fiera | GazzettaTorino https://www.gazzettatorino.it/wordpress Testata giornalistica dedicata all’informazione locale Tue, 21 Jan 2020 11:21:24 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.7 Nozze da sogno a Torino, si è conclusa la due giorni fieristica. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/nozze-da-sogno-a-torino-si-e-conclusa-la-due-giorni-fieristica/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/nozze-da-sogno-a-torino-si-e-conclusa-la-due-giorni-fieristica/#respond Tue, 21 Jan 2020 11:21:24 +0000 http://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27382 Nozze da sogno a Torino, si è conclusa la due giorni fieristica dedicata agli sposalizi. In una città che è stata capitale della moda fino agli anni sessanta, nella suggestiva cornice del PalaAlpitour di Torino, si è conclusa la fiera “Nozze da sogno” promossa da Guida Sposi, marchio leader nel mondo delle nozze da oltre […]

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Nozze da sogno a Torino, si è conclusa la due giorni fieristica dedicata agli sposalizi.

In una città che è stata capitale della moda fino agli anni sessanta, nella suggestiva cornice del PalaAlpitour di Torino, si è conclusa la fiera “Nozze da sogno” promossa da Guida Sposi, marchio leader nel mondo delle nozze da oltre 20 anni.

Nozze da sogno a Torino
Nell’edizione di questo gennaio 2020 un immenso prato verde di moquettes ha accolto i visitatori in ambienti allestiti come salotti bon ton, immersi nella natura, di una città che si è sempre distinta nel buon gusto e nella raffinatezza .
Nozze da sogno” è la più importante fiera per gli sposi in Italia e ogni anno si rinnova con iniziative commerciali che rivolgono uno sguardo al passato proiettandosi verso il futuro.

Nozze da sogno a Torino

Ripercorrendo la storia dell’abito da sposa non dobbiamo dimenticare che il colore bianco, che
comunemente attribuiamo agli abiti da sposa, è un’acquisizione relativamente recente, legata alla Regina Vittoria, che nel 1840 lo scelse per le sue nozze con l’amato Alberto di Sassonia.

Prima della sovrana d’Inghilterra, nell’antica Roma, la tunica bianca era coperta da un ampio mantello color zafferano, mentre il flammeum, un velo di colore giallo aranciato, copriva il volto.
Nel Medioevo l’abito da sposa era cucito con stoffe preziose, come velluti, broccati e damaschi in color rosso impreziosito con fili d’oro e d’argento mentre più tardi, in epoca napoleonica, furono i colori pastello a dettare lo stile della linea impero. La moda del Novecento si modificò di decennio in decennio infatti alla fine dell’800 a dominare erano le gonne lunghe, i corsetti stretti e le maniche
a sbuffo sulla silouettes di linea ad “S”; poi il proibizionismo americano degli anni ‘20 ha contribuito alla provocazione innovativa espressa nelle arti come nella moda, esaltando il corpo femminile vestito di abiti dalla linea dinamica per una donna all’avanguardia.

La propaganda delle politiche del nazionalismo imperante promossero negli anni ‘30 abiti sinuosi strutturati, con tagli innovativi in sbieco, per esaltare la sensualità e la bellezza cinematografica delle prime dive dello schermo.
Le ristrettezze imposte dall’autarchia modificarono il lusso sfrenato dei tessuti di raso in bianco
luminescente, del decennio precedente, in abiti da cerimonia dai colori classici come il blu, il verde,
il bordeaux.
Con l’avvento del new look di Dior, nel secondo dopoguerra, tornò alla ribalta l’abito bianco
accorciato, in pizzo vaporoso, per aprire la seconda stagione del Novecento, con un alternarsi di nuove tendenze minimal ed extreme con lunghezze altalenanti, volumi in continua trasformazione e sovrapposizioni fantasiose.
La voglia di eccesso smodato contemporaneo, che vede le spose rivestite di volant in taffettà, maniche a sbuffo e ruches, apre una stagione di rievocazione storica stilistica di abiti da principesse che si alternano a donne vampiro in sinuose linee a sirena.
Il bianco ancora oggi rappresenta simbolicamente la purezza verginale, l’ eleganza regale di ogni sposa novizia e si declina in tutte le sue sfumature ma in fiera non mancano note tonali dai colori contrastanti.

La due giorni di Torino ha anticipato le linee di moda più innovative della prossima stagione ed ha ospitato tanti espositori che hanno promosso, ognuno nel proprio stand, tutte le novità di tendenza.
Quest’anno corre il centenario degli anni venti e l’allestimento “La Moda sposa la Natura”, dei giovani bridal designer ha invitato i visitatori a soffermarsi a leggere le frasi augurali che tappezzavano lo stand a ricordare quelle pronunciate durante uno sposalizio di questi tempi moderni.

Nozze da sogno a Torino

 

 

I disegni degli outfit proposti hanno rievocato le antiche tradizioni tessili degli sposalizi.
Una installazione di due abiti da sposa vintage, per lui e per lei, fissati sulla parete indaco danzavano, virtualmente, movenze charleston ad indicare che il rinnovamento attinge dal passato la sua ricercatezza del presente.

