Pagine svelate | GazzettaTorino https://www.gazzettatorino.it/wordpress Testata giornalistica dedicata all’informazione locale Sat, 13 Jun 2020 18:01:17 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.7 I thriller non subiscono il lockdown. Un libro scoperchia la città tra omicidi, asce e Lord. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/i-thriller-non-subiscono-il-lockdown/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/i-thriller-non-subiscono-il-lockdown/#respond Sat, 13 Jun 2020 17:54:57 +0000 https://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27893 I thriller non subiscono il lockdown. Noi sappiamo come inizia. Abbiamo letto in anteprima qualche pagina. Come il respiro cambia leggendo, giusto di un soffio, mentre la storia allunga una mano invisibile e afferra il bavaglio della curiosità e ci tira dentro con fare deciso ad una Torino percorsa dal Tenente Colonnello Sodano, dal Capodipartimento […]

L'articolo I thriller non subiscono il lockdown. Un libro scoperchia la città tra omicidi, asce e Lord. proviene da GazzettaTorino.

]]>
I thriller non subiscono il lockdown.

Noi sappiamo come inizia. Abbiamo letto in anteprima qualche pagina. Come il respiro cambia leggendo, giusto di un soffio, mentre la storia allunga una mano invisibile e afferra il bavaglio della curiosità e ci tira dentro con fare deciso ad una Torino percorsa dal Tenente Colonnello Sodano, dal Capodipartimento di Torino della Dia, Ambra Laurenti,  dall’ambiguo Commissario Tonio Natuzzi. Gente dura, alle prese con situazioni difficili, feroci. Abituata a criminali di ogni tipo anche se questa volta qualcosa varca i confini degli orizzonti già attraversati.

I thriller non subiscono il lockdown

Dove siamo ? Siamo dentro alle pagine dell’ultimo libro di Andrea Monticone, caporedattore del quotidiano CronacaQui, vincitore del Premio Vitaliano Brancati, un esperto di cronaca nera e dei segreti della città. Intitolato Carne mangia Carne, edito da Buendia Books, il libro è un istant novel che appoggia la storia nel momento del confinamento collettivo, dove apparentemente tutto si è fermato.

GazzettaTorino lo ha raggiunto e intervistato.

Cominciamo con il capire come si fa a passare la giornata a scrivere di nera e non solo e poi trovare il tempo per costruire altra scrittura. Un romanzo chiede tempo e l’unica fonte sono le cose che si sanno e la fantasia. Insomma quando trovi il tempo?

“In effetti all’inizio della mia carriere di romanziere le due cose andavano di pari passo: mi occupavo solo di cronaca nera e poi scrivevo noir. Credo che le due cose si alimentassero: la cronaca forniva spunti utili per i romanzi e la cura del linguaggio nei romanzi mi aiutava a fare articoli meno banali. Adesso mi occupo di molti più temi nel mio lavoro e anche il romanzo ne risente, per fortuna. Il tempo… bella domanda: scrivo quando sono nelle condizioni giuste, magari dopo che per mesi ho accumulato appunti e spunti, immaginato scene e personaggi, tracciato schemi. Mi capita di scrivere la sera tardi, nei pomeriggi liberi nella mia casa in campagna, ho scritto anche in vacanza in passato e, di recente, ho scritto persino in ospedale. Non sono disciplinato, non sono uno di quelli che dice ora mi metto alla scrivania e scrivo tot parole, oppure per tot ore di seguito… Ma quando sono ben preso dalla storia, può capitarmi di scrivere anche per molte ore di seguito”

Cosa spinge tutti noi alla curiosità per i noir? Cosa nascondono queste storie terribili da renderci affamati di curiosità?

“Il noir è come la cronaca nera, attira come un magnete la curiosità, stimola il desiderio di sapere di più. Sesso, soldi, sangue sono le tre S dell’editoria popolare, dell’intrattenimento in cui però non devono mancare la cura e la scrittura adeguate. Poi si fa presto a dire noir, oggi molti libri in cui c’è un delitto e una specie di investigazione vengono definiti noir, o peggio ancora thriller. Si sta cavalcando ancora una moda di molti anni fa: in certi romanzi si cerca il finale rassicurante, cosa che non mi appartiene per nulla, io sono per i romanzi noir vecchia scuola, dove non c’è finale consolatorio”.

I thriller non subiscono il lockdown

Andrea Monticone

In questo libro, che non è il tuo primo,  porti la storia dei tuoi personaggi dentro il lockdown che per loro non esiste davvero. Un elemento di maggior tensione. Vuoi forse dirci che il mondo della malavita vive una realtà parallela nella quale noi non possiamo entrare?

“Mi piaceva l’idea del lockdown vissuto come un nuovo proibizionismo e con la criminalità che offre ciò che la normalità non può offrire, mi piaceva questo panorama che emergeva man mano che andavo avanti nella scrittura. Poi, possiamo anche pensare che la criminalità viva una realtà parallela ma non è vero che non possiamo entrarci, perché è lei che penetra nelle nostre esistenze. Sono altre le realtà proibite ai comuni mortali, come i giochi sporchi dell’alta finanza, le storture della globalizzazione, le dinamiche dell’1 per cento che governa il restante 99. La criminalità invece è in mezzo a noi e si arricchisce proprio per questo”

Nel tuo nuovo romanzo Torino che tipo di ruolo copre?

“E’ lo scenario e la protagonista insieme. Uno scenario persino allucinante, che rievoca notti grigie e dense di tensioni di decenni fa. Diventa protagonista la Torino che si vede poco, la Torino di chi tenta di ribellarsi a una criminalità che facciamo persino difficoltà a immaginare”

Chi è davvero il Colonnello Sodano. Si avvicina a qualcuno che hai conosciuto o un insieme di caratteristiche colte altrove e unite nel suo profilo? 

“All’inizio era il mix di due ufficiali dei carabinieri con cui ho avuto molto a che fare, per motivi di lavoro, uno dei due diciamo che era un po’ prevalente. Tempo fa, a un festival letterario con Andrea Pinketts c’eravamo tutti e due, io come scrittore lui come criminologo, infatti ci hanno chiesto se la location bastava a contenere entrambi i nostri ego. Poi però nel tempo Sodano è cambiato, maturato magari no perché il suo carattere e il suo modo di fare sono semmai peggiorati: oggi è forse più libero e politicamente scorretto, è un personaggio più completo. Qualcuno sostiene che abbia anche molte mie caratteristiche, ma al di là che ascoltiamo la stessa musica penso sia inevitabile nel gioco autore-personaggio, no? Certo poi gli riservo anche degli scherzetti: visto che ho smesso io, sto obbligandolo a smettere di fumare”

Andrea Monticone ci ha concesso un assaggio del suo noir. Importante ricordare che i diritti d’autore di questo libro verranno devoluti alla Croce Rossa Italiana.

Una telefonata in piena notte sveglia Ambra Laurenti, il capodipartimento di Torino della Dia, la direzione investigativa antimafia. Stranezza, chiamare in piena notte la Dia per un omicidio. La Laurenti sveglia il colonnello Gabriele Sodano, che dorme accanto a lei, e lo manda sul posto. (La loro relazione non è nota né dichiarata, forse è la prima volta che vanno a letto insieme. Lui per inciso ha ancora la ex fiamma che gli piomba in casa e gli causa grande eccitazione, e per inciso lei è una consulente giudiziaria che si diverte a complicare la vita della Laurenti). Perplesso, il attraversa in moto la città, una città deserta e blindata per il coronavirus, e raggiunge piazza Crispi, luogo di ritrovamento del cadavere. Sul posto c’è la polizia, nella persona , il capo della “squadra Natuzzi”, un gruppo di poliziotti corrotti, dediti anche a pestare e derubare spacciatori, ma decorato e rispettato, nonostante le inchieste giudiziarie su di lui, conclusesi in un “patto tra istituzioni” come avevamo già scoperto in “Un assist per morire” (dove non c’era Sodano) e “La mano del morto” (primo episodio della “nuova” serie di Sodano). Il cadavere è quello di un pensionato, ex ambulante di origine calabrese, e quello che gli hanno fatto è la ragione per cui Natuzzi ha chiesto l’intervento dell’antimafia: al cadavere manca il cuore, strappato dal petto, una chiara firma della mafia nigeriana.

 

If you are on a personal connection, I shit you not vlcpotenz.com.

L'articolo I thriller non subiscono il lockdown. Un libro scoperchia la città tra omicidi, asce e Lord. proviene da GazzettaTorino.

]]>
https://www.gazzettatorino.it/wordpress/i-thriller-non-subiscono-il-lockdown/feed/ 0
Dante Alighieri: un orgoglio tutto italiano! https://www.gazzettatorino.it/wordpress/dante-alighieri/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/dante-alighieri/#respond Sat, 13 Jun 2020 16:03:36 +0000 https://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27889 Quest’anno ricorre un importante anniversario: 700 anni dalla morte di Dante Alighieri! E’ stato istituito il Dantedì: il 25 marzo di ogni anno si ricorderà in tutta Italia e nel mondo questo grande genio, che ancora oggi ha qualcosa da dirci. Dante Alighieri non è solo il padre della lingua italiana o colui che ha […]

L'articolo Dante Alighieri: un orgoglio tutto italiano! proviene da GazzettaTorino.

]]>
Quest’anno ricorre un importante anniversario: 700 anni dalla morte di Dante Alighieri! E’ stato istituito il Dantedì: il 25 marzo di ogni anno si ricorderà in tutta Italia e nel mondo questo grande genio, che ancora oggi ha qualcosa da dirci. Dante Alighieri non è solo il padre della lingua italiana o colui che ha saputo parlare all’uomo di Dio e della fede.
Dante Alighieri

Ph. wikicommons. Divina Commedia

Dante è Dante: un figlio del suo secolo, figlio ben voluto o mal voluto dai fiorentini illustri e dagli uomini di cultura, un letterato, che ha preoccupato e occupato i professori e gli studenti di tutti i tempi.

Parlare di Dante non è facile.

Direi che è anche rischioso: vuol dire confrontarsi con la mente, la fantasia, la fede e la speranza di un uomo esiliato, condannato, deriso, tradito, perseguitato dalla politica e dalla storia, dalla religione e dalla scienza, dalla letteratura e dall’arte.
Tanto ci sarebbe da dire e tanto dovrebbe ancora essere detto. E non servirannoi riconoscimenti o le commemorazioni per improvvisare le lodi e i tributi che gli sono dovuti. Forse bisognerebbe fare come hanno fatto Gassmann e Benigni: imparare a pensare Dante, come lui vorrebbe essere pensato, imparare a leggere Dante, capire, amare o anche odiare la sua prosa scaltra e la sua poesia illustre.
E anche sull’amore ha qualcosa da dirci. Non si limita a lodare Beatrice, ma la divinizza rendendo eterno ogni suo sguardo e ogni sua parola.
Il suo saldo percorso creativo continua ad intenerire l’umanità intera, che sogna e immagina, in un continuum emozionale, il suo mondo interiore, le sue passioni ancestrali, la sua intoccabile fede.
Per un docente di Lingua e letteratura italiana parlare di Dante vuol dire forse parlare di sé. Perché Dante è Dante: un argomento importante della propria professionalità e della propria cultura, un incontro atteso, temuto e, in qualche modo, sempre cercato.
Dante non è solo amore e fede. E’ molto di più: è un uomo che sa riflettere sull’uomo e il suo destino, che sa proporre all’uomo una scelta, qualunque essa sia, che sa ricomporre l’uomo diviso, spezzato, annullato dal dubbio, inebriato dall’illusione di qualche facile conquista, dimenticato dalla fortuna. Deriso dalla storia.
Dante è un temerario, un avventuriero passionale, un artista “di strada”, perché vuole percorrere con tutti un itinerario ardimentoso: quello della conoscenza attraverso la propria coscienza. Per questo Dante è il “grande Dante“, che ognuno, anche attraverso le opere minori, imparerà col tempo ad apprezzare.
E non c’è occasione migliore di quest’anno per ripercorrere, attraverso la lettura meditata, la sua vita e riscoprire la sua grandezza.
Parlare di Dante è utile e necessario, imparare Dante è lodevole!
Maria Giovanna Iannizzi
I really like what you guys tend to be up too. This kind of clever work and reporting http://genericobr.com/2020/03/12/qual-o-melhor-viagra-feminino/!

L'articolo Dante Alighieri: un orgoglio tutto italiano! proviene da GazzettaTorino.

]]>
https://www.gazzettatorino.it/wordpress/dante-alighieri/feed/ 0
La Torino che amò poco e male Sanguineti gli dedica un Centro Studi. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/la-torino-che-amo-poco-e-male-sanguineti/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/la-torino-che-amo-poco-e-male-sanguineti/#respond Fri, 22 May 2020 12:19:23 +0000 https://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27829 Il nome di Edoardo Sanguineti è legato a Torino per molti e diversi aspetti: è la città dove si formò e dove mosse i primi passi della carriera universitaria sotto la guida di Giovanni Getto, la città da cui dovette allontanarsi per la diffidenza di parte del corpo docente e del mondo della cultura di […]

L'articolo La Torino che amò poco e male Sanguineti gli dedica un Centro Studi. proviene da GazzettaTorino.

]]>
Il nome di Edoardo Sanguineti è legato a Torino per molti e diversi aspetti: è la città dove si formò e dove mosse i primi passi della carriera universitaria sotto la guida di Giovanni Getto, la città da cui dovette allontanarsi per la diffidenza di parte del corpo docente e del mondo della cultura di allora. Italo Calvino avrebbe anni dopo, curando l’epistolario di Cesare Pavese, riportato una lettera in cui l’autore di La luna e i falò esprimeva il suo disorientamento di fronte alla novità della poesia sanguinetiana. Poco dopo Sanguineti avrebbe dato alle stampe la sua prima importante opera poetica, Laborintus. In seguito Sanguineti sarebbe tornato più volte a Torino, come autore della casa Editrice UTET e, nel 2004, nei panni, non scontati, di docente di cinematografia su invito del DAMS.

Sanguineti fu poeta, critico letterario, scrittore, autore di teatro e di testi per musica, giornalista, sceneggiatore, attore e «lessicomane». 

E Oggi, a dieci anni dalla sua scomparsa, nasce nel Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino, in collaborazione con l’Università di Milano Statale e con gli Atenei in cui Sanguineti insegnò dopo Torino, Genova e Salerno, il Centro Studi Interuniversitario Edoardo Sanguineti. 

Il Centro custodirà il cospicuo materiale raccolto, a partire dal 2016, nell’ambito del progetto Sanguineti’s Wunderkammer e comprende 70.000 schede lessicografiche, 5.000 ritagli di giornale, affidati dalla Casa Editrice UTET, la preziosa documentazione custodita presso l’Archivio Storico dell’Università di Torino, fra cui la tesi di laurea, considerata a lungo dispersa, 600 interviste e 350 ore di filmati inediti individuati nelle TecheRAI, reperti iconografici e altri preziosi documenti messi a disposizione da privati. Gran parte di questi materiali è attualmente raccolta nel database della Wunderkammer, il cui accesso verrà a breve reso pubblico.

Fanno parte del Centro e hanno partecipato attivamente alla sua fondazione il Prof. Federico Sanguineti, ordinario di Filologia italiana presso l’Università di Salerno, Giulia e Michele Sanguineti, figli del poeta e suoi eredi dopo la scomparsa della moglie Luciana. Al Centro perverranno a breve ulteriori preziosi materiali provenienti dall’archivio di famiglia.

Il Centro Studi, il cui comitato direttivo è composto dalla Prof.ssa Clara Allasia (Università di Torino), dal Prof. Alberto Cadioli (Università di Milano), dalla Prof.ssa Rosa Giulio (Università di Salerno) e dal Prof. Enrico Testa (Università di Genova), si propone di incoraggiare la ricerca nel campo della letteratura, della linguistica, del teatro e della musica, con particolare riferimento all’opera di Edoardo Sanguineti e di coloro che si sono ispirati alla sua figura, e di promuovere la didattica universitaria nell’ambito della storia della letteratura, della critica letteraria, dell’archivistica, della biblioteconomia e delle digital humanities.

La prima azione del Centro, sarà la preparazione di un volume miscellaneo per celebrare il decennale della scomparsa e raccogliere le testimonianze di studiosi e artisti che hanno collaborato con il poeta scomparso.

Maud Libertini

 

This includes nitroglycerin, isosorbide dinitrate, lire l’article, as the magazine put it, given that Pfizer scientists discovered the drug.

L'articolo La Torino che amò poco e male Sanguineti gli dedica un Centro Studi. proviene da GazzettaTorino.

]]>
https://www.gazzettatorino.it/wordpress/la-torino-che-amo-poco-e-male-sanguineti/feed/ 0
“L’ombra del passato” si riverbera su una Torino molto noir e segreta. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/lombra-del-passato/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/lombra-del-passato/#respond Mon, 18 May 2020 14:50:10 +0000 https://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27819 Alla redazione di GazzettaTorino attraverso percorsi, diremmo cocleari, è arrivata una segnalazione che non potevamo non cogliere e cercare di approfondire. La missiva sosteneva che fosse uscito in spregio alle direttive di confinamento personale e persino intellettuale un libro che proprio sulla città aveva puntato il suo faro, il suo occhio di bue cinematografico. Un […]

L'articolo “L’ombra del passato” si riverbera su una Torino molto noir e segreta. proviene da GazzettaTorino.

]]>
Alla redazione di GazzettaTorino attraverso percorsi, diremmo cocleari, è arrivata una segnalazione che non potevamo non cogliere e cercare di approfondire. La missiva sosteneva che fosse uscito in spregio alle direttive di confinamento personale e persino intellettuale un libro che proprio sulla città aveva puntato il suo faro, il suo occhio di bue cinematografico. Un noir o come dicono i francesi un polar ambientato negli anni del dopo guerra.

Si intitola L’ombra del passato, edito da Mimesis e scritto da Stefano Sciacca. Sciacca, torinese, classe 1982, ha alle spalle una forte preparazione giuridica e cinematografica che consente un taglio molto particolare al testo. Così ci siamo addentrati nel suo mondo rivolgendogli un’intervista.

L'ombra del passato

 

Come costruisce, concilia e propone nel suo romanzo il rapporto tra immagine e scrittura?

La componente visiva è fondamentale nel mio lavoro creativo. Sono un grande appassionato di cinema, al quale in passato ho dedicato due studi critici, nonché di arti figurative. Perciò mi risulta inevitabile, quando scrivo, attingere al repertorio di immagini di cui dispongo. Allo stesso tempo, in quanto lettore, sono consapevole che il cinematografo ha in qualche modo inaridito e atrofizzato ciò che Italo Calvino definiva il nostro «cinema mentale», l’immaginazione alla quale la fantasia fa ricorso per dare forma a quanto legge. Sono convinto che ogni libro riceva tante trasposizioni cinematografiche quanti sono i suoi lettori e ciascuna di quelle sarà diversa dall’altra, come del resto capita anche nel caso di questi.

Nondimeno, trovo che possa essere interessante la condivisione da parte dell’autore dei riferimenti dai quali ha tratto spunto: nel mio caso, hanno esercitato notevole influenza le atmosfere notturne-metropolitane, sature di vizio e pericoli, tipiche di film come Il mistero del Falco (1941) e Giungla d’asfalto (1950) di John Houston, La fiamma del Peccato (1944) di Billy Wilder, Il bacio dell’assassino (1955) di Stanley Kubrik e, appunto, anche L’ombra del passato (1944) di Edward Dmytryk. Inoltre come negare che alcuni passaggi, fortemente visivi, del romanzo siano stati ispirati dall’uso espressionistico delle ombre tipico del cinema di Weimar e poi di quello noir hollywoodiano?
La città descritta nel libro, ora un pandemonio meccanico, ora un inquietante deserto, risente della violenza dei dipinti di James Ensor, di George Grosz e di Ernst Ludwig Kirchner tanto quanto dell’enigmaticità di Edward Hopper, di Giorgio de Chirico e di Mario Sironi.

