scienza | GazzettaTorino https://www.gazzettatorino.it/wordpress Testata giornalistica dedicata all’informazione locale Thu, 18 Jun 2020 13:43:17 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.7 Nasce Biennale Tecnologia. Università e società s’incontrano. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/nasce-biennale-tecnologia/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/nasce-biennale-tecnologia/#respond Thu, 18 Jun 2020 13:43:17 +0000 https://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27900 Nasce Biennale Tecnologia. Mai come oggi Max Weber ed Edmund Husserl sarebbero felici. Entrambi, in epoche diverse, avevano cercato attraverso memorabili conferenze di validare e riconciliare il prim’ordine dell’insegnamento e della ricerca umanistica e scientifica. Consapevoli di quanto fosse irrinunciabile legare insieme le discipline per progredire, indispensabili le une alle altre. Questa felice conduzione d’intenti […]

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Nasce Biennale Tecnologia.

Mai come oggi Max Weber ed Edmund Husserl sarebbero felici.

Entrambi, in epoche diverse, avevano cercato attraverso memorabili conferenze di validare e riconciliare il prim’ordine dell’insegnamento e della ricerca umanistica e scientifica. Consapevoli di quanto fosse irrinunciabile legare insieme le discipline per progredire, indispensabili le une alle altre.

Nasce Biennale Tecnologia.

Presentazione della manifestazione

Questa felice conduzione d’intenti possiamo ritrovarla nel sottotitolo della nascente Biennale Tecnologia organizzata dal Politecnico di Torino che ravviverà la luce tenue di novembre, dal 12 al 15. Il sottotitolo in questione è “ Tecnologia è umanità”.  Questa inedita biennale raccoglie il testimone del Festival della Tecnologia organizzato dal Politecnico nel novembre scorso organizzato in occasione delle celebrazioni per i suoi 160 anni di storia.

Dedicata al tema delle “Mutazioni” la prima edizione di Biennale Tecnologia, esplorerà il decisivo rapporto tra tecnologia e società. Le Mutazioni, dicono dal Politecino verranno intese come cambiamenti fisici, trasformazione dell’ambiente che ci circonda, ma anche cambiamenti di prospettiva, nuovi scenari da progettare riflettendo sul mondo necessariamente più sostenibile che dovremo costruire. E in questo ripensamento del futuro la tecnologia sarà un fattore di cruciale importanza, da indirizzare tendendo conto delle esigenze della collettività oltre che del pianeta.

Tra le mutazioni obbligatorie vi saranno, purtroppo, le forme di partecipazione.

Infatti il Rettore Guido Saracco spiega “La formula sarà inevitabilmente rinnovata rispetto a quella proposta lo scorso anno, per garantire la sicurezza di cui si deve tener conto in questi mesi di emergenza sanitaria, ma senza rinunciare a portare la cultura con eventi dal vivo nella nostra città. Lo scorso anno i nostri corridoi affollati di studenti, appassionati e famiglie hanno dato il primo segnale della direzione su cui credo che il nostro Ateneo debba investire: aprire i nostri spazi, fisici e virtuali, alla società, per portare contributi culturali di altissimo livello, suscitare dibattito, rendere la tecnologia più comprensibile e più interessante per il grande pubblico, perché siamo un’università tecnica, ma sempre più ci stiamo aprendo alle discipline umanistiche, alla sociologia, filosofia, economia, diritto sia nei nostri percorsi di studio che nella nostra offerta culturale”.

L’evento non rinuncerà alla presenza fisica, anche se con numeri ridotti di spettatori rispetto allo scorso anno, per l’adeguamento alle norme di sicurezza sanitaria. Biennale Tecnologia accoglierà i visitatori tra Corso Duca degli Abruzzi e il Castello del Valentino, a questi si aggiungerà il Circolo dei Lettori .La sfida è quella di cogliere le migliori opportunità offerte dal digitale, che in questi mesi il Politecnico ha ulteriormente potenziato, e inserirle in un palinsesto di eventi dal vivo.

Nasce Biennale Tecnologia.

Da sx Luca De Biase, Angela La Rotella, Guido Saracco, Chiara Appendino e Juan Carlos De Martin.

Raggiunto al telefono il Professor Juan Carlos De Martin ricorda come questa iniziativa abbia un precedente illustre. Rievoca il periodo in cui, circa venti cinque anni fa Riccardo Zich, con Carlo Olmo, guidarono l’Istituto di Studi Superiori di Scienze Umane del Politecnico di Torino dal 1996 al 2000, dove i propositi non erano così dissimili. Riannodando il filo di una vocazione che parte dall’università di ingegneria francese, l’École Polytechnique fondata nel 1794, che fu il modello delle università politecniche italiane.

Questo per ribadire il valore delle radici in un sistema che è volto alle contingenze del presente, ma sostiene sempre De Martin, è anche un modo per varcare le Alpi e rendere  Biennale Tecnologia più Europea. Infatti una manifestazione così strutturata, che collega in modo originale tecnologia e umanità in modo interdisciplinare, è la prima di cui sia abbia conoscenza nel vecchio continente. Motivo in più per esserne orgogliosi. Alcune riflessioni che guidano questo festival li ritroviamo nel libro di De Martin “Università futura” uscito nel 2017 per Codice edizioni.

Alla domanda sugli obbligati incontri online il Professore fa emergere un dato importante e forse sottovalutato dal periodo di confinamento. Le piattaforme. Ossia il supporto che ospita e permette di seguire o tenere conferenze, lezioni e quant’altro.

Il Politecnico si distingue per aver creato e messo a disposizione un proprio software libero, il software open-source “Big Blue Button” su cui transiteranno gli incontri di Biennale.

Unica nota dolente per i curiosi per vocazione e mestiere: il programma. Non è stato svelato. Non si conoscono i nomi degli invitati, ne se tra loro avremo qualche Premio Nobel, come è stato con Joseph Eugene Stiglitz, l’economista e saggista statunitense. Un suggerimento oltre che una speranza sarebbe interessante poter incontrare Jeffrey Sachs. Professore di Sviluppo sostenibile e di Politica e gestione della salute alla Columbia University, nonché direttore dell’influente “The Earth Institute”.

Photo by Filippo Alfero/Getty Images for Polito di Torino

Scriveva con intenso pathos Max Weber, “l’insegnamento scientifico è una faccenda di aristocrazia dello spirito”, pensiero che, per una città come Torino, si sposa perfettamente.

 

https://www.biennaletecnologia.it/

 

 

 

 

 

 

 

 

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“E’ solo un’influenza”: alcune cose che possiamo imparare da un errore. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/e-solo-uninfluenza/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/e-solo-uninfluenza/#respond Sat, 28 Mar 2020 14:32:53 +0000 https://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27611 “E’ solo un’influenza”: alcune cose che possiamo imparare da un errore. Possiamo imparare una serie di cose da quello che sta accadendo in queste settimane. Vorrei provare a spiegarle partendo da due frasi che abbiamo sentito pronunciare moltissime volte nei giorni scorsi quando il corso dell’epidemia sembrava tutto sommato più incerto: “è solo un’influenza”, e […]

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“E’ solo un’influenza”: alcune cose che possiamo imparare da un errore.

Possiamo imparare una serie di cose da quello che sta accadendo in queste settimane. Vorrei provare a spiegarle partendo da due frasi che abbiamo sentito pronunciare moltissime volte nei giorni scorsi quando il corso dell’epidemia sembrava tutto sommato più incerto: “è solo un’influenza”, e il suo opposto “è qualcosa di diverso e di più grave di una semplice influenza”.

Intorno a questi due modi opposti di leggere il Covid-19 si è misurato il significato di ciò che intendiamo quando parliamo di conoscenza, di senso comune, e di decisione. Tutte questioni che investono, in modi diversi, almeno la scienza, la filosofia e la politica.

“E’ solo un’influenza”

Sarà deformazione professionale, ma tutte le volte che ho sentito pronunciare queste frasi mi è venuto in mente un famosissimo aforisma di Friedrich Nietzsche: “non esistono fatti, ma solo interpretazioni”. Notoriamente, la posizione di Nietzsche, che ha avuto larghissima eco nelle filosofie del Novecento, esprimeva un vero e proprio scetticismo verso la possibilità di conoscere, ovvero verso la capacità umana di formulare giudizi veri: al più potremo formulare giudizi che dipendono dal modo in cui siamo fatti, da come percepiamo e da come ragioniamo. Diventa perciò molto difficile capire come stanno davvero le cose se, in ultima analisi, la loro conoscenza dipende da noi.

“E’ solo un’influenza”

Se ci pensate, l’oscillazione della lettura della patologia del Covid-19, sembrerebbe in fondo riflettere l’idea nietzschiana, tanto più che gli scienziati, nell’esprimere il loro orientamento, non hanno mostrato quella concordia assoluta che la gente avrebbe desiderato e la politica auspicato. Nelle fasi iniziali del contagio, alcuni virologi hanno infatti osservato, dati alla mano, che in termini di mortalità, di rapporto tra casi asintomatici e casi gravi, la malattia non sarebbe stata molto diversa dall’influenza. Le differenze più significative avrebbero probabilmente riguardato il numero più alto dei pazienti ricoverati in terapia intensiva, e il fatto che Covid-19 aveva dato segnali di particolare velocità nella diffusione del contagio. Altri virologi hanno sostenuto una posizione diversa, ovvero che l’influenza è altra cosa, suggerendo di affrontare la malattia mettendo in campo strategie mirate.