Monica Pontet

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La manualità femminile non è affatto passata di moda. Al Lingotto senza Irina Palm. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/17628-2/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/17628-2/#respond Mon, 25 Sep 2017 10:47:13 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=17628 E’ ritornata a Torino “Manualmente”, la kermesse totalmente dedicata a tutte le tecniche del “fai da te”, tradizionalmente femminili. Molti gli stand che hanno riempito il padiglione 1 di Lingotto fiere, giungendo da tutta Italia ed Europa, per questo secondo appuntamento del 2017. Questa edizione è stata infatti quella autunnale, che fa seguito a quella […]

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E’ ritornata a Torino “Manualmente”, la kermesse totalmente dedicata a tutte le tecniche del “fai da te”, tradizionalmente femminili. Molti gli stand che hanno riempito il padiglione 1 di Lingotto fiere, giungendo da tutta Italia ed Europa, per questo secondo appuntamento del 2017.

Questa edizione è stata infatti quella autunnale, che fa seguito a quella primaverile, svoltasi ad aprile e ha contato oltre 10.000 visitatori. Quasi raddoppiato invece il numero in questi giorni: la fiera ha infatti chiuso con 17.500 ingressi.  L’allestimento di settembre da sempre è stato dedicato ai temi invernali, dove a farla da padrone sono tutte le idee e i piccoli oggetti legati al Natale e agli addobbi. Ma questo è solo una piccola parte di quello che abbiamo potuto vedere scorrendo i
vari stand, che presentavano tutto l’occorrente per il cucito creativo, per lo scrapbooking (creazione di biglietti, inviti, album), per il cake food and design tanto di moda oggi, oltre al classico ricamo, uncinetto e bijoux. 

Inoltre, ampio spazio è dedicato alla decorazione della casa e a tutte quelle altre piccole arti in cui bisogna avere una buona manualità e pazienza. La quantità di pubblico che ruota intorno a queste tecniche è davvero incredibile.
L’uncinetto, il punto croce e questi passatempi che credevamo fossero retaggio delle nostre nonne e degli anni ’60, tornano sempre più in auge, anche fra le giovanissime. Sembra incredibile che nell’era del digitale, della realtà virtuale, del tutto e subito, siano di nuovo alla ribalta questo tipo di arti che richiedono l’abilità manuale, la pazienza e, soprattutto, il tempo. Ma forse è proprio il nostro correre nella vita quotidiana che ci ha stufato, facendoci riscoprire noi stessi e la necessità di “muovere le mani” per creare qualcosa di completamente nostro e concreto.
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L’agenda degli appuntamenti è stata fittissima: oltre 200 in programma, fra corsi, dimostrazioni e workshop, tutti rigorosamente divisi a seconda dei diversi temi. Grande importanza è stata data anche al mondo della “prima infanzia”, in cui si potevano trovare tante creazioni fatte a maglia, uncinetto e punto croce per i bimbi. Interessante anche la novità della Vetrina delle Creatività, uno spazio ampio dedicato alle creazioni realizzate con queste varie tecniche manuali dai partecipanti. Presenti anche alcuni stilisti che nella sezione dedicata alla moda, presentavano capi interamente creati a mano.
Patrizia Costelli

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Terminate le quattro giornate di Artissima per la grande fiera dell’arte contemporanea. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/16030-2/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/16030-2/#respond Mon, 07 Nov 2016 17:45:25 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=16030 Si è chiusa oggi la 23esima edizione di Artissima, Fiera Internazionale d’arte contemporanea, grande kermesse torinese dedicata all’arte contemporanea. Nelle quattro giornate di apertura della fiera, dal 3 al 6 novembre (la prima riservata agli addetti ai lavori, le tre successive aperte al pubblico) Artissima ha raggiunto la quota di 50.000 visitatori, confermando il dato di […]

