L’OMS promuove l’integrazione della salute mentale nelle cure primarie. A Torino, il metodo ideato dal dottor Walter Comello punta su un percorso integrato che unisce psicoterapia, neuroscienze e nuove tecnologie per spezzare il legame tra vissuto emotivo e patologia somatica.

Non ci si ammala mai per caso. Dietro un sintomo fisico, una patologia cronica o un malessere persistente si nasconde quasi sempre una storia, un vissuto emotivo, un ecosistema di valori e di traumi che il corpo sceglie di manifestare. Questa consapevolezza, supportata fin dal 1998 dagli studi scientifici della Columbia University e oggi promossa a pieno titolo dal Global Action Plan dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è il fulcro attorno a cui ruota l’attività dell’INPM – Istituto Nazionale di PsicoMedicina.

Nato a Torino, l’Istituto si propone come un faro innovativo nel panorama sanitario italiano, promuovendo il superamento del tradizionale modello biomedico a favore di un approccio bio-psico-sociale, pienamente recepito anche dal nostro Ministero della Salute. L’obiettivo è chiaro: smettere di curare la sola patologia per rimettere al centro l’unicità della persona.

«Il corpo dice ciò che le parole non riescono a dire», affermava la celebre danzatrice Martha Graham, un concetto che trova perfetta sponda nella PsicoNeuroEndocrinoImmunologia moderna. L’INPM si muove in questo solco, considerando mente e corpo non come entità distinte, ma come due aspetti diversi della stessa vita.

C’è però un aspetto più profondo e talvolta paradossale che l’approccio dell’istituto mette in luce: spesso le patologie sono funzionali al mantenimento di una determinazione inconscia, come una richiesta di attenzione, una sanzione o una strategia di evitamento. Il paziente cerca una cura per soffrire meno, ma inconsciamente non è pronto a guarire da ciò che ha assunto una funzione necessaria nella sua vita. È qui che risiede il limite più grande della medicina sintomatica ed è qui che si innesta la provocazione ippocratica che l’INPM fa propria: “Prima di guarire qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare”.

Walter Comello

Il cuore operativo dell’Istituto è un modello terapeutico strutturato in oltre 30 anni di esperienza su migliaia di casi dal Dottor Walter Comello, attuale Direttore e fondatore dell’INPM. Si tratta di un percorso multidisciplinare e sinergico che vede la collaborazione attiva di medici specialisti, medici di medicina generale, psicologi, psicoterapeuti e fisioterapisti.

L’intero iter riabilitativo, che solitamente ha una durata stimata tra i quattro e i sei mesi, è progettato per adattarsi alle esigenze del singolo paziente. Tutto inizia con una fondamentale sessione di analisi e diagnosi specialistica, finalizzata a individuare la relazione profonda tra il vissuto della persona e l’insorgere del problema. Successivamente si entra nel vivo della fase terapeutica vera e propria, volta a scardinare i meccanismi inconsapevoli che mantengono in vita la patologia attraverso l’uso di una psicoterapia clinica integrata e di specifiche tecniche ipnotiche proprietarie dell’INPM.

Proprio nell’ottica di questa continua evoluzione clinica, l’Istituto sta aggiornando i propri ambiti di cura: la vera novità di questa stagione terapeutica risiede nell’estensione del protocollo psicosomatico, che per la prima volta viene applicato ufficialmente anche alle problematiche di natura urologica, un campo in cui la componente legata a stress, tensioni profonde e vissuto emotivo si rivela spesso determinante per la somatizzazione dei sintomi. Per garantire la stabilità dei risultati nel tempo, il protocollo si chiude infine con una delicata fase di stabilizzazione e follow-up di verifica. L’istituto ha inoltre previsto formule terapeutiche concentrate e raggruppate in giorni consecutivi per agevolare tutti i pazienti che arrivano da fuori Torino e non possono rientrare in giornata.

Per raggiungere l’estinzione del sintomo, l’INPM integra strumenti classici e tecnologie d’avanguardia. Al fianco di farmaci, psicofarmaci, colloqui orientativi e psicodiagnostica, l’Istituto impiega tecniche di Mindfulness avanzata, Bio e Neurofeedback, realtà virtuale e aumentata, e sedazione cosciente. Lo sguardo è costantemente rivolto al futuro: l’istituto ha infatti annunciato che sono attualmente in preparazione nuove tecniche basate sull’Intelligenza Artificiale applicata alla PsicoMedicina.

L’attività dell’INPM non si esaurisce nella pratica clinica all’interno del proprio Centro di Terapie Integrate. L’istituto investe fermamente nella formazione e nella condivisione scientifica: è infatti in fase di preparazione un Master d’Alta Formazione Professionale in collaborazione con la SAA – School of Management, oltre all’atteso INPM Forum 2027, che si preannuncia come un momento cruciale di divulgazione e confronto per l’intera comunità scientifica e medica nazionale.

In un’epoca in cui lo stress emotivo e le malattie della civilizzazione mettono a dura prova i sistemi sanitari, la scommessa dell’INPM offre una nuova e necessaria chiave di lettura. Come ricordava Albert Einstein, “è necessario un nuovo modo di pensare per porre rimedio ai problemi creati da un precedente modo di pensare“. La PsicoMedicina sembra aver trovato la sua strada.