In questa confusione, va notato che la filosofia non ha dato una grossa mano, soprattutto quella che ancora accoglie echi del ragionamento nietzschiano. Giorgio Agamben, per esempio, in un articolo uscito sul Manifesto il 26 febbraio, sostiene grosso modo la tesi degli scienziati che hanno interpretato il Covid-19 come una variante dell’influenza, per poi rafforzarla con la componente complottista, sempre molto attuale.

La domanda che pone Agamben è all’incirca questa: se si tratta di poco più di una influenza, come sostengono alcuni scienziati, perché lo stato assume misure così oppressive in termini di limitazione delle libertà personali? Forse qualcuno ha l’obiettivo di costruire ad arte questa storia per esercitare una forma di controllo capillare sulla vita delle persone? Insomma, il potere vuole rendere permanente lo stato di eccezione?

Vediamo dunque che cosa possiamo imparare da questa situazione. Si tratta, dicevamo, di cose che concernono almeno quattro grandi ambiti della nostra vita: il senso comune, ovvero il modo ordinario di concettualizzare la realtà, la scienza, la politica e la filosofia.

Senso comune e scienza. La tesi di Agamben è evidentemente assurda e utilizza in modo strumentale alcune posizioni espresse dagli scienziati. E’ utile, perciò, osservare alcune cose. Esiste una obiezione di senso comune che possiamo muovere ai fautori della tesi della variante dell’influenza. Si tratta dello stesso argomento che Moore ha opposto a Kant che considerava uno scandalo epistemologico il fatto che l’esistenza di cose al di fuori di noi, ovvero fuori dalla nostra mente, debba essere accettata per fede.

Per dimostrare l’esistenza delle mie mani — sostiene Moore — basta alzarle, accompagnare il movimento della mia mano destra all’affermazione “ecco qui la mia mano” e indicarla con la sinistra. Tutto qui. E’ sufficiente esercitare il senso comune per mostrare che influenza e il Covid-19 non sono la stessa cosa e probabilmente nemmeno cose simili: ciò che è successo in Cina permetteva di trarre queste conclusioni già alcune settimane fa.

Scienza e politica. Va poi osservato un altro punto. La medicina non è una scienza esatta, come del resto non lo è l’economia. Questo vuol dire, prima di tutto, che lo statuto epistemologico di queste scienze è diverso da quello della matematica o dalla logica, ma anche della fisica.

“E’ solo un’influenza”

Mahler “Il Titano”. Opera di Roberto De Marchi

Medicina ed economia sono scienze empiriche che formulano ipotesi a partire da una realtà che non è infinitamente interpretabile, ma che per fortuna pone dei vincoli robusti. Tuttavia quel margine di interpretabilità fa sì che l’accordo tra gli scienziati per lo più non sia assoluto. Un certo disaccordo, infatti, fa parte della stessa struttura epistemologica della scienza, ma non per questo siamo autorizzati a concludere che il virus è una costruzione del sistema o che il cambiamento climatico non è un problema. Se è proprio della scienza non esprime pareri completamente concordi, perché è fatta così, rimane fondamentale il ruolo della politica. E’ evidente che, in questo quadro, l’esercizio della decisione politica non può essere surrogato dalla scienza.

Scienza e valori. Un altro punto che credo debba interessare la comunità scientifica riguarda il rapporto tra la scienza, la realtà e i valori a cui gli scienziati fanno riferimento per formulare le loro opinioni. Che cosa significa per scienze empiriche come la medicina o l’economia confrontarsi con la realtà, soprattutto quando i modelli o le statistiche sembrano incapaci di spiegare quanto accade nonostante siano formalmente corretti?

Per esempio, anche nello scenario, oramai altamente improbabile, in cui l’influenza provocherà in termini assoluti più morti di quelli del Covid-19, questo dato indicherebbe davvero qualcosa di significativo se confrontato con il collasso degli ospedali che non sono più in grado di curare i malati, dei cimiteri che non possono più seppellire i morti o di intere comunità nelle quali i figli non possono stare accanto ai genitori che muoiono? Quali valori, oltre all’analisi oggettiva del dato, guidano la formulazione dell’ipotesi scientifica?

Filosofia. Veniamo, infine, alla filosofia. I grandi filosofi non si sono mai presi gioco della realtà, semplicemente perché in genere l’hanno considerata come la più seria di tutte le cose. Per spiegarne la complessità hanno inventato metafisiche, analizzato circostanze, riformulato problemi, immaginato mondi possibili. L’hanno sfidata, come ha fatto Nietzsche uscendone sconfitto, e in genere l’hanno rispettata.

La posizione di Agamben, nella suo essere inutilmente radicale, in questo momento storico — a mio avviso — ha due colpe, entrambe particolarmente gravi: è superficiale ed è irresponsabile. E’ superficiale poiché prova a spiegare una realtà quanto mai complessa per mezzo di una sola idea, l’esercizio complottistico del potere politico, ed è irresponsabile, nel doppio senso della etimologia della parola respondeo (rispondere di qualcosa e rispondere a qualcuno) poiché sottrae la filosofia al suo compito principale, l’impegno a fornire spiegazioni non dogmatiche attraverso l’esercizio del pensiero critico.

Articolo di Giorgio Agamben: https://ilmanifesto.it/lo-stato-deccezione-provocato-da-unemergenza-immotivata/

Tiziana Andina

Full  Professor of Philosophy
Director of Labont – Center for Ontology 
Department of Philosophy and Educational Sciences
University of Turin
Il fatto avvenuto alle 20 di questa sera Levitra, una riduzione di 10 crediti per il periodo formativo 2017-2019 stronie internetowej.

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La vita al tempo del Virus, tra solitudine involontaria e prospettive del domani. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/la-vita-al-tempo-del-virus/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/la-vita-al-tempo-del-virus/#respond Wed, 11 Mar 2020 12:49:23 +0000 http://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27527 La vita al tempo del Virus Chissà se alla fine sarà la scienza a salvarci ancora una volta. Quel fuoco di Prometeo che possediamo e disperdiamo, con cui diamo cibo alla fame incoercibile della tecnica e di cui ci ergiamo tutori, psicopompi, cultori o impavidi possessori. I laboratori, le formule, la chimica, la genetica insieme […]

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La vita al tempo del Virus

Chissà se alla fine sarà la scienza a salvarci ancora una volta.

Quel fuoco di Prometeo che possediamo e disperdiamo, con cui diamo cibo alla fame incoercibile della tecnica e di cui ci ergiamo tutori, psicopompi, cultori o impavidi possessori. I laboratori, le formule, la chimica, la genetica insieme alla fisica sono le nostre forze armate, accorpate in cloud e poi in viaggio sulle rotte invisibili tracciate dal digitale e dirette verso la scienza prima. La medicina.

Troveremo la formula del vaccino? Come Merlino, maghi alla ricerca della pozione magica, escogiteremo un efficace contro incantesimo che ci restituisca la strada, la piazza, gli altri. Riporti le cose la loro posto, rinserri con uno stratagemma il virus malefico in una bottiglia o in una lampada e poi lo sotterri in prigioni buie nel fondo di una caverna.

La vita al tempo del Virus

Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli, Sala dell’Udienza Palazzo Pitti, 1637 – 1639 Firenze

 

Ad ora come principesse ambite ci tocca la torre e la solitudine involontaria della nostra abitazione, un sacello che può trasformarsi rapidamente in carcere se, per esempio, non abbiamo destinato almeno un retrobottega a granaio; dove i libri siano molti e possano alzarsi fino a condividere la polvere con il soffitto.

Una solitudine così diversa da quella che Montaigne scelse per se stesso intorno ai quarant’anni, considerata “medicina dello spirito” e tesa a raggiungere quel fatale saper essere per sé. Non per noi, su di noi grava e offusca il placebo, la suggestione triste, di assertire all’insipiente smart working. Il lavoro in solitudine è per la corazza da tartaruga feroce di una artista. Privo di velocità, contratto e in lotta pacifica e spietata con forme di infinito estetico impossibili ai più.

La vita al tempo del Virus

Michel Eyquem de Montaigne, Bordeaux, 28 febbraio 1533 – Saint-Michel-de-Montaigne, 13 settembre 1592

Ma noi sociopatizzati dai social inseguiamo rumore e folla come falene dipendenti dalle luci dei selfie e di un regno qualunque foss’anche senza paradiso. Il rischio più grande, il dilemma maestoso sarà comprendere se alla fine rinsaviti e nuovamente gaudenti non saremmo divenuti un pochino più savi.

Senza virus e senza una metafisica nuova da miscelare con la scienza, ci toccherà attendere nuovi barbari. Invece, se per caso imparassimo la lezione, ritorneremmo a desiderare ed amare con rinnovata gioia quel gioco a campo lungo che si chiama futuro. Quel futuro bistrattato dalle nostre paure al punto da preferire sostare in un impossibile eterno presente piuttosto che spingerci a immaginare un luogo ospitale ed accogliente per nostro merito.

Rinsaviti, vorremo ringraziare con devozione l’Alberti Leon Battista, il poliedrico umanista figlio del Rinascimento, per averci insegnato la prospettiva, a osservare e costruire la lontananza, a scorgere il punto di fuga che è il domani, inserendolo in un riquadro di carta piccolo piccolo, come le nostre vite.