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Si è chiusa oggi la 23esima edizione di Artissima, Fiera Internazionale d’arte contemporanea, grande kermesse torinese dedicata all’arte contemporanea.
Nelle quattro giornate di apertura della fiera, dal 3 al 6 novembre (la prima riservata agli addetti ai lavori, le tre successive aperte al pubblico) Artissima ha raggiunto la quota di 50.000 visitatori, confermando il dato di affluenza delle ultime edizioni, che collocano Artissima tra gli appuntamenti d’arte contemporanea imprescindibili a livello mondiale, in grado di interessare sia il pubblico degli addetti ai lavori che quello generico.
A connotare l’edizione 2016 di Artissima è stata ancora una volta l’impronta curatoriale delle proposte: le novità di questa edizione hanno dato ulteriore impulso a una manifestazione che funziona come un vero e proprio hub internazionale per il contemporaneo, in grado di affrontare nuove modalità di presentazione dell’arte del nostro tempo, con una grande attenzione per la sperimentazione e la ricerca.
La curatrice Sarah Cosulich ha rilasciato questa dichiarazione:
“Al mio quinto anno alla guida di Artissima posso dire che averne avuta la responsabilità è stato grande privilegio: custodirne l’identità, immaginare la crescita e lo sviluppo del suo prestigio, costruire innovazione e sperimentazione di alto profilo, in dialogo con centinaia di gallerie, collezionisti, curatori internazionali, sponsor, giornalisti e istituzioni partner. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di produrre una fiera capace di dialogare con il mondo e anche quest’anno abbiamo ottenuto risultati considerevoli con una risposta massiccia ed entusiasta da parte della scena internazionale, dalle istituzioni e dal pubblico. Ringrazio quindi quanti mi hanno permesso di sperimentare, innovare, anche alle volte osare strade inesplorate per fare diventare Artissima quello che oggi è e che riconsegno nelle mani della città dopo un’avventura lunga un lustro: una centrale di incontro e di pensiero, un asset economico per la città e un motore di sviluppo per l’arte del nostro tempo”.
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Andiamo a veder i numeri di Artissima 2016:
193 le gallerie presentate quest’anno, provenienti da 34 paesi, (Iran e Dubai per la prima volta), con una presenza in fiera di espositori stranieri che ha inciso per il 65% (67 italiani e 126 stranieri). Complessivamente, nelle 7 sezioni della fiera di cui tre dirette da board di curatori internazionali, sono state esposte oltre 2.000 opere. Larghissima come sempre l’affluenza di curatori e direttori di musei che ha superato le 250 presenze da tutto il mondo, tra cui 60 professionisti inseriti a vario titolo dalla fiera stessa nelle diverse iniziative (comitati, giurie, incontri, walkie talkies, etc.) oltre a naturalmente a collezionisti e responsabili acquisizioni da tutto il mondo (principalmente Europa, Sud America, Far East e Stati Uniti) che ha contato oltre 2500 presenze in fiera e nella città di Torino. Grande l’affluenza di collezionisti presenti per la prima volta ad Artissima, a dimostrare il lavoro di espansione della fiera. Infine, quest’anno 5 board di musei di tutto il mondo hanno visitato la fiera.
Molto alto il livello di qualità proposto dagli espositori, spesso con stand sviluppati intorno a un progetto curatoriale, come per la sezione Back to the Future, che quest’anno, con un focus sul periodo 1970-1989, ha presentato 19 artisti da 19 gallerie (3 italiane, 16 straniere) ottenendo grande attenzione. Anche Present Future si è rivelata geograficamente eterogenea e inaspettata per la varietà del lavoro dei 20 artisti selezionati. E naturalmente Per4m, dedicata alla performance e nata nel 2014, che per questa edizione si è sviluppata in un progetto interamente curato dal collettivo olandese If I Can’t Dance, I Don’t Want To Be Part Of Your Revolution, che ha sviluppato una programmazione inedita e ha visto una partecipazione attiva e interessata del pubblico sia all’interno della fiera che in spazi esterni come la pista di prova del Lingotto o Piazza Emanuele Filiberto in Torino città.
Artissima 2016 ha rinnovato il ventaglio di riconoscimenti assegnati in fiera: alcuni storici, divenuti veri e propri trampolini di lancio per la giovane creatività emergente oltre che importanti incentivi per le gallerie, altri di recentissima introduzione, arrivando a quota sette – uno in più degli anni precedenti – a ribadire l’impegno concreto di Artissima nel supporto della ricerca creativa.
Premio illy Present Future
Storico riconoscimento di Artissima, alla sua sedicesima edizione, dedicato all’artista più interessante nella sezione Present Future, che raccoglie i talenti emergenti. È stato assegnato a Cécile B. Evans, presentata da Galerie Barbara Seiler di Zurigo con l’opera What the heart wants (2016). Il premio darà all’artista l’opportunità di realizzare un progetto espositivo al Castello di Rivoli, da inaugurarsi con l’edizione 2017 di Artissima.
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Premio Sardi per l’arte Back to the Future
La terza edizione del Premio Sardi per l’Arte Back to the Future, nato dalla partnership con la Fondazione Sardi per l’Arte, offre un riconoscimento in denaro del valore di 5.000 euro alla galleria con il progetto più meritevole in termini di rilevanza storica e di presentazione dello stand. È stato assegnato a Galerie in situ – Fabienne Leclerc di Parigi con un progetto su Lars Fredrikson.
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Premio Prix K-Way® Per4m
La terza edizione del riconoscimento destinato al lavoro performativo più rilevante e significativo tra quelli presentati in Per4m, la sezione dedicata alla performance, è stato attribuito a Juliette Blightman presentata da Galerie Isabella Bortolozzi (Berlino) con la performance Now, Soon, Wait (2016).  Il premio, dell’ammontare di 10.000 euro, rappresenta un segnale dell’importanza di questa forma di sperimentazione all’intero del contesto fieristico.
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Premio Reda
Nato la scorsa edizione, sostiene la ricerca delle nuove generazioni di artisti (under 35) che utilizzano il linguaggio fotografico e il vincitore avrà la possibilità di realizzare una pubblicazione monografica con un prestigioso editore del settore. Il premio è stato assegnato a Joanna Piotrowska presentata dalla galleria Madragoa (Lisbona) sezione New Entries.
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Premio Mutina
Tra le novità dell’edizione, il riconoscimento, definito non convenzionale per la sua capacità di stabilire una nuova modalità di supporto tra chi supporta l’arte e chi la produce, è stato assegnato a Giorgio Andreotta Calò, presentato dalla galleria Sprovieri (Londra), Main Section. Del valore di 5.000 euro, segna l’inizio di un dialogo che potrà prendere forma nell’elaborazione di nuovi progetti a sostegno del lavoro dell’artista vincitore. 
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Premio Owenscorp
Dedicato alla sezione New Entries il riconoscimento è conferito alla galleria giovane ritenuta più meritevole per il lavoro di ricerca e sostegno dei linguaggi sperimentali. Il riconoscimento del valore di 5.000 euro è stato assegnato alla giovane galleria Cavalo di Rio de Janeiro.
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Premio Fondazione Ettore Fico
Istituito nel 2009 e del valore di 5.000 euro, il premio promuove il lavoro di artisti emergenti ed è stato assegnato a Gian Maria Tosatti presentato dalla galleria Lia Rumma (Napoli, Milano), Main Section.
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Si è aperto il barattolo di miele dorato di Flashback. Quarta edizione per la Fiera dove l’arte è tutta contemporanea. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/16011-2/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/16011-2/#respond Thu, 03 Nov 2016 09:41:15 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=16011 E’ tornata FLASHBACK la grande fiera d’arte antica e moderna dove “l’arte è tutta contemporanea”, diretta da Stefania Poddighe e Ginevra Pucci giunge quest’anno alla sua IV edizione. Conquistatasi una pole position a livello nazionale e internazionale convince per originalità e per aver saputo osare. Quarantaquattro gallerie, performance musicali, videoproiezioni, conferenze, costituiscono un programma vivo […]

