paura | GazzettaTorino https://www.gazzettatorino.it/wordpress Testata giornalistica dedicata all’informazione locale Tue, 23 Jul 2019 12:36:27 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.7 Cristiana Voglino, tra i progetti per i bimbi malati e il libro scritto per non avere paura. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/cristiana-voglino/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/cristiana-voglino/#respond Mon, 18 Feb 2019 17:59:45 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=19873 “Il dolore che non parla sussurra al cuore oppresso e gli dice di spezzarsi’’. W. Shakespeare Il dolore ha bisogno d’esprimersi, come un bimbo che piange appena nato: guai a volerlo zittire. Una buona parte della creazione artistica nasce come reazione al dolore e tutti alla fine, volenti o nolenti, ci confrontiamo con il tema del dolore […]

L'articolo Cristiana Voglino, tra i progetti per i bimbi malati e il libro scritto per non avere paura. proviene da GazzettaTorino.

]]>
“Il dolore che non parla sussurra al cuore oppresso e gli dice di spezzarsi’’. W. Shakespeare

Il dolore ha bisogno d’esprimersi, come un bimbo che piange appena nato: guai a volerlo zittire. Una buona parte della creazione artistica nasce come reazione al dolore e tutti alla fine, volenti o nolenti, ci confrontiamo con il tema del dolore e della morte. Io l’ho (ri)fatto pochi mesi fa, dovendo affrontare la morte di mia madre che ci ha “lasciati”, rendendo tutto più vacuo e, almeno in apparenza, privo di senso.
Con questo stato d’animo incontro e ascolto il racconto di Cristiana Voglino su Ante scena, Associazione composta da volontari, provenienti dal mondo dello spettacolo e da quello educativo. Ante Scena realizza progetti di sostegno per i bimbi ricoverati nei reparti di lungodegenza del Regina Margherita e del Martini.

Cristiana Voglino

Cristiana Voglino

Cristiana, tra le fondatrici dell’Associazione, ha raccontato la sua esperienza nel libro “Aiutami a non avere paura”.  Il titolo riprende la frase pronunciata da un piccolo paziente alla sua fisioterapista: una richiesta d’aiuto, risuonata con forza in chi, come Cristiana, ha vissuto l’esperienza di una figlia malata in ospedale e della perdita del marito per cancro.
Nel volume sono raccolte le testimonianze di genitori, medici, operatori sanitari e tutti quelli che si sono impegnati a fare ‘rete’ intorno ai piccoli degenti, oltre che le osservazioni, le frasi e i disegni degli stessi bambini. La paura, che unisce genitori, operatori, medici, bambini e le strategie per affrontarla, fa da filo conduttore al libro.
La mia prima domanda risuona quindi naturale, persino ovvia: Come si fa a non aver paura?
L’unica soluzione é ammettere d’averla. La prima cosa da fare, la principale, è mettersi in contatto con le paure più profonde che abbiamo e cominciare a chiamarle con il loro nome. Tutti abbiamo una paura, quella della morte in particolare.
Questo avviene soprattutto in Occidente, dove abbiamo più difficoltà a considerare che la fine vita sia parte “naturale” di un processo.  La “naturalezza” della Morte era riconosciuta nella società contadina, ma oggi non è più cosi.
Cristiana Voglino
Quando ho iniziato a scrivere il libro, ho chiesto a molte persone “cos’è che ti fa paura?” e quasi tutte hanno risposto “la morte”.  Solo una persona mi disse che soffriva di paura della malattia più che della morte. Con le esperienze che ho avuto in seguito, soprattutto con la malattia di mio marito, ho capito che anch’io avevo paura soprattutto della malattia.
Ci vuole molto tempo per “accettare” la malattia, imparare a convivere con la stessa: prima dobbiamo fare i conti con la rabbia e la depressione. Non negare la malattia è il primo passo per affrontarla, superarla e in parte vincerla. Un atteggiamento utile non solo per chi ha il cancro, ma anche per chi deve affrontare una grande prova nella vita. La domanda che mi faccio, di fronte alla sofferenza, è : fino a che punto è giusto cercare di allungare la vita e a quali condizioni? È una domanda che non prevede una risposta univoca perché ogni caso è a sé stante.
L’accudire, la protezione, la compartecipazione affettiva è sempre importante: se abbiamo davanti una persona molto sofferente e senza prospettive di guarigione, una persona preparata al passaggio, che ha potuto salutare le persone care, allora forse, a quel punto, sarebbe giusto lasciarla andare.  Ma resta difficile, praticamente impossibile, e comunque non corretto, dare una risposta valida per tutti.
Oltre al rapporto con il paziente e con la paura c’è anche quello con i familiari che spesso, davanti al dolore, mostrano difficoltà a gestire la situazione. Hai avuto delle esperienze in tal senso?
Sì, e in questo ho notato un’enorme differenza tra ciò che si vive in un ospedale infantile e ciò che avviene in ambito adulto.  Mi ricordo che quando lavoravo come educatrice professionale tra noi educatori dicevamo spesso: con i ragazzi non ci sono particolari problemi di rapporto, ci sono molto di più tra adulti, siano essi colleghi o familiari.  Tra pazienti e familiari si presenta spesso una criticità: questi ultimi non di rado hanno difficoltà nell’elaborare la paura e quindi non riescono sostenere efficacemente il malato; mettono in primo piano il loro personale dolore, che gestiscono a fatica.
“Sos-tenere” invece significa sorreggere, saper sostare accanto alla persona malata, tenerla per mano, creare un legame, mettersi in gioco. Assistere e supportare il paziente implica condivisione, in primo luogo della paura. Quando non è permesso o possibile condividerla con il malato è importante farlo con gli adulti che lo curano: prendersi cura di chi soffre, implica anche condividere il proprio dolore. Perché non bisogna, essere soli quando si soffre.

