musica antica | GazzettaTorino https://www.gazzettatorino.it/wordpress Testata giornalistica dedicata all’informazione locale Fri, 30 Aug 2019 13:28:18 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.7 Prima le parole, poi la musica. Conferenza e concerto a Palazzo Barolo. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/prima-le-parole-poi-la-musica-conferenza-e-concerto-a-palazzo-barolo/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/prima-le-parole-poi-la-musica-conferenza-e-concerto-a-palazzo-barolo/#respond Fri, 13 Feb 2015 10:51:39 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=9064 La musica classica, volendo, può essere intesa anche come oggetto storico; per essere stata concepita in un determinato contesto, nelle condizioni di vita e pensiero specifiche del suo tempo. Eppure se osserviamo le copertine dei vinili nuovamente alla ribalta o meglio in proscenio, delle custodie dei cd, per illustrare una musica del XVII o del […]

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Particolare d’affresco. Palazzo Barolo, sala Mozart.

La musica classica, volendo, può essere intesa anche come oggetto storico; per essere stata concepita in un determinato contesto, nelle condizioni di vita e pensiero specifiche del suo tempo. Eppure se osserviamo le copertine dei vinili nuovamente alla ribalta o meglio in proscenio, delle custodie dei cd, per illustrare una musica del XVII o del XVIII secolo si utilizzano immagini dei secoli successivi con grande libertà.
Una sfasatura temporale che si può ricondurre all’idea che in musica non sempre è obbligato concettualizzare, verbalizzare, od essere la rappresentazione fonica di un determinato visibile di un’epoca. Questo perché riesce a superare l’appartenenza temporale, disarciona elegantemente il concetto di tempo dato, e sancisce un continuum che rende contemporanea ogni opera.
Così, in questa prospettiva, il concerto che i Musici di Santa Pelagia, per la rassegna le Regie Sinfonie, rivolgono al proprio pubblico, nelle sale auliche di Palazzo Barolo, dedicato al classicismo viennese e alla musica da camera, Franz Joseph Hayden in primis, i Trii e le arie per flauto, violoncello e fortepiano, caratterizzano un gusto, una stagione compositiva che ci appare riconoscibile e vicina esattamente come un quadro di Fragonard, magari quello dei “Felici casi dell’altalena”.
Per il ciclo Serate a Palazzo, il concerto verrà introdotto da una conferenza del Professor Enrico Fubini, esimio musicologo, dal titolo “La Teoria degli Affetti e l’ambiguità del Barocco”.

Fragonard –

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Stravaganze in concerto: Johann Sebastian Bach. Primo concerto delle Regie Sinfonie https://www.gazzettatorino.it/wordpress/stravaganze-concerto-johann-sebastian-bach-primo-concerto-delle-regie-sinfonie/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/stravaganze-concerto-johann-sebastian-bach-primo-concerto-delle-regie-sinfonie/#respond Mon, 20 Oct 2014 08:29:05 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=7707 Sabato 25 alle ore 21 iniziano i concerti della IX stagione delle Regie Sinfonie  dei Musici di Santa Pelagia nella sala Mozart di Palazzo Barolo. Il pensiero contemporaneo vede nell’opera d’arte un’icona inviolabile, espressione dell’estetica dell’autore e delle sue più profonde convinzioni, frutto di rielaborazioni e correzioni estenuanti e pressoché infinite: fra i luoghi comuni […]

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Sabato 25 alle ore 21 iniziano i concerti della IX stagione delle Regie Sinfonie  dei Musici di Santa Pelagia nella sala Mozart di Palazzo Barolo.