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E’ tornata FLASHBACK la grande fiera d’arte antica e moderna dove “l’arte è tutta contemporanea”, diretta da Stefania Poddighe e Ginevra Pucci giunge quest’anno alla sua IV edizione. Conquistatasi una pole position a livello nazionale e internazionale convince per originalità e per aver saputo osare. Quarantaquattro gallerie, performance musicali, videoproiezioni, conferenze, costituiscono un programma vivo e vivace e voluttuoso.
La folla che ieri sera ha letteralmente invaso il Pala Isozaki -Alpitour per l’inaugurazione rende bene l’idea dell’attesa che che si era creata per questa manifestazione.
Legata ovviamente al mercato la fiera è anche occasione di riflessione e soprattutto una giostra ottica nella meraviglia: poter vedere opere importanti e parlare con i grandi operatori dell’arte rinforza la certezza di essere il paese dell’arte, senza paragoni possibili.
Il programma della IV edizione della fiera evidenzia una riflessione su un NUOVO SINCRETISMO ovvero l’incontro fra culture ed epoche diverse, che genera mescolanze, interazioni e fusioni fra elementi culturali eterogenei che si verificano soprattutto in seguito a grandi migrazioni di popoli o a espansioni egemoniche.
Sincretismo dunque come progetto antropologico: ovvero come un mix di codici che ricombinando le differenze artistiche, sociali, etniche ne mostrano la vera ricchezza.
Rinnovato anche il  progetto Storytelling che promuove, attraverso la narrazione, la sensibilizzazione e il coinvolgimento diretto e attivo tra il pubblico e l’arte; una chiave innovativa di avvicinamento e di stimolo del senso critico volto a incrementare l’interesse e l’attenzione verso l’arte con le sue accezioni culturali, politiche ed economiche.
Una serie di appuntamenti su prenotazione in cui curatori e operatori dell’arte accompagneranno piccoli gruppi tra gli stand delle gallerie, scegliendo specifiche opere, artisti o linguaggi espressivi su cui focalizzare l’attenzione e costruire un’interazione breve e immediata, veri e propri flashback su storia e curiosità suggerite dalle opere in mostra.I partecipanti saranno chiamati a costruire una propria digital gallery di opere da condividere sui social.

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Cinquanta gallerie internazionali al Wopart di Lugano. Fiera tutta dedicata alle opere su carta. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/15617-2/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/15617-2/#respond Wed, 31 Aug 2016 13:19:00 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=15617 Dal 2 al 5 settembre 2016, Lugano sarà teatro di una nuova fiera dedicata all’arte. Al Centro Esposizioni Lugano nasce WOPART – Work on Paper Fair, la prima edizione di una fiera internazionale interamente dedicata alle opere su carta. WOPART Fair propone un viaggio in tutte le epoche della storia dell’arte, approfondendo tecniche e linguaggi che caratterizzano […]

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Dal 2 al 5 settembre 2016, Lugano sarà teatro di una nuova fiera dedicata all’arte.