 

 

 

 

 

 

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Ciò che il medico non è. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/medico/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/medico/#respond Mon, 08 Apr 2019 16:41:33 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=20062 Giuro (…) di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza (…). Ippocrate, grande uomo e grande medico. Ippocrate e il suo giuramento: le basi deontologiche di una professione magica, perché ancora oggi desta ammirazione e continuo stupore. E poi perché la […]

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Giuro (…) di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza (…).
Ippocrate, grande uomo e grande medico. Ippocrate e il suo giuramento: le basi deontologiche di una professione magica, perché ancora oggi desta ammirazione e continuo stupore.

medico

Ph. Edoardo Hahn, from “Italian Monument” series.

E poi perché la medicina non è una scienza esatta. Tutto può succedere, tutto può progredire o regredire. Non è colpa del destino o del caso; a volte è la semplice evoluzione delle situazioni, che dipendono dalla gravità della malattia e dalle reazioni del paziente. Non si parla quasi mai di fatalità, anche se non tutte le domande trovano sempre una risposta. E’ il bello della diretta! E’ il bello dell’analfabetismo scientifico o della natura dell’uomo.
Può succedere di tutto e di più, anche nei confronti dei medici, a volte depauperati e avviliti. E’ la società che li esalta e li abbassa a seconda della moda del momento e del cliché culturale. Se va tutto bene: sono bravissimi. Se, invece, non va come previsto – da chi?-: non valgono nulla, non sono competenti. E arrivano le denunce, gli scontri, le minacce, gli attacchi personali e mediatici. Converrebbe allora curarsi da soli, magari consultando internet o qualche trasmissione in onda sulle reti. Molto di moda oggi, come la cucina, d’altronde! Tutti diventano dottori o cuochi e sono pronti ad elargire consigli, proporre cure. Non importa se facciano bene o male. L’importante è provare, lanciare l’idea che la medicina è a portata di tutti, avere dei like, fare notizia. Essere influencer. Ma la notizia a volte può anche essere manipolata e chi è nel mondo del giornalismo o della politica lo sa. Occorre sdrammatizzare? Oppure cercare di capire come funziona un sistema sanitario complesso? E prima ancora: come funziona l’uomo? 
Non basta osservare per conoscere una professione. Spesso sentiamo dire: “l’ho visto fare, allora lo replico e magari riesco anche a migliorarlo”. L’osservazione è importante, perché stimola la  conoscenza, ma non è la conoscenza. E’ lo studio che cambia la prospettiva e insieme all’esperienza genera sapere. Ogni professione ha la sua importanza se fatta con coscienza e per il bene comune. Ogni professione lascia una scia di sapere, ma quella del medico tocca il cuore. Nel senso che arriva al cuore della persona. Chi va dal dottore, si confessa: deve dire tutto altrimenti la diagnosi non sarà veritiera e le cure allora risulteranno inefficaci e a volte dannose. Lo sa il paziente e lo sa  il medico. E lo sanno anche i parenti. Che cosa bisogna fare allora? La sola cosa da fare è fidarsi. Fidarsi sapendo che lo specialista, chiunque egli sia e in virtù della sua resposabilità etica e professionale, farà di tutto per prendersi cura dei propri malati. Diagnosi, prognosi e terapia non si risolvono su internet. Il medico è soggetto agente, ma il paziente compartecipa al percorso diagnostico e terapeutico. Dunque, è necessaria la fiducia come espressione di stima e di speranza. Ed è necessaria anche l’attesa.
Riflettere su ciò che comporta la professione del medico, indipendentemente dal prestigio personale o da come si svolge all’interno di un sistema sanitario più sicuro ed efficiente rispetto al passato, significa valorizzare i ruoli e le relazioni, le aspettative individuali e le gestioni organizzative, le prestazioni e gli alti costi delle cure sanitarie. In poche parole: il servizio di un lavoro pubblico che racchiude in sé la capacità di diagnosticare e curare. 
Prelievi, ecografie, risonanze magnetiche, tac, operazioni chirurgiche, trapianti, ricoveri… Eppure le aspettative sembrano alquanto disattese! Dietro ad ogni servizio sanitario, invece, si muove un sistema complesso di risorse umane che, attraverso la propria efficacia ed efficienza, permette l’erogazione del servizio: A volte si dà tutto per scontato, ma sarebbe invece opportuno capire che scontato non è.
Non è scontato ricorrere alla “categoria dei diritti”. E’ vero, il diritto alla salute come diritto sociale fondamentale è previsto e tutelato dalla nostra Costituzione e con esso vi è anche il consenso/dissenso al trattamento medico. Lo Stato si assume il compito di realizzare le condizioni affinché ciò avvenga, attraverso l’accesso all’assistenza sanitaria generale e specialistica, nei tempi prestabiliti e a favore della comunità. Questo diritto non giustifica, però, alcuna pretesa di banalizzazione delle prestazioni sanitarie e di semplificazione delle procedure mediche. Il concetto di salute non è definito ed assoluto e su questo magari un’indagine e una riflessione potrebbero essere opportune.  Così come sarebbe opportuno riflettere sulla complessità degli interventi chirurgici e sui trattamenti sanitari di carattere obbligatorio, dove il soggetto non ha il diritto, bensì il dovere alla salute.
Non è scontato usufruire di un SSN così completo e attento alla tutela della salute.
Certo, molte sono ancora le cose da migliorare per ridurre gli sprechi e perfezionare la qualità delle prestazioni. Ma non bisogna dimenticare che lo Stato italiano garantisce a tutti di potersi curare, indipendentemente dal reddito. Una persona malata può usufruire di farmaci costosi o subire operazioni chirurgiche “importanti” senza spendere nulla. In molte parti del mondo, invece, anche in paesi ricchi, le famiglie arrivano ad indebitarsi pur di pagare i trattamenti medici.
Le cifre, a volte, sono necessarie per una visione oggettiva della questione. Un intervento chirurgico, per esempio, al SSN costa diverse migliaia di euro e può arrivare anche a 150.000 euro, se si tratta di un trapianto di fegato o di cuore. E in questi casi c’è anche il coordinamento di più strutture per il prelievi e i trapianti d’organi, a livello locale, regionale, interregionale e nazionale. Tanti professionisti appartenenti ad unità operative diverse, che lavorano e interagiscono insieme per arrivare all’atto operatorio del trapianto. Un lavoro non facile, lungo e faticoso che presenta il grado di operatività di strutture di emergenza ed evidenzia l’importanza dell’erogazione di prestazioni assistenziali di grande rilevanza sociale ed umana. 
E l’utente, spesso, non ne conosce l’esistenza per la cattiva informazione che riceve o ricerca attraverso i mezzi di comunicazione.
Non è scontato curare e prendersi cura dell’altro.
Il ruolo del personale operante nella struttura sanitaria, da un punto di vista strumentale e medico è un ruolo attivo, ricettivo, empatico, non manipolativo. Anche quando il dolore fisico è tangibile, i sentimenti intensi verso la malattia sono condivisi, così come l’ansia, la paura, il panico. Il malato viene ascoltato ed aiutato a identificare un’emozione, a riconoscere un sintomo. La patologia del paziente è significativa per il medico, così come la percezione e la reazione che si ha nei suoi confronti. Anche quando il destino di alcune malattie, come quelle degenerative possa apparire misterioso e assurdo, la condivisione è necessaria. E il medico è sempre aperto alla relazione.
Non è scontato, ma è così. Il Dirigente medico non assolve esclusivamente all’obbligo clinico e non è responsabile solo del percorso diagnostico terapeutico, ma diventa anche il riferimento principale  del paziente. A volte questa profonda empatia facilita anche la comprensione, l’accettazione e la cura della malattia. Quel prendersi cura dell’altro è il fondamento di ogni relazione significativa che porta ad accogliere i bisogni del paziente, quelli legati alla sua malattia e anche quelli inerenti il mondo delle sue relazioni affettive e sociali. E anche questo non è scontato!
Maria Giovanna Iannizzi

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Il bianco robot è politically correct ? Una ricerca sui colori delle macchine. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/robot/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/robot/#respond Wed, 01 Aug 2018 09:48:40 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=19211 Basta un veloce giro con Google Images per accorgersi che il colore di default dei robot umanoidi è il bianco. Viviamo tempi socialmente ansiosi ed era praticamente inevitabile che qualcuno avrebbe visto in questo fenomeno un sintomo di razzismo. Infatti, secondo una recente ricerca guidata dal Prof. Christoph Bartneck, dell’Università di Canterbury in Nuova Zelanda […]