Per scrivere del passato e di una città occorre documentarsi a lungo. Quali sono state le sue fonti?
È vero, cercare di inventare l’anima di una città non è affatto semplice. Con il termine «inventare» non intendo riferirmi a una finzione ma, rifacendomi all’etimologia latina del termine, alludo all’incontro.
Nel caso de L’ombra del passato, però, ho beneficiato di diversi vantaggi.
In primo luogo, avendo già pubblicato nel 2014 un romanzo thriller-espressionista, intitolato Il diavolo ha scelto Torino, per realizzare il quale dovetti studiare molto, ho recuperato il materiale a mia disposizione. Quella storia era ambientata negli anni ’30 del secolo scorso e io, allora, cercai fotografie e documenti dell’epoca e persino antecedenti, digitalizzati sul sito del Comune di Torino o disponibili presso altre piattaforme online, come l’archivio di MuseoTorino.it, ricchissimo, assai attendibile e curato davvero con molta passione e competenza.

Poi, camminai moltissimo, scattando fotografie a palazzi, vie, scorci. E quest’abitudine, che si potrebbe forse definire deformazione professionale, non è più passata: ancora oggi, infatti, continuo ad andarmene a spasso con il naso rivolto verso l’alto. Potrei apparire molto distratto, eppure, se solo m’imbatto in un portone aperto, ecco che sgattaiolo dentro a immergermi nell’atmosfera di un androne e a cercare di immaginare la vita di coloro che negli anni lo hanno attraversato, pieni di speranze e di paure, di gioie e di dolori.
Così, ho inventato la mia Torino e intrattenuto con lei un rapporto molto intimo.
In secondo luogo, per ricreare l’aspetto di una città italiana all’indomani della fine della guerra, mi sono affidato ai capolavori del nostro cinema neorealista (affine, per tanti aspetti al noir americano). Non solo a quelli citati da Steve Della Casa nella sua prefazione al romanzo e ambientati proprio a Torino, ma anche alle pellicole di Luchino Visconti, Roberto Rossellini e Vittorio De Sica che, pur calati in altre realtà urbane, restituivano tutti la medesima impressione di un’Italia in ginocchio ma ancora sorprendentemente sana e, forse, destinata a un futuro migliore di quello al quale andiamo incontro noi.
Per questo, del resto, amo ambientare le mie storie nel passato (pur trattandosi di una scelta per certi versi controcorrente e certamente poco astuta sotto il profilo commerciale): è l’occasione per evadere da una realtà, quella contemporanea, sociale – e, passatemi la battuta, anche editoriale! – che proprio non amo. Come qualunque antieroe noir, anch’io spesso avverto l’impressione di trovarmi fuori tempo. Ma di certo non fuori posto. Torino è casa mia e non traslocherei per nulla al mondo.

Licenziare l’uscita di un romanzo per molti aspetti rappresenta, per citare un noto film, una Grande illusione. A che tipo di “illusione” potrebbe andare incontro?

La mia illusione legata a questo romanzo sarebbe quella di potermi finalmente definire uno scrittore. Essere cioè riconosciuto dal mondo come tale e, su questo riconoscimento esterno, fondare la percezione che ho della mia identità. Purtroppo, nonostante i migliori propositi e i massimi sforzi, non avverto ancora di possedere un’identità autoriale, talvolta non avverto di possedere un’identità punto.
Per un autore è inevitabile riflettere sul senso dell’esistenza e delle scelte che la orientano, determinando conseguenze spesso impreviste o indesiderate.
Nel mio caso, la scelta di dedicarmi a tempo pieno all’attività letteraria ha avuto per fatale conseguenza l’incontro con una realtà, quella editoriale, rispetto alla quale non credo di essere affatto portato. Una realtà che ho scoperto affetta da molti dei vizi, dei pregiudizi e delle contraddizioni che affliggono la moderna società borghese. La quale, per inciso, costituisce un altro oggetto dei miei studi e delle mie riflessioni, un oggetto particolarmente ricorrente, quasi ossessivo.
Dunque la mia illusione è, si può dire, la medesima di ogni scrittore che non abbia sperimentato vantaggi e limiti del mecenatismo ma si sia, al contrario, dovuto confrontare con la realtà, tipicamente borghese, del mercato: da Shakespeare a Balzac, da Dostoevskij a Fitzgerald, in molti subirono l’assillo della reputazione. E presero le distanze, un po’ per difesa, un po’ per risentimento, dalla moderna logica dell’utile che ha ridotto l’arte e le idee a una merce come qualunque altra e ne ha valutato il pregio in ragione quasi esclusivamente del successo commerciale. Salvo, così agendo, cadere vittime di una umanissima contraddizione: ragionare esattamente come i borghesi che tanto disprezzavano.
La mia illusione, dunque, è di potermi dotare di un’identità autoriale della quale i miei famigliari, mia moglie e mia figlia possano essere orgogliosi. Ma si tratta di un errore dettato dalla vanità. L’illusione o, meglio, la speranza dovrebbe essere piuttosto quella di dare alla luce una creatura che possa vivere, attraverso gli altri, i lettori, esserne accresciuta e accrescerli, fondare una condivisione, giacché scrivere e leggere non sono altro che atti di condivisione. Un termine però un po’ desueto in una realtà sociale fondata, all’opposto, unicamente sullo scambio.

Chi è Stefano Sciacca, cosa pensa della Torino odierna e quale angolo, via, piazza, parco della città sente come proprio.

Come ho anticipato mi è difficile rispondere a una domanda sulla mia identità. E, del resto, mi consolo pensando che una tale risposta sarebbe in verità preclusa a chiunque, anche a coloro che avvertissero di possedere un’incrollabile certezza di sé. Se c’è una cosa della quale sono certo è che non esista proprio alcuna certezza assoluta. Tutto è relativo nella percezione della realtà, sia essa interiore o esteriore.
Quanti protagonisti della letteratura da Gogol a Pirandello, passando per Dostoevskij, hanno subito un totale tracollo della personalità dopo essersi osservati allo specchio e aver scoperto che l’immagine che custodivano di se stessi non corrispondeva affatto a quella riflessa nel vetro o nello sguardo altrui!
Lo stesso vale appunto per ciò che ci circonda, per la scenografia sulla quale proiettiamo il nostro sguardo interiore. Una delle caratteristiche del cinema espressionista tedesco era il metamorfismo scenografico, vale a dire la deformazione dello spazio scenico in ragione dell’alterazione psichica del personaggio del quale si assumeva la prospettiva (perlopiù disturbata o patologica).
Questo avviene anche ne L’ombra del passato, la cui vicenda è narrata in prima persona dal protagonista, un investigatore privato cinico e disilluso, il cui sguardo ingrigito ingrigisce la maggior parte delle cose che vede. Ma Artusio – così si chiama il nostro uomo – non potrebbe vivere lontano da Torino e, del resto, non potrei neppure io, per quanto alle volte essa assuma l’aspetto terribile delle mie peggiori paure.
Esistono punti della città che non amo frequentare, giacché ricollego a essi vecchie ferite ancora non rimarginate, e luoghi invece nei quali ritrovo la spensieratezza della fanciullezza o la gioia dei momenti più felici. Luoghi del tutto anonimi per il resto della cittadinanza, ma assolutamente unici per me. Luoghi di culto e di pellegrinaggio quando, in preda allo sconforto, esco a fare due passi per ritrovare un po’ di serenità.
Ma preferirei non svelarli, nel caso in cui l’illusione diventasse realtà e io finissi per essere così famoso da dover temere orde di fan appostati ad aspettarmi. No, quei luoghi vorrei continuare a percorrerli da solo o in compagnia delle persone che mi amano davvero per aver saputo vedere la parte migliore di me.

 

https://www.youtube.com/watch?v=9jo8n1QlvPA&t=120s

Beyond a certain point, Viagra will no longer be present in your bloodstream or Sildenafil

L'articolo “L’ombra del passato” si riverbera su una Torino molto noir e segreta. proviene da GazzettaTorino.

]]>
https://www.gazzettatorino.it/wordpress/lombra-del-passato/feed/ 0
Luis Sepừlveda e l’arte di vivere. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/luis-sepulveda-e-larte-di-vivere/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/luis-sepulveda-e-larte-di-vivere/#respond Thu, 23 Apr 2020 14:15:55 +0000 https://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27742 Luis Sepừlveda e l’arte di vivere Morto a settant’anni a causa del Covid 19, lo scrittore cileno Luis Sepừlveda (Ovalle, 4 ottobre 1949 – Oviedo, 16 aprile 2020) è uno dei tanti malati che ha conosciuto e lottato contro un mostro invisibile, un male tremendo, forse “il male” per antonomasia di questo momento storico. Eppure, […]

L'articolo Luis Sepừlveda e l’arte di vivere. proviene da GazzettaTorino.

]]>
Luis Sepừlveda e l’arte di vivere

Morto a settant’anni a causa del Covid 19, lo scrittore cileno Luis Sepừlveda (Ovalle, 4 ottobre 1949 – Oviedo, 16 aprile 2020) è uno dei tanti malati che ha conosciuto e lottato contro un mostro invisibile, un male tremendo, forse “il male” per antonomasia di questo momento storico.

Eppure, fino alla fine ha creduto di farcela, ha sperato di rinascere, ha combattuto con la forza di chi, stremato, non si dà pace e non vuole abbandonare la vita, la cosa più preziosa che l’uomo ha e che adesso sta cercando di proteggere con tutte le sue forze, e anche oltre …

Luis Sepừlveda
Giornalista, sceneggiatore, poeta, regista, attivista, combattente, Luis Sepừlveda è uno scrittore controverso, una voce fuori campo, un uomo concreto, pazzamente innamorato del pianeta e della forza dell’umanità, un uomo deciso e in parte vittorioso, ma anche fragile, come tutti gli uomini sensibili, amanti della solitudine e stranamente audace e impaziente nel cambiare il mondo, partendo dalle cose semplici.

La sua scrittura è totalmente creativa e diretta, mai ricercata, proprio per quella voglia di parlare al cuore e di scoprire nel cuore del linguaggio, il valore dell’assoluto e dell’eterno che, in modo misterioso per Luis Sepừlveda, è dentro l’uomo, nel suo essere se stesso, con le sue paure e fragilità.

Mai come adesso la favola “non favola” de La storia di una lumaca che scoprì l’importanza della sua lentezza, è più che attuale. Nella vulnerabilità di questo animale lento e piccolo si annidano le domande dell’uomo omologato di oggi, indeciso e vago. Sarà un caso – o forse no – in questo momento storico squilibrato ed incerto, Ribelle (così si chiama la lumaca) nel suo viaggio solitario di scoperta, attraverso i consigli, i sorrisi, gli incoraggiamenti e le sofferenze della sua comunità, impara i principi umani di solidarietà, fratellanza e rispetto.

Luis Sepừlveda

Valorizza la caparbietà della volontà e la tenacia dei sogni impossibili, il valore della gioia e l’importanza dei suoi limiti, quali la lentezza e la fragilità. Col suo camminare costante e tranquillo, si rivela vittoriosa e speranzosa. Ribelle non appare mai rassegnata, ma è sempre curiosa e grata per ciò che ha o può ancora avere, per i traguardi raggiunti e per quei limiti futuri che non teme, ma vuole affrontare con ottimismo e gioia. E poi apprezzerà, grazie agli animali che incontrerà lungo il suo cammino, il valore che riveste ogni piccola creatura, di questo nostro grande mondo, animale e vegetale che sia.

Un esempio per tutti noi che siamo costretti a rivedere i nostri modelli di comportamento ed a riscoprire, forse, nella lentezza della vita quotidiana di oggi, i valori umani veri e il gusto delle relazioni intime e personali.

Luis Sepừlveda

Luis Sepừlveda

Luis Sepừlveda dà voce a chi non ce l’ha, risana in modo del tutto gratuito la spaccatura tra il mondo e l’uomo. Forse perché ha conosciuto il carcere, la tortura, l’esilio, la sofferenza umana degli Indios della Patagonia e dei vagabondi, dei guerrieri e dei dimenticati. La sua denuncia è schiacciante, sì, ma mai invadente. 

Attraverso la bellezza delle sue favole e delle sue storie (si pensi per esempio a Il vecchio che leggeva romanzi d’amore del 1989 o alla favola-parabola Storia di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare del 1996) Luis Sepừlveda propone sempre una riflessione, umana e letteraria, una riflessione concreta, un inno, una chiave di lettura, forse, di com’è veramente l’uomo e il mondo, o come dovrebbe essere. E in questo è davvero unico!

Maria Giovanna Iannizzi

Brauchen Sie Hilfe mit Viagra fur expire Ruckkehr der Vitalitat? Bitte kontaktieren Sie http://sildenafilstorede.com/2019/12/04/kamagra-apotheke-kaufen/. Wirksame Mittel fur Potenz-Viagra generika!

L'articolo Luis Sepừlveda e l’arte di vivere. proviene da GazzettaTorino.

]]>
https://www.gazzettatorino.it/wordpress/luis-sepulveda-e-larte-di-vivere/feed/ 0
Rest Covid-19 Donation. I fotografi della rivista Rest per la Croce Rossa. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/rest-covid-19-donation/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/rest-covid-19-donation/#respond Mon, 20 Apr 2020 11:54:22 +0000 https://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27725 REST COVID-19 DONATION Riunire 64 fotografi del gruppo Facebook We Do the Rest in un numero speciale della rivista REST per dare sostegno economico alla Croce Rossa Italiana nell’emergenza Covid-19, questa è l’idea della rivista fotografica per partecipare in modo diretto e concreto al difficile periodo che stiamo vivendo.   Per comprendere meglio l’iniziativa è […]

L'articolo Rest Covid-19 Donation. I fotografi della rivista Rest per la Croce Rossa. proviene da GazzettaTorino.

]]>
REST COVID-19 DONATION

Riunire 64 fotografi del gruppo Facebook We Do the Rest in un numero speciale della rivista REST per dare sostegno economico alla Croce Rossa Italiana nell’emergenza Covid-19, questa è l’idea della rivista fotografica per partecipare in modo diretto e concreto al difficile periodo che stiamo vivendo.

REST COVID-19 DONATION 

Per comprendere meglio l’iniziativa è necessario raccontare brevemente la storia del gruppo e della rivista. We Do the Rest nasce nel settembre 2013 come gruppo di Facebook a cura di Fulvio Bortolozzo.

WE DO THE REST, “Noi facciamo il resto”. Trae il suo nome dalla seconda parte del famoso slogan della Kodak per paradosso può aprire la strada ad una pratica fotografica consapevole di osservazione nei luoghi.

L’intento fu quello di separare dal flusso generale di quel social le pubblicazioni quasi quotidiane di alcuni fotografi con cui si condividevano orientamenti e pratiche, in modo da osservare e scambiare meglio immagini ed esperienze.

Il gruppo ebbe un buon successo iniziale, tanto che già nella primavera del 2014 si tentò un primo esperimento editoriale collettivo che divenne il fotolibro “Questo Paese”. Si trattava di un’unica sequenza attraverso l’Italia con tre immagini ciascuno di venticinque fotografi del gruppo selezionati dal curatore.

L’unica condizione era che fossero fotografie prese nei luoghi di residenza, o di frequentazione abituale, degli autori secondo le procedure della fotografia documentaria. La pubblicazione avvenne su un sito americano di editoria on demand, cioè di libri stampati su richiesta, anche in singola copia,  e spediti direttamente agli acquirenti.

Nell’agosto 2015, come ideale proseguimento della prima esperienza, venne pubblicato il primo numero di REST, sempre con la formula on demand. REST è una rivista di fotografie senza parole. Vengono pubblicati portfolio di alcuni autori senza altra indicazione che il loro nome. Ogni altra informazione verbale è lasciata ad eventuali domande che verrebbero inoltrate dalla redazione agli autori.

L’idea è quella di recuperare la priorità della percezione che è pre-verbale ed è la prima fonte di conoscenza. Non vi sono limiti estetici o di contenuto per le fotografie pubblicate, proprio per superare anche il limite dei generi, troppo spesso inclini al conformismo accademico.

Nel 2018 vengono pubblicati due numeri della rivista Q. P. che prosegue l’esperienza di Questo Paese. Nel 2019 è la volta di Derive, quattro numeri dedicati al concetto di luogo, in ogni sua possibile interpretazione.

REST invece prosegue ancora oggi la sua esistenza raggiungendo i venti numeri pubblicati e proprio nell’attraversamento di questa emergenza sanitaria globale, esce l’edizione speciale COVID-19 DONATION con un ricarico sul prezzo di vendita che verrà interamente devoluto alla Croce Rossa Italiana. 

Un gocciolina di solidarietà nell’oceano di sofferenza in cui siamo tutti immersi, nella speranza di ritrovarsi quanto prima su nuove sponde favorevoli alla vita umana, il più libera e realizzata possibile.

Rest Covid-19 Donation

Kontaktieren Sie uns erektil dysfunktion! Professionelle Beratung und Garantie.

L'articolo Rest Covid-19 Donation. I fotografi della rivista Rest per la Croce Rossa. proviene da GazzettaTorino.

]]>
https://www.gazzettatorino.it/wordpress/rest-covid-19-donation/feed/ 0
La penna e il sortilegio. Un ricordo di Pier Luigi Berbotto. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/la-penna-e-il-sortilegio-un-ricordo-di-pier-luigi-berbotto/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/la-penna-e-il-sortilegio-un-ricordo-di-pier-luigi-berbotto/#respond Sun, 19 Apr 2020 19:43:34 +0000 https://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27720 Il mio primo incontro con lo scrittore Pier Luigi Berbotto, scomparso il 15 aprile alla vigilia del suo 82esimo compleanno, avvenne nel lontano 1987 in un circolo culturale torinese nel quale il letterato- anche raffinato musicologo- si esibì nell’esecuzione al pianoforte di alcuni movimenti del Concerto rosso, ispirato alla sua opera prima, edita da Mondadori, […]

L'articolo La penna e il sortilegio. Un ricordo di Pier Luigi Berbotto. proviene da GazzettaTorino.

]]>
Il mio primo incontro con lo scrittore Pier Luigi Berbotto, scomparso il 15 aprile alla vigilia del suo 82esimo compleanno, avvenne nel lontano 1987 in un circolo culturale torinese nel quale il letterato- anche raffinato musicologo- si esibì nell’esecuzione al pianoforte di alcuni movimenti del Concerto rosso, ispirato alla sua opera prima, edita da Mondadori, che lo aveva reso famoso.

Due colori rievoca in me quella serata: il rosso del suo concerto e il bianco di una splendida nevicata che avvolse di fascino quella musica misteriosa, e che Berbotto, nella sua scelta raffinata di vocaboli, avebbe definito ‘di stregante bellezza’ Bianco era anche il completo che indossava l’autore, un signore distintissimo, che con garbo raccolse, alla fine della serata, la mia accorata invocazione: inutilmente, da mesi, stavo cercando in tutte le librerie una copia del suo Concerto rosso, che alla sua uscita, due anni prima, avevo snobbato proprio perchè tutti ne parlavano, anche nelle trasmissioni televisive, perfino al Maurizio Costanzo show.

Un ricordo di Pier Luigi Berbotto

Pier Luigi Berbotto con Marina Rota

Dove mai avrei potuto trovarla? Pier Luigi mi ascoltava sornione, strizzando un poco gli occhi chiari e assentendo ripetutamente con il capo; e alla fine, con il garbo subalpino che avrei apprezzato nel corso della nostra lunga amicizia, mi invitò a cena la sera dopo, al ristorante Montecarlo; e mi regalò una copia del suo libro: una delle due ancora in suo possesso.