De-Primi-Munari
Al Centro Esposizioni Lugano nasce WOPART – Work on Paper Fair, la prima edizione di una fiera internazionale interamente dedicata alle opere su carta.
WOPART Fair propone un viaggio in tutte le epoche della storia dell’arte, approfondendo tecniche e linguaggi che caratterizzano i lavori esclusivamente realizzati su supporto cartaceo, dal disegno antico alla stampa moderna, dal libro d’artista alla fotografia d’autore, dall’acquerello e dalle stampe orientali alle carte di artisti contemporanei, presentati da un campione di 50 gallerie internazionali.
La selezione degli espositori è garantita da un comitato scientifico presieduto da Giandomenico Di Marzio, giornalista, critico e curatore d’arte contemporanea e da Paolo Manazza, pittore e giornalista specializzato in economia dell’arte, che comprende anche storici e critici dell’arte e della fotografia, collezionisti, docenti universitari tra i più apprezzati, quali Michele Bonuomo, Marco Carminati, Gianluigi Colin, Massimo Di Carlo, Walter Guadagnini, Giuseppe Iannaccone, Piero Mascitti, Marco Meneguzzo, Anna Orlando, Elena Pontiggia, Massimo Pulini, Marco Riccòmini, Marco Vallora.
WOPART offrirà un vasto programma di eventi collaterali che aiuterà il pubblico ad approfondire i temi di maggiore attualità proposti dalla fiera luganese. Tra questi si segnalano le Conversazioni d’Arte, che vedranno alternarsi le lectio magistralis di critici e storici dell’arte, consulenti, specialisti di investimenti in arte, o gli Artist talk, occasioni uniche per conoscere dalla viva voce dei protagonisti internazionali del mercato dell’arte, le loro esperienze e il loro percorso artistico e che saranno trasmesse in streaming sul sito della manifestazione.
GIOSETTA-FIORONI
Integra il progetto espositivo della fiera un programma di quattro mostre, che indagano attraverso media e linguaggi diversi il tema del ritratto, dall’Ottocento ai giorni nostri. I ritratti di Palazzo Belgioioso – Quando gli artisti dipingono gli artisti, a cura di Massimo Pulini, accompagna il pubblico nella Milano risorgimentale, in uno dei salotti culturali più in voga del periodo: il cosiddetto “cenacolo” di Palazzo Belgioioso, sede della Società degli Artisti e Patriottica, punto di incontro e confronto per scrittori, intellettuali e naturalmente pittori e scultori; presenza notevole, in città, a partire dagli anni dell’Unità d’Italia e fino all’avvento del Fascismo. Un patrimonio ingente quello passato dalla Società alla Collezione Baratti: si parla di un corpus di almeno 150 ritratti dei diversi soci, tra cui Domenico Induno, Giuseppe Bertini, Eleuterio Pagliano, Sebastiano De Albertis, Federico Faruffini, Angelo Morbelli, Achille Beltrame. Proprio da quest’ultimo blocco di lavori proviene la selezione dei 34 disegni esposti, per la prima volta in Svizzera, nel contesto di WOPART, documento determinante per ricostruire l’ambiente e le figure di un salotto borghese che è stato palestra di talenti e eccellenze.
Provengono ancora dalla Collezione Baratti le 40 carte presentate nella mostra Caricature a cavallo tra Otto e Novecento – La vena satirica e lo sberleffo tra maestri del disegno, a cura di Massimo Pulini. L’ambiente è il medesimo – siamo sempre nel contesto della Società degli Artisti e Patriottica – ma cambia in senso radicale lo spirito dei ritratti firmati dai vari Giuseppe Palanti o Mario Bettinelli, che svelando una inaspettata verve dimostrano, come osserva Pulini, “la grande modernità di questi autori, abili spadaccini della penna e impietosi pugili del carbone, ed è proprio il terreno disinibito dell’ironia a restituirci la temperie vivace e fertile che si doveva vivere in quel luogo, in quel cenacolo di ingegni”.
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Sono una ventina gli autografi presentati nella mostra I musicisti di Gianni Maimeri – Una selezione dei disegni di concertisti da Stravinskij a Toscanini, che per la curatela di Paolo Manazza offre un omaggio alla figura di Maimeri (1884 – 1951), straordinario cronista per immagini di uno dei periodi più più gloriosi della Scala di Milano. Le matite esposte provengono dall’esposizione permanente allestita negli spazi dell’Auditorium “laVerdi” di Milano e restituisce il clima di stretta compenetrazione tra linguaggi creativi differenti che da sempre contraddistingue il capoluogo lombardo, città dove musica, letteratura e arti visive non mancano di intrecciare i propri percorsi seguendo traiettorie comuni.
A chiudere idealmente l’excursus di WOPART sul tema del ritratto è la mostra Aurelio Amendola, i volti dell’arte – Ventidue magistrali ritratti di artisti del Novecento, a cura di Walter Guadagnini. L’esposizione presenta un nucleo di fotografie che vedono Amendola (Pistoia, 1938) indagare l’animo e lo spirito di grandi nomi della contemporaneità, per una volta non più “soggetto” creatore di opere d’arte ma “oggetto” ritratto. Si passa così senza soluzione di continuità da Alberto Burri a Mimmo Paladino, da Andy Warhol a Giorgio de Chirico fino a Roy Lichtenstein, per una galleria delle personalità più influenti dell’arte italiana e internazionale del XX secolo.
La manifestazione è organizzata da Studio Lobo, col patrocinio della Città di Lugano e dell’Associazione dei fotografi professionisti e fotodesigner svizzeri (SBF) e con la Biennale del Disegno di Rimini, con la partecipazione di Visarte, e si avvale del sostegno di LGT Private Banking, di ARGOS Wealth Administration, di Eberhard & Co. e del contributo del main media partner La Lettura-Corriere della Sera, del media partner ArtsLife e degli sponsor tecnici BIG – Broker Insurance Group, Bildung, Fondazione Maimeri, Frattura Scomposta, Lugano Airport, Kessel Concessionario Ufficiale Maserati e Melià Campione.

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Artissima 2015: tutte le novità per un Oval assoluto protagonista. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/artissima-2015-tutte-le-novita-per-un-oval-assoluto-protagonista/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/artissima-2015-tutte-le-novita-per-un-oval-assoluto-protagonista/#respond Mon, 14 Sep 2015 08:20:14 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=12227 Sorprendentemente vuoto, ma particolarmente suggestivo l’Oval ha accolto la conferenza stampa di presentazione di Artissima 2015, Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea a Torino, alla sua ventiduesima edizione, diretta per la quarta volta da Sarah Cosulich Canarutto. La fiera, come consuetudine, aprirà le sue porte al pubblico nel mese di novembre (6-8) e si articolerà in sei sezioni principali, tre delle quali Main Section, New […]

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Sorprendentemente vuoto, ma particolarmente suggestivo l’Oval ha accolto la conferenza stampa di presentazione di Artissima 2015, Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea a Torino, alla sua ventiduesima edizione, diretta per la quarta volta da Sarah Cosulich Canarutto.
La fiera, come consuetudine, aprirà le sue porte al pubblico nel mese di novembre (6-8) e si articolerà in sei sezioni principali, tre delle quali Main Section, New Entries e Art Editions dirette dal comitato delle gallerie internazionali con Isabella Bortolozzi (Isabella Bortolozzi, Berlino), Paola Capata (Monitor, Roma), Guido Costa (Guido Costa Projects, Torino), Peter Kilchmann (Peter Kilchmann, Zurigo), Pedro Mendes (Mendes Wood DM, San Paolo), Gregor Podnar (Gregor Podnar, Berlino) e Jocelyn Wolff (Jocelyn Wolff, Parigi).

