In una città in cui il tempo sembra dormiente, assisto alla proiezione del film “Nureyev” e mi ritorna in mente un ricordo personale dell’étoile. La memoria si risveglia assetata di risposte per risalire a quando, negli anni ottanta, Rudolf Nureyev aveva ballato al Teatro Regio di Torino. Inizia la mia ricerca all’archivio storico del teatro e il ricordo si fa sempre più nitido.

 

Ricordando Rudolf Nureyev

Locandina film

Ero una ragazza, in quel tempo, e amavo, della danza, l’incanto sottile dei suoi interpreti più rinomati. Passavo il mio tempo a seguire la trasmissione “Maratona d’estate” di Vittoria Ottolenghi, grande amica di Rudy; per vent’anni su Rai uno, il programma di Vittoria Ottolenghi mandava in onda tutte le coreografie che avevano fatto la storia del balletto del Novecento.
La presenza di Rudolf Nureyev a Torino, nel gennaio del 1985, era un evento eccezionale da non perdere e mi ritrovai tra il pubblico del Teatro Regio per assistere allo spettacolo del balletto di Nancy che presentava ben quattro coreografie in “Omaggio a Diaghilev”.

Tra queste opere dei Ballets Russes “Le Spectre de la Rose” era di certo l’ interpretazione più ambita di cui i ballerini russi, Vaslav Nijinskij e Michail Barysnikov, avevano già lasciato estasiati, nel tempo, gli accademici estimatori della danza. Nijinskij, la divinità del primo novecento, e Barysnikov, in tempi più recenti, erano primi ballerini già entrati nella storia della danza ed era difficile eguagliarli, ancor più superarli.
La coreografia de “Le Spectre de la Rose”racconta il sogno di una fanciulla che, tornando da un ballo si appisola sulla sedia e, durante il sonno, le appare lo spirito danzante di una rosa.
Alexandra Wells, nella parte della fanciulla, introdusse Rudolf Nureyev che, con un balzo tra l’angelico e il felino, entrò in scena con tutto il suo stile nel portamento, espandendo sul palcoscenico e nella sala un‘energia incommensurabile.
Nureyev, nei panni dello spirito, inscenava virtuosismi sofisticati che evocavano un sensualismo romantico dai toni fiabeschi; anche gli abiti disegnati dal costumista scenografo Leon Bask per Foquine nel 1911 ingigantivano la suggestione emotiva dello spettacolo, magistralmente rappresentato dal rinomato artista del palcoscenico.

Ricordando Rudolf Nureyev

Rudolf Nureyev fotografato da Sally Soames

Negli anni ottanta, la critica fu severa con Rudolf Nureyev perchè voleva, senza ragione, mescolare la sua professionalità virtuosa con le presunte scelte politiche; Nureyev non risentì di nessuna inflessione stilistica e diede un saggio di bravura eppure in quel gennaio del 1985 fu sminuito il suo carisma proprio all’apice del suo successo planetario.

Il film “The White Crow” del regista Ralph Fiennes distribuito nelle sale dal 27 giugno da Eagle Pictures, ha messo in luce la sensibilità creativa di Rudy rivalutando la sua ineguagliabile personalità, incompresa, esaltando il suo talento nel nome della libertà d’espressione così da rendere onore alle sue origini e al suo orgoglio personale d’artista.
Tutti si sono spesi nel riconoscere in lui un grande ballerino con un carattere difficile senza guardare alla sua umanità che era ben evidente nell’ esibizione del balletto di Nancy. Trascorsi alcuni giorni dal suo debutto fui trasportata nel desiderio di abbozzare su di un foglio da disegno l’immagine del balzo dell’ingresso in scena di Nureyev che soprannominai fly over the borders e poi sentii forte la necessità di consegnare questo ritratto personalmente all’ étoile.

Mi appostai all’uscita degli artisti, in una delle repliche che seguirono la prima esibizione, e così lo incontrai, nascosto sotto il suo cappello di lana, rivestito con un maglione e con il collo avvolto da una grande sciarpa; poche parole e uno scambio di sguardi che hanno sigillato per sempre un ricordo e una certezza, quella di avere colto l’essenza dello spettacolo che lo ha reso eterno nella mia memoria.

Chissà se quel disegno sarà tra i cimeli della sua dimora preferita all’ isola Li Galli? Sicuramente il film di Ralph Fiennes ha risvegliato in me il ricordo rappresentato da Nureyev, “The White Crow”, che ha lascito al Teatro Regio di Torino, l’allure di quella sua spettacolare interpretazione che ha fatto sognare una fanciulla in platea.

Monica Pontet