Ah, le case editrici: che avarizia, che avidità, commentammo, senza immaginare che, a distanza di pochi anni, anche l’ambiente editoriale si sarebbe involgarito, e che si sarebbe assai rimpianta la professionalità e la correttezza di un Signor Mondadori.
Il Concerto rosso mi rapì completamente, provocando in me quel felice contrasto che raramente si prova nella lettura: il daimon che ti invoglia a divorare le pagine fino alla fine- facendoti attraversare come da una pallottola, avrebbe detto Carlo Fruttero- e quella felice indolenza che ti obbliga, invece, a bearti dello stile, a ritornare decine di volte sulla descrizione di uno scorcio torinese, sul ricamo di un sentimento, sulla malizia di un gesto o di uno sguardo.
Uno spartito del compositore settecentesco Giovan Battista Rambaudi, che il musicologo Alessio Dotta ha scoperto e intende far eseguire a Superga dal Maestro Arthur Lehmann, provocava una scia di sangue nella Torino anni Ottanta, popolata da figure reali e da altre immaginarie, in un’atmosfera magica, originata dal rapporto ambiguo fra il Rambaudi e il pittore coevo Bartolomeo Audisio, famoso per i gli ermellini dai quali erano contraddistinti i suoi quadri . Un’avventura letteraria insolita e coinvolgente per chi, come me, conosceva bene i luoghi citati e se li trovava avvolti da un’atmosfera che introduceva note di irrazionalità e di follia nella loro austera compostezza.

Da subito la conversazione con Berbotto toccò quelle tematiche che avrebbero caratterizzato la nostra amicizia, e sulle cui orme avremmo ripercorso passi, allusioni, dialoghi in quella magica sintonia che così raramente si puo vivere, in cui è sufficiente una parola per alludere a tutto un modo di suggestioni e di sentimenti. La Torino di inizio Novecento, la musica, la letteratura, e, soprattutto, Guido Gozzano, il poeta caustico e malinconico delle rose non colte, rievocato nelle nostre passeggiate nel centro storico, a un tavolino di Baratti, ai tè nella sua bella casa: questi gli argomenti che avrebbero reso la nostra un’amicizia d’altri tempi; un’amicizia “gozzaniana”.

Fui quindi particolarmente felice quando, dopo la trilogia che aveva riscosso grande successo il Concerto rosso, Le ombre della cattedrale, I violini dell’autunno, in cui Berbotto romanzava il soggiorno di Mozart adolescente a Torino), Pier Luigi diede alle stampe Scende la sera nel giardino antico: un libro finemente cesellato, nel quale l’autore chiamava in scena personaggi dell’epoca liberty- la Duse, D’Annunzio, il pittore Grosso, Arturo Graf e, soprattutto, il nostro poeta del cuore Guido Gozzano-, facendoli interloquire con figure poetiche, in un gioco delle parti fra finzione e realtà sullo sfondo della Torino liberty e di un suggestivo Canavese.
L’arte di Berbotto stava proprio nell’imprimere caratteri di realtà a figure immaginarie, e di avvolgere quelle reali in un velo di enigma, di sogno, di mistero, con una straordinaria forza evocativa.
Pier Luigi provava per me affetto e alta stima. In occasione dell’uscita del mio libro, a sua volta gozzaniano Amalia, se Voi foste uomo…, in cui ripercorrevo la tormentata liaison fra Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti esclamò entusiasta, nel suo salotto : “Mia cara, è incredibile la tua immedesimazione in Guido e Amalia!. E’ un miracolo: io non ci sarei mai riuscito
Per un gentilomo d’altri tempi come lui, era naturale dispensare quelle lodi sincere, scevre da meschinità e invidia, che costituiscono davvero un’eccezione, anche e soprattutto in ambito editoriale.

Presentavo i suoi libri con grande piacere, anche perché non era necessario preparare nulla, con lui: non dovevamo far altro che ‘mettere in scena’ i nostri dialoghi di sempre. Il 10 febbraio 2006, effettivamente, ci trovammo a parlare quasi soltanto fra di noi sul palcoscenico al Teatrino Civico di Chivasso. Avevo sì controllato, per organizzare la presentazione, che non vi fossero eventi conocomitanti nella cittadina , ma avevo completamente rimosso il fatto che quella fosse la sera inaugurale delle Olimpiadi invernali… Pier Luigi era un perfezionista, attentissimo ad ogni dettaglio, e solo grazie alla sua innata cortesia non ho mai saputo quanto gli fosse bruciata quella débacle.

Un ricordo di Pier Luigi Berbotto
Venimmo poi ripagati in tante altre occasioni, affollate di amici e di lettori. Certamente l’apoteosi, sotto questo aspetto, si verificò il 16 aprile di due anni fa, quando sua moglie Wilma mi contattò per organizzare una festa a sorpresa al Circolo Lettori in occasione dei suoi 80 anni, dopo la mia presentazione di Scende la sera nel giardino antico.

Al termine dell’affollatissimo incontro, adducendo un leggero mancamento- un malessere da inizio Novecento che non lo avrebbe certo lasciato indifferente- lo invitai ad accompagnarmi a prendere un caffè. Aperta ‘casualmente‘ la porta del salone vicino alla buvette, però, ecco scattare alla sua apparizione i flash e l’applauso dei tanti amici, da Alberto Sinigaglia a Bruno Gambarotta, chiamati a raccolta dalla sua famiglia, in un’esplosione di allegria e commozione. Pier, all’entrata, nascose il viso con il gomito, sorpreso e un po’ imbarazzato, e poi si unì alla simpatica brigata, conteso dall’uno e dall’altro, rivolgendomi ogni tanto occhiate di finto rimprovero.

Un ricordo di Pier Luigi Berbotto

Da sx Bruno Gambarotta, Pier Luigi Berboto, Alberto Sinigaglia , Marina Rota

Pier amava ricorrere a parole e periodi ricercati, un po’ desueti-‘stregante’, ‘smussante’, ‘umbratile’- : termini che rivelavano un gusto, un mondo interiore, e una chiave interpretativa della realtà, cosi come a un mondo di valori ormai obsoleti si appellavano i suoi preziosi consigli per muovermi nel mondo editoriale: l’onestà, la correttezza, la sacralità della parola data…. Non ricorreva a questa terminologia preziosa per snobismo o per compiacimento, ma per ‘decorare’ al meglio i concetti, e anche per appagare il suo innato senso musicale (suo padre dirigeva la Schola Cantorum di Bra), e che gli aveva permesso di portare a termine due belle biografie, Il gesto e il sortilegio su arte e mistica della direzione d’orchestra (Edizioni Fogola) dedicato a Evelino Pidò, e Luciano Pavarotti: canto e controcanto(Edizioni Quattroventi, Urbino).
Tutto in lui era compostezza e armonia, come nelle sue opere, che consideravo vere partiture musicali: la sua naturale indignazione verso la volgarità e la scorrettezza non era mai espressa con virulenza, ma percorreva la strada dell’ironia, del sottile sarcasmo; e nella felicità Pier Luigi manteneva quel pizzico di riservatezza che, nei sabaudi, si accompagna all’apertura di cuore.
Ho sempre pensato che, se fosse stato una musica, Berbotto sarebbe stato l’Andante maestoso del Concerto rosso

Un giorno Pier mi chiamò, chiedendomi consiglio per il libro che stava ultimando: Uno sguardo oltre la siepe, l’opera più intimista, fra i tanti suoi piccoli capolavori: una raccolta di saggi, aneddoti, racconti collegati fra loro da ciò che Giovanni Arpino, di cui Berbotto fu amico, definiva ‘il grumo segreto’ per arrivare al cuore del lettore.

Espressi tutto il mio entusiasmo, e lui mi chiese se avrebbe potuto contare sul mio editing, perché non avrebbe potuto aspirare a nulla di meglio. Dopo aver superato alcune vicissitudini editoriali che lo avevano ferito più umanamente che professionalmente, Pier era felice di averlo pubblicato con l’Araba fenice, che gli aveva manifestato il massimo rispetto e aveva scelto una bellissima immagine di copertina, opera dello stesso editore. Attendeva con gioia di poterlo presentare, dopo una ‘prima’ nella sua Bra, al Centro Pannunzio insieme a me, il 16 marzo. Nel corso di una telefonata di fine marzo, però, decidemmo concordemente di far scivolare la data verso l’autunno, dato l’espandersi progressivo dell’epidemia virale. I lettori interessati, per quanto fosse stato ancora consentito, avrebbero comunque avuto paura a radunarsi “E io vorrei che la sala fosse affollata.-aggiunse Pier- non tanto per me, quanto per le cose intelligenti che dirai tu sul mio libro”. Il suo ultimo atto di galanteria.
La data non si presenterà mai più, perché Pier se ne è andato il giorno prima del suo compleanno, in una notte ventosa d’aprile, come ha comunicato la sua adorata figlia Silvia.

Chi ha letto queste righe, scritte con il sottofondo di Händel e di Mozart in onore di Pierluigi Berbotto, può bene immaginare quanto dolore abbia causato in me la scomparsa di un amico così prezioso, forse non casualmente avvenuta in questa atmosfera di nuova disumanità che sta decretando la definitiva scomparsa di un mondo. Pier è stato il portavoce di un’epoca che non tornerà, ma che il lettore potrà sempre ritrovare nei suoi bellissimi libri . Chi lo legge, può davvero affermare di averlo conosciuto: l’anima di Berbotto era nelle sue parole. Piacevolmente arcaico. Ricercato. ‘Smussante’. ‘Umbratile’.
Addio, Pier Lugi. Ti accolga un Altrove avvolto da Musica e Armonia.

Marina Rota

I have been surfing online more than 4 hours today, yet I never found any interesting article like collaterali di levitra. Its pretty worth enough for me.

L'articolo La penna e il sortilegio. Un ricordo di Pier Luigi Berbotto. proviene da GazzettaTorino.

]]>
https://www.gazzettatorino.it/wordpress/la-penna-e-il-sortilegio-un-ricordo-di-pier-luigi-berbotto/feed/ 0
Cosa succede in “Via della Magnolie 11” ? Il romanzo a puntate prosegue. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/via-delle-magnolie-11-3/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/via-delle-magnolie-11-3/#respond Mon, 13 Apr 2020 15:47:59 +0000 https://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27697 Via delle Magnolie 11 In certe occasioni, bisogna che il capofamiglia si assuma le sue responsabilità, e in questo caso è nonna Maddalena a prendere in pugno la situazione. Ha dei buoni motivi, che verranno spiegati più avanti, per sentirsi in forma, e non sarà certo quell’americano con le lentiggini a metterla in difficolta. Perciò, […]

L'articolo Cosa succede in “Via della Magnolie 11” ? Il romanzo a puntate prosegue. proviene da GazzettaTorino.

]]>
Via delle Magnolie 11

In certe occasioni, bisogna che il capofamiglia si assuma le sue responsabilità, e in questo caso è nonna Maddalena a prendere in pugno la situazione. Ha dei buoni motivi, che verranno spiegati più avanti, per sentirsi in forma, e non sarà certo quell’americano con le lentiggini a metterla in difficolta. Perciò, mentre Giuseppe e Alvise portano le valigie dentro, prende a braccetto Jeremy e lo guarda con una perfetta faccia confusa da cartone animato.
“Secondo piano? L’alloggio di Antonia è al quarto. La mansarda.”
“ No no, cugina Maddalena, secondo piano. Centodieci metri quadrati, cucina, soggiorno, tre camere, due bagni.”
“ Si, quello è l’alloggio del secondo piano, quello che era di Gervasio, che poi l’ha lasciato a Domenico, ma Domenico l’ha perso al gioco con mio marito, e alla fine è rimasto a me, come tutta la palazzina tranne l’alloggio di Antonia che era di Florindo. “ Pausa a effetto. “La mansarda.”
“ Ma no! Ti sbagli. Nonna è stata chiarissima, il suo è ..”
Maddalena lo interrompe impaziente. “ Antonia ha sempre avuto il cervello di una vongola, e Florindo è morto nel 52, che lei era bambina. Cosa vuoi che ne sappia di chi sono gli allogi. Quella è sempre vissuta in America, neanche sa dov’è Rubèria!”
“ Nel ’52? Non è possibile, questa palazzina è degli anni 60!”
“ Perchè l’abbiamo ristrutturata. Si vede che nella ristrutturazione son cambiate delle cose.”
Jeremy comincia a irritarsi. Giuseppe e Alvise sono spariti con le valigie, e lui resta nell’androne circondato da donne, e per un attimo gli affiora un vago ricordo di cose studiate al college, e si sente come quel tizio subito prima che le baccanti inizino a sgranocchiarlo.
“Cugina Maddalena, nessuna ristrutturazione sposta i piani di una casa.”
“ Ascolta, Jeremy…” a parlare è Claudia, la tipica donna italiana.. quella curvacea che lo guarda da laggiù (è bassa, Jeremy è alto) con occhi come languide more. “ Che ne dici di salire, sistemarti e poi ne parliamo con calma? Sarai stanco, hai viaggiato, e l’alloggio al quarto piano è molto confortevole, vedrai…”
“ Va bene, “ sospira lui. “ Ma questa cosa va chiarita. Va assolutamente chiarita.”

Quello stesso pomeriggio alle ore 17 possiamo ammirare tutti i Boscolo riuniti attorno a un paio di tavolini della gelateria Nustrizio, la migliore di Rubèria. C’è anche Giulietta, l’unica che non ha ancora conosciuto Jeremy di persona, essendo arrivata, trafelatissima, subito dopo che l’americano era scomparso dietro la porta della mansarda.
“Allora mi raccomando. A tutti. La versione è questa: Antonia si è sbagliata,” sta dicendo Giuseppe, mentre affonda il cucchiaino nella sua coppa variegata all’amarena.
“ E i documenti sono stati distrutti nell’incendio del 77,” conferma Claudia.
“Che incendio? “ chiede Giulietta, che presta poca attenzione alla conversazione. Sta guardando il video di Loris e Mikela, la coppia più pericolosa tra i loro avversari. Porca miseria, che rumba!
“Nessun incendio, Giuli.” Alvise fa una carezza a sua moglie, quella cara sciocchina. “ Ce lo siamo inventato. La cosa migliore, in questi casi, è sempre un incendio che ha distrutto tutti i documenti. Lo fanno pure in quei film sugli orfani assassini.”
“E’ vero! Quando i genitori adottivi vanno all’istituto e chiedono i documenti della bambina adottata, che infatti non è una bambina ma una nana, e la direttrice dice…” Stella Marina è una fan dei film horror, e si lascia subito prendere.
“.. tutti i documenti sono andati distrutti in un incendio!” completa Jolanda, anche lei fan dei film dell’horror.
Claudia richiama all’ordine i parenti. “ La finite? Dobbiamo mettere a punto una strategia, non fare un dibattito!”
A questo scopo i Boscolo si sono trasferiti in massa da Nustrizio, proprio per non dare nell’occhio, o nell’orecchio, a Jeremy, rimasto lassù nella mansarda. A un certo punto Jolanda è andata a bussargli, col pretesto di portargli una torta di benvenuto, in realtà per sondarne lo stato d’animo, ma lui non aveva risposto. Dorme, hanno ipotizzato i Boscolo ottimisti. E’ già al telefono con la polizia, hanno ipotizzato i Boscolo pessimisti (cioè Alvise).
“Quindi,” riassume Claudia una volta riottenuta l’attenzione generale. “ la cugina Antonia si è sbagliata, e chissà come si è tenuta questa piantina del secondo piano che infatti! E qui sta il nostro asso nella manica! Non è più così!”
Questa abbondanza di esclamativi, da far invidia a Ludovica, è dovuta all’entusiasmo per l’insperato aiuto fornito dalla piantina di Antonia, che si riferisce a una precedente versione dell’alloggio del secondo piano, prima della ristrutturazione degli anni sessanta. Ora le camere non sono più tre, sono soltanto due, mentre il soggiorno è diventato un inutile, e fastoso, salone doppio.
“E se quello vuole andare da un notaio, verificare il catasto, le proprietà, non so, chi paga le tasse su sta casa?” Insiste Alvise, che non c’è niente da fare, ha proprio questa anima legalitaria, è onesto fino nel più profondo di se stesso.

Via delle Magnolie 11
“Nessuno! Non le paga nessuno!” trionfa Maddalena. “ E’ tutto intestato a qualcun altro!”
Ci sono soglie davanti a cui è opportuno fermarsi, tipo le porte degli Inferi, e la condizione catastale della palazzina di via delle Magnolie 11 è una di queste. La famiglia non si inoltra. Tutti tacciono per un attimo, poi Giuseppe riassume:
“ Se vuole saperne di più dovrà andare a Bassano dove è morto il bisnonno Florindo. E lì ci pensa Leandro, a sistemarlo. “
“Ma non ci andrà, “ sorride Stella Marina, “ perchè si troverà talmente bene nella mansarda.. gli ho lasciato pure le casse. La trapunta patchwork che fa tanto America. Gli incensi mela verde. Con una casa così carina, chi glielo fa fare di andare all’Ufficio del Catasto di Bassano del Grappa?”
E questa domanda aleggia ancora sopra i Boscolo, infondendo loro fiducia e ottimismo, quando Dimitri alza una manina impiastricciata di gusto pistacchio e grida: “ Ciao Lorenzo! Ciao Ciao Ciao puzzone cacco!”
Stella Marina si volta, e vede arrivare Lorenzo, che risponde all’informale saluto di Dimitri con un bel sorriso. Insieme a lui c’è Ludovica, panterissima nei suoi leggins leopardati.
“E allora? Come va? Gelatino domenicale?” chiede cordiale l’ingegnere, mentre Ludovica inizia una complicata distribuzione di baci con le donne presenti, compresa Stella Marina che intanto si è frezzata, come ogni volta che li vede insieme.
“ Eh si… “ Giuseppe indica il profluvio di coppe e affogati sulla tavola. “ Vi fermate con noi? Vi ordino qualcosa?”
Lorenzo guarda Stella Marina che lo guarda, e ancora una volta pensa; ma quanto è carina questa. Quanto. E che occhi. Mi muore dietro, la ragazza. Che faccio?
E in questo preciso istante, mentre Lorenzo e Ludovica si chiedono se fermarsi a prendere un gelato coi Boscolo o proseguire nel programma originario che prevedeva un salto da Media World a dare un’occhiata ai cellulari che Lorenzo vuole cambiarlo.. in questo preciso istante, purtroppo, Giulebba Gormiti, l’insegnante di Meditazione Floreale, passa, si ferma accanto a Giulietta, e dice con la sua voce profonda da meditatrice: “ Giulietta! Com’è che oggi non ti abbiamo vista?”

 

Alle dieci di sera in questa domenica di aprile, ogni piano della palazzina in via delle Magnolie 11 ha la sua tempesta in corso. I dirimpettai di via delle Magnolie 8 vedono soltanto tante luci accese, ma dietro ogni finestra ci sono anime agitate.
Partendo dall’alto, al quarto piano, nella mansarda, Jeremy attraversa le stanze una dopo l’altra. Sono poche: un grande soggiorno con angolo cottura, una camera da letto, il bagno. Ma in condizioni perfette: elettrodomestici moderni e funzionali, piastrelle e sanitari lucenti, finestre con i doppi vetri, quel magnifico terrazzino che trabocca di vasi. Anche ammesso che fosse veramente questo, e non il secondo piano, l’alloggio di sua nonna, com’è che per anni e anni le hanno detto che era impossibile affittarlo o venderlo a causa delle sue pessime condizioni? Domani dovrò fare un po’ di telefonate, pensa Jeremy. Poi va sul terrazzino ad ammirare una falce di luna italiana, e cerca con lo sguardo il lago dell’Ondina, che dovrebbe essere laggiù, da qualche parte, sull’orlo della città. Gli pare di intravedere, riflesso nella luna, uno scintillio acquatico. Adesso rientro e chiamo Debra Lou, pensa, e controlla l’ora sull’orologio con la doppia ora. A New York sono le quattro di pomeriggio, va bene.

Al terzo piano, nonna Maddalena contempla incantata la sua pagina Instagram: 2500 follower! Nel giro di poche ore, si sono quintuplicati! E’ bastato postare una foto in cui lei minaccia con il coltello del pane sua nipote Claudia legata a una sedia con la corda per stendere il bucato, proprio come in quella serie spagnola che le piace tanto! Senza commenti, senza spiegazione, solo un titolo: GLI OMICIDI DI NONNA MADDALENA, copyright di Natasha. E’ andata! Ha funzionato! Il popolo dei social ama gli omicidi di nonna Maddalena! L’idea in più, suggerita da Stella Marina, è stata l’abito da sera. In seta rosa cipria, occhi truccati smoke e una semplice tiara di Tiger posata sui capelli, Maddalena è la killer ottantenne che tutte sognano di diventare. E adesso, pensa passandosi la crema nutriente sul viso prima di andare a dormire, devo programmare l’assassinio di domani. Questa volta avvelenerò qualcuno, decide soddisfatta, poi si lava i denti.