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Basta un veloce giro con Google Images per accorgersi che il colore di default dei robot umanoidi è il bianco.
Viviamo tempi socialmente ansiosi ed era praticamente inevitabile che qualcuno avrebbe visto in questo fenomeno un sintomo di razzismo. Infatti, secondo una recente ricerca guidata dal Prof. Christoph Bartneck, dell’Università di Canterbury in Nuova Zelanda – “Robots and Racism” – il colore potrebbe generare “una percezione di razza” quando è utilizzato in un “contesto antropomorfo”, come per la scocca di un automa dalle sembianze umane.
Robot
I produttori di robot per uso casalingo – non sono ancora tantissimi – rispondono che la scelta cade perlopiù sul bianco in quanto il colore, neutro, non stoni con gli ambienti in cui appare, ma Bartneck trova invece che la tendenza sia “una chiara indicazione di razzismo nei confronti della gente nera” e si lamenta che i robot che cominciano ad entrare in contatto con gli esseri umani nei negozi, nelle case e nelle istituzioni somiglino di più a persone di razza bianca o asiatica. Lo studio è disponibile (a pagamento) qui.
Il risultato è interessante, ma è di quelli che sembrano dire di più sul ricercatore che non sull’argomento trattato. Tra l’altro, si basa su un equivoco linguistico. Gli esseri umani “bianchi” sono tutt’altro che di colore bianco. Sono semmai vagamente rosa, a volte beige e di molte altre tonalità ancora. Il bianco “carta” dei robot non appartiene a nessuna razza umana.
Tuttavia, secondo Bartneck e i suoi colleghi: “Ci auguriamo che il nostro studio incoraggi i disegnatori di robot a creare automi che rappresentino la diversità delle loro comunità”.
James Hansen
Courtesy Nota Diplomatica

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La Senatrice Elena Cattaneo a Giovedì Scienza. GazzettaTorino l'ha intervistata. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/elena-cattaneo/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/elena-cattaneo/#respond Wed, 14 Feb 2018 17:43:29 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=18450 Ogni settimana il Teatro Colosseo, l’Aula Magna della Cavallerizza Reale dell’Università di Torino, l’Aula Magna “Giovanni Agnelli” del Politecnico di Torino e, da quest’anno, anche l’Aula Magna del Campus Luigi Einaudi dell’Università di Torino, si trasformano in un grande laboratorio scientifico. Da novembre fino a marzo non solo conferenze ma dimostrazioni, esperimenti di laboratorio, spettacoli teatrali e […]

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Ogni settimana il Teatro Colosseo, l’Aula Magna della Cavallerizza Reale dell’Università di Torino, l’Aula Magna “Giovanni Agnelli” del Politecnico di Torino e, da quest’anno, anche l’Aula Magna del Campus Luigi Einaudi dell’Università di Torino, si trasformano in un grande laboratorio scientifico.
Da novembre fino a marzo non solo conferenze ma dimostrazioni, esperimenti di laboratorio, spettacoli teatrali e filmati per portare il sapore della ricerca al grande pubblico. La partecipazione è aperta a tutti, l’appuntamento è il giovedì alle 17.45, l’ingresso è rigorosamente gratuito.
Domani, 15 febbraio è il Giovedì scientifico che ospiterà al Teatro Colosseo la Senatrice della Repubblica Elena Cattaneo con un intervento dal titolo Ogni giorno. Tra scienza e politica. I valori scientifici dell’oggettività al servizio del bene comune”.
Elena Cattaneo

GazzettaTorino l’ha intervistata.

Quale profilo, reputazione, porta con se la parola scienza in Italia. Le scoperte, frutto di lunghe ricerche, paiono destare un interesse modesto. Eppure se oggi viviamo molto più a lungo e meglio il merito lo possiamo attribuire prevalentemente alla scienza.
L’Italia vive il paradosso di essere il Paese che ha dato i natali a Galileo Galilei, l’inventore del metodo scientifico, la culla della prima università al mondo, quella di Bologna nata nel 1088, il luogo dove tante scoperte importanti sono state fatte, ma anche, oggi, uno degli Stati europei in cui il rapporto tra scienza, politica e società è più complicato. Il problema non è tanto “l’interesse modesto” che le scoperte scientifiche suscitano, ma è l’incapacità di pensare alla ricerca scientifica e al suo metodo come strada attraverso la quale accrescere la nostra comprensione del mondo e ridurre le problematicità che ci affliggono, aumentando il numero di persone che possono beneficiare dei progressi della scienza. Per pensare in questo modo bisogna lavorare sul futuro, puntare a obiettivi significativi e poi mettere in campo la competizione tra le idee affinché vinca la migliore e su questa base, solo su questa, assegnare il denaro pubblico.

Elena Cattaneo

Elena Cattaneo

Il tema delle fake news sta acquisendo una rilevanza sempre maggiore, per contrastare il fenomeno Mariya Gabriel, neo commissario europeo per la Digitalizzazione, ha annunciato di voler istituire una commissione di esperti d’alto livello nell’Unione Europea. Reputa che possa servire oppure si resta nell’ambito delle buone intenzioni, senza che le ricadute arrivino ai cittadini.
Che in tempi di bufale e di semplificazioni estreme, a livello europeo, così come pure si è fatto e si sta facendo a livello nazionale, si stia provando a contrastare questa tendenza è per me una notizia importante, anche se naturalmente l’efficacia di queste misure dipenderà da quali saranno e dal riuscire a realizzarle in concreto senza frustrare le libertà fondamentali dei cittadini. Al contempo da parte politica è importante che si instauri un’abitudine a resistere alla tentazione di assecondare l’emotività dei cittadini, la paura di fronte a scoperte e tecniche importanti ma complesse e difficili da comprendere pienamente, preferendo adottare divieti “a priori” piuttosto che esercitare compiutamente l’attività del legislatore, regolamentando con lungimiranza e, quando serve, sapendo di avere a che fare con una conoscenza in continua evoluzione. Anche nel legiferare sarebbe importante applicare il metodo scientifico, che ci permette di avvicinarci a quello che non comprendiamo evitando le contraddizioni e individuando gli errori di logica e di ragionamento, fondando le affermazioni su fatti e fonti verificabili.
L’attuale campagna elettorale ha accuratamente trascurato i temi legati alla ricerca, ad un indirizzo chiaro di indagine, alle professioni del domani e in particolare modo all’aver costruito il precetto che se si desidera crescere professionalmente è necessario scappare via dall’Italia il prima possibile. C’è un rimedio? Si vuole trovarlo, o vige la più palese indifferenza.
In Italia la ricerca sopravvive e in alcuni ambiti siamo primi al mondo. Ma manca tutto il contorno e l’investimento di base, continuativo e affidabile, che trasformi altri in primi al mondo domani. I giovani vanno dove trovano opportunità. Creiamole da noi. Sono due le condizioni minime necessarie per un investimento affidabile in ricerca che possa essere attrattivo: la prima è che non un euro pubblico venga assegnato alla ricerca senza a monte una procedura di selezione libera, trasparente e competitiva dei progetti da finanziare.
È cioè necessario che, di fronte alle risorse pubbliche, ci sia uguaglianza di accesso in modo competitivo. Se non viene nemmeno dato accesso alla competizione (perché non c’è) o si somministrano fondi della ricerca in modo discriminatorio si è già a metà della ricetta del disastro che alimenta comportamenti baronali, di vassallaggio e silenzio. L’antitesi della libera scienza. La seconda condizione è che serve un ente autonomo dalla politica e dalla comunità degli studiosi, un’Agenzia nazionale per la ricerca, come già esiste in praticamente tutti i grandi Paesi europei tranne il nostro, in modo da rendere quanto più possibile terzi, competenti, omogenei e certi i criteri dei bandi e l’assegnazione dei fondi. Credo che un segnale di buona volontà in questo senso, da parte del Governo uscente, sia stato rappresentato dallo stanziamento di 400 milioni di euro per i nuovi bandi Prin: ora dobbiamo impegnarci, ciascuno al suo livello, perché questa iniziativa non rimanga un’una tantum e perché la ricerca di base possa contare su finanziamenti certi, a cadenze regolari e assegnati su base rigorosamente competitiva.

Elena Cattaneo

Elena Cattaneo

Elena Cattaneo. È farmacologa e biologa. Docente all’Università di Milano, ha pubblicato numerosi articoli sulla còrea di Huntington. Ha lavorato per tre anni al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston e poi all’Università di Lund, in Svezia. Durante questi soggiorni comincia a lavorare sulle cellule staminali del cervello.
Tornata in Italia, avvia nuove ricerche sulla corea di Huntington, una malattia neurodegenerativa ereditaria: l’obiettivo è capire come la malattia si sviluppi a partire da un singolo gene malato e come contrastarne gli effetti.
Queste ricerche la portano verso le cellule staminali embrionali e adulte ma anche indietro nel tempo, fino a un miliardo di anni fa, per capire quando compaia quel gene e perché, durante l’evoluzione, sia stato mantenuto fino a diventare così pericoloso. Coordina diversi progetti internazionali di ricerca sulla corea di Huntington e sulle cellule staminali. Ha ricevuto numerosi premi. Nel 2006 il Presidente della Repubblica l’ha nominata Cavaliere della Repubblica e nel 2008 ha ricevuto il Premio Grande Ippocrate per la divulgazione. Il 30 agosto 2013 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’ha nominata senatrice a vita.
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“L’infinita curiosità. Un viaggio nell’universo in compagnia di Tullio Regge” https://www.gazzettatorino.it/wordpress/linfinita-curiosita-un-viaggio-nelluniverso-in-compagnia-di-tullio-regge/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/linfinita-curiosita-un-viaggio-nelluniverso-in-compagnia-di-tullio-regge/#respond Sat, 23 Sep 2017 10:17:45 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=17608 Dall’immensamente grande all’estremamente piccolo con la mostra “L’infinita curiosità. Un viaggio nell’universo in compagnia di Tullio Regge” Nella cornice di un’Accademia delle Scienze recentemente ristrutturata e riconsegnata alla cittadinanza, si è inaugurata la mostra “L’infinita curiosità. Un viaggio nell’universo in compagnia di Tullio Regge”. Il progetto è realizzato nell’ambito delle attività del Sistema Scienza Piemonte, […]

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Dall’immensamente grande all’estremamente piccolo con la mostra “L’infinita curiosità. Un viaggio nell’universo in compagnia di Tullio Regge”

Piero Bianucci

Nella cornice di un’Accademia delle Scienze recentemente ristrutturata e riconsegnata alla cittadinanza, si è inaugurata la mostra “L’infinita curiosità. Un viaggio nell’universo in compagnia di Tullio Regge”. Il progetto è realizzato nell’ambito delle attività del Sistema Scienza Piemonte, un accordo promosso dalla Compagnia San Paolo e sottoscritto dai principali enti torinesi che si occupano di diffusione della cultura scientifica. Invitati permanenti ai tavoli di lavoro anche la Regione Piemonte, la Città di Torino e la Città metropolitana di Torino.

