre emissioni. I nostri riferimento per la didattica e la ricerca sono mappate su questi...

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Frank Lloyd Wright alla Pinacoteca Agnelli. Disegni, edifici, progetti del grande architetto.

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Frank Lloyd Wright alla Pinacoteca Agnelli. Disegni, edifici, progetti del grande architetto.

  Se c’è qualcuno che sa viaggiare in solitaria, fuori dalle rotte già battute e osa proposte di pregio senza curarsi, giustamente, di quanti biglietti si staccano, questa è la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli. Questa volta fa approdare da oltreoceano una deliziosa mostra dal titolo “Frank Lloyd Wright tra America e Italia, a cura di Jennifer Gray. Frank Lloyd Wright, Richland Center, 8 giugno 1867 – Phoenix, 9 aprile 1959, è stato tra i più influenti architetti del XX secolo. Nel 1939 espresse il suo pensiero nel libro Architettura organica, un testo determinante, dove l’armonia tra uomo e ambiente, natura trovava un equilibrio inedito interconnesso e finito appunto organico.  “Per Architettura Organica io intendo un’architettura che si sviluppi dall’interno all’esterno, in armonia con le condizioni del suo essere, distinta da un’architettura che venga applicata dall’esterno” Attraverso fotografie, oggetti, cataloghi, litografie e disegni originali, la mostra esplora il pensiero di Wright in merito all’architettura organica a partire dal suo primo soggiorno in Italia nel 1910 fino alla sua ultima visita nel 1951, portando l’accento sul suo coinvolgimento nel dibattito architettonico, urbanistico e paesaggistico italiano. Il percorso si sviluppa attraverso alcune sezioni che esplorano le differenti tipologie di edificio – case, musei, uffici e grattacieli – dove opere iconiche come Fallingwater e il Guggenheim Museum di New York sono presentate insieme a progetti meno noti. Durante un lungo viaggio in Europa, nel 1910 Wright trascorse sei mesi a Fiesole, vicino a Firenze, dove elaborò i temi trattati nel suo saggio “The Sovereignty of the Individual in the Cause of Architecture”, introduzione a Ausgeführte Bauten und Entwürfe von Frank Lloyd Wright, una pubblicazione artistica di litografie che illustravano i suoi principali progetti architettonici realizzati fino ad allora. Wright scrisse che in Italia non vi è prova più grande di un felice abitare. I palazzi, i dipinti e le sculture sembrano “nascere come fiori al lato della strada e cantare la loro esistenza”. I temi di architettura, democrazia e natura illustrati in questo saggio sarebbero diventati un interesse costante per Wright, lo avrebbero accompagnato per tutta la vita e avrebbero costituito un elemento di coesione per molti architetti italiani nei decenni che precedettero e che seguirono alla Seconda guerra mondiale. Proprio a Torino, il 21 gennaio 1935, Edoardo Persico  – il direttore antifascista di Casabella – tenne una lezione in cui Wright fu assunto ad arbitro della libertà, dell’individualismo e della diversità, segnando l’avvio di un impegno decennale a sostegno della teoria dell’ architettura organica di  Wright e l’inizio della sua risonanza nella cultura italiana. All’indomani della guerra, Bruno Zevi pubblicò il suo fondamentale testo Verso Un’Architettura Organica (1945), il quale – a causa della carenza di carta – includeva una sola immagine di copertina: Fallingwater, la rivoluzionaria casa di Wright sospesa su una cascata a Bear Run in Pennsylvania. Nello stesso anno fu fondata l’Associazione per l’Architettura Organica (APAO), che vide Zevi protagonista e che servì da manifestazione formale dell’esistenza di una scuola di architettura wrightiana in Italia. Questa costellazione di eventi suggerisce che nell’Italia del Dopoguerra l’architettura organica di Wright abbia rappresentato quell’ideale di libertà e democrazia che architetti e critici italiani auspicavano di perseguire nella ricostruzione del Paese. Nel 1951, quando Frank Lloyd Wright ritornò in Italia per accompagnare la sua mostra itinerante Sixty Years of Living Architecture fu celebrato come visionario dell’architettura moderna...

