C’è una Torino che non finisce sulle prime pagine per le crisi industriali, ma che macina numeri da grande player di mercato. È la Torino dell’economia sociale, un ecosistema che oggi, 15 aprile 2026, si presenta alla Biennale Tecnologia non come un ospite di riguardo, ma come un pilastro fondamentale della tenuta economica del territorio. Altro che settore di serie B. I dati parlano chiaro: tra cooperative, startup e innovazione, l’economia del bene comune vale il 5% del nostro PIL, la città della Mole riscopre la sua vocazione più autentica: fare del bene, facendolo bene.
Una Torino che lavora in silenzio, senza fare troppo rumore, fedele alla propria inclinazione. È la Torino che non aspetta il “permesso” per rimboccarsi le maniche e che, oggi, si scopre essere un gigante dell’economia europea. Mentre la città si prepara per assistere all’inaugurazione di Biennale Tecnologia, c’è un dato che merita di essere portato in palmo di mano: l’economia sociale sotto la Mole vale oggi 3,1 miliardi di euro.
Occorre dirlo: per troppo tempo si è pensato al “terzo settore” come a una costola del volontariato o a un mondo di “buone intenzioni”. Ma è un’analisi superficiale. I dati dell’Osservatorio della Camera di Commercio di Torino e di Torino Social Impact ci dicono che siamo di fronte a una vera e propria industria della solidarietà.
Parliamo di 70.000 addetti – un esercito di professionisti, non solo sognatori – che ogni giorno fanno girare un motore che incide per il 5% sul PIL metropolitano. Dalle cooperative storiche alle nuove società benefit, Torino ha creato una “terza via” che sta facendo scuola nel mondo. Non lo diciamo noi per campanilismo: lo dice l’OCSE e lo conferma la Commissione Europea, che ha scelto proprio Torino come hub di riferimento per l’Action Plan sull’economia sociale.
Il ruolo delle “Casseforti della Città” e la rigenerazione. Un pezzo fondamentale di questo puzzle è il ruolo delle Fondazioni bancarie. Fondazione CRT e Fondazione Compagnia di San Paolo stanno mutando atteggiamento, non solo più semplici “erogatori di contributi”, ma veri motori di sviluppo. Solo nell’ultimo biennio, hanno mobilitato risorse per centinaia di milioni di euro, agendo come venture capitalist del sociale.
L’esempio più lampante è la rigenerazione urbana. Luoghi come le OGR (Officine Grandi Riparazioni) o il distretto della Cavallerizza Reale non sono solo gioielli architettonici recuperati, ma spazi dove l’impresa sociale incontra l’alta tecnologia. E poi ci sono le Case del Quartiere: una rete capillare (da San Salvario a Barriera di Milano) che l’Europa ci invidia e che oggi gestisce servizi, cultura e welfare con una flessibilità che il pubblico da solo non riuscirebbe a garantire.
La tecnologia con l’anima: la sfida del 2026. In questi giorni di talk e incontri al Politecnico e nei padiglioni del Lingotto, il tema centrale è come l’innovazione possa migliorare la vita. Ed è qui che Torino gioca il suo asso nella manica.
Secondo i report di Euricse, la nostra città è il laboratorio dove si sperimenta se il profitto può andare a braccetto con il beneficio comune. Usare l’intelligenza artificiale per monitorare la salute dei nostri anziani a domicilio, o la blockchain per sostenere le filiere corte del cibo recuperato dai mercati di Porta Palazzo, non è fantascienza: è la realtà quotidiana di decine di startup sociali torinesi.
Forse è nel nostro DNA. L’influenza dei “Santi Sociali” dell’Ottocento – che inventarono il welfare quando ancora non esisteva – alle imprese sociali di oggi, Torino ha sempre avuto il bernoccolo per l’aiuto concreto e organizzato. La differenza è che oggi quel “aiutare” è diventato un sistema economico solido, resiliente, che non delocalizza perché è piantato nelle radici dei nostri corsi e delle nostre piazze.
Mentre il mondo corre dietro ad algoritmi finanziari astratti, Torino investe nell’algoritmo della prossimità. E, conti alla mano, ha ragione lei. Per farsi un’idea concreta ecco alcuni numeri della “Mole Sociale” (Aggiornamento 2026)
- 3,1 Miliardi: il valore della produzione (Fonte: Euricse / TSI).
- 70.000: i lavoratori nel settore, con un aumento del 12% dei contratti a tempo indeterminato (Fonte: Camera di Commercio).
- 4.500: le realtà attive iscritte al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).
- 8 Case del Quartiere: i nodi della rete che ogni anno coinvolgono oltre 500.000 cittadini.
- 1° in Europa: il posizionamento strategico di Torino secondo la Commissione UE.
Renata Abegg