Il pensiero contemporaneo vede nell’opera d’arte un’icona inviolabile, espressione dell’estetica dell’autore e delle sue più profonde convinzioni, frutto di rielaborazioni e correzioni estenuanti e pressoché infinite: fra i luoghi comuni più convenzionali c’è infatti l’immagine dell’artista di taglio prettamente romantico, che crea tra indicibili difficoltà e sofferenze la sua opera, che rappresenta la propria essenza e, conseguentemente, quella del genere umano. Impossibile quindi modificare una sola virgola, una pausa o un effetto timbrico della composizione artistica, perché si distruggerebbe l’essenza stessa dell’opera e si minerebbe l’intera concezione estetica dell’autore.
Se per le generazioni del XIX e XX secolo la sacralità dell’opera d’arte e la sua inviolabilità rispecchiano perfettamente la realtà, volgendo lo sguardo ai secoli precedenti questa visione si scontra necessariamente con una concezione opposta dell’opera d’arte e dell’artista: la prima, specie nella musica, aveva un uso effimero, legato all’occasione per cui veniva scritta e, tranne rarissime eccezioni, veniva presto dimenticata per una nuova composizione; l’artista poi era visto più come artigiano estremamente specializzato e raffinato e non come ministro sacro della religione dell’arte, detentore della vera scienza.
In quest’ottica le trascrizioni, le citazioni e i veri e propri plagi assumono un altro aspetto, giustificati dagli stessi autori che citano continuamente se stessi riprendendo, modificando e adattando alle esigenze del momento le opere scritte in precedenza attraverso la tecnica della parodia. Consultando il catalogo di Johann Sebastian Bach si può riscontrare come l’autore faccia spesso uso della parodia che semplifica, ad esempio, il compito di scrivere una cantata a settimana per la chiesa di San Tommaso a Lipsia; in altri casi il compositore adatta per ragioni editoriali una sonata scritta in precedenza per un nuovo strumento o riscrive per un altro strumento solista concerti concepiti con un organico diverso; tutti i concerti in programma questa sera sono rimaneggiamenti di “prima mano”, fatti cioè dallo stesso Bach che, nel caso del Concerto per clavicembalo in la maggiore BWV 1055, sostituisce semplicemente lo strumento solista (dall’oboe al clavicembalo), mentre nel Triplo concerto in la minore BWV 1044 prende a prestito da un preludio e fuga (BWV 894) per clavicembalo e da una sonata per organo (BWV 527) tutto il materiale tematico presente nelle “nuove” composizioni. Alcuni infine ritengono che la Suite in si minore per flauto e orchestra BWV 1067 possa essere anch’essa una trascrizione di una precedente raccolta per oboe e orchestra, oggi perduta: sebbene non ci siano prove concrete dell’esistenza di questo concerto per oboe, la consuetudine di Bach di parodiare le sue stesse composizioni depone assolutamente a favore di questa ipotesi.
Alessandro Baudino
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Concerto dei Birkin Tree a Palazzo Barolo. Il fascino delle cornamuse chiude le Regie Sinfonie. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/concerto-dei-birkin-tree-palazzo-barolo-il-fascino-delle-cornamuse-chiude-le-regie-sinfonie/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/concerto-dei-birkin-tree-palazzo-barolo-il-fascino-delle-cornamuse-chiude-le-regie-sinfonie/#respond Thu, 22 May 2014 07:35:21 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=5625 E’ stata invitata ad esibirsi a Palazzo Barolo, per la conclusione delle Regie Sinfonie dei Musici di Santa Pelagia, quella che viene considerata la più importante band italiana di Irish Music, per ascoltare tutti i colori e le atmosfere tipiche dell’Irlanda e della Scozia.  Uno stretto dialogo musicale in bilico tra virtuosismo e pathos, alla scoperta […]

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E’ stata invitata ad esibirsi a Palazzo Barolo, per la conclusione delle Regie Sinfonie dei Musici di Santa Pelagia, quella che viene considerata la più importante band italiana di Irish Music, per ascoltare tutti i colori e le atmosfere tipiche dell’Irlanda e della Scozia.

 Uno stretto dialogo musicale in bilico tra virtuosismo e pathos, alla scoperta degli affascinanti  paesaggi sonori della musica irlandese. I brani eseguiti in questo spettacolo sono attinti dal vasto repertorio legato al violino, alla uilleann pipes ed al flauto, i più importanti strumenti della tradizione irlandese. La chitarra  ed il bodhran apportano un grande impatto ritmico e dinamico al concerto. Il ritmo e l’energia di reel e jig si alternano con il lirismo di antiche slow air in uno spettacolo in cui si raccontano tutti i colori e le atmosfere tipiche d’Irlanda.
Da circa duemila anni la cornamusa è presente nel panorama degli strumenti musicali e produce sempre un grande fascino sugli ascoltatori. Il concerto presentato dei Birkin Tree propone un itinerario attraverso il repertorio legato a questo strumento, prestando una particolare attenzione alla tradizione irlandese, scozzese e francese. Si ascolteranno brani  che affondano la loro radice principalmente nei secoli XVII e XVIII, conducendo l’ascoltatore alla scoperta di paesaggi sonori fortemente evocativi sia per le particolarità dei suoni degli strumento sia per il racconto melodico ed il tessuto ritmico delle composizioni presentate .
L’aspetto modale delle melodie rimanda ad atmosfere decisamente arcaiche , riscontrabili nelle musiche provenienti dal centro Francia ( berry, morvan, auvergne, boubonnaise ) o dall’area appenninica ligure piemontese .
Fabio Rinaudo è il fondatore del gruppo, noto come la band italiana di musica irlandese più famosa in Europa.