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Torinesi a New York. Al Graduate Center si parla di Antropo-Scenari.

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Torinesi a New York. Al Graduate Center si parla di Antropo-Scenari.

Nel cuore di Manhattan, all’angolo con l’Empire State Building, sulla 365 Fifth Avenue, si trova il Graduate Center, City University of New York, in questa importante sede è stato presentato un libro scritto da due docenti torinesi: Daniela Fargione e Carmen Concilio. Entrambe appartenenti all’Università di Torino, hanno curato un testo a più voci dall’impegnativo titolo «Antroposcenari. Storie, paesaggi, ecologie», edito per i tipi del Mulino. L’antropocene, parola a cui hanno aggiunto scenari è, secondo la Treccani “L’epoca geologica attuale, ossia l’ambiente terrestre, nell’insieme delle sue caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche“. Il termine  antropocene fu coniato nel 2000 dal chimico olandese premio Nobel Paul Crutzen.   «Antroposcenari. Storie, paesaggi, ecologie» è il risultato del confronto e del dibattito aperto di vari studiosi di scienze umane ambientali (o «environmental humanities») su aspetti cruciali dell’Antropocene, l’era geologica in cui all’attività di un’unica specie – quella umana, appunto – si è attribuita la causa principale delle alterazioni sulla Terra. I saggi raccolti nel libro riflettono un ampio ventaglio di discorsi articolati con un preciso approccio critico interdisciplinare – dalla filosofia alla meteorologia, dalla letteratura alla sociologia, dalla linguistica alla cinematografia. L’obiettivo è far luce sull’antropizzazione che si ripercuote su clima, territori, paesaggi, sul sistema delle acque, su cibi e migrazioni, offrendo una visione panoramica – locale e globale – dei problemi ambientali in tutte le loro sfaccettature. Senza voler offrire soluzioni consolatorie, il volume intende rinnovare la nostra episteme, erroneamente radicata nella profonda e netta frattura tra natura e cultura. Come scrive Serenella Iovino nella prefazione, gli scenari dell’Antropocene pongono sfide che anche gli umanisti sono pronti ad accogliere, integrando i discorsi di tecnici e scienziati.  Ed è proprio la visualizzazione di questa condizione ibrida che occorre amplificare attraverso un discorso transdisciplinare. La complessità culturale e scientifica posta da fenomeni quali il riscaldamento globale, la perdita della biodiversità, l’insostenibile crescita della popolazione, la deforestazione, l’aumento della salinità dei mari, la desertificazione, le migrazioni, tanto per citarne alcuni, richiede una narrazione altrettanto complessa. Come scrive nell’introduzione al testo Daniela Fargione, le produzioni artistiche e letterarie – dai romanzi ai film, dalle fotografie alle poesie – descrivono le metamorfosi dell’Antropocene come fenomeni controversi, globali e correlati in un fitto intreccio di interconnessioni umane e non umane – una dimensione naturalculturale, per dirla con la teorica americana Donna Haraway – sicché l’ambiente non costituisce più un semplice sfondo per le storie narrate, bensì influisce sulle trame e sui personaggi generando traiettorie narrative del tutto nuove, dando spazio a prospettive multiple che includono il non umano e contribuiscono a «trovare una via d’uscita dall’immaginario individualizzante in cui siamo intrappolati». Le tremende verità su Katrina, tato per citare un esempio, sono affiorate attraverso un libro e un film, che hanno ben spiegato la catastrofe come un intreccio di politica, capitalismo, nuova guerra al terrorismo, a sua volta genitrice di nuove forme di nazionalismo, iper-patriottismo, cinismo… Come auspica Amitav Ghosh mentre si interroga sulle molteplici rotture che hanno sconvolto le nostre esistenze e che ora richiedono abitudini nuove (a partire proprio dalle nostre modalità narrative), non possiamo che augurarci una nuova messe di opere che trovino ispirazione da ciò che ci circonda. «Antroposcenari. Storie, paesaggi, ecologie» si propone questo esatto obiettivo: conciliare rigore scientifico ed estro creativo nell’intento di risanare le numerose storie monche che abbiamo letto finora sulle...

