A Torino è sorto un fenomeno culturale nuovo, nato dal basso, che sta conquistando credito e successo. Si tratta di Marmellata Jam, un progetto che ha iniziato ad imporsi come un punto di riferimento per chi vuole vivere le forme artistiche in modo attivo, conviviale e, soprattutto, spontaneo.
Marmellata non è semplicemente una serata di intrattenimento; è un modello che risponde a un bisogno generazionale di spazi e di collettività. Il gioco di parole è immediato: Marmellata Jam unisce il concetto di jam session (una sessione musicale improvvisata) alla sua traduzione letterale, creando una metafora perfetta della serata stessa. La formula punta a dar vita a uno spettacolo che mescola e avvicina arti, tecniche, stili e messaggi differenti tra di loro, in una ricerca continua di chimica tra i performer e di una relazione espressiva con il pubblico.
Gli organizzatori si definiscono con una carica retorica quasi drammatica, ma pienamente consapevole: «Marmellata è una jam session mista che chiama a raccolta musicisti, poeti, disegnatori qualsiasi, implorando loro di collaborare sopra il palco nel tentativo disperato di sottrarre un’ultima stilla di armonia dal caos entropico dei tempi moderni».

Ciò che rende Marmellata un fenomeno singolare, oltre che culturale, è l’assenza di filtri. Chiunque può partecipare a suo modo: suonando, leggendo dei propri pezzi, improvvisando, cantando, disegnando. Il clima è volutamente rilassato e accogliente, una sorta di zona franca della creatività dove, come sottolineato da una partecipante, «nessuno si sente giudicato o messo alla prova».
Questa ricerca di espressione autentica si estende alla comunicazione con il pubblico. Il profilo Instagram di Marmellata ospita un form anonimo: «Esponi qui sotto: opinioni, suggerimenti, idee, segnalazioni, critiche o qualsiasi cosa tu senta di doverci comunicare». Si tratta di una strategia che stabilisce una fiducia orizzontale e rinforza il carattere democratico del progetto, trasformando l’evento da performance a laboratorio di co-creazione. Il canale Telegram, utilizzato per pubblicare foto e scambiarsi consigli, è diventato fin da subito una “piazza virtuale” che rafforza la comunità nata dal vivo.
Il successo di Marmellata, come ogni iniziativa spontanea e ben riuscita, ha superato le aspettative degli stessi organizzatori. Il riscontro, andato oltre le previsioni, ha obbligato il collettivo a una ricollocazione frequente dell’evento, a causa del costante incremento della platea, segno evidente di quanto la proposta fosse un tassello mancante nell’offerta cittadina.

L’ingresso è rigorosamente gratuito. Sebbene i ricavi derivino solo dalle consumazioni gestite dai locali ospitanti. Questo evidenzia che il motore dell’iniziativa non è il guadagno, ma una forte passione e il bisogno di creare valore sociale. Va detto che pur avendo un impatto culturale rilevante sul territorio, queste realtà dal basso devono autofinanziarsi o affidarsi ai bandi pubblici (comunali o regionali) che spesso sono pochi o non corrispondenti al tipo di proposta.
Il successo di Marmellata, potrebbe condurre ad un riconoscimento da parte delle istituzioni , ed a una collaborazione per incentivarlo. Il collettivo ha dimostrato che la vera innovazione culturale non necessita di grandi budget, ma di spazi e di un riconoscimento formale che permetta a questa “marmellata” di creatività spontanea di non dissolversi.
Se si volesse partecipare all’iniziativa, occorre sapere che sebbene gli appuntamenti possano variare a seconda della disponibilità di spazi, Marmellata Jam ha spesso trovato casa il martedì sera ai Magazzino sul Po, uno dei luoghi simbolo della vitalità culturale torinese lungo il fiume. Tutti i dettagli sulle date e le location dei prossimi incontri verranno annunciati sul profilo Instagram del collettivo: @marmellata.jam.
Chiara Varricchio