La Main Section comprende le gallerie già consolidate a livello mondiale, quest’anno ben 133, delle quali più della metà straniere.
New Entries è riservata alle gallerie più giovani, che si sono distinte sulla scena internazionale, con meno di cinque anni di esperienza e per la prima volta ad Artissima. Le gallerie sono 24, di cui 21 straniere. Art Editions, inaugurata nel 2012, ospita 7 gallerie specializzate in edizioni, stampe e multipli.
Conferma per Present Future, la sezione dedicata ai talenti emergenti selezionati e invitati in fiera da un board di giovani curatori internazionali coordinati dal bravo Luigi Fassi. Le opere proposte sono realizzate appositamente per Artissima o comunque sono alla loro prima esposizione in ambito europeo; quest’anno i progetti sono 20, presentati da 19 gallerie straniere ed 1 italiana.
Da non dimenticare il Premio Illy Present Future, abbinato alla sezione e attivo dal 2001 a sostegno dell’artista emergente considerato più meritevole, che dal 2012, in collaborazione con il Castello di Rivoli, offre al vincitore l’opportunità di una mostra personale negli spazi del Museo da inaugurarsi in occasione della successiva edizione della fiera.
Back to the Future, sezione dedicata alla riscoperta di grandi artisti, pionieri dell’arte più contemporanea, “conferma – come sostiene la sua coordinatrice Eva Fabbris – la vocazione di progetto di ricerca presentando quest’anno un focus cronologico molto netto: il decennio 1975-1985, vero e proprio momento creativo di transizione”. Associato a Back to The Future è il Premio Sardi per l’Arte, nato dalla partnership con l’omonima Fondazione, del valore di 5.000 €, assegnato alla galleria con il miglior progetto in termini di rilevanza storica e presentazione dello stand. Tra le sezioni principali ricordiamo ancora Per4m, dedicata alla performance e coordinata dal critico Simone Menegoi. Nell’edizione 2015 propone il lavoro di 12 artisti, rappresentati da 13 gallerie (4 italiane, 9 straniere). A questa sezione è associato il Prix K-Way Per4m, di 10.000 € per il progetto valutato più significativo dal punto di vista performativo.
Ulteriori novità dell’edizione 2015 di quest’anno sono Opium Den, progetto concepito e curato dall’artista e scrittore Maurizio Vetrugno che trasformerà la Vip Lounge in una vera e propria installazione al confine tra opera d’arte e oggetto d’arredo, Ypsilon St’Art Percorsi in Fiera, programma gratuito di visite tematiche tra gli stand, Unicredit Art Advisory, servizio di consulenza indipendente e gratuito e infine il progetto espositivo In Mostra.
In Mostra nasce dall’esigenza di concentrare risorse economiche e attenzione del pubblico prettamente sulla fiera anche come luogo fisico, ospitando la mostra “istituzionale” all’interno del perimetro dell’Oval.                                                     
Durante la scorsa edizione la mostra One Torino organizzata a Palazzo Cavour aveva ottenuto una grande risonanza soprattutto grazie alla curatela di Maurizio Cattelan, ma parallelamente attirato qualche critica dagli espositori che vedevano ulteriormente distrarre il pubblico dalla fiera (già affiancata da un numero sempre crescente di fiere e mostre collaterali che costringono gli appassionati del settore a frenetici spostamenti nell’arco di pochi giorni).
Quest’anno sarà compito di Stefano Collicelli Cagol codificare il sistema artistico piemontese con un progetto speciale organizzato su 700 metri quadri di spazio fieristico privo di stand o divisioni strutturali. Il progetto coinvolge 30 artisti da 20 istituzioni pubbliche, dal Castello di Rivoli e Gam alla Pinacoteca Agnelli, dal nuovo Centro Italiano per la Fotografia -di prossima apertura- alla Fondazione Spinola Banna per l’Arte. 
Intervistato durante la conferenza stampa, Stefano Collicelli Cagol, curator at Large presso il Trondheim Kunstmuseum (Norvegia), ha anticipato il tema della mostra, intitolato Inclinazioni, concetto con il quale “vuole mettere in discussione la forte linearità del sistema artistico piemontese pensando all’inclinazione in chiave artistica, politica, sessuale”. Per questo tema si è appoggiato al recente testo Inclinazioni, critica alla rettitudine (Raffaello Cortina editore) della filosofa italiana Adriana Cavarero, che si interroga sul significato morale e politico della postura verticale del soggetto e propone di ripensare la soggettività in termini di inclinazione come apertura dell’io egoistico che esce dal proprio asse (una rettitudine fisica morale autoreferenziata) per sporgersi sull’altro in chiave altruistica.
Collicelli Cagol intende applicare tale riflessione alla “città più retta d’Italia” concentrandosi sugli aspetti di conservazione ed educazione a sfondo no profit delle istituzioni e associazioni rappresentate, anche in contrasto al ruolo commerciale della fiera, al cui tuttavia  va riconosciuto il merito di costituire un appuntamento di cui tutta la città beneficia per richiamo di pubblico e ricaduta economica tanto che, durante Artissima, nelle parole del quotidiano francese Le Monde, Torino diventa “un gigantesco happening”.