I musicisti appartengono anche alla formazione “Liguriani”, ensemble di musica tradizionale ligure e piemontese. Nel corso della loro trentennale carriera i Birkin Tree hanno tenuto più di millesettecento concerti in Italia ed in Europa e sono l’unica formazione italiana – ed una delle pochissime nel mondo – ad esibirsi regolarmente in Irlanda, dove hanno suonato in alcuni tra i più importanti festival, tra cui Feakle Festival, Ennis Trad Festival, Glencolumbkille Festival, O’Carolan Festival.
Birkin Tree si sono esibiti in  trasmissioni radiofoniche e televisive per RAI 1, RAI 3 , RAI Radio 1, RAI Radio 2, TELE + 3, TMC Telemontecarlo, RTS Svizzera, Telepiù, Radio Capodistria, Radio Popolare , ed in Irlanda per RTE , Radio Kerry e  Clare FM.
Nell’aprile 2010 i Birkin Tree si sono esibiti in concerto nella trasmissione “La stanza della Musica” su RADIO 3. La loro musica è stata trasmessa dalle radio di Germania, Francia, Portogallo, Spagna, Olanda, Norvegia, Irlanda, Inghilterra, Australia, Stati Uniti, Russia e Svizzera. Si sono esibiti con alcuni tra  i più  importanti musicisti  irlandesi come Martin Hayes , Dennis Cahill, Niamh Parsons, Cyril O’Donoghue, Liam O’Flynn, e Caitlinn nic Gabhann.
Nell’estate del 2011 il gruppo si è esibito all’interno del Festival “Masters of Tradition” di Bantry, co. Cork, in Irlanda. Il concerto ha riscosso un grande successo ed è stato trasmesso via radio da RTE Lyric FM (emittente nazionale). Il gruppo si è inoltre esibito in Francia (Festival Pot’Arts Illfurth) e ha effettuato una tournèe di concerti in Germania.
La band ha pubblicato quattro dischi: Continental Reel (1996), A Cheap Present (1999), 3(three) (2003) e Virginia (2010) ed è presente in decine di compilation.  Ha ottenuto lusinghiere recensioni ed importanti riconoscimenti dalla stampa specializzata europea ed americana

Info
Associazione I Musici di Santa Pelagia
Via Corte d’Appello 22, Torino
Telefono 011 5211867
Orario: dal martedì al venerdì dalle ore 16.00 alle ore 19.00
www.musicidisantapelagia.eu
info@musicidisantapelagia.eu

 

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Il Barocco pronto all’uso. Basson and flute rivisiting Bach. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/il-barocco-pronto-alluso-basson-flute-rivisiting-bach/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/il-barocco-pronto-alluso-basson-flute-rivisiting-bach/#respond Wed, 07 May 2014 07:34:34 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=5279   IX CONCERTO REGIE SINFONIE VIII STAGIONE CONCERTISTICA DI MUSICA ANTICA E BAROCCA SABATO 10 MAGGIO  2014 ORE 21.00 PALAZZO BAROLO Il pensiero contemporaneo vede nell’opera d’arte un’icona inviolabile, espressione dell’estetica dell’autore e delle sue più profonde convinzioni, frutto di rielaborazioni e correzioni estenuanti e pressoché infinite: fra i luoghi comuni più convenzionali c’è infatti […]

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IX CONCERTO REGIE SINFONIE
VIII STAGIONE CONCERTISTICA DI MUSICA ANTICA E BAROCCA
SABATO 10 MAGGIO  2014 ORE 21.00
PALAZZO BAROLO

Il pensiero contemporaneo vede nell’opera d’arte un’icona inviolabile, espressione dell’estetica dell’autore e delle sue più profonde convinzioni, frutto di rielaborazioni e correzioni estenuanti e pressoché infinite: fra i luoghi comuni più convenzionali c’è infatti l’immagine dell’artista di taglio prettamente romantico, che crea tra indicibili difficoltà e sofferenze la sua opera, che rappresenta la propria essenza e, conseguentemente, quella del genere umano. Impossibile quindi modificare una sola virgola, una pausa o un effetto timbrico della composizione artistica, perché si distruggerebbe l’essenza stessa dell’opera e si minerebbe l’intera concezione estetica dell’autore.

Se per le generazioni del XIX e XX secolo la sacralità dell’opera d’arte e la sua inviolabilità rispecchiano perfettamente la realtà, volgendo lo sguardo ai secoli precedenti questa visione si scontra necessariamente con una concezione opposta dell’opera d’arte e dell’artista: la prima, specie nella musica, aveva un uso effimero, legato all’occasione per cui veniva scritta e, tranne rarissime eccezioni, veniva presto dimenticata per una nuova composizione; l’artista poi era visto più come artigiano estremamente specializzato e raffinato e non come ministro sacro della religione dell’arte, detentore della vera scienza.

In quest’ottica le trascrizioni, le citazioni e i veri e propri plagi assumono un altro aspetto, giustificati dagli stessi autori che citano continuamente se stessi riprendendo, modificando e adattando alle esigenze del momento le opere scritte in precedenza attraverso la tecnica della parodia. Consultando il catalogo di Johann Sebastian Bach si può riscontrare come l’autore faccia spesso uso della parodia che semplifica, ad esempio, il compito di scrivere una cantata a settimana per la chiesa di San Tommaso a Lipsia; in altri casi il compositore adatta per ragioni editoriali una sonata scritta in precedenza per un nuovo strumento o riscrive per un altro strumento solista concerti concepiti con un organico diverso; il programma di questa sera vuole riproporre famose composizioni come il Quinto concerto Brandeburghese per flauto, violino e cembalo o come la sonata per viola da gamba e basso continuo BWV 1027 sotto una nuova veste, ma sempre consona all’estetica barocca che, dietro alle volute e alle decorazioni ridondanti, si rivela più vicina alle esigenze pratiche e più pronta all’uso.

