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“Un “innocente col sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni” Jacques Prévert

Con 130 tele di vari formati, ma anche acquarelli, bronzi, terracotta, la mostra su Joan Mirò allestita a Torino a Palazzo Chiablese in collaborazione con la “Fundació Pilar i  Joan Miró” di Maiorca, durerà fino al 14 gennaio 2018.
Presenti anche prestiti eccezionali, quali Femme au clair de lune (1966), Oiseaux (1973) e Femme dans la rue (1973), Tutti i capolavori raccontano gli ultimi trent’anni della vita dell’artista catalano, trascorsi nella sua isola natale, Palma de Maiorca.
Il sogno di avere uno studio tutto suo che fosse una fucina di idee e di opere, viene immaginato e descritto anche all’interno della mostra e lascia sicuramente a bocca aperta, per l’apertura verso l’indefinito e il fantastico.
In apparenza opere semplici: sembrano schizzi di bambini in un mondo di adulti. Ma in realtà opere complesse per il messaggio che trasmettono: voglia di evasione, immediatezza, impulsività, follia. L’artista si dedica al funzionamento reale del pensiero e ne coglie lo spirito indefinito e virale. 

Opere spesso senza titolo, pennellate nere senza oggetto, occhi, impronte di mani, chiazze di colore, pezzi di stoffa o legno, sgocciolature. E ancora: sagome di donne o uccelli. Tutto ciò che la fantasia detta e suggerisce viene raffigurato ed eternizzato nella tela in modo impulsivo e estemporaneo. Perché per Mirò la fantasia non ha regole o confine. Lo sperimentalismo domina sovrano e porta l’artista alla scoperta dell’interiorità dell’uomo.
Arte surreale e astratta la sua, ma anche concreta. Mirò vuole arrivare a cogliere, al di là delle restrizioni e convenzioni dell’arte, l’essenza intima della realtà. Arte edificante, quindi, non sempre accettata e capita. L’artista catalano in ogni opera, attraverso segni semplici e forme appena accennate raggiunge il senso profondo e il significato nascosto di ogni realtà, umana e soprannaturale, divina e onirica.
Artista eclettico: pittore, scultore, ceramista, ma anche grande sperimentatore. Per le sue opere non disdegna nessun tipo di materiale: dal legno al ferro, dalla ceramica al masonite. Nella sua totale libertà di espressione vi è una reale corrispondenza tra gesto pittorico e poetico, sogno e realtà. Nel mondo della sua fantasia tutte le contraddizioni trovano soluzioni. Ma per capirle davvero, bisognerebbe accettare senza riserva la sua creatività irrazionale, il suo automatismo frenetico, la valenza quasi magica dei tratti irregolari del suo pennello.
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Lo stile del pittore catalano è inimitabile. Dall’utilizzo insolito dei colori brillanti alle sfumature marcate del nero, dalle forme “ballerine” che sembrano danzare sospese nell’area da fili invisibili, agli oggetti fluttuanti che popolano gli spazi surreali. 
Il suo desiderio di evasione, che coinvolge tutti i colori e lo spazio indirizza la traiettoria della vita umana, ma anche la pienezza della sua essenza.
L’arte del grande pittore conquista per i segni semplici, evasivi e mai banali di ogni sua creazione. 
Questo è il genio raffinato di Joan Mirò: sviluppare un nuovo linguaggio pittorico completamente svincolato dalle correnti artistiche dell’epoca. Tutto all’insegna della festività innocente della linea informe e magica.
Maria Giovanna Iannizzi

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