Cristiana Voglino

Cristiana Voglino

C’è a volte la tendenza di alcuni familiari o amici a “negare” la malattia a cercare di sostenere  il paziente infondendo ottimismo esagerato con il rischio di sminuirne la sofferenza. Cosa ne pensi?
Le attività di cura e sostegno per i pazienti assumono senso e forza quando si è disposti a mettersi in gioco, a condividere. Anche qui il primo passo è accettare la realtà, non negarla, riconoscere per esempio che in certi casi la guarigione non è contemplata. Imparare ad accettare la diagnosi, ma anche la prognosi. Ciò che più serve, a pazienti e familiari, nella realtà di tutti i giorni è il coraggio. L’obiettivo condiviso, se la guarigione non è possibile, dovrebbe essere aumentare la qualità della vita del paziente, e sostenerlo per il tempo che ha davanti.
Un sostegno psicologico al nucelo familiare puo’ essere utile secondo te ?
Si perché pure i familiari sono vulnerabili di fronte alla malattia: purtroppo però il sostegno psicologico, che in ambito educativo è considerato parte integrante del percorso, in casa o all’Ospedale non ottiene ancora lo stesso riconoscimento.
E nel nucleo familiare, che oggi è spesso disgregato, non è facile confrontarsi su certi temi, cosicché si finisce per avere visioni diverse, a volte contrastanti, su come rapportarsi alla malattia. Alla fine, spesso, il caregiver si fa carico, oltre che del rapporto con il paziente e i medici, anche delle eventuali difficoltà con i familiari, assumendosi un doppio peso.
Quanto è importante l’uso di un linguaggio adeguato in situazioni di cura?
È fondamentale ma non è solo un problema di termini.  Operatori e familiari non sempre chiamano le cose con il loro nome, per non turbare l’emotività del paziente e questo non aiuta a vincere la paura che va sempre affrontata, seppure con gradualità.
Gli stessi medici dovrebbero essere maggiormente aiutati nel trovare il giusto livello di comunicazione a seconda del fatto che si trovino con bambini o adulti. Spesso ho percepito una notevole differenza tra l’ambito infantile e quello adulto.  Con i bambini è per certi versi più facile: loro sono molto diretti, e quando devono fare una domanda la pongono “nuda e cruda”.
Così è successo con un bimbo che chiese all’improvviso alla sua maestra ospedaliera: “Ma il Giubileo esiste anche per i bimbi?” spiegando poi d’ essere preoccupato che i suoi genitori spendessero tanti soldi per il suo funerale. Chi assiste un parente, tanto più se terminale, deve affrontare la Paura, guardare in profondità e saper trovare una risposta, che non è mai valida per tutti.
La capacità di rispondere, e di sopportare l’onda d’urto di fronte agli eventi – la cosiddetta resilienza – è strettamente personale.
Qual è il ruolo delle emozioni in situazioni del genere? Quanto pesano, se pesano, e quando possono aiutare?
C’è chi dice che occorre “tenere a bada” le emozioni, ma questo non vuol dire non lasciarle uscire, piuttosto indica che bisogna saper aspettare il momento giusto per esprimerle. Certo non è facile. Di fronte a una persona malata sono tutti un po’ equilibristi, sospesi sopra un baratro (io ero stata definita “la funambola del Tibet”). Occorre cercare l’equilibrio in ogni istante della propria vita. Nel mio caso sono stata aiutata dalla formazione teatrale e dall’abitudine a dare voce alle emozioni considerando anche quando, dove e con chi farle uscire.
Mi è capitato spesso, quando potevo uscire dall’Ospedale, di trovare in macchina il luogo e il momento più adatto per urlare il mio dolore. Nella mia esperienza, è stato fondamentale sapere di poter contare su alcune persone con cui potermi lasciar andare.
In questo ho avuto un grande supporto e un esemplare sostegno dai miei colleghi e Amici di Assemblea Teatro. Sul palco inoltre ho potuto elaborare la rabbia, il senso di vuoto, lo smarrimento provato, arricchendo i personaggi che interpretavo. Da queste mie esperienze ho appreso cosa significhi essere autentici. È stata l’uleriore conferma di quanto il teatro possa essere terapeutico.
http://www.antescena.it/aiutamianonaverepaura/
Giuseppe de Paoli