Alessandro Baudino

Associazione I Musici di Santa Pelagia
Via Corte d’Appello 22, Torino
Telefono 011 5211867
Orario: dal martedì al venerdì dalle ore 16.00 alle ore 19.00
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"I concerti dei Musici di Santa Pelagia" https://www.gazzettatorino.it/wordpress/concerti-dei-musici-di-santa-pelagia/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/concerti-dei-musici-di-santa-pelagia/#respond Mon, 14 Apr 2014 10:43:28 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=4930 “Una civiltà non si definisce da quanti soldi qualcuno può guadagnare o da quante macchine di lusso ha nel garage. Se visiti il Metropolitan Museum of Arts non troverai un’esposizione di conti bancari. La moneta corrente della cultura è l’arte. Voi avete la possibilità di portare dentro di voi la ricchezza di millenni. Ma non […]

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“Una civiltà non si definisce da quanti soldi qualcuno può guadagnare o da quante macchine di lusso ha nel garage. Se visiti il Metropolitan Museum of Arts non troverai un’esposizione di conti bancari. La moneta corrente della cultura è l’arte. Voi avete la possibilità di portare dentro di voi la ricchezza di millenni. Ma non potete trasmettere quello che non avete ricevuto. Quindi dovete studiare il teatro come un prete o un rabbino studia le sacre scritture. Voi avete il privilegio di forgiare il nostro legame tra il passato e il futuro” 
E’ stato inevitabile pensare alle parole di Stella Adler, una delle più grandi insegnanti di teatro del ‘900, seguendo le Regie Sinfonie dei Musici di Santa Pelagia. Ormai alla sua conclusione, la VIII edizione, la Stagione Concertistica di Musica Antica e Barocca dell’associazione musicale I Musici di Santa Pelagia ha presentato un carnet di dieci concerti nei suggestivi ambienti di Palazzo Barolo, delle Chiese di Santa Pelagia e della Misericordia. Dieci concerti, tra ottobre e maggio, in cui si esprime nella sua forma genuina l’arte, la ricchezza dei secoli che abbiamo così il privilegio, come diceva Stella Adler, di portare dentro di noi per forgiare un legame tra il passato e il futuro. Liuti, clavicembali e viole la fanno da padrone in un’esecuzione che nasce da una  ricerca precisa e filologica delle opere di Johan Sebastian Bach, Jean Philippe Rameau e Monteverdi.

 
Alla musica antica e barocca si aggiunge una intelligente contaminazione con linguaggi artistici più moderni, come il jazz e il mimo, portando lo spettatore a creare quel link tra passato e presente che solo può assicurare un futuro in cui l’arte sia ancora la moneta corrente di una civiltà. Una contaminazione dettata dal desiderio di valorizzare senza stravolgere la musicalità barocca, e non dalla sterile ricerca del nuovo come valore assoluto, del coup de theatre per stupire lo spettatore e riempirne gli occhi, ma non l’anima, di fantasmagorici effetti e trovate. Coup de theatre. E torna il paragone con il teatro, perché se è stato inevitabile pensare alle parole di Stella Adler in merito ai concerti dei musici di Santa Pelagia, proprio per la loro capacità di realizzarne in pieno il senso,  così lo è stato guardando il Riccardo III con la regia di Alessandro Gassman. Al di là dell’indubbia qualità degli interpreti, non si può rimanere dubbiosi da certe scelte di regia.
La ricerca della modernità e della contaminazione infatti non può essere fine a se stessa, ma essere uno strumento per rendere più comprensibile al pubblico un’opera, che vale la pena dirlo, è stata scritta da uno dei massimi poeti della storia occidentale e che certo non ha bisogno di musiche dei Dire Straits o vasche ad idromassaggio e radio a transistor nella torre di Londra per essere apprezzato ed amato come è da secoli.
L’Arte, quella con la maiuscola, quella che ci hanno lasciato i grandi artisti del nostro passato e che ha creato la nostra civiltà, va studiata, amata e soprattutto rispettata, proprio come “un prete o un rabbino studia le sacre scritture”. Abbiamo ancora tre concerti per apprezzare le Sinfonie Regie; il 12 aprile, il 10 e il 26 maggio. Tre date per portare dentro di noi la ricchezza del passato e della tradizione.
Giacomo Pace
 
www.musicidisantapelagia.eu

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Palazzo Barolo a Soqquadro. I colpevoli sono da Monteverdi a Mina. Da ascoltare sabato 22. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/palazzo-barolo-soqquadro/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/palazzo-barolo-soqquadro/#respond Wed, 19 Mar 2014 09:12:27 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=4382 Claudio, cos’è Soqquadro italiano? Soqquadro italiano non è un ensemble musicale, direi che è tutto ciò che un ensemble musicale non è. Mi spiego. Soqquadro italiano è un luogo aperto, uno spazio nel quale personalità diverse convergono per mettere in comune esperienze e provenienze artistiche e culturali. Quando ci incontriamo per lavorare a un progetto […]