Vincenzo Barone

Vincenzo Barone

La ristrutturazione degli spazi adibiti alla mostra”, ha spiegato Alberto Piazza, il presidente dell’Accademia delle Scienze, “ha avuto inizio nel 2016, grazie all’importante sostegno della Compagnia San Paolo, ed è terminata nel gennaio 2017, interessando gli spazi che, nell’edificio originario dell’Accademia – risalente al 1687 – ne costituivano la cappella. Senza il contributo della Compagnia San Paolo oggi non saremmo qui a celebrarne la realizzazione, e vorrei, a questo proposito, sottolineare che il finanziamento di quest’ultima ha sempre obbedito a un disegno preciso e lungimirante di riqualificazione sia culturale sia edilizia del tessuto cittadino: infatti, dal 2005 a oggi, la Compagnia San Paolo ha investito oltre 9 milioni di euro per la cura del palazzo dell’Accademia. Grande, quindi, è il nostro senso di gratitudine nei suoi confronti, e con questa mostra, dal tema quanto mai attuale, ospitata in tali locali rinati a nuova vita, vorrei sottolineare l’impegno di tutti coloro che hanno partecipato alla sua riuscita, per promuovere l’innovazione e la propagazione di progetti di ricerca e della conoscenza, favorendo il nostro spirito critico e un dialogo tra scienza e società”.
La mostra, suddivisa in sei sezioni, ha lo scopo di esplorare i temi più affascinanti della fisica contemporanea, dalle onde gravitazionali ai buchi neri, dalla relatività ai quanti, dalle particelle elementari ai macrosistemi: un viaggio immaginario nell’universo, dall’immensamente grande all’estremamente piccolo, attraverso lo spazio, il tempo e la materia. Guida ideale di quest’ultimo sarà Tullio Regge, uno dei più celebri scienziati della seconda metà del Novecento, autore di importanti scoperte scientifiche nel campo della fisica e appassionato divulgatore scientifico.

Alberto Piazza

Ed è proprio la sua curiosità, che dà il titolo all’esposizione – accostata all’aggettivo infinita perché “Regge”, come ha specificato Alberto Piazza, “non si è dedicato solo a temi propriamente scientifici, ma anche alla politica, agli organismi geneticamente modificati, al disegno e non solo” – a rappresentare il filo conduttore dell’intero percorso. Questo “si snoda attraverso le due grandi teorie che consentono di interpretare l’universo”, ha affermato Piero Bianucci, curatore della mostra insieme a Vincenzo Barone, “ossia la relatività generale di Einstein e la fisica quantistica, con un passaggio nel “mondo di mezzo” che riguarda molecole, particelle e simili”. Ci sono, inoltre, due registri, all’interno della rassegna: uno pop, con installazioni, ambienti immersivi, video, exhibit interattivi, che forniscono delle intuizioni e suscitano emozioni, e uno più raffinato, costituito dai testi e dalle bacheche in cui sono esposti i documenti storici che presentano gli studi fondamentali circa questa materia”. “Regge”, infine, “ne è la guida ideale perché, nel corso della sua vita, ha toccato e studiato tutti i temi qui affrontati”.
La rassegna sarà, inoltre, accostata a un ricco programma di eventi collaterali che prevedono incontri con grandi scienziati e divulgatori, incroci e contaminazioni con arti figurative, teatro e cinema, e visite guidate alla mostra e laboratori didattici presso Xké? – Il laboratorio della curiosità, destinati alle scuole. L’esposizione sarà visibile fino al 18 marzo 2018.
Roberta Scalise

Installazione dal grande al piccolo

In the drugs Artikel lesen earliest days, each tiny oval a potential golden ticket.

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La luce come non la si era mai vista. Ad accenderla è la Slux, qualcosa di nuovo sotto il sole. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/17547-2/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/17547-2/#respond Sat, 16 Sep 2017 10:26:04 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=17547 Sarà stato un richiamo Pindarico quello che sin da giovanissimo Alessandro Pasquali ha perseguito con caparbietà e dedizione, frutto di una curiosità per quel dono fondamentale e misterioso che è la luce; fatto sta, che l’inseguire e cercare qualcosa nei fasci luminosi lo ha portato a volare molto in alto.  La dimostrazione è venuta alla […]

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Slux Team

Sarà stato un richiamo Pindarico quello che sin da giovanissimo Alessandro Pasquali ha perseguito con caparbietà e dedizione, frutto di una curiosità per quel dono fondamentale e misterioso che è la luce; fatto sta, che l’inseguire e cercare qualcosa nei fasci luminosi lo ha portato a volare molto in alto. 
La dimostrazione è venuta alla luce, per giocare con le parole, qualche sera fa nel castello di Carrù, perché anche se altamente tecnologica sempre di una piccola favola si tratta: quindi il castello, il giardino e, una festa aperta a tutti per la fine dell’estate.
La scoperta di questo giovane scienziato, supportato dal socio Bob Tal e Norberto Bertaina, è divenuta una start-up italo svizzera, in grado di rivoluzionare le trasmissioni wireless sostituendo le onde radio con fasci di luce, onde luminose. Una tecnologia nuova, inattesa, che lascia sconcertati e affascinati. Apparentemente semplice, quando la si vede in azione, fendere l’aria come una spada bianca e innocua, frutto però di moltissime sperimentazioni e miglioramenti continui.

Presentazione al Castello di Carrù

A credere in questo germoglio di futuro è stata la Banca Alpi Marittime di Carrù, che ha deciso di supportarne la crescita organizzando la prima presentazione pubblica con un concerto e uno spettacolo di grande coinvolgimento. Sul palco l’orchestra Baravalle di Fossano, alle loro spalle un grande schermo come quello di un cinema all’aperto su cui sono passano materiali d’archivio, foto, filmati e una voce guida che ha narrato con particolare qualità, la storia della banca sorta nel 1899 dentro un affresco storico sociale, intervallato da canzoni rappresentative di alcuni momenti del cambiamento del paese. 
Non si può dire che non abbia colpito sentir cantare Bella Ciao e La locomotiva di Guccini in uno spettacolo del genere, canzoni che non hanno sfiorato il direttore Carlo Ramondetti, vero mattatore della kermesse. Quando afferma che la “visione – della Banca –  è orientata alle innovazioni più illuminate” coglie davvero nel segno, infatti il concerto è stato trasmesso con il sistema Li-Fi promosso dalla Slux e a fine concerto si è lanciato con un raggio blu un segnale verso le stelle.
Lo spirito seriamente orientato alla ricerca vuole sempre giungere alle cose, espandere le conoscenze. Come le carte dei navigatori che, attraversavano gli oceani dopo Colombo, resero navigabile l’imprevedibilità dei mari grazie a un sistema di informazioni, così le nuove possibilità insite nella luce sono una nave, un veicolo di trasporto sicuro per moltissimi tipi di dati, fisseranno i futuri percorsi e probabilmente muteranno il conosciuto con scenari nuovi.
Vicini alla luce misteriosa di Slux innesca il desiderio di essere lì dove le cose accadono, dove il domani ha poggiato i suoi passi, accanto alle scoperte e alle persone che le hanno pensate. Per ora, fortunatamente, la Slux vola lontano dai soli delle grandi multinazionali, speriamo che sia attenta a non avvicinarsi troppo e bruciarsi le ali.

Alessandro Pasquali e Norberto Bertaina

This includes nitroglycerin, isosorbide dinitrate, https://fastgooderection.com/2020/05/11/100mg-viagra-review/, as the magazine put it, given that Pfizer scientists discovered the drug.