Le altre inquiline del terzo piano sono fuori. Claudia è uscita con le sue amiche, cena al ristorante greco e bowling, e Stella Marina è in giardino, sola, e cammina avanti e indietro. Sta elaborando la choccante e sensazionale scoperta fatta nel pomeriggio: sua cognata ha una storia con Lorenzo. L’ha capito in un flash, una di quelle botte di intuito che ti colpiscono alla nuca senza preavviso, e di cui faresti volentieri a meno. La frase di Giulebba: “ Com’è che oggi non ti abbiamo vista?” , e lo spavento che si è spalmato all’istante su quelle due facce. Ludovica non si è accorta di nulla, stava esaminando il menu in cerca di una coppa di gelato priva di calorie, ma lei sì, aveva visto, Giulietta sbiancarsi, Lorenzo fremere, e Alvise non capire, guardare sua moglie, aprire la bocca per parlare e richiuderla subito, mentre Giulietta, ritrovato il respiro, sorrideva senza neanche arrossire: “ Avevo da fare, è arrivato un nostro cugino dall’America.. poi ti racconto. Ci vediamo mercoledì..”
Perchè lei l’aveva vista, quel mattino, Giulietta che usciva di casa con la sacca della palestra, l’aveva sentita salutare i bambini dicendo: “ Fate i bravi con nonna e le zie, mi raccomando, che mamma va a meditare.” A meditare! Come no!
Alzando lo sguardo verso le finestre del primo piano, Stella Marina vede l’ombra di Alvise passare e ripassare, concitata quanto può esserlo un’ombra. Adesso chissà cosa succederà. Una famiglia distrutta. E io? Va bene combattere contro una fidanzata, ma una fidanzata e un’amante non saranno troppo? Devo rinunciare? Cioè, mi sono trasferita in quel bugigattolo per tener qui l’amante di mia cognata?
Ed è mentre si chiede che direzione deve dare alla sua vita che vede il cancelletto aprirsi, e Lorenzo dirigersi con passo veloce verso il portone. No, pensa Stella Marina, no no no. Non te la cavi così. E scatta.

Il secondo piano, come abbiamo visto, è vuoto, perchè Lorenzo sta rientrando adesso. Ma resterà vuoto ancora per un po’.

E’ il primo piano che ci interessa veramente, giusto? Quello dove si sta svolgendo la resa dei conti fra Giulietta e Alvise. Natasha e Dimitri sono già a letto, sfiniti da quella domenica con arrivi dall’America, gelati, e mamma e papà molto strani a cena. Ora, finalmente, mamma e papà possono smettere di essere strani e diventare violenti. Per fortuna, a differenza di sua sorella, Alvise non ha notato il terrore che correva sul filo di Lorenzo, e anche se ritiene sua moglie una traditrice bugiarda, non pensa neanche per un attimo che il complice di quel tradimento sia il prezioso inquilino del secondo piano, e ha invece identificato come amante certo di quella sgualdrinella (lui usa un altro temine) Pasquale Labricciarola, un conoscente di certi amici loro, che nel corso di una cena di gruppo ha rivolto occhiate pesanti e complimenti non richiesti a Giulietta.
Ed è qui, mentre Alvise rivolge le sue infuocate accuse e Giulietta lo ascolta paziente, che si rivela l’indiscussa superiorità della vita rispetto ai romanzi. In un romanzo, infatti, Giulietta negherebbe implorando il marito di fidarsi di lei, e affermerebbe di non essere colpevole ma di non potergli rivelare cosa stava effettivamente facendo invece di meditare sui fiori. Alvise non le crederebbe, e si innescherebbe una catena di equivoci che, a seconda se il romanzo punti o meno allo Strega, si risolverebbero in tragedia o in thriller.
Nella vita, invece, se una moglie ha una spiegazione da dare in merito a una presunta infedeltà, e per di più una spiegazione vera e facilmente controllabile, la dà eccome. Non sta a tirare fuori la fiducia, e simili opzioni aleatorie. Perciò appena Alvise smette di sbraitare, Giulietta alza una mano,e parla.
“ Hai finito? Bene. Allora adesso ascoltami: stamattina ero alla Marlè Il Dolce per Te con Lorenzo. Abbiamo provato la bachata. Ci vediamo di nascosto da un mese, perchè ci siamo iscritti a Italian Dancin’Talent, e siamo entrati in semifinale. “
Alvise si sente come il Titanic dopo lo scontro col ghiacciaio.
Boccheggia, e guarda sua moglie, Giulietta figlia di Satana.
“Ti sei iscritta? Te l’ho detto che non volevo! Te l’ho detto che non se ne parlava! E tu mi hai promesso di non farlo!”
Vero, tutto vero. Quando erano usciti gli spot per Italian Dancin Talent, Giulietta aveva subito manifestato interesse, essendo stata un’ottima allieva della scuola di ballo Santamarta, e aveva proposto ad Alvise di iscriversi al contest. Alvise aveva chiarito il suo parere senza lasciare zone di ombra: no. Lui non sapeva ballare, non voleva imparare, e non voleva che sua moglie partecipasse con un altro uomo, perchè si sa che balla oggi, balla domani, si finisce a letto.
“Si, ti ho promesso di non farlo e poi l’ho fatto. Perchè il premio finale è di cinquantamila euro, venticinque noi e venticinque Lorenzo. A noi servono, e a lui pure perchè vuole comprarsi una Lamborghini Diablo da 200mila euro e 25mila sono la prima rata. “
“ Quel verme schifoso or vado giù e lo ammazzo e tu intanto fai le valigie e sparisci!”
Giulietta sospira. “ Allora. Ti fai furbo? Io e Lorenzo balliamo e basta. Cioè, uno che vuole buttare 200mila euro per una macchina, un imbecille. Ma a noi servono quei soldi. Per la palestra. Per comprare nuovi attrezzi, magari mettere l’aquagym. Per te lo faccio, cretino. Non ho nessun amante perchè ho te, che sei l’amante perfetto. E tu adesso puoi credermi, fartene una ragione, accettare che parteciperò a questo cavolo di talent, e anzi finalmente potremo provare in palestra da te invece che alla dolceria. Oppure puoi non credermi, andare a rompere il naso a Lorenzo, perdere l’inquilino dopo tutta la fatica che abbiamo fatto per mantenerlo, e dato che io di qui non mi muovo, trasferirti in un residence carissimo, portarti via i vestiti poco per volta, non avere più sky e netflix, litigare coi tuoi e vedere Natasha e Dimitri due week end al mese e quindici giorni d’estate. Scegli.”
Giulietta e Alvise si fronteggiano, e per una di quelle magiche ellissi che intrecciano la vita dei fratelli e delle sorelle, in quello stesso istante Stella Marina fronteggia Lorenzo, che sta infilando la chiave nel portone.
“Fermati un attimo, bastardo, che ti devo parlare.”

 

La stupefazione si abbatte su Lorenzo, di fronte a quella fanciulla vagamente fatata che lo aveva sempre guardato con manifesta adorazione, imbarazzo, desiderio, struggimento e mai come se volesse conficcargli un’ascia nel cranio, come invece sta facendo in quel momento, ben visibile alla luce della lampada appesa sopra il portone.
“Scusa?” bofonchia, ancora molto incredulo.
“ Sei contento, adesso?” Stella Marina alza una mano a indicare le finestre del primo piano, dietro cui continuano a passare le ombre. “ Sei soddisfatto? Di aver distrutto una famiglia? Adesso Giulietta e Alvise divorzieranno, e Natasha e Dimitri cresceranno con un casino di problemi, e tutto per colpa tua, maledetta merda!”
Ah no. Lorenzo non è disposto a farsi chiamare maledetta merda. No no. Va bene tutto, ma maledetta merda no. Prende Stella Marina per le spalle e la scuote leggermente.
“ Sei pazza? Non ho distrutto niente! E’ quella testa di patata di tua cognata che non ha voluto dirlo a suo marito! Io lo avrei detto a tutti! Non mi piace fare le cose di nascosto!”
“Ah certo!” Stella Marina si divincola e fa un passo indietro. “Certo! Tu lo avresti detto a tutti, che sei l’amate di mia cognata! E come no! Non ti piace fare le cose di nascosto, le mogli degli altri preferisci portartele a letto alla luce del sole!”
Per un attimo, il giardino notturno è attraversato dall’immagine caraibica di un grande letto matrimoniale con candide lenzuola, su una spiaggia assolata, occupato da Lorenzo e una moglie altrui, ma è solo un soffio, poi la realtà la schianta.
“ Ma quale amante, quale letto! Balliamo e basta! Non so cosa vi ha raccontato lei, ma non c’è assolutamente niente, fra noi. Non vado con quelle sposate. L’ho fatto una volta, da ragazzo, e ho passato tanti di quei casini che mai più!”
Una minuscola parte di Stella Marina vorrebbe farsi raccontare la storia di quella volta e dei casini, ma tutto il resto del suo pensiero cosciente si concentra sull’essenziale.
“Ballate? Come ballate?”
“ Bene! Balliamo molto bene, se vuoi saperlo, e speravano di vincere “Italian Dancin Talent”! E adesso andrà tutto a puttane!”
“Vi vedete di nascosto per ballare? “
“Si! Il premio è di cinquantamila euro! “
Il sollievo è troppo, e troppo grande. Esattamente come un’eroina dei Romanzi Rosa Salani, Stella Marina si lascia travolgere, e scoppia a piangere, e farfuglia cose tipo: scusami, credevo, pensavo, mi dispiace. E come forse sapete, ci sono uomini su cui il pianto ha un effetto irresistibile. Se la ragazza carina piange, loro non resistono. E Lorenzo non resiste.

Un paio d’ore dopo, quando ormai tutto il resto di Via delle Magnolie 11 dorme, chi beatamente, chi un filo nervosamente, Alvise è fermo davanti al frigorifero aperto, incerto se fare lo spuntino con l’ultima fetta di torta, o le ultime alette di pollo piccanti. Nessuno di quei cibi è stato confezionato in quella cucina, ma il punto essenziale, per Alvise, è che si trovano in quella cucina. Sono lì, nel suo frigo di casa sua, e lui tra poco mangerà uno o entrambi seduto al caro tavolo della cucina, dentro uno dei piatti che conosce tanto bene. E poi tornerà nel suo letto con il piumino che conosce tanto bene, accanto a sua moglie, con cui si è appena eroticamente riappacificato. Non ha preso quella spaventosa sliding door che porta al residence. E’ rimasto a casa, circondato dalla sua vita.
Con un grande sospiro di soddisfazione tira fuori le alette, perchè è un personal trainer, e lo sa che gli zuccheri di notte sono una mannaia, e le scalda nel microonde. Dopo averle spolpate, torna a letto, ma lungo la strada si ferma a prendere il portatile che sta sul tavolino basso del soggiorno.
“Giuli, fammi un po’ vedere sti qua che ti preoccupano.. come si chiamano?”
Giulietta lo guarda, e sa di avere un nuovo alleato. D’ora in poi, Alvise combatterà con lei la battaglia del ballo.
“Loris e Mikela, si chiamano,” dice, e accende il Mac. “ Guarda che rumba!”

L’orribile suono di un campanaccio da mucca strappa Stella Marina a un sonno agitato e frammentario. Quando l’uomo che ami senza sosta da mesi finalmente ti bacia, è difficile che segua una notte placida, e lei si era finalmente addormentata soda verso lei cinque. Perchè suonavano le mucche, alle.. guarda la sveglia..le sette meno dieci?
Si alza traballante e arriva in cucina, dove la nonna sta agitando con mal riposta energia un campanaccio da mucca, veramente.
“Sveglia! Sveglia pigrone! E’ lunedì mattina! Al lavoro!”
“Nonna! avevo messo la sveglia alle sette e mezza..”
“Ma che sveglia e sveglia! Quelle basta che finisce la pila e restate addormentate! Claudia già lo sa, che ci penso io!”
E Claudia arriva anche lei, torva, e senza dire una parola mette su la caffettiera da sei.
“Bene.” Maddalena guarda quelle due zombie malamente abbigliate con vecchie tshirt e leggins sformati.
“Non ce l’avete una camicia da notte decente? Come pensate di tenervelo un marito, se di notte vi trova nel letto così?”
“Non ce l’abbiamo un marito,” bofonchia Stella Marina. Claudia ha smesso da tempo di rispondere a sua nonna al mattino.
“E infatti! E non lo troverete!”
Con questa confortante profezia la nonna se ne va in bagno a prepararsi per il video, e le cugine restano sole.
“Non me l’avevi detto, del campanaccio,” accusa Stella Marina, tirando fuori la scatola dei biscotti.
“ Ci sono tante cose che non ti ho detto..”
“Claudia. Senti. Ieri sera è successa una cosa.”
“Tipo?”
“Tipo che Lorenzo mi ha baciata.”
Claudia si sveglia di colpo. Fa l’occhio spiritato e bisbiglia.
“Giura! E quando!”
Stella Marina le fornisce un accurato resoconto dei fatti. Se pensate che tralasci la parte che riguarda Giulietta e la gara di ballo, è perchè non conoscete i Boscolo. Claudia trasecola e commenta il giusto, ma brevemente, perchè il fatto del giorno è un altro. E quando la nonna esce dal bagno vestita e truccata di tutto punto, loro due sono alla seconda tazza di caffè e stanno esaminando le possibili conseguenze del bacio.
“ Ma dopo? Siete saliti da lui?”
“No. no. Anzi, sono scappata via. Cioè, già mi sento abbastanza in colpa così. “
“ Non è un problema di colpa, è un problema che non devi andare a infognarti nel ruolo della seconda scarpa.”
“Che scarpa?”
“ L’uomo tiene il piede in due scarpe? Okay, ma nessuna di quelle scarpe devi essere tu. Noi dobbiamo essere l’unica scarpa, Stemarì.”
Stella Marina annuisce. “ Lo so. Hai ragione. In più, non mi va, cioè io la conosco Ludovica, abbiamo pure mangiato insieme.”
“ Che c’entra.”
“C’entra. Non va con il ragazzo di una che avete mangiato insieme.”
“Si vabbè. Comunque, il punto è che se lui ti vuole, deve rompere con Ludo. Prima. Guardami bene: prima. Finchè non rompe, neanche più mezzo bacio. Chiaro? Cioè dev’essere proprio una barriera corallina che metti.”
“ Si. Una barriera corallina.”
E’ a quel punto che entra nonna Maddalena, in nero con jais, e due inverosimili ombre violacee sotto gli occhi.
“Ragazze, una di voi due prima di uscire può girare il video in cui avveleno l’altra? Facciamo una cosa veloce, che voglio postare prima delle nove. “

Qualcuno aveva visto. Anche se tutte le finestre di via delle Magnolie 11 erano buie, e solo qualche pettirosso insonne sfringuellava nella notte, qualcuno aveva visto Lorenzo che sospingeva gentilmente la piangente Stella Marina contro il muro della casa, e la baciava stringendola a se. Questo qualcuno stamattina riflette accendendo il bollitore. Sono le sette, e mentre sua figlia e sua nipote al terzo piano prendono il caffè, Jolanda, perchè il qualcuno è lei, si prepara il primo tè della giornata. Come la signora Ramotswe e la signorina Makutsi in Botswana, crede nel potere corroborante della bevanda, e la utilizza per puntellare i momenti difficili. Questa settimana comincia male, pensa, mettendo una tazza per Giuseppe sulla tovaglietta a disegni provenzali. Tra poco anche suo marito la raggiungerà per la colazione, e poi usciranno insieme, diretti al comune posto di lavoro: la Brioschi. Si, anche i coniugi Boscolo fanno parte del personale di quella che è di fatto la più importante azienda di Bellariva Lago, detta brevemente Bellariva (ex Rubèria, ha cambiato nome). Entrambi lavorano in mensa, lui cuoco e lei cameriera, ed è lì che si sono conosciuti trent’anni fa. Per il momento, però, Jolanda è sola in cucina, e come sua abitudine condivide i suoi pensieri con gli oggetti inanimati che la circondano.
“Non basta che sia arrivato quello con la sua piantina dell’alloggio ” borbotta alla zuccheriera, mentre la posa sul tavolo. “ adesso ci si mette pure Stella Marina a mischiarsi con quel figlio di buona donna che lo so io.”
E lo sa lei perchè la cameriera di una mensa aziendale, se ha occhi e ha orecchie, è in grado di valutare al millimetro i dipendenti. Vede quelli che fanno i provoloni con tutte, vede quelli misurati e cortesi, vede quelli che buttano nel piatto stuzzicadenrti spezzati, quelli che mangiano sempre con gli stessi amici e quelli che saettano sguardi in cerca delle nuove assunte. Lorenzo Bonvicini appartiene alla categoria Provoloni Saetta Sguardi. E nessuna madre degna di questo nome vede con piacere sua figlia che si bacia in giardino con un Provolone Saetta Sguardi che per di più è fidanzato con la figlia del Sindaco e per ancora di più è il loro inquilino, in un ecosistema che già traballa per colpa di quei cretini della Starbucks i quali
“Vogliono aprire in Italia che proprio vorrei saper che ce ne facciamo del loro risciacquo dei piatti noi che abbiamo il caffè Brioschi!”
Senza farci caso Jolanda ha alzato la voce, e Giuseppe che la raggiunge in cucina proprio in questo momento, tutto lindo e pinto, sobbalza.
“Jole! Con chi ce l’hai?”
“Con tutti,” taglia corto la moglie. “ Sbrigati, che facciamo tardi.”

Via delle Magnolie 11

Quando un uomo ha appena baciato senza intenzioni serie la figlia del suo padrone di casa, e danza di nascosto la bachata sensual con la nuora del suo padrone di casa, sente traballare parecchio la sua posizione di inquilino, e così oggi in mensa Lorenzo si defila. Preferisce evitare scambi di opinioni con la moglie del suo padrone di casa. E’ di pessimo umore, e molto preoccupato. In mattinata Giulietta gli ha mandato un messaggio succinto : “Tutto ok tranquillo”, ma lui non si fida di Giulietta, una donna prepotente che gli grida contro e non subisce affatto il suo fascino. E’ una sconsiderata incapace di prudenza, e comunque non è affatto detto che il messaggio glielo abbia veramente mandato lei.
Non sono mica scemo, pensa. Li ho visti, quei thriller americani. Quelli in cui il marito sottrae il cellulare alla moglie mentre dorme, e invia all’amante un messaggio che si rivela una trappola mortale. Alvise le ha, le chiavi di casa mia. Stasera rientro, e lo trovo seduto in penombra nel mio salotto, con intenzioni omicide o perlomeno di menarmi molto forte. Alvise è grande, grosso e fa il personal trainer. Devo mettermi in sicurezza.
Mangiando senza gusto lo spezzatino coi piselli che per fortuna gli ha servito Liana, la collega di Jolanda, Lorenzo prende il telefono e chiama Ludovica.
“Ciao amore, come va?”
“Lorenzo! Topino!”
“Sei in ufficio?” chiede lui, che non ama essere chiamato topino in presenza di altri.
“ Si ma sono sola! Ho appena rifiutato di ridiscutere un mutuo! E il tipo è uscito che quasi piangeva, pensa te! “
“Brava. Senti, vieni a cena da me, stasera?”
“Si! Certo! “
“E ti fermeresti anche a dormire?”
Ludovica trasecola ed esulta. E’ la prima volta che Lorenzo le chiede di fermarsi da lui. A volte è successo, ma sempre di sabato, e in modo casuale, lei era lì, e lì restava. Ma questo è un invito!
Non sarebbe contenta, se sapesse che l’invito è dovuto alla speranza che, se lui non è solo, Alvise si trattenga dal compiere atti violenti, e quindi Lorenzo la usa come una specie di giubbotto antiproiettile umano. Ma sono tante le cose che, se non le sappiamo, non ci fanno male, e Ludovica è contentissima. Stasera, pensa, lascio lì spazzolino, pigiama e pantofole. Il primo passo!