Wir brauchen drastische Veränderungen in der Familiensexualleben? Es Viagra Wiki gekauft blaue Pille Viagra billig.

L'articolo Cristiana Voglino, tra i progetti per i bimbi malati e il libro scritto per non avere paura. proviene da GazzettaTorino.

]]>
https://www.gazzettatorino.it/wordpress/cristiana-voglino/feed/ 0
"Sogni di Vetro" https://www.gazzettatorino.it/wordpress/sogni-di-vetro/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/sogni-di-vetro/#respond Thu, 18 Sep 2014 08:55:41 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=7198 Esisteva tanto tempo fa, un paese nel quale la MUSICA era la cosa più importante: tutti i suoi abitanti sapevano cantare magnificamente, e sin dalla più tenera età i bambini imparavano a suonare uno strumento. In ogni angolo c’era sempre chi cantava, chi suonava e chi danzava! E naturalmente, visto che le arti si richiamano […]

L'articolo "Sogni di Vetro" proviene da GazzettaTorino.

]]>

Esisteva tanto tempo fa, un paese nel quale la MUSICA era la cosa più importante: tutti i suoi abitanti sapevano cantare magnificamente, e sin dalla più tenera età i bambini imparavano a suonare uno strumento.
In ogni angolo c’era sempre chi cantava, chi suonava e chi danzava!
E naturalmente, visto che le arti si richiamano tra loro, in questo paese vivevano anche molti pittori, scultori, scrittori, attori, danzatori, poeti… insomma ogni forma d’arte sosteneva l’altra.
Il sostentamento del paese proveniva dal commercio di questi prodotti, che arrecavano un tale benessere a chi li vedeva e li ascoltava, che la sua fama era estesa a tutta la regione.
Gli artisti però, per produrre le loro opere, erano sottoposti a severe esercitazioni, e spesso mancava loro lo spazio per immaginare opere originali, musiche nuove e danze mai viste: erano talmente abituati ai loro esercizi, che li ripetevano quasi senza pensarci, e spesso si annoiavano un po’…. Nessuno però aveva mai confidato agli altri questo stato d’animo, perché tutti erano convinti che non si potesse agire in modo diverso.
Un giorno, però, tutto il paese si svegliò in un silenzio tremendo: i suoi abitanti, come tutte le mattine, si alzarono e si schiarirono la voce, ma al posto dei soliti primi suoni un po’ rochi, dalle gole non uscì nulla: tutti erano diventati muti.
Inizialmente pensarono ad un malessere, ma poi si accorsero che anche gli strumenti erano muti ed anche gli animali erano muti: il paese era diventato completamente MUTO!!