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Here, lo "State of the art" alla Cavallerizza Reale. Ri-vedere un contesto per ri-immaginarlo. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/17051-2/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/17051-2/#respond Thu, 18 May 2017 08:59:52 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=17051 Portare all’attenzione della cittadinanza la situazione della Cavallerizza Reale, patrimonio Unesco da anni lasciato in stato di abbandono, questa è una delle motivazioni principi che ha fatto sì che dal maggio dal 2014 un collettivo autogestito di cittadini ha riaperto una parte degli spazi – che includono 2 teatri, aree comuni, giardini reali e più […]

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Portare all’attenzione della cittadinanza la situazione della Cavallerizza Reale, patrimonio Unesco da anni lasciato in stato di abbandono, questa è una delle motivazioni principi che ha fatto sì che dal maggio dal 2014 un collettivo autogestito di cittadini ha riaperto una parte degli spazi – che includono 2 teatri, aree comuni, giardini reali e più di 100 stanze – con l’intento di preservarli dal degrado e trasformarli in polo culturale attivo.
La Cavallerizza è diventata un centro di notevole vitalità dando vita a più di 1000 eventi tra cui musica, spettacoli, mostre, cinema, workshop. Con questa disposizione ha organizzato la seconda edizione di Here, che si terrà da venerdì 19 a domenica 28 maggio 2017, organizzata dal gruppo Arti Visive, parte del collettivo Cavallerizza, composto unicamente da volontari, come tutti gli altri gruppi attivi (Arti Sceniche, Arti Musicali, Polo Letterario, ecc.).
L’evento sarà autogestito ed autofinanziato. L’invito a partecipare alla seconda edizione di HERE era rivolto ad artisti e curatori maggiorenni di qualsiasi nazionalità, previa presentazione di programma e approvazione, insomma lo stesso metodo decisionale in vigore in ogni istituzione pubblica o privata.
Tra i molti progetti presentati ne abbiamo individuato uno che possiede caratteristiche di singolare attualità, essendo legato al connubio, relazione, tra arte e scienza.

Così lo racconta a GazzettaTorino il curatore Emanuele Pensavalle.

Per scienza in generale si intende un sistema di conoscenze ottenute attraverso un’attività di ricerca e con procedimenti metodici e rigorosi, allo scopo di giungere ad una descrizione, verosimile, oggettiva e con carattere predittivo, della realtà universale e delle leggi che regolano l’occorrenza dei fenomeni. Ma anche l’arte è ricerca, una ricerca talmente spinta e innovativa da condurre spesso a rivoluzioni (Paul Gauguin diceva infatti che “l’arte è o plagio o rivoluzione”). Ecco allora che per arte e scienza è possibile individuare un percorso comune costituito appunto dalla necessità strutturale di ricercare.
L’espressione anglosassone “state of the art” è comunemente usata in campo scientifico per indicare quanto di più aggiornato e, spesso, innovativo sia disponibile in un certo settore.
Trasferendo tale concetto in un contesto artistico variegato e sufficientemente vasto da essere sostanzialmente irrappresentabile, l’espressione singolare si manifesta assolutamente inadeguata, in quanto confina gli artisti in un’uniformità di ruoli poco rappresentativa della pluralità delle anime del gruppo.

Il titolo del progetto, Gli Stati dell’Arte, è allora declinato al plurale, quasi in assonanza con le variazioni chimiche degli elementi, per rappresentare le diverse anime creative di un gruppo di artisti che non disdegna di approfondire il pensiero scientifico e di usarne le scoperte rielaborandole attraverso le proprie modalità artistiche. La mostra vuole quindi esprimere la vicinanza delle proposte creative alle scienze che, in modo più o meno esplicito o consapevole, hanno guidato la mano e le idee degli artisti coinvolti, esponendo sia lavori che della ricerca scientifica offrono percorsi rigorosi, sia lavori in cui la scienza sfuma, si cela per il prevalere della forza della creazione artistica”.
18425062_1471299082922468_7129402783564578823_nAbbiamo deciso di pubblicare informazioni e pensieri legate alle opere ma non le immagini delle stesse, questo per suscitare curiosità e indurre chi legge a recarsi alla Cavallerizza a curiosare.

Genetica
Attraverso gli studi di dattiloscopia, la scienza che studia le impronte digitali, sappiamo che la probabilità che vi siano due impronte perfettamente uguali tra loro è di una su circa sedici miliardi. Ma forse maggiore è la variabilità morfologica del viso, risultato di un processo evolutivo destinato a renderci facilmente riconoscibili nell’ambiente sociale in cui viviamo. La morfogenesi e la definizione della struttura del viso sono infatti tra gli eventi più complessi e diversificati dell’embriogenesi dell’uomo, probabilmente a causa dell’importanza dei tratti del volto per il riconoscimento dei singoli individui nella nostra specie: noi non ci riconosciamo dall’odore o dall’udito, ma proprio dalla faccia.
In più la genetica, studiando l’ereditarietà e le variabili genetiche, ha individuato le aree del viso più ereditabili delle altre studiando i volti dei gemelli omozigoti ed eterozigoti. Le zone individuate sono attorno alle labbra, la punta del naso, gli zigomi e le cavità orbitali. Scoperte recenti hanno infine identificato i cinque geni coinvolti nella definizione della struttura e dei tratti di ogni viso.
Artista:  Caterina Luciano
Titolo:  “VISIVI-VI”
Anno:  Work in progress dal 2000
Materiali:  gesso e fibre sintetiche
Anatomia
L’anatomia è una branca della biologia che studia la struttura degli organismi, in particolare del corpo umano (anatomia umana), degli animali (anatomia animale), delle piante (anatomia vegetale). Deve il suo nome al metodo principale d’indagine, la dissezione, rimasta di fondamentale importanza anche in epoca moderna, per quanto integrata da altri moderni e perfezionati metodi di indagine. L’anatomia umana è principalmente lo studio scientifico della morfologia del corpo umano adulto ed è suddivisa in anatomia macroscopica e anatomia microscopica.  L’anatomia macroscopica (chiamata anche antropotomia) è lo studio delle strutture anatomiche che possono essere viste senza l’aiuto del microscopio mentre l’anatomia microscopica è lo studio delle strutture anatomiche minute assistito dal microscopio, ed include l’istologia (studio dell’organizzazione dei tessuti) e la citologia (studio delle cellule).
Artista: Cinzia Ceccarelli
Titolo:  “Backup and Restoration” 
Anno: 2009
Materiali:   stampa lambda su carta fotografica
Titolo: “Spouses “   
Anno: 2012
Materiali: stampa lambda su carta fotografica
Fisica quantistica: Il principio di indeterminazione di Heisenberg
Il principio di indeterminazione fu annunciato nel 1927 da Werner Heisenberg (fisico tedesco che ricevette il premio Nobel per la fisica nel 1932) e si sviluppò nella prima metà del secolo scorso nell’ambito delle teorie della meccanica quantistica.
Se indichiamo con ∆x e con ∆p rispettivamente le indeterminazioni nella posizione e nella quantità di moto (in pratica l’energia) di un corpo materiale, Heisenberg, partendo dallo studio della natura ondulatoria di tutte le particelle, arrivò alla conclusione seguente: ∆x * ∆p ≈ h/2π, dove h è la costante di Planck e ha un valore fisso. In parole semplici, più è piccolo il ∆x (cioè più la misura di x, o posizione, è accurata), tanto più il ∆p è grande (cioè la misura della quantità di moto è imprecisa) e viceversa. In altre parole, per un corpo più conosciamo la posizione e meno sapremo della sua energia; più conosceremo la sua energia e meno sapremo individuarlo nello spazio.
Questo principio vale per tutti i corpi, sia macroscopici sia microscopici, però per gli oggetti che ci circondano (macroscopici) ha delle conseguenze pratiche impercettibili, perché la costante di Planck è molto piccola e le indeterminazioni ∆x e ∆p sono trascurabili rispetto agli errori di misura, comunque sempre presenti.
Artista: Ennio Bertrand
Titolo: “Le Onde del Mare”
Anno: 2014
Materiali: LEDs, componenti elettronici
Fisica della condizione di equilibrio
Il primo principio della dinamica, o principio di inerzia, afferma che:
Un corpo mantiene il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme, finché una forza non agisce su di esso“.
In base a questo principio, se un corpo è fermo o si muove di moto rettilineo uniforme, cioè la sua velocità è vettorialmente costante (in modulo, direzione e verso), allora la somma vettoriale delle forze che agiscono su di esso è nulla. Viceversa, se la risultante delle forze agenti su un corpo è nulla, allora esso mantiene il proprio stato.
Quello che osserviamo nella realtà di tutti i giorni, cioè che un corpo in moto tende lentamente a rallentare fino a fermarsi, non è in contraddizione con il principio di inerzia in quanto la forza di attrito, per esempio con l’aria o il terreno, sta agendo sul corpo modificando il suo stato di moto.
Il principio di inerzia rappresenta un punto di rottura con la fisica aristotelica in quanto l’assenza di forze è messa in relazione non solo con la quiete, ma anche con il moto rettilineo uniforme.
il mobile durasse a muoversi tanto quanto durasse la lunghezza di quella superficie, né erta né china; se tale spazio fusse interminato, il moto in esso sarebbe parimenti senza termine, cioè perpetuo”. Ma questo, scrive ancora Galileo: “deve intendersi in assenza di tutti gli impedimenti esterni e accidentari
(Galileo)
Artista:  Flavio Vastarella
Titolo:  “caminant” installazione site-specific
Anno:   2016
Materiali:   legno, tela, led
Neurolinguistica
La Neurolinguistica è una branca delle Neuroscienze, si affianca alla Glottologia e offre una vista affascinante sul mondo del cervello e delle sue potenzialità in quanto studia il rapporto tra il sistema nervoso e l’uso della parola. Con un approccio neurolinguistico è possibile individuare, migliorare e risolvere errori e conflitti nelle comunicazioni fra le persone.
Interessante in particolare lo studio sulla capacità del cervello di apprendere più lingue contemporaneamente nella prima infanzia. Gli idiomi acquisiti da zero a sei anni rimangono impressi in una zona particolare e danno alla persona la capacità di vedere le cose al di là delle lingue contingenti.
Artista: Fulvio Colangelo con intervento di Laura Ambrosi
Titolo: “Parla Europa!” 
Anno: 2017
Materiali: smalti su PVC telato,  Lettere al neon scatolate
Neurointerpretazione della visione
L’occhio è lo strumento ottico più straordinario e complesso a disposizione dell’uomo con una messa a fuoco automatica pressoché istantanea, sensibilità alle variazioni di luminosità superiore a qualsisia apparecchio digitale, percezione dei colori superiore a qualsiasi scheda grafica, percezione tridimensionale e in prospettiva del mondo circostante. La visione della profondità è un fenomeno ottico tale per cui gli oggetti ci appaiono via via più piccoli man mano che si allontanano dal nostro occhio e sfuggono verso l’orizzonte. Ma la visione è soprattutto una elaborazione della luce che il cervello compie attraverso la sua capacità di capire e interpretare quello che vediamo, cioè captare le informazioni, processarle e ricavarne un significato. Come conseguenza del fenomeno ottico della profondità, il nostro cervello si è allora abituato da molto tempo a lavorare su immagini tridimensionali, aggiungendo ad esempio profondità alla fotografia bidimensionale.
Il sistema percettivo non sempre però si trova d’accordo con la corteccia cerebrale che presiede alle facoltà intellettive; per esempio la distanza della luna è di 380000 chilometri, mentre per il nostro sistema di visione il disco lunare risulta solo a qualche centinaio di metri. Con la visione dell’occhio umano e con i sistemi di decodifica delle immagini che il nostro cervello esprime si entra quindi in una sfera di percezione che fugge alla fredda e rigorosa obiettività scientifica dei dati di osservazione, per coinvolgere sottili e speso misteriosi comportamenti soggettivi condizionati anche da esperienze personali o ancestrali.
Artista: Julien Cachki 
Titolo: “La scala dei valori dell’opera d‘arte”
Anno: 2014
Materiali: pedana di legno, sedia, scala di legno verniciata , tessuto rosso, quadro con cornic
Ottica fisica e geometrica
Lo studio del comportamento della luce in presenza di lenti è di competenza di quella branca dell’ottica che prende il nome di ottica geometrica e si spiega con le leggi della rifrazione. Passando attraverso una lente, un raggio luminoso proveniente da un oggetto viene rifratto e deviato dalla sua direzione iniziale, in modo da andare a comporre l’immagine in una posizione diversa da quella naturale. Grazie a questa proprietà, una lente può formare immagini, reali o “virtuali”, di oggetti. Normalmente la lente è realizzata in vetro o materiali plastici trasparenti, delimitati da superfici curve generalmente sferiche.  A seconda della particolare conformazione, le lenti sferiche si suddividono in lenti convergenti e lenti divergenti. Nell’ipotesi che l’indice di rifrazione n della lente sia maggiore di quello del mezzo in cui si trova (tipicamente l’aria), le prime, più spesse al centro e più sottili ai bordi, hanno la proprietà di far convergere un fascio di raggi paralleli in un unico punto (il fuoco della lente). Esistono essenzialmente tre tipi di lenti convergenti, a seconda della combinazioni delle superfici (dette diottri) che le delimitano: le biconvesse, le piano-convesse e le concavo-convesse. Le piano-convesse sono delimitate da una superficie sferica e una piana. Il primo piano principale è tangente al vertice del primo diottro, il secondo piano è interno alla lente. Se la lente è biconvessa o piano-convessa un fascio di raggi paralleli all’asse che attraversa la lente viene “focalizzato” (cioè viene fatto convergere) su un punto dell’asse a una certa distanza oltre la lente, nota come distanza focale. Questo tipo di lente è detta positiva.
Artista: Laura Ambrosi
Titolo: “But” 
Anno: 2010
Materiali: metacrilato, polistirolo/mylar, led