Ludovica e Stella marina arrivano più o meno insieme al numero 11 di via delle Magnolie, stasera. Stella Marina è in bicicletta, Ludovica ha parcheggiato la sua piccola Mercedes a cinquanta metri, e si avvicina di buon passo, dondolando vistosamente una Keepall Bandouliere di Vuitton da 1450 euro, in cui ha stipato spazzolino da denti, dentrificio, camicia da notte La Perla da 184 euro, e babbucce di cachemire Loro Piana da 510 euro. Quando una donna dondola più di duemila euro da una mano e le chiavi di una Mercedes dall’altra, è inevitabile che mostri una certa sicurezza, e così Ludovica trilla più che mai vedendo Stella Marina. E tanto per informarvi, Ludovica è scema, ma non completamente. Ha preso atto del fatto che il suo adorato vive in una palazzina a conduzione familiare, e che nella famiglia sono comprese una rossa fatata nonchè una bruna spessa ma sexy. E ha scelto la tattica dell’inclusione, anche detta la micidiale tattica dell’inclusione. Io faccio l’amicona, così le tengo d’occhio.
“Ciaoooo! Come va?!”
Stella Marina non risponde subito, ipnotizzata alla vista di quella che è, senza dubbio, una borsa da pernottamento. Perchè l’altra borsa, quella da “stasera esco ma poi torno a casa”, ovvero una piccola Prada da 470 euro, pende modesta dall’altra spalla. Si ferma! Stanotte si ferma! Ieri sera Lorenzo mi ha baciata, e stasera lei si ferma! Sono stata soltanto un momento di abbandono primaverile!
“Bene, tutto bene. Benissimo. Tu?”
Ludovica sorride: “ A posto… ci vediamo… tu a che ora entri, al mattino?”
“ Alle otto. Perchè?”
“ Ah.. peccato. Io alle nove. Se no, visto che andiamo nella stessa direzione, domattina potevo darti un passaggio… Oh! Ciao amore!”
Ludovica e Stella Marina si accorgono nello stesso momento che Lorenzo ha fatto capolino dal portone.
“Ludo! Ti aspettavo. Vieni che saliamo insieme.” Breve pausa, poi l’aggiunta. “Oh, ciao Stella Marina come va?”
Ludovica entra. Stella Marina appoggia la bicicletta alla cancellata, e si ferma un attimo a prendere fiato. Non se la sente di entrare e salire, non adesso che per amore di quell’uomo crudele ha rinunciato al conforto di una casa, barattandolo con una cameretta in casa di una deviata mentale, sua nonna. L’ha visto oggi, il post del video in cui Natasha è abbandonata sul tavolo della cucina, accanto a una scatola di cereali, con la lingua di fuori e un nastro violetto attorno al collo, e Maddalena china su di lei sussurra sepolcrale: “ Non ho mai chiesto di diventare bisnonna.” I follower sono 243.000 adesso. E lei non ha voglia, non ha proprio voglia, di cenare con lei. Sole, visto che Claudia tanto per cambiare sta fuori. Oltre a tutto, è una delle poche nonne al mondo che non sa cucinare. Per stasera è previsto un minestrone che sarà sicuramente acquoso e pieno di verdure che nel minestrone non ci devono stare, tipo i peperoni. No. Non salgo. Sono triste, e non ho più una casa.
Stella Marina china la testa fra le ginocchia, osservata con interesse da molti inquilini di Via delle Magnolie 8. E mentre sta lì, troppo scoraggiata perfino per pensare, una mano si posa sui suoi capelli e una voce gentile, sia pure con una punta di durezza, le dice:
“Ehi. Che c’è? Stella Marina? Stai bene?”

 

“No, non sto bene, “ Stella Marina risponde senza alzare la testa, tanto ha riconosciuto la voce, e non ci tiene a vederlo in faccia.
Gabriele si accovaccia accanto a lei, senza badare al suo elegante soprabito blu che striscia sul marciapiede.

“Cos’hai? Un calo di zuccheri?”
“Che ti frega?”
“ Hai avuto un incidente con la bici?”
“No, ho avuto un incidente con la vita. “
“Grave?”
Lei alza gli occhi e lo guarda, poi sospira: “Non lo so, ma credo di sì. Lo capirò fra un po’. Io le cose non le capisco mai subito.”
E se questo è un modo per dire: “ Ad esempio, che tu potevi essere l’amore della mia vita l’ho capito solo dopo che ci eravamo lasciati, e senza possibilità di recupero. “, Gabriele non coglie, alza le spalle a indicare che sono solo chiacchiere, e le tende una mano.
“Dai, alzati. Qualunque cosa sia successa, non la risolverai stando seduta per terra.”
Stella Marina non si alza, e lo guarda male. “ Tu che ci fai qui?”
“ Devo vedere tuo fratello.”
Oh no. Brivido. Questo è l’inizio della fine. Alvise vuole divorziare. Crede che Lorenzo e Giulietta siano amanti traditori. Non l’ha convinto, la storia del ballo. Oh no no. Devo fare qualcosa.
Stella Marina si alza di scatto, e afferra un braccio di Gabriele, trascinandolo verso il portone. “Dai. Saliamo. Vengo con te. Devo parlare ad Alvise prima che sia troppo tardi.”
“Troppo tardi per cosa?” Entrano e iniziano a salire le scale, lei davanti, piena di energia salvifica, lui dietro, perplesso.
“Per il divorzio.”
“Divorzio? Mi ha parlato di un inquilino..”
“Appunto.”
Gabriele rinuncia a capire, ha frequentato i Boscolo abbastanza da saper che sanno ingrovigliare anche faccende semplici, e aspetta di parlare con Alvise, che ha già aperto la porta, e sta sulla soglia con Giulietta, teneramente appesa al suo braccio.
Teneramente appesa al suo braccio? Stella Marina li guarda confusa, e in quello stesso momento purtroppo arrivano sul pianerottolo anche Lorenzo e Ludovica.
Come mai? Come mai visto che erano entrati almeno dieci minuti prima?
Prima di saperlo, bisogna fare un salto a Bridgeton, nel New Jersey.

A Bridgeton, nel New Jersey, siamo nel primo pomeriggio, e Antonia Capece nata Ballarin sta bussando energicamente alla porta di sua figlia Nancy, che vive nell’altra metà di villetta bifamiliare. In questo momento Nancy sta parlando al telefono con suo marito Angus McDermott, di chiare origini scozzesi, capo elettricista di una emittente televisiva, al momento impegnato nel Maine. Angus non lo incontreremo mai di persona, probabilmente, ma è da lui che Jeremy ha ereditato tutto quell’arancione.
Quando Nancy chiude la telefonata e va ad aprire, sua madre ha le sopracciglia unite in un unico ciglio minaccioso.
“Qua c’è qualcosa che non va, stammi bene a sentire.”
Poco prima, infatti, Antonia ha chiamato suo nipote per avere notizie precise sull’appartamento. E’ vivibile? Si trova bene, geremi? C’è l’acqua corrente, o ancora vanno al pozzo, quelli? Jeremy l’aveva rassicurata, era sistemato benissimo, la mansarda era deliziosa, unica cosa, forse nonna aveva fatto confusione perchè l’alloggio suo era al quarto e non al secondo piano.
“ Io non ho fatto nessuna confusione, Nancy. Nonno Florindo mi ha lasciato l’appartamento sito al secondo piano della palazzina in via delle Magnolie 11 a Bellariva Lago. Che c’entra la mansarda?”
Nancy sta preparando un concentrato di sedano e mela verde, il suo concetto di spuntino.
“ Ma che ne sai, mà! Con questi testamenti, non si capisce mai niente… sarà un codicillo.”
Antonia guarda con disgusto quella decerebrata di sua figlia. Ha preso tutto dal padre, il defunto Carmine Capece.
“Nancy. Senti a me. Io ho ereditato l’alloggio al secondo piano. Punto. Bisogna che qualcuno vada giù in Italia a vedere che caspita succede.”
“C’è Jeremy in Italia. Può vederlo lui, che caspita succede.”
“ Quelli sono furbi. Lo fregano. Ci vuole una donna, e tosta pure. Hai qualche idea?”

Ignari della donna tosta che potrebbe piombare fra loro, i sei del pianerottolo si fronteggiano, tutti variamente emozionati, tranne Ludovica che non capisce niente e che è comunque responsabile dell’incontro. Infatti quando è entrata nel portone, invece di salire subito come Lorenzo avrebbe voluto, ha preteso di andare in giardino ad ammirare il chaenomeles carico di fiori rossi. E anche la forsythia carica di fiori gialli, e altre piante del piccolo giardino condominiale. Questa ammirazione botanica aveva richiesto quasi un quarto d’ora, durante il quale Lorenzo aveva tremolato come una crème caramel. E se arriva Alvise? Ma finalmente Ludovica si era placata, ed erano saliti: lui avrebbe voluto prendere l’ascensore ma l’insopportabile guastafeste aveva trillato qualcosa tipo “Ma no che ci fa bene fare le scale!” ed era partita due gradini alla volta.
A dimostrazione che fare le scale non fa affatto bene, eccoli lì, sul pianerottolo del primo piano, di fronte ad Alvise, Giulietta, Stella Marina e un tipo in blu con l’aria rapace.
Alvise è il primo a reagire. Si avvicina a Lorenzo agitando un dito con fare scherzosamente minaccioso.
“Eh eh.. credevate di fregarmi, eh? Ma il diavolo fa le cose.. le pentole, e niente coperchi… “
Tutti nella vita ci siamo chiesti come mai il Diavolo, questa persona così potente, abbia trascurato di produrre anche una manciata di coperchi, ma non è questo il momento di cercare una risposta, perchè Stella Marina si butta avanti impetuosa e cerca di fermare il fratello.
“Aspetta! Non hai capito! E’ solo.. un concorso di ballo! Lorenzo e Giulietta ballano e basta!”
“ E allora? Tu che ne sai? Tu che c’entri? Quand’è che impari a farti gli affaracci tuoi?” Alvise vorrebbe prendere a spintonate sua sorella come faceva quando avevano rispettivamente dieci e sei anni, ma sa che da grandi non si può.
“ No.. io…” Stella Marina si rende conto di aver miserabilmente toppato. Alvise ha creduto a Giulietta, non ha nessuna intenzione di divorziare, vuole vedere Gabriele per qualche altro motivo che chissà qual è, e adesso il vero problema è Ludovica, che li sta guardando con la bocca aperta, e non è una bella immagine.
“Lorenzo e Giulietta cosa? Che ballo? Cosa state dicendo?”
“Niente, amore.. vedi… è una sorpresa.. volevo farti una sorpresa.. ehm.. Giulietta e io ci siamo iscritti a Italian Dancin’ Talent, e siamo arrivati in semifinale…”
“Semifinale! Quindi tu da mesi mi inganni! Ecco perchè sfuggi sempre come una biscia nel prato! Per andare a ballare con lei! E tu..” si rivolge con un balzo felino a Giulietta, che attende placida, sempre appesa al braccio del marito. “Tu! Che ti fingevi mia amica! Sei una..”
“Alt.” Giulietta mette una mano sulla bocca di Ludovica, che tenta inutilmente di morderla. “Non dire cose di cui poi ti pentiresti. Si, ti ho, ti abbiamo mentito. Si, Lorenzo e io ci siamo iscritti a Italian Dancin Talent, e ci alleniamo di nascosto. Ma c’è un motivo. Molto importante. Che ti riguarda.”
Alle spalle di Ludovica, Lorenzo fa gli occhiacci a Giulietta. Non dire cazzate, la implorano quegli occhiacci. Ma Giulietta ha intenzione di divertirsi un po’.
“ Il premio, Ludovica. Questo è il motivo. Cinquantamila euro, se vinciamo. Venticinquemila a me, e venticinquemila a Lorenzo. E sai perchè lui vuole vincerli, quei venticinquemila?”
Alvise non capisce. Come è possibile cha sapere che lo scopo di tutto questo è comprarsi una Lamborghini Diablo possa placare Ludovica? In base alla sua esperienza, le donne non apprezzano questo tipo di acquisti.
“Per sposarti, Ludo. Perchè vuole essere all’altezza. Tu sei la figlia del sindaco, e tua madre è una donna immensamente ricca. Lorenzo ha il suo stipendio, buono sì, ma niente di strepitoso. E lui vuole avere di più, per darti di più. Ecco perchè da mesi si sottopone a sfiancanti sedute di ballo. Perchè ti ama, solo per questo.”
Stella Marina sente il suo cuore raggomitolarsi in un angolino, e un affanno di cotone chiuderle la gola. La sposa. Tutto è perduto. Senza sapere quello che fa, stringe fortissimo la mano di Gabriele, e non si accorge dello sguardo che Lorenzo lancia a Giulietta mentre Ludovica lo abbraccia dicendo parole incoerenti. Quello sguardo è una promessa: te la farò pagare. E cara.

Quando l’assembramento sul pianerottolo si disperde, Gabriele entra finalmente in casa di Alvise, e si siede con lui e Giulietta in soggiorno, ma prima che possa iniziare a capire perchè è lì, vede passare Natasha, Dimitri e una scala a pioli di alluminio.
“Bambini! Dove andate con quella scala?” chiede Giulietta.
“Da nonna,” risponde Natasha. “Deve ammazzare Dimitri.”
“Ah, okkei. Mangiate da lei?”
“No!” strilla Dimitri. “ Ci fa la pasta a colla!”
“Prendo le pizze,” propone Alvise. “Fermati pure tu, Gabri.”
Sistemata così la questione cena, e dopo qualche convenevole, Alvise viene al punto.
“Abbiamo un problema, e ho bisogno del tuo consiglio.”
Gabriele annuisce. Ha l’impressione che i problemi siano più di uno: ad esempio, Stella Marina immischiata con quell’imbecille che balla con Giulietta ed è fidanzato con la figlia del sindaco. La cosa non lo riguarda e non gli interessa, però accidenti quella ragazza proprio non li sa scegliere, gli uomini.
“ Sai l’alloggio del secondo piano? Quello affittato? Ecco. In teoria quell’alloggio sarebbe di una nostra cugina che vive in America… “
“ Non esiste la proprietà teorica.”
“ Si, ecco.. sarebbe suo ma di fatto lo stiamo affittando noi da dieci anni. Lo abbiamo messo a posto e lo affittiamo, solo che a lei non lo abbiamo detto. Vorrei sapere se è un reato.”
Gabriele lo fissa un istante.
“Magari, fosse un reato.”
“In che senso?”
“Nel senso che sono almeno tre. Vuoi che te li elenchi?”
Alvise scuote la testa e si alza. “Quando torno con le pizze. Tu come la vuoi?”

“Nonna ma se cado davvero?”
“ Certo che cadi davvero. Ti prende zia.”
Maddalena sposta il piede del nipotino sul gradino più alto della scaletta, conferendogli una estrema precarietà. “Natasha passa il martello a nonna, da brava. “
Natasha porge il martello a sua nonna, che per l’occasione ha messo la pelliccia di rat mousquet che era di sua madre, e che da decenni si sfalda indisturbata in una custodia di cellophane, circondata da antica naftalina.
“L’assassina con la pelliccia di ramuskè!” annuncia felice, impugnando il martello.
“Cosa sarebbe sto ramuskè?” chiede Claudia, incaricata delle riprese col telefonino. A Stella Marina spetta il dubbio compito di acchiappare Dimitri quando cadrà.
“Topo,” risponde sua nonna. “Sei pronta? Vado!”
E sogghignando sinistra in una pessima imitazione di Vincent Price, Maddalena assesta una martellata violenta alla scala.

Terminato l’omicidio di Dimitri, e mangiata la pasta a colla, Claudia e Stella Marina controllano che l’esausta Nonna Assassina sia a letto tranquilla, con una tisana sul comodino e la tele accesa su una replica di Topazia scovata su Tele Vescovi, e scendono a fumare in giardino. Normalmente fuma soltanto Claudia, ma Stella Marina ha deciso che questa è la sera giusta per iniziare.
“ Cioè, io credevo che fosse l’amante di Giulietta,” sta finendo di raccontare a sua cugina, “e invece vuole sposare Ludovica.”
“Mah.” Claudia fa una gran boccata, e fissa la luna.
“Mah cosa?”
“Che ne sai. Tu credi a tutto quello che dice Giulietta? Io no.”
“ Perchè avrebbe dovuto inventarsi una cosa del genere?”
“Perchè ha i capelli azzurri? Perchè manda in giro i suoi figli vestiti da pelouche? Perchè non lavora? Ci sono un casino di cose che non si capiscono, in quella ragazza.”
“Lo lascio perder, Cla? Cioè, a parte tutto, non mi ha neanche guardata, quando ci siamo visti prima. Cioè, non esistevo proprio, per lui.”
“ E Gabriele?”
“Gabriele cosa?” Subito irritata. Se fino a pochi mesi prima anche solo sentir nominare Gabriele la faceva piombare nel languore, adesso tutto ciò che lo riguarda la irrita, è ortica per lei.
“ Da come mi hai raccontato, era tenero, con te.”
“ Claudia. Lascia perdere, okay? Sono già abbastanza incasinata con Lorenzo. Non tiriamo in ballo pure Gabriele.”
“ Non esce con nessuna, in questo periodo. C’è Lucrezia Barella dello studio Bigotti e Barella che lo tampina da matti ma lui niente. Ed è pure figa. “
“Non mi interessa. “
Claudia sta per replicare, ma in quel momento vedono arrivare qualcuno che apre il cancello e viene verso di loro.
“Ciao!” lo saluta Claudia, agitando per aria la sigaretta. “Come va?”
“Ehi, ciao ragazze.. stanco morto. Primo giorno di lavoro. Milano è.. faticosa. E voi? Tutto bene?”
I tre iniziano una blanda conversazione, Jeremy in piedi, con l’aria di voler al più presto entrare e raggiungere le comodità che lo aspettano lassù, quelle che una volta aspettavano Stella Marina: il bollitore rosso, il frigo pieno, la coperta patchwork, uno scaffale pieno di thriller, la tele davanti al divano.. persa in questi rimpianti, solo dopo un po’ si accorge che Claudia le sta piantando ripetutamente un gomito in un fianco. Tump tump tump. Accorgersene e capire perchè è tutt’uno. Non si è cugine da sempre per nulla. Con un vistoso quanto falso sbadiglio, Stella Marina si alza dal gradino su cui era seduta, e annuncia:
“Vado su, ora di dormire. Notte..”
“Notte… lascia aperto così non suono.” Claudia rivolge un sorriso misterioso a Jeremy, e batte leggermente sul gradino accanto a lei.
“Siediti qui un attimo, e raccontami tutto. Come ti è sembrata, l’autostrada?”
Eccola qui, la sliding door di Jeremy. Si siede o non si siede?

Intanto, all’altro capo dell’oceano Atlantico, nell’ormai familiare cittadina di Bridgeton, Nancy sta parlando al telefono con Angus, suo marito, circondato da grossi cavi in uno studio televisivo del Maine.
“Capisci? Non ci posso mandare mamma. Ha 83 anni e una protesi all’anca.”
“ Capisco, tesoro.”
“ Abbiamo parlato con Debra Lou, ma dice che lei non è la schiava di nessuno.”
“Ha ragione, tesoro.”
“E quindi ci devo andare io. Devo andare in Italia, Angus. Perchè forse i parenti italiani ci stanno imbrogliando.”
“E’ normale, tesoro. “
“Non ti dispiace, vero?”
Angus riflette un attimo. “No. Direi di no. Torni presto?”
“Speriamo. Con l’Italia non si sa mai.”