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soqquadro italiano1Claudio, cos’è Soqquadro italiano?
Soqquadro italiano non è un ensemble musicale, direi che è tutto ciò che un ensemble musicale non è. Mi spiego. Soqquadro italiano è un luogo aperto, uno spazio nel quale personalità diverse convergono per mettere in comune esperienze e provenienze artistiche e culturali. Quando ci incontriamo per lavorare a un progetto ci accostiamo come se non ci conoscessimo. Da lì si innesca un confronto multiforme, pronto a differenti tipi di evoluzione. Poi chiaramente il gruppo ha un suo nocciolo duro e un suo profilo specifico, che esula però da ogni restrizione classificatrice.
Puoi farci un esempio?
Un esempio lampante di cosa sia Soqquadro italiano lo racconta la storia della Tarantella de li denari, brano nato da un pezzo per chitarra di Santiago de Murcia, smontato delle variazioni e ricostruito su un’armonizzazione arabeggiante, su cui si è andato innestando un testo di Giulio Cesare Croce. Tutto ha finito poi per rovesciarsi in una tarantella di Gaspare Sanz ibridata con un’improvvisazione di sax. Questo è quello che è Soqquadro, mescolare elementi senza farsi condizionare dalle loro rispettive lingue d’origine.
 Un’estetica dello spaesamento, del soqquadro, parola che pare creare piccole scosse elettriche col solo inusitato accostamento di due rare e vispe “q”. Sul vostro sito si leggono frasi cruciali: «Da Monteverdi a Mina è un concerto di grande visionarietà; potremmo definirlo come un “concerto alla bastarda”, un continuo passaggio, un dialogo tra il mondo di Mina e quello di Monteverdi». Cosa dobbiamo aspettarci da un programma tagliato così?
Alla domanda rispondo con una domanda. Cos’era buona parte della musica nel Seicento? Era musica “popolare”, musica di consumo, tratto caratteristico questo che possiamo ripercorrere agilmente in buona parte del repertorio della nostra musica degli anni Sessanta. Noi giochiamo a cercare punti di congiunzione, quelli che consentono ad esempio a Già risi del mio mal di Kapsberger di mutarsi ne Il cielo in una stanza di Gino Paoli, per poi incontrare di nuovo l’antico con Monteverdi e Damigella tutta bella. Cerchiamo una terza via, una strada cioè che non si offra come ipotesi alternativa all’approccio filologico, né tenti spettacolarizzazioni inutili e vuote.
Cos’è più facile, rintracciare il Seicento negli anni Sessanta o gli anni Sessanta nel Seicento?
Direi entrambe le cose. Proprio mentre si cammina per Roma si percepisce sotto i piedi il pulsare dei secoli, il frutto di una stratificazione continua. «Nulla si crea e nulla si distrugge» è una legge che vale anche per l’arte, e la stratificazione, intesa in senso lato, è uno dei punti di forza dell’italianità. Durante gli studi tutti ci parlano dell’arte italiana, ma pochi sanno dirci cosa essa realmente sia, cos’abbia di riconoscibile, di così inconfondibilmente italiano. Per me la chiave è riposta in questa stratificazione che noi riportiamo alla luce, questo ingrediente che consente un rapporto osmotico fra i livelli, rapporto mediato da una fortissima, peninsulare immediatezza.
Parlando di italianità, come reagisce il pubblico italiano di fronte a un progetto come questo? Sappiamo che paradossalmente siamo un popolo un po’ restio ad accettare ciò che travalica i confini delle nostre sicurezze.
Non è così. La reazione del pubblico italiano è assai più sorprendente di quella, ad esempio, del pubblico nord-europeo, con il quale ci siamo già confrontati.  È vero che il Nord Europa è più abituato, più “educato” a operazioni di questo genere. Gli italiani, forse proprio perché riconoscono nel proprio codice genetico l’appartenenza a questo tipo di dimensione espressiva, reagiscono però con sorprendente calore. Certo, ci possono sempre essere i detrattori di un progetto, tuttavia nella nostra esperienza abbiamo ottenuto riscontri davvero significativi. È accaduto ad esempio a Cremona, la patria di Monteverdi e di Mina: il teatro era gremito e il pubblico ci ha chiesto bis a dismisura. Come pure a Ravenna, dove il Festival è un vero tempio della musica. Capita che qualcuno si accosti al concerto magari solo perché attirato dal nome di Mina ed esca poi canticchiando Kapsberger. È questo quello che noi vogliamo che accada. Il pubblico straniero è interessato e affascinato dai nostri progetti, però la comunicazione è più complessa. Spesso l’italianità è percepita per stereotipi, non ci si aspetta quel languore che invade le pagine delle nostre musiche. Nel brio e nella gioia si nasconde comunque un velo di tristezza, quella delle grandi variazioni sul vuoto del Barocco, dello Stradella del «Si salvi chi può», ma pure della notte malinconica della Via Veneto degli anni Sessanta.
soqquadro italiano_E il pubblico poi vi tempesta di domande, come sto facendo io?
Ci chiedono i cd. Dove sono i cd? Ma tutti oggi fanno cd! Noi abbiamo aspettato. Vogliamo che i nostri progetti siano il tramite per ridisegnare un rapporto nuovo col pubblico, facendo sì che operazioni come questa ottengano il posto che meritano, che siano interpretate per quello che sono, per il ruolo che hanno. Questo ruolo si fonda in primo luogo su un gioco di comunicazione intensa. In fondo i nostri spettacoli non ti portano a “fare domande”, ti spingono a “farti domande”, a farle a te stesso, perché sono esperienze intime, viaggi nella dimensione profonda di sé. Poi c’è assoluta libertà di scegliere ciò che ci piace e ciò che non ci piace, e assoluta libertà di discuterne. Ma rimane il fatto che questa è musica che va vissuta. Il pubblico percepisce questo messaggio, lo percepisce epidermicamente. Quello che facciamo non è “nuovo”, perché in fondo tutto è nuovo e tutto è vecchio. Il punto è fare le cose con sincerità, cercare di trasmettere un’idea estetica ed espressiva, che nel nostro caso mira a riconsegnare alla musica antica la propria natura: quella cioè di una musica intesa come mezzo e non come fine, quasi in una sorta di filologia della sua funzione sociale, al di là delle categorie.
È teatralità pura …
Sì, in tutto ciò l’aspetto teatrale è fondamentale, intendendo la teatralità appunto come scambio comunicativo, come la via per tracciare il ponte fra chi è sul palco e chi è davanti. I nostri progetti vanno sempre più in questa direzione, che si allontana dunque da ogni tipo di autoreferenzialità. Grotowski diceva che il teatro si fa con due cose, con uno che fa e uno che ascolta. Il teatro c’è già laddove vi siano un esecutore e un ascoltatore; poi che in mezzo intervengano la danza, la musica e la parola poco importa: sono i mattoni che costruiscono un messaggio. Questo tutto-integrato in fondo non è estraneo al Seicento, agli albori del melodramma, di quel melodramma che, guarda caso, avrebbe potuto essere davvero un’arma infallibile per la costruzione politica e sociale dell’identità nazionale.
E la musica di oggi ha un ruolo nei vostri disegni?
Per ora ci siamo fermati agli anni Sessanta, cerchiamo qualcosa che sappia di repertorio. Ma nulla esclude sviluppi inaspettati.
Qualche anticipazione sui vostri progetti futuri?
Un progetto “sacro” fatto di grandi ibridazioni. E poi già a febbraio faremo …