Il Sindaco Piero Fassino e Sarah Cosulich Canarutto

Sara Cosulich Canarutto desidera che alla fiera da lei diretta sia riconosciuto anche un ruolo anticipatore di tendenze:” […] siamo la prima fiera contemporanea ad aver introdotto un focus sulle avanguardie storiche e un palcoscenico dedicato esclusivamente alla performance, a premiare i giovani artisti con una mostra museale, la prima fiera ad aver trasformato le talks in dialoghi itineranti tra gli stand, la prima fiera ad avere una mostra di grandi collezioni istituzionali al suo interno […] siamo orgogliosi di essere la fiera delle prime volte e speriamo di continuare ad aprire nuove strade“.
Cita poi, mostrando agli astanti il cartellone utilizzato per assegnare gli spazi in fiera, un racconto di Georges Perec, tratto da “La vita istruzioni per l’uso”. Racconta l’aneddoto del protagonista Bartlebooth, che spende cinquant’anni della sua vita a imparare l’arte dell’acquerello per dipingere, nei suoi viaggi in giro per il mondo, cinquecento marine dello stesso formato, che ad una ad una vengono incollate e tagliate, da un artigiano specializzato, in un puzzle di settecentocinquanta pezzi. Al suo ritorno a casa ricompone tutti i puzzle per poi inviarli ciascuno nel luogo in cui era stata dipinta ogni marina in modo che si potesse scollare ciascun disegno e immergerlo in una soluzione solvente così da far riemergere il foglio di carta bianco e intatto.
Ogni volta la direttrice di Artissima avverte un senso di vertigine di fronte allo spazio vuoto dell’Oval che grazie al lavoro di un anno viene suddiviso in numerosi piccoli stand e spazi funzionali per poi tornare, dopo soli quattro giorni di fiera, com’era, proprio come il foglio bianco di Bartlebooth. Anche quest’anno le è capitato, chissà il prossimo!
Elena Inchingolo / Paola Stroppiana

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Per Flashback l’Arte è tutta contemporanea. Dal 6 al Pala Alpitour. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/per-flashback-larte-e-tutta-contemporanea-dal-6-al-pala-alpitour/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/per-flashback-larte-e-tutta-contemporanea-dal-6-al-pala-alpitour/#respond Tue, 04 Nov 2014 10:10:03 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=7918 Sul tetto della Galleria d’Arte Moderna di Torino una grande scritta recita All Art Has Been Contemporary  e di notte si illumina di un blu vivo, opera emblematica dell’artista Maurizio Nannucci.  Che sia stato questo imperativo visivo a determinare la nascita di Flashback ? Ginevra Pucci e Stefania Poddighe, organizzatrici della manifestazione, rispondono a questo […]

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Ginevra Pucci e Stefania Poddighe. Organizzatrici di Flashback

Sul tetto della Galleria d’Arte Moderna di Torino una grande scritta recita All Art Has Been Contemporary  e di notte si illumina di un blu vivo, opera emblematica dell’artista Maurizio Nannucci.  Che sia stato questo imperativo visivo a determinare la nascita di Flashback ?
Ginevra Pucci e Stefania Poddighe, organizzatrici della manifestazione, rispondono a questo interrogativo.
Può darsi, è una manifestazione dedicata all’Arte Antica e Moderna che, pensata come opera aperta, nasce dall’idea di costruire un atlas di “cultura visiva”. Visitare FLASHBACK è un viaggio nel tempo che, tra alternanza di epoche e stili, regala al pubblico una suggestiva panoramica delle capacità artistiche e creative dell’uomo dai primordi fino alla modernità. Pittura, scultura e arti decorative concorrono a creare il magico atlas dell’Arte in una sfida culturale senza tempo.
Seconda edizione, come si differenzia dalla prima?
Quest’anno il programma ruota intorno all’immagine simbolica del “Labirinto”, scelto per la sua capacità di rappresentare una dimensione racchiusa in spazi fisicamente limitati ma che evocano la sfida del viaggio in dimensioni ancora da esplorare. A questo si ispirerà il programma  di  Flashback. Un fitto panel di incontri che indaga molteplici argomenti: la rete come strumento di comunicazione; il restauro; le opere e la loro contestualizzazione e molto altro, il tutto strutturato tenendo presente la dualità della visione (antico e contemporaneo).
Nella sua prima edizione Flashback ha ospitato le migliori gallerie italiane di settore. La qualità è stata dunque la caratteristica fondamentale della manifestazione, ma il traguardo di presentare in maniera quasi esaustiva le molteplici espressioni artistiche che hanno caratterizzato la storia dell’arte è un obiettivo ancora in divenire. Per migliorare, ai nostri fini, è necessario ampliare sempre di più lo spettro di ricerca. Quest’anno abbiamo in più rispetto allo scorso anno alcune rappresentanze che mancavano, penso ad esempio alla fotografia storica, a un excursus sulla natura morta, a un focus sulle battaglie storiche e sulle armi.
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Nasce inoltre FLASHBACK Storytelling, il programma di percorsi guidati all’interno della manifestazione, rivolto sia ad adulti che a bambini, che si articola attraverso la narrazione e il coinvolgimento diretto dello spettatore. Continuerà inoltre la performance FLASHBACK è opera viva di Alessandro Bulgini che in diretta dalla pagina Facebook crea un’opera corale mai compiuta e sempre in divenire; immagini dal passato che si avvarranno del popolo della rete e dei nuovi linguaggi per acquisire nuovo significato. E molte altre sorprese…
A chi si rivolge e cosa desidera mettere in evidenza ?
“E’ lo sguardo dello spettatore a fare il quadro”. Questa frase di Duchamp dimostra che l’Arte, come ogni fenomeno sociale, non è un dato di natura, ma un fenomeno costruito nella storia e attraverso le pratiche. A tal fine FLASHBACK sottolinea l’importanza del ruolo del gallerista, la cui funzione è fondamentale per la diffusione e la trasmissione della conoscenza al grande pubblico e per la creazione e formazione di nuove generazioni di collezionisti, storici dell’arte e semplici appassionati.  La nostra sfida è quella di concorrere alla formazione di un nuovo fruitore che sia più giovane, eclettico e trasversale, ma soprattutto colto.
Ci auguriamo che questa nuova edizione di FLASHBACK possa segnare un momento importante di cambiamento, un momento utile per ripensare in modo più responsabile al ruolo di ciascuno di noi rispetto all’arte e alla cultura in generale, un momento di riflessione che generi un vero impegno nel proiettarsi verso un futuro ancora tutto da costruire.
Info: www.flashback.to.it
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Come si misura il successo di un evento? https://www.gazzettatorino.it/wordpress/successo/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/successo/#respond Wed, 14 May 2014 08:26:35 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=5437 I commenti a chiusura del Salone del Libro di Torino suggeriscono alcune riflessioni generali, non tanto sul Salone in sé, ma sugli eventi in sé. Il dibattito, ben riassunto da Paola Ferrero, ci mostra che ci sono in sostanza due fazioni: gli organizzatori soddisfatti e alcuni visitatori insoddisfatti o per lo meno critici. Per tirare […]

