Il rilancio del Po pare non essere solo più solo un dossier che stagna sulla scrivania della Giunta comunale, ma un piano operativo che in queste settimane sta accelerando su due fronti: quello infrastrutturale e quello culturale. Se da un lato i tecnici tirano le cime dei dettagli per il ritorno dei battelli, il riferimento visivo del desiderio restano i bateau-mouche, dall’altro la città riflette sulla gestione delle proprie risorse idriche, spinta anche dalle suggestioni lanciate ieri sera da Marco Paolini sul palco delle OGR con lo spettacolo Dov’è il Po.

Lo spettacolo del narratore veneto, che ricorda di aver vissuto a Settimo Torinese, interamente dedicato alle sorti del Po, ha agito da catalizzatore politico e sociale. Paolini ha messo a nudo le fragilità del fiume, ricordando che ogni intervento di riqualificazione non può prescindere dalla salute dell’ecosistema. Un monito che arriva proprio mentre Torino si appresta a varare la sua nuova flotta “green”.
La navigazione turistica, ferma da anni, ripartirà infatti con imbarcazioni a propulsione esclusivamente elettrica. Il tracciato di 5,5 chilometri collegherà il centro cittadino con il polo di Italia ’61, offrendo un’alternativa di mobilità lenta, silenziosa e possibilmente poco disturbante per chi il fiume lo vive spingendo sui remi.

Sulle sponde, il cambiamento è visibile nel cantiere dei Murazzi. Il Comune sta procedendo alla trasformazione delle arcate nei cosiddetti “River Center”. L’obiettivo dichiarato è rompere il monopolio della movida notturna per fare spazio a centri di gestione fluviale, spazi espositivi e presidi sportivi. Questa diversificazione è considerata fondamentale per garantire il decoro delle sponde e la sicurezza, temi che restano al centro delle rivendicazioni dei comitati di quartiere. I nuovi centri non saranno semplici locali, ma hub multifunzionali che dovranno garantire l’apertura e la sorveglianza delle aree pedonali anche nelle ore diurne. Intanto molti locali si sono costruiti dei mostruosi bastioni di cemento su cui erigere i dehors togliendo definitivamente spazio pubblico e privatizzandolo per il commercio.
Il progetto si inserisce nella più ampia cornice dei fondi PNRR destinati al Parco del Valentino e alla resilienza urbana. La scommessa di Palazzo Civico è trasformare il waterfront torinese in un asset economico e turistico paragonabile a quello delle grandi capitali europee, senza però tradire la vocazione ambientale del fiume. Con la ripresa dei flussi turistici stagionali, il test della navigazione elettrica rappresenterà il primo vero banco di prova per una Torino che cerca di riscoprire la propria identità fluviale attraverso un pragmatismo che unisca tecnologia, intrattenimento e sostenibilità.
Nella speranza che il progetto non affondi come accadde con le barche Valentino e Valentina che in una giornata di rabbia fluviale scomparvero per sempre.
Pier Sorel