Geotermia delle acque sulfuree e salsobromoiodiche
Sono acque di origine marina che si trovano in località costiere o lungo la dorsale appenninica di pianure che hanno ospitato mari in alcune ere geologiche. Si tratta di acque pluviali che penetrano lentamente nel sottosuolo (nell’arco di 60/70 anni) e durante il percorso, a contatto con diverse strutture geologiche, si arricchiscono dei minerali rilasciati dai vasti depositi salini; quindi risalgono rapidamente attraverso faglie, senza avere il tempo di raffreddare, da grandi profondità, dove in rapporto al cosiddetto gradiente geotermico e alla probabile vicinanza della massa magmatica acquisiscono l’alta temperatura che le contraddistingue. In alcune zone danno origine ai limani (o liman) che sono fanghi naturali di salina utilizzati in terapia.
Le acque salsobromoiodiche sono costituite soprattutto da cloruro di sodio, iodio e bromo, questi ultimi sotto forma di ioduri (I-) e bromuri (Br-).
Sono frequentemente presenti anche altre sostanze terapeuticamente interessanti quali calcio, magnesio, solfati, bicarbonati e solfuri. Nel caso non sia presente il bromo si parla di acque salsoiodiche.
Alla fonte possono avere diverse temperature ed essere radioattive. Anche la concentrazione ionica può essere diversa: esistono in natura acque salsobromoiodiche ipotoniche, isotoniche o ipertoniche.
Artista: Laura Valle
Titolo: “Aquae Statiellae” 
Anno: 2016
Materiali: tecnica mista

Cosmologia della materia oscura
Nel 1933 l’astronomo Fritz Zwicky studiando il comportamento degli ammassi di galassie della Vergine e della Chioma, ipotizzò che per spiegare i movimenti delle stelle che si vedevano vi doveva essere 400 volte più materia rispetto a quella che si poteva desumere dalla luce delle stelle visibili. Zwicky denominò quella massa mancante “materia oscura”.
La presenza di questa massa mancante garantisce l’equilibrio osservato, perché fornisce la forza gravitazionale attrattiva necessaria a controbilanciare la tendenza a sfuggire che hanno le parti esterne delle galassie in rotazione per effetto delle forze centrifughe.
E’ importante conoscere quanta di questa materia esiste, perché essa insieme alla materia ordinaria, determina la geometria dell’Universo, se cioè esso è piatto (euclideo) o curvo, e anche il suo destino, se cioè continuerà ad espandersi per sempre, o se rallenterà o fermerà la propria espansione contraendosi fino a collassare in un punto.
Tale materia non è osservabile al telescopio. Un metodo per individuarla è quello che sfrutta l’effetto di lente gravitazionale, cioè la distorsione della luce proveniente da galassie lontane a causa dell’influenza della stessa materia oscura.
Artista: Ornella Rovera 
Titolo: “Materia Oscura”
Anno: 2008
Materiali: stampa lambda su alluminio

Archeologia
L’archeologia (dal greco ἀρχαιολογία, composto dalle parole ἀρχαῖος, “antico”, e λόγος, “discorso” o “studio”) studia le civiltà e le culture umane del passato mediante la raccolta, la documentazione e l’analisi delle tracce materiali che hanno lasciato (architetture, manufatti, resti biologici e umani).
L’archeologa di origini lituane Marija Gimbutas (Vilnius 1921 – Los Angeles 1994) professore di archeologia alla UCLA University dal 1963 al 1989, ha diretto i maggiori scavi dei siti del neolitico nell’Europa sud-orientale, arrivando a definire l’ipotesi di una civiltà dell’Antica Europa, continuata almeno dal 8.000 sino al 3.000 a.c., di carattere pacifico, con struttura sociale egualitaria e in cui il ruolo femminile rivestiva grande importanza sociale e religiosa.
Nella sua ricerca ha riletto la preistoria europea alla luce delle sue conoscenze in linguistica, etnologia e storia delle religioni, con un approccio interdisciplinare da lei definito “archeomitologia”, facendo emergere la più antica civiltà della “Antica Europa” matrifocale e ginocentrica, in contrasto con la successiva cultura patriarcale portata dagli indoeuropei nell’età del bronzo (ipotesi Kurgan). Secondo Marija Gimbutas, questi due sistemi si sarebbero fusi generando le società classiche dell’Europa storica.
Si tratta di una completa rivoluzione di prospettiva sulle origini della cultura europea, in senso cronologico ma anche nel senso stesso di intendere la parola civiltà.
Artista: Paola Bisio
Titolo: “Simbologie preistoriche femminili” 
Anno: 2017
Materiali: tecnica mista su tela.

