Alla vigilia della Festa della Liberazione, il 25 Aprile, è degno di nota ricordare il ruolo che ha avuto una piccola cittadina in Piemonte, nella Valle di Susa, Giaveno, durante gli anni della Resistenza. Gli avvenimenti storici sono racconti direttamente da Giuseppe Zanolli, il podestà prima, sindaco dopo, uno dei personaggi che ha vissuto quella vicenda.
Dalle sue memorie, conservate alla biblioteca comunale, si coglie che i Giavenesi, nello specifico del caso trattato, ma in generale tutti i Vallesi hanno partecipato attivamente fin da subito come ribelli, alla causa della liberazione. La Val Sangone è stato uno dei territori Italiani maggiormente colpiti a livello militare, subendo differenti rastrellamenti, attacchi e bombardamenti aerei, ma è stata anche la terra dove si sono sviluppate subito le prime bande partigiane che hanno fiancheggiato gli alleati e fra il 25 ed il 28 Aprile 1945 hanno contribuito attivamente alla liberazione di Torino.
L’impegno dei partigiani è stato riconosciuto il 18 Ottobre 1997 dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che ha conferito a Giaveno la medaglia d’argento al valore militare. L’associazione La Piazzetta di Giaveno, collaborando con la Città di Giaveno, l’ A.N.P.I
Giaveno Val Sangone, sostenuta dalla Fondazione Time2 e patrocinata dalla Città Metropolitana di Torino, ha voluto onorare il ricordo delle lotte partigiane creando gli “Itinerari della Resistenza “, un duplice percorso fra le borgate, le vie cittadine ed i sentieri della Val Sangone costellato di nomi di piazze, edifici e targhe che ricordano gli accadimenti dei 20 mesi della Resistenza.

Grazie all’utilizzo di immagini, tabelle ed approfondimenti è possibile ripercorrere le tappe delle lotte partigiane.Il primo itinerario è attraverso le “Vie Cittadine “, dall’ Ufficio Turistico, situato nella Piazza San Lorenzo a Via San Martino ed il secondo è montano nella “Valle del Romarolo ” dalla Borgata Fusero, dalla Cappela della Madonna della Neve, a Via San Martino. Il racconto si sviluppa, sia fra fatti di Storia militare come rastrellamenti, incendi e fucilazioni, sia con l’ausilio di testimonianze dei Giavenesi che hanno scelto liberamente per quale causa combattere e, quindi, talvolta, anche per quali valore immolarsi, gli atti di uomini e donne, di comuni civili cittadini che hanno sostenuto i Partigiani.
Passeggiando per il percorso tracciato si studia, come attraverso un libro di Storia, la lotta contro l’invasore nazista : “Esempio purissimo di coraggioso olocausto e di dedizione alla Patria per riconquistare la sua perduta libertà. Giaveno – Val Sangone, settembre 1943 – aprile 1945”.
L’esperienza che, ricordando il rastrellamento dal 27 Novembre al 1 Dicembre del 1944, permette di cogliere cosa hanno provato gli Alpini in quei terribili mesi dove, come testimonia un Giavenese, non erano i boschi, le montagne o i sentieri a dare la forza per combattere, ma la gente della valle, che veniva punita per aver soccorso i partigiani.

Scriveva un partigiano ad Aprile del 1985: “Tutta la gente: il montanaro del Palè, del Forno, di Monterossino, di Valgioie, il contadino con il suo fazzoletto di terra, la famiglia dell’operaio, il professore, il medico, il notaio, il sacerdote, il commerciante, l’industriale. Abbiamo dormito nelle Vostre case e Voi vegliavate per noi! Ci avete offerto il Vostro pane e poco ne avevate per Voi! Avete taciuto quando il nazi Vi tormentava e Vi prometteva compensi! La nostra affettuosa eterna riconoscenza a Voi della Valle del Sangone”.
Un esempio significativo che rappresenta un luogo simbolico di questo itinerario è un cippo che ricorda 5 giovani giustiziati brutalmente dai Tedeschi. Festeggiare la liberazione è ribadire che si sceglie sempre da che parte stare, ma anche attraverso questo Museo ” vivente ” all’aperto è possibile, magari proprio il 25 Aprile, non solo ricordare le barbarie compiute dai Naziste e le deportazioni dei Piemontesi nei campi di concentramento, ma anche rinnovare l’onore alla Patria che ha lottato per riconquistare la libertà.
Giulia Regen

