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Il sorriso dolce e sensuale della Venere del Botticelli raddoppia come per incanto e seduce lo spettatore nella nuova sezione Spazio confronti della Galleria Sabauda: la sala, recentemente riallestita per l’occasione grazie al raffinato intervento di Matteo Patriarca, Gabriele Iasi e Roberto Necco, ospita da oggi un nuovo ciclo che propone al pubblico dialoghi tra le opere del museo e opere in prestito da importanti istituzioni italiane ed internazionali, con le quali intessere relazioni di scambi, confronti, proposte e indagini critiche, offrendo nuovi punti di vista sulle collezioni dei Musei Reali di Torino.
Per la piccola e preziosissima mostra d’esordio, Venere incontra Venere, sono proposte in serrato confronto la Venere “di Torino”, già proveniente dalla collezione di Riccardo Gualino, e la Venere conservata presso la Gamäldegalerie di Berlino, (entrambe realizzate nel 1490). Si tratta di due opere ispirate alla dea che Botticelli, vissuto a Firenze tra il 1445 e il 1510, dipinse con la collaborazione della sua bottega: sul celebrato modello della Nascita di Venere degli Uffizi il maestro ne realizzò infatti diverse versioni (motivo per cui si pensa, date la notevoli somiglianze, al riutilizzo del medesimo cartone preparatorio) di cui solo tre giunte fino a noi, le due presenti in mostra e una terza che fa parte di una collezione privata svizzera.
Nascita di Venere_particolare
Grazie a Venere incontra Venere l’opera berlinese viene prestata per la prima volta ad un’istituzione italiana e diventa occasione per riportare all’attenzione del pubblico una preziosa opera del grande maestro fiorentino e della sua bottega, entrata nelle collezioni museali cittadine già nel 1930. Oggi, come ci racconta la Direttrice della Galleria Sabauda, Anna Maria Bava, l’opera torinese è richiestissima nelle grandi mostre internazionali: di recente è stata esposta in Cina per la mostra sul Rinascimento italiano (Pechino, Hong Kong e Macao), in Giappone, e, insieme all’esemplare berlinese, nella stessa Berlino e a Londra nell’ambito della mostra Botticelli Reimagined, presso il Victoria and Albert Museum.
Notevole come il soggetto della Venere, nota come Venere de’ Medici, o Venere pudica, dove la Dea è sorpresa a coprirsi con le mani il seno e il pube, godesse di grande fortuna già presso i contemporanei: tradizione vuole che il volto sia il ritratto della bellissima Simonetta Vespucci, amata da Giuliano de’ Medici e morta tragicamente all’età di ventitré anni. Per entrambe le opere si tratta di nudi monumentali su fondo nero poggianti su base di pietra a rimando dei basamenti statuari: entrambe riprendono fedelmente il movimento delle gambe e delle braccia, mentre le cesellate capigliature seguono andamenti opposti e diverse acconciature, e persino diverse tonalità cromatiche (più rossa quella di Torino, decorata anche da una perla e da una piuma, più chiara e prossima al modello degli Uffizi quella di Berlino, che condivide con il celebre modello anche tratti più languidi e malinconici).

In mostra anche il modello di bellezza classica a cui Botticelli si ispirò, rappresentata dalla statua in marmo di Afrodite Anadiomene (nascente dal mare), di età romana (II secolo d.C.) realizzata da un originale di età ellenistica e sormontata da una testa epoca rinascimentale. L’opera, che proviene da Palazzo Chiablese, sede della Soprintendenza Archeologia del Piemonte, fu acquistata dal duca Carlo Emanuele I di Savoia (1562-1630) per la sua raccolta di antichità classiche. È documentata in un’incisone cinquecentesca di Giovanni Battista de’ Cavalieri che la vide già integrata con la testa di raffinata fattura, come si presenta oggi, opera di un restauratore molto abile nell’interpretare questo modello della scultura ellenistica. Alle collezioni di Carlo Emanuele I la Galleria Sabauda dedicherà una grande mostra il prossimo dicembre, mentre le due Veneri saranno visibili sino al 18 settembre. 
La Direttrice dei Musei Reali, Enrica Pagella, anticipa che per il secondo appuntamento, previsto per il prossimo 29 settembre, sarà proposto un confronto tra un quadro di Van Dyck della galleria Sabauda e un ritratto di fanciullo di Boldini, nell’intento di far cogliere al pubblico i tanti parallelismi e legami dell’arte anche attraverso le epoche.
Per quanto riguarda le due vedette della mostra, la Venere berlinese ritornerà a casa, mentre la Venere sabauda andrà di nuovo, ambasciatrice delle nostre collezioni, a far bella mostra di sé nell’ambito dell’importante progetto su “Orlando Furioso 500 anni” che inaugurerà il prossimo settembre a Palazzo dei Diamanti a Ferrara.

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