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Senza Europa, il futuro è incerto e aumenteranno le diseguaglianze.

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Senza Europa, il futuro è incerto e aumenteranno le diseguaglianze.

Nell’Aula Magna del Politecnico di Torino per il percorso culturale e didattico “Costruire il futuro”, progetto ideato da Piero Angela con il sostengo della Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo e il Miur, è stato il giorno di Romano Prodi e di Francesco Profumo. Con la sapiente regia del giornalista e divulgatore scientifico Piero Bianucci, il presidente Prodi e l’ex rettore Profumo hanno affrontato il tema “la produttività nel mondo globalizzato. Il quarto mondiale cambia. L’Italia?” senza reticente e inganni, andando al cuore dei problemi e delle sfide dell’epoca contemporanea. Il presidente della Compagnia di San Paolo ha raccontato i trent’anni del progetto Erasmus, il più importante dei progetti culturali in grado di costruire non solo una rete di relazioni e di saperi umanistici e scientifici ma soprattutto l’avvio di una identità europea come sedimento fondante il mondo futuro. Prodi non è stato tenero nella sua disamina sulla realtà politica mondiale. Intanto ha ribadito come la storia che lo studioso nippo-americano Fukuyama aveva definitivamente archivato alla fine degli anni Ottanta, da allora ha avuto una accelerazione incredibile con nuovi attori protagonisti in prima fila: i soliti Stati Uniti, la Cina, la Russia e oggi anche l’India. L’Europa invece è in affanno e lacerata. Ma il suo destino – ha ricordato il presidente – o è nel destino comune dell’unità, con cessioni di sovranità nazionale, o sarà, come la storia del passato ci insegna, terra di conquista e di declino. L’ex leader dell’Ulivo e già presidente della Commissione Europa ha poi ribadito «non sono uno specialista di statistica ma conosco la storia e mi risulta che le diseguaglianze siano create dalle pestilenze e dalle guerre. Questa è la realtà. Soltanto nel secondo dopoguerra le diseguaglianze si sono attenuate ma quella era un’eccezione. Negli anni successivi i divari sono cresciuti in modo impressionante. Io credo che ci sarebbe bisogno di un organismo mondiale in grado di redistribuire le risorse ma da questo punto di vista sono tutt’altro che ottimista. Le difficoltà che si incontrano ad esempio nel tassare le nuove multinazionali come Google e Apple sono significative. Comunque penso che spetti alla politica, ai governi invertire questo trend. Ma non mi pare che ci siano progetti credibili». Luca...

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Comunicazione religiosa e media contemporanei. Un corso ad hoc per giornalisti.

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Comunicazione religiosa e media contemporanei. Un corso ad hoc per giornalisti.

