Primo Levi nasce a Torino il 31 Luglio 1919. A cent’anni dalla sua nascita, la città metropolitana lo ricorderà con una bella iniziativa aperta alla cittadinanza. Palazzo del Pozzo della Cisterna ospiterà dal 10 ottobre al 31 dicembre un percorso museale – Carbonio, Il viaggio versoilnulla,Ilcamminoversocasa, Cucireparole, Cuciremolecole, Homofaber, Il giro del mondo del montatore TinoFaussone – scandito dalla personale esperienza di vita dello scrittore, “I mondi di Primo Levi. Una strenua chiarezza” curata da Fabio Levi e da Peppino Ortoleva con allestimento di Gianfranco Cavaglià.

Primo Levi

Primo Levi a Champ de Praz 1980. Foto famiglia Levi

Non sarà solo un omaggio del Centro Internazionale Studi Primo Levi, ma diventerà un imperdibile evento di approfondimento di un uomo che ha saputo e voluto comunicare, attraverso le sue opere, l’immensa tragedia dell’olocausto.

Un omaggio dovuto ad un figlio della guerra e della pace, ad un autore contemporaneo importante ed interessante, che ha interpretato e raccontato le paure, gli stenti, i soprusi e le speranze di un popolo bistrattato e di una generazione illusa e delusa. Partigiano, antifascista, scultore, chimico, scrittore.

Primo Levi è un pozzo senza fondo, un artista eclettico con una forte identità prismatica, segnato da due fatti fondamentali: “l’esperienza della prigionia – dirà in un’intervista televisiva – e l’averne scritto”.

Perché  è stata la scrittura a salvarlo durante gli anni terribili trascorsi nel campo di concentramento di Auschwitz, è stata la scrittura la vera protagonista dell’agghiacciante verità storica sullo sterminio nazista degli Ebrei. Àncora di salvezza e necessità vitale, la scrittura diventa in Primo Levi anche una sorta di riflessione sul modo di ragionare degli esseri umani, un pensiero, una sfida, una richiesta di aiuto, uno stigma.

Primo Levi

In laboratorio 1952. Foto famiglia Levi

Primo Levi non è un filosofo e neanche un moralista ma, attraverso la sua prosa limpida ed essenziale, indaga sulla miseria e sulla dignità dell’uomo, sul suo destino e la sua condanna. Scrittura catartica e liberatoria, scrittura ibrida e ragionata, che lo libera dalle pene e dai tormenti, dalle passioni e dai rimorsi.

L’arte di Primo Levi è essenziale e riservata. Non una parola in più e neanche una di meno. Tutto concorre alla vera motivazione umana e sociale dello scrittore: denunciare per non congedarsi dalla storia, con una sorta di necessità viscerale di far conoscere il lucido e pianificato programma di sterminio dei nazisti.

Primo Levi è uno scrittore che ancora oggi ha molto da dire: nel suo riserbo letterario e umano, si cela l’assoluta contradditorietà dell’esistere. Perchè sopravvivere al lager vuol dire anche ricostruire un’esperienza universale comune di sofferenza e ricordi, di ansie e paure. Di vita e di morte. Vuol dire avvertire il bisogno costruttivo di avere delle radici, di ritrovare un’identità. Di superare l’ambiguità e mediocrità dell’anino corruttibile di una coscienza umana labile.

Scrittore-testimone di un periodo storico “scomodo”, Primo Levi non è un autore facile. Ricordarlo attraverso questo percorso articolato vuol dire apprezzare la sua creatività e inventiva, partecipare alla sua battaglia ed interpretare il suo pensiero. Un autore che non seduce, forse, ma rimane pur sempre un autore determinante: per la storia, l’uomo, la società, la scienza, l’arte.

Importante segnale che a partire dal 25 ottobre e fino al 26 gennaio la GAM di Torino, in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi Primo Levi, dedicherà una mostra alle “Figure” in filo di rame di Primo Levi, mai esposte prima in Italia.

Maria Giovanna Iannizzi