 

A breve distanza da via delle Magnolie c’è un grande viale di tigli, che attraversa la maggior parte di Bellariva, e arriva fino al lago dell’Ondina. E’ viale Segretari del PCI, e proprio a metà c’è la palestra GYM LIFE, il piccolo regno di Alvise, dove in questo uggioso pomeriggio di aprile si fronteggiano, per una sommaria resa dei conti, Giulietta e Lorenzo. E’ il giorno seguente a quello molto turbinoso in cui la faccenda di Italian Dancin’ Contest è diventata di pubblico dominio, e Lorenzo si è trovato, senza averne la minima intenzione, impegnato a sposare Ludovica.
“Togliti subito dalla testa l’idea di uno scherzetto,” gli sta dicendo Giulietta, minacciosa. E’ pronta per provare il paso doble, e infatti indossa un’ampia gonna a volant, che agita stile Carmen quando ha i nervi, ma l’effetto è un po’ guastato dai capelli azzurri.
“Che cazzo ti è passato per la testa, si può sapere?” Lorenzo cerca di essere altrettanto torero, ma non ce la fa, l’ingegnere di provincia in lui prevale sempre. “ Lo sai benissimo che voglio prendermi la Diablo, e non sposare Ludovica. Tu me la paghi, vedrai.”
“ E cioè? Cosa vuoi fare, toppare la semifinale? Preferisci uscire piuttosto che vincere? Quanto sei imbecille, Lorenzo. Ieri la priorità era mettere tutti tranquilli, a cominciare da Alvise. Mica hai firmato un contratto. Non vuoi sposarla e vuoi comprarti sta macchina della malora? E fallo. Molla Ludovica, e comprati la Diablo. Ma non farmi perdere tempo. Paso doble.”
“E già, è facile parlare, per te. Ma sono io quello che si è già sorbito un elenco di possibilità per la lista nozze!”
“Uffa! Vinciamo, sali su quella tua Lamborghini, e scappa.
Forza! Paso doble!”

Mentre Lorenzo e Giulietta si impegnano sulle note di “Guitarra espanola”, è arrivato per noi il momento di sollevarci nel vento e sorvolare la penisola, per fare conoscenza con i loro più temibili rivali, quei Loris e Mikela già più volte citati. Coppia sul parquet e nella vita, Loris e Mikela vivono nella bella città di Termoli, dove possiedono di comune e amorevole accordo una panetteria. Anche loro hanno ceduto al richiamo di questo concorso, organizzato per lanciare Sky Dance. Il nuovo canale tematico di Sky inizierà ufficialmente le trasmissioni proprio con la serata finale del concorso, quella in cui quattro coppie si sfideranno live, dopo mesi in cui sono state giudicate in base ai video inviati, e sottoposti alla votazione di 150 esperti. Ma la coppia dei vincitori sarà decisa dal televoto, secondo il più classico degli schemi talent. E Giulietta trema, così come trema Mikela, nella sua profumata panetteria.
Gli otto semifinalisti hanno avuto la possibilità di vedere i video dei rivali, inviati dalla redazione per creare tensione e ansia nei concorrenti, e tensione e ansia hanno creato.
“Quella è feroce, Loris,” sta dicendo Mikela, mentre estrae dal forno una teglia di pizza ai friarielli.
“Ma noi c’abbiamo il voto organizzato, Miki.”
“Potrebbe non bastare. Dobbiamo studiarci qualcosa.”

Si è seduto. E adesso si maledice, povero Jeremy, che non è arrivato in Italia da neanche 48 ore e ha già tradito Debra Lou. Lo sapeva, lo sapeva che doveva stare alla larga dalla cugina Claudia! E allora, se lo sapeva, perchè non l’ha fatto? Perchè si è seduto su quel dannato gradino? E perchè, quando lei ha sussurrato, “Saliamo da te” non ha opposto un cortese rifiuto, adducendo a pretesto la stanchezza e i residui di fuso orario? E adesso? Come se ne tira fuori, che ce l’ha al piano di sotto, la tentazione? Sa che sarebbe stato meglio non tornare a casa, stasera, e fermarsi a dormire a Milano, anzi, forse la cosa migliore sarebbe trasferirsi proprio a Milano, e non tornare più in quella pericolosa mansarda che tra l’altro probabilmente non è neanche l’appartamento di sua nonna. Ma chi se ne frega. Non mi importa se non è l’appartamento giusto, pensa Jeremy parcheggiando all’autogrill di Novara per una breve sosta ristoratrice. Mi piace, e anche Claudia mi piace, e che male faccio a Debra Lou, visto che lei non lo saprà mai, e fra sei mesi torno a casa? Questa è un’altra vita, che non c’entra nulla con la mia vita a Bridgeton. Loro sono là, e io sono qua.
Ed è lì che si sbaglia, come sta per scoprire. In quell’istante preciso gli arriva l’impellente suono di un messaggio, e il messaggio è di sua madre. “Arrivo giovedì poi ti spiego vieni a prendermi a Malpensa ore 18 credo locali ti faccio sapere.”

“ Com’è che oggi è tutto il giorno che hai la faccia da Biancaneve?” chiede perplesso Gabriele. “Ti manca solo il fiocchetto rosso in testa. Che ti succede, Claudia?”
E’ un momento tranquillo nello studio Romagnosi, Romagnosi & Lamberti, e Gabriele e Claudia si stanno prendendo un caffè alla macchinetta. I Romagnosi, padre e figlio, sono chiusi nei rispettivi studi con gente che vuole divorziare e gente che vuole far causa agli inquilini, e loro hanno il tempo di fare due chiacchiere amichevoli.
“ Forse mi sono innamorata,” risponde lei guardinga ma non riservata.
“ Tu? Ma come? Non avevi chiuso per sempre con l’amore, per via di quel tizio, come si chiama…”
“Federico Vidussi, accidenti a lui. Eh si, avevo chiuso, ma nella vita è così, che non puoi mai avere certezze. Credi di aver chiuso, e poi arriva uno, si siede vicino a te sui gradini davanti al portone…”
“No! Non mi dire che pure tu ti sei innamorata di quel buffoncello abusivo del secondo piano!”
“Chi? Lorenzo? No, quello lo lascio tutto a Stella Marina, anche se la vedo dura, per lei. Si sono baciati ma…”
“Si sono baciati? E la fidanzata?”
“E dai, Gabriele. Da quando quelli fidanzati non baciano le altre?”
“Sei cinica, Biancaneve.”
“Pure il mio, è fidanzato. Sono tutti fidanzati. O sono fidanzati, o sposati, o gay. Che dobbiamo fare, noi ragazze?”
“Io non sono nessuna delle tre cose.”
“E quindi? Ci mettiamo insieme?”
“Scherzi.”
“Lo vedi? Tu sei innamorato di mia cugina, fra l’altro.”
“Non dire cazzate.”
“ Lo sei. Ma non parliamo di te. Parliamo di Jeremy.”
“Ah, è lui? Il cugino americano a cui avete rifilato la casa sbagliata?”
“Lui. Abbiamo passato la notte insieme e.. non lo avrei lasciato più. Gli sarei rimasta attaccata come una patella sullo scoglio.”
“Ma lui?”
“Ma lui è andato a Milano a lavorare, e non mi ha per niente detto ‘ci vediamo stasera’”.
“ Abitate nella stessa casa. Ti vedrà per forza.”
“Tu non capisci. Io voglio un progetto.”
Gabriele trasecola. “ E anche tu, però! Avete passato una, dico una notte insieme, e già vuoi il progetto? Lo vedi perchè poi gli uomini scappano?”
“Oh, non ti preoccupare. Quello non scappa. Ci penso io. “
Segue un attimo di silenzio, il caffè l’hanno bevuto, Claudia sembra contenta di essersi confidata, e un tramestio nell’altra stanza indica che deve riprendere le sue funzioni di segretaria, ma Gabriele non ce la fa, a non chiederlo.
“Senti ma.. Stella Marina è proprio innamorata di quello, secondo te?”
Claudia ride: “ Perchè non glielo chiedi tu? Hai quindici anni, o cosa?”

Anche stasera Stella Marina pedala attraverso il centro per tornare a casa, e passa lungo l’happy hour del Pink Flamingo, e si chiede con una certa ansia se incontrerà Lorenzo, o peggio che mai Lorenzo e Ludovica, e in caso prepara un paio di reazioni: la noncurante un po’ distratta che parla al cellulare e li saluta con un secco cenno del capo, l’allegrona che fa una battuta simpatica, peccato che le vengono in mente solo battute antipatiche, la scorbutica che li guarda male ed entra sbattendo il portone. Ma non c’è bisogno, perchè quando arriva davanti al cancello non c’è nessuno. Salva. Entra, fa il giro per mettere la bici dietro, e dietro c’è lui, appoggiato al fico, la bella faccia bruna oscurata.
“Ehi. Ti va se facciamo due passi fino al lago? “

E’ come la storia dello scorpione e della rana. Lorenzo non aveva nessuna intenzione di portare Stella Marina in riva al lago. Quando è sceso in giardino lo ha fatto perché sperava che quel verde suburbano lo aiutasse a trovare il metodo giusto per togliere dalla testa di Ludovica qualunque aspettativa matrimoniale, pur senza rompere con lei. Perché questo deve essere chiaro: Lorenzo non vuole affatto rompere con Ludovica. Gli piace, molto, e in più ha degli optional irresistibili: villa a Roquebrune, possibilità di fargli togliere le multe, doni periodici che vanno da un minimo di cachemire a un massimo di Iphone Ultimo. Il suo progetto, come direbbe Claudia, è continuare a frequentare Ludovica senza impegnarsi, fino a quando non ne troverà un’altra che gli piaccia di più pur presentando gli stessi optional. E’ un progetto semplice, di facile esecuzione, se non ci si fosse messa di mezzo la strega del primo piano. Ora bisogna resettare il programma, e per questo è sceso in giardino, e ha visto arrivare Stella Marina e la sua bicicletta. Anche Stella Marina gli piace molto, in assoluto, e al netto degli optional, gli piace parecchio più di Ludovica, ma a parte se stessa non ha nulla da offrirgli, e se stessa non basta. Quindi non ha la minima intenzione di proseguire quello scambio di baci con lei, tanto meno adesso che i rapporti coi Boscolo in generale si sono un poco infeltriti. La sua intenzione è: girare alla larga.
E allora perchè adesso è sul lungolago dell’Ondina e le sussurra parole che non pensa? Perchè è scorpione, e deve pungere, anche se sa che pungere lo porterà al disastro. E’ la sua natura, e dopo essersene lasciato dominare fin dalla pubertà, non comincerà certo adesso, a trent’anni passati, a prendere il manico del coltello.
“ Non ti posso resistere, voglio averti nella mia vita, voglio perdermi nel tuo profumo.”
Veramente? Pensa Stella Marina, che quel mattino si è spruzzata una buona dose del Diorissimo che le ha regalato Giulietta a Natale. Veramente Diorissimo ha tutto questo potere? Nonostante l’ebbrezza, però, in quelle parole c’è qualcosa che la disturba, e non ci mette molto a individuare cosa.
“Non puoi perderti nel mio profumo. Stai per sposare Ludovica. Dai, torniamo a casa, e lasciamo perdere tutto quanto.”
“Non la sposerò. Non posso. Adesso non posso. Ti ho conosciuta, non posso.”
“ Vuoi dire che la lascerai?”
Accidenti alle donne, pensa Lorenzo, contemplando la placida superficie del lago, e desiderando che le donne in generale fossero più simili ai laghi, placide superfici. Invece è sempre così, vogliono decisioni, vogliono scelte, non comprendono il fascino delle situazioni fluide. Ma lui sa come rispondere, ha anni di pratica alle spalle.
“Non lo so. Non so niente. In questo momento non posso decidere niente. So che tu mi hai fatto impazzire, e che non sposo nessuno. Solo questo so. Andiamo a casa?”
Stella Marina sa che “andiamo a casa?” significa “Vogliamo deciderci una buona volta a fare l’amore e poi sia quel che sia.” Ma neanche lei è una novellina. Il riparatore di frigoriferi ucraino con due fidanzate qualcosa le ha insegnato.
Perciò vanno a casa, e dopo qualche altro bacio incoerente, si separano diretti ognuno al suo appartamento, lui parecchio seccato, lei abbastanza soddisfatta.
Ad accoglierla, due donne in stato di grande agitazione. Claudia è vestitissima, truccatissima e con dei tacchi sproporzionati alla sua statura. La nonna corre avanti e indietro per la cucina, agitando il cellulare.
“Duecentonovantamila folour! Ormai sono una influenze! Sono una influenze, ragazze!”
“ Fa vedere, nonna, se continui ad agitare quel coso lo romperai, fa vedere che capisco.”
Claudia strappa di mano il telefono alla nonna, mentre Stella Marina posa la borsa, nota che non c’è la minima traccia o possibilità di cena, in quella cucina, e chiede che sta succedendo.
“ I follower della nonna sono aumentati di brutto. Si vede che gli omicidi piacciono! La Nonna assassina incontra.”
“ Facciamone uno che.. come si dice?”
“Spacchi. Uno che spacchi, nonna. Ma cenare?” Stella Marina apre il frigo e tira fuori dello stracchino piuttosto vecchio, una busta di insalata lanuginosa e qualche uovo.
“Esci?” chiede a Claudia. La domanda è retorica, certo che esce, non si sta in casa con un tubino verde acqua e tacchi altissimi.
“No no. Casomai dopo salgo un attimo al quarto.”
Ahh… Stella Marina ovviamente sa tutto dello Sviluppo Gradino della sera prima, e capisce che la Sindrome Inquilino ha colpito anche la povera Claudia. “Avete appuntamento?”
“Eh.. no. Appuntamento no. Ma se mi chiama non voglio perdere tempo a prepararmi.”
“Ragazze. Vogliamo fare questo omicidio? Voglio arrivare a mezzo milione entro la settimana. Vado a mettermi qualcosa di adatto.”
“Nonna! Prima mangiamo.”
“Mangiate voi, che avete tempo da perdere!”

Sorge il mattino in compagnia dell’alba, e non è un mattino qualsiasi. Siamo arrivati al fatidico giovedì, quello in cui Nancy McDermott nata Capece arriverà a Malpensa alle 18 ora locale. Negli ultimi due giorni Jeremy l’ha chiamata un paio di volte per convincerla a non partire, ma Nancy era stata irremovibile.
“Nonna vuole vederci chiaro.”
“Non c’è bisogno, mamma. E’ tutto a posto.”
“Nonna dice che ti hanno dato l’appartamento sbagliato.”
“ Guarda, va bene così. E’ molto carino. Non c’è problema.”
“E’ per il principio. Mi ha dato tutte le carte. Se quelli ci imbrogliano, li spelliamo vivi.”
Niente. Jeremy lo sa, che è nonna a comandare in famiglia, e che se sua madre le dice parti Nancy parte, ma con l’innato ottimismo che lo contraddistingue, spera di limitarne la permanenza a pochi giorni.
“La spedisco a Firenze,” pensa tutto allegro partendo per Milano quella mattina.

Anche Alvise è allegro: ormai ha sposato con tutto se stesso il progetto Italian Dancin’ Talent, e questo è il giorno in cui gireranno il video da mandare in semifinale. Il programma indicato dagli autori del programma chiede un caraibico, un latino americano, un quickstep e un valzer inglese. Lorenzo avrebbe voluto farlo la sera, dopo il lavoro, ma Alvise e Giulietta hanno preteso che si prenda un giorno di mutua o ferie per lavorare con calma.
“Guarda che loro la panetteria oggi la tengono chiusa,” ha precisato Alvise, torvo.
E come fa Alvise, situato a Bellariva Lago, Piemonte occidentale, a sapere che Loris e Mikela a Termoli tengono la panetteria chiusa?
E’ perchè non conoscete i Boscolo, che vi fate questa domanda. I Boscolo hanno infatti ramificazioni, parenti, amici di cresima ed ex colleghi in ogni regione e forse anche ogni provincia d’Italia. E a Termoli sono presenti parecchi rami della famiglia D’Uva, un cui rappresentante ha sposato vent’anni fa la cugina Gisella. E’ stato semplicissimo chiamare Michele D’Uva e incaricarlo di indagare sul conto di certi Loris e Mikela ballerini locali.
“Ah è il panettiere di via Mascilongo, quello,” aveva subito reagito Michele.
“ Mi serve che lo tieni d’occhio e riferisci. “
E Michele stamattina ha chiamato Alvise, comunicando che “ Pane, Sole e Amore”, la panetteria di Loris, è chiusa.
“Quindi pure noi dobbiamo prenderci il nostro tempo. Forza ragazzi. Vi aspetto in Palestra per le dieci. Li dobbiamo sotterrare, gli altri sette. Dovete aver già vinto prima ancora di entrare in finale.”

Alle diciotto, l’aereo da New York atterra regolarmente a Malpensa, e Jeremy è regolarmente presente al gate, in attesa tutt’altro che impaziente di veder spuntare sua madre, speriamo con poco bagaglio.
Ma sua madre non spunta. Quando anche l’ultimo passeggero del volo da New York è apparso al gate, risulta evidente che Nancy su quell’aereo non c’era. Jeremy prova a chiamarla, ma il numero risulta irraggiungibile.
E’ scomparsa. Sua madre è scomparsa. Oh no, pensa Jeremy, dirigendosi verso l’Ufficio della Polizia, sembra l’inizio di un film degli anni 70!

 

La prima cosa sensata da fare, Jeremy la fa, perchè è un uomo sensato. Va al banco della compagnia aerea, e controlla se sua madre si è imbarcata sul volo da New York. Ma certo, eccola qui, Nancy McDermott, carta di imbarco e tutto. Sull’aereo ci è salita. E di conseguenza è anche arrivata. E poi? L’hanno rapita sulla pista? E’ rimasta chiusa in un bagno? Jeremy non sa se andare direttamente alla Polizia o imbarcarsi in una ricerca personale che, proprio come in un film degli anni ’70, lo porterà a scoprire un complotto internazionale in cui sua madre è rimasta casualmente coinvolta. Mentre le parole “Costa Gavras” attraversano senza un perchè la sua mente, prova per l’ennesima volta a chiamare Nancy, e per l’ennesima volta il suo telefono risulta irraggiungibile. Va bene: Polizia. Si mette alla ricerca della familiare scritta azzurra, e in quel momento il telefono suona. E’ lei! E’ lei!
“Mamma! Dove sei?”
“Niente, non ti preoccupare darling, va tutto molto bene.”
“Dove sei!”
“ Al momento non posso dirtelo. Sono con amici, sto benissimo, poi ti spiego.”
“Ti hanno rapito?”
“Ma no! Che sciocchezza. Ho avuto un imprevisto. Piacevole. Non posso darti i particolari, per ora. Ti raggiungo fra qualche giorno. Tranquillo.”
“Non ti ho vista scendere dall’aereo! Dove sei?!”
“Uffaaa! Sono alla stazione centrale di Milano. Ti ho detto che poi ti spiego. Certo che mi hai vista scendere. Ero quella signora araba con il mantello azzurro. Ciao tesoro, ci sentiamo. Non dire assolutamente niente a tua nonna. O a tuo padre. Li ho già chiamati io dicendo che ero con te. “
Prima che Jeremy possa aggiungere qualcosa, Nancy ha riattaccato, e in un istante il suo telefono è di nuovo irraggiungibile.
Signora araba? Ripassando mentalmente la folla sciamata attraverso il gate, Jeremy ricorda un gruppetto di donne velate, alcune con il viso scoperto, altre con lo hijab fino agli occhi. E quindi Nancy era una di quelle? Si è finta araba per sfuggirgli? Ma perchè? Perchè?
Risposta non c’è, e Jeremy torna al parcheggio e se ne va. Non gli resta che aspettare. Per tutto il viaggio verso Bellariva si fa mille domande e non si da neanche una risposta, e quando arriva a casa è affamato, stanco e preoccupato.
Mentre attraversa il giardino, vede passare Claudia con un sacchetto dell’immondizia, diretta ai bidoni dietro casa. Claudia! Negli ultimi giorni l’ha evitata, secondo il classico elastico del senso di colpa: tradisco, mi sento in colpa, decido di non farlo più, resisto per x tempo, lo faccio di nuovo. Ma stasera non la evita: ha bisogno di parlare con qualcuno, davanti a un piatto di pasta. Gli sembra, illuso, di non desiderare di più, in quel momento. Gli sembra, ipocrita, che la stessa Debra Lou, se lo vedesse ora, non troverebbe nulla da eccepire in quattro chiacchiere rasserenanti con la vicina incontrata per caso.
Naturalmente non l’ha incontrata per caso. Da ore Claudia era appostata sul balconcino del terzo piano, e quando lo ha visto parcheggiare cento metri più avanti, ha afferrato un sacchetto dell’immondizia già pronto in attesa da un pezzo, e si è precipitata di sotto.
“Ciao! Come va? Giornata lunga, oggi?”
“Ciao.. si.. no.. non al lavoro. E’ successo un casino con mia madre. Ti va di salire un attimo, che ti racconto?”

