Distanti ma in platea. Il Carignano ospita Summer Plays, un cartellone per l’estate.

Distanti ma in platea. Il Carignano ospita Summer Plays, un cartellone per l’estate.
Ma davvero sublime è il calare del sipario
e quello che si vede ancora nella bassa fessura:
ecco, qui una mano si affretta a prendere un fiore,
là un’altra afferra la spada abbandonata.
Solo allora una terza, invisibile,
fa il suo dovere
e mi stringe alla gola”.
Con questi versi di limpida meraviglia Wisława Szymborska chiude la poesia “Impressioni teatrali”, nel rileggerla o, nel rammentarla, emerge inattesa e fatale la terza mano a stringere la gola.  Catturati dalla drammaturgia o dal tutto dello spettacolo così, talvolta capita a chi siede in platea o nello scuro di un palco, di reagire all’emozione. Un nodo alla gola.
In questo tempo di storia funesta in molti hanno sentito nostalgia e mancanza del teatro, della sua voce, dei suoi feroci incanti percependo un malessere all’altezza della gola.
E’ per questo che il tornare a potersi sedere vicino al fuoco da cui scaturiscono le storie è una gioia. A Torino quel fuoco è custodito tra le mura e i velluti del settecentesco Teatro Carignano.
Sul suo palco scorrerà il cartellone unificato Summer Plays, prodotto da Teatro Stabile di Torino unendo le forze tecniche e economiche con Teatro Piemonte Europa. Un segnale forte, sentito a distanza, che sta riportando il pubblico in sala.
Tra gli spettacoli in programma c’è LUCIDO dell’argentino Rafael Spregelburd, con la regia di Jurij Ferrini che sarà in scena con Rebecca Rossetti, Agnese Mercati, Federico Palumeri.
Il Carignano ospita Summer Plays,

Jurij Ferrini

Con Jurij Ferrini regista e attore abbiamo parlato dello spettacolo, del teatro e di Torino.
Una scelta singolare il testo dell’autore Rafael Spregelburd, racconta di qualcosa di vitale dato e poi richiesto indietro. Reputi che ci sia qualcosa di simile nel nostro dare amore, sostegno, fiducia e poi scoprire che è arrivato il momento di rivolere tutto indietro. Penso alla politica ma anche alle illusioni giovanili.
Nel mio modo di vivere il Teatro occorre darsi completamente, ancor più alle prove che in spettacolo, momento nel quale è il pubblico a restituire una energia – un po’ “mistica” o se preferisci nascosta, misteriosa – grazie alla quale non avverti alcuna fatica fisica e mentale. Se dovessi paragonare il mio teatro ad un genere sacro somiglierebbe forse ad uno spiritual, gioioso e festoso, anche laddove spinga alla commozione. Questa visione mi porta a pensare il teatro come un luogo spirituale laico, nel quale esseri umani si incontrano per partecipare ad un accadimento in tempo reale; un evento unico ed irripetibile. La sera dopo altro pubblico modificherà la funzione. Sono sicuramente un idealista e sono poco interessato al bilancio di quanto ho dato e ricevuto: ma se proprio devo farlo penso di avere ricevuto così tanto dalla vita che temo di non poter restituire abbastanza. E spero che questa illusione giovanile non passi del tutto neppure alle soglie dei cinquant’anni a cui arriverò a settembre, nell’anno più assurdo che potessi immaginare… la tragedia della pandemia, la chiusura dei teatri… e chi poteva immaginarlo nel 21° secolo?
Che tipo di pubblico è quello cittadino? Cosa desidera e come risponde agli spettacoli teatrali?
Il pubblico di Torino è caloroso, partecipe. Penso che per i torinesi il Teatro sia proprio il luogo nel quale lasciarsi andare rispetto al rigore sabaudo della città. Se ciò che gli proponi lo annoia, si addormenta senza disturbare. Per fortuna me ne sono accorto in sala da spettatore. Ma qualche volte le prime file tradiscono anche me. Succede di vedere teste reclinate. Dispiace… ma che puoi farci? Però è raro. Per fortuna. E più in generale accorrono a vedere il mio modo di proporre il Teatro perché sento che lo apprezzano, si fidano. Sono certi che qualcosa accadrà. E infatti su questo i miei compagni ed io poniamo molta attenzione, sull’accadimento e sulla relazione fra interpreti. C’è un affiatamento fra noi, sulla scena, che è direi abbastanza raro. Il gioco è alto, rischioso, divertente.
Cosa non si vede del tuo spettacolo ? Quali elementi, drammaturgici o scenici occorre nascondere per far sì che funzioni ?
In questo spettacolo occorre prestare molta attenzione a nascondere più possibile tutto; occorre seguire la linea drammaturgia con rigore, perché la realtà viene costantemente messa in discussione – è una delle cose che fa più ridere il continuo spiazzamento del pubblico – i personaggi si fraintendono di continuo. Spregelburd mette costantemente significati provvisori per svelare il senso complessivo solo alla fine. E che svelamento! Non si può proprio anticipare nulla.
Ritieni che lo humor nero sia la formula più avvincente o consolante per lo spettatore che ritorna a vedere uno spettacolo dal vivo? 
Lo humor nero mi piace molto. Spregelburd ci ha dimostrato che non è solo inglese. Ma che può avere i colori vivaci del sud-america, della sua Argentina. Non so se sia poi così consolante… questo dipende dal cinismo di ognuno. In generale siamo sommersi dal cinismo e quindi il cinismo ci fa ridere. Soprattutto se scopri qualcuno che osa esser più cinico della media… ora penso al comico inglese Ricky Gervais, interprete ed autore di Afterlife per Netflix e protagonista di una incredibile presentazione dei Golden Globe dell’ultima edizione.
Il Carignano ospita Summer Plays

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