Trasmettere modalità corrette per aprocciare il fatto religioso in ambito comunicativo, con particolare attenzione ai giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti all’Ordine. Questo l’intento del corso  di specializzazione in teologia morale con indirizzo sociale della sezione di Torino della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, che verrà attivato in collaborazione con l’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (ALMED) dell’Università Cattolica di Milano, il Corso di Alta formazione «Comunicazione religiosa e media contemporanei». L’importante iniziativa formativa, si avvale della collaborazione dell’Ufficio Regionale per le Comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Piemontese (CEP); Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) – Delegazione di Piemonte Valle d’Aosta e Liguria; Ucsi (Unione Cattolica della Stampa Italiana) Piemonte, ed intende trasmettere modalità corrette per approcciare il fatto religioso in ambito comunicativo, con particolare attenzione ai giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti all’Ordine. Inoltre offre una formazione teorico-operativa di base a persone che lavorano nell’ambito della comunicazione religiosa nelle chiese locali: parrocchie, oratori, sale di comunità e centri pastorali, comunità religiose, collaboratori delle testate giornalistiche diocesane, blogger, gestori e operatori di siti istituzionali. L’iniziativa formativa, sovvenzionabile con la “carta del docente”, è rivolta anche agli insegnanti dei vari ambiti disciplinari per incrementare le competenze conoscitive e pratiche nell’utilizzo dei new-media in ambito scolastico. Strutturato in otto sessioni di lavoro, a partire dal 2 marzo, previste in altrettanti venerdì (9.00-13.30/15.00-18.00) da marzo a novembre 2018, presso la sede della Facoltà Teologica di via XX Settembre 83 a Torino. La quota di partecipazione è contenuta in 300 euro più IVA (366 euro complessivi) per favorire la partecipazione dei giovani, anche grazie a opportune borse di studio promosse dagli enti e istituzioni di riferimento. Per esigenze amministrative dell’Università Cattolica il corso potrà essere attuato in presenza di 35 iscritti. Questo limite rende necessaria una tempestiva iscrizione delle persone interessate, entro il 25 febbraio 2018. Tutte le informazioni e le procedure di iscrizione (esclusivamente on line) sono disponibili sul sito: http://almed.unicatt.it/almed-comunicazione-religiosa-e-media-contemporanei-ammissione-e-iscrizione. Il materiale informativo è ugualmente reperibile sul sito della Facoltà Teologica di...

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Cinquecento volte l’occhio magico di Carlo Mollino. Grande retrospettiva fotografica da Camera.

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Cinquecento volte l’occhio magico di Carlo Mollino. Grande retrospettiva fotografica da Camera.

Eclettico, intenso, talvolta eccentrico, affascinato dal fascino delle donne. Carlo Mollino merita senza alcun dubbio di essere annoverato tra i più grandi fotografi piemontesi del 900. La mostra “L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973”, curata da Francesco Zanot e aperta al pubblico dal 18 gennaio al 13 maggio 2018, allestita nella sede di Camera, Centro Italiano per la Fotografia, intende omaggiare il noto artista torinese – che fu anche architetto, designer e aviatore – con una accurata selezione di oltre 500 fotografie da lui scattate dagli anni Trenta ai primi anni Settanta, da quelle più celebri a quelle inedite, ponendone in risalto l’originalità e la potenza comunicativa.   L’esposizione, della quale è d’obbligo sottolineare l’eleganza e il raffinato minimalismo, raccoglie con notevole scrupolosità le più grandi passioni di Mollino – la velocità, il dinamismo, le donne, l’architettura – e si articola in quattro sezioni tematiche, ognuna intitolata con una citazione tratta dagli scritti dell’artista.  Si comincia con “Mille Case”, che restituisce uno spaccato notevolmente dettagliato del vivo interesse di Mollino per l’architettura e l’armonia delle forme; non solo edifici da lui progettati ed elementi d’arredo, ma anche donne adagiate con voluttà su un divano o un letto, o intente a rimirarsi allo specchio: sono queste le immagini più intense ed espressive, che riescono a catturare con ammirevole precisione la sensibilità e la raffinatezza dell’artista. D’impronta decisamente più surrealista e sperimentale è invece la seconda sezione, “Fantasie di un Quotidiano Impossibile”, che raccoglie ogni genere di fotografie, dai fotomontaggi di progetti architettonici alle immagini di vetrine: scatti apparentemente slegati l’uno dell’altro, ma accomunati dalla presenza costante di sprazzi di geniale ispirazione, di un’acuta e illuminata manipolazione del reale volta allo studio della più ricercata innovazione. La passione per il dinamismo e la velocità è invece il tema della terza sezione, “mistica dell’acrobazia”, dove le auto, i velivoli e lo sci fanno da padroni. Si tratta forse della sezione meno emozionante e più “tecnica” di Mollino, caratteristica che la fa passare nettamente in secondo piano rispetto alle altre, benché la raffinatezza del design e la sinuosità delle linee testimonino ancora una volta il talento e la meticolosità dell’architetto torinese. Ne “L’amante del Duca”, quarta e ultima sezione, sono le donne e i loro corpi voluttuosi al centro dell’attenzione. Lo splendore quasi palpabile della loro pelle e i volti dall’espressione talora ingenua, talora ammiccante, ma sempre (meravigliosamente) privi di qualsivoglia scintilla di lussuria o volgare attitudine sono senza dubbio il fiore all’occhiello di tutta la collezione. Una selezione di documenti, lettere e cartoline completa un’esposizione ricca quanto ispirante e permette al visitatore di conoscere l’artista in modo più intimo, rivelandone l’animo appassionato e intraprendente. Ilaria...

