Quale è la distanza e come si misura, con quale strumento si rileva, in quale tipo di registro la si inscrive e con quali parametri diviene dato statistico la “distanza sociale” ?

Questa formulazione uscita casualmente, o più probabilmente a casaccio unisce con indifferente nonchalance un dato spaziale, distanza, da quello che più identifica da Aristotele in poi la nostra specie: sociale.

Difficile pensarli come felici congiunti, distanza e sociale. Piuttosto che una semplicistica espressione paramedica per raccomandare una prossemica di sicurezza da un possibile contagio appare, ora che entrata nel linguaggio corrente, un emblema di altro tipo.

Urticante e identificativa la distanza sociale impone il suo significato più vero. Ossia il dislivello economico, il gradino nella scala sociale, il potere d’acquisto che costituisce elemento identitario e il burrone in cui è finito l’ascensore sociale. Altra espressione infelice. Infelice per l’illusione di un sogno, pre boom economico, che inanellava studi, impegni, lavoro, dedizione e doveva guidare il dito a schiacciare il bottone che avrebbe portato al secondo o addirittura al terzo piano.

Illusione amara, in particolar modo per tutte quelle famiglie che in quella formula hanno creduto e hanno riversato quel saggio intento nei loro figli. Così genuinamente ingenui da far finta di non sapere che l’ascensore sociale non ha pulsanti numerati, pur essendo ampio accoglie pochissime persone ed è condotto su su da un lift in livrea che da sempre sa a chi aprire la porta.

Sarebbe stato meglio, per ecumenico opportunismo, definirla “distanza sanitaria” invece di sociale. Ma avrebbe scontato un elemento di verità. Invece ciò che ci allontana è rudemente il terreno economico. Come caste indiane. La pandemia sta facendo rotolare, di casta in casta, gli individui a caste sempre più inferiori.  

Come per l’affetto, a dispetto e in antidoto all’epidemia, sarà probabilmente la ritrovata vicinanza a venirci in aiuto. Insieme, uniti a cercare e immaginare soluzioni contro virus e pandemie economiche e sociali.

Il più sociale e incomprensibile abitatore del pianeta, potrebbe ritrovare un nuovo spirito d’appartenenza e di sopravvivenza, in virtù delle difficoltà che da sempre ha combattuto o a cui si è adattato mutando, assimilando, evolvendo e sfangandola ancora una volta.

Pier Sorel