Successe così, che neanche i pittori riuscirono a dipingere, né gli scultori a scolpire, né i danzatori a danzare.. insomma nessuno quel giorno combinò nulla.
Erano tutti un po’ allibiti, e verso sera i bambini iniziarono a piangere ed a pestare i piedi, da muti.
Fu la giornata più terribile che si ricordi, nel villaggio: quel silenzio terribile faceva male alle orecchie e paralizzava le persone, gli animali e le cose.
Quando scese la notte sorse la luna, che era piena, splendente e luminosa: il consiglio dei saggi del paese si riunì per trovare una soluzione.
Dopo tanta silenziose proposte , ad una donna venne in mente una vecchia ostetrica che adesso non lavorava più, ma che un tempo aveva fatto nascere tutti i bambini del paese.
Viveva da sola, al limitare dal villaggio.
Fu dunque deciso di consultarla.
L’anziana donna arrivò non appena la chiamarono, fece subito fare un fuoco nel camino e vi rimase vicino a lungo, in meditazione; poi vi lanciò dentro tre pietre, che fecero fumo e scintille.
Infine, a gesti, decretò: <in questo luogo è giunta una grande nemica: si chiama “PAURA”: essa provoca aridità, silenzio, perdita dei sogni. Una grave minaccia incombe su di noi e sulle nostre creazioni: un male oscuro sta cercando di eliminare tutto ciò che nasce dalle nostre anime, per poter comandare le nostre azioni, e metterci al suo servizio: esso aborrisce la musica, i colori, a danza e tutto ciò che è armonioso. Dovete cercare lo “strumento magico” che riporterà i suoni nella vostra vita e che allontanerà il male oscuro.”.>
A nulla valsero le richieste dei suoi compaesani perché si spiegasse meglio, perché a quel punto l’anziana donna si mise a dormire profondamente.
I saggi, dopo essersi scervellati per tutta la notte, piombarono anch’essi in un sonno profondo, per risvegliarsi solo in pieno giorno, anche perché non c’erano più galli che cantavano, né uccellini che cinguettavano , né campane che rintoccavano di primo mattino….
Il primo di loro che si svegliò iniziò a piangere sommessamente, e ad uno ad uno anche gli altri si unirono al pianto: le loro lacrime dopo un po’ formarono delle pozze, che a poco a poco si trasformarono in ruscelletti, e poi in un ruscello, che uscì dalla casa in cui si trovavano e si riversò per le strade del paese.
Chi lo vedeva iniziava subito a piangere, e così il ruscello diventò un torrente di lacrime, che indusse le persone a consolarsi a vicenda, perché c’era chi scivolava in acqua, chi si era bagnato i calzini, chi rincorreva la pentola con i fagioli messi a bagno la sera prima….
Dopo aver assistito a diversi avvenimenti di questo genere, gli abitanti del villaggio iniziarono fare smorfie per a ridacchiare, finché furono presi da una ridarella irrefrenabile….
E così, ridendo e piangendo, aiutandosi e consolandosi, tutti iniziarono ad emettere suoni, ma suoni molto diversi da quelli di un tempo, che emergevano direttamente dal loro cuore, senza bisogno di alcun esercizio o rigo musicale…..spontanei e cristallini, che commuovevano anche le pietre!!
Anche i danzatori ripresero a muoversi armoniosamente, compiendo movimenti spontanei e naturali, a piedi scalzi, così come sentivano di doversi muovere; i pittori iniziarono a dipingere ovunque: per le strade, sui muri, su qualunque superficie avesse bisogno di essere nobilitata: ciò che usciva dalle loro mani era così bello che tutti gli uccellini iniziarono a cantare per complimentarsi, ed i bambini ripresero a giocare chiassosamente.
Fu in quel momento che la PAURA ebbe coscienza di essere stata sconfitta, e con lei il male oscuro che voleva uniformare le menti degli artisti di quel meraviglioso paese: entrambi fuggirono, per lasciare il posto alla creazione di musiche, forme e colori che emergevano direttamente dai loro cuori , raggiungevano l’anima di chi le udiva e vedeva, e faceva nascere nuove idee e meravigliosi sogni.
Disegni e testo di Paola Gandini

Gli effetti del Viagra Weiterlesen

L'articolo "Sogni di Vetro" proviene da GazzettaTorino.

]]>
https://www.gazzettatorino.it/wordpress/sogni-di-vetro/feed/ 0