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I commenti a chiusura del Salone del Libro di Torino suggeriscono alcune riflessioni generali, non tanto sul Salone in sé, ma sugli eventi in sé.
Il dibattito, ben riassunto da Paola Ferrero, ci mostra che ci sono in sostanza due fazioni: gli organizzatori soddisfatti e alcuni visitatori insoddisfatti o per lo meno critici. Per tirare acqua al proprio mulino si citano i numeri dell’affluenza, delle vendite dei libri, degli interventi, della presenza di editori e così via. Un dibattito vivace che può essere, auspica Paola Ferrero, una buona base per miglioramenti futuri.
Verrebbe da dire che se c’è stato un successo è certamente quello che ha animato la discussione, un’occasione, in realtà per parlare di libri, di cultura e di diffusione della stessa nel nostro paese.
Per rimanere però sul piano asciutto degli eventi, vale la pena chiedersi: come si misura per davvero il successo?
La strada più immediata, quella che in genere riscuote titoli d’effetto, riguarda i numeri.
Quanti spettatori sono stati presenti, quanti biglietti sono stati venduti, e nel caso di eventi di altro genere, quanti pasti sono stati preparati, quanti VIP erano invitati, quanti volontari arruolati, quanti pernottamenti registrati, quanti atleti in campo e così via. Si dice una cifra e si pensa di poterne affermare successi o fallimenti.
Limitare ai numeri le valutazioni può portare però ad analisi poco pertinenti con il risultato reale.
La domanda da porsi allora è: come si misura il risultato?
La risposta non è facile, perché non si tratta di una produzione di scatole e dunque più scatole prodotte, più siamo certi di avere successo. La scatola evento non è semplicemente, o non è solo, quantificabile.
Una delle frequenti obiezioni ai troppi festival culturali nel nostro paese, riguarda proprio questo punto: anche se le piazze sono piene di persone interessate ad ascoltare filosofi o scrittori, aumentano le vendite di libri? E come facciamo a capire se un eventuale aumento (che ahimè pare non ci sia) sia legato al festival?
O ancora: non è che questi festival siano solo palcoscenici per case editrici o star della cultura? La stessa domanda, in fondo, aleggia intorno al Salone del Libro: è solo business o è cultura? Cioè: è una fiera o un evento culturale? O forse entrambi?
Rispondere a queste domande non ci dirà se l’evento è stato o meno di successo. E questo per un semplice motivo: non conosciamo gli obiettivi posti all’inizio.
Se non conosciamo il piano strategico di un dato evento non siamo in grado di giudicarne il successo, che in breve vuol dire: raggiungimento degli obiettivi posti.
Se un festival culturale in una qualsiasi città italiana si pone come scopo la promozione turistica del territorio e semplicemente usa il contenuto “cultura” come strumento di promozione (ma potrebbe usare anche lo sport o il rock o l’artigianato,) e non come scopo ed effettivamente riempie gli alberghi e i ristoranti e registra una crescita di presenze turistiche anche in periodi extra evento, allora, si: il successo c’è stato.
Se invece lo scopo è la crescita nella vendita di libri e questa non accade, allora l’obiettivo non è stato raggiunto e dunque il festival ha fallito.
Se infine, lo scopo è sempre la crescita di vendita di libri, ma non si ha modo di verificare se questo avvenga, perché ad esempio non si è pianificata l’analisi con le case editrici interessate, allora, ancora peggio, l’obiettivo era mal posto.
Prima ancora di chiedersi se le cose sono andate bene, sarebbe dunque più ragionevole chiedersi dove si voleva arrivare. È un po’ come nel jogging. Per taluni lo scopo è macinare chilometri, per altri macinare minuti. L’arrivo alla meta dipende solo dalle intenzioni iniziali.
 
Stefania Demetz
 

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