Pochi metri di inerpicata sopra la città, lasciando la chiesa della Gran Madre alle spalle, dopo una rotonda, appare sulla sinistra un grande cancello ferrato che conduce per un’allea silenziosa fino al giardino all’italiana corredato da una grande vasca circolare sul cui bordo, a filo d’acqua svettano sculture in pietra che il tempo ha decapitato. Qui il tempo riconsegna i fasti e il gusto di un altro tempo.
Siamo nello splendore della Villa della Regina, pensata nel Seicento come vigna di corte collinare del cardinal Maurizio e della principessa Ludovica, fu residenza prediletta di duchesse, principesse e regine di Casa Savoia fino all’Ottocento. La dimora aulica, con gli Appartamenti Reali affacciati sullo straordinario salone, riflette nelle decorazioni e negli arredi il gusto per le arti preziose e per l’esotismo in voga presso le corti europee nel Settecento.

E se il suo fasto è ancora visibile lo si deve all’Associazione “Amici di Villa della Regina” nata con l’intento di salvaguardare e promuovere il valore artistico e culturale del meraviglioso complesso edilizio. Niente come una rassegna musicale poteva esaltare e incontrare consonanza con il genius loci di questa meraviglia.
Infatti si è conclusa con straordinario successo la quarta edizione del festival musicale “Musica Regina in Villa”. Dal 28 giugno al 5 luglio 2025, le sale e i giardini di questa storica residenza sabauda hanno risuonato delle note di grandi artisti e promettenti giovani talenti, il tutto sotto la prestigiosa direzione artistica del Maestro Francesco Mazzonetto. L’evento, frutto della collaborazione tra l’Associazione Apeiron e l’Associazione “Amici di Villa della Regina”, ha regalato un’esperienza unica, unendo la magia della musica con la bellezza senza tempo di uno dei gioielli architettonici del Piemonte.

Motivo per cui abbiamo rivolto qualche domanda al Maestro Mazzonetto.
Quando ha deciso di dedicarsi solamente alla musica, e come si bilanciano professione e passione.
Se dovessi individuare il momento preciso in cui ho capito che nella mia vita avrei voluto fare il musicista, direi quello della scuola media, durante l’adolescenza, infatti ho iniziato a fare i primi concerti all’estero e ho visto immediatamente le possibilità di crescita personale e le tante soddisfazioni che questo mestiere poteva offrire: scoprire nuovi luoghi conoscere persone con tante storie e consigli da condividere, non potevo e non volevo immaginarmi in nessun altro ruolo se non quello del musicista. I sacrifici o i momenti difficili non mi hanno mai impedito di seguire questa mia passione che, come una fiamma, ha continuato a bruciare sempre più viva in me con il passare degli anni.
La passione che ho per la musica e la prima fonte di energia per la mia professione, si alimentano a vicenda e mi spingono a dare sempre il meglio conscio dell’obiettivo che mi sono posto, far riscoprire il piacere dell’ascoltare questo meraviglioso patrimonio che tanto può ancora comunicare a distanza di centinaia di anni, un patrimonio frutto della parte migliore del genere umano, che vive nel momento in cui viene suonato.
La rassegna di quest’anno per la Villa della Regina presenta un programma composito, omaggiando Morricone, Zimmer, Liszt, Rachmaninov, Grieg, Bizet, Cajkovskij, fino al torinese Ezio Bosso. Come ha scelto i brani e gli autori?
Personalmente mi piace sempre lasciare agli artisti che di anno in anno coinvolgo nel “Musica Regina in Villa” International Music Festival la libertà di scegliere il repertorio in cui si trovano maggiormente in quel preciso momento. Una volta ricevuti tutti i repertori è lì che inizia il lavoro negli accostamenti delle date affinché ogni programma possa risultare unico e risaltare all’interno della programmazione del Festival. Il mio primo intento è che la programmazione sia il più possibile dinamica ed il pubblico possa trovare sempre nuovi spunti nel venire ai vari concerti, un vero e proprio viaggio nelle emozioni dove cerco di soddisfare ogni gusto ed ogni attesa.

Con quale compositore ha sudato di più sui tasti e con chi invece ha trovato intesa immediata?
Bella domanda, a volte dipende veramente dai singoli brani: Beethoven, ad esempio, può darti l’impressione di un’intesa immediata in alcune Sonate ma, in altre, come l’op.106 “Hammerklavier”, ti lascia spaesato con pochi punti di riferimento a disposizione che aumentano con il passare del tempo e grazie allo studio.
Generalmente penso che non bisognerebbe mai ricercare un’intesa immediata quando ci si approccia a suonare un nuovo brano, la musica è sempre una scoperta incessante di nuovi spunti, nuove idee, un continuo mettersi in discussione, un po’ come capita nei nostri rapporti quotidiani con le altre persone, dove ci si conosce sempre meglio scoprendo sempre nuovi tratti delle reciproche personalità.
L’opera che a teatro la conquista di più e perché ?
Non posso veramente trovare un’Opera preferita perché dovrei mettere in secondo piano le emozioni che le altre mi trasmettono. Ogni ascolto al quale assisto è unico, legato a singoli istanti della mia vita. La bellezza della musica classica, ed in generale di quella di qualità, è che, in vari momenti delle nostre vite, lo stesso brano può comunicare cose totalmente diverse, è un’arte che insegna il profondo dialogo con sé stessi, un valore che troppe volte l’epoca in cui viviamo ci fa dimenticare trattenendoci sulla superficie delle cose, è un’arte che ti ispira alla ricerca di una dimensione più grande, permettendoti di vedere come inutili e dannose le etichette e le divisioni che le dinamiche dei nostri tempi impongono in maniera forzata. Se ascoltata attentamente e con un particolare punto di vista, la musica parla di “Noi”, nella maniera più pura e distaccata da ogni visione politica ed ideologica.
Per questo amo il mio mestiere e tutto ciò che mi permette di vivere