 A cura di Diego Procoli
 
In concerto sabato 22 marzo ore 21 a Palazzo Barolo, rassegna Regie Sinfonie –  Musici di Santa Pelagia
 
 

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La Voce del Liuto a Palazzo Barolo. Il celebre liutista Francesco Romano suona a Torino https://www.gazzettatorino.it/wordpress/la-voce-del-liuto-palazzo-barolo-il-celebre-liutista-francesco-romano-suona-torino/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/la-voce-del-liuto-palazzo-barolo-il-celebre-liutista-francesco-romano-suona-torino/#respond Thu, 30 Jan 2014 20:16:21 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=3184 L’indiscutibile grazia del suono prodotto dal legno curvato e antico di un liuto colmerà la sala Mozart di Palazzo Barolo in occasione del concerto “Viva fui in silvis” la voce del liuto previsto per sabato 1 febbraio alle ore 21, quinto concerto delle Regie Sinfonie, dedicate alla musica antica e barocca, organizzate dai Musici di […]

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L’indiscutibile grazia del suono prodotto dal legno curvato e antico di un liuto colmerà la sala Mozart di Palazzo Barolo in occasione del concerto “Viva fui in silvis” la voce del liuto previsto per sabato 1 febbraio alle ore 21, quinto concerto delle Regie Sinfonie, dedicate alla musica antica e barocca, organizzate dai Musici di Santa Pelagia.
Protagonista della serata sarà il celebre liutista Francesco Romano, docente presso il Conservatorio di Firenze e continuista di fama internazionale.
Consultato sul suo strumento, Romano traccia un quadro storico molto interessante.
Oggi non molti sanno cosa sia un liuto, eppure questo strumento, anzi questa famiglia di strumenti, erano tra i più diffusi nella pratica musicale  europea del rinascimento e barocco. Essi giunsero in Europa probabilmente con la penetrazione araba nella Spagna e di lì si diffusero rapidamente nel continente assumendo dimensioni, accordature e repertori molto differenziati tra loro. 
Il repertorio solistico del liuto è vastissimo, le biblioteche europee sono ricolme di composizioni per questo strumento, inoltre esso fu largamente usato con la funzione di realizzare il cosiddetto “basso continuo”, cioè la base “armonica” sulla quale sono costruite le opere strumentali e vocali del barocco.
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Come è arrivato ad appassionarsi proprio al liuto?
Come molti liutisti della mia generazione sono arrivato a questo strumento attraverso lo studio della chitarra ed avendo avuto sempre un forte interesse verso la musica rinascimentale e barocca decisi ad un certo punto di dedicarmi ad essa non attraverso le trascrizioni  ma utilizzando direttamente gli strumenti per i quali essa fu composta, appunto liuti, arciliuti, liuti barocchi, tiorbe…
Oggi alcuni conservatori italiani hanno al loro interno una cattedra di liuto offrendo la possibilità di studio ai giovani interessati a questi meravigliosi strumenti.