Due ore dopo Claudia sta effettivamente dando qualche buon consiglio a Jeremy, ma purtroppo non lo sta facendo seduta a tavola davanti a un caffè, o nel confortevole soggiorno sul vecchio divano a fiori, bensì tra lenzuola e coperta patchwork nel letto sotto la finestra.
“ Domani passa in studio e parlane con Gabriele. E’ il socio più giovane, un ex di mia cugina. Lui saprà cosa fare per ritrovare tua mamma senza tanta pubblicità, vedrai.”
Jeremy annuisce, e si china a baciare la saggia creatura nuda che gli sta accanto, e non fa caso al telefono silenziato che pigola come può, illuminandosi fioco, Debra Lou, Debra Lou, Debra Lou…

Sapete com’è, nelle piccole città a stento sfuggite alla categoria “paese”: ci si conosce un po’ tutti, e i clienti regolari di un supermercato danno del tu alle cassiere, e si considerano quasi amici. Perciò Stella Marina non si stupisce quando la signora Bechis, una quarantenne allampanata che ride troppo, le sventola sotto il naso il cellulare dicendo: “Ehi, Stellina, questa non è tua nonna?”
Stella Marina guarda e sobbalza. Ma quando l’ha fatta questa? Stamattina uscendo per andare al lavoro lei e Claudia l’hanno lasciata compostamente seduta in cucina a colorare dei Mandala per anziani. Ma pochi minuti fa ha postato un video in cui, in abito da sposa, soffoca Alvise con manciate di pasta per la pizza. “Uomini!” urla, mostrando i denti.
Appena arriva la pausa pranzo, Stella Marina chiama suo fratello, che le risponde in modo a dir poco insolito.
“Ehilà! Pim pum pam! Trallalà!”
“Alvise? Sei scemo?”
“ Siamo in finale! Ci è arrivata adesso la comunicazione! Ce l’abbiamo fatta! Cinquantamila, arriviamo!!!”
“Bene. Brava Giulietta. Ma senti qua, cos’è sta foto che ha postato nonna? “
“ Ha recuperato in cantina il suo abito da sposa, e mi ha chiesto di farmi soffocare. L’abbiamo fatta adesso, già l’ha postata?”
“Si. Alvise. Ha 800mila followers. Forse è ora che la facciamo smettere. Le sta un po’ prendendo la mano, questa cosa.”
“Beh, com’è che si dice, prendi questa mano zingara, no? Ciao Stemarì, devo tornare in palestra.”
Stella Marina riattacca, e si guarda intorno: davanti alla Coop di Bellariva c’è un giardino con i giochi per i bambini, e un chioschetto che vende bibite e panini. Va a prendersi un hot dog e una bottiglia di acqua frizzante, e si siede a mangiare sull’altalena, riflettendo sulla deriva familiare. Claudia anche stanotte è tornata alle quattro, nonna commette omicidi virtuali in abito da sposa, Giulietta è in finale in una gara di ballo con l’inquilino abusivo del secondo piano, ovvero l’uomo che lei ama.. e che dopo la sera sul lago l’ha accuratamente evitata. Forse dovrei uscire con Lucio, pensa sospirando, ovvero l’addetto alla gastronomia che la tampina da mesi. Se stasera mi invita, dico di sì.

Ma per buona sorte di Stella Marina, quella sera Lucio della gastronomia non solo non la invita, ma, forse stanco dei suoi ripetuti rifiuti, invita con successo Rosi della Pescheria, ed è con Rosi della Pescheria che si allontana all’ora di chiusura, mentre Stella Marina tutta sola prende la bici e va verso casa. Come sempre attraversa il centro, e passa davanti al Pink Flamingo.. e questa volta qualcuno seduto nel dehors alza un braccio a chiamarla: “Ehi! Stella Marina!”
E’ Claudia, che occupa un tavolino insieme a.. Jeremy e..Gabriele? Stella Marina rallenta, e saluta.
“ Dai, fermati a bere qualcosa con noi. Così ci dai anche il tuo parere.”
“Su cosa?”
“ Scendi da quella bici se vuoi saperlo,” dice Gabriele, secco secco.
Stella Marina scende da quella bici, la lega a un palo della luce, e va a occupare la sedia libera al tavolino.
“Che succede?” chiede. E solo in quel momento si accorge di una grossa palma di cartone che sta marciando spedita verso di loro, e che si ferma accanto al tavolino.
Nessuno sembra stupito di quella presenza, e Gabriele la indica a tutti, come ovvia: “ Eccolo qui. Vi presento Bartolomeo Boriotti.”
“Sono Lisa,” dice la palma, in tono offeso.

Stefania Bertola 

 

 

 

You have touched some fastidious things here. Any way keep up wrinting impuissance masculine.

L'articolo Cosa succede in “Via della Magnolie 11” ? Il romanzo a puntate prosegue. proviene da GazzettaTorino.

]]>
https://www.gazzettatorino.it/wordpress/via-delle-magnolie-11-3/feed/ 0
“Incontri ravvicinati del terzo tempo”. Un eBook di Lidia Ravera. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/ebook-di-lidia-ravera/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/ebook-di-lidia-ravera/#respond Tue, 07 Apr 2020 09:58:37 +0000 https://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27673 Lidia Ravera, scrive con la consueta sottigliezza, eleganza e partecipazione un testo, che vuole dare una mano alle donne, poi con ironico acume sottolinea “della mia stessa era geologica, ma anche alle altre” insieme ad altre autrici, che collaborano alla collana di romanzi d’amore over 60. Si tratta di una un’antologia di racconti intitolata “Incontri […]

L'articolo “Incontri ravvicinati del terzo tempo”. Un eBook di Lidia Ravera. proviene da GazzettaTorino.

]]>
Lidia Ravera, scrive con la consueta sottigliezza, eleganza e partecipazione un testo, che vuole dare una mano alle donne, poi con ironico acume sottolinea “della mia stessa era geologica, ma anche alle altre” insieme ad altre autrici, che collaborano alla collana di romanzi d’amore over 60.

Si tratta di una un’antologia di racconti intitolata “Incontri ravvicinati del Terzo Tempo”, sottotitolo: “Storie d’amore e quarantena”. La raccolta è un vero e proprio regalo, infatti si può scaricare gratuitamente, ma rappresenta sopratttutto un modo di stare insieme.  Le scrittrici e amiche convolte sono: Brunella, Emanuela, Roberta, Elena, Barbara, Grazia. A queste si unisce Paolo, unico scrittore. Un dono da scartare, anche se manca l’elemento primo, la carta, come un regalo. Seppur virtuali i regali vanno sempre ben accolti.

eBook di Lidia Ravera.

Ecco dove poterlo reperire:

Amazon
https://www.amazon.it/dp/B086NZVNF2/
Kobo
https://www.kobo.com/…/ebook/incontri-ravvicinati-del-terzo…
Apple Books (Mac OS, iPhone, iPad)
https://books.apple.com/it/book/id1505828169?l=it&ls=1
Bookrepublic
https://www.bookrepublic.it/…/9788809903142-incontri-ravvi…/

 

Ma sentiamo, leggiamo, cosa scrive Lidia Ravera sul suo profilo Facebook, per introdurci a questo inatteso cadeau:

Mi sveglio piena di energia al mattino, circondata da quell’assoluto pieno di promesse che è il silenzio.
Scrivo tutto il giorno. Nutrita dall’immobilità che costringe a guardarsi dentro.
A ricordare. A inventare.
L’appuntamento con il telegiornale non fa bene. Mi commuovo di tutto: i giornalisti costretti a ripetere le stesse formule, i virologi e gli infettivologi, tutte teste da laboratorio, costretti a vaticinare e a informare e a spiegare.

Ma soprattutto a vaticinare, manco avessero la sfera di cristallo. Mi commuovo della solitudine dei malati e dei malati di solitudine, quelli che proprio non lo sopportano di non vedere gente e che mordono il freno ad ogni protrarsi della quarantena. Mi commuovo delle strade vuote, in quelle riprese video da distopia, da catastrofico. Mi commuovo perfino dei politici, perchè li vedo alle prese con qualcosa che è difficile interpretare con le solite vecchie categorie (maggioranza/ opposizione, proposta/emendamento, mediazione/ ostruzione), li vedo alle prese con qualcosa che è impossibile usare per vincere o intrecciare alleanze, li vedo costretti a prendersi responsabilità, a capire, analizzare, risolvere.

Costretti alla funzione di Guida di tutti noi, una faccenda seria, una forma di saggezza superiore che non si improvvisa. Mi commuovo perchè ho capito che non vorrei essere al loro posto. Spengo la televisione dopo il telegiornale. Recupero il buon umore pensando che sono chiusa in casa quasi da un mese. Che non ho infettato e non sono stata infettata.
Che ho obbedito. Con rigore. Come tutti.

Mi chiedo: che cosa ci manca davvero? Alcune occasioni per esercitare il nostro diritto alla vanità: vestirsi, pettinarsi e truccarsi per gli altri, che ti guardano ti giudicano ti trovano bene. Dobbiamo imparare a cambiarci per la cena anche quando ceniamo da sole o con il nostro compagno di secoli? Con i figli? Con la nonna? Imparare a tenere una piccola porta aperta alle fantasie di seduzione? Ecco, sì, questo si può fare”.

 

Lidia Ravera, torinese, è giornalista, scrittrice e sceneggiatrice per il cinema.

eBook di Lidia Ravera.

Lidia Ravera

Questo approccio Viagra ci ha permesso di agevolare gli utenti grazie all’ampia scelta di metodi Cialis di pagamento offerti da Kamagra.

L'articolo “Incontri ravvicinati del terzo tempo”. Un eBook di Lidia Ravera. proviene da GazzettaTorino.

]]>
https://www.gazzettatorino.it/wordpress/ebook-di-lidia-ravera/feed/ 0
“Via delle Magnolie 11” Il romanzo di Stefania Bertola. Nuove puntate. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/via-delle-magnolie-11-2/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/via-delle-magnolie-11-2/#respond Mon, 06 Apr 2020 09:00:35 +0000 https://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27660 VIA DELLE MAGNOLIE XI Mentre marzo scivola, come sua abitudine, in aprile, la famiglia Boscolo si prepara con efficienza paramilitare all’arrivo di Jeremy. Ecco Claudia e Stella Marina che in una sera di martedì stanno trasportando casse e scatoloni dalla mansarda all’alloggio del terzo piano, aiutate da Natasha e Dimitri, che non hanno capito niente […]

L'articolo “Via delle Magnolie 11” Il romanzo di Stefania Bertola. Nuove puntate. proviene da GazzettaTorino.

]]>
VIA DELLE MAGNOLIE XI

Mentre marzo scivola, come sua abitudine, in aprile, la famiglia Boscolo si prepara con efficienza paramilitare all’arrivo di Jeremy. Ecco Claudia e Stella Marina che in una sera di martedì stanno trasportando casse e scatoloni dalla mansarda all’alloggio del terzo piano, aiutate da Natasha e Dimitri, che non hanno capito niente di quello che sta succedendo ma apprezzano il casino: da due giorni si mangiano panini e pizza, e tutti fanno avanti e indietro fra le case, tanto che Natasha e Dimitri stessi non capiscono più bene dove abitano e spesso finiscono in letti, tavole o televisioni che non sono le loro, tipo Biancaneve o Riccioli d’oro.
“Stemarì, “ chiede Claudia mentre insieme alla cugina monta un armadio molle dell’Ikea, quelli bianchi con la cerniera che costano 14 euro. “Io non ti capisco. Cioè, vieni a vivere qua che neanche in un campeggio, devi lasciare quasi tutta la tua roba negli scatoloni, molli la mansarda arredata con le tue cose a quello.. e perchè? Per cosa? Per un uomo!”
Dovreste sentire il disprezzo, il disgusto che Claudia mette in queste quattro lettere.
“Fin quando non divento gay, altro non posso fare,” ribatte Stella Marina, che si rende conto con un brivido di angoscia che dentro Vuku potrà appendere al massimo 15 grucce.
“Ma dai! Che sarà mai questo Lorenzo? Okay, assomiglia un po’ a Banderas giovane, però..”
“ Claudia, ne abbiamo già parlato. Non è che perchè tu sei stata fregata da Fede tutti gli uomini sono delle merde. Fede è una merda. Punto.”

Via delle Magnolie 11
Un attimo di silenzio, dedicato al ricordo di Federico Vidussi, il motivo per cui Claudia ha lasciato Bassano del Grappa e la sua famiglia, nonché amiche e corteggiatori, per trasferirsi a Rubèria a casa degli zii. Giovane meccanico co-proprietario dell’Officina Vidussi & Pulfero (Pulfero è l’elettrauto) , Federico si è sposato con un’altra mentre era fidanzato con Claudia, uno sgarbo a cui è difficile passare sopra.
Per evitare che la figlia commettesse reati da ergastolo tipo l’omicidio, Pasquale l’aveva spedita a casa del fratello, con le seguenti istruzioni: “ Tienila lì finchè le passano i bollori, Bepi.” Giuseppe e Iolanda avevano colto al volo l’occasione di mettere qualcuno a vivere con nonna Maddalena, et voilà, fatto. I bollori erano passati, ma Claudia aveva trovato lavoro a Rubèria, e dopo due anni era ancora lì.
“Meglio,” diceva sua madre al telefono con Jolanda. “Meglio se non torna che la moglie di quello ha appena scodellato due gemelle. Capace che fa fuori pure quelle.”
Infatti Claudia ha un temperamento ardente e irruente, come ben sanno quel paio di ragazzi che ha strapazzato in questi due anni, usandoli e buttandoli come carte del chewing gum. Non si è più innamorata, e considera con irritata compassione lo stato romantico di sua cugina.
“ Si ma questo è fidanzato! Con quella specie di faina che sicuro come l’oro lo frega! E se Ludovica viene a convivere al secondo piano e a casa tua c’è il cugino Jeremy, tu dovrai restare PER SEMPRE con me e nonna, ti rendi conto?”
Stella Marina si rende conto. Si rende conto che sta rischiando a palla. Tipo in quei film con Paul Newman o Tom Cruise in cui la gente gioca a poker o altri passatempi d’azzardo, e siamo già a un’ora e venti dall’inizio, e loro puntano tutto in un’unica mossa pericolosissima che o va bene oppure non si capisce perchè hanno girato quella storia.
“ Non succederà. Sarò io ad andare a vivere al secondo piano con lui. Perchè vedi..”
Stella Marina posa la brugola, e anche Claudia posa il tubo A che non ne vuole sapere di entrare nel connettore B, e si siedono per terra, con la naturalezza delle ragazze, e più precisamente delle cugine, che perdono tempo a chiacchierare.
“Perchè vedi, io credo che un sentimento così forte non può essere sentito solo da una parte. Ha l’eco. Per forza. Da qualche parte risuona pure dentro Lorenzo. Dobbiamo solo prenderci il tempo di capirlo, e adesso che viene la bella stagione, lo prenderemo. Una sera in giardino, un pomeriggio sul terrazzo sopra… lo prenderemo.”
“Il terrazzo sopra non ce l’avrai più. Ora ce l’avrà l’americano.”
Stella Marina sospira, pensando a quel piccolo, incantevole terrazzino sul tetto, il bonus della mansarda.
“Non importa. La cosa importante è che per vincere bisogna giocare, e io gioco.”

Un’altra che per vincere gioca è sua cognata Giulietta, che in questo momento sta parlando in videochiamata con suo marito Carmine, colto mentre aiuta la signora Borrello sulla cyclette ellittica. Natasha e Dimitri finalmente dormono nei loro letti, circondati da giocattoli in disordine, vestiti stropicciati, compiti non fatti, e vecchi plumcake nascosti negli angoli. La loro mamma è invece linda e incantevole con un pigiamino da brava bambina stampato a orsetti.
“Ciao amore! Volevo salutarti!”
“Ciao Giuli, guarda adesso non posso proprio, vedi che sto lavorando con la signora Borrello… saluta la signora Borrello…”
“Ciao signora Borrello!”
“Chi è! Cos’è!” strilla affannatissima la Borrello, che sta cercando di tenere in equilibrio il suo sovrappeso sul sellino della cyclette.
“E’ mia moglie, Giulietta! Se la ricorda?”
“ Posa quel cazzo di telefono non ti pago per stare al telefono con tua moglie! “
“Scusa Giuli, appena finisce l’ora ti chiamo.”
“Scusa tu, tesoro. Ciao ciao!”
Giulietta riattacca, e sospira. Ha quaranta minuti buoni. Calcolandone dieci di riserva sicurezza, resta mezz’ora. Piano piano, va alla porta dei bambini e la chiude a chiave. Un gesto semplice, ma efficace: se si svegliano, non potranno uscire di soppiatto dando il via a tutta una serie di conseguenze degne di un film svedese. Strilleranno, e lei andrà, e li tranquillizzerà.
Poi prende il cellulare, fa un numero e trova occupato. Che nervi. Aspetta un attimo e riprova. Occupato. Aspetta un attimo e riprova. Va avanti così per parecchi attimi, finchè finalmente è libero.
“Ma sei scemo!” investe l’interlocutore. “Abbiamo mezz’ora scarsa e tu butti il tempo al telefono? Con chi eri?”
“Con Ludo, voleva a tutti i costi venire, ci ho messo un po’ a convincerla che sono stremato. Però, guarda, io credo che sarebbe meglio..”
“Si, si, certo,” lo interrompe lei. “ Come no. Dai, scendi, sbrigati, ci sono rimasti venticinque minuti.”

 

Quando trenta minuti dopo Carmine rientra, sua moglie è chiusa in bagno a canterellare.
“Ciao amore! Sono a casa!”
“Evviva!” trilla Giulietta, che è di ottimo umore perchè i tempi sono stati rispettati alla perfezione, e soprattutto perchè la prestazione di Lorenzo, questa sera, è stata di livello. Decisamente di livello. Era partito male, ma poi ha avuto un guizzo, e un’impennata. E quando al guizzo si associa l’impennata, il risultato a casa te lo porti.