Fisica nucleare
Fino al 1905 si pensava che la massa e l’energia fossero due realtà fisiche molto diverse, completamente separate e senza punti di contatto. Ma Einstein in quell’anno comprese che queste due realtà fisiche, apparentemente così diverse, sono in verità strettamente legate da un valore numerico molto preciso: il quadrato della velocità della luce nel vuoto (c²).
La formula E=mc² stabilisce allora che massa ed energia sono equivalenti, come se fossero le due facce della stessa medaglia, e permette di calcolare quanta energia si può ottenere dalla trasformazione di una certa quantità di materia: basta far sparire una piccola quantità di materia per ottenere una grande quantità di energia. Per ricavare energia dal nucleo dell’atomo ci sono due procedimenti:

Sia la fissione che la fusione nucleare, se attivate in condizioni di massa critica, sono grado di auto sostenersi in una reazione a catena. Il fenomeno della reazione a catena è in grado di sprigionare un’enorme quantità di energia che può essere usata per scopi pacifici o come terribile arma di distruzione.
Artista: Roberta Toscano
Titolo:      Apocalypse not now but soon
progetto Apocalypse (then and) now
Anno: 2017
Materiali: stampa digitale su forex, carta Hahnemühle, meccanismo di orologio.
Titolo:      The promise (urlo) 
progetto Apocalypse (then and) now
Anno: 2015
Materiali: elaborazione digitale su mdf, carta Hahnemühle.
Bioluminescenza
La bioluminescenza è un fenomeno di emissione di luce, nello spettro del visibile, operato da alcuni animali e organismi unicellulari. La trasformazione biochimica di un substrato, in un processo coadiuvato da un enzima, è caratteristico di una o più cellule  altamente specializzate che formano un vero e proprio organo adibito all’emissione di luce. L’organo prende il nome di fotoforo. La bioluminescenza, dal punto di vista chimico, è un processo di trasformazione dell’energia chimica contenuta nell’ATP, in energia luminosa. La capacità di emettere luce è tipica di molte classi ed è trasversale anche tra il regno animale e quello dei procarioti; è probabile che questa caratteristica non sia stata ereditata da un antenato comune ma, si sia sviluppata in modo del tutto indipendente. Questa tesi è avvalorata dal fatto che le differenti specie sfruttano i fenomeni di emissione ottica per scopi molto diversi tra loro. L’emissione di luce avviene grazie a un processo enzimaticamente favorito, che ossida un substrato, la luciferina, utilizzando energia chimica fornita dall’ATP. L’enzima coinvolto nella reazione è la luciferasi che, come prodotto della reazione, produce anidride carbonica.
Artista: Silvia Beccaria
Titolo: “Oltremarine” 
Anno: 2016
Materiali: gomma, nylon, PVC.

Aeronautica
L’aeronautica è la scienza applicata che studia le leggi fisiche che sottintendono il volo nell’atmosfera terrestre.
Un corpo qualsiasi in moto (relativo) rispetto ad un fluido scambia con il medesimo un azione meccanica, rappresentata da forze. Quando il fluido è l’aria (dall’intuizione di Leonardo Da Vinci) parliamo di volo. Perché un aereo possa sostentarsi è necessario che l’aria circostante eserciti una forza che lo tenga sospeso: questa forza è definita portanza. La parte dell’aereo che permette il sostentamento è l’ala. Ora l’esperienza insegna che se mettiamo un ala in una galleria del vento essa è sottoposta ad una forza (misurabile), che è rappresentata da un vettore R (Risultante), che possiamo immaginare di scomporre come somma di due vettori:

  • perpendicolare a V∞ che chiamiamo Portanza;
  • parallelo a V∞ che definiamo Resistenza.

In cui V∞   è la velocità relativa dell’aria indisturbata lontano dall’ala.
Artista: Ugo Venturini
Titolo: “Il Volo 3” 
Anno: 2006
Materiali: marmo bianco Carrara, granito Galaxy, acciaio inox, luci led.

ORARI DI APERTURA SPAZI ESPOSITIVI:
in settimana:  16:00-21:00 
nel week-end:  14:00-22:00

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Rappresentazione grafica del DNA

Risale a poco tempo addietro la rilevante scoperta, nel campo della biologia molecolare, frutto della ricerca di un team di ricercatori torinesi, che ha messo in luce una nuova funzione della metilazione del DNA. Il DNA (acido desossiribonucleico) è una molecola contenuta nelle cellule che contiene informazioni essenziali per il corretto funzionamento del nostro corpo. La metilazione è una modificazione del DNA, non strettamente legata alla sua sequenza, che protegge i geni da una lettura errata, garantendo, in questo modo, l’assenza di errori nell’interpretare queste informazioni.
Questo meccanismo è frequentemente alterato nei tumori e in altre patologie. La scoperta è stata pubblicata su “Nature”, una delle più importanti riviste scientifiche internazionali.
Il team protagonista del progetto di ricerca è formato da giovani e brillanti ricercatori coordinati dal Prof. Salvatore Oliviero, responsabile dell’Unità di ricerca di Epigenetica, la branca della biologia molecolare che studia le mutazioni genetiche e la trasmissione di caratteri ereditari che non interessano direttamente la sequenza del DNA, presso la Human Genetics Foundation (HuGeF) di Torino. La HuGeF è una fondazione costituita alcuni anni fa dalla compagnia di San Paolo, dall’Università degli Studi di Torino e dal Politecnico di Torino proprio allo scopo di sviluppare una ricerca di eccellenza nel campo della genetica, genomica e proteomica umana.

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Gruppo di lavoro coordinato dal Prof. Salvatore Oliviero

Abbiamo incontrato il Prof. Oliviero ed il suo gruppo di lavoro per comprendere meglio l’importanza e l’impatto della loro scoperta.
Potete spiegarci in che cosa consiste il vostro lavoro e qual è l’importanza della recente scoperta?
Il DNA contiene tutte le informazioni per far funzionare una cellula e, quindi, un organismo. Queste informazioni devono però essere lette in maniera corretta dalle cellule, affinché le loro normali funzioni si possano svolgere adeguatamente. Immaginiamo che il DNA sia un insieme di lettere e di parole le une attaccate alle altre, senza spazi. È necessario comprendere quali sono le parole che lo compongono per capirne il senso: se si iniziasse a leggere dal centro di una parola oppure se non si concludesse la lettura nel punto esatto, non si potrebbe capire il significato.
Per poter funzionare al meglio, il DNA è sempre associato a numerose modificazioni che, pur lasciando inalterata la sequenza delle lettere e delle parole, possono rendere più facile o più difficile la lettura. In altre parole, sappiamo che il DNA è controllato da proteine di regolazione ed enzimi che ne creano il “vestito”, rendendolo più o meno accessibile e determinando così l’attivazione o l’inibizione di alcuni geni.
La nostra recente scoperta ha evidenziato che uno di questi enzimi, chiamato metiltransferasi, agisce all’interno dei geni producendo delle modificazioni che li proteggono da una lettura sbagliata. In questo modo, impedisce che si verifichino errori.
Nel nostro laboratorio è anche in corso uno studio sul ruolo dell’RNA,-  molecola grazie alla quale vengono prodotte le proteine all’interno delle cellule-  probabilmente molte funzioni sono legate alla sua capacità di assumere complesse strutture tridimensionali.
Quali sono le possibili applicazioni pratiche della vostra ricerca nell’approccio diagnostico e terapeutico alle patologie e, nello specifico, ai tumori? In generale, a che punto siamo nella battaglia contro il cancro?
Sappiamo che molto spesso nei tumori l’enzima metiltransferasi non è presente o è presente in quantità ridotte e, di conseguenza, la lettura del DNA può risultare poco fedele e vengono prodotte proteine alterate, portando all’insorgenza o alla progressione maligna dei tumori. Pertanto, a livello pratico, si lavorerà soprattutto su quest’assenza di protezione nelle cellule tumorali; poiché questo tipo di enzimi ha innumerevoli funzioni, è possibile che vi saranno applicazioni anche per altre patologie.
Sicuramente negli ultimi dieci anni sono stati fatti grandi progressi nella terapia dei tumori, sono state elaborate nuove metodiche e nuovi farmaci, anche grazie allo studio della genetica del tumore, che oggi risulta più chiara. Ultimamente le tecnologie più avanzate ci permettono di avvicinarci sempre di più alla cosiddetta medicina personalizzata, che prevede di studiare terapie in base al genoma specifico di ogni paziente.

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Sede del centro di Biotecnologie Molecolari

Com’è organizzato il vostro gruppo di lavoro?
Il nostro è un lavoro di squadra. Il gruppo porta avanti diversi progetti contemporaneamente e ognuno di questi ha bisogno di competenze differenti, che vengono messe a disposizione dai componenti del gruppo o che vengono fornite da aiuti esterni. Il lavoro in questo laboratorio utilizza metodi cellulari, molecolari e di genomica globale perciò richiede anche competenze di ingegneria e di informatica per elaborare grandi quantità di dati. L’importante, in campo scientifico, è avere abilità specifiche, in modo tale da poter svolgere bene determinati lavori, e di saper collaborare per unire queste abilità.
Quali sono le possibilità che ha un giovane laureato di trovare un lavoro da ricercatore?
In questo ambito c’è bisogno di una fase preparatoria, che può essere anche di diversi anni, in cui si acquisiscono le competenze necessarie. In seguito non è difficile trovare lavoro, anche se, ovviamente, è necessaria una mentalità elastica, bisogna essere disponibili a muoversi, eventualmente anche ad andare all’estero: dal momento che i posti non sono moltissimi, quando uno ha competenze specializzate a volte è necessario spostarsi per lavorare in posti dove quelle competenze servono. Bisogna ricordare, però, che qualcuno resta in Italia, o dall’estero viene a lavorare in Italia, anche con eccellenti risultati. Se si impara a fare bene una determinata cosa e si hanno delle competenze, allora si avrà sempre un lavoro: questo è un messaggio importante da dare ai giovani.
Marta Giacone

The cavernous body is relaxed, aqui LLC.

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