Che tipo di strumento ha previsto per il programma del concerto?
Lo strumento che utilizzerò la sera del concerto è un liuto barocco tedesco a tredici corde doppie. Esso fu l’ultimo rappresentante nell’evoluzione dello strumento prima della sua definitiva scomparsa dalla scena musicale europea che avvenne intorno alla fine del XVIII secolo.
 Il repertorio del concerto si focalizza in parte sulla figura di Silvius Leopold Weiss, il più grande compositore liutista del suo tempo, celebratissimo virtuoso alla corte di Dresda, che conobbe Scarlatti, Corelli, Bach… e che ci ha lasciato una grandissima quantità di opere manoscritte. 
L’altro tema del concerto è la musica francese per questo strumento, attraverso le composizioni di Ennemond e Denis Gautier (rispettivamente zio e nipote di una famiglia di musicisti), e di Jacques de Gallot, allievo di Denis. Nel programma è incluso il primo “tombeau” (composizione celebrativa della morte di personaggi illustri) che si conosca, quello scritto da Ennemond Gautier in occasione della morte del suo maestro Renè Mezengeau.

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Amandine Beyer e l’ensemble Gli Incogniti a Palazzo Barolo per un excursus del repertorio viennese https://www.gazzettatorino.it/wordpress/amandine-beyer-e-lensemble-gli-incogniti-palazzo-barolo-per-un-excursus-del-repertorio-viennese/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/amandine-beyer-e-lensemble-gli-incogniti-palazzo-barolo-per-un-excursus-del-repertorio-viennese/#respond Sat, 04 Jan 2014 11:24:02 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=2925 Proseguono i concerti della Stagione Regie Sinfonie: sabato 11 Gennaio 2014 presso il salone d’Onore di Palazzo Barolo,  sarà protagonista la violinista francese Amandine Beyer con il suo ensemble Gli Incogniti. Già ospiti nel marzo 2012, l’ensemble proporrà un excursus sul repertorio Viennese del sei/settecento eseguendo pagine musicali di Biber, Muffat, Kapsbeger, Pandolfi Mealli. L’ensemble […]

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Proseguono i concerti della Stagione Regie Sinfonie: sabato 11 Gennaio 2014 presso il salone d’Onore di Palazzo Barolo,  sarà protagonista la violinista francese Amandine Beyer con il suo ensemble Gli Incogniti. Già ospiti nel marzo 2012, l’ensemble proporrà un excursus sul repertorio Viennese del sei/settecento eseguendo pagine musicali di Biber, Muffat, Kapsbeger, Pandolfi Mealli.
L’ensemble ha all’attivo un’intensa attività concertistica in tutto il continente ed ha ottenuto numerosi riconoscimenti dalla critica internazionale per le importanti produzioni  discografiche tra cui l’ultimo Cd sui concerti grossi di Arcangelo Corelli.
Amandine Beyer è nata nel 1974 e affronta lo studio del violino a soli sette anni sotto la guida di Aurelia Spadaro presso il conservatorio Darius Milhaud. A 15 anni è ammessa al Conservatoire Supérieur di Parigi, ottenendo nel 1994 il primo premio nella classe di violino. Parallelamente si dedica allo studio della musicologia, ottenendo la laurea presso l’Università di Aix-en-Provence. Nel 1995 prosegue i propri studi alla Schola Cantorum Basiliensis, nella classe di violino barocco di Chiara Banchini e, quattro anni più tardi, consegue il Solisten-diplom.
Come solista ha tenuto concerti in tutta Europa, suonando con Mala Punica, Concerto Vocale, la Capella Reial d Catalunya, La Petite Bande… e con il proprio gruppo, L’Assemblée des Honnestes Curieux, con il quale ottiene il primo premio e il premio speciale della giuria nel concorso di Rovereto del 1998.
Ha inciso con il suo Ensemble per Erato, Harmonia Mundi France, Opus 111, Alpha and Ricercar.Nel marzo del 2001 ottiene il primo premio nella Vivaldi-Competition di Torino; ha recentemente inciso i concerti per violino di Vivaldi, che saranno presto editi da Opus 111-Naïve. E’ docente di violino barocco presso la Schola Cantorum Basiliensis.
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L’ensemble Gli Incogniti, Amandine Beyer al violino barocco, Baldomero Barciela  viola da gamba, Francesco Romano tiorba e chitarra barocca ed Anna Fontana al clavicembalo, fondato dalla Beyer nel 2006, prende il suo nome dall’Accademia degli Incogniti di Venezia e di questo nome hanno incarnato lo spirito: “il gusto per lo sconosciuto su tutte le sue forme, la sperimentazione delle sonorità, la ricerca del repertorio, la riscoperta dei classici…”