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Il Pacific Quartet Vienna al Lingotto Giovani. Sensibilità, temperamento e molti premi conseguiti.

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Il Pacific Quartet Vienna al Lingotto Giovani. Sensibilità, temperamento e molti premi conseguiti.

Lingotto Giovani. Bisognerà aspettare martedì 16 gennaio, far arrivare il buio e le ore 20.30 e, finalmente sedersi nella Sala Cinquecento di via Nizza 280, a Torino per ascoltare il Pacific Quartet Vienna, con i suoi musicisti provenienti da Ungheria, Taiwan, Giappone e Svizzera. Il Pacific Quartet Vienna rappresenta differenze di suoni e di culture e provenienze geografiche dai quattro angoli del mondo. Uniti in una compagine che sta raccogliendo entusiastici consensi non solo in Europa ma anche in Asia il Quartetto ha dimostrato sensibilità, temperamento e una forte dedizione che ha fatto confluire diversi percorsi formativi e diversi approcci alla musica in un amalgama unico per calore e omogeneità di suono. Eszter Major, Chin-Ting Huang ai violini, Yuta Takase alla viola e Sarah Weilenmann al violoncello, sono stati invitati da importanti Istituzioni Internazionali quali il Festival di Lucerna, di Kalkalpen, di Niksic, dal Musikverein di Vienna, dalla Wigmore Hall di Londra, il Quartetto ha conseguito il Primo Premio nel 2015 al Concorso Haydn di Vienna, meritando altresì il premio come miglior interprete delle musiche di Haydn. Nel corso del 2016 la formazione ha sottoscritto un contratto con la casa discografica austriaca Gramola per la quale è uscito il loro primo cd, grazie anche al supporto della Radio Svizzera. Una particolare attenzione è posta dal Pacific Quartet Vienna al rapporto fra i giovani ascoltatori e la musica da camera, attraverso concerti e incontri nelle scuole, nel corso dei quali vengono presentati anche ritratti di compositori contemporanei, accostando così il nuovo all’antico. Il concerto si avvarrà di una guida all’ascolto a cura dello studente DAMS Elio Sacchi In collaborazione con l’Università di Torino. Il concerto presenterà il Quartetto n. 8 in do minore op. 110 di Dmitrij Šostakoviè: conosciuto come “Quartetto di Dresda”, la storia vuole che sia stato scritto nel luglio del 1960, sotto la forte impressione suscitata nell’autore dalla visita alla città ancora martoriata dalla Seconda Guerra Mondiale. A seguire il Quartetto n. 13 in la minore op. 29 D. 804 “Rosamunde” di Franz Schubert, opera della maturità del compositore, che deve il suo appellativo al tema dell’Andante tratto dalle musiche di scena composte nel 1823 per il dramma Rosamunda, principessa di Cipro di Helmina von Chézy.                         Poltrone numerate da 5 a 10 euro. Informazioni: 011.63.13.721 oppure www.lingottomusica.it via Nizza 262/73, 10126 Torino, +39 011 66 77 415, www.lingottomusica.it, ufficiostampa@lingottomusica.it...

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Allergologi e pneumologi in un convegno internazionale sulle patologie asmatiche.