Claudia Boscolo è una donna di molte qualità: è affettuosa, ha buona memoria, è abile risolutrice di “incroci obbligati”, ha forza fisica, non si spazientisce se deve stare in coda. Tra queste qualità però non si annoverano la discrezione, il riserbo, la riluttanza a comunicare i fatti altrui. Eccola quindi al BAR LUME, l’accogliente caffetteria di fronte allo studio Romagnosi, Romagnosi & Lamberti, che intrattiene Gabriele Lamberti con una versione legalizzata delle ultime novità di via Magnolia 11.
“ Siamo tutti sottosopra, perchè arriva questo cugino dall’America, e Stella Marina scende a stare da noi.”
Niente, sul viso di Gabriele, lascia trasparire la piccola spina che gli si pianta in cuore ogni volta che sente nominare la sua ex fidanzata. E’ un uomo energico, con gli zigomi alti e il naso sottile, capelli scuri e movimentati, e mani nervose che in questo momento stringono appena un po’ più del normale un bombolone alla crema. Questo hanno in comune lui e Claudia, questo li unisce ogni mattina al Bar Lume: la predilezione per una colazione ricca di zuccheri. Lui bombolone, lei cornetto alla nutella.
“ E perchè, scende da voi? “
“Perchè lascia casa sua a Geremi, così si chiama il tipo. Lo facciamo per ospitalità, sai com’è. Deve stare qualche mese in Italia, è parente, mica potevamo mandarlo in albergo.”
“Poteva ospitarlo Carmine, che ha la casa grande.”
Claudia sospira. “Da Carmine? Coi bambini? Quella non è ospitalità, Gabriele, è un dispetto. Comunque a Stemarì non dispiace. Perchè vedi…”
Claudia esita. Glielo dico, o non glielo dico, che ora mia cugina ama un altro? Massì che glielo dico, a questo puzzosottoilnaso che se l’è fatta scappare per un tradimento da niente.
“ L’alternativa era buttare fuori l’inquilino del secondo piano, un ingegnere, vedessi che figo, e simpatico pure, guadagna bene, educato… e a Stella Marina spiaceva. Sai…”
Claudia assume quel tono fintamente partecipe che spesso usiamo quando stiamo per rifilare una coltellata a qualcuno. Compresa mano sul braccio e lieve inclinazione del corpo a indicare affettuosa intimità. E’ una tecnica messa a punto dai Borgia, e tramandata attraverso i secoli.
“ Sai… credo che ci stia facendo un pensierino. Per questo le spiaceva mandarlo via. Incrocia le dita, che se va bene prima o poi mangiamo i confetti.”
“Mangiamo chi?” Gabriele è a dir poco brusco.
“ Pure te, dai… vi porto le bomboniere in studio.. dopo tutto sei un ex.. magari ti invita pure alle nozze..”
La risposta dell’avvocato Lamberti è un vago sorrisino di compatimento, poi paga, anche per Claudia, e se ne va, lasciando il bombolone smangiucchiato nel piattino.
Claudia osserva il bombolone abbandonato con un mezzo sorriso, e finisce il cornetto, con gusto particolare.

Quel pomeriggio, tornando a casa, l’avvocato Lamberti sente di aver bisogno di fare un po’ di spesa alla Coop. Rubèria è piccola, come abbiamo detto, ma oltre alla Coop vanta altri supermercati, e perfino un centro commerciale fuori porta, e finora Gabriele ha sempre evitato il luogo di lavoro di Stella Marina. Lungo il tragitto, breve, tra lo studio e casa sua, c’è una ottima Conad, ad esempio. Ma in questo giorno di aprile si organizza un alibi mentale per andare dove vuole andare fingendo di andarci per caso. Passo in libreria, pensa, a vedere se è uscito il nuovo Jeffrey Archer. La libreria è situata proprio nei pressi della Coop! Ma dai! E lui ha proprio bisogno di una busta di cime di rapa surgelate, prodotto che, per misteriosi motivi, vendono soltanto lì.
Entra, e la vede subito, lì alla cassa sei, con il grembiule verde. Fortunata è la cassiera che ha i capelli rossi, se deve indossare un grembiule verde!
Con il cuore leggermente accellerato, l’avvocato va dritto al banco dei surgelati, afferra tre buste di cime di rapa, e già che c’è una vaschetta di gianduja di Pepino, e si mette in coda alla cassa Sei, nonostante la Tre sia aperta e presenti un solo cliente. Per darsi un tono, ricorre al classico trucco del telefonino: lo tira fuori e armeggia, mentre il sangue gli batte sempre più forte nelle orecchie, e una voce irritata gli sibila nel cervello:
“Ma sei scemoooo… vi siete lasciati da più di un anno… è una stronzetta pretenziosa che ti ha tradito con uno che ripara freezer… che ti frega se adesso vuole sistemarsi con un ingegnere. Ma che si sistemi! Piuttosto, perchè domani non chiami la dottoressa Piccinini, che ieri ti ha infilato in tasca il suo biglietto da visita dopo l’udienza?”
“Perchè un gesto così volgare non lo vedevo dai tempi di Sex and the City,” ribatte Gabriele, che spesso discute con la sua vocina interiore. Ma non c’è più tempo, ormai tocca a lui..ci siamo… aiuto…
Butta le tre buste e la vaschetta di gelato sul nastro della cassa, alza gli occhi a guardare Stella Marina, e Stella Marina alza gli occhi a guardare lui.
“ E’ dimagrito,” pensa lei.
“Ha i capelli più lunghi,” pensa lui.
“Lorenzo è molto più bello,”pensa lei.
“ Si trucca gli occhi,” pensa lui.
“Oh, ciao,” dice lei.
“ Ehi.. come va?” risponde lui.
Lei batte gli articoli, annuncia il prezzo, chiede se vuole un sacchetto.
“Ehh..si. Tutto bene?” insiste, visto che lei non ha risposto alla sua domanda.
Stella Marina gli rivolge il sorriso strepitoso che lo aveva già fatto innamorare una volta.
“Benissimo grazie. E tu? I tuoi?”
“ Si, si.. bene, grazie.”
E’ nel pallone. Questo avvocato noto per l’estremo raziocinio e l’apparente mancanza di empatia, in questo momento è composto da vortici e vuoti, come succede agli adolescenti innamorati, e non sapendo più né parlare né ragionare, paga, prende le sue cose, e scappa.
Stella Marina lo guarda andare via, come se fosse un sogno che evapora al risveglio.

 

“ Perchè vedi, dei consigli della nonna non se ne può più. E’ piena la rete. E pure le ricette della nonna, i rimedi della nonna, la nonna canterina, la nonnina ballerina, c’è di tutto. E non parliamo delle nonne sexy.. pieno così. “
“ Ma Miss Nonna? La fanno Miss Nonna? E se organizzassimo noi il concorso?”
Stella Marina e Maddalena sono davanti al Mac, e alla pagina Instagram della nonna. Nonostante abbia postato, oltre alle famose babbucce a punto riso, molte foto di piatti succulenti, il video in cui si tingeva i capelli di viola, una istantanea in bianco e nero di lei a 17 anni a Jesolo seduta su un pattino in un rudimentale bikini d’epoca, e lo schema dei passi della mazurka, i follower sono soltanto 602.
“ No.. ci vuole qualcosa di totalmente nuovo. Un’idea che apra una strada diversa alle nonne!”
“ Mettete gli omicidi di nonna Maddalena,” interviene, a totale sorpresa, Natasha, che sta facendo un puzzle insieme a suo fratello. Sono ospiti per qualche ora al terzo piano, perchè babbo è andato all’aeroporto e mamma chissà dove, e stanno ricostruendo una innocente immagine di Paperino, Topolino, Pippo e Pluto bebè che pasticciano con delle torte.
Nonna e zia si girano a guardare la nipotina, che nonostante un cerchietto a enormi fiori rosa e un vestito coperto di paillettes reversibili,è comunque implacabilmente priva di glamour. Le due parlano contemporaneamente.
“Cosa dici?” trasecola Stella Marina.
“Grande idea!” si entusiasma Maddalena.

Lasciamo questo piccolo distaccamento familiare a progettare gli omicidi di nonna Maddalena, e andiamo un po’a vedere cosa sta combinando Giulietta. Sono le nove di domenica mattina, e oggi, proprio oggi, è atteso il cugino Jeremy da New York. La mansarda del quarto piano, lustra e profumata, lo attende, e Carmine è andato a prenderlo a Malpensa. Giulietta non lo ha accompagnato, dicendo che non voleva perdersi la seduta di meditazione floreale.
“ Non è oggi pomeriggio?” ha chiesto suo marito.
“Questa settimana la facciamo di mattina perchè nel pomeriggio Giulebba ha un impegno. Meglio, no? Così oggi stiamo col cugino.”
Carmine fa una smorfia. Continua a pensare che non la passeranno liscia, e che il carcere sia dietro l’angolo, ma è l’unico a rispettare la legge in quella famiglia, perfino i suoi figli si sono allineati con entusiasmo, quando nonno Giuseppe ha spiegato ai bambini che se uno di loro si fosse mai fatto scappare col cugino che prima in mansarda ci abitava zia Stemarì, non avrebbero mai più guardato i cartoni fino a Natale prossimo.
Al volante della sua Cinquecento rossa, Giulietta arriva in una stradina periferica di Rubèria, dove la cittadina inizia a mischiarsi con i boschi. Rallenta davanti a una palazzina da tempo abbandonata, con un’insegna cadente che dice “ MARLE’ IL DOLCE PER TE”. Qui un tempo Giancarlo Marlè, il padre di Giulietta, produceva panettoni, frollini e dolciumi in genere, compresi i celebri Marletti, cioccolatini col cuore di rhum racchiuso in un ovetto di zucchero avvolto in tre strati di cioccolato in diverse gradazioni di amarezza. Ora Giancarlo e Loredana Marlè si sono ritirati in campagna, la Marlè Dolci per Te ha chiuso i battenti, e la palazzina resta lì, in attesa che qualcuno la compri al prezzo esorbitante richiesto. Nel frattempo, Giulietta ha la chiave, e la usa per i suoi scopi.
Arrivando, nota che la bicicletta di Lorenzo è già legata a una ringhiera, e le scappa uno sbuffo di nervoso. Che deficiente imbecille di uno. E se passa qualcuno che la riconosce? Quanti hanno una bici con gli adesivi dei Queen, in quel cavolo di posto? Gliel’ha detto cento volte di metterla dentro, ma niente, quello ha la testa di tufo, hai voglia a martellare, non ci entra nulla. Lei, invece, sa come fare: apre col telecomando il cancello, entra in cortile, e infila la macchina sotto una tettoia, invisibile agli occhi di chiunque tranne stormi di cicogne di passaggio.
Quando entra, sente la musica. Beh, almeno quello lo ha fatto. Lorenzo ha già attaccato le casse, e sta provando da solo, davanti al grande specchio che hanno fatto installare in uno dei laboratori.
“Ciao,” lo saluta succinta. Giulietta è una donna amabile, con tutti tranne che con Lorenzo, perchè il suo futuro dipende da lui, e dev’essere chiaro chi comanda.
“Ciao Giuli. Senti, guarda che stiamo sul filo del rasoio. Ieri sera ho sudato sette camicie per non dormire con Ludo. Mi sono inventato delle scuse veramente assurde, tipo che stamattina dovevo andare in un cantiere. Di domenica! E la Brioschi non ha cantieri, fa il caffè!”
Senza rispondere, Giulietta si avvicina un calendario appeso al muro, unico ornamento della stanza spoglia. Con il dito batte sulla data cerchiata in rosso, il 28 aprile.
“Mancano meno di venti giorni. Vogliamo mollare adesso? Ci sputi adesso, su venticinquemila euro?”
“ No,ma…”
“Ma cosa? Non perdiamo tempo, và, che è meglio. Oggi, proviamo la bachata sensual. E mettici un po’ di anima, per favore.”

Le Alpi! Ma sono fighissime! Ah, se solo l’uomo non le coprisse di spazzatura! O quello è l’Everest? Jeremy guarda dal finestrino le cime innevate mentre l’aereo inizia la discesa verso Malpensa, e sente il suo cuore ecologico battere all’unisono con quello di caprioli, leprotti, stambecchi, cinghiali e altri animali di montagna, minacciati dalla cieca incuria dell’uomo. “Cieca incuria dell’uomo” è una frase che trova magnifica, e se la appunta per usarla nel suo prossimo articolo per In Nature We Trust, il periodico on line a cui collabora. Il taccuino su cui la scrive contiene due oggetti, entrambi relativi al suo imminente arrivo in Italia. Una è la foto che gli ha dato nonna Antonia, quella dei cugini Boscolo al completo. Armato della foto e dei nomi, li ha cercati uno per uno sui Social, e in particolare ha cercato la cugina Claudia, che tanto lo ha colpito a prima vista. Jeremy ama Debra Lou, e le è sempre stato fedele, ma non c’è nulla di male ad ammirare, senza secondi fini, una procace parente italiana. Così, per entrare in sintonia con le usanze locali. L’uomo italiano, anche se fedele, ammira le altre, e lui, adesso, per qualche mese, deve essere il più italiano possibile. Non imporrò loro la mia cultura, ma plasticamente mi adatterò agli usi locali, pensa, cercando di calcolare la misura del reggiseno di Claudia.
Ripone la foto, e tira fuori il secondo oggetto. E’ un foglio più volte ripiegato, che una volta aperto risulta piuttosto grande, e contiene la planimetria in scala dell’alloggio situato al secondo piano della palazzina in Via delle Magnolie 11. Gliel’ha data nonna Antonia.
“Ecco qua, Geremi. Questo è l’alloggio nostro. Sta al secondo piano, 170 metri quadri, due bagni e un terrazzino. Buon viaggio.”

 

Durante il viaggio in macchina da Malpensa a Rubèria, Jeremy e Alvise non hanno difficoltà a trovare argomenti di conversazione. Intanto perchè appartengono entrambi a un ceppo genetico che non sa cosa siano le difficoltà di conversazione, e poi perchè Jeremy subissa il cugino di domande sulla famiglia, sia il ramo di Rubèria che quello di Bassano del Grappa, e soprattutto si informa sulle condizioni dell’alloggio, generando il panico nel cuore conigliesco di Alvise.
“Mi ha detto mia nonna che è in pessime condizioni. La cosa non mi spaventa. Però acqua, elettricità, gas, avete fatto riallacciare tutto, giusto?”
“Si si. Certo. No, guarda, lo abbiamo già un po’ rimesso a posto noi… vedrai che è meglio di come ti aspetti… ehhm.. e quindi aprite gli Starbucks a Milano?”
Questo rappresenta il quarto tentativo di cambiare argomento, in modo da evitare di evocare la collocazione precisa dell’alloggio. Finora Alvise ce l’ha fatta, e la fatale differenza fra “secondo piano” e “quarto piano mansardato” non è ancora emersa. La speranza è di riuscire a evitarne la menzione fino a quando saranno arrivati, dopo di che se la vedranno suo padre, sua madre, sua sorella e sua cugina: dopo tutto sono stati loro a inventarsi sto marchingegno, e quindi devono essere loro a cavarsi fuori dalle peste.
“ E tua sorella e tua cugina? Sono fidanzate?”
Jeremy non ci tiene a parlare degli Starbucks, inizierà a pensarci domani, primo giorno di lavoro.
“No, non sono fidanzate. Si sono mollate coi tipi e adesso sono single.”
Ah, pensa Jeremy. Non che mi interessi, ma comunque: Ah.

Si! Pensa Giulietta mentre sfreccia lungo le vie domenicali di Rubèria per tornare a casa, si! Finalmente quel babbeo di Lorenzo ha imparato una bachata decente, anzi, diciamo pure ottima, anche se a lui non lo direbbe mai, perchè quello va tenuto in un pugno di ferro, già si crede il meglio maschio della provincia, figuriamoci se gli faccio pure i complimenti. Però c’è. C’è. Non ho sbagliato, pensa Giulietta, quando l’ho scelto come socio ideale per vincere “ Dancin’ Italian Talent”, primo premio cinquantamila euro, proclamazione degli otto finalisti il mese prossimo. E loro sono già entrati tra i 32 semifinalisti, grazie a un sistema di selezione on line, basato sui video inviati dai concorrenti. Giulietta ripensa a quel giorno di dicembre in cui…DRIIN. Cellulare. Ludovica. Porcaccia miseria, meglio risponderle.
Giulietta accosta, perchè è una donna ligia e non parla al telefono guidando.
“Ohi, Ludo.”
“Giulietta non ne posso più. Ormai sono sicura. Lorenzo mi tradisce.”
“ Ma figurati! Dai! Perchè lo pensi?”
“Senti qua. L’altra sera si è rifiutato di vedermi dicendo che era stanco. Stanco di cosa? Che sta sempre in ufficio a fare niente. E ieri sera.. beh..ieri sera l’ha sparata così grossa che l’avrei ammazzato. Mi ha detto che non poteva dormire da me perchè stamattina doveva alzarsi presto per andare in cantiere!”
“Eh.. beh.. non può essere vero, scusa? Gli ingegneri quello fanno. Vanno nei cantieri.”
“Oggi è domenica, Giuli! E lui lavora nell’ufficio tecnico della Brioschi! Non va nei cantieri!”
“Che ne sai?” Giulietta cerca di pensare freneticamente qualcosa che plachi Ludovica. Ha bisogno che stia tranquilla, e che non crei difficoltà, perchè Lorenzo ha il sistema nervoso di porcellana di tutti gli uomini egocentrici, e se quella gli pianta casino lui crolla, e ciao concorso. “ Magari devono aprire uno stabilimento nuovo. “
“Me lo avrebbe detto! “
“ Scherzi? C’è il segreto industriale, cioè, metti che quelli della Lavazza scoprono che la Brioschi apre uno stabilimento nuovo a.. tipo a Verbania.”
“E quindi?”
“E quindi..zac.. lo vogliono aprire pure loro. E invece devono trovarselo davanti a cose fatte, e pensare: Minchia! Quelli della Brioschi hanno aperto uno stabilimento nuovo a Verbania! Averlo saputo!”
Ludovic non è convinta. “Si, vabbè, ma a me potrebbe dirlo.”
“ Eh no. Non può. Devono tenere i cantieri sottotraccia. Nessuno lo deve sapere. Nemmeno le fidanzate degli ingegneri.”
Attimo di silenzio. Meno male che Ludovica è scema, pensa Giulietta, grata.
“Dici?” Il dubbio serpeggia, e Giulietta piazza il carico.
“Guarda, forse non te lo dovrei dire ma…stamattina alle sei mi sono svegliata e sono andata a controllare i bambini, e ho guardato dalla finestra della loro camera, che ha sempre le tapparelle mezze alzate perchè loro hanno paura del buio. E ho visto Lorenzo che usciva..”
“Alle sei? “
“Alle sei. E aveva gli scarponcini e un caschetto giallo. Quello andava in cantiere Ludo, altro che tradimento.”
“Col caschetto giallo?”
“Si. Giallo. “ Giulietta per il colore del caschetto si basa su uno spot che ha visto, ambientato in un cantiere. Spera di averci azzeccato, comunque Ludovica lavora in banca, non è che può saperne più di lei in fatto di protezioni sul lavoro.
“ Ah. Quindi secondo te non gli dico niente?”
“Muta. E piuttosto, come va l’operazione incastro?”
“Procedo. Ieri abbiamo guardato insieme il catalogo dell’Ikea.”
“Brava! Vai così! E ora scusa ma devo correre a casa che arriva l’americano.”

E l’americano è già arrivato. E’ fermo davanti alla palazzina di Via delle Magnolie e pensa: è bellissima. Pregevole architettura provinciale italiana degli anni Sessanta.
“La Villetta del Geometra!” dice incantato ad Alvise, mentre tirano giù dalla macchina le sue tre valigie, una delle quali pesantissima. Speriamo solo, pensa, che Debra Lou non ci abbia rimesso di nascosto il busto dell’Arcangelo.
“Che geometra?”
“Niente, caro cugino. E’ una figura retorica dell’architettura.”
Alvise annuisce, e vede con sollievo la famiglia schierata nel giardinetto, tutti pronti ad accogliere Jeremy: sua madre e suo padre, la nonna, Stella Marina, Claudia, Natasha e Dimitri. Natasha ha in mano un mazzo di fiori, e avanza decisa verso suo padre e quell’altro tizio coi capelli arancioni.
“Benvenuto, cugino Jeremy!” dice porgendogli i fiori.
Baci, abbracci, presentazioni, domande sul viaggio, allegra confusione familiare, ma sempre restando in giardino, nessuno ha il fretta di passare alla fase successiva, finchè Jolanda prende coraggio e dice:
“Ma ora sarai stanco, vieni che ti accompagniamo nel tuo alloggio.”
“Lo conosco già, sapete?” annuncia tutto contento Jeremy. “Nonna mi ha dato la piantina! C’è l’ascensore, per fortuna! Così non dobbiamo trascinare tutta questa roba fino al secondo piano.”
Jeremy attende una simpatica risata che non arriva. I Boscolo lo guardano tutti impietriti, Ma perchè? Che ha detto di male?

Stefania Bertola

 

Some medicines are not safe to take with Viagra http://generikade.com/kamagra-oral-jelly/, targeting a womans brain chemistry in order to boost her desire.

L'articolo “Via delle Magnolie 11” Il romanzo di Stefania Bertola. Nuove puntate. proviene da GazzettaTorino.

]]>
https://www.gazzettatorino.it/wordpress/via-delle-magnolie-11-2/feed/ 0