Tra gli Incogniti si ritrovano musicisti che si sono incontrati in molteplici progetti musicali nel corso degli ultimi anni e che provano gran piacere nel suonare e lavorare insieme. La loro principale ambizione è trasmettere una visione filologica e coerente delle opere che interpretano con la loro sensibilità e il loro gusto.
Incidono per Zig Zag e la prima uscita dedicata ai concerti per violino di J.S. Bach, ha avuto il riconoscimento “Choc du monde de la musique, 10 dè repertorie, Cd der monat”. Si sono esibiti in prestigiose sale concertistiche quali L’Opera de Monte Carlo, le Théâtre de la Ville (Paris), Festival Via Stellae (Espagne), Tage Alter Musik Regensburg (Allemagne), Festival de Sablé…
La pubblicazione del XII disco dedicato alle Stagioni di Antonio Vivaldi ha ottenuto critiche entusiastiche ed è stata riconosciuta come registrazione di riferimento di quest’opera. Ultimamente sono state incise opere dedicate a compositori meno conosciuti quali Nicola Matteis (2009) e Johann Rosenmüller (2010), contenenti molteplici opere in prima registrazione mondiale.

Info
Associazione I Musici di Santa Pelagia
Via Corte d’Appello 22, Torino
Telefono 011 5211867
Orario: dal martedì al venerdì dalle ore 16.00 alle ore 19.00
Inizio concerto ore 21.00
www.musicidisantapelagia.eu
info@musicidisantapelagia.eu

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Sinfonie barocche https://www.gazzettatorino.it/wordpress/sinfonie/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/sinfonie/#respond Tue, 01 Oct 2013 17:30:17 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=1759 Mercoledì 2 ottobre I Musici di Santa Pelagia presenteranno l’VIII stagione delle  REGIE SINFONIE  nelle sale del Circolo dei Lettori di Torino alle ore 18.   L’associazione musicale I Musici di Santa Pelagia, presente dal 1998 nel panorama nazionale ed internazionale per il particolare lavoro di ricerca musicologica e di esecuzioni filologiche di alto profilo artistico, propone, in continuità […]

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Mercoledì 2 ottobre I Musici di Santa Pelagia presenteranno l’VIII stagione delle  REGIE SINFONIE  nelle sale del Circolo dei Lettori di Torino alle ore 18.  
L’associazione musicale I Musici di Santa Pelagia, presente dal 1998 nel panorama nazionale ed internazionale per il particolare lavoro di ricerca musicologica e di esecuzioni filologiche di alto profilo artistico, propone, in continuità con le passate edizioni, l’ottava stagione concertistica Regie Sinfonie. La stagione delle Regie Sinfonie, ha saputo radicarsi fortemente nel tessuto culturale cittadino, essa rappresenta un unicum, in quanto esclusiva nel suo genere e collocata in un arco temporale significativo.
Il percorso compiuto negli anni ha qualitativamente innalzato il livello artistico degli eventi creando intorno a se un pubblico di appassionati provenienti non solo dalla città ma da tutto il territorio provinciale e regionale.
Per il primo anno la stagione propone programmi che presentano contaminazioni con altre arti: l’arte mimica, il jazz, linguaggi musicali antichi e moderni tra tradizione popolare e musica colta. Attraverso programmi musicali contestualizzati negli ambienti storicamente vicini,  Regie Sinfonie concentrerà i dieci concerti della stagione presso Palazzo Barolo e nelle Chiese di  Santa Pelagia e della Misericordia, riaperti al pubblico dopo gli importanti lavori di restauro.
Da ottobre a maggio si potranno ascoltare musicisti  d’eccellenza  italiani ed europei che eseguiranno  pagine musicali note al grande pubblico, prime esecuzioni moderne ma anche rivisitazioni contemporanee di pagine antiche, frutto di un assiduo e continuativo  lavoro di ricerca che l’associazione conduce ormai da oltre un decennio.
Il primo concerto della stagione previsto per il 26 ottobre presso la Chiesa di Santa Pelagia, si avvale della collaborazione con il Centro internazionale – Arti Mimiche & Gestuali, dedicato alle “Variazioni Goldberg” di Johann Sebastian Bach. Il Centro Internazionale è un nucleo di ricerca, studio e divulgazione dei linguaggi corporei, gestuali e mimici, è composto da uno staff di professionisti, provenienti dai campi del teatro, della psicologia e della sociologia, esperti della comunicazione non verbale e dei linguaggi artistici Mimico-Gestuali.
L’opera “Cecilia” realizzata dall’artista Titti Garelli,  un acrilico su tela, applicata su alluminio con fondo in foglia d’oro, che rappresenterà la stagione delle Regie Sinfonie, fa parte della serie “Le Regine Gotiche” presentate per la prima volta nel 2010 nella personale alla Galleria    Marenaroomsgallery. Cecilia trae diretta ispirazione dal mondo della musica della cui patrona porta il nome.

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