Pubblicato da alle 10:43 in Eventi, galleria home page, Medicina, Notizie, Università | 0 commenti

Allergologi e pneumologi in un convegno internazionale sulle patologie asmatiche.

Patrocinato dalla Scuola di Medicina dell’Università di Torino Al Centro Congressi Torino Incontra si svolgerà il Convegno Internazionale “Meet the Experts in Severe Asthma”, venerdì 12 e sabato 13 gennaio 2017, al che porta nel capoluogo piemontese i nomi più prestigiosi della pneumologia a livello internazionale.  Il percorso di questo Congresso Internazionale, organizzato con il patrocinio della Scuola di Medicina dell’Università di Torino, partirà dalla definizione di asma grave per poi affrontare le variabili nella fenotipizzazione del paziente, la sua gestione clinica, le terapie presenti e le prospettive terapeutiche future. Una intensa due giorni che ha come obiettivo quello di far crescere tra gli specialisti allergologi e pneumologi la capacità di identificazione del paziente asmatico grave, per poter successivamente indirizzarlo alla più appropriata terapia personalizzata.   Sulla base di questa condizione patologica, la parola chiave nella valutazione clinica è appunto fenotipizzazione, dove per fenotipo si intendono le caratteristiche osservabili di un organismo dovute all’interazione tra patrimonio genetico e fattori ambientali che sono relativamente stabili nel tempo. I Fenotipi sono definibili sulla base di fattori clinici come abitudini di vita (ad es. gli asmatici fumatori) o comorbilità (obesità, rinosinusite, reflusso gastroesofageo), della valutazione funzionale (come l’asma con ostruzione delle vie aeree non più reversibile) e del tipo di infiammazione misurabile con metodi non-invasivi e invasivi. Prima di definire un paziente affetto da asma grave è necessaria quindi una valutazione più approfondita per escludere diagnosi alternative all’asma e per eventualmente riconoscere altre forme di asma non-grave prendendo in considerazione fattori di aggravamento, comorbilità, aderenza alla terapia, controllo della malattia nel tempo. «Qualcuno, forse provocatoriamente, – spiega il prof. Fabio Ricciardolo, docente di Malattie dell’Apparato Respiratorio presso il Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologichedell’Università di Torino e responsabile scientifico del convegno – sostiene che i pazienti con asma grave siano quelli non trattati. Di sicuro però, esiste circa un 10% di pazienti asmatici che non sono omologabili alla rimanente parte in cui l’asma può essere trattata appropriatamente e con una buona compliance del paziente. Per loro il controllo dell’asma è ottenibile solo con alte dosi di terapia farmacologica o, più frequentemente, non è raggiungibile per la gravità della malattia o per la presenza di comorbilità. Loro forse non la chiamano per nome, ma ciascuno conosce bene come si manifesta la propria particolare forma d’asma e l’affronta ogni giorno e ogni notte; si potrebbe dire ogni volta che respira. L’asma grave è una patologia molto invalidante e ancora sottovalutata. Noi siamo qui per loro. Anzi, noi siamo qui per ognuno di loro. Lev Tolstoj, in “Anna Karenina”, scriveva: “Tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. Ecco, lo stesso vale per gli asmatici gravi»....

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L’Università di Torino tra le migliori d’Italia. MIUR docet.

Pubblicato da alle 17:14 in Economia, Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

L’Università di Torino tra le migliori d’Italia. MIUR docet.

L’Università di Torino è tra le migliori d’Italia. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) ha reso noto l’elenco dei 180 Dipartimenti che sono risultati assegnatari del Fondo di finanziamento quinquennale (2018-2022) dei Dipartimenti di Eccellenza degli Atenei Italiani per rafforzare e valorizzare l’eccellenza della ricerca, con investimenti in capitale umano, infrastrutture e attività didattiche di alta qualificazione. Dei 15 Dipartimenti dell’Università di Torino ammessi a presentare un progetto per accedere al finanziamento, ne sono stati selezionali 10 (più il Dipartimento Interateneo con il Politecnico di Torino di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio), distribuiti nelle tre grandi macro-aeree disciplinari: 3 per l’Area Medica (Scienze Mediche, Scienze Chirurgiche e Neuroscienze “Rita Levi Montalcini”) 4 per l’Area Umanistica economica e sociale (Filosofia e Scienze dell’Educazione, Scienze economico-sociali e matematico-statistiche, Giurisprudenza e Culture Politiche e società) 3 per l’Area scientifica e tecnologica (Fisica, Scienze agrarie, forestali e alimentari e Scienze veterinarie) La selezione è avvenuta sulla qualità del progetto presentato e della ricerca effettuata dal Dipartimento e valutata nell’ambito della VQR 2011/2014 (Valutazione della Qualità della Ricerca). L’Università di Torino riceverà un finanziamento complessivo di 81.575.410 euro per il quinquennio 2018-2022, cioè oltre 16 milioni in più per anno. I fondi saranno impiegati per l’acquisto di infrastrutture strumentali utili sia alla ricerca che alla didattica di alta qualificazione e per assumere almeno 20 nuovi ricercatori, 20 nuovi docenti (professori ordinari e associati) e 10 nuovi tecnici della ricerca. Il brillante risultato ottenuto dimostra che l’Università di Torino si colloca fra i migliori Atenei d’Italia (terzo posto complessivo per numero di Dipartimenti finanziati) e conferma il trend positivo degli ottimi risultati sulla VQR presentati a febbraio 2017 dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema universitario e della ricerca...

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L’Environment Park promuove le tecnologie eco-friendly. Le aziende si tingono di verde.

Pubblicato da alle 09:57 in Economia, Innovazione, Prima pagina, Università | 0 commenti

L’Environment Park promuove le tecnologie eco-friendly. Le aziende si tingono di verde.

  In tempi in cui emissioni, inquinamento e ambiente diventano sempre più i termini obbligati del lessico della politica e delle aziende, Torino si attrezza di un polo d’avanguardia che punta a coniugare diverse esperienze e idee aziendali per accelerare le innovazioni. Si tratta dell’Environment Park, Parco Scientifico Tecnologico per l’Ambiente, situato in via Livorno 60.  Il concetto che propone è quello di far comunicare imprese ed enti sensibili allo sviluppo di tecnologie eco-efficienti. Una sorta di campus in cui le imprese trovano la possibilità di raccogliere e unificare idee, progetti, strategie. Un metodo operativo che promuove la sensibilità per lo smaltimento rifiuti, energia pulita, risparmio energetico e tutto ciò che possa rientrare nella categoria “green”.  Co questa prospettiva l’EnviPark ha ospitato una conferenza stampa per raccontare la storia di quattro aziende che hanno puntato su Torino per lanciare il proprio business. Si tratta di Altair, Axodel, Iljin e Irion, quattro realtà di successo che, usufruendo delle infrastrutture e delle risorse dell’Environment Park, hanno potuto trovare terreno fertile per i loro investimenti e occasione per accrescere e sviluppare le loro attività.  Compattare i tempi e i costi della produzione di prodotti, servizi di telematica “on board”, soluzioni energeticamente più efficienti e attente alle emissioni inquinanti, sviluppo di software per la gestione dei Big Data. Questi sono gli obiettivi e la stella polare della ricerca delle quattro aziende che ieri hanno raccontato la propria storia all’Environment Park. Grossi fatturati annui e assunzioni in espansione, sembrano essere gli indicatori di un mercato, quello che va dalla gestione dei big data al settore dell’automotive, in forte crescita che sta determinando la fortuna di queste aziende. Certamente puntare su Torino è il risultato di un’operazione strategica: la forte tradizione automobilistica presente sul territorio, la possibilità di collaborazione con il Politecnico di Torino, lo sfruttamento dell’EnviPark e la vicinanza con città strategiche dal forte potenziale economico, ha permesso a queste quattro imprese di trasformare il proprio progetto in realtà vincenti e di successo. Emanuele Oliva Home...

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