Nello spot Itala rivive il mito di Torino capitale dell’auto: una ricetta anche per il futuro

«C’è un’auto che ha scritto la storia prima ancora che la storia diventasse leggenda. Tutto inizia a Torino, in via degli Artisti, dove il genio italiano ha dato vita a un sogno di metallo e velocità. Un’eleganza così pura da diventare il desiderio della Regina Margherita, che scelse l’Itala per attraversare l’Italia e farsi ammirare. La chiamarono ‘La Palombella’, la regina delle strade. Quella stessa forza che ha sfidato i deserti e le vette, da Pechino a Parigi, non si è mai spenta. È rimasta in attesa. Oggi, quel prestigio torna a correre. Il futuro riaccende i motori del mito. Itala. Il viaggio continua».

Lo spot (qui nella versione pubblicata dal sito al Volante.it) da fine novembre circola su radio e tv. L’ultima apparizione durante la finale per la Supercoppa italiana di calcio tra Napoli e Bologna. Ma su Radio24 è un refrain quotidiano. Il video, realizzato in parte con l’ausilio dell’intelligenza artificiale per ricostruire le atmosfere d’epoca, apre proprio con l’immagine della Torino di inizio Novecento quando la Fiat non era ancora la Fiat, ma uno dei tanti marchi (una ventina) di case automobilistiche sotto la Mole: Diatto, Spa (Società piemontese automobili), Aquila Italiana, Star, per citarne alcuni. E, ovviamente, Itala, una delle tante creature dei fratelli Ceirano partiti da Cuneo. A fondarla è stato Matteo Ceirano, il terzogenito dell’orologiaio di Tarantasca (in tutto 12 figli) dopo l’ennesima discussione con gli altri fratelli (Giovanni Battista e Giovanni) impegnati nel costruire il mezzo che avrebbe sostituito carrozze e calessi.

L’imprenditore molisano Massimo Di Risio al timone del gruppo DR automobiles

Il sogno rinasce a Macchia d’Isernia

Più di un secolo dopo quel marchio “Itala fabbrica automobili”  – diventato famoso nel mondo anche per la vittoria nella Pechino-Parigi del 1907 – prepara la rinascita ottocento chilometri più a Sud: a Macchia d’Isernia, nel Molise, quartier generale della DR automobiles. Qui, Massimo Di Risio, classe 1960, imprenditore che ha costruito un piccolo impero, assemblando auto di produzione cinese (i marchi DR ed Evo), lavora a un cambio di pelle: vuole diventare un vero produttore italiano, utilizzando marchi cha hanno fatto la storia del made in Italy. Accanto a Itala, negli spot, è già comparso il secondo marchio celebre su cui Di Risio confida per conquistare gli italiani appassionati del volante: Osca, acronimo che sta per Officine specializzate costruzione automobili, fondato a Bologna nel 1947 dai tre fratelli Maserati (Bindo, Ernesto e Ettore) dopo che lasciarono l’azienda che portava il loro nome. Un marchio destinato a rappresentare la sportività pura.

Osca, l’altro marchio targato Maserati

Se con Itala, Di Risio punta a un Suv che richiami l’eleganza della Palombella della regina Margherita attraverso dettagli curati e materiali nobili per gli interni con cui guardare soprattutto al mercato europeo, con il coupé Osca l’orizzonte di vendita punta sul Nord America e sull’Asia. Se ne saprà di più da metà gennaio, quando i due modelli saranno ufficialmente presentati a Macchia d’Isernia insieme con i dettagli del piano industriale.

Il montaggio di Itala ricostruito nello spot con foto d’epoca elaborate dall’AI

Una scommessa da 50 milioni

Quel che è certo è quanto Di Risio investe in questo cambio di pelle: 50 milioni. Lo ha annunciato a luglio, a Osaka, in Giappone, durante l’Expo, negli spazi del Padiglione Italia dedicati al Molise. Con un duplice obiettivo: mostrare al mercato globale che DR non è più solo un importatore assemblatore di auto cinesi, ma «un costruttore che investe nel territorio». E cercare partner tecnologici e commerciali in Giappone, Paese che ha un certo modo di fare le auto simile all’Italia, con la cura per i dettagli e il rispetto per il passato. In quell’occasione Di Risio ha annunciato 300 nuove assunzioni e un secondo stabilimento di produzione: ad Anagni, provincia di Frosinone, nell’ex fabbrica di ceramiche Saxa Gres. Si confida anche su un effetto impatto per l’indotto del centro sud Italia. Resta da capire se usare la storia (Torino per Itala, i fratelli Maserati per Osca) aiuterà a dare un’anima e un prestigio da vero costruttore “made in Italy” a Dr, oscurando l’immagine di assemblatore di auto cinesi che ricorre con frequenza nei commenti ai post sul gruppo di Macchia d’Isernia.

Il Changan design center Europe ha sede a Rivoli

Giugiaro e il Dna di Torino

A Torino qualcuno potrebbe leggere lo spot Itala come l’alfa e l’omega della (già) capitale dell’auto: quello che era e quel che è oggi. Ma ancora una volta in soccorso può venire uno dei nomi chiave di quella stagione forse irripetibile, Giorgetto Giugiaro, il maestro dei designer dell’auto, che in un recente articolo su La Stampa, pur elogiando la crescita dei cinesi, ha scritto: «Perché la Cina ha tutto – numeri, tecnologia, coraggio – ma manca ancora di una cosa fondamentale: un Dna riconoscibile. Una firma. Una voce. E quello, credetemi, non si compra e non si costruisce in pochi anni. Si impara. Si assorbe. Si eredita. E allora io dico: se c’è un posto al mondo capace di aiutare i marchi cinesi a trovare questa identità forte, distintiva, autentica, è ancora Torino. Qui ci sono competenze che non si improvvisano e che, finché esisteranno automobili capaci di emozionare, avranno un valore inestimabile. Per questo, nonostante tutto ciò che ho visto e capito in questi anni, io continuo a credere che Torino abbia ancora un ruolo da giocare. E a credere che il mondo dell’auto verrà ancora a cercare Torino. E noi sapremo rispondere. Perché – lasciatemelo dire da vecchio designer – certe cose non muoiono. Resistono, evolvono, e alla fine tornano indispensabili».

Courtesy